Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile
L’ESPONENTE FINIANA, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA, ATTACCA IL GOVERNO: “GIUSTIZIA MALTRATTATA, ORA IL MINISTRO CAMBI PASSO”… “BASTA PARLARE DI COMPLOTTI E DI GIUDICI COMUNISTI”
Potrebbe dire “io ve l’avevo detto”.
O ancora “è tempo che con Fini chiediamo più risorse”.
O constatare con amarezza che “nei tanti tavoli sulle leggi ad personam non ci si occupa della giustizia per i cittadini”.
Ma Giulia Bongiorno, la responsabile Giustizia di Fli eletta con consenso bipartisan al vertice della commissione Giustizia della Camera, va oltre.
E, in aperta polemica col premier, dice: “Lui parla di complotti e giudici comunisti, anzichè d’efficienza della giustizia”.
Per Alfano l’allarme informatico è chiuso. L’Anm pensava già allo sciopero: preoccupazione esagerata?
“Il ministro dichiara che il problema è superato. Vedremo se la soluzione è definitiva. È impensabile tornare alla preistoria, con annotazioni su registri cartacei; anche perchè manca il personale. Una delle cause della dilatazione dei tempi dei processi è che spesso, alle 14, bisogna sospendere le udienze perchè mancano i fondi per gli straordinari. Senza personale e fondi per l’informatica, il rischio di paralisi è effettivo”.
Il Guardasigilli butta la colpa su Tremonti che stringe troppo i cordoni della borsa. Da 85 milioni di euro nel 2008 ai 27 del 2011. Taglio giustificabile?
“Non ci si può accanire contro la giustizia. E invece la politica continua a maltrattarla, da diverse legislature. Il pensiero che si legge in filigrana è che quei tagli siano ndolori. Ogni tanto sento dire: “Al massimo si lamentano i magistrati”. Ed è sbagliato”.
Perchè?
Dal punto di vista politico, la giustizia non ha appeal. Non ci si rende conto che giustizia, economia e sicurezza sono vasi comunicanti: moltissimi investimenti non vengono fatti in Italia proprio perchè l’imprenditore non si sente tutelato in caso di inadempimenti contrattuali. E non si percepisce che la giustizia rappresenta l’altra faccia della sicurezza: se non si celebrano i processi, i delinquenti restano impuniti e le sanzioni non vengono applicate; la sanzione è un deterrente e la mancanza di sanzioni si trasforma fatalmente in incentivo a delinquere”.
Fini ha spesso chiesto più risorse. Cosa rispondeva Alfano?
Ha sempre garantito il suo impegno. È indubbio che l’attuale situazione economica non lo agevola. Altrettanto indubbio è che il problema si è manifestato da prima di questa legislatura. Tuttavia, a questo punto, mi aspetterei da lui un colpo d’ala.
Ma nei tavoli sulle leggi ad personam l’emergenza di oggi era prevista o denunciata da qualcuno?
In quei tavoli non si parla mai della giustizia in favore dei cittadini, ma di tutt’altro.
Ora c’è solo la lotta per la successione a Berlusconi tra Alfano e Tremonti o la giustizia sta a cuore a qualcuno?
Io ho rapporti con Alfano e non con Tremonti, non ho elementi per fare un confronto. Ma c’è un dato oggettivo: non mi sembra che fino a oggi l’efficienza della giustizia sia stata una priorità assoluta di questo governo.
Dicono all’Anm che così Berlusconi blocca comunque le toghe senza la separazione delle carriere. Sospetto lecito?
No, perchè in certi casi la giustizia riesce a essere – a prescindere dal sistema – molto efficiente. Piuttosto, il punto è che per il premier la priorità è, come spesso ripete, creare un sistema in cui i pm aspettano i giudici dietro la porta con il cappello in mano, come gli avvocati. Per me, invece, la priorità è un sistema efficiente capace di evitare le attese tout court. Se si vuole riformare la giustizia bisogna prima farla funzionare.
Dal 2008 quanto tempo si è speso dietro intercettazioni, blocca-processi, processo breve e quanto nell’efficienza?
La vera nota dolente è questa. Sia in commissione che fuori, si è data precedenza assoluta a questi ddl: credo che un ideale cronometro avrebbe registrato ben poco tempo dedicato ai temi che interessano la collettività . E questo spiega anche perchè respingo l’accusa che mi viene mossa di aver fatto da freno alle riforme. Finora ho letto decine di testi su lodi, intercettazioni e processi brevi. Se, e quando, ci sarà una vera riforma nell’interesse del cittadino, sarò la prima ad applaudire Alfano.
