SONO UNA MADRE, SONO CRISTIANA E ORA SONO ANCHE UN ANGELO: SCOPPIA LA POLEMICA SUL CASO DELL’AFFRESCO CHE RAPPRESENTA GIORGIA MELONI CON IL VOLTO DI UN CHERUBINO NELLA CHIESA DI SAN LORENZO IN LUCINA
INTERVENGONO IL MINISTERO DELLA CULTURA, LA SOPRINTENDENZA E IL VICARIATO: “NON SI USI IL SACRO” – IL SACRESTANO DECORATORE BRUNO VALENTINETTI ESONDA: “IO POSSO DISEGNARE CHI VOGLIO, LO FACEVA ANCHE CARAVAGGIO. E CHI HA MAI DETTO NULLA A CARAVAGGIO?”
Si muovono il ministero della Cultura, la soprintendenza e il vicario del Papa. Le indagini sull’affresco che rappresenta Giorgia Meloni con il volto di un cherubino, dopo la rivelazione di Repubblica, sono avviate. La premier ironizza: «No, decisamente non somiglio a un angelo». E sui social aggiunge l’emoticon con la faccina che ride con le lacrime. Un modo per prendere le distanze dopo che Avs ha parlato di «culto della personalità, come non avveniva dai tempi del fascismo».
La questione comunque si fa seria. Il cardinale Baldo Reina, vicario di Papa Leone XIV, dà già un giudizio netto. In una nota si «ribadisce con fermezza che le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica».
Su indicazione del ministro della Cultura Alessandro Giuli, e dopo le sollecitazioni delle opposizioni, sono appena arrivati i funzionari tecnici del Mic e la soprintendente speciale per Roma, Daniela Porro, per visionare il cherubino, su cui doveva essere fatto semplicemente un intervento di ripristino sulla base di quello originale, dipinto nel 2000
Il decoratore e restauratore Bruno Valentinetti di mattina presto nega che si tratti
della leader di Fratelli d’Italia, il parroco Daniele Micheletti invece subito ammette la somiglianza. Con il passare delle ore il clima si fa teso. Porro, nel primo pomeriggio, davanti la chiesa, spiega che quella in questione è «un’opera del 2000, dunque non è un bene culturale e non è sottoposto a tutela. Ma la basilica lo è».
Dunque la soprintendente ha dato incarico ai suoi funzionari di fare una ricerca in archivio «per capire attraverso le fotografie se vi sia stata una trasformazione rispetto al dipinto del 2000». A occhio nudo, mettendo a confronto il prima e il dopo, è facile notare le differenze. Porro non si sbilancia: «Verificheremo se ci sono responsabilità». I fondi del restauro sono arrivati da privati, monsignor Micheletti parla di fondazioni bancarie.
In questa vicenda, che è diventata un caso politico oltreché cittadino e sociale, interviene anche il vicariato di Roma, specificando che la committenza ecclesiastica sarebbe stata tenuta all’oscuro delle scelte artistiche, non previste, adottate in fase di restauro. «È chiaro che c’è stato un intervento dell’artista — viene spiegato — adesso stiamo cercando di capire che cosa sia avvenuto e con quali modalità» chiedendo chiarimenti anche al parroco Micheletti. E saranno valutate «eventuali iniziative»
Pd, M5s e Avs chiedono un chiarimento da parte del Mic. «Il patrimonio culturale italiano non può essere piegato a letture improprie», avverte la democratica Irene Manzi. Ma il senatore meloniano Matteo Gelmetti parla di «ennesimo caso di indignazione selettiva, dove l’arte diventa improvvisamente uno scandalo solo quando non piace a qualcuno». Non nascondendo quindi, da parte dei Fratelli, un certo apprezzamento.
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