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RIFORMA DEL TITOLO V: E’ VERO CHE VERRANNO PRIVATIZZATE ACQUA, LUCE E GAS COME DICE GRILLO?

COSA CAMBIA REALMENTE CON LA NORMA CHE DA’ PIU’ POTERE ALLO STATO CENTRALE E NE TOGLIE ALLE REGIONI

Beppe Grillo sul blog ha lanciato l’ennesimo allarme su cosa potrebbe succedere in Italia se vincesse il Sì al referendum costituzionale e di conseguenza se la riforma Renzi Boschi venisse approvata.
Questa volta tocca alla parte della riforma che va a modificare il Titolo V della Costituzione, ovvero quella parte che regola i rapporti tra Stato ed Enti Locali (Comuni e Regioni) che era già  stata modificata dalla riforma costituzionale del 2001.
Quella del Titolo V della Costituzione è una riforma che va   in larga parte a modificare quanto stabilito dalla riforma del 2001 (anche quella riforma costituzionale fu sottoposta a referendum confermativo) che aveva di fatto istituito una forma piuttosto precaria di federalismo concedendo ampie fette di autonomia alle Regioni.
Il periodo in fondo era ancora quello in cui la Lega Nord di Umberto Bossi sognava ad occhi aperti l’indipendenza della Padania ed in parte l’intento era quello di disinnescare le pretese secessioniste della Lega.
Quindici anni dopo la storia politica italiana è cambiata di nuovo, e dal momento che nemmeno per la Lega di Matteo Salvini la secessione è un obiettivo prioritario il federalismo non è più un aspetto così interessante dal punto di vista politico.
In cambio — per così dire — di un accentramento di poteri e competenze   le Regioni ottengono il nuovo Senato delle autonomie, dove i rappresentati dei vari Consigli regionali avranno la possibilità  di intervenire (seppure in misura molto ridotta) sull’iter legislativo parlamentare e che dovrebbe fungere nelle intenzioni da organo di raccordo tra Governo (e Stato Centrale) ed Enti Locali.
I contrari alla riforma lamentano però che manca l’indicazione del cosiddetto mandato imperativo (su modello tedesco) che vincola i senatori a votare in accordo con le necessità  dei territori che li esprimono (di fatto i Senatori continuano a rappresentare la Nazione e non una singola Regione).
Ma non è solo il contesto storico e politico ad essere mutato dal 2001 ad oggi: l’idea di federalismo concepita da quella riforma costituzionale ha provocato numerosi conflitti di competenze tra Stato e Regioni che sono stati sollevati dinnanzi alla Corte Costituzionale.
Ora, c’è chi dice — i sostenitori del Sì — che la riforma farà  diminuire i contenziosi tra Stato ed Enti Locali perchè stabilirà  in modo chiaro chi può fare cosa.
I sostenitori del No ribattono invece che i contenziosi andrebbero diminuendo lo stesso in maniera fisiologica poichè in quindici anni ormai la Corte ha già  prodotto una cospicua giurisprudenza in materia e che quindi gran parte dei conflitti di competenze sono già  stati presi in esame.
Viceversa con la nuova riforma si assisterà  ad un’impennata dei ricorsi presso la Corte.
Come verrà  usata la clausola di supremazia
Il punto del contendere è la legislazione concorrente, ovvero quegli ambiti del governo del territorio dove le competenze di Stato e Regioni si sovrappongono.
In teoria la riforma costituzionale 2016 mira ad eliminare la legislazione concorrente creando delle aree di competenza esclusiva dello Stato e altre invece che sono materia esclusiva delle Regioni (ad eccezione però delle Regioni a Statuto Speciale che invece mantengono inalterata la loro quota di autonomia, con tutti i problemi del caso che potrebbero presentarsi in futuro).
C’è da rilevare che le nuove materie di competenza regionale potrebbero essere oggetto di contenzioso, quindi si tornerebbe ad una situazione analoga (bisognerà  vedere poi quanto) alla attuale per quanto riguarda i conflitti di attribuzione.
Viene inoltre introdotta la clausola di supremazia in base alla quale con una legge dello Stato il Governo può richiamare a sè una delle competenze affidate alle Regioni se viene ravvisata l’esistenza di un interesse pubblico generale in quell’ambito, come recita l’articolo 117 riformato: «quando lo richieda la tutela dell’unità  giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale».
