IL TONFO DI TRUMP, SANCITO DALLA SENTENZA DELLA CORTE SUPREMA CHE HA STRACCIATO LA SUA POLITICA COMMERCIALE, POTREBBE RIVELARSI FATALE. ANCHE NEL PARTITO REPUBBLICANO CRESCE LA FRONDA ANTI-DONALD
SE SI VOTASSE OGGI, IL TYCOON PERDEREBBE LA MAGGIORANZA AL CONGRESSO DI ALMENO DIECI DEPUTATI: ALLE MIDTERM DI NOVEMBRE RISCHIA UNA BATOSTA ANCHE AL SENATO (CHE VIENE RINNOVATO DI UN TERZO, MENTRE LA CAMERA SARÀ AZZERATA) – QUANDO IL “GANGSTER” DELLA CASA BIANCA VOLERÀ A PECHINO, TRA DIECI GIORNI, SARÀ PRESO A PERNACCHIE DAL PRESIDENTE CINESE XI JINPING, CHE ESCE TRIONFANTE DALLA GUERRA DEI DAZI
Il colpo politico è molto duro. Potenzialmente letale, in vista delle elezioni midterm di
novembre. Trump userà la sentenza della Corte Suprema per rilanciare la sua offensiva e appellarsi ai propri elettori, accusando il “deep state” e i democratici di volergli impedire di realizzare l’agenda per cui gli americani lo hanno rieletto
Le conseguenze pratiche però saranno ineludibili, sui portafogli e sulle vite quotidiane dei cittadini, che con il prossimo voto potrebbero decidere di mettere fine all’azzardo di Trump, o comunque limitarlo fino al punto di trasformarlo in un’anatra zoppa.
Come prima cosa bisogna tenere presente che molti repubblicani tradizionali, fedeli al verbo della libera economia di mercato, non hanno mai davvero accettato la politica dei dazi e del neostatalismo di Donald.
L’hanno ingoiata magari in silenzio, per evitare le sue vendette, ma nel privato hanno sempre recriminato. La sentenza della Corte, votata anche da tre giudici conservatori, consente a questi politici, imprenditori ed elettori di rialzare la testa e dare voce in qualche forma alle loro recriminazioni
Il secondo problema è il caos che Trump porta sempre con sé. Nel 2020 Biden aveva vinto anche grazie alla promessa di rimettere gli adulti nella stanza dei bottoni, ripristinando normalità e buonsenso. Non ci è riuscito, o comunque non è bastato ad evitare la rielezione di Donald, ma ora parecchi americani inizieranno a chiedersi se ne è valsa la pena.
Il pericolo principale per il presidente viene però dall’effetto pratico che questa crisi avrà sull’economia e sulla vita dei cittadini, proprio nel giorno in cui il pil ha frenato paurosamente, con una crescita calata all’1,4% nell’ultimo trimestre del 2025, in parte proprio per il caos generato dallo shutdown.
L’affordability, ossia l’emergenza del costo della vita sempre più insostenibile, è il tema che ad esempio ha fatto vincere a Mamdani le elezioni per sindaco di New York. Trump nega la sua esistenza e nel comizio tenuto proprio giovedì in Georgia ha detto che la questione sta sparendo dall’attenzione pubblica «perché io ho vinto». Non sempre però le parole bastano a mascherare la realtà, e se gli american
sentono il morso dell’inflazione nei loro portafogli ogni volta che vanno al supermercato non saranno gli atti di fede del capo della Casa Bianca a cambiare la percezione.
I dazi li stanno pagando i consumatori. Le imprese americane, che a causa del calo del dollaro sono penalizzate nell’acquisto delle materie prime almeno quanto sono avvantaggiate nelle esportazioni, soffrono anche perché le aziende cinesi stanno approfittando delle tariffe per ampliare le loro fette di altri mercati internazionali, mentre la manifattura non sta tornando negli Usa alla velocità promessa e sperata da Trump.
Le borse magari continueranno a festeggiare, ma questo aiuta un’elite limitata, non il popolo americano dimenticato che lo aveva eletto e a novembre lo giudicherà.
(da agenzie)
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