LA BIENNALE DEGLI SCAZZI MALDESTRI: GIULI MINACCIA DI NON ESSERCI GIOVEDI’ ALLA CERIMONIA PER IL RESTYLING DEL PADIGLIONE CENTRALE E SI MUOVE CONTRO LA PRESENZA DEGLI ARTISTI RUSSI ALLA BIENNALE
SULLO SFONDO, IL RISCHIO SANZIONI DELL’UE. BUTTAFUOCO EVITA I TONI ACCESI MA NEL GOVERNO LA SPACCATURA È NETTA: LA LEGA DEL FILOPUTINIANO SALVINI CONTINUA A SCHIERARSI CON BUTTAFUOCO… FDI ALLARGA LO SCONTRO, IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ALLA CAMERA FEDERICO MOLLICONE PUNGE BUTTAFUOCO “PER L’ASSENZA DI ARTISTI ITALIANI IN SFREGIO ALLO STATUTO ORIGINARIO”
«Io giovedì a Venezia al posto di Giuli? Ma no, sarò a Roma», taglia corto il sottosegretario alla
Cultura, Gianmarco Mazzi (FdI), 65 anni, già direttore artistico del Festival di Sanremo e dell’Arena di Verona, grande amico e produttore di big come Morandi, Mina e Celentano.
E però «è un’ipotesi», confermano al Mic, in una domenica di calma apparente, mentre la guerra a destra continua tra il ministro Alessandro Giuli e il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco, per la storia del Padiglione russo che il 9 maggio, salvo colpi di scena, riaprirà dopo 4 anni di stop per la guerra in Ucraina. Buttafuoco è d’accordo, Giuli (e 22 Paesi europei, pronti a bloccare i 2 milioni di euro già stanziati) no.
Così, giovedì 19 marzo, ore 12, a Venezia ci sarà la cerimonia per la fine dei lavori di restauro del Padiglione centrale, realizzati con i fondi Pnrr del Mic.
E la presenza di Giuli, annunciata martedì scorso da Buttafuoco, non è più scontata. «Se andrà, lo farà solo per l’Italia, vedremo cosa dice Palazzo Chigi», chiosa una voce vicina al ministro della Cultura. Già, Palazzo Chigi
Con cui, separatamente, da giorni si stanno confrontando sia Giuli che Buttafuoco. La premier Giorgia Meloni e il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano seguono con attenzione l’ affaire del Padiglione russo («Inaccettabile», per l’Ucraina). Oggi da Venezia dovrebbero arrivare i documenti chiesti dal ministro per scandagliare i rapporti tra la Biennale e i russi in questi mesi: sullo sfondo, il rischio sanzioni dell’Ue. Ma Buttafuoco evita i toni accesi («Non voglio prestare il fianco, devo tenere salda l’istituzione») e intanto riceve l’appoggio di Iv e della Lega («La libertà di pensiero è da difendere sempre — ha ripetuto ieri Matteo Salvini — perciò mettiamo fine a polemiche che non hanno senso e non fanno bene a nessuno»).
Il presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone (FdI) ieri però ha rinnovato l’altolà: «Noi stimiamo Buttafuoco, perciò auspichiamo un suo ripensamento, motu proprio , affinché prevalga l’interesse nazionale. La Biennale, sui russi, è andata oltre».
Lo strappo istituzionale tra ministero della Cultura e Fondazione della Biennale si fa ancora più profondo e si arricchisce di una nuova anomalia: a segnalarla è il presidente della commissione alla Camera Federico Mollicone: «La Biennale è indipendente per indirizzi artistici, ma ci risulta che sia stata anche criticata per la totale assenza di artisti italiani in sfregio allo statuto originario che prevedeva la promozione della cultura italiana a confronto con quella mondiale».
Un fatto che apre uno scontro più ampio e giudicato quantomeno singolare da Mollicone che fa notare come Buttafuoco abbia «optato per l’invito agli artisti russi scelti dal governo russo». Sul caso sono attesi sviluppi nelle prossime ore: la consegna dei carteggi con la Russia da parte della Biennale così come richiesto dal ministro Giuli, diversamente si procederà con l’invio degli ispettori. L’obiettivo è, una volta verificati i documenti, accertare che la gestione logistica dei padiglioni dell’Esposizione, di proprietà dei singoli Stati, rientri nel perimetro del regime sanzionatorio imposto dall’Ue, escludendo la possibilità di una partecipazione di Mosca
Mollicone stigmatizza il comportamento della rappresentante del Mic (Tamara Gregoretti, ndr) che ha respinto la richiesta di dimissioni del ministro appellandosi all’autonomia conferita dal decreto di nomina: «È una fiduciaria, la sua risposta è irricevibile»
Lo scontro però crea anche una frattura all’interno della maggioranza con la Lega che si schiera in difesa di Buttafuoco e della partecipazione russa alla Biennale, posizione che secondo il presidente della commissione Cultura di fdi è “indelicata” ma si tratta di «normale dialettica interna alle coalizioni, basta che il voto in aula sia allineato a tutto il centrodestra».
Dal partito del vicepremier leghista in effetti sono molte le voci che si schierano in favore di una maggiore apertura nei confronti di Mosca precisando che “la cultura deve unire”.
(da La Stampa)
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