MANIPOLAZIONE DELL’INFORMAZIONE: AL TG1 I CASI DELLA MADDALENA E DI ZAIA
SUI MEDIA CONTROLLATI DAL POTERE POLITICO C’E’ SEMPRE MENO LIBERTA’ D’ INFORMAZIONE… SI PROSPETTA UN’ITALIA DIVERSA DA QUELLA REALE E SI TAGLIANO LE NOTIZIE SCOMODE…IL 70% DEGLI ITALIANI VOTA SULLA BASE DELLE NOTIZIE CHE RICEVE DAI TELEGIORNALI
E’ un tema che ci sta particolarmente a cuore e non da oggi: chi è abituato a non far parte delle cordate vincenti che si sono susseguite negli ultimi decenni, sa bene quanto sia difficile farsi un’opinione obiettiva nel nostro Paese attraverso i media.
Un pessimo vezzo di molti quotidiani è di essere schierati da una parte o dell’altra: tendono sempre a giustificare la propria e ad accusare l’altra di ogni nefandezza.
Non parliamo poi delle televisioni, in una Rai perennemente lottizzata dai partiti vittoriosi alle elezioni.
Chi fino a ieri dall’opposizione denunciava il monopolio dell’informazione da parte dei vincitori, come ottiene un successo, passa da vittima a carnefice, perpetuando gli stessi metodi che fino al giorno prima aveva denunciato. Sistema i suoi uomini in Rai, seleziona le notizie, quando addirittura non le manipola.
Al di là delle trasmissioni di approfondimento che, essendo spesso “targate”, vengono affrontate dal telespettatore “avvertito” con una certa analisi critica, i più pericolosi risultano i telegiornali Rai.
Non a caso una recente statistica rivelava che oltre il 70% degli italiani vota sulla base delle notizie che arrivano dai TG.
La capacità di condizionamento dei notiziari è evidente: se per mesi si dà risalto a episodi di cronaca nera, ad es., lo spettatore percepisce uno stato di insicurezza nel Paese e teme quasi di uscire di casa, se al contrario tali notizie si riducono al minimo, il cittadino ha la sensazione che lo Stato gli garantisca maggiore sicurezza.
Su queste premesse si crea consenso e dissenso anche alle politiche governative, sulla base del concetto di ciò che si percepisce, non della realtà .
Un altro aspetto è se una notizia viene data e con che risalto, se viene sovraesposta o resa quasi invisibile.
Per mesi la crisi occupazionale nel nostro Paese è sembrata non esistere, limitata a qualche sporadico caso, mentre grande risalto è stato dato agli ammortizzatori sociali adottati dal governo (senza peraltro dire da dove erano stati tolti quei fondi europei).
In una normale serata abbiamo assistito, qualche giorno fa, al Tg1 delle 20 a due casi clamorosi di cattiva informazione (per non parlare di manipolazione), sfuggiti peraltro ai più.
Primo caso emblematico: servizio dalla Maddalena, dove per il G8 si sono spesi 300 milioni per poi dirottare l’evento all’Aquila.
Si era promesso che quelle strutture sarebbero state ultrautilizzate lo stesso, ma così non è stato.
Un quotidiano dedica un’inchiesta su come certi locali siano già prossimi al degrado e altri in stato di abbandono, anche interno.
Con eloquenti foto allegate che definiremmo incontestabili.
Che fa il Tg1?
Intervista Bertolaso che, di ritorno dalle liti di Haiti con la Clinton, è stato subito mandato alla Maddalena, con Rai al seguito.
Un giornalismo corretto avrebbe voluto che gli si ponesse la domanda: “Alla luce delle foto e delle denunce di un giornale, cosa intendete fare?”.
Invece il servizio è apologetico e parte, come se niente fosse, dal futuro delle strutture: Bertolaso snocciola avveneristiche (e tutte da verificare) utilizzazioni estive, dice che in inverno è ovvio che tutto sia fermo e giunge lui quasi a dire che non esistono problemi.
In realtà nessuno glielo aveva chiesto: si arriva all’assurdo che se uno non ha letto l’inchiesta, neanche comprende il senso del servizio, dove uno risponde a una domanda che non è stata fatta.
Caso più unico che raro di servilismo al potere.
Secondo episodio due minuti dopo: la vicenda dell’hamburger di Zaia (ne trattiamo a parte) e gli attacchi del Guardian al ministro leghista.
Si parla genericamente delle accuse del giornale inglese, si intervista Zaia, si commenta a favore del ministro, si intervistano dei paninari che ovviamente gvanno matti per il McItaly, ma ci si dimentica di dire la cosa essenziale.
Il Guardian non ha contestato che si possa sponsorizzare l’hamburger di una multinazionale, ma che lo abbia fatto l’esponente di un partito che fino a ieri parlava di difesa della nostra identità , delle nostre tradizioni gastronomiche e della polenta contro il cous cous.
Ma una domanda del genere sarebbe stata scomoda ed essendo il servizio una marchetta alla Lega ci si è ben guardati dal porla.
Sono solo due esempi, in una stessa serata, di come si indirizza il cittadino, raccontagli palle e nascondendogli la verità .
Se uno poi dovesse seguire il Tg1 tutte le sere, vivrebbe nell’illusione che Maroni sia persino un buon ministro degli Interni , la Lega devota alla carità cristiana, Silvio un asceta , Bondi un grande poeta e la Gelmini una che ha sostenuto l’esame di Stato a Brescia e non a Catanzaro.
Cambia il regime e alla Rai cambiano i cavalier serventi…
A quando un servizio su questo aspetto?
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