Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
BOCCHINO ATTACCA: “IL MANDANTE DEL DOSSIER E’ BERLUSCONI, FRATTINI IL FATTORINO, LOVITOLA IL FACCENDIERE”… FUTURO E LIBERTA’ ALL’ATTACCO: “CONTRO FINI UN’OPERAZIONE DI DOSSIERAGGIO INDEGNA PER DISTRARRE GLI ITALIANI DALLO SCANDALO DEI FESTINI”…. “FRATTINI HA COMMESSO ABUSI E NE RISPONDERA’: LO ABBIAMO DENUNCIATO”….”SCHIFANI DOVREBBE DIMETTERSI PER INTERESSE PRIVATO NELL’USO DELLE ISTITUZIONI”
I futuristi indicono una conferenza stampa nel pomeriggio dopo l’intervento di Frattini al Senato: una risposta al premier che oggi è tornato a chiedere le dimissioni del presidente della Camera.
E’ uno scontro termonuclare quello in corso tra Fli e Pdl.
A creare il casus belli è stato il discorso al Senato del Ministro degli Esteri, accompagnate da nuove richieste del Pdl: “Il presidente della Camera deve dimettersi”.
I futuristi rispondono fissando nel tardo pomeriggio una conferenza stampa. Italo Bocchino accusa il premier: ”Il vero mandante dei dossier è Berlusconi, Frattini il fattorino”.
Un flop.
“La documentazione di Frattini è non è altro che la lettera scritta il 22 settembre e che il Giornale ha già pubblicato. Non c’è notizia, non c’è nessuna novità ”.
Lo ha detto Bocchino che aggiunge: “Siamo qui per denunciare e dimostrare un’operazione di dossieraggio e mediatica, posta in essere a orologeria contro il presidente Fini al solo fine di distrarre l’attenzione dai gravissimi episodi che stanno emergendo nella vicenda inquietante che riguarda Berlusconi”.
“E’ una piccola operazione di marco goebelsiano — ha sottolineato il deputato Benedetto Della Vedova — nel tentativo di distrarre da cose più importanti. Ma nella sostanza quello che doveva essere uno scoop è un flop, perchè non c’è notizia”.
La casa non è di Giancarlo Tulliani.
“Vi do una notizia per chi ha a cuore la verità : la casa di Montecarlo non è del signor GiancarloTulliani. Abbiamo qui le carte, le ho portate. Carta canta, villan dorme”.
Giuseppe Consolo, deputato di Futuro e Libertà e legale del presidente della Camera Gianfranco Fini, tira fuori le carte durante la registrazione di Porta a Porta in onda questa sera, sostenendo che la casa di Montecarlo non è di proprietà del cognato del presidente della Camera.
Quanto all’intervento in aula al Senato del ministro degli Esteri Franco Frattini, Consolo sottolinea: “Il fatto che un ministro degli Esteri autonomamente svolga una rogatoria sostituendosi al Guardasigilli, non ha bisogno di commenti”.
Frattini risponderà ai giudici.
“Frattini ha commesso degli abusi”, sostiene Bocchino.
“Innanzitutto ha chiesto per via ordinaria della documentazione, mentre può essere chiesta solo per canali diplomatici dal ministro della Giustizia.
Spieghi il ministro il perchè.
E spieghi anche perchè non abbia attivato canali diplomatici del ministero, ma abbia ricevuto quella documentazione per posta.
Spieghi infine perchè li ha tenuti in un cassetto per un mese: dal 20 dicembre, giorno della ricezione, non li ha mostrati a nessuno, nè li ha mandati alla magistratura, ma li ha tenuti chiusi per utilizzarli quando gli è stato chiesto da Berlusconi”.
“Da parte del ministro c’è stata una totale assenza di decoro istituzionale”, chiosa il deputato di Fli, Benedetto Della Vedova.
“Oggi il Parlamento ha vissuto una delle pagine più tristi e indecorose della sua storia, a causa del comportamento di un uomo delle istituzioni come il ministro degli Esteri”, aggiunge l’ex ministro Andrea Ronchi.
La polemica contro Schifani.