E il complotto giudici-comunisti paventato dal Cavaliere?
È la dimostrazione di quanto sostenevo. Si mettono al centro del dibattito complotti e giudici comunisti, anzichè l’efficienza della giustizia: con il risultato di sottrarre attenzione, tempo ed energia alle questioni concrete e pressanti che riguardano tutta la comunità .
Liana Milella
(da “la Repubblica“)
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Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile
MARCO TRAVAGLIO REPLICA A MINZOLINI
Sia chiaro una volta per tutte: noi adoriamo Augusto Minzolingua. 
Purtroppo, lui non ricambia.
Almeno fino a ieri, quando ha annunciato dalle colonne di un settimanale a caso — Panorama (Mondadori, Berlusconi) — che replicherà alla “Minzoparade”, la rubrica del nostro sito dedicata alle stronzate più solenni del suo tg-cabaret, nientemeno che con una nuova rubrica del Tg1 dal titolo davvero fantasioso: “Media”.
Lì, informa (si fa per dire), “risponderemo a Minzoparade e attacchi vari da metà gennaio, monitorando cantonate e faziosità dei colleghi”.
Ci pare giusto, e anche comprensibile: da quando è lui a dirigerlo, il Tg1 non solo è abbandonato ogni giorno da decine di migliaia di telespettatori (850 mila nel primo anno) in fuga verso un tg vero, tipo quello di La7.
Ma non viene mai citato da nessuno, visto che non dà notizie, a parte quelle false.
E non fa opinione, visto che l’unica opinione che ospita è la sua (non di Minzolini: di Berlusconi).
Gli unici a citare il Tg1, a parte i giudici che reintegrano i giornalisti epurati e la Corte dei conti che indaga sulle vacanze a spese degli abbonati, siamo proprio noi con la Minzoparade.
Ora lui, per gratitudine, cita la Minzoparade.
Qualcuno lo accuserà di uso privato del servizio pubblico, ma lui avrà buon gioco a dimostrare che il suo non è servizio pubblico, è servizio privato di Berlusconi, dunque è normale fare uso privato di servizio privato.
Per informazioni, leggere il bel libro di Maria Luisa Busi, “Brutte notizie” (Rizzoli), che racconta il Minzolincubo dall’interno, “come l’Italia vera è scomparsa dalla tv”.
Maria Luisa è pessimista: “Se una volta ci volevano i carabinieri per controllare le piazze, oggi per avere il dominio della piazza televisiva bastano un direttorissimo, qualche dirigente fedele, l’arbitrio sulle carriere, il potere di intimidire chi dissente… Il gioco appare ormai irrimediabilmente truccato. Il timore di molti è che i danni arrecati alla credibilità del Tg1 siano difficilmente rimuovibili nell’opinione pubblica, in futuro…”.
Noi invece, come tutti gli inguaribili ottimisti, pensiamo che il Direttorissimo può ancora fare molto peggio.
I servizi sulla medusa-cubo, lo scanner per scarpe su misura, il parcheggio in doppia fila, le mutande anti-scippo, i corsi per maggiordomi, i segreti del peperoncino, i vasetti per la pupù dei bambini alla moda (i vasetti, non la pupù) e le pompette salva-vino che tanto scandalizzarono i telespettatori non ancora lobotomizzati, sono nulla al confronto di quel che il nostro eroe è in grado di cucinare in futuro.
C’è una progressione geometrica nella fabbricazione di armi di distrazione di massa che lascia ben sperare per il futuro.
Le classifiche settimanali della Minzoparade sono lì a dimostrarlo.
Se, nei primi mesi di cura Scodinzolini, il Tg1 era tutto un proliferare di meduse, molluschi e insetti in omaggio a Vespa e ad altri esseri incapaci di posizione eretta, ultimamente lo zoo di Minzolingua ha virato decisamente verso altre specie animali: il cane pirata di Lecco, il Cercocebo (“un esemplare di scimmia rarissima nato a fine novembre nel Bioparco di Roma”), Charlie lo scimpanzè tabagista prematuramente scomparso nello zoo di Città del Capo perchè non riusciva a smettere di fumare, Gunther “pastore tedesco benestante”, Henry “il superporceddu inglese che cresce a dismisura diventando un maialone” (senz’allusioni al premier, s’intende), Honey il labrador di Washington che pesca salmoni nelle acque dell’alluvione, Kalù lo scimpanzè milionario, Olimpia l’aquila igienista che tifa Lazio e fa il bagno in una vasca allestita dal presidente Lotito, Michele l’aristogatto soriano, i porci neri dei Nebrodi che “danno sapori semplici ma intensi sulla tavola delle feste” e Pascià il cane bovaro delle Fiandre che tiene in casa quattro femmine (sempre senz’allusioni).
