INTERVISTA A MICHELE BRAMBILLA, DIRETTORE DEL SECOLO XIX” “MAI RICEVUTO COSÌ TANTE PRESSIONI , SEMBRA UNA DITTATURA SUDAMERICANA”
“L’EDITORE MI AVEVA DETTO DI NON FARMI TIRARE LA GIACCA DA NESSUNO”… “BUCCI HA USATO SOLDI PUBBLICI PER FARE UNA CAMPAGNA DIFFAMATORIA CONTRO IL GIORNALE CHE DIRIGO”… “CON BUCCI CI VEDREMO IN TRIBUNALE”
Direttore Brambilla, quando ha saputo che lo staff della comunicazione della Regione 
Liguria confezionava dossier sul vostro lavoro?
«È una cosa che so da sempre. Perché ancora prima che arrivassi a Genova – l’annuncio è dell’agosto 2024 – succedeva un fatto strano. Quando Bucci vedeva i giornalisti del Secolo XIX in qualche evento pubblico, ripeteva frasi così: “Adesso arriva un nuovo direttore che vi mette in riga”».
Era lei il castigatore?
«Qualcuno deve aver fatto credere a Bucci che sarebbe arrivato un direttore che avrebbe riposizionato il giornale dalla sua parte. In realtà, io ho accettato l’incarico perché il mio editore, Gianluigi Aponte, mi ha detto: “Voglio che lei faccia un giornale apolitico, apartitico, al di sopra delle parti, che dia spazio a tutti”. E poi ha aggiunto: “Non si faccia tirare la giacca da nessuno”».
«Arrivo. Chiedo un incontro a Bucci, come si fa con tutte le figure istituzionali. L’inizio è cordiale. Ma presto incomincia a mandarmi messaggi lamentandosi di alcuni pezzi. Gli dico: “Guarda, sto facendo il giornale più equilibrato possibile. Se ci sono delle cose oggettivamente sbagliate, puoi segnalarmelo”. Ma questo non lo dico a Bucci. Lo dico a tutti. Così come dico ai cronisti di giudiziaria: sentite sempre accusa e difesa».
Che tipo di lamentele arrivano?
«Pretestuose. Al punto che respingo le sue osservazioni. Ma la situazione peggiora quando Silvia Salis si candida a sindaca di Genova. Bucci percepisce che la sinistra ha una candidata dalla personalità fortissima. Si preoccupa e comincia a inviare al mio editore, nella persona di Pier Francesco Vago, presidente del Secolo XIX, i famosi dossier».
Compresa la lettera con le istruzioni su come fare il giornale in campagna elettorale?
«A quel punto scrivo a Bucci che non si deve più permettere e chiudo».
Bucci sostiene che quei dossier fossero redatti in accordo con lei. Cosa risponde?
«Allora perché non li mandava a me? Perché li ha mandati al mio editore?».
Bucci sostiene di non aver mandato quei dossier all’editore. Lei cosa risponde?
«Posso dimostrare il contrario».
Altre cose grottesche?
«L’accusa di pubblicare le foto di Bucci sfocate e quella di Salis a fuoco. Ma qui siamo nel tragicomico».
Perché ha deciso di sporgere querela?
«È una querela contro Casabella e contro chiunque altro abbia contribuito a spargere quella menzogna».
Con il suo editore come va?
«Mi ha sempre lasciato la massima libertà di fare il giornale, sa delle mie lamentele da più di un anno. Ma il punto è un altro. Mi sono sempre sforzato di fare il giornale più equilibrato possibile, ma se anche decidessi di fare un giornale di sinistra, che cosa vuole Bucci? È il mio editore che mi può contestare. È il mio editore che può non gradire. Ma un politico a quale titolo e con quale arroganza interviene sulla linea editoriale di un giornale indipendente?».
Avete cercato un incontro chiarificatore?
«Era il 9 ottobre. Bucci mi riceve con in mano un pacco di fotocopie dei nostri articoli che sarebbero, secondo lui, le nostre malefatte. Allora gli ho ripetuto quello che gli ho sempre detto: “Le tue fotocopie non le guardo. Se vuoi, vieni tu al Secolo e sfogliamo insieme la raccolta, così vediamo anche le interviste che abbiamo fatto con te”»
Come definisce l’accaduto?
«Non è solo pressione, ci sono dei falsi contro di noi. E poi vorrei fare presente che Bucci ha speso denaro pubblico per usare lo staff di comunicazione della Regione per interferire nella campagna elettorale del Comune».
Direttore, lei come sta?
«Per un anno e mezzo ho respinto tutti gli attacchi, me ne sono lamentato solo con Bucci e con il mio editore. Ma quando si arriva a dire che sarei stato complice di tutto questo, allora non avevo altra scelta che andare in procura».
Adesso in che rapporti siete con Bucci?
«Chiusi. Ci chiariremo per vie legali».
La sua carriera va dal Corriere della Sera alla vice direzione della Stampa, per arrivare alle direzioni del Quotidiano Nazionale e del Secolo: le era mai capitato di subire così tante pressioni?
«Mai. E mi sono occupato di Tangentopoli all’epoca in cui a Milano c’era Craxi e i socialisti avevano un certo peso. Cercare di controllare la stampa: questo è sempre successo. Ma qui siamo oltre. Siamo vicini alle dittature sudamericane».
Si rimprovera qualcosa?
«Io non sto dicendo di essere infallibile. Ma con i miei limiti, i miei errori e anche le mie colpe mi sforzo di essere imparziale. Il problema è che Bucci non vuole un giornale imparziale, vuole il giornale che piace a lui».
(da La Stampa)
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