IL COLLEGIO DEL GARANTE DELLA PRIVACY LO HA ELETTO IL PARLAMENTO NON IL GOVERNO PD-M5S, DONZELLI E MELONI RIDICOLI VISTO CHE DUE SU QUATTRO SONO DI LEGA E FDI (UNO AL PC E UNO AL M5S)
INVECE DI AMMETTERE CHE GHIGLIA HA CAMBIATO IDEA SULLA MULTA A REPORT DOPO ESSERE ANDATO A RAPPORTO, VOGLIONO FAR CREDERE CHE LA COLPA SIA DEL GOVERNO DI ALLORA, NON SAPENDO COME USCIRNE
Quattro componenti eletti dal Parlamento, che restano in carica sette anni. L’Autorità del Garante per la Privacy, che si occupa
della protezione dei dati personali, è composta da un collegio scelto per metà dalla Camera e per metà dal Senato. Il mandato non è rinnovabile.
L’ultima elezione risale al 14 luglio 2020. Il Garante svolge compiti di controllo sul rispetto delle norme italiane ed europee di protezione dei dati personali. L’attuale presidente è Pasquale Stanzione (Pd), la vicepresidente è Ginevra Cerrina Feroni (Lega). Gli altri componenti sono Agostino Ghiglia (Fdi) e Guido Scorza (M5S)
Il primo a guidare l’Autorità è stato il giurista Stefano Rodotà, rimasto in carica dal 17 marzo 1997 al 18 marzo 2005. Fra i componenti del primo collegio (fino al 2001) c’era anche Ugo De Siervo, che nel 2002 è stato nominato giudice della Corte costituzionale, divenendone vicepresidente nel febbraio 2009 e presidente nel dicembre 2010. Il successore di Rodotà è stato il giurista Francesco Pizzetti, già vicesindaco di Torino e consigliere costituzionale di Romano Prodi a palazzo Chigi: è rimasto alla guida dell’Autorità fino al 18 giugno 2012. Il penultimo presidente è stato l’ex parlamentare Pd Antonello Soro, in carica come Garante fino al 28 luglio 2020.
L’articolo 153 del decreto legislativo 196 del 30 giugno 2003 stabilisce che “le candidature” a far parte dell’Autorità “possono essere avanzate da persone che assicurino indipendenza e che risultino di comprovata esperienza nel settore della protezione dei dati personali, con particolare riferimento alle discipline giuridiche o dell’informatica”.
Durante il mandato, presidente e componenti “non possono esercitare alcuna attività professionale o di consulenza, anche non remunerata, né essere amministratori o dipendenti di enti pubblici o privati, né ricoprire cariche elettive”.
(da La Repubblica)
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