Ecco, in attesa della controrubrica di Minzolingua, mettiamo le mani avanti: noi ci sforziamo, ma non riusciremo mai a eguagliarlo.
Chapeau.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER TEME L’IPOTESI CHE VENGA RIMESSA AI PM LA SCELTA SUI SUOI PROCESSI… “SE RIPRENDONO LE UDIENZE, A RISCHIO ANCHE LA CAMPAGNA ACQUISTI DEI PARLAMENTARI”…IL PRESSING DI BERLUSCONI SULLA CONSULTA
Il sospetto e il timore è che tutto stia per precipitare.
“Vogliono farmi fuori, mi sembra evidente”. È questa la paura che Silvio Berlusconi confida ai suoi fedelissimi alla vigilia del pronunciamento della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento.
Lo hanno capito subito, i più stretti collaboratori, quando a metà giornata sono state pubblicate le anticipazioni della telefonata del Cavaliere al programma tv serale, con tanto di attacco frontale – l’ennesimo – ai giudici strumento dei “comunisti”.
Il solito Berlusconi, se tutto questo non avvenisse a cinque o sei giorni dalla sentenza della Consulta. Col rischio di deteriorare ulteriormente rapporti già ridotti ai minimi termini.
È il segno, a sentire i suoi, che la partita in ogni caso nel bunker di Villa San Martino la considerano ormai persa.
Anche se dai giudici costituzionali dovesse arrivare quella sentenza di rigetto interpretativa sulla quale sono pure circolate indiscrezioni, in questi giorni. “Figurarsi che garanzie potrei avere, se fosse rimessa alle toghe milanesi la discrezionalità sul congelare o meno i miei processi” va ripetendo a chi pure intorno a lui lo invita a una prudente, più cauta attesa. Gianni Letta in testa. Ma il sottosegretario e primo tra i consiglieri è lontano, a Roma.
E su Arcore si addensano in queste ore i pensieri più cupi.
Il fatto è che Berlusconi fiuta già una “ondata giudiziaria” imminente, da qui a breve, se il responso sarà quello che nel più cupo pessimismo si attende.
La ripresa in blocco, intanto, dei tre processi milanesi, Mills, Mediaset e Mediatrade.
E tutto quel che di nuovo “dalle solite procure” potrebbero aprire a suo carico. E poi, la Procura che ricorre in Cassazione contro la sentenza Dell’Utri, giudicando insufficienti i 7 anni inflitti dalla sentenza d’appello al braccio destro siciliano nel processo per mafia.
E ancora gli affondi pesanti dell’Anm contro il governo che hanno scatenato ieri l’ultimo scontro frontale sul rischio paralisi della giustizia denunciato dai vertici dell’Associazione magistrati.
Ecco, tutto questo ha un nesso, nella visione del presidente del Consiglio.
Ma il nodo che il leader Pdl vede aggrovigliarsi è anche politico.
Perchè anche l’operazione allargamento della maggioranza, in caso di bocciatura dello scudo in Consulta tra martedì e giovedì prossimi, rischierebbe di morire sul nascere.
Le già difficili trattative che i suoi “procuratori” stanno portando avanti tra Montecitorio e Palazzo Madama per raccogliere parlamentari dai banchi delle opposizioni, subirebbero un brusco stop se la stessa permanenza del premier a Palazzo Chigi dovesse vacillare.
Nessuno – questo il timore avvertito nell’inner circle berlusconiano – si azzarderebbe a traghettare su una sponda malferma e insicura.
Per altro, la pioggia di smentite di tutti i deputati e senatori indiziati di abboccamento è stata in queste ultime 48 ore già un pessimo segnale per chi, da Moffa a Romano, sta lavorando all’operazione.
“E se la situazione precipita, anche Bossi e Tremonti rialzeranno la posta, ma io non mi faccio mettere nell’angolo” hanno sentito dire al Cavaliere.
