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CAPEZZONE INVITA FINI A DIMETTERSI PER “COERENZA”: ECCO COSA DICEVA LUI DEL PREMIER

Agosto 9th, 2010 Riccardo Fucile

CIARPAME SENZA PUDORE: UNA RACCOLTA DELLE FRASI DELL’ATTUALE PORTAVOCE DEL PDL, MAGGIORDOMO ALLA CORTE DEL SOVRANO… ECCO CHI DOVREBBE INSEGNARCI COME SI STA   A DESTRA

Ecco cosa diceva Capezzone prima di percepire il lauto stipendio dal Pdl, a dimostrazione che, quanto a coerenza di vita, non esiste limite al peggio

1) Berlusconi ha pagato i magistrati
“In nessun paese al mondo avremmo un premier così. Per essere chiaro, voglio prescindere dall’esito dei processi di ieri e di oggi, e perfino, se possibile, dalla rilevanza penale dei fatti che sono emersi. Ma è però incontrovertibile che Silvio Berlusconi, prescrizione o no, abbia pagato o fatto pagare magistrati.Così come da Palermo, quale che sia la qualificazione giuridica di questi fatti, emergono fatti e comportamenti oscuri di cui qualcuno, Berlusconi in testa, dovrà  assumersi la responsabilità  politica”. Lo ha dichiarato Daniele Capezzone a proposito della sentenza di condanna nei confronti di Marcello Dell’Utri. 11 dicembre 2004.

2) Berlusconi più ricco grazie alla politica
“Silvio Berlusconi è entrato in politica con 5mila miliardi di debiti (di lire, o del vecchio conio, come direbbe Bonolis), e con le banche che – indegnamente, lo sottolineo – tentavano di strozzarlo; oggi (essendosi misurato con…come si chiama? Ah sì, il perfido regime comunista…), vanta 29mila miliardi di attivo (sempre in lire), ed è entrato nel G7 dei sette uomini, appunto, più ricchi del pianeta. Ecco questa è una cosa che è cambiata in questi 12 anni. Il resto – conclude riferendosi alle riforme promesse dal premier – un po’ meno”. 29 ottobre 2005

3) Da Berlusconi solo leggi ad personam”
Tre anni fa – ha detto Daniele Capezzone, segretario dei Radicali Italiani -i Radicali proposero tre referendum che avrebbero cambiato il sistema giudiziario. Ci fu chi si oppose legittimamente, ma Berlusconi invitò a non votare perchè tanto lui avrebbe fatto le riforme. In questi tre anni non è stato fatto nulla, solo leggi di interesse personale, che non funzioneranno e che molto probabilmente verranno dichiarate incostituzionali”. 14 novembre 2003

4) L’Italia non può avere altri cinque anni di Berlusconi
“L’Italia non può permettersi altri cinque anni di governo di Silvio Berlusconi: non sarebbero”ecosostenibili” Lo ha detto nella sua relazione introduttiva al Congresso
dei Radicali Italiani il segretario Daniele Capezzone “In questa legislatura – ha aggiunto Capezzone – Berlusconi ha avuto a disposizione una maggioranza parlamentare amplissima (“più 100” deputati e “più 50″senatori): eppure, le riforme non si sono viste. Dall’economia alla giustizia, è enorme il divario tra le promesse di cinque anni fa e le cose effettivamente realizzate. Per non parlare di ciò che è accaduto sul terreno
dei diritti civili, con un’autentica aggressione contro le libertà  personali: contro il divorzio breve (eppure, anche tanti leader del centrodestra sono tutti divorziati.), contro l’aborto, contro i pacs, contro la fecondazione assistita e la libertà  di ricerca scientifica, fino all’ultimo tentativo di sbattere in carcere i ragazzi per qualche spinello”. 29 ottobre 2005

5) Il Premier a Vicenza? Lo ‘sciancato di Arcore’
Dopo la performance di Silvio Berlusconi al convegno di Confindustria il commento più velenoso è quello dell’editorialista di Markette, alias segretario dei radicali Italiani,Daniele Capezzone: “Dopo la ‘cieca di Sorrento’, la ‘muta di Portici’, e lo “smemorato di Collegno’, arriva lo ‘sciancato di Arcore'”. 18 marzo 2006

