IL RENZIANO RICHETTI: “BASTA, CAMBIAMO ROTTA, FINIAMOLA DI CORTEGGIARE I GRILLINI”
“FARE POCHE RIFORME IN TEMPI CERTI SU ISTITUZIONI ED ECONOMIA”
«Ma Bersani ritiene di essere ancora in campo oppure no?».
Matteo Richetti, renziano, si sfoga nel Transatlatico di Montecitorio, dopo la conferenza stampa del segretario del Pd.
Richetti, secondo lei dovrebbe restare ancora in campo Bersani?
«Evidente che spetta a lui decidere se rimanere in gioco o meno. Però, dal momento che un governo non è riuscito a farlo, ipotizzare che si trovi ora una maggioranza su un governo Bersani, sembra difficile. Se ci fosse stata, avrebbe avuto un incarico pieno. Noi abbiamo sostenuto il segretario, il quale ha riferito a Napolitano che le condizioni per formare un nuovo governo non c’erano. D’altra parte, Bersani ha sempre detto: prima l’Italia e poi gli interessi di parte, e quindi deve prevedere anche ipotesi diverse. Continuando così, non si dà un senso a questa legislatura».
Il Pd deve correggere la rotta?
«Sì. Aggiungo che abbiamo appreso da voi cronisti le decisioni del partito…».
Sarà convocata una Direzione del partito la prossima settimana?
«Bisogna convocare la Direzione certo, la cui composizione risale al 2009 e quindi è preistoria politica rispetto a quanto è accaduto negli ultimi mesi. Bisogna perciò coinvolgere in pieno i gruppi parlamentari. Se vogliamo inaugurare un protagonismo parlamentare, di cui tanto si parla, questa è l’occasione buona, da non perdere».
Quindi come andrebbe ritoccata la linea democratica?
«Realisticamente, ciò su cui il Pd dovrebbe puntare è un’intesa di scopo. Un governo di scopo nascerebbe assumendosi davanti al Parlamento l’impegno di varare poche riforme — quattro o cinque — in tempi certi. Se questo avvenisse, e le riforme fossero costruite con il contributo dei saggi indicati dal presidente Napolitano, sarebbe ovviamente più facile trovare intese parlamentari che le sostengano. I terreni d’intervento restano due. Quello istituzionale — legge elettorale, numero dei parlamentari, Senato delle Regioni e sistemazione dei pasticci sulle Province. L’altro terreno sono i provvedimenti urgenti a sostegno di imprese e famiglia. La durata del governo di scopo potrebbe essere di sei-otto mesi».
Sarebbe comunque un governo di larghe intese?
«Non si può parlare di larghe intese e di governissimo se c’è la condivisione di un’agenda parlamentare che ha un tempo limitato e una forte valenza istituzionale. Evitiamo di discutere sulle sfumature di grigio: una cosa è un governo Bersani-Alfano, Letta-Sacconi… qui stiamo parlando di condivisione delle regole, non di un accordo politico. Aggiungo che non mi sono piaciute le critiche a Napolitano sulla nomina dei saggi».
Bersani ha rinnovato l’apertura a Grillo. La convince?
«Ci si deve rivolgere di certo a tutte le forze parlamentari. Però c’è un limite a tendere la mano a chi un giorno, e l’altro pure, definisce noi democratici i puttanieri della politica».
Sul Quirinale però una intesa va cercata?
«Bersani ha detto bene. Le figure di garanzia, soprattutto quelle di così alto profilo, come il presidente della Repubblica, debbono essere il frutto della più larga condivisione».
(da “La Repubblica“)
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