Deciso com’è a passare fin da ora al contrattacco.
L’uscita all’apparenza spregiudicata di ieri in tv altro non è se non un avvertimento di quel che potrebbe essere e probabilmente sarà una campagna elettorale tutta giocata appunto all’attacco.
E, neanche a dirlo, sui temi della giustizia: sulle procure che lo assediano, che lo vogliono “eliminare”, che lo vogliono “in galera” o “in esilio, come Craxi”.
Sarebbe una mossa disperata, quella del voto anticipato in primavera, non quella che Berlusconi vorrebbe tentare, se dipendesse solo da lui.
Anche perchè sulle elezioni – lui lo sa – grava come un macigno l’incognita del risultato al Senato.
Dato per scontato il successo alla Camera, con l’attuale sistema e col terzo polo contro, non replicherebbe a Palazzo Madama.
“Abbiamo fatto uno studio, verificando come solo in Campania, Calabria e Sicilia il Pdl perderebbe ben 12 senatori a beneficio delle opposizioni” racconta il repubblicano Francesco Nucara che porterà a breve lo schemino al presidente del Consiglio.
Con un’altra dozzina in uscita nelle altre regioni meridionali, il tonfo è servito. “Proprio per questo continuiamo a consigliargli di evitare per ora il ricorso alle urne”.
Ma dei suggerimenti in queste ore Berlusconi tiene conto poco o nulla.
E su quello scenario post voto, nello stesso governo, c’è già chi sta scommettendo il proprio futuro.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile
MANCA MENO DI UNA SETTIMANA ALL’UDIENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE CHE DECIDERA’ LE SORTI GIUDIZIARE DEL PREMIER… MARTEDI POTREBBERO DECIDERE, COSI’ COME RINVIARE A GIOVEDI: MASSIMO RISERBO E CLIMA DI TENSIONE
Meno sette giorni alla fatidica udienza pubblica alla Corte costituzionale sul legittimo
impedimento che deciderà delle sorti giudiziarie di Silvio Berlusconi. C’è il presidente Ugo De Siervo nel palazzo antistante il Quirinale. C’è il suo staff.
I 15 giudici lavorano quasi tutti a casa, alle prese con le sentenze da scrivere e con l’ultimo documento che il collega Sabino Cassese, il relatore dell’attesissima pratica, ha inviato a tutti.
Testo riservatissimo, 40 pagine con tanto di allegati che illustrano puntigliosamente la giurisprudenza e lo stato dell’arte, pieno di ipotesi e sotto ipotesi, di lettura non certo facile, visto che in punta di diritto illustra lo stato della questione, le possibili soluzioni, senza privilegiarne al momento nessuna.
La cosiddetta legge-ponte al lodo Alfano in veste costituzionale, che non ha mai visto la luce, potrebbe ottenere un pieno via libera.
Potrebbe, all’opposto, essere azzerata del tutto.
Ma potrebbe anche essere bocciata o salvata in parte con delle sentenze interpretative.
In un caso la legge resterebbe in vigore, ma solo a patto di essere interpretata dai giudici in modo da salvarne la costituzionalità .
Nell’altro verrebbe in parte integrata, “spiegata” dalla stessa Consulta, con delle aggiunte che ne garantirebbero la coerenza con la Carta.
Ma quale soluzione potrà prevalere sull’altra?
Il relatore Cassese di certo non lo dice perchè, come spiegano alla Corte, ciò non rientra nella prassi.
Solo nella prima camera di consiglio dopo l’udienza pubblica Cassese renderà oralmente pubblica la sua via d’uscita,
Si vive un’atmosfera di tensione e di massimo riserbo alla Consulta.
Tant’è che il presidente De Siervo ha raccomandato a tutti il più rigoroso silenzio. Stop a qualsiasi indiscrezione.
Perfino sulla previsione dei tempi in cui la decisione sarà presa e subito resa pubblica.
Fonti autorevoli accreditano due ipotesi.
La prima: il consesso dei giudici si riunisce la mattina di martedì 11 gennaio e, in udienza pubblica, ascolta cos’hanno da dire i difensori.
Poi, subito dopo pranzo, gli stessi 15 si chiudono in camera di consiglio e di lì non escono finchè non viene scritto il dispositivo della sentenza che, com’è avvenuto per la decisione sul lodo Alfano, viene subito diffuso alla stampa. Ma c’è una seconda ipotesi di lavoro.
