“NON CEDERE ALLA TENTAZIONE DI CAVALCARE LE PAURE”. “LA COSTITUZIONE CONTRARIA AL CAPITALISMO DI RAPINA”
DALL’IMMIGRAZIONE ALLE MULTINAZIONALI: ECCO A CHI E’ RIVOLTO IL MESSAGGIO DI MATTARELLA
«La sola cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa», ci rincuora Sergio Mattarella citando un grande presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt. E sempre a proposito di angosce collettive cui non bisognerebbe piegarsi, sottoscrive in pieno quanto affermava un suo antico predecessore, Luigi Einaudi: guai a esasperare gli stati d’animo del momento.
In particolare, ci sono due comportamenti che andrebbero assolutamente evitati. Il primo consiste nella denuncia ossessiva di certi problemi, come se questi «possano risolversi da sé». L’altro errore da non commettere sta nella «tentazione cinica» di cavalcare le ansie della gente artificiosamente provocate.
Il presidente evita di pronunciare la parola «immigrazione», ma nella platea di Confindustria alla quale si è rivolto nessuno ha avuto dubbi al riguardo; è sotto gli occhi di tutti la tentazione di trasformare questo dramma epocale in terreno di scontro politico, magari in vista delle prossime elezioni europee, trasformandolo in cavallo di battaglia propagandistico anziché cercare soluzioni serie e durevoli, come ci si aspetterebbe.
Mattarella, come d’abitudine, è rimasto ben dentro i confini del proprio ruolo. Si è tenuto aderente al dettato della Costituzione della quale ha citato ben sei articoli a proposito delle attività d’impresa, sulla sua rilevanza, sui suoi doveri sociali.
Ma non poteva mancare qualche invito alla riflessione che riguarda direttamente la politica, rappresentata in sala al massimo livello con la premier Giorgia Meloni. Ad esempio il presidente ha segnalato lo stretto legame che corre tra la democrazia ed l’economia di mercato.
Le concentrazioni di potere economico delle multinazionali arroganti fanno male alle istituzioni democratiche; ma nello stesso tempo andrebbero evitate le tentazioni del «dirigismo» e del «protezionismo» in quanto atteggiamenti tipici delle dittature.
E pure in questo caso, gli esempi sotto gli occhi non mancano, c’è solo l’imbarazzo della scelta.
“La democrazia si incarna nei mille luoghi di lavoro e studio. Nel lavoro e nella riflessione dei corpi sociali intermedi della Repubblica. Nel riconoscimento dei diritti sociali. Nella libertà d’intraprendere dei cittadini. Prima di ogni altro fattore, a muovere il progresso è, infatti, il ‘capitale sociale’ di cui un Paese dispone. Un capitale che non possiamo impoverire. È una responsabilità che interpella anche il mondo delle imprese: troppi giovani cercano lavoro all’estero, per la povertà delle offerte retributive disponibili”.
“Con eguale determinazione vanno rifiutate spinte di ingiustificate egemonie delle istituzioni nella gestione delle regole o, all’opposto, di pseudo-assolutismo imprenditoriale, magari veicolato dai nuovi giganti degli ‘Over the top’ che si pretendono, spesso, ‘legibus soluti’. Democrazia e mercato – scrive, nel suo ultimo libro, Martin Wolf – hanno in comune l’idea di uguaglianza e concorrono entrambi alla sua attuazione”
“Vanno rifiutate spinte di ingiustificate egemonie delle istituzioni nella gestione delle regole o, all’opposto, di pseudo-assolutismo imprenditoriale, magari veicolato dai nuovi giganti degli “Over the top” che si pretendono, spesso, “legibus soluti”.
“Le aziende sono al centro di un sistema di valori, non solo economici. Siete voi, a ricordare, anche a me, che l’impresa ha responsabilità che superano i confini delle sue donne e dei suoi uomini e, aggiungo, dei suoi mercati”. “Le imprese sono veicoli di crescita, innovazione, formazione, cultura, integrazione, moltiplicazione di influenza, fattore di soft-power. E sono, anche, agenti di libertà. Generare ricchezza è una rilevante funzione sociale. È una delle prime responsabilità sociali dell’impresa. Naturalmente, non a detrimento di altre ricchezze, individuali o collettive”. “Non è il capitalismo di rapina quello a cui guarda la Costituzione nel momento in cui definisce le regole del gioco. Il principio non è quella della concentrazione delle ricchezze ma della loro diffusione. Il modello lo conosciamo: è quello che ha fatto crescere l’Italia e l’Europa”
(da agenzie)
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