PER GIORGIA MELONI LA SICILIA È UN PROBLEMA SERIO: LA REGIONE GUIDATA DAL FORZISTA RENATO SCHIFANI È LACERATA
AL REFERENDUM HA VINTO IL NO; IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO E L’ASSESSORA AL TURISMO ELVIRA AMATA, ENTRAMBI DI FDI, SONO INDAGATI PER CORRUZIONE, E POTREBBERO FINIRE DIMISSIONATI
«Giorgia Meloni, la presidente del Consiglio, mi ha mandato un messaggio molto stizzito a
mezzanotte. La donna più potente del mondo, con tutto quello che sta succedendo, all’estero e in Italia, trova il tempo per infastidirsi e arrabbiarsi con me». Nella fotografia della crisi del centrodestra e della leadership di Giorgia Meloni, si inserisce anche Ismaele La Vardera. Ex giornalista, ex inviato delle Iene, oggi è un deputato di opposizione dell’Ars, l’Assemblea regionale siciliana, leader del movimento Controcorrente.
Qualche ora prima di ricevere la visita su WhatsApp di Meloni, La Vardera aveva pubblicato un video per denunciare la decisione presa venerdì dal Consiglio dei ministri di impugnare la legge regionale siciliana sui ristori per le zone colpite dal ciclone Harry, definendola «una ritorsione» contro il plebiscito a favore del No che ha travolto l’Isola governata dalla destra
Va tenuto in mente perché fa da premessa alla reazione della premier. Che va su tutte le furie e gli scrive in piena notte: «La ritorsione??? (con tre punti interrogativi, ndr), io veramente non ho parole. E ora che faccio mi metto a impugnare le leggi di quasi tutte le regioni? Che modo vergognoso di fare politica. Il cambiamento…».
Per la premier la Sicilia è un problema serio. La Regione guidata da Renato Schifani, Forza Italia, è preda di lacerazioni. L’onda che ha spazzato via la riforma della giustizia e la serenità della coalizione è un campanello d’allarme.
Il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno e l’assessora al Turismo Elvira Amata, entrambi di FdI, sono indagati per corruzione, e potrebbero essere i prossimi a finire dimissionati da un ordine di Meloni, come successo al sottosegretario Andrea Delmastro e alla ministra Daniela Santanchè. Il primo dei due è, tra l’altro, come quest’ultima, amico e fedelissimo del cofondatore di FdI, Ignazio La Russa.
Un tentativo di rigenerare l’anima più legalista, che la leader aveva però accantonato nei lunghi mesi della battaglia referendaria, quando ha lasciato tutti al proprio posto, nonostante le inchieste e, in alcuni casi, le condanne.
Per La Russa, che ha provato a difendere inutilmente Santanchè, e che ha un suo personale fortino in Sicilia, sarebbe un ulteriore smacco. Non è neanche certo che il governo di Schifani sopravviverà.
La crisi siciliana potrebbe essere il preludio a un crollo nazionale. Altre volte in passato l’Isola ha funzionato da laboratorio, ha anticipato tendenze, trionfi e sciagure. È successo con l’onda che ha portato il M5S al potere nel 2018. E oggi il No che colora di rosso le province del Sud è per la premier un segnale di emorragia di consenso.
(da La Stampa)
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