IL GOVERNO STA DIMENTICANDO CHE IL NEMICO E’ LA MAFIA, NON I MAGISTRATI CHE LA COMBATTONO
NELLA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL REFERENDUM IL GOVERNO E PIU’ CONCENTRATO A COMBATTERE I MAGISTRATI ANTIMAFIA CHE LA MAFIA
Immaginate il mafioso nella sua casa, al Sud o al Nord, che legge le parole del governo contro
alcuni magistrati che hanno trasformato la loro vita in una lotta alla mafia. Immaginatevi quel boss e chiedetevi che cosa penserà sentendo il ministro della giustizia che insulta i magistrati. Forse penserà che, ancora una volta, la politica teme più la magistratura di loro? Di certo sorriderà perché anche lui non ha simpatia per chi ha arrestato la sua famiglia per 416bis, l’associazione di stampo mafioso, e che teme la stessa sorte.
In questi giorni il governo si sta dimenticando chi è il vero nemico d’Italia. Perché può non essere d’accordo con la magistratura su qualche idea, su qualche frase detta, o sul voto di un referendum, ma il governo non può schierarsi pubblicamente, e con un microfono in mano, contro chi in più Procure d’Italia ha fatto condannare mafiosi e corrotti. E che lo faccia un ministro della Giustizia è ancora più grave. E che lo faccia in un periodo come questo ancora di più. Perché?
Perché in questo periodo Cosa Nostra si sta ristrutturando dopo il post Matteo Messina Denaro, lo stesso sta facendo la mafia foggiana (vedi l’omicidio di Alessandro Moretti) mentre la ‘ndrangheta cerca di risollevarsi negli affari in Lombardia dopo il processo Hydra che sicuramente entrerà nella storia dell’antimafia. Questo dovrebbe essere il tempo di premere sull’acceleratore nella lotta alla mafia, invece sembra che l’energia del governo si stia concentrando unicamente contro i magistrati antimafia. Contro persone come il magistrato Nino Di Matteo, che gira con il massimo livello di scorta in Italia. Da qui potete capire che questo uomo la mafia l’ha sfidata eccome: è stato anche il pm nel processo Trattativa Stato-Mafia, nelle sue indagini ha spiegato come la politica andava (e va?) a braccetto con la mafia. Che non piaccia neanche alla politica quindi?
Resta il fatto che in Italia ci deve essere Stato contro mafia, quindi politica e magistratura contro criminalità organizzata. Le guerre interne favoriscono il rivale. Quando si legge che un ministro della giustizia ha parlato di “sistema para-mafioso”
nel Csm (con a capo il Presidente della Repubblica) non può che fare un regalo alla criminalità organizzata che da Nord a Sud sta cercando di ricostruirsi. La lotta alla mafia è una cosa serie e non la si fa solo sfilando nelle passerelle del 23 maggio, del 19 luglio o del 21 marzo. La si fa tutti i giorni nelle Procure, nelle scuole, nelle case e in qualsiasi ente pubblico e governativo. Alla mafia non si deve mai dare neanche il minimo sospetto che politica e criminalità organizzata stiano dalla stessa parte.
Per questo il “siparietto” di questi giorni è pericoloso. Se il governo vuole andare contro Nicola Gratteri perché è contro il referendum, lo deve fare ricordando sempre l’intercettazione di quel mafioso che diceva “è il peggiore che abbiamo, peggio di Falcone e Borsellino. Perché è ancora vivo?”. È proprio in questo momento che, seppur nella diversità di vedute, il governo dovrebbe ribadire il suo appoggio incondizionato al magistrato Gratteri. E invece è solo questione di referendum?
E allora se proprio dobbiamo metterla ai voti, che dite quindi di un bel referendum su come bloccare la carriera ai politici che danno soldi alla mafia? Così, senza fare nomi e cognomi. Li fanno già le sentenze della Cassazione.
(da Fanpage)
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