6) Berlusconi, altro che don Sturzo. E’ don Lurio”
Silvio Berlusconi non è l’erede di don Sturzo, ma di don Lurio” Così Daniele Capezzone, segretario dei Radicali italiani ha commentato le parole di oggi del Presidente del Consiglio che in un discorso aveva rivendicato l’eredita del fondatore del Partito Popolare Italiano Don Luigi Sturzo. 12 novembre 2005

7) Berlusconi al Congresso Usa, come Totò e Peppino
“Sto ascoltando l’esordio del discorso di Silvio Berlusconi al congresso Usa, pronunciato in lingua inglese, o almeno questa doveva essere l’intenzione… Torna alla mente, ascoltandolo in questa che appare per lui un’improba fatica, l’immortale scena di Totò e Peppino a Milano col colbacco, che si rivolgono al vigile dicendo: ‘Noio volevà n savuar…’ Così Daniele Capezzone, segretario dei Radicali Italiani ha commentato il discorso del Presidente del Consiglio italiano al Congresso USA. 1 marzo 2006 Continua »

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LA SINISTRA NON TIENE IL PASSO DI FINI

Agosto 9th, 2010 Riccardo Fucile

BARBARA SPINELLI SU “LA STAMPA”: “SULLA LEGALITA’ LA SINISTRA NON HA AVUTO ILCORAGGIO E L’ANTICONFORMISMO DI FINI, HA CONGELATO LA PRESA DI COSCIENZA DEGLI ITALIANI”…”PER LA SINISTRA C’ERANO SEMPRE QUESTIONI PIU’ GRAVI DA AFFRONTARE E ORA RIMANE COI SUOI RIMORSI E IL VIZIO ASSURDO DELLA SUA STORIA”

Pubblichiamo l’articolo che Barbara Spinelli ha scritto per “la Stampa” di Torino, che contiene un’analisi impietosa degli errori della sinistra italiana e offre spunti interessanti sull’attuale dibattito in corso sul tema della legalità .

Alla fine, la rottura fra il presidente del Consiglio e il presidente della Camera è avvenuta sull’elemento che più caratterizza il regime autoritario di Berlusconi: il rapporto del leader con la legalità , quindi con l’etica pubblica.
È ormai più di un decennio che il tema era divenuto quasi tabù, affrontato da pochi custodi della democrazia e della separazione dei poteri.
Agli italiani la legalità  non interessa, ci si ostinava a dire, nè interessano la giustizia violata, la corruzione più perniciosa che è quella dei magistrati, l’obbligo di obbedienza alle leggi, il patto tra cittadini che fonda tale obbedienza.
Anche per la sinistra, nostalgica spesso di una democrazia sostanziale più che legale, tutti questi temi sono stati per lungo tempo sovrastruttura, così come sovrastruttura era il senso dello Stato e della sua autonomia.
Fini ha ignorato vecchie culture e nuovo spirito dei tempi e ha guardato più lontano.
Ha intuito che uscire dalla crisi economica significa, ovunque nel mondo, uscita dal malgoverno, dai costi enormi della corruzione, dall’imbarbarimento del senso dello Stato.
Ha visto che il presente governo e il partito che aveva fondato con Berlusconi erano colmi di personaggi indagati e spesso compromessi con la malavita.
Ha visto che per difendere la sua visione privatistica della politica, Berlusconi moltiplicava le offese alla magistratura, alla stampa indipendente, alla Costituzione, all’idea di un bene comune non appropriabile da privati.
E ha costretto il premier a uscire allo scoperto: lasciando che fosse quest’ultimo a rompere sulla legalità , sul senso dello Stato, sull’informazione libera, ha provocato un’ammissione indiretta delle volontà  autoritarie che animano il capo del governo e i suoi amici più fedeli.
In qualche modo, Berlusconi ha chiesto a Fini e ad alcuni finiani particolarmente intransigenti (Fabio Granata) di scegliere la cultura dell’illegalità  contro la cultura della legalità  che il presidente della Camera andava difendendo con forza.
Non solo: più sottilmente ed essenzialmente, ha chiesto loro di scegliere tra democrazia oligarchica e autoritaria e democrazia rappresentativa.
Il capo del governo infatti non si limita a anteporre la sovranità  del popolo elettore alla separazione dei poteri e a quello che chiama il «teatrino della politica politicante».
La stessa sovranità  popolare è distorta in maniera micidiale, a partire dal momento in cui essa si forgia su mezzi di informazione (la tv) che il capo-popolo controlla in toto.
La dichiarazione contro Fini dell’ufficio di presidenza del Pdl, il 29 luglio, erge i disvalori come proprio non segreto emblema quando afferma: «Le sue posizioni (sulla legalità ) sono assolutamente incompatibili con i principi ispiratori del Popolo della Libertà ».
La sinistra non ha avuto nè il coraggio nè l’anticonformismo del presidente della Camera. Continua »

