IL MINISTRO E’ CHI IL MINISTRO FA
SE NORDIO TACESSE SAREBBE MEGLIO PER IL GOVERNO
Ci si avvia al referendum sulla riforma della magistratura in un clima pessimo (per altro: c’è
qualche passaggio politico degli ultimi tempi che abbia potuto giovarsi di un clima ottimo?). Me perfino in un clima pessimo, funestato da parole grevi e polemiche fuori misura su entrambi i fronti, fa spicco la goffaggine e l’assurdità della richiesta del Ministero – dunque di Nordio – di conoscere l’elenco dei finanziatori del Comitato del No, per ragioni di “pubblica trasparenza” e perché si tratterebbe di una “forma di finanziamento indiretto all’Associazione Nazionale Magistrati”.
Qualcuno ha mai pensato, specularmente, che ogni finanziamento al Comitato del Sì sia una “forma di finanziamento indiretto” al governo, o al Ministero di Grazia e Giustizia, bizzarramente contrapposto, in questa fase storica, alla magistratura?
Lo avesse mai pensato, ha avuto il buon gusto di non dirlo: perché dubitare dei
propri pregiudizi è una forma di intelligenza, e passare per poco intelligenti non è nelle ambizioni di alcuno.
E dunque: perché il ministro Nordio si espone al sospetto di non pensare abbastanza a quello che dice, e nemmeno a quello che fa?
O chiede che sia reso pubblico, insieme all’elenco dei finanziatori del “no”, anche quello dei finanziatori del “sì”, rendendo un poco più equa una palese violazione della privacy; oppure, perché non si trincera, fino al 22 marzo, non dico in una elegante neutralità (è parte in causa come latore della contestata riforma); ma almeno in una cortese cautela?
Suvvia, ministro: lei, dopotutto, è un ministro.
(da Repubblica)
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