IL SOTTOSEGRETARIO AMATO DAI LEGHISTI
MAURIZIO BALOCCHI: LA MATRIOSKA DI TUTTE LE BATTAGLIE …QUELLO CHE I CONTI LI SA FARE
Eravamo, come tutto il popolo ligure che si sente degnamente rappresentato dal suo
unico sottosegretario, imposto da casa Bossi a scapito dei leghisti liguri, in trepida attesa delle prime dichiarazioni “urbi et orbi” dell’insigne giurista Maurizio Balocchi, sommo esperto di semplificazione (della propria carriera politica) e ora assistente di Calderoli alla semplificazione altrui. Pur essendo stato rincorso dalla BBC e dal Times di Londra, ricercato dall’Herald Tribune e dal Washington Post che si contendevano le sue prime dissertazioni su come liberare gli Italiani dai ceppi burocratici, Balocchi nonchè Maurizio, in una delle sue più riuscite interpretazioni condominiali, ha assunto le vesti guerriere per affrontare la Matrioska di tutte le battaglie e ha rilasciato l’esclusiva all’inviato speciale della “Padania” . Il clima dell’articolo apparso sul quotidiano leghista il 22 maggio è imperlato di toni epico-romantici, la commozione prende la gola quando il giornalista descrive l’ambientazione ” la giornata è sferzata da una pioggia leggera che invita a passeggiare sotto i portici stupendi del centro storico…l’on Maurizio Balocchi ci accoglie puntuale nel suo ufficio, sullo sfondo alcuni quadri che richiamano le gesta vittoriose del Carroccio” … Che prosa soave che unisce la “puntalità ” alle “battaglie sul campo” …un mix da brividi…ecco la prima modesta dichiarazione del sottosegretario: ” In 47 anni di esperienza al servizio della collettività ( sic) questo ruolo non è improvvisato: faccio l’amministratore da quando avevo 18 anni, quindi coi numeri ci so fare. E farò quadrare i conti” .
Oddio, magari a questo proposito bisognerebbe chiedere ai soci di Credieuronord ( di cui Balocchi era amministratore), quanto il “semplificatore” i conti li abbia fatti quadrare, visto la sanzione che gli è stata comminata da Tremonti, dopo l’ispezione della Banca d’Italia e visto le miliardarie perdite della banca leghista. O quanto i conti li abbia saputi fare nel fallimento del Bingo.net di cui era azionista di maggioranza ( caso unico, sottosegretario allora agli Interni e titolare di sala Bingo, con relazione burocratica e di controllo tra i due soggetti…), o quanto nel fallimento del Casino in Croazia…
Vi lasciamo alla lettura dell’articolo di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella ( gli autori de “la Casta”) apparso sul Corriere della Sera il 18 dicembre 2005 dal titolo “Traditi: l’ira dei soci della banca leghista” … Non ha i toni aulici della “Padania” ma fa comprendere quanto sia amato dalla base leghista “il sottosegretario che onora la Liguria” a palazzo Chigi, l’uomo che ora semplificherà anche la vostra vita …la sua l’ha sistemata da tempo.
Il crac di Credieuronord e l’intervento della Bpl. «Ci hanno rubato soldi e sogni» «I nostri manifesti dicevano “Roma ladrona”! Con che coraggio…». Era furente, la signora Estella Gabello, all’ ultima assemblea dei soci della Credieuronord. Come poteva lei, una leghista che aveva messo i suoi risparmi nella banca della Lega, non sentirsi tradita? «Noi illusi, sciocchi, non solo il denaro, i miei familiari, il fegato che mi facevo con gli amici e i colleghi per convincerli delle mie idee, dei miei sogni…». Vanno letti, quei verbali del 30 aprile scorso e mai resi pubblici. Per capire come i militanti del Carroccio che avevano creduto nel grande sogno abbiano vissuto il crac della «loro» popolare come una catastrofe finanziaria ma più ancora, forse, come un lutto politico, ideale, umano. Quale quello sofferto appunto dalla signora Gabello, il cui sfogo emerge dal resoconto stenografico: «Qualche mese fa, Stefano Stefani alla radio ha detto: ma la Banca non è della Lega. Avrei potuto prenderlo a sberle, ricordandogli che dovevamo fare la Padania e bisognava fare tutte le associazioni, la Scuola Padana, le Cooperative, la televisione, la radio, il prato di Pontida e soldi e soldi e soldi… Glieli abbiamo dati: perchè? Io mi sento una cretina, a questo punto. Per i miei ideali e i miei sogni…». Tutta colpa di quella «banca per la piccola e media impresa» nella quale aveva messo tutto: «Il mio cuore, la mia vita, il mio sangue. Avrei fatto battaglia, sarei andata in guerra, perchè dietro c’ era un ideale… Vergogna! Questa indignazione non finirà mai, ma non è finita lì, perchè io non darò più una lira, e non solo, i miei voti…». Il presidente dell’ assemblea