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“PRESSIONI PER GETTARE FANGO SU FINI”: L’AVVOCATO DI GAUCCI ABBANDONA LA SUA DIFESA E ACCUSA BERLUSCONI

Agosto 9th, 2010 Riccardo Fucile

“IL MIO ASSISTITO E’ STATO STRUMENTALIZZATO, CON LA TULLIANI ERAVAMO VICINI A UNA INTESA”….”IL LEGALE DEL PREMIER HA CONVINTO GAUCCI A PORTARE SUI GIORNALI LA VICENDA PER INFANGARE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA”

Ovviamente questa notizia non è stata data in apertura del Tg1 di Scodinzilini e neanche in quelli della rete Mediaset, anzi diciamo pure che non è stata mai data, così ci capiamo meglio.
Solo una notizia di agenzia che i maggiori quotidiani si sono ben guardati dal pubblicare, salvo alcune meritevoli eccezioni.
Eppure sulla causa civile tra Gaucci e l’ex fidanzata Elisabetta Tulliani, attuale compagna di Gianfranco Fini, gli scriba di corte avevano intinto il pennino a lungo, discutendo se la vincita di 2,2 milioni di euro al lotto fosse di competenza dell’ex patron del Perugia o della sua allora compagna.
Con tanto di ricevute esibite, fotocopie di chi aveva incassato la cifra della vincita, con contorno di liti su quadri, gioielli, auto e case e su chi avesse diritto a conservarle dopo la rottura e la fuga di Gaucci a Santo Domingo.
Vicende familiari tipiche dopo la rottura di una relazione, su cui solo gli interessati conoscono la verità  e su cui non ci interessa soffermarci.
Ma ecco ieri la novità : uno degli avvocati di Gaucci decide di lasciare l’incarico e detta alle agenzie un comunicato su cui vale la pena riflettere, per i risvolti politici che esso comporta.
L’avv. Vincenzo Montone annuncia infatti a sorpresa che abbandonerà  la difesa dell’imprenditore romano nella “causa civile Tulliani”.
Motivo: “Si è fatto strumentalizzare dagli avvocati di Silvio Berlusconi”.
Il legale spiega che è stato lui ad imbastire l’intera causa civile per conto di Gaucci “e negli ultimi mesi c’eravamo faticosamente avvicinati a una soluzione consensuale”.
Gaucci contesta che la Tulliani gli abbia portato via case, auto, quadri che le aveva intestato durante il fallimento del Perugia calcio.
La donna replica chiedendo la restituzione di un miliardo e cento milioni del premio del Superenalotto vinto nel 1998 e da lei ritirato.
Il legale di Gaucci lavora a lungo tra le parti ed è ormai vicino ad una transazione consensuale, quando accade qualcosa di imprevisto. Continua »

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PROVE DI FEDERALISMO, PIU’ TASSE SULLE IMPRESE: NEI NUOVI STUDI DI SETTORE, AL NORD RICAVI RIVALUTATI DEL 17%

Agosto 9th, 2010 Riccardo Fucile

COMINCIA A VEDERSI IL BLUFF FEDERALISTA NEI NUOVI STUDI DI SETTORE REGIONALIZZATI: LE CITTA’ PIU’ TARTASSATE SONO MILANO, VENEZIA E BOLOGNA… 220.000 AZIENDE DEL SETTORE EDILE DEL NORD SARANNO SOGGETTE A PIU’ TASSE…I RISULTATI DELLO STUDIO DELLA CGIA DI MESTRE