“Non chiediamo le dimissioni del presidente Schifani -ha aggiunto Bocchino rispondendo ad un’esplicita domanda-. Noi diciamo, quando vengono chieste le dimissioni di Fini, dimostrateci che ha compiuto un atto non imparziale. Se è così, dovrebbe dimettersi Schifani, per un uso parziale delle Istituzioni nell’interesse privato del presidente del Consiglio”.
Bocchino ha poi invitato insistentemente il presidente del Consiglio ad andare ad elezioni anticipate se non vuole più Fini come presidente della Camera e “magari averci Frattini, Schifani o qualche frequentatore di Arcore”.
Ma non lo fa “per sottrarsi al giudizio degli italiani, che non vogliono come presidente del Consiglio di un Paese, culla della civiltà cristiana, lo stesso che fa quei festini, perchè sa che se si va al voto non tornerebbe più a palazzo Chigi”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
ORA SI E’ CAPITO PERCHE’ FRATTINI LE HA GIRATE IN PROCURA SENZA MOSTRARLE: NON ESISTONO PROVE SUL FATTO CHE TULLIANI SIA IL PROPRIETARIO DELLA CASA DI MONTECARLO…ORA FUTURO E LIBERTA’ HA DENUNCIATO IL SERVO FRATTINI…IL PLICO NON E’ NEANCHE ARRIVATO PER VIE DIPLOMATICHE, MA PER CORRIERE: L’AVRA’ IMBUCATO LAVITOLA?
Ecco le carte segrete di Franco Frattini sull’appartamento di Montecarlo. Sono pubblicate su
ilfattoquotidiano.it.
Questa mattina, durante il question time, il ministro degli esteri ha detto che i documenti dimostrano “in maniera tangibile” che la casa di Monaco venduta da Alleanza Nazionale a una società off shore di Saint Lucia è di proprietà del cognato di Fini Giancarlo Tulliani.
Una vile menzogna.
E ha aggiunto che il governo “non può nè vuole dare informazioni sui dettagli contenuti” nelle carte.
Leggendole il perchè diventa chiaro.
Semplicemente il primo ministro di Saint Lucia, Stephensson King, ha certificato che è autentico il contenuto di una vecchia e ormai celebre lettera del ministro della Giustizia Rudolph Francis sul caso Tulliani.
Una missiva già agli atti della procura di Roma e già pubblicata prima da due giornali caraibici e poi da Dagospia e da Il Giornale, il 22 settembre.
Scorrendo la lettera del premier di Saint Lucia si scopre però che questa comunicazione a Frattini è avvenuta il 10 dicembre.
E che la missiva non è arrivata in Italia tramite i consueti canali diplomatici, o tramite un fax autenticato come avviene nello scambio ufficiale tra ambasciate o consolati.
La lettera è invece stata mandata tramite un corriere espresso internazionale, l’americana Fedex che ha recapitato il plico a piazza della Farnesina, 00100 Roma, numero di serie: 86 76 4921 8430 0402.
La data di spedizione è quella del 20 dicembre 2010. I
l che vuole dire che il ministro si è tenuto nel cassetto il nuovo documento di Saint Lucia per oltre un mese.
Nella sua risposta all’interrogazione, presentata il 25 gennaio dal senatore Pdl, Luigi Compagna, spiega Frattini, la “risposta del primo ministro di Saint Lucia è arrivata alcune settimane fa”.
Quello che però non dice è che il premier dello staterello caraibico nella lettera scrive tra l’altro: “Le nostre indagini e il nostro interesse dovuto ai lanci di stampa internazionale riguardavano determinate compagnie registrate sotto la giurisdizione di Saint Lucia ed era di interesse per i giornalisti italiani che ne facevano ricerche investigative”.
E aggiunge di aver “accluso” alla missiva “una copia del memorandum ufficiale rilasciato dal procuratore generale e a me indirizzato, che è stato pubblicato su diversi giornali internazionali e che ha concluso che il signor Giancarlo Tulliani era l’utilizzatore e il beneficiario di dette compagnie”.
In quel periodo (estate 2010) chi a Sant Lucia si dava da fare per ricostruire i retroscena dell’affare immobiliare era un vecchio amico del premier, l’editore dell’Avanti, Valter Lavitola.
