INIZIA A PARIGI IL PROCESSO D’APPELLO NEI CONFRONTI DI MARINE LE PEN, CHE SI GIOCA LA POSSIBILITA’ DI CANDIDARSI ALLE PRESIDENZIALI DEL 2027: I GIUDICI DEVONO DECIDERE SE CONFERMARLE LA CONDANNA A CINQUE ANNI DI INELEGGIBILITA’ (E QUATTRO DI CARCERE) PER APPROPRIAZIONE INDEBITA DI FONDI PUBBLICI
IN PRIMO GRADO, IL TRIBUNALE HA RITENUTO LE PEN RESPONSABILE DI AVER ARCHITETTATO UN SISTEMA PER METTERE LE MANI SUGLI STIPENDI VERSATI DAL PARLAMENTO EUROPEO AI SUOI EURODEPUTATI – LA NUOVA SENTENZA E’ PREVISTA PER QUEST’ESTATE… MA BARDELLA RACCOGLIE MAGGIORI CONSENSI DI LEI
Si apre oggi alle 13:30 nel palazzo di Giustizia di Parigi il processo in appello nei confronti di Marine Le Pen, del Rassemblement National e di altri 11 accusati nel caso degli assistenti del partito all’Europarlamento, una vicenda nella quale la leader di estrema destra si gioca la possibilità di presentarsi alle presidenziali 2027 e il suo futuro politico. Il processo dovrebbe durare fino all’11 febbraio, la sentenza è attesa per la prossima estate, lasciando così, nel migliore dei casi per la Le Pen, una finestra molto breve per l’ipotesi di una candidatura all’Eliseo.
Tre volte sconfitta alle presidenziali, Marine Le Pen, 57 anni, è stata condannata per appropriazione indebita di fondi pubblici lo scorso 31 marzo dal tribunale di Parigi a 4 anni di carcere di cui due senza condizionale (con il braccialetto elettronico), 100.000 euro di ammenda e 5 anni di ineleggibilità con “esecuzione provvisoria”, cioè da scontare immediatamente, come nel caso dell’ex presidente Nicolas Sarkozy. Una condanna che Le impedirebbe di presentarsi alla corsa all’Eliseo, dove i sondaggi la danno al momento favorita qualunque sia il suo avversario.
I giudici di prima istanza hanno ritenuto Marine Le Pen colpevole di aver messo in piedi un “sistema”, fra il 2004 e il 2016, per mettere Le mani sugli stipendi versati dal Parlamento europeo ai suoi eurodeputati, somme destinate a remunerare gli assistenti del partito (allora Fn, Front National) nel quadro delle loro funzioni a Bruxelles e a Strasburgo. Secondo l’accusa, invece, gli assistenti lavoravano in realtà unicamente per il partito o addirittura per i loro dirigenti.
Il tribunale ha quantificato il danno arrecato alle casse delle istituzioni europee in 3,2 milioni di euro dopo aver sottratto 1,1 milioni già rimborsati da una parte dei 25 imputati. Dodici dei
quali hanno rinunciato a ricorrere in appello nonostante la condanna subita, e fra questi la sorella della leader del Rn, Yann Le Pen. Sul banco degli imputati, invece, accanto a Marine Le Pen, ci saranno, fra gli altri, il suo ex compagno Louis Aliot, sindaco di Perpignan, il deputato Julien Odoul, l’eurodeputato Nicolas Bay e il dirigente Bruno Gollnisch.
La sua difesa insiste sulla “non intenzionalità” di commettere i reati di cui è accusata, senza negare in blocco i fatti. Anche se la leader del Rn non ha abbandonato la speranza di essere assolta, esiste anche la possibilità che una condanna non Le impedisca di presentarsi candidata. Ma a condizione che sia inferiore a 2 anni e che non Le venga imposto il braccialetto elettronico, idealmente incompatibile con la campagna elettorale.
L’imputata ha comunque già dichiarato che la decisione della Corte d’appello stabilirà qual è il suo futuro, senza attendere l’eventuale decisione della Cassazione. Dopo la condanna in prima istanza, i suoi sondaggi di popolarità in vista delle presidenziali sono peggiorati, a favore del presidente del partito e suo “delfino”, Jordan Bardella.
Nell’ultima indagine, pubblicata domenica, il 49% dei francesi affermano che è proprio Bardella ad avere Le maggiori possibilità di vincere Le presidenziali, mentre soltanto il 16% pensa la stessa cosa della Le Pen. Bardella sarebbe anche “un miglior presidente della repubblica rispetto a lei” per il 30% degli interrogati nel sondaggio, contro il 22% che pensano il contrario.
(da agenzie)
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