SEI MILIARDI DI EURO DI TASSE ENTRANO IN ITALIA DA IMPRESE DI IMMIGRATI
SONO GIA’ 165.000 GLI IMPRENDITORI IMMIGRATI NEL NOSTRO PAESE… DANNO LAVORO A MEZZO MILIONE DI PERSONE, SEMPRE PIU’ ITALIANI… SETTORE CARDINE L’EDILIZIA, CON 64.000 AZIENDE, SEGUONO ATTIVITA’ COMMERCIALI CON 57.000 IMPRESE… PAGANO 5,9 MILIARDI DI TASSE
La Banca d’Italia vede la produzione industriale del 2008 a un segno negativo del meno 4%, uno dei peggiori risultati del dopoguerra. Sempre secondo la banca centrale, l’economia italiana andrà peggio del previsto nel 2009 e lascerà sul terreno il 2% del Pil, il prodotto interno lordo.
A trascinare verso il basso la ricchezza nazionale è soprattutto il dato iniziale relativo alla produzione industriale in caduta libera.
Le stime fosche sulla crisi della Banca d’Italia sono una doccia fredda per il governo: dai numeri neri di via Nazionale emerge che le misure adottate dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per sostenere famiglie e imprese servono a ben poco: sono un pannicello caldo.
La stessa Confcommercio che si è sempre mostrata in linea con l’ottimismo di Berlusconi, ora frena e paventa per il 2009 un numero di disoccupati pari a circa 2 milioni, con il timore che possa raggiungere l’8%, una soglia a rischio con relativa contrazione del reddito disponibile e diminuzione dei consumi.
Vi è poi un altro aspetto poco conosciuto invece e positivo dell’economia italiana: quello delle imprese aperte da immigrati nel nostro Paese.
Il settore è in continua espansione ed è stato fotografato dalla Fondazione Ethnoland: dallo studio emerge che il contributo degli immigrati allo Stato italiano è notevole, circa 5,9 miliardi di tasse sui redditi da loro prodotti.
Secondo i dati di numerose istituzioni pubbliche e private, il boom è evidente: dal 2003 al 2008 il numero di queste imprese, di piccole dimensioni, è triplicato.
Gli immigrati imprenditori sono sempre di più: 160mila in tutta Italia: le aziende straniere nel complesso danno lavoro a oltre mezzo milione di persone, sempre più italiani.
Ci sono casi di immigrati che aprono una partita Iva perchè il datore di lavoro vuole alleggerire i vincoli da lavoro dipendente, ma oltre ai titolari di microimprese, ci sono circa 130mila figure societarie e almeno 200 mila dipendenti.
Il gruppo etnico più attivo appare quello marocchino con 28mila imprese attive ( + 27% rispetto al 2003), seguito dai romeni con 23.500 imprese ( + 61%, il maggior tasso di crescita), con cinesi e albanesi al terzo posto, con 18.000 imprese a testa ( + 24% e + 48% rispettivamente).
Il settore cardine dell’imprenditoria straniera è quello dell’edilizia ( 64mila aziende, 37% del totale), seguito dalle varie attività commerciali ( 57mila aziende, 34% del totale).
Un impegno quindi imprenditoriale in controtendenza rispetto ai trend nazionali, segno di un sempre maggiore coinvolgimento produttivo di tanti immigrati che, appena possono, tendono a “correre da soli”.
E un gettito fiscale derivante dalle tasse sul reddito che producono che costituisce una boccata d’ossigeno alle finanze dello Stato italiano.
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