MA MONTI DOV’E’ FINITO?
E’ SENATORE A VITA, MA A PALAZZO MADAMA NON VA QUASI MAI: 94% DI ASSENZE… SU TWITTER ERA LOQUACISSIMO, ORA TACE, IN BOCCONI NON FA LEZIONE
Monti dov’è? Ovunque sia, non dove dovrebbe, cioè a Palazzo Madama, dopo che Napolitano —
con inatteso coup de thèà¢tre — lo nominò (il 9 novembre del 2011) senatore a vita tre giorni prima dalle concordate dimissioni di Berlusconi.
Secondo i dati forniti da Openpolis ha ignorato il 94% delle sedute d’Aula della nuova legislatura, nè s’è visto granchè in commissione Esteri, presieduta proprio da un parlamentare del suo gruppo, Pier Ferdinando Casini, già presidente di Montecitorio, fu democratico e cristiano.
Ma allora dov’è? Non su Twitter, dove sgarzolino salutò i suoi primi 100 mila follower con telematico “wow”, lasciandoli dopo il voto — più che raddoppiati— a bocca asciutta con speranzoso “grazie ai vostri voti è nata una start-up della politica”.
Citazione – questa – di Passera memoria che delle start-up fece il suo fiore all’occhiello e che poi scaricò Monti Mario a mezzo Corsera, lamentandone la mancanza di coraggio; non è, dunque, di certo dalle parti del suo ex generale.
Nè nei pressi di Facebook dove, addì 6 marzo corrente anno, confermava “soddisfazione per il risultato conseguito” alle elezioni; buon per lui.
Non fa il giornalista, pur avendo avuto in dono l’iscrizione all’albo, e non fa lezioni d’economia in facoltà .
Ci sarebbe quasi da preoccuparsi, dopo settimane elettorali in cui si contese con Berlusconi ogni mezzo terracqueo messo a disposizione dalla tecnologia mediatica; anche così l’Italia scoprì che il nipotino era stato impreziosito dal nomignolo “spread” dagli amichetti a scuola e che Trozzy, il cucciolo di bolognese nano che la Bignardi gli appioppò in grembo in diretta, era stato fatto segno di coccole bocconiane.
Immortalato e in lana cotta valtellinese e in completino fumo di Londra, fu presenza fissa nelle routine quotidiane dei concittadini, che cercò di convincere della bontà del “salire” in politica, con premonizione parabolica del successivo tonfo che l’ha fatto scomparire dalle scene.
Ma non c’è da preoccuparsi più di tanto.
Da qualche settimana, passata la sbornia di soddisfazione per i risultati elettorali (9,8%), ha ricominciato a riaffacciarsi qua e là .
Anche se in pochi sembrano aver voglia di immischiarsi con il mentore del tempo che fu, derubricato poi a dead man walking. Partendo dagli (ex) alleati.
Fini al solo nome ringhia, anche se i suoi si limitano a descrivere “rapporti tesi, certo non idilliaci”.
Ricambiato dall’ostinato senso di ininfluenza che il Professore appioppa all’ex leader futurista.
Asperità acuite nelle ultime ore dalle notizie sul senatore di Scelta Civica, già fido finiano, Aldo Di Biagio, indagato a Roma per associazione a delinquere e fulmineamente scaricato dal gruppo parlamentare che, fiducia nella magistratura alla mano, ha puntigliato che “i fatti riguardano un periodo di gran lunga antecedente la costituzione di Scelta civica”. Adios guapo.
Casini, dal canto suo, continua a riunire ciò che resta dell’ex-Udc in Parlamento senza informare gli ortodossi della Scelta Civica.
Ricambiato da altrettante riunioni separate dei “montones”.
Un garbuglio di dispetti che si dovrà iniziare a sbrogliare in vista delle elezioni europee del 2014, allorquando toccherà decidere se correre con gonfalone unito o ciascun per sè.
Sullo sfondo, tra l’altro, resterà , una volta chiusa la battaglia su Roma, la difficoltà di capire se i voti presi da Marchini possano esser marcati Udc o Monti.
Certo è che il Professore pare aver perso lo smalto frigio da Re Mida: il suo endorsement al candidato romano doveva essere decisivo e non è tuttavia riuscito a fargli raggiungere neanche le due cifre percentuali.
Anche per rimettere un po’ di puntini sulle “i” il Professore ha bisogno, quindi, di rifare nei prossimi giorni capolino nell’agone politico, mollato il giorno dopo il voto.
Dopo una visitina al Festival dell’Economia di Trento e una ospitata di buon mattino a Omnibus, ricomincerà , intanto, a tessere la tela dei buoni rapporti internazionali, che gli funzionarono da neon per il Governo d’ottimati. In buona compagnia con Franco Bernabè e Lilli Gruber, ha passeggiato nella campagna londinese per il Bilderberg 2013, l’incontro annuale che per i cospirazionisti raggruma “i più diabolici potenti, provenienti da tutti gli angoli del pianeta, e che mira al supergoverno mondiale”, ma che è un’occasione di prim’ordine per spiegare a politici, media, banchieri e finanzieri mondiali, che esiste ancora.
Che non possa più contare a tutto servizio sulla fidata Betty Olivi, temutissima portavoce al piano nobile di Palazzo Chigi, lo si vede anche dalla picchiata che dalla copertina glamour di ‘Time’, che lo accreditò come possibile salvatore d’Europa, l’ha strapiombato alla sfiducia del Financial Times, che lo scaricò come inadatto a guidare l’Italia.
La Olivi, che intanto girovaga tra le stanze della Scelta Civica, gli ha al più procacciato la tribuna del Mattino, dove il Monti che fu ha gufato con aplomb su presidenzialismo e riforma elettorale, proponendo, come la ricetta della nonna, l’aggregazione con Casini, Montezemolo, gruppi e personalità che vogliono modernizzare l’Italia.
Un’uscita lenta e forzata dall’oblio, che, a diciotto mesi dalla fiducia al suo governo di tecnici, lo poterà , tra diciotto mesi, a capire che fare nel caso (probabile) di un ritorno alle urne e con un antagonista che s’è già prenotato il campo, sempre sul Corsera: Corrado Passera.
Giovanni Manca
(da “l’Espresso”)
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