MIGRANTI, LA CORTE EUROPEA DICE NO ALLA PROCEDURA D’URGENZA: IL PROGETTO ALBANIA DIVENTA IMPOSSIBILE
IL PROGETTO TRA MELONI E RAMA PREVEDE CHE VENGANO APPLICATE LE PROCEDURE ACCELERATE DI FRONTIERA, COMPRESA LA CAUZIONE DI 5.000 EURO
Se è vero che i giudici delle sezioni immigrazione dei tribunali
italiani hanno bisogno della pronuncia della Corte di giustizia europea per avere l’ultima parola sulla legittimità delle procedure accelerate di frontiera, adesso il primo effetto della decisione di Strasburgo potrebbe essere quello del differimento a tempo indeterminato del progetto Albania.
Il protocollo siglato da Giorgia Meloni ed Edi Rama prevede infatti che ai migranti soccorsi nel Mediterraneo da navi militari italiane vengano applicate proprio le procedure accelerate di frontiera, compresa la contestata cauzione da 5.000 euro per attendere il verdetto sulla richiesta di asilo in libertà piuttosto che detenuto nei centri albanesi.
Il Viminale, dopo che la Cassazione aveva rimandato la questione ai giudici di Strasburgo, aveva chiesto l’esame urgente del ricorso. Ma la Corte europea ha detto no. E dunque per il verdetto potrebbero essere necessari anche diversi mesi.
In particolare la Cassazione chiedeva “se la direttiva “2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale”, ostino “a una normativa di diritto interno che contempli quale misura alternativa al trattenimento del richiedente (il quale non abbia consegnato il passaporto o altro documento equipollente), la prestazione di una garanzia finanziaria il cui ammontare è stabilito in misura fissa anzichè in misura variabile, senza consentire alcun adattamento dell’importo alla situazione individuale del richiedente, nè la possibilità di costituire la garanzia stessa mediante l’intervento di terzi, sia pure nell’ambito di forme di solidarietà familiare, così imponendo modalità suscettibili di ostacolare la fruizione della misura alternativa da parte di chi non disponga di risorse adeguate, nonchè precludendo la adozione di una decisione motivata che esamini e valuti caso per caso la ragionevolezza e la proporzionalità di una siffatta misura in relazione alla situazione del richiedente medesimo”.
Perchè i tempi della notifica sono stati così lunghi rispetto alla decisione che risale al 26 febbraio scorso? Perché gli atti sono stati inviati con raccomandata.
I tempi quindi si allungano. “Per la Corte di Giustizia non si tratta quindi di una questione da affrontare con procedura di urgenza – dice all’Agi l’avvocata Rosa Emanuela Lo Faro, che difende i migranti nei due casi portati all’attenzione della Corte di giustizia europea -, ma da affrontare con procedura ordinaria. Due visioni della fattispecie che differisce tra i due massimi organismi, uno nazionale e l’altro europeo”. La ‘non convalida’ dei trattenimenti, potrebbe avere portato con sè anche la conseguenza di non attivare procedure di urgenza dal momento che i migranti non sono detenuti o ‘ristretti’ altre strutture dove sia limitata la loro libertà.
(da La Repubblica)
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