SALVINI APRE LA CRISI: “LA MAGGIORANZA NON C’E’ PIU’, SI VADA IN PARLAMENTO E POI ELEZIONI A OTTOBRE”
DI MAIO: “NON ABBIAMO PAURA DEL VOTO, MA SALVINI PRIMA VOTI LA RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI”
La nota che apre ufficialmente la crisi di governo arriva qualche minuto dopo le 20 di giovedì 8
agosto: agli italiani rimasti a lavoro mancano poche ore prima di andare in ferie per la fatidica settimana di ferragosto.
Giuseppe Conte e Luigi Di Maio hanno appena lasciato Palazzo Chigi, Roberto Fico è sceso da Quirinale da un paio d’ore, quando Matteo Salvini diffonde un comunicato di cinque righe. “Inutile andare avanti a colpi di NO (in maiuscolo ndr) e di litigi, come nelle ultime settimane, gli Italiani hanno bisogno di certezze e di un governo che faccia, non di Signor No”, è l’incipit.
I toni e i concetti sono molto simili alla nota della Lega del pomeriggio, ma questa volta a parlare è direttamente il ministro dell’Interno. E lo fa dopo il faccia a faccia pomeridiano con il premier: un’ora e mezza in cui Salvini avrebbe confermato a Conte l’intenzione di tornare alle urne.
Ecco perchè Sergio Mattarella, dopo aver incontrato Conte all’ora di pranzo, ha convocato al Colle il presidente della Camera, tenendosi in contatto con quella del Senato: il capo dello Stato sapeva che la crisi sarebbe stata parlamentarizzata a breve.
Era quello che negli stessi momenti Salvini stava comunicando a Conte a Palazzo Chigi. Un vertice al quale Luigi Di Maio non ha partecipato, anche se si trovava fisicamente presente nella stesso immobile che ospita la sede del governo.
Che sarebbe stata crisi lo lasciava prevedere già nel pomeriggio una nota della Lega. “Il voto è l’unica alternativa a questo governo”, facevano sapere dal Carroccio. Tradotto: rivedere la squadra o tornare direttamente alle urne. I 5 stelle avevano replicato a distanza: “La nota è incomprensibile. Dicano chiaramente cosa vogliono fare. Siano chiari”. Ripetuto per tre volte, sperando di ricevere risposta.
L’obiettivo per il Carroccio è sicuramente quello di accelerare sui dossier e decidere le priorità , su cui, tra tutte, spicca la riforma della giustizia. È il dossier su cui i 5 stelle non possono e non potranno mai mediare (sarebbe stravolgere il vero pilastro del Movimento) e Salvini non è disposto ad accettare compromessi.
Senza dimenticare che il 9 settembre, fra meno di un mese, il Parlamento deve iniziare a discutere la legge per il taglio dei parlamentari: e anche su questo è difficile immaginare un’intesa.
Secondo il Corriere della Sera, il presidente della Repubblica è pronto a tutto, ovvero anche alle consultazioni estive e (in caso di fallimento) al voto a fine ottobre.
Intanto lo spread è tornato a salire a 210 punti base: la potenziale crisi di governo comincia ad avere un impatto sui mercati.
Ore 20.42 – Di Maio: “Chi prende in giro il Paese prima o poi paga. Noi pronti al voto” “Noi siamo pronti, della poltrona non ci interessa nulla e non ci è mai interessato nulla, ma una cosa è certa: quando prendi in giro il Paese e i cittadini prima o poi ti torna contro. Prima o poi ne paghi le conseguenze. Ad ogni modo c’è una riforma a settembre, fondamentale, che riguarda il taglio definitivo di 345 parlamentari. E’ una riforma epocale, tagliamo 345 poltrone e mandiamo a casa 345 vecchi politicanti. Se riapriamo le Camere per la parlamentarizzazione, a questo punto cogliamo l’opportunità di anticipare anche il voto di questa riforma, votiamola subito e poi ridiamo la parola agli italiani. Il mio è un appello a tutte le forze politiche in Parlamento: votiamo il taglio di 345 poltrone e poi voto”.
E Di Maio anticipa un argomento da campagna elettorale: “Salvini ha fatto cadere il governo per non ridurre i parlamentari”.
(da agenzie)
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