IL TRIBUNALE DI GENOVA: “CI FU VICINANZA TRA CINQUESTELLE E IL FIGLIO DEL BOSS DELLA ‘NDRANGHETA”
“VICINANZA BIASIMEVOLE E IMBARAZZANTE” TRA IL CAPOLISTA M5S DI IMPERIA COMANDINI E CARMINE MAFODDA … L’AUTOGOL DELLA CAPOGRUPPO M5S IN REGIONE, ALICE SALVATORE
«Biasimevole e imbarazzante». Così il tribunale di Genova definisce la «vicinanza del Comandini (capolista imperiese del Movimento 5 Stelle per le regionali del 2015) a Carmine Mafodda, figlio del boss Palmiro, notoriamente appartenente alla omonima famiglia ndranghetista da anni radicata nella zona dell’imperiese ed in particolare ad Arma di Taggia)».
E’ un passaggio della sentenza che, nell’assolvere un giornalista del quotidiano “Libero” accusato di diffamazione dal capolista imperiese alle regionali Daniele Comandini e dalla candidata governatrice e attuale capogruppo in Regione, Alice Salvatori, conferma proprio quello che i due denuncianti avrebbero voluto che venisse negato in una sentenza: la «vicinanza» con ambienti «imbarazzanti».
Il caso era stato sollevato nel 2015 dalla Casa della legalità , ripreso dal Secolo XIX e successivamente da altre testate.
Comandini non aveva mai voluto rinnegare l’amicizia fraterna con Mafodda junior che, pur incensurato, non aveva mai preso nettamente le distanze dai familiari malavitosi.
Di qui una serie di contrasti, sfociati nella richiesta del capogruppo grillino di Imperia Antonio Russo a Comandini di non candidarsi. Alice Salvatore aveva invece difeso Comandini.
Alla fine era intervenuto il parlamentare Roberto Fico e aveva chiesto e ottenuto un passo indietro da Comandini. A quel punto però era troppo tardi per ritirare la candidatura. Alle Regionali, comunque, Comandini ottenne un pessimo risultato e non fu eletto.
Nella sentenza del tribunale di Genova definisce Mafodda come «appartenente a una famiglia che controllava il territorio dove Comandini andava a cercare i suoi voti».
Due anni dopo i fatti, va aggiunto che Antonio Russo, che inizialmente fu l’unico esponente di spicco dei 5 Stelle a contrastare la candidatura di Comandini, non fa più parte del Movimento.
(da “il Secolo XIX”)
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