Dario Fruscio, calabrese, editorialista de La Padania, in quota Lega nei CdA di Eni e Sviluppo Italia, tenta di calmare gli animi. E anche se ammette la difficoltà di dare «serenità » a quei soci «oggetto e soggetto di quasi attività estorsiva» (testuale…) dice che preferisce chiamare quella non una riunione di soci ma una «comunità di amici». Blandisce l’ oppositrice più accesa chiamandola «simpaticissima signora Zanon». Assicura: «Vi capiamo con la stessa afflizione per contagio». E invoca: «Vogliamoci un po’ bene…». Macchè. Troppi «amici» sono delusi. E non si lasceranno rincuorare neanche da Giancarlo Giorgetti, vicinissimo a Bossi, che inutilmente spiegherà che sì, purtroppo le cose sono andate male ma l’ accordo con la Bpl è una carta buona visto che «l’ acquisizione dell’ Antonveneta valorizza quella realtà bancaria» e se si arrivasse «alla fusione» ciò «automaticamente accrescerebbe il valore delle nostre azioni» al punto che «il nostro statuto è stato costruito in modo da incastrarsi perfettamente con quello di Reti Bancarie Holding», cioè il sistema bancario di Fiorani. Inutile. Mettetevi al posto loro. Nella Relazione sul bilancio 2003 firmata da Stefano Stefani hanno letto sbalorditi di crediti concessi in «assenza di garanzia reali e/o personali, qualitativamente valide», di garanzie «apocrife o rilasciate da soggetti incapienti». Di «responsabilità personali riconducibili ad una conduzione oltre i limiti della prudente gestione». Non si fidano più. Men che meno del «salvataggio» di Fiorani. «Nell’ assemblea del 29 gennaio, il signor Giorgetti mi aveva detto che bastava scrivere alla società e mi sarebbero pervenuti gli accordi della Bpl», denuncia il torinese Piero Baroli. «Poco tempo fa mi hanno scritto dicendomi che come previsto dagli art. 2421 e 2422 non devo sapere niente». È furibondo: «Perchè non possiamo sapere gli accordi con la Bpl? Prendiamo un’ altra fregatura?». Il socio Adriano Rossi è ironico. La scelta della popolare lodigiana di rilevare la banca leghista le cui «perdite di gestione sono state forse superiori al 100% dei capitali inizialmente investiti» lo fa sorridere incredulo: «Complimenti a chi ha negoziato questa cessione perchè sinceramente 2.500.000 euro di avviamento mi sembrano una bella cifra. Non vuole essere una critica, anzi, complimenti. Vuol dire che ha capacità negoziali chi ha effettuato questa cessione». Corina Zanon, che parla a nome del Comitato amici Credieuronord deciso a dar battaglia giudiziaria contro i vertici, è fuori dalla grazia di Dio: «In soli quattro anni abbiamo visto sparire i nostri risparmi. Per molti di noi erano i risparmi di una vita». Nell’ accordo con Fiorani promosso dai capi sente puzza di bruciato: «Non si vede quale possa essere l’ interesse di Reti Bancarie Holding ad incorporare Euronord holding che ricordiamo non essere più una banca. Ci sono trattative in corso?». Ha dei sassolini nelle scarpe, dice. Non capisce perchè siano state scaricate sui soci le multe comminate da Bankitalia ai vertici della banca che non avevano rispettato le norme sui controlli. Non capisce soprattutto certi crediti «cospicui» come quello alla Bingo.net di Maurizio Balocchi, tesoriere della Lega, sottosegretario al Viminale e consigliere della banca: c’ era «per lo meno un conflitto di interessi». E non capisce perchè dopo il fallimento di questa Bingo.net «Credieuronord non si è mai insinuata al passivo». Sbotta: «Che si tratti di un uomo della Lega, noi non riusciamo veramente a mandarla giù». «Vogliamo giustizia morale e, è il caso di dirlo, anche politica», invoca Giovanni Locatelli. «Sono un altro di quelli che negli ideali ha messo i soldi dei suoi sudori», si sfoga Vittorio Martinatto. È un uomo semplice, non riesce a leggere le carte perchè «bisognerebbe almeno essere laureati per capirne qualcosa», vuole sapere «chi sono i ladroni» ed è schifato perchè gli han risposto che c’ era la privacy: «Io sono padrone di un pezzettino di banca e non posso sapere chi ha rubato perchè c’ è la privacy! Se non lo vogliamo scrivere su La Padania perchè magari lo leggono anche gli altri, mandatemi un fogliettino a casa con i nomi di questi inquisiti». Non ne può più: «Non vorrei che, come va a finire nelle più belle cause italiane, va in galera chi ruba un’ auto ma non chi ruba a una banca!».
Sergio Rizzo Gian Antonio Stella
corriere della sera – domenica, 18 dicembre, 2005
la vignetta è di Punta Fine tratta da www.lamiaterraan.it
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