Il fisco in salsa federalista sa già  di promessa mancata.
A sorpresa, da una prima indagine sugli effetti dei nuovi studi di settore “regionalizzati”, si scopre che non solo l’obiettivo di pagare meno tasse si allontana, anzi si ribalta, ma a versare di più sarà  proprio quella parte del Paese che da sempre lo invoca, il Nord.
Le città  più tartassate sono proprio Milano, Venezia e Bologna.
Notizia ferale per i 3,6 milioni di contribuenti soggetti agli studi.
A partire dalle 220.000 aziende del settore edile, le prime a testare il nuovo meccanismo di accertamento legato alle diversità  territoriali.
Entro il 5 agosto, si sono dovute confrontare con un livello di fatturato presunto, relativo al 2009,   superiore a quello del 2008 anche del 17%.
E dunque saranno soggette a più tasse.
La simulazione, condotta dalla Cgia di Mestre, tiene conto dei criteri introdotti dalla legge 133 del 2008, pensati come apripista del federalismo fiscale.
In pratica, con il nuovo modello, si fanno rientrare tre tipi di correttivi “federalisti”.
Il primo, territoriale, è basato su indicatori locali come retribuzioni, reddito disponibile e quotazioni immobiliari.
Il secondo, congiunturale, scorpora gli effetti della crisi.
Il terzo, individuale, considera livelli di calo di fatturato molto rilevanti.
Tre correttivi che nelle intenzioni dovevano alleggerire i ricavi presunti su cui calcolare le tasse, proprio perchè legati al territorio. Continua »

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FINI SULLA CASA A MONTECARLO: “NULLA DA NASCONDERE, SULLA LEGALITA’ NON MI FERMERANNO”

Agosto 8th, 2010 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA CAMERA RISPONDE IN OTTO PUNTI ALLA CAMPAGNA DIFFAMATORIA DEI GIORNALI DEL PREMIER…”BEN VENGANO LE INDAGINI, IO NON SONO ABITUATO A STRILLARE CONTRO I MAGISTRATI COMUNISTI” …”L’AFFITTO A TULLIANI? LA MIA SORPRESA E IL MIO DISAPPUNTO POSSONO ESSERE INTUITE”

«In quasi trenta anni di impegno parlamentare non ho mai avuto problemi di sorta con la giustizia e non ho assolutamente niente da nascondere nè tantomeno da temere per la vicenda monegasca. Pertanto, chi spera che in futuro io sia costretto a desistere dal porre il tema della trasparenza e della legalità  nella politica è meglio che si rassegni».
Lo afferma Gianfranco Fini in una lunga nota nella quale spiega nel dettaglio la vicenda della casa di An a Montecarlo.
Ma fa anche trasparire la propria contrarietà  quando ha saputo dell’affitto dell’appartamento a Tulliani: «La vendita dell’appartamento è avvenuta il 15 ottobre 2008 dinanzi al Notaio Aureglia Caruso e sulla natura giudica della socieà  acquirente e sui successivi trasferimenti non so assolutamente nulla – scrive Fini – Qualche tempo dopo la vendita ho appreso da Elisabetta Tulliani che il fratello Giancarlo aveva in locazione l’appartamento. La mia sorpresa ed il mio disappunto possono essere facilmente intuite».
«Un’inchiesta della Magistratura accerterà  se sulla vicenda della casa a Montecarlo sono state commesse irregolarità  o violazioni di legge. È la ragione per cui mi sono fino ad oggi limitato ad affermare ‘Ben vengano le indaginì. A differenza di altri non ho l’abitudine di strillare contro i magistrati comunisti…».
Inizia così una lunga nota del presidente della Camera Gianfranco Fini, in merito alla vicenda della compravendita dell’appartamento di Montecarlo che era stato lasciato in eredità  ad An. «Secondo molti la rilevanza che il caso ha assunto dovrebbe spingermi a chiarire rapidamente, senza attendere interrogatori e rogatorie internazionali, alcuni punti non facilmente comprensibili per l’opinione pubblica.
Premesso che il caso è diventato tale per l’ossessiva campagna mediatica dei giornali berlusconiani, che fingono di ignorare che la vicenda non ha ad oggetto soldi o beni pubblici ma solo la gestione di una eredità  a favore di A.N., sento comunque il dovere di fare chiarezza per cio» di cui sono a conoscenza».
Il presidente della Camera Gianfranco Fini, con una lunga nota fa il punto sulla casa di An a Montecarlo.
1) L’appartamento di Montecarlo (peraltro di modeste dimensioni) fu valutato, quando venne in possesso di A.N., circa quattrocentocinquanta milioni di lire e per tale valore fu regolarmente iscritto a bilancio. La stima fu fatta dalla societa» che amministra il condominio ed è stata spontaneamente esibita agli inquirenti insieme con gli altri documenti richiesti.
2) Chi ebbe modo di visitare l’appartamento, l’On. Lamorte e la Sig.ra Marino, mia segretaria particolare, riferirono che esso era in condizioni fatiscenti, inabitabile senza cospicue spese di ristrutturazione. Continua »