Lo stesso Lavitola che il 25 gennaio prima del vertice serale del Pdl a Palazzo Grazioli si intrattiene per un’ora e mezza con il premier Silvio Berlusconi. Lavitola esce di soppiatto, acquattandosi in auto, ma alcuni fotografi scattano e i flash illuminano il volto del giornalista dell’Avanti.
Il mattino stesso il senatore Compagna aveva presentato la sua interrogazione.
Insomma la mossa della Farnesina è tutta politico-mediatica.
Si gioca di nuovo la carta della casa di Montecarlo del cognato di Fini, per tentare di arginare l’altro scandalo: quello per prostituzione minorile e concussione che vede indagato il premier.
E lo si fa calibrando i tempi.
Prima, il 25 gennaio, si fanno uscire indiscrezioni sulla stampa che, come fa Il Giornale, scrive che “la documentazione sarebbe arrivata una settimana fa al ministero degli Affari Esteri”.
E poi aggiunge che le carte potrebbero essere di lì a poco trasmesse alla magistratura.
Infine arriva l’interrogazione di un senatore Pdl e quindi, con urgenza, la risposta di Frattini che in aula dice di aver già inviato il tutto “alla procura di Roma”.
Il tutto quando la partita giudiziaria, almeno dal punto di vista dei pm, è già chiusa.
Per la procura, infatti, anche se la casa di Montecarlo è stata acquistata tramite uno schermo off shore da Tulliani il procedimento per truffa, nato da un esposto di Francesco Storace, va archiviato.
E il danno per il partito se c’è va discusso in sede civile.
Per questo è stata chiesta l’archiviazione.
Deciderà il gip di Roma il 2 febbraio.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
FINISCE 11 A 8 LA PROPOSTA PATACCA DEL PDL…ABBANDONATA LA STRADA DEL “FUMUS PERSECUTIONIS” PERCHE’ AVREBBE RICHIESTO IL VOTO SEGRETO, ORA IL VOTO IN AULA SARA’ PALESE…LA TESI ESILARANTE DEL PDL E’ CHE IL “PREMIER TELEFONO’ IN QUESTURA CREDENDO DAVVERO CHE “RUBY FOSSE LA NIPOTE DI MUBARAK”… PECCATO CHE FINO AD OGGI AVESSE DETTO CHE “GLI ERA SOLO STATA SEGNALATA”…. CARO FINI, DI’ A CONSOLO CHE SE NE TORNI DA DOVE E’ VENUTO
Sul “Ruby-gate” il Pdl cambia strategia.
La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha votato la proposta di restituire gli atti alla procura di Milano sul caso Ruby.
I voti a favore sono stati 11, quelli contrari 8.
Due gli assenti, Giuseppe Consolo (Fli) e Rossomando del Pd.
Hanno votato sì Pdl, Lega e Responsabili.
Per il no invece Pd, Idv Udc e il componente di Fli presente.
La parola definitiva spetta però ora all’aula di Montecitorio.
Forti dei numeri con i quali ieri è stata bocciata la mozione di sfiducia al ministro della Cultura Sandro Bondi, la maggioranza tenta quindi il tutto per tutto adottando una linea che potrebbe portare, alla fine, anche alla nullità di tutti gli atti messi in essere dalla procura di Milano.
Questo, in estrema sintesi, il quadro che si sta delineando.
Secondo il finiano Lo Presti “nel Pdl temono il voto segreto. Votando sulla questione di competenza del Tribunale dei ministri, così come prevede l’art. 18 del Regolamento della Camera, in Aula non è previsto il voto segreto.
Visti i numeri risicati di questa maggioranza, emersi ieri con la fiducia al ministro Bondi — conclude Lo Presti — hanno ritenuto più opportuno non correre il rischio di un voto segreto, cosa se sarebbe avvenuta sceglienfo l’altra strada”.
Nel Pdl si è così deciso di giocare la carta originaria: quella dell’incompetenza. Cioè del rinvio di tutti gli atti alla Procura con l’idea, in caso di contrasto con le toghe lombarde, di sollevare poi conflitto di attribuzione.
Se invece si fosse seguita la strada del “fumus persecutionis” e cioè del dire solo sì o no alla richiesta di perquisire gli uffici del ragioniere del premier Giuseppe Spinelli, il voto sarebbe stato segreto.