In cui si prevede di esaminare la questione martedì pomeriggio e rinviare però la decisione a giovedì.
Nel frattempo, mercoledì, sarà trattato il caso dei referendum proposti da Antonio Di Pietro – acqua, nucleare, lo stesso legittimo impedimento – per cui la Corte deve decidere l’ammissibilità .
A quel punto, giovedì, contestualmente, entrambe le scelte verrebbero rese pubbliche.
à‰ una road map che non convince chi, sulla legge che tiene congelati i tre processi milanesi del Cavaliere, chiede una pronuncia presa e resa ufficiale nel corso dello stesso pomeriggio, per evitare qualsiasi pressione o possibile fuga di notizie.
Ma poichè il verdetto sulla costituzionalità del legittimo impedimento influisce anche sul referendum, il rinvio a giovedì troverebbe una sua giustificazione.
L’ultima incertezza riguarda il numero dei giudici. Tutti e 15? O qualche defezione?
La Saulle, reduce da problemi sanitari, sarà presente o darà forfait?
Sia lei che De Siervo sono fortemente irritati proprio per le indiscrezioni sulla sua salute.
Lei ha assicurato che ci sarà .
Qualora ciò non fosse possibile, ci sarebbe il rischio di un voto sette contro sette.
Sette di destra e sette di sinistra.
In quel caso, a decidere il risultato della partita sarebbe il presidente il cui voto, in caso di parità , vale doppio.
Ma, sottolineano alla Corte, queste sono solo supposizioni e ipotesi che nessuno, a oggi, è in grado di confermare, visto che lo schieramento dei giudici è ancora in alto mare.
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Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile
MARTEDI IL BANCO DI PROVA SUL FEDERALISMO FISCALE, DA APPROVARE ENTRO IL 28 GENNAIO… A RISCHIO ANCHE IL DECRETO MILLEPROROGHE: GLI EQUILIBRI SONO TALMENTE PRECARI CHE BASTA UNA MODIFICA PER FAR SALTARE IL BANCO DI TREMONTI
Il primo banco di prova sarà martedì prossimo, quando si riunirà l’ufficio di presidenza della Commissione sul federalismo fiscale.
Per la Lega e Giulio Tremonti quello è il momento in cui si inizierà a capire che 2011 attende il governo.
Se, grazie alla pervicacia del premier, si può proseguire senza troppi intoppi o se invece, come temono i vertici del Carroccio, bisognerà prendere atto che la maggioranza resta in affanno e non ha i numeri per governare. Il ragionamento dello stato maggiore leghista è tutto qui: il problema non è avere una maggioranza risicata in aula, dove con il gioco delle assenze la sopravvivenza è più semplice, ma le commissioni parlamentari.
La tabella di marcia dice che il decreto sul fisco municipale, uno dei più importanti dell’intero pacchetto federalista, deve essere approvato entro il 28 di questo mese.
Nella commissione bicamerale il Pdl può contare su 11 voti, ai quali vanno aggiunti i tre leghisti e ora, dopo aver strappato una serie di concessioni per la Provincia autonoma di Bolzano, anche su Helga Thaler dell’Svp. All’opposizione, o comunque su posizioni critiche, ci sono dieci fra deputati e senatori del Pd, due dell’Udc, un componente di Idv, Fli e Api di Rutelli. Risultato: quindici a quindici.
Per fare la differenza basterebbe il solo Mario Baldassarri del Fli.
Il governo, almeno formalmente, potrebbe tirare dritto per la sua strada: la delega parlamentare che regola l’iter del federalismo non gli impedisce di farlo.
Una volta finito in minoranza, basterebbe presentare relazione motivata alle Camere.
Ma si tratta di una strada politicamente rischiosa: il Pd potrebbe ad esempio sollevare il problema in aula con una mozione.
Non è dunque un caso se i rumors parlamentari raccontano di un pesante pressing del governo su Baldassarri per ottenere almeno la sua astensione: poichè nella Commissione si applicano le regole della Camera, il voto del professore finiano verrebbe conteggiato come un sì.
«La prossima settimana incontrerò Calderoli e faremo il punto», risponde sibillino Baldassarri.
Un possibile terreno di trattativa sono le modalità di introduzione della cedolare secca sugli affitti: il finiano non è soddisfatto della soluzione del governo e chiede lo stralcio per riscrivere la norma.
Più di quelli della Bicamerale, a preoccupare Giulio Tremonti sono i numeri della commissione Bilancio della Camera.