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ALLARME UFFICI IMMIGRAZIONE: IL 70% DEGLI ADDETTI E’ PRECARIO E IN SCADENZA, PARALISI IN VISTA

Agosto 8th, 2010 Riccardo Fucile

IL GOVERNO NON HA NEANCHE I SOLDI PER I RINNOVI: DALLE QUESTURE E DALLE PREFETTURE ARRIVA L’ S.O.S….A FINE LUGLIO VIA GLI INTERINALI, A FINE ANNO GLI ASSUNTI COI CONTRATTI A TEMPO… DIETRO GLI SPORTELLI TORNERANNO 1.300 AGENTI SOTTRATTI QUINDI AL SERVIZIO

L’allarme circola da giorni tra prefetture e questure di mezz’Italia: “Senza di loro, saltano gli Sportelli unici”.
A rischio sono i precari assunti per le pratiche dell’immigrazione: 1.300 lavoratori a tempo determinato o interinali.
Un esercito di impiegati, alle prese ogni giorno con domande per sanatorie, decreti flussi, ricongiungimenti familiari, permessi di soggiorno.
Tutti in scadenza, però: a fine luglio via gli interinali, a fine anno i contratti a tempo determinato. Il governo esclude la stabilizzazione.
Le conseguenze? La paralisi burocratica, a meno di non togliere altrettanti agenti di polizia dalle strade e metterli dietro agli sportelli.
A mandare avanti gli Uffici immigrazione delle questure e gli Sportelli unici delle Prefetture sono infatti da anni i lavoratori precari.
La prima infornata avvenne nel 2003: per sveltire le pratiche della grande sanatoria seguita alla legge Bossi-Fini, vennero reclutati 650 lavoratori interinali.
Dopo tre anni e mezzo di rinnovi, nel 2007 arrivò il concorso per 650 contratti a tempo determinato.
Ora, dopo una proroga di un anno, il 31 dicembre 2010 tutti questi lavoratori scadranno: un incubo per loro e per gli oltre quattro milioni e mezzo di “nuovi italiani” che si affidano ogni giorno al loro lavoro.
Non solo.
L’8 gennaio 2010, il Viminale ha aperto le porte ad altri interinali: 650 nuovi impiegati, reclutati dall’agenzia GI Group e affiancati da quest’anno ai 650 precari di lungo corso, nelle prefetture più gravate dal lavoro. Continua »

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STAITI: “RIDATECI IL VECCHIO TEATRINO DELLA POLITICA”

Agosto 8th, 2010 Riccardo Fucile

UNA LUCIDA E SPIETATA ANALISI DEL BERLUSCONISMO DELL’EX DEPUTATO DEL MSI… “NELLA PRIMA REPUBBLICA C’ERANO ALMENO STORIE POLITICHE E PERSONALI DEGNE DI RISPETTO”…UNA VISITA A MONTECITORIO TRA EX VELINE IN TACCO 12 E LEGULEI

