MA QUALE PUGNO DURO, SULLA SICUREZZA IL GOVERNO È RIMASTO CON UN PUGNO DI MOSCHE: IN TRE ANNI E MEZZO IL GOVERNO HA APPROVATO CINQUE DECRETI PER INASPRIRE LE PENE, CREARE NUOVI REATI E AGGIUNGERE AGGRAVANTI
MA NEL 2024, CON MELONI A PALAZZO CHIGI, I REATI DENUNCIATI SONO STATI 2,4 MILIONI, IN AUMENTO RISPETTO AI 2,1 MILIONI NEL 2021. DATI CERTIFICATI DALL’ISTAT
Secondo il ministero dell’Interno, nei primi sette mesi dell’anno 2025 ci sono state meno
violenze sessuali, meno rapine, meno furti, meno denunce, meno arresti. Un successo di Matteo Piantedosi? Merito dei tanti decreti che inventano nuovi reati, aumentano le pene, creano aggravanti? In realtà le cose non sono così chiare. La percezione degli italiani è diversa.
Spiega Matteo Mauri, già viceministro dell’Interno, responsabile Sicurezza del Pd: «Sui dati si fa molta confusione. Vedo che il ministro Piantedosi vanta un calo dei reati nel 2025. Peccato che siano dati provvisori». Tutti sembrano giocare con i numeri, mai così sensibili politicamente parlando.
Almeno finché non ci sarà un dato consolidato, che non arriva mai prima di giugno perché al Viminale occorre tempo per avere le informazioni dalle singole questure
che poi vanno elaborate. Il Pd ha già contestato a Piantedosi che i trend, nonostante tutti i decreti Sicurezza, vanno in senso inverso alle promesse.
Ed ecco i contronumeri di Mauri: «Nel 2023 c’è stato un aumento delle denunce di reato del 3,8% rispetto al 2022. E nel 2024 c’è un ulteriore aumento del 2%. Se poi si va a guardare nel dettaglio, aumentano le violenze sessuali. Crescono le lesioni e percosse, che sono la spia di comportamenti violenti».
Le statistiche Secondo l’Istat, i reati sono in costante aumento. Erano 2,1 milioni nel 2021, si è arrivati a 2,4 milioni nel 2024. Gli ultimi dati resi pubblici sulla sicurezza, aggiornati allo scorso ferragosto, confermano che dal 2023 al 2024 c’è stato un aumento complessivo dei reati denunciati, mentre il primo semestre del 2025 avrebbe registrato una diminuzione, soprattutto per quanto riguarda i furti (-7,7%), le rapine (-6,7%) e le violenze sessuali (-17,3%).
Una cosa è certa: dal 2022 allo scorso febbraio si sono susseguiti una serie di decreti legge per inseguire i fenomeni criminali, dall’ordine pubblico ai cosiddetti reati “da strada”, alla violenza giovanile, all’immigrazione clandestina.
Il primo è stato il decreto anti-rave che ha introdotto il reato di organizzazione e promozione di rave party non autorizzati punito dai tre ai sei anni. Si sa appena qualcosa di più sull’occupazione di terreni. Nel 2023, erano cinquanta le persone finite sotto indagine e sei quelle finite a giudizio, aveva spiegato il Guardasigilli rispondendo a un’interrogazione parlamentare. Nulla si sa del 2024.
Pacchetti sicurezza
Nell’aprile 2025, tramite un decreto di trentanove articoli, il governo introduce quattordici nuove fattispecie di reato e nove aggravanti di delitti già esistenti. Molti riguardano le mobilitazioni e le contestazioni di piazza: il blocco stradale, ad esempio, non è più illecito amministrativo, ma un reato punito sino a un mese di reclusione.
Per avere dati consolidati è troppo presto. Qualche caso in ordine sparso: a Bologna, il 20 giugno 2025, il blocco stradale è stato contestato a tre degli organizzatori del corteo dei metalmeccanici convocato da Fiom, Fim e Uilm per il rinnovo del contratto scaduto; a Lucca, a settembre 2025, era toccato a una decina di pro-Pal. Pugno duro, poi, verso chi deturpa o danneggia edifici pubblici o utilizza violenza per impedire la realizzazione di un’infrastruttura.
Pochi studi indipendenti
Il professor Roberto Cornelli, ordinario di Criminologia all’università Statale di Milano, ha avviato un Osservatorio sulla legislazione penale e della sicurezza. Spiega: «Il Legislatore italiano negli ultimi decenni ha fatto ampio ricorso allo strumento penale e, sebbene si tratti di un tema di grande interesse e continuamente richiamato in letteratura, manca nel panorama nazionale una ricostruzione sistematica e completa».
Dice Cornelli a La Stampa: «Abbiamo rintracciato più di 300 leggi che ampliano e aggravano le fattispecie di reato negli ultimi trent’anni. Possiamo dimostrare che c’è una ipertrofia del diritto penale, accentuata sotto il governo Meloni.
Ma troppo spesso gli interventi legislativi hanno carattere simbolico, e nessun effetto reale. A volte, poi, vengono comunicati numeri sbagliati. È stato detto, ad esempio, che erano triplicati i minorenni killer. Invece non è così. Ma intanto la gente si è convinta che le cose stanno così. Ed è aumentata la paura».
(da La Stampa)
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