La tesi è semplice: Berlusconi ha telefonato al capo di gabinetto della Questura di Milano Piero Ostuni in qualità di presidente del Consiglio perchè credeva davvero che Ruby fosse la nipote di Mubarak.
Lo ha detto «lui nella telefonata», sottolineano i “tecnici”, «lo ripete lei nella dichiarazione ai difensori del premier Piero Longo e Niccolò Ghedini».
Quindi Berlusconi con Ostuni, «era in assoluta buona fede», ribadisce un tecnicò Pdl, e il reato non può che essere “ministeriale”.
Una tesi da far scompisciare dalle risate per tre ragioni.
1) La stessa Ruby in tv a “Kalispera” ha detto di non essere stata lei a raccontare al Cavaliere quella storia perchè al premier «gliela potrebbe aver raccontata anche chi gli ha presentato la ragazza» e cioè «Lele Mora o Emilio Fede».
Quindi Berlusconi sapeva benissimo che si trattava di una notizia inattendibile e mai confermata neanche dalla diretta interessata.
2) E’ stato proprio il premier a negare in Tv di aver mai detto (e quindi creduto) che Ruby fosse la nipote di Mubarak, ma solo vagamente che “qualcuno gliela aveva segnalata come tale”.
3) Visto che Ruby frequentava il premier da quando aveva 16 anni, quindi da oltre due anni, come mai Berlusconi, quando Mubarak è venuto in visita in Italia, non ha invitato Ruby a palazzo Grazioli per salutare lo zietto?
Conclusione: continuano a prenderci per il culo.
Sommersi dalla melma e dalle prove, qualcuno cerca vigliaccamente di scapolare dall’uscita secondaria, come sempre.
Come nessun uomo di destra e con le palle farebbe mai.
Un invito infine a Fini: dica a Consolo di tornare con il suo amato premier, ci ha rotto le palle coi suoi distinguo e le sue assenze strategiche.
La sua intervista alla “Stampa” di oggi a favore della competenza del tribunale dei ministri, unita alla sua solita assenza alle votazioni, è un tradimento per la base finiana.
Vada con il faccendiere Moffa e tolga il disturbo.
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
LA PRIMA PAGINA DE “IL GIORNALE” ESCE CON UN “RECENTE” SCOOP: “NEL 1982 LA BOCASSINI SAREBBE STATA SORPRESA ‘IN ATTEGGIAMENTO AMOROSO’ CON UN GIORNALISTA DI LOTTA CONTINUA” E TITOLA “AMORI PRIVATI DELLA BOCASSINI”… SIGNOR SANTANCHE’, CI CONSENTA DI DIRLE: “NON CE NE FREGA UN CAZZO”
«Ilda Boccassini, una degli accusatori del Cavaliere, nel 1982 fu sorpresa in
“atteggiamenti amorosi” con un giornalista di Lotta Continua e finì al Csm». Così l’attacco dell’articolo di apertura del Giornale di proprietà della famiglia Berlusconi oggi in edicola.
La dottoressa Boccassini è una dei tre pm che conduce l’inchiesta sul caso Ruby nella quale il presidente del Consiglio è accusato di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile.
Il titolo de Il Giornale, sopra la foto del pubblico ministero è: «Amori privati della Boccassini».
L’attuale procuratore aggiunto di Milano portò a un procedimento davanti al Csm al termine del quale il magistrato fu assolto.
Il procuratore di Milano, Bruti Liberati, a proposito di questo articolo reagisce con una nota ufficiale: «Ogni attività della magistratura – e dunque anche quella della Procura della Repubblica di Milano – in un ordinamento democratico è soggetta alla valutazione e alla critica della libera stampa; le campagne di denigrazione e l’attacco personale ai magistrati si qualificano da soli, e in un sistema di civile convivenza devono essere un problema per chi ne è autore e non per chi ne è vittima».
Poi aggiunge: «In considerazione della delicatezza della vicenda, il Procuratore della Repubblica segue costantemente e compiutamente tutta l’attività di indagine, di cui ha assunto personalmente il coordinamento e conseguentemente piena responsabilità ».