Davanti a un macellaio toscano con la faccia di Verdini, sareste certi che il chilo di bistecche che chiedete, pesi davvero un chilo?
Comprereste del vino da un oste con la faccia di Brancher, convinti che sia veramente fatto con l’uva?
Prendereste una vettura usata da un tipo con la faccia di Cosentino, senza sospettare che il contachilometri sia taroccato?
Vi consegnereste a un giudice con la faccia di Caliendo sicuri che sareste giudicati secondo legge e coscienza?
Affidereste una notevole somma di denaro a uno   con la faccia di Scajola?
Mandereste vostra figlia sedicenne in   vacanza da sola con uno con la faccia di Larussa?
Vi confessereste tranquillamente ad un prete con la faccia di dell’Utri?
Confidereste un segreto imbarazzante a uno con la faccia di Gasparri senza il dubbio che non vada subito ad informare i carabinieri?
Potremmo proseguire quasi all’infinito. Matteoli, De Gregorio, Ghedini, la Brambilla,   etc. etc.
Unica eccezione Carlo Giovanardi. Lui e’ un cretino con la faccia da cretino. E’ pettinato come un cretino. Il solo rimasto in Italia a sostenere la tesi della bomba nella toilette dell’aereo di Ustica.
Una volta si diceva che ciascuno ha la faccia che si merita, e, loro, le facce che hanno se le meritano proprio tutte.
All’ingresso della sede romana del Pdl, campeggia, grande grande, una scritta: “donne e uomini liberi che vogliono rimanere liberi”.
Ci vorrebbe una piccola aggiunta:   “o almeno latitanti”.
Nello sfascio nauseabondo della cosidetta seconda Repubblica, assai peggiore della prima, dove, almeno apparentemente, c’erano storie politiche e personali degne di rispetto, emerge in modo prepotente, tutto il disastro della societa’ italiana, dello Stato, della nazione, di un intero popolo.
Un popolo avvilito, rassegnato, molto spesso complice.
Ubriacato dagli idoli televisivi, dalle mode che gli vengono imposte, dai simboli materiali dei quali non riesce piu’ a fare a meno, dagli esempi di straccionismo morale e materiale che gli vengono ogni giorno offerti come modelli, dal progressivo abbattimento di tutti gli argini morali collettivi, ancor piu’ importanti di quelli personali (per i quali almeno c’e’ il codice penale, mentre per quelli che riguardano l’intera societa’, c’e’ soltanto l’assuefazione), dallo smantellamento di ogni forma di tutela sociale imposto dalla globalizzazione, che e’ solo il lato economico di una politica di respiro mondiale.
Vi imponiamo la “nostra” liberta’, la “nostra” democrazia, le “nostre” leggi e, se non siete d’accordo, vi bombardiamo, vi invadiamo, vi facciamo governare da politici corrotti, nostri servi.
Se reagite, vi trattiamo da terroristi.
Trenta o quarant’anni fa’, se fossero accadute meta’ delle cose che oggi stanno capitando, con la Fiat e tutte le altre “imprese” (ma ormai sono quasi tutte divenute delle finanziarie nelle quali l’aspetto industriale e’ secondario), le strade si sarebbero trasformate in campi di battaglia.
C’e’ quasi da rimpiangerli quei tempi!
C’era vita nel paese, il sangue scorreva ancora nelle vene degli italiani, le passioni erano ancora vive e pulsanti.
Oggi ci si limita a qualche “civile protesta”, si sale sui tetti, ci si rifugia in qualche isola.
E se qualcuno tenta di incazzarsi sul serio, come e’ accaduto per i terremotati dell’Aquila, resisi finalmente conto di aver fatto da comparse negli spot televisivi del “caimano sdentato”, ecco il manganello.
Volete addirittura passare davanti al “palazzo delle mignotte” del cabarettista di Arcore?
Il potere sa che ci saranno poche reazioni.
Persino i “centri sociali” se ne stanno buoni; i “fascisti sociali” sono ormai sistemati: chi con Alemanno, chi con Romagnoli, chi con Storace, chi con “Forza Nuova” che pensa solo alle guerriglie di quartiere, con gli omologhi dell’ultra sinistra, o agli immigrati che puzzano e danno fastidio e, il piu’ delle volte, non reagiscono.
Ah! Se potessero tornare indietro i vecchi dirigenti (quasi tutti defunti) della sinistra, i “comunisti” come li chiama l’impasticchato di Palazzo Chigi. Continua »

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ANCHE L’EX SINDACO DI MILANO GABRIELE ALBERTINI PASSA CON FINI: “PER SILVIO IL CONFRONTO E’ ERESIA”

Agosto 7th, 2010 Riccardo Fucile

“NEL PDL C’E’ SOLO LA LEADERSHIP CARISMATICA DEL CAPO: UN PARTITO DOVE CIO’ CHE PIACE AL PRINCIPE HA VALORE DI LEGGE E CHI NON E’ D’ACCORDO VIENE MESSO ALLA PORTA NON PUO’ FUNZIONARE”….”FINI VOLEVA SOLO UN CONFRONTO SUI GRANDI TEMI POLITICI, MA NEL PDL E’ VIETATO DISCUTERE, NEANCHE SI FANNO I CONGRESSI”

