SALVINI NON CONOSCE NEANCHE LE LEGGI CHE HA VOLUTO
SALVINI HA ANNUNCIATO DI VOLERE “RIQUERELARE” ROBERTO SAVIANO, DOPO L’ASSOLUZIONE DELLO SCRITTORE DALL’ACCUSA DI DIFFAMAZIONE PER AVERLO DEFINITO “MINISTRO DEL MALAFFARE”. MA NEL 2024 LO STESSO SALVINI HA VOTATO LA LEGGE NORDIO CHE VIETA AL PM DI RICORRERE IN APPELLO CONTRO UN’ASSOLUZIONE, SE DI MEZZO C’È UN REATO SOTTO I 4 ANNI QUINDI È IMPOSSIBILE PRESENTARE RICORSO
Salvini nel 2024 ha votato la legge Nordio che tra varie nefandezze giuridiche
(vial’abuso d’ufficio) vieta pure al pm di ricorrere in appello contro un’assoluzione, se di mezzo c’è un reato sotto i 4 anni. La diffamazione, contestata da Salvini a Roberto Saviano, è tra questi.
Ecco il destino “tafazziano” di Salvini, all’epoca dei fatti ministro dell’Interno, che non solo perde la querela scatenata otto anni fa contro Saviano, che lo battezzò “ministro della malavita”, ma per via di una legge che da patron della Lega ha votato, non può ribaltare la sentenza con un processo d’appello.
Ahimè consapevole, ipotizza e minaccia una nuova querela, ma è una strada chiusa perché è vietato chiedere un nuovo processo se c’è già stato un proscioglimento. L’articolo 649 del codice di procedura è di facile lettura e non lascia dubbi. Ma l’indomito Salvini insiste.
Eccolo all’assalto, a sentenza appena fresca: “Lo riquerelerò per questo”, Saviano s’intende. “Ci riproverò. Magari troverò un altro giudice di sinistra che dirà che mi può dare del delinquente, del camorrista, del malavitoso”.
Non ci sono dubbi sul fatto che la legge Nordio si applica al nostro caso. Pur se i fatti sono del 2018, la sentenza è arrivata adesso, quindi vale la legge del 2024, come conferma la Cassazione per il principio del tempus regit actum.
Il Guardasigilli Nordio ha introdotto il divieto di fare appello contro le sentenze di proscioglimento per i reati a citazione diretta, come la diffamazione a mezzo stampa, per i quali non è prevista l’udienza preliminare.
Insomma, Salvini si è legato le mani da solo. Senza quella norma il pm, peraltro in questo caso favorevole all’assoluzione come ha argomentato Sergio Colaiocco, avrebbe potuto ricorrere in appello. Oggi non può più farlo.
(da il Fatto Quotidiano)
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