PETROLIO, ORO, LITIO E TERRE IL GRANDE FORZIERE NEL MIRINO DEL TYCOON: DOPO IL BLITZ DI CARACAS, TUTTI I PAESI SUDAMERICANI SONO ENTRATI NEL RADAR DELLA CASA BIANCA: CUBA E COLOMBIA SONO NEL MIRINO, IN MESSICO NON STANNO TRANQUILLI
LE MIRE DEL TYCOON SONO SÌ GEOPOLITICHE, MA ANCHE ECONOMICO-COMMERCIALI: IN AMERICA LATINA SI TROVANO RISORSE INFINITE DI MATERIE PRIME E IDROCARBURI. MESSICO E BRASILE SONO GIGANTI PETROLIFERI, LA COLOMBIA È IL SECONDO PAESE AL MONDO PER BIODIVERSITÀ
Le minacce di Trump incendiano l’America Latina e il timore è che, come visto con
Nicolas Maduro, dalle parole si possa passare ai fatti
Dopo il successo del blitz di Caracas tutti i Paesi della regione sono entrati nel radar della Casa Bianca. Cuba e Colombia sono nel mirino, ma anche in Messico non stanno tranquilli mentre a Brasilia Lula cerca di mettere in piedi una linea di resistenza continentale che sembra però difficile da organizzare visto che a ogni elezione (vedi i voti recenti in Bolivia e Cile) i vassalli trumpiani non fanno che crescere.
Le mire di Trump sono geopolitiche ma anche economico-commerciali, perché in America Latina si trovano risorse infinite di materie prime e idrocarburi.
Messico e Brasile sono giganti petroliferi, la Colombia è il secondo Paese al mondo per biodiversità, il Perù ha un settore minerario aperto alle industrie straniere e dove la Cina ha fatto passi da giganti. C’è poi il litio le cui riserve sono concentrate in un triangolo di Paesi (Argentina-Bolivia-Cile) che, a partire da marzo, con l’ingresso in campo del cileno Kast, saranno guidati da governi amici della Casa Bianca.
C’è di tutto e di più, basta avere presidenti che aprono le porte per sinergie e nuove privatizzazioni, il businessman Trump questo lo sa bene. Il gas naturale che va dalle Ande boliviane
fino alla Patagonia argentina, il rame del Cile, le riserve di acqua dolce per non parlare di soia, carne, cereali. Nello stesso Venezuela, petrolio a parte, ci sono grandi riserve di oro e di altri metalli preziosi; l’inefficienza e la corruzione del regime chavista ha impedito di sfruttarle al meglio. Se saranno date le condizioni, le imprese americane potranno fare affari giganteschi, spiazzando alcuni concorrenti regionali come le brasiliane Petrobras e Vale.
Sull’Avana c’è una bomba ad orologeria. «Hanno i giorni contati – ha detto Trump – sono in una crisi terribile, è chiaro che stanno per cadere». A Cuba manca di tutto e senza il petrolio venezuelano l’isola rischia il blackout. Dal Messico è arrivato una boccata d’ossigeno ma Trump potrebbe bloccare anche quella fonte e allora davvero sarebbe dura tirare avanti.
Lula e Trump sembravano entrati in una fase di disgelo, la crisi venezuelana li ha rimessi sugli scudi. Il brasiliano punta al quarto mandato a ottobre, Trump farà di tutto per sostenere i conservatori, che per ora puntano su Flavio Bolsonaro, primogenito dell’ex presidente finito in galera. Trump sa che Lula è in vantaggio e sa anche che il brasiliano è un popolo nazionalista a cui non piace l’idea di una potenza straniera che venga a dirgli cosa si deve fare.
Tanti gli interessi e i giochi di potere incrociati e su tutti c’è il dramma dei migranti. La Colombia ospita 2,5 milioni di venezuelani, il Brasile ne ha 650.000, una nuova crisi umanitaria potrebbe far nascere un altro esodo e il costo ricadrebbe proprio su Petro e Lula.
Trump gioca al grande Risiko delle Americhe. Si fa forte della rete di governi alleati, da Milei in su e della pressione commerciale e militare su chi osa andargli contro. La convinzione è che la sintonia politica aprirà grandi spazi commerciali, cacciando indietro i cinesi, che negli ultimi anni sono cresciuti moltissimo nella regione.
(da agenzie)
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