PESSIME NOTIZIE PER MELONI E GIORGETTI: NEL 2026 LA CRESCITA ITALIANA, GIÀ STITICA, SARÀ FRENATA DALL’INSTABILITÀ MONDIALE
L’ISTAT LANCIA L’ALLARME: L’ECONOMIA DEL NOSTRO PAESE DOVRÀ FARE I CONTI CON IL CAOS GENERATO DALLE OPERAZIONI MILITARI DI TRUMP (VEDI IL VENEZUELA), I RISCHI SISTEMICI PER LA POSSIBILE “BOLLA FINANZIARIA” DELL’AI E LE INCERTEZZE SULLA POLITICA MONETARIA DELLA FEDERAL RESERVE … GIÀ I DATI DI NOVEMBRE E DICEMBRE ERANO PREOCCUPANTI: CALA LA PRODUZIONE INDUSTRIALE E RISALE L’INFLAZIONE. E SENZA PIÙ LA “SPINTARELLA” DEL PNRR
Dalla crescita debole della fine del 2025 ai nuovi focolai di instabilità che segnano l’inizio del
2026. E’ in questo quadro, secondo un nuovo focus dell’Istat, che si muove l’economia del nostro Paese.
Perché se è vero che negli ultimi mesi del 2025, «l’attenuazione delle tensioni commerciali e il taglio dei tassi d’interesse hanno
ridotto l’incertezza e favorito la liquidità, contenendo in parte le pressioni al ribasso sulla crescita dell’economia mondiale», con l’inizio anno si fanno più netti i rischi di un nuovo rallentamento.
In primo piano, le recenti operazioni militari degli Stati Uniti in Venezuela, che per fortuna non hanno avuto effetti sui prezzi del greggio, ma soprattutto i nuovi rischi sistemici dovuti alla possibile «bolla finanziaria» dell’intelligenza artificiale e alle incertezze sulla politica monetaria della Federal Reserve nella seconda parte del 2026 posto che il mandato dell’attuale presidente scadrà a maggio. E’ altamente probabile che riparta la volatilità dei mercati
Quanto al nostro Paese, dopo che nel terzo trimestre 2025 si è registrato un contenuto incremento congiunturale che ha portato il Pil a crescere dello 0,6% rispetto a 12 mesi prima, «i dati ad alta frequenza più recenti» secondo il nostro istituto di statistica segnalano un indebolimento generalizzato dell’economia a ottobre, dopo la ripresa nel mese precedente.
«Si evidenzia – prosegue l’Istat nella sua nota sull’andamento dell’economia nei mesi di novembre e dicembre 2025 – un quadro di crescita debole rispetto alla media dell’area euro, con andamenti differenziati tra i diversi settori».
Nel trimestre agosto–ottobre, in particolare, la produzione industriale ha registrato una variazione negativa (-0,9%) essenzialmente per il calo di beni durevoli e beni di consumo. A ottobre è scesa sia la produzione del settore delle costruzioni che il fatturato dei servizi. In positivo c’è invece l’aumento degli scambi con l’estero, ma con rilevanti differenze a livello settoriale.
Per quanto riguarda gli altri indicatori i dati sull’occupazione, dopo due mesi di crescita, sono definiti «contrastanti» col numero degli occupati che a novembre é sceso a quota 24 milioni 188 mila unità, coinvolgendo le sole donne e tutte le classi d’età a eccezione dei 25-34enni. Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,7% con un calo dello 0,1 contro il 6,3% che si è registrato nell’Area euro, mentre quella giovale si attestata sul 18,8% (-0,8 punti).
Allarmante, rispetto a ottobre, la crescita al 33,5% (+0,2 punti) del tasso d’inattività delle persone che non lavorano nè cercano una occupazione che resta tra i più elevati nell’Ue 27.
A dicembre il potere d’acquisto delle famiglie italiane è migliorato dell’1,8% ed aumentata anche la fiducia dei consumatori, che in prevalenza (43,2%), per l’anno in corso si aspettano un calo dei prezzi.
In media nel 2025 il nostro tasso di inflazione è stato pari all’1,7% (+1,1% nel 2024), contro il 2,1% registrato per l’area euro (+2,4% nel 2024), ma a dicembre l’indice armonizzato dei prezzi è tornato a salire dall’1,1 di novembre all’1,2% (coi prezzi degli alimentari cresciuti però del 2,4% (+3,7% nel trimestre).
(da agenzie)
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