PUSCHER UCCISO A ROGOREDO, I RACCONTI SULL’AGENTE CINTURRINO: “DUECENTO EURO E CINQUE GRAMMI DI COCAINA AL GIORNO. IN CAMBIO LA PROTEZIONE”
“CINTURRINO LO AVEVA MINACCIATO PIU’ VOLTE DI AMMAZZARLO”
Emergono sempre più nuovi elementi sulla morte di Abderrahim Mansouri, 28enne
marocchino legato allo spaccio nel boschetto di Rogoredo a Milano, ucciso il 26 gennaio con un colpo di pistola alla testa durante uno scontro con la polizia. Prima di morire, Mansouri, secondo quanto riporta La Stampa, aveva confidato di aver ricevuto gravi minacce di morte. Al momento è indagato per omicidio volontario l’agente che avrebbe esploso il colpo, Carmelo Cinturrino. Mentre i suoi quattro colleghi dovranno rispondere di favoreggiamento e omissione di soccorso. Questo perché ci sarebbe stato un ritardo nell’avviso dei soccorsi. E secondo delle prime analisi il pusher non era armato. Sulla pistola a salve trovatagli addosso non emerge il suo dna ma quello di altra due persone.
«Duecento euro e cinque grammi di cocaina al giorno», in cambio la “protezione”
Molti pusher della zona avrebbe indicato come mittente di quelle minacce Carmelo Cinturrino, assistente capo della polizia ora indagato per l’omicidio. «Prima o poi quello lì lo ammazzo», avrebbe detto riferendosi al 28enne. «Duecento euro e cinque grammi di cocaina al giorno», sarebbe la presunta cifra chiesta dall’agente agli spacciatori della zona. In cambio la protezione per poter spacciare liberamente. Cinturrino ha negato di conoscere direttamente Mansouri e respinge ogni accusa. Ma gli investigatori della Squadra Mobile stanno verificando queste testimonianze e analizzando anche il cellulare dell’indagato. Anche perché l’agente risulta indagato per falso a proposito di un verbale di arresto del 7 maggio 2024 nel quartiere Corvetto, dove una telecamera lo ha ripreso mentre estraeva e intascava delle banconote dalla cover del cellulare di un pusher tunisino.
Il racconto di un abitante della zona sull’agente: «Spesso sembrava esaltato, quasi fuori di sé»
Ad avvalorare il racconto dei pusher anche quello degli abitanti della zona. «Una volta l’ho visto avventarsi contro un signore pakistano che stava comprando le sigarette, non lo conosceva neanche e
l’uomo non stava facendo nulla di male. Il poliziotto indossava la divisa e l’ha minacciato dicendogli “Tu lo sai chi sono io?”», spiega a La Stampa un signore sulla sessantina di rientro dalla spesa. «Spesso sembrava esaltato, quasi fuori di sé».
(da agenzie)
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