E conclude: «I due inviti a comparire (per Silvio Berlusconi e Nicole Minetti, ndr) firmati dai magistrati sono stati vistati dal procuratore, pur non essendo richiesto il visto per tale tipo di atti».
Il linciaggio mediatico nei confronti della Bocassini continua, di pari passo a quello rivolto a Fini.
I giornali di famiglia del leader del partito degli accattoni proseguono con il metodo Boffo nel tentativo di punire i magistrati e i politici scomodi e di intimidirli.
Il signor Santanchè, guardando dal buco della serratura o forse dotato di binocoli a raggi infrarossi come i più attrezzati guardoni di coppiette, ha colto “Ilda la rossa” in “atteggiamento amoroso” nel 1982, ovvero 29 anni fa, pensate che scoop da sbattere in prima pagina.
E con un gionalista di sinistra, tiene a precisare il guardone.
Se fosse stato di destra forse avrebbe chiuso un occhio e si sarebbe eccitato di meno, ma volete mettere una vista del genere?
Direte: “ma a un lettore normale che gliene può fregare della datata notizia?”.
Nulla infatti, ma qua parliamo dei lettori de “il Giornale”.
Ai quali forniamo allora noi un vero scoop nella foto accanto: un inedito Sallustri “privato”, vittima a sua volta di due “cattivi maestri” del voyeurismo che studiano attentamente i suoi “atteggiamenti amorosi”.
Pronti a integrare il dossier su di lui con foto compromettenti: chissa che prima o poi non gli tocchi…
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
DURANTE LE PERQUISIZIONI NELLA CASA DI MARYSTELL POLANCO, GLI INVESTIGATORI HANNO TROVATO DOCUMENTI DIFENSIVI GIA’ COMPILATI, FIRMATI DAI LEGALI DEL PREMIER, MA NON CONTROFIRMATI DALLE RAGAZZE…E C’E’ CHI AVEVA IL TESTO DELLE DICHIARAZIONI RESE DA UN’ALTRA
Tecnicamente si chiama “subornazione di testimoni”.
Che tradotto in italiano corrente suona pressappoco così: intralcio alla giustizia. Lo scacchiere del caso Ruby si allarga e sul tavolo della partita adesso atterra anche questo particolare non da poco conto.
La questione viene sollevata dai membri dell’opposizione che compongono la giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio.
L’accusa, per ora solo ipotetica, potrebbe essere rivolta a Silvio Berlusconi e ai suoi legali.
La questione, spinosa dal punto di vista giuridico, emerge dalle ultime 227 pagine inviate ieri mattina dalla procura di Milano alla Camera.
Tutto gira attorno ad alcuni verbali difensivi trovati dagli investigatori negli appartamenti di via Olgettina 65, ma mai depositati ai pm come successo per altre carte nella giornata di martedì scorso.
I documenti con le dichiarazioni delle ragazze già siglati dai legali del premier non risultano controfirmati a mano dalle stesse.
Dopodichè a particolare si aggiunge particolare.
A squadernare i fatti sono i verbali delle perquisizioni.
In uno di questi si legge che in casa della soubrette domenicana Marystell Polanco gli uomini della squadra Mobile scoprono non il suo verbale difensivo ma addirittura quello di Barbara Guerra, altra ragazza protagonista delle cene di Arcore.
Il quadro, dunque, si complica.
Quello che salta all’occhio è il panico del premier davanti a possibili testimonianze delle ragazze.
Non a caso, il 15 gennaio scorso, ad appena ventiquattr’ore dalla notizie della sua iscrizione nel registro degli indagati, il Cavaliere chiama “a corte” tutte le ragazze.
L’obiettivo della riunione è chiaro: mettere a punto una strategia che blindi i particolari di quelle serate.
Le intercettazioni aggiungono indizi.
Al telefono la soubrette Barbara Faggioli parla chiaro: “Sono chiamata alle 19, da quanto so dalle intercettazioni emergono cose molto brutte”. Quindi avverte Nicole Minetti: “Mi ha chiamato la segreteria del presidente e mi hanno passato il presidente e mi ha detto di convocare tutte le ragazze per parlare con l’avvocato”.
