M5S, SPUNTA IL CONTRATTO SEGRETO FIRMATO CON GRILLO: “NOME E SIMBOLO NON SONO INTESTATI A BEPPE, HA RINUNCIATO AL CONTENZIOSO”
INTERVISTA AD ALFONSO COLUCCI, IL DEPUTATO-NOTAIO: “IL GARANTE HA SOTTOSCRITTO DEGLI OBBLIGHI CONTRATTUALI. MA I 300.000 EURO ANNUI PAGATI A LUI NON C’ENTRANO”
Alfonso Colucci — deputato, ma soprattutto notaio e coordinatore dell’area legale del
M5S — siamo allo scontro finale tra il leader Conte e il fondatore Grillo. Lei, vista la sua professione, sembra essere la persona giusta al momento giusto…
«Penso che da uno scambio pur acceso di vedute si potrà trovare una sintesi. Come è già successo in passato».
C’è però una sentenza della Corte d’Appello di Genova: «Simbolo e nome M5S appartengono a Beppe Grillo e alla sua associazione». Conte, da giurista, rigetta questa tesi. Come stanno le cose?
«Quella sentenza riguarda l’Associazione, chiamiamola numero 2, fondata nel 2012 da Grillo, suo nipote Enrico e dal commercialista Enrico Maria Nadasi. Quella attuale è stata costituita nel 2017 da Luigi Di Maio e Davide Casaleggio, e Conte presiede questa Associazione Movimento Cinque Stelle. Quindi la sentenza cui fa riferimento Grillo non è stata resa contro l’attuale associazione, quella presieduta da Conte».
E allora perché Grillo continua ad attaccare Conte?
«Mi stupisce per due ordini di ragioni. Sia il nome, sia il simbolo risultano intestati all’Associazione attuale. E Beppe Grillo in forza di specifici obblighi contrattuali — coperti da riservatezza e che non si riferiscono al contratto da 300 mila euro per la comunicazione che il M5S gli paga ogni anno — ha espressamente rinunciato a ogni contestazione relativa all’utilizzo sia del nome e sia del simbolo del M5S, come modificati o modificabili in futuro dall’Associazione medesima».
Lei è molto vicino all’ex premier. Tenterà di mediare?
«Non credo abbiano bisogno di mediatori. Sono entrambi esperti di mediazione e di politica. Sono persone che, nonostante schermaglie accese, si stimano».
Beh, Grillo ha dato a Conte il soprannome di «Mago di Oz». Un imbonitore, insomma…
«Lui è un artista, fa del paradosso e dell’ironia il proprio strumento di comunicazione. Bisogna comprenderlo».
Crede che davvero si andrà a uno scontro in Tribunale?
«Penso di no, perché il M5S ha già avuto il contenzioso davanti al Tribunale di Napoli e chi l’ha promosso ha dovuto anche pagarsi e pagarci le spese legali».
E se non si finisse davanti a un giudice, vede il rischio di una scissione?
«Non è nelle corde né di Conte né di Grillo».
Grillo è una figura ancora utile al M5S?
«Credo che abbia dato molto e credo che potrà fare altrettanto anche in futuro».
Crede siano giusti i 300 mila euro di consulenza per la comunicazione che pagate al fondatore?
«Sono giustificati per la grande capacità comunicativa di Beppe e per l’effetto di risonanza che le sue pubblicazioni hanno. Naturalmente il tutto deve sempre iscriversi nell’ambito di un quadro di coerenza con le politiche del M5S».
Dalla sede di via Campo Marzio sottolineano che «l’assemblea dei nostri iscritti è sovrana». In sintesi: se alla consultazione online voteranno sì a nuovo nome, simbolo e terzo mandato non ci saranno giudici che tengano. È così?
«È un principio giuridico inattaccabile: l’assemblea è sovrana. Ma è soprattutto un principio democratico. La sovranità spetta al popolo, lo dice la Costituzione».
(da agenzie)
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