LA BATTAGLIA CULTURALE SU GERGIEV E IL DOVERE DI DIFENDERE LA SOCIETA’ APERTA
OCCORRE PROTEGGERE LO STATO DI DIRITTO DALL’AGGRESSIONE MILITARE E MANIPOLATORIA RUSSA
Quando si vince una piccola ma significativa battaglia culturale e giornalistica, come quella dell’annullamento del concerto di un celebre propagandista russo a Caserta, non bisogna festeggiare né rimirarsi allo specchio, ma al contrario raddoppiare gli sforzi per informare il dibattito pubblico sul pericolo serio, concreto e attivo che sta correndo la società basata sullo stato di diritto e sulla difesa dei diritti.
Valery Gergiev e i tanti artisti come lui sfoggiati dal Cremlino sono un’arma dell’imperialismo culturale russo sguainata per annientare le identità altrui laddove i russi entrano con i carri armati, e per influenzare, ammorbidire e manipolare l’opinione pubblica dove per fortuna ci sono ancora quei governi che contrastano il plurisecolare espansionismo coloniale di Mosca.
Un concerto è un concerto, certo. Ma è anche qualcos’altro se è stato organizzato in nome dell’amicizia tra i popoli, che è l’antica parola d’ordine sovietica per nascondere la cancellazione culturale, linguistica e identitaria dei popoli sottomess
dall’Armata rossa e colonizzati dal Cremlino.
Del resto sono state chiarissime le parole dell’ambasciatore della Federazione Russa a Roma, a commento della decisione della Reggia di Caserta di cancellare il concerto di Gergiev: «Tale evento avrebbe potuto costituire un grande evento di portata unificante e ispiratrice per la vita pubblica italiana, per gli ambienti culturali del Paese, sarebbe stato un’autentica celebrazione dei valori legati alla pace e all’umanesimo».
Ecco a che cosa serviva il concerto di Gergiev a Caserta, non a ripetere la sceneggiata di qualche giorno fa a San Pietroburgo quando Gergiev ha diretto l’orchestra e intanto mostrava a tutto schermo slogan suprematisti tipo “credere, obbedire, combattere”. No, quella era propaganda spicciola per mobilitare il pubblico di casa e per lisciare il pelo allo zar del Cremlino.
A Caserta e altrove nel mondo occidentale – dove però hanno capito il giochetto e, dotati di leader più svegli, lo hanno etichettato per tempo come “persona non grata” – l’obiettivo era più sottile e raffinato: mostrare la grandezza della sua arte musicale, e quindi della cultura russa, per creare, come ha scritto l’ambasciatore di Putin, «un grande evento di portata unificante e ispiratrice per la vita pubblica italiana, per gli ambienti culturali del Paese» e «un’autentica celebrazione dei valori legati alla pace e all’umanesimo».
Tradotto dal cirillico: Gergiev a Caserta era, come abbiamo spiegato pressoché da soli ogni giorno, un tassello della strategia propagandistica del Cremlino per convincere gli italiani a fermare le sanzioni a Mosca e indebolire il sostegno all’Ucraina, lasciando ai russi la libertà di colonizzare in santa pace l’Europa orientale, come ai bei tempi quando facevano pulizia etnica con i gulag, la pianificazione della carestia e la russificazione forzosa in Ungheria, a Praga, a Varsavia, in Georgia, e finanziavano i gruppi armati eversivi che spargevano sangue nelle nostre strade, mentre noi leggevamo placidamente Tolstoi, ascoltavamo Prokofiev e gongolavamo «Ah, la Grande Cultura Russa…».
Abbiamo cominciato subito a raccontare il peso propagandistico di quel concerto di Gergiev, mentre i vertici politici del paese preferivano guardare altrove; abbiamo raccontato la rete di interessi italiani del Maestro russo, le complicità politiche nostrane e, siccome siamo pur sempre il paese dell’operetta, anche la lottizzazione politica degli enti lirici italiani che fa da quinta all’incarico casertano di Gergiev.
Abbiamo provato a decodificare l’imperialismo culturale russo e a rappresentare la percezione che ne hanno i popoli che hanno subito la dominazione di Mosca, ma abbiamo anche evidenziato l’incosciente mollezza italiana di fronte a una minaccia che appare remota e improbabile agli occhi di chi non vuole vedere
proclami, le azioni e i crimini di Putin e dei suoi sgherri.
Da ultimo, abbiamo inviato alcune domande direttamente a Gergiev, chiedendogli semplicemente che cosa ne pensasse dell’aggressione all’Ucraina e dell’assassinio di Navalny. Nessuna risposta dal Maestro e, infine, il concerto è stato cancellato grazie soprattutto all’infaticabile vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, che ogni due per tre riscatta l’onore dei democratici; a Marco Taradash ed Europa radicale che a loro volta ogni giorno riscattano l’onore dei radicali; a Carlo Calenda e Azione che danno corpo alla battaglia più giusta del nostro tempo; a coraggiosi studiosi come Nona Mikhelidze e Sofia Ventura che con meticolosità scientifica sbriciolano la paccottiglia dei propagandisti; ai tanti lettori de Linkiesta che proprio per questo ci sostengono; a tutti i meravigliosi resistenti ucraini che loro malgrado combattono coraggiosamente sul fronte militare della guerra russa alla società aperta, mentre alcuni erano pronti ad arruolarsi all’operazione musicale speciale di Gergiev.
(da Linkiesta)
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