E ora la notizia di questi singolari verbali porta sostanza alla tesi di un Cavaliere totalmente disperato e quasi inerme davanti a questo tsunami giudiziario. Niccolò Ghedini, parlamentare e avvocato del presidente del Consiglio, si mostra tranquillo.
Sentito dal Corriere dice: “E’ normale che un teste difensivo possa aver il suo verbale di interrogatorio”. Lo prevede la legge. E’ vero.
Ma la legge fornisce anche alcuni consigli perchè durante le indagini difensive, gli avvocati ricoprono il ruolo di “pubblico ufficiale”.
E dunque, nel documento stilato dall’Unione delle Camere penali italiane si legge: “Il difensore non è tenuto a rilasciare copia del verbale alla persona che ha reso informazioni”.
Il motivo è semplice: evitare il rischio di inquinamento probatorio, se pur indiretto. Il caso in questione sembra ricalcare questa eventualità .
La Polanco, ed è un fatto, si tiene in tasca il verbale della Guerra. Perchè?
Il sospetto è che questo giro di verbali servisse alla ragazze per capire e modulare le proprie dichiarazioni su una linea unica.
Detto questo, resta l’inquietante particolare di quei documenti compilati ad hoc, firmati dagli avvocati, ma non controfirmati dalle ragazze.
Quale poteva essere lo scopo?
Misteri, dunque.
In questa inchiesta se ne trovano molti.
Perchè dopo l’affaire dei verbali, era già emerso il particolare di un interrogatorio fantasma, andato in scena il 6 ottobre 2010, vale a dire 23 giorni prima che scoppiasse lo scandalo.
Non solo, in quel periodo le indagini difensive non erano ancora iniziate. Partiranno il 20 ottobre. Di più.
L’unico interrogatorio di Ruby davanti ai legali di B avviene i primi giorni di novembre.
E dunque? Di certo c’è che quella serata fu “allucinanate”.
Almeno così la definisce Luca Risso, il fidanzato di Ruby. Chi c’era?
A suo dire Lele Mora e un emissario del premier.
La cronaca di quel periodo racconta che l’avvocato di Ruby è Luca Giuliante.
Il 29 ottobre la marocchina lo lascia per passare sotto la tutela di Massimo Dinoia.
Il particolare, già noto, emerge anche dall’agendina della marocchina.
Cosa accadde quella sera resta un mistero.
Si misero a punto le strategie del ricatto al Cavaliere?
Si sa che Ruby voleva chiedergli cinque milioni di euro.
Nella sua agendina, contenuta nelle ultime 227 pagine, si legge: “Quattro milioni e mezzo da Silvio Berlusconi che ricevo tra due mesi”.
Intanto, il 29 ottobre Giuliante lascia la difesa perchè è già legale di Lele Mora nella causa dove l’impresario dei vip è imputato per bancarotta.
Eppure Ruby e Giuliante si sentono ancora.
Le ultime intercettazioni fissano i contatti nei primi giorni di gennaio.
Qui Ruby fa riferimento a “una grossa somma” da chiedere al presidente.
Ecco la scansione temporale.
Il 7 gennaio Ruby chiama e chiede a Giuliante: “Siccome io, praticamente non ho modo di parlare con la persona che tutti e due conosciamo”.
Quindi prosegue: “Mi aveva dato una volta un aiuto, tramite sempre l’avvocato. Avrei bisogno dello stesso aiuto, perchè comunque in questo periodo non sto lavorando”.
Giuliante: “Ci penso lunedì, non ti preoccupare”.
Il 10 gennaio Ruby chiede: “Ne ha già parlato con la persona?”.
Giuliante risponde: “No lo faccio attraverso Massimo”.
E’ Massimo Dinoia? Lui, dalle colonne del Corriere, smentisce di aver avuto con Giuliante discorsi su soldi chiesti da Ruby. Il 12 gennaio Giuliante aggiorna la marocchina: “Bisogna sempre muoverci di persona, ne ho parlato ieri con Massimo, vedi tu, io il problema l’ho rappresentato a Massimo”.
E Ruby risponde: “Comunque il discorso è che la somma è grande…”.
