“QUELLA PISTOLA NON È CADUTA A TERRA: EMANUELE POZZOLO LA TENEVA IN MANO”: TUTTI I TESTIMONI, SENTITI DALLA PROCURA DI BIELLA, SBUGIARDANO IL DEPUTATO PISTOLERO DI FRATELLI D’ITALIA
POZZOLO AVEVA DETTO CHE L’ARMA GLI ERA SCIVOLATA DALLA TASCA E CHE UN GRUPPO DI PERSONE SI ERA CHINATO A RACCOGLIERLA … NELLA SALA DELLA FESTA C’ERANO BAMBINI CHE CORREVANO: LA POSIZIONE DI POZZOLO POTREBBE AGGRAVARSI
Tutti i testimoni sentititi finora dalla procura non hanno dubbi: «Quella pistola non è mai caduta a terra: era nelle mani di Emanuele Pozzolo». Bambini e adolescenti erano quasi tutti nella sala accanto a giocare con i gonfiabili quando il colpo partito dal mini-revolver North american arms provo ut, calibro 22, ha ferito il genero trentunenne del caposcorta del sottosegretario alla Giustizia Andrea Del Mastro.
Ma almeno un bimbo di quattro anni era in quella sala, «era crollato dal sonno in braccio al suo papà», racconta un testimone. Se la conferma dovesse arrivare dagli accertamenti dei carabinieri rischierebbe di aggravarsi la posizione dell’unico indagato nell’inchiesta della procura diretta Teresa Angela Camelio.
«Si è sentito il botto, sembrava quasi un mortaretto». Nessuno ha dubbi sul fatto che quella «piccola pistola» fosse nelle mani di Pozzolo. Si ipotizza che il deputato l’abbia tirata fuori per mostrarla a qualcuno. E mentre la maneggiava, «accidentalmente», sia partito il colpo. Anche il ferito, Luca Campana, che ieri ha denunciato Pozzolo per lesioni, ha assicurato: «Sicuramente il colpo è partito per errore, ma quella pistola non è mai caduta a terra».
È un punto fondamentale su cui si concentra l’inchiesta aperta dai magistrati per lesioni colpose, accensioni ed esplosioni pericolose e omessa custodia dell’arma. Perché è vero che Pozzolo non è ancora stato interrogato, ma nelle dichiarazioni spontanee davanti ai carabinieri quella notte ha assicurato di non aver mai tirato fuori il revolver, che aveva sempre con sé da un paio di settimane, dal 12 dicembre, quando la prefettura di Biella gli ha rilasciato il porto d’armi «per difesa personale». Ai militari ha detto che l’arma è scivolata dalla sua tasca e un gruppetto di persone incuriosite si sono chinate a raccoglierla: così sarebbe partito per sbaglio lo sparo.
Oltre al ferito, sono in tutto sei i testimoni già sentiti da carabinieri e pm. Tra loro c’è la compagna della vittima e la sindaca di Rosazza, Francesca Delmastro, sorella del sottosegretario, che ha ribadito: «Non ero presente al momento dello sparo, ero già tornata a casa».
Tre in tutto i testimoni sentititi ieri in procura. L’ultimo è stato il caposcorta di Delmastro, Pablito Morello, ex sindacalista della Penitenziaria. «Sono un poliziotto, parlo solo con i magistrati», ha dichiarato all’uscita dal palazzo di giustizia, dopo un colloquio durato un paio d’ore. Oltre a lui, al veglione ha partecipato almeno un altro componente della scorta con la famiglia.
Nella sala della festa non c’erano telecamere: per questo ogni testimonianza e dettaglio è fondamentale per gli inquirenti che hanno già inviato al Ris di Parma la matrice dello “stub”, per rilevare le tracce di polvere da sparo sulle mani e gli abiti che Pozzolo si è rifiutato di consegnare. La procura non ha ancora convocato il sottosegretario Delmastro, forse lo farà nei prossimi giorni. Sin dall’inizio ha dichiarato che al momento dello sparo era vicino all’auto, giù per i gradini, nei parcheggi sotto l’ex asilo. Non ha visto, non ha sentito. Ma al suo entourage ha fatto sapere che, nel caso, è pronto e disponibile a rendere la sua testimonianza.
( da La Stampa)
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