L’addio al Pdl in questi giorni è prerogativa non soltanto delle truppe finiane in Parlamento: nella periferia del Paese stanno lasciando il partito tanti esponenti che hanno contribuito a fondarlo, ritenendo ormai irrespirabile l’aria di conformismo e di sudditanza in cui è stato ridotto il partito.
Proprio a Milano, città  di cui è stato sindaco, per poi diventare anche parlamentare europeo, Gabriele Albertini, un “berlusconiano di ferro” della prima ora, lascia il Pdl : “Provo una grande difficoltà  a uniformarmi alle ultime decisioni prese dal partito, come la cacciata di Fini. Un partito dove l’impietoso calvario del confronto è considerato un’eresia”.
Continua Albertini: “Quando è nato il Pdl mi sembrava il tentativo di allargare la partecipazione democratica per aggregare nuovi consensi. Silvio ha invece costruito un partito dove ciò che piace al principe ha vigore di legge e chi non è d’accordo viene messo alla porta: un partito così a me non piace e non può funzionare. Se si ipotizza un traguardo un po’ più lontano, diventa necessario costruire i meccanismi di democrazia interna propri di tutti i partiti liberali”. Continua »

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BERLUSCONI BRANDISCE L’ARMA SPUNTATA: LE ELEZIONI ANTICIPATE SAREBBERO L’ERRORE DELLA SUA VITA

Agosto 7th, 2010 Riccardo Fucile

ALLA CAMERA IL PREMIER NON POTRA’ MAI ANDARE OLTRE I 307 VOTI SENZA IL PERMESSO DI FINI CHE TIENE ANCHE IN PUGNO DUE COMMISSIONI VITALI: GIUSTIZIA ALLA CAMERA   E FINANZE AL SENATO, OVVERO LEGGI AD PERSONAM E FEDERALISMO…PISANU: “MI OPPORRO’ AL VOTO ANTICIPATO, IN PARLAMENTO TANTISSIMI I CONTRARI”… E SILVIO NON POTREBBE USARE NEANCHE IL SIMBOLO ATTUALE DEL PDL

Si riuniscono spesso, in misura inversamente proporzionale alle possibilità  che hanno di uscire dal cul de sac in cui sono andati ad infognarsi.
I vertici di corte non sortiscono effetti, salvo dichiarazioni roboanti dei capibastone, sintonizzate all’unisono sui vecchi 75 giri da bancarella dell’usato insicuro: “il governo ha i numeri”, “al primo ostacolo si andrà  alle urne” e via apicellando.
Vediamo di approfondire i vari aspetti:
1) Il governo ha i numeri o li dà ?
Se al Senato (per ora, e sottoliniamo per ora) il governo ha ancora una maggioranza di 2-3 unità , alla Camera il voto su Caliendo ha dimostrato che, in caso di braccio di ferro con i finiani, il centrodestra non potrà  mai superare i 305-307 voti, calcolando anche tutti gli assenti di mercoledì scorso, rispetto a quota 316, il minimo previsto per la sopravvivenza.
Quindi o Silvio tratta con Fini o non passa nulla, anche alla luce del fatto che altri deputati sono rimasti coperti finora, ma sono schierati con Fini.
Pertanto la disfatta sarebbe tragica.
2) Altra cosa di non poco conto: i finiani controllano due commissioni, quella della Giustizia alla Camera (presidente la Bongiorno) e quella delle Finanze al Senato (presidente Baldassarri), nel senso che a seconda di come si schierino creano una maggioranza.
E avendo competenza la Commissione Giustizia su leggi tipo il “processo breve” e quella delle Finanze sul federalismo, potete immaginare quali ostacoli potrebbero porre per bloccare tutto.
Non saranno quindi giustizia o federalismo il terreno adatto per Silvio per sfidare Fini, altrimenti viene asfaltato.
3) A questo punto il governo potrebbe a settembre chiedere un voto di fiducia alla Camera: nessun problema, Fini vota a favore e Silvio rimane inchiodato nella foresta vietnamita fin che vuole il Gianfri.
Si dimette lo stesso? Trova un altro pretesto per dimettersi?
Bene, sale da Napolitano che lo invita a sottoporsi al voto di fiducia, come da prassi.
O rinegozia il programma con Fini e si arriva a ad un accordo pesante a favore di Fini o il presidente della Camera può rivotare a favore e Silvio rimane col cerino in mano.
4) Poniamo che alla fine Berlusconi si dimetta irrevocabilmente: non è lui che decide di tornare alle urne, può solo proporlo, ma è Napoltano che decide.
Se esiste una maggioranza che non vuole tornarci (e i numeri dicono che potrebbe esserci) al voto non ci si va.
Se esiste un accordo numericamente adeguato su un governo tecnico si va a un governo tecnico.
A quel punto Silvio resterebbe senza carica ed esposto ai giudizi del tribunale di Milano, qualora la Corte costituzionale a ottobre decidesse per l’incostituzionalità  delle norme sul legittimo impedimento. Continua »

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