Questo è il punto più spinoso della riforma del Titolo V, in primo luogo perchè il chiaro intento centralizzatore della riforma non piace a molte Regioni, in secondo luogo perchè — dicono i sostenitori del No — una Regione potrebbe ricorrere alla Corte Costituzionale qualora non ravvisasse l’esistenza di un “interesse generale”.
Sulla riforma del Titolo V i due schieramenti hanno visioni diametralmente opposte: da un lato c’è chi sostiene che va a correggere alcuni effetti nefasti del federalismo istituito nel 2001, dall’altra invece chi è convinto che questo accentramento di potere comporti non solo una cessione di competenze da parte delle Regioni ma di fatto anche un esproprio di altro tipo.
Tutti sono d’accordo su una cosa: la riforma toglierà  potere alle Regioni e ne darà  di più allo Stato Centrale (il che non essendo l’Italia una Repubblica Federale non è proprio un grande scandalo, costituzionalmente parlando).
Le materie di competenza esclusiva dello Stato sono infatti ventuno — tra cui la “produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia”, le “infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto”, i “porti e aeroporti civili”, la “tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici”, l’“ambiente ed eco-sistema” —   e di competenza delle Regioni ne rimangono invece soltanto otto.
Ma è proprio sulla clausola di supremazia che si innesta il discorso di Grillo: lo Stato ora potrà  svendere gli asset statali, privatizzando acqua luce e gas.
Si tratta però di un’ipotesi formulata nel 2013 dall’allora Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni che fu poi smentito (o meglio “rettificato” dal Tesoro).
Anche su questa possibilità  però non è dato di sapere in che modo la riforma aiuterà  le privatizzazioni (che in passato sono già  state fatte) o la vendita di alcune aziende statali (come è stato fatto già  in passato).
Si sa che la Renzi-Boschi prevede che il Senato — sempre per la storia che rappresenta le Regioni — ha la possibilità  di intervenire (in maniera assai debole) su alcune questioni e soprattutto non è dato di sapere se la clausola di supremazia verrà  applicata per risolvere contenziosi “eccezionali” oppure semplicemente per ribadire l’autorità  dello Stato Centrale sulle Regione.
Immagino che sarà  compito di ogni Governo (ed eventualmente della Corte Costituzionale) decidere entro quali limiti muoversi.
Dire che automaticamente il patrimonio statale verrebbe svenduto se passasse la riforma non ha però molto senso, almeno dal punto di vista economico (ovvero di chi vende). E del resto lo dice lo stesso Grillo sul blog
È chiaro che le utilities sono già  ora disciplinate con criteri comunitari, che vanno tutti in direzione di una “privatizzazione”, contro le gestioni “in house”, mentre la regolazione delle tariffe è gestita dalle authority. Ma coi poteri assicurati in tali materie allo Stato centrale dalla riforma, il Governo può agire sui criteri di regolazione (assetti societari, legislazione tariffaria) con uno spazio più agevole per procedimenti legislativi e amministrativi.
Ovvero acqua, luce e gas sono già  regolamentate secondo criteri che esulano dalle competenze di Regioni e Comuni, secondo alcune direttive emanate dalla Commissione Europea.
L’allarme specifico relativo alla riforma sembra essere ridimensionato dallo stesso leader del MoVimento, che dopo il titolo ad effetto corregge il tiro.
Sullo sfondo rimangono ovviamente gli interessi privati dei vari fondi d’investimento, ma se la clausola di supremazia (dato per scontato che nessuno sa come verrà  applicata nel concreto) è necessaria per la tutela “dell’unità  giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale” bisognerà  dimostrare la sussistenza di questo interesse.
Inoltre è alquanto difficile far passare una cessione di un ente statale (vengono citate ENI e Finmeccanica che non risultano essere di competenza regionale nemmeno ora) come conseguenza della riforma costituzionale del Titolo V.

(da “NextQuotidiano”)

This entry was posted on lunedì, Novembre 21st, 2016 at 23:16 and is filed under Referendum. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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