A fine mese di lì passerà il decreto milleproroghe.
La maggioranza può contare su 24 voti: 17 del Pdl, 5 leghisti, più i transfughi Giampiero Catone e Bruno Cesario.
Il Pd ha 15 componenti, l’Idv due. Se a questi ultimi si aggiungessero i sette voti del cosiddetto «terzo polo» (3 del Fli, due dell’Udc, uno rispettivamente di Api e Mpa), siamo di nuovo al pareggio: 24 a 24.
Per mettere il provvedimento nel tritacarne basta un emendamento che trovi l’assenso anche di un solo deputato della maggioranza.
Di pretesti ne potrebbero sorgere a bizzeffe: per aumentare i fondi alla cultura oppure, come reclama il ministro Alfano, per far funzionare i sistemi informatici del ministero della Giustizia.
Nella maggioranza c’è chi vorrebbe riproporre la questione editoria, poichè nel testo apparso in Gazzetta i fondi a disposizione sono meno di quanto promesso.
Il ministro dell’Economia sarà ancora una volta stretto fra i vincoli di bilancio e le mille questioni che gli porranno i deputati.
Al Senato dove l’iter inizia il 12 gennaio, la maggioranza parte però con un voto di vantaggio: il Pdl ha 11 senatori, la Lega due. Il Pd ha otto componenti, altri quattro sono del terzo polo.
E’ probabile che il governo cerchi un accordo in Commissione sin dal Senato, così da blindare l’iter della Camera ed evitare ogni rischio.
Alessandro Barbera
(da “la Repubblica“)
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Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile
IL DIESEL E’ ARRIVATO A TOCCARE QUOTA 1,36 EURO AL LITRO… IN UN ANNO LA BENZINA E’ PASSATA DA 1,30 A 1,48 EURO/LITRO: SPESI QUASI 5 MILIARDI DI EURO IN PIU’, 528 MILIONI DI EURO FINITI ALL’ERARIO… LE PROPOSTE DEI CONSUMATORI
Non si fermano i rialzi dei prezzi dei carburanti, con la benzina ormai sopra 1,48 euro al
litro negli impianti TotalErg e il diesel che è arrivato a toccare nei distributori della Shell 1,365 euro al litro.
Nel dettaglio, secondo le rilevazioni di Staffetta Quotidiana, a ritoccare i prezzi sono state oggi TotalErg e IP.
Per la prima si registra un rialzo di 0,5 centesimi al litro su entrambi i prodotti, con prezzi medi a 1,481 euro al litro sulla benzina e 1,361 euro al litro sul gasolio.
Anche IP ha operato un rialzo di 0,5 centesimi al litro su entrambi i prodotti: i prezzi medi si attestano così a 1,475 euro al litro per la verde e a 1,355 euro al litro per il diesel.
Per quanto riguarda i prezzi internazionali, Staffetta li rileva sostanzialmente stabili, con aumenti di circa 1 euro per mille litri sulla benzina e un calo di 1 euro sul gasolio.
Il nuovo balzo in avanti dei prezzi scatena la reazione delle associazioni dei consumatori che definiscono “scandaloso” l’atteggiamento del governo “complice delle stangate a danno di famiglie e delle imprese”.
“Il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani intervenga per contrastare stangate inaccettabili in una fase di crisi economica ancora acuta e tutta da risolvere”, sollecitano Adusbef e Federconsumatori.
Che hanno preso carta e penna e fatto i conti.
Calcolando che nel 2010 c’è stato un aumento complessivo di 18 centesimi per la benzina (da 1,30 di gennaio a 1,48 euro al litro oggi), con una spesa complessiva degli automobilisti di 1,51 miliardi di euro in più rispetto al 2009, e di 22 centesimi per il gasolio (da 1,14 di gennaio a 1,36 euro al litro oggi) con un aggravio di 3,3 miliardi di euro in più rispetto al 2009.
“Nel 2010 quindi – affermano le due associazioni – gli automobilisti hanno speso 4,81 miliardi di euro in più per i carburanti, di cui ben 528 milioni in più per l’erario”.
Quel che serve, continuano Adusbef e Federconsumatori, è una commissione di controllo sulla doppia velocità , la razionalizzazione della rete, l’apertura della vendita attraverso il canale della grande distribuzione, il blocco settimanale dei prezzi e un intervento sulle accise.
