PATRIOTI VERI IN PIAZZA CONTRO PUTIN PER RICORDARE NEMTSOV, UCCISO TRE ANNI FA
COME PER LA POLITKOVSKAYA RESTA SENZA NOME IL MANDANTE DELL’OMICIDIO… E’ IL MODELLO CRIMINALE CHE PIACE TANTO AI SOVRANISTI ITALIANI CHE SBRODOLANO PER UN REGIME DI COMUNISTI RICICLATI
«Non dimentichiamo. Non perdoniamo». E’ questo lo slogan che meglio racchiude il significato
del corteo che ha sfilato per le vie del centro di Mosca per ricordare Boris Nemtsov.
Una manifestazione organizzata a tre anni dagli spari su un ponte a due passi dal Cremlino che hanno strappato l’oppositore all’agone politico e alla vita. Ma anche a tre settimane dalle presidenziali che con ogni probabilità confermeranno Vladimir Putin sulla poltrona più importante della Russia.
Il termometro segna 15 gradi sotto lo zero, una temperatura polare, ma non abbastanza da impedire a migliaia di persone di scendere in piazza per chiedere giustizia.
Per chiedere che sia fatta luce su un delitto che molti ritengono di matrice politica e dietro cui si intravede la longa manus del luogotenente di Putin in Cecenia, Ramzan Kadyrov.
Secondo la polizia, i dimostranti erano 4.500, ma l’ong Belij Schyotcik (Contatore bianco), specializzata nelle stime dei partecipanti alle manifestazioni pubbliche, ritiene che almeno 7.600 abbiano marciato da Strastnoj Boulevard a viale Sakharov tra tricolori russi e bandiere dei partiti d’opposizione.
Duemila persone hanno invece manifestato a San Pietroburgo e altre hanno reso omaggio a Nemtsov a Ekaterinburg e Nizhny Novgorod.
Segno che in Russia l’opposizione, per quanto frammentata, esiste e resiste.
Gli avversari di Putin erano tutti presenti: c’erano Ilya Yashin e Dmitry Gudkov. Ma anche Aleksey Navalny, che nell’ultimo anno ha trascinato in piazza migliaia e migliaia di persone contro il governo e – escluso dalle elezioni per i suoi guai giudiziari che molti ritengono di natura politica – chiede ora ai russi di non andare a votare.
E ancora Ksenya Sobchak e Grigory Yavlinsky, che sono invece candidati alle presidenziali, ma non hanno nessuna possibilità di battere Putin.
Tanti moscoviti che partecipano al corteo hanno però già deciso di non andare a votare. Qualcuno accoglie l’invito di Navalny. Altri, pur non apprezzando Navalny, ritengono inutile recarsi alle urne per elezioni dall’esito scontato.
«Nemtsov riusciva a unire l’opposizione, a compattarla», ci dice Mikhail, 32 anni, convinto che il dissidente sia stato fatto fuori perchè «era troppo pericoloso per Vladimir Putin». Alle sue spalle un gruppo di manifestanti urla: «Kadyrov è la vergogna della Russia». Sono infatti in tanti a pensare che dietro l’omicidio ci sia lo zampino del leader ceceno.
Come nel caso della giornalista Anna Politkovskaya, anche per Nemtsov resta un mistero chi sia il mandante dell’assassinio. La scorsa estate cinque ceceni sono stati condannati per il delitto. Si tratta degli esecutori materiali. E a rafforzare i sospetti su Kadyrov c’è il fatto che alcuni di loro erano militari del battaglione di polizia Sever, un vero e proprio corpo di guardia personale del presidente ceceno.
«Chi l’ha ordinato?» recita un cartello con un grande punto interrogativo su una sagoma umana completamente nera e quindi anonima. «Se non si conoscono i nomi dei mandanti è perchè manca la volontà politica», sostiene Pavel, 43 anni, convinto che «la pista cecena» sia «la più probabile».
«Ma sappiamo tutti – sottolinea poi – che in Russia non si fa nulla se non lo vuole una persona, e questa persona è Vladimir Putin». La folla intanto continua a scandire i suoi motti contro il Cremlino: «Russia senza Putin», «La Russia sarà libera». «Gli eroi non muoiono», grida qualcun altro.
Nemtsov fu vice premier all’epoca di Yeltsin, del quale era considerato un potenziale successore. Dopo l’ascesa al potere di Putin, nel 2000, divenne uno dei più agguerriti avversari del leader russo. Si era schierato contro l’annessione della Crimea e quando l’hanno ucciso stava lavorando a un rapporto sulla presenza di truppe russe nel conflitto ucraino.
Finito il corteo, centinaia di persone sono andate sul ponte sul quale Nemtsov è stato ucciso per deporre un mazzo di fiori in memoria del dissidente. Mentre la polizia coi megafoni invitava la gente ad andare via per non intralciare il passaggio. L’opposizione vorrebbe che il ponte, vicino al Cremlino, fosse dedicato a Nemtsov. Ma forse, ancora una volta, manca la volontà politica.
(da “La Stampa”)
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