L’ultimo particolare emerge dall’agendina di Ruby e riguarda l’avvocato Dinoia . Ruby nella sua contabilità di dare e avere annota: “70mila euro conservati da Dinoia”.
E quella cifra è accanto a un’altra: i “170mila conservati da Spinelli” (il tesoriere del premier).
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
IL GOVERNO DEGLI ACCATTONI VUOL FAR DIMENTICARE I FESTINI AD ARCORE: FRATTINI SI ERA TENUTO NEL CASSETTO DA SETTIMANE UN PRESUNTO DOCUMENTO DI UN GOVERNO DI PATACCARI DOVE SI DIREBBE CHE TULLIANI E’ IL PROPRIETARIO DELL’APPARTAMENTO… IL COMPLICE LAVITOLA SONO MESI CHE CI LAVORA E, A MISSIONE COMPIUTA, E’ STATO RICEVUTO DAL PREMIER PER DUE ORE… POI SCATTA L’OPERAZIONE IN SENATO CON LA CONNIVENZA DELL’INDEGNO SCHIFANI… TUTTA L’OPPOSIZIONE PER PROTESTA HA ABBANDONATO L’AULA
“Alcune settimane fa ho ottenuto risposta dalle autorità di Saint Lucia che me
ne hanno certificato l’autenticità per la veridicità dei dati contenuti in questi documenti. Il documento è stato messo a disposizione della Procura di Roma, io non posso dire nulla sul suo contenuto”.
Lo ho detto il ministro degli Esteri Franco Frattini riferendo al Senato sulle presunte informazioni ricevute dal primo ministro di Santa Lucia in relazione alla compravendita dell’appartemento di Montecarlo la cui proprietà è stata attribuita a Giancarlo Tulliani, il cognato del presidente della Camera Gianfranco Fini.
L’intervento del capo della Farnesina a palazzo Madama è arrivato dopo una discussione aspra tra maggioranza e opposizione sull’opportunità dell’iniziativa del ministro.
La vicenda ha suscitato giustamente molte polemiche.
Francesco Rutelli ha annunciato di non volere essere presente in aula per ascoltare l’intervento del Ministro.
L’Italia dei Valori, con Felice Belisario, ha detto di considerare sospetta la solerzia con cui Frattini si è presentato in aula a rispondere, a 24 ore dalla presentazione dell’interrogazione, quando alcune altre interrogazioni giacciono senza risposta da alcuni anni.
Il finiano Carmelo Briguglio ha invece puntato il dito contro Berlusconi, accusandolo di avere «piegato» il ministro degli Esteri e il presidente del Senato, Renato Schifani, per esigenze di battaglia politica.
Un altro finiano, Pasquale Viespoli, ha sottolineato con una battuta che lui stesso ha definito «amara», il fatto che la giornata iniziata con le note de «La vita è bella» in occasione del giorno della memoria, si sia trasformata in «Lavitola è bella», con riferimento all’ex esponente del Psi che avrebbe fatto da mediatore con il governo di Santa Lucia per sollecitarne l’intervento.
“Non è possibile – aveva denunciato la Finocchiaro – piegare la presenza del governo in Aula a una necessità politica del tutto insignificante. Non è possibile che il ministro venga convocato e l’interrogazione venga messa subito all’ordine del giorno mentre decine di centinaia, non so se migliaia di atti di sindacato ispettivo giacciono dimenticati”.
Alla fine Frattini ha parlato solo ai suoi servi, mentre tutta l’opposione ha abbandonato l’Aula.
Ma andiamo per gradi, con alcune considerazioni.
1) Frattini ha ammesso che “da alcune settimane” avrebbe a sue mani questa carta da pacchi: come mai l’ha tirata fuori solo ora, mentre emerge lo scandalo delle minorenni e delle prostitute che frequentavano il premier ad Arcore?
2) Chi vogliono prendere per il culo, il suddetto ministro e il presidente del Senato Schifani, mettendo in 24 ore in discussione una interrogazione quando solitamente queste vengono trattate dopo mesi dalla loro presentazione?
3) Che ruolo ha avuto il solito prezzolato Lavitola, direttore dell’Avanti e destinatario di milioni di euro da parte del governo italiano per un giornale che non legge nessuno?
Come mai Lavitola è sempre presente a St