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Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREZZO SPESSO NON E’ AFFATTO TRASPARENTE, ANTICIPATO DA LIQUIDAZIONI E PRESALDI IN VIOLAZIONE DELLE NORME…CRESCE LA PRATICA DEI CLIENTI FIDELIZZATI CON TESSERA…MENTRE SI DOVREBBE LASCIARE LIBERO IL NEGOZIANTE DI DECIDERE DI AVVIARE I SALDI QUANDO GLI PARE
Secondo Pietro Giordano, segretario nazionale dell’associazione dei consumatori, le svendite di fine stagione sono anacronistiche e ostacolano la liberalizzazione del mercato.
Così a perderci sono sia i negozianti che i clienti.
Arrivano i saldi di fine stagione. Un’occasione per rifare il guardaroba.
Ma la corsa al prezzo più basso è trasparente? Non proprio.
Infatti il countdown è anticipato da liquidazioni e “stagioni sommerse di pre-saldi”, in violazione delle normative regionali che vorrebbero una data unica per l’inizio delle svendite.
“Circa il 50-60% dei piccoli commercianti, incluse le boutique, forniscono tessere sconto o promozionali ai propri clienti più affezionati — spiega Pietro Giordano, segretario nazionale dell’associazione a difesa dei consumatori Adiconsum — oppure li fidelizzano attraverso telefonate, sms e email con i quali anticipano soltanto per loro la data di apertura dei saldi che, quindi, sono ‘taroccati’”.
Una pratica scorretta su cui le associazioni dei commercianti Confcommercio e Confesergenti non intervengono.
E su cui nemmeno chi compra fa segnalazioni, visto che è impegnato a cercare l’offerta migliore.
“I saldi ormai, oltre che essere anacronistici, non esistono più”, prosegue Giordano.
“Ostacolano la liberalizzazione del mercato e avvantaggiano alcuni consumatori a scapito di altri. E’ necessario applicare il sistema dell’e-commerce e il meccanismo delle low cost aeree anche ai negozi, ovvero lasciare al venditore la possibilità di ribassare la propria merce e svuotare il magazzino. Solo così si favoriscono imprenditorialità e concorrenza leale. Ciascun negoziante, insomma, dovrebbe essere libero di avviare i ‘saldi’ durante l’anno a seconda delle proprie esigenze. Senza dover rispettare a forza, e ormai soltanto formalmente, la data imposta dalla legge regionale”.
Al momento le associazioni dei consumatori non possono contare sull’appoggio di Confcommercio e Confesercenti, “anche se qualche iniziativa l’hanno intrapresa — ammette Giordano —. Stanno pensando di stabilire un’unica data nazionale per i saldi, in un mercato in cui le catene in franchising e la grande distribuzione comprano a prezzi assai più ridotti di boutique e piccoli negozi che, specie in tempi di crisi, faticano a sopravvivere”.
Il primo passo di avvicinamento tra le due associazioni dei commercianti e i consumatori consiste quindi nel tentativo di fissare in tutta Italia la stessa data per i saldi estivi e invernali e di incentivare promozioni e liquidazioni durante l’anno.
Secondo il segretario Adiconsum, i saldi stabiliti da leggi regionali si trasformano in un boomerang anche a causa della della globalizzazione:
“Se dal 6 gennaio, come accadrà a Roma e Milano, si aprono i saldi, i consumatori non avranno motivo di acquistare prima. E se lo facessero, soprattutto nelle zone più arretrate, comprerebbero prodotti cinesi, sempre a basso costo. Il sistema così strutturato non può più funzionare: chiudono i negozi, si abbassa la qualità e aumenta la concorrenza online. Oggi, se desidero liquidare tutto ciò che ho in magazzino, non lo posso fare. Per questo il temporary shop o la vendita online sono l’unica via per liberarsi della merce ‘vecchia’ e, di conseguenza, aggirare la legge”.
I saldi poi nascondono delle insidie per chi fa shopping in questo periodo. “Alcuni negozianti tendono a rifiutare il pagamento elettronico, per evitare la trattenuta prevista dalla banca — spiega Giordano —. In questo caso, se il negozio è provvisto di pos, è bene chiamare sul posto un vigile urbano e segnalare l’episodio. E anche quando i negozi espongono la scritta ‘La merce non si cambia’ invitiamo a controllare che non sia difettosa. Se il commerciante si rifiuta di sostituirla o non vuole restituirvi i soldi rivolgetevi alla polizia municipale o alle associazioni dei consumatori”.
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