REMESLO, L’EX FEDELISSIMO DI PUTIN: “E’ UN PRESIDENTE ILLEGITTIMO, UN LADRO E UN CRIMINALE”
L’AVVOCATO CHE PERSEGUITAVA NAVALNY ROMPE CON IL CREMLINO… ECCO I SEI PUNTI DEL MANIFESTO CONTRO PUTIN
L’avvocato e blogger russo Ilya Remeslo, storico fedelissimo del Cremlino noto per le sue battaglie contro l’opposizione, ha pubblicato un lungo manifesto su Telegram dal titolo “Cinque motivi per cui ho smesso di sostenere Vladimir Putin“. Come riportato nel suo post, così come dal The Moscow Times, il manifesto si conclude con parole esplicite: «Vladimir Putin non è un presidente legittimo. Deve dimettersi ed essere processato come criminale di guerra e ladro. Viva la libertà, dannazione!».
Chi è Ilya Remeslo
Ilya Remeslo è un avvocato e blogger russo, noto per il suo sostegno alle posizioni del Cremlino e di Vladimir Putin. Negli anni si è distinto come uno dei più attivi sostenitori della linea governativa, utilizzando anche le sue competenze legali per presentare denunce contro attivisti, giornalisti e oppositori politici.
È stato coinvolto in diverse campagne contro il leader dell’opposizione Alexei Navalny, partecipando anche a procedimenti giudiziari a suo carico. In passato ha fatto parte della Camera pubblica russa, un organismo consultivo legato al Cremlino, consolidando il suo ruolo all’interno dell’ecosistema mediatico e politico filogovernativo putiniano.
I cinque punti di Remeslo contro Putin
Nel lungo messaggio pubblicato su Telegram, Remeslo elenca cinque motivi principali alla base della sua rottura. Il primo riguarda la guerra in Ucraina, definita
«assolutamente senza via d’uscita». Secondo il blogger, il conflitto ha causato «1-2 milioni di vittime» e sta andando avanti senza benefici per i cittadini russi.
«Una guerra totalmente senza sbocchi, con enormi perdite… può andare avanti ancora 5-10 anni. Siete pronti a questo?» scrive Remeslo, sostenendo che il conflitto venga portato avanti «solo per i complessi di Putin», mentre «noi cittadini comuni non ne ricaviamo nulla, ma perdiamo soltanto».
Il secondo punto riguarda l’economia. Secondo Remeslo, «sanzioni, infrastrutture distrutte, perdita di partner commerciali» sarebbero costati «trilioni di dollari che avremmo potuto usare per costruire città, scuole, ospedali». Nel suo manifesto, il propagandista russo accusa il Cremlino di aver favorito «i palazzi del presidente e dei suoi amici», mentre milioni di russi restano poveri.
Nel terzo punto critica la repressione digitale e mediatica, sostenendo che il Cremlino abbia tradito le promesse sullo sviluppo di Internet: «Abbiamo visto che Internet mobile non funziona nemmeno nelle grandi città… tutti i social occidentali sono bloccati». Aggiunge, inoltre, che Telegram sarebbe «bloccato all’80%» e che sarebbe prevista una chiusura totale.
Il tema del potere e la critica personale a Putin
Il quarto motivo riguarda la permanenza al potere di Putin: «È al potere dal 1999, da oltre 26-27 anni… e sembra voler restare sul trono fino a 150 anni».
Remeslo, nel manifesto, richiama il principio secondo cui «il potere assoluto corrompe in modo assoluto», sostenendo che Putin sia cambiato nel tempo.
Infine, accusa il presidente di non ascoltare i cittadini: «Le “linee dirette” sono un circo… al presidente non interessano i problemi interni».
Secondo il blogger, in Russia non esiste più una vera opposizione: «Quelli che hanno provato a criticare sono stati dichiarati agenti stranieri, sono all’estero o sono morti». Il testo si chiude con un’esclamazione: «Viva la libertà, dannazione!».
Le prime reazioni e dubbi dalla Russia
Come sottolinea il The Moscow Times, attacchi così diretti a Putin da parte di figure vicine al sistema sono estremamente rari. Alcuni esponenti dell’area pro-guerra hanno ipotizzato un crollo psicologico, una messinscena o un hackeraggio del suo canale Telegram.
Secondo l’oppositore in esilio Leonid Volkov, citato dal The Moscow Times, «qualcosa non torna» e un attacco simile «supera ogni linea rossa». Tuttavia, è lo
stesso Remeslo, il giorno dopo, a smentire ogni teoria, confermando il suo attacco diretto contro Vladimir Putin.
La smentita e il nuovo attacco: «Non è una messinscena»
Di fronte alle numerose teorie circolate a seguito della pubblicazione del suo manifesto, dall’account hackerato fino a una messinscena, Remeslo ha smentito pubblicamente ogni dubbio.
In un video pubblicato sul suo canale Telegram ha dichiarato di aver scritto personalmente il manifesto, mentre in successive dichiarazioni riportate anche dalla stampa ha insistito: «Nulla di tutto questo è organizzato. Sto semplicemente dicendo la verità».
Non solo. Il giorno seguente ha rilanciato con un ulteriore attacco, aggiungendo un sesto punto alla lista delle accuse contro Putin, ovvero una «ossessione per il lusso al limite della malattia».
Secondo Remeslo, il presidente disporrebbe di numerose residenze, aerei e mezzi blindati, e avrebbe sprecato le risorse del Paese per arricchire sé stesso e il proprio entourage.
L’Ucraina, le azioni del Cremlino contro Navalny e l’attacco a Solovyov
Nei giorni successivi, Remeslo ha intensificato gli attacchi, definendo i territori occupati «terre gravate da debiti miliardari» e mettendo in dubbio i benefici della guerra per i cittadini russi: «Tutto è distrutto… che valore hanno questi territori?».
Ha accusato l’amministrazione presidenziale di orchestrare propaganda e operazioni contro l’opposizione, arrivando a sostenere che alcune azioni contro Alexei Navalny fossero decise ai vertici del potere.
Nel mirino anche i media filogovernativi e figure come Vladimir Solovyev, invitato a «criticare Putin». In più interventi ha ribadito che il presidente «non è il Paese» e che la guerra sta «distruggendo la Russia dall’interno».
(da agenzie)
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