IL CONFLITTO SCATENATO DA TRUMP, AMICO DI GIORGIA MELONI, COSTERA’ 10 MILIARDI DI EURO ALLE IMPRESE ITALIANE CHE, COME LE FAMIGLIE, SUBIRANNO RINCARI NELLE BOLLETTE
L’AUMENTO DEI COSTI STIMATO: 7,2 MILIARDI DI RINCARI SULL’ELETTRICITÀ E 2,6 MILIARDI SUL GAS, +13,5% RISPETTO AL 2025 – TRA I SETTORI PIÙ A RISCHIO LA METALLURGIA, IL COMMERCIO, L’ALIMENTARE, GLI ALBERGHI, IL TRASPORTO
L’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran rischia di costare alle imprese italiane quasi 10 miliardi in più nel 2026 per le bollette energetiche. Lo stima l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, calcolando 7,2 miliardi di rincari sull’elettricità e 2,6 miliardi sul gas, +13,5% rispetto al 2025.
Le stime si basano su un prezzo medio annuo dell’energia elettrica a 150 euro per megawattora e del gas a 50 euro, ipotizzando consumi nel 2025-26 in linea con quelli del 2024. Alla vigilia dell’attacco (27 febbraio), il gas scambiava a 32 euro al megawattora e l’elettricità a 107,5 euro
Al 4 marzo i prezzi erano balzati rispettivamente a 55,2 e 165,7 euro, per poi flettere leggermente. La Lombardia sarebbe la regione più colpita con un aumento dei costi energetici di 2,3 miliardi, seguita da Emilia-Romagna (+1,2 miliardi), Veneto (+1,1 miliardi), Piemonte (+879 milioni) e Toscana (+670 milioni).
Tra i settori più a rischio la metallurgia, il commercio, l’alimentare, gli alberghi, il trasporto e logistica e la chimica per l’elettricità; l’estrattivo, la lavorazione alimentare, il tessile e la cantieristica navale per il gas.
Tra i distretti più a rischio rincari ci sono le piastrelle di Sassuolo (Modena), il vetro di Murano (Venezia), il prosciutto di San Daniele (Udine), i metalli di Brescia-Lumezzane, le marmellate e succhi di frutta del Trentino-Alto Adige, la calzetteria di Castel Goffredo (Mantova), il cartario di Lucca, il tessile di Biella, i salumi di Parma, i salumi dell’Alto Adige, gli articoli in gomma e materie plastiche (Varese), le materie plastiche di Treviso, Vicenza e Padova, il riso di Pavia, il seta-tessile di Como, il vetro a Vasto (Chieti), la ceramica di Civita Castellana (Viterbo), il polo chimico a Salerno, il polo chimico di Brindisi, il polo siderurgico di Taranto e il petrolchimico di Sarroch (Cagliari). Lo scenario attuale resta però distante dai picchi del 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando il gas arrivò a 303 euro al megawattora e l’elettricità a 123,5 euro. La media 2025 si attesta a 116 euro per l’elettricità e 38,7 per il gas.
“Molto dipenderà dalla durata del conflitto – avverte la Cgia -. Se le ostilità dovessero protrarsi per mesi, la chiusura dello stretto di Hormuz rischierebbe di provocare un vero shock energetico”. L’associazione chiede interventi immediati: a livello europeo il disaccoppiamento tra prezzo del gas e dell’energia elettrica, a livello nazionale misure temporanee come bonus sociali, taglio dell’Iva e azzeramento degli oneri di sistema. Nel medio periodo serve ridurre strutturalmente gli oneri di sistema spostando parte del carico sulla fiscalità generale e incentivare gruppi di acquisto per le Pmi.
(da agenzie)
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