OGGI TRUMP L’HA SPARATA ANCORA PIÙ GROSSA: ALLE NAVI MERCANTILI IN ATTESA VICINO ALLO STRETTO DI HORMUZ, HA DETTO CHE “DOVREBBERO TIRARE FUORI LE PALLE A ATTRAVERSARLO”
“POLITICO” RACCONTA DELLO SCAZZO INTERNO, CON IL VICEPRESIDENTE, JD VANCE, VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, SCETTICO VERSO L’OPERAZIONE
Le navi mercantili in attesa vicino allo stretto di Hormuz dovrebbero “tirare fuori le palle e attraversarlo”. Lo ha detto Donald Trump in un’intervista con Fox news domenica ma è venuto fuori soltanto oggi, dopo che diverse imbarcazioni sono state attaccate da Teheran. Diversi oppositori del tycoon e rappresentanti democratici hanno criticato il commento accusando Trump di sottovalutare i rischi della guerra.
Secondo due funzionari statunitensi, il Pentagono sta valutando l’invio di ulteriori navi da guerra in Medio Oriente in preparazione alla scorta di petroliere attraverso
lo Stretto di Hormuz, mentre l’Iran intensifica i suoi attacchi contro questa strategica via navigabile. Lo riporta il Wall Street Journal. Anche con l’invio di ulteriori navi da guerra, le forze statunitensi non inizierebbero a scortare le imbarcazioni finche’ la minaccia iraniana non si sara’ ridotta, hanno affermato i funzionari statunitensi. Cio’ potrebbe richiedere fino a un mese o piu’, anche se gli attacchi militari statunitensi continuano a colpire l’arsenale di missili e droni di Teheran, afferma anche il Wsj.
“È stata confermata la morte di tutti e sei i membri dell’equipaggio a bordo di un aereo cisterna C-135, precipitato nell’Iraq occidentale”. Lo scrive sui social media il Comando centrale Usa precisando che “le circostanze dell’incidente sono oggetto di indagine. Tuttavia, la perdita del velivolo non è stata causata da fuoco nemico o fuoco amico”.
Il vicepresidente americano JD Vance avrebbe espresso scetticismo sull’ipotesi di colpire l’Iran prima che il presidente Donald Trump decidesse di avviare l’operazione militare. Lo riferisce Politico, citando due alti funzionari dell’amministrazione, secondo cui Vance avrebbe manifestato dubbi sia sulla riuscita dell’operazione sia sull’opportunità di intraprendere un nuovo conflitto.
Il vicepresidente, noto per le sue posizioni critiche verso gli interventi militari all’estero, ha comunque sostenuto pubblicamente la decisione del presidente una volta presa, anche se – secondo i media americani – negli ultimi giorni avrebbe ridotto le sue apparizioni pubbliche rimanendo “complessivamente silente”.
Uno dei funzionari citati da Politico lo ha descritto come “scettico” e “preoccupato” sulle possibilità di successo dell’operazione e in generale contrario alla guerra contro l’Iran. Un altro esponente dell’amministrazione ha però sottolineato che il ruolo del vicepresidente è offrire al presidente diversi punti di vista prima della decisione finale, aggiungendo che, una volta definita la linea, Vance si è pienamente allineato alla Casa Bianca.
Lo stesso Trump ha riconosciuto una differenza di approccio, affermando che il vicepresidente era “filosoficamente un po’ diverso” e “forse meno entusiasta”, pur restando favorevole all’operazione. Lo scetticismo di Vance verso le operazioni
militari statunitensi deriva anche dalla sua esperienza come marine in Iraq e da anni di dichiarazioni pubbliche contrarie a nuovi interventi in Medio Oriente.
In passato aveva definito un “errore” i bombardamenti statunitensi contro gli Houthi e aveva sostenuto che una guerra con l’Iran sarebbe “costosa” e una distrazione strategica per gli Stati Uniti. Negli ultimi giorni, pur difendendo l’operazione contro Teheran, il vicepresidente ha ribadito che l’obiettivo dell’amministrazione è limitato alla distruzione delle capacità nucleari iraniane in tempi rapidi e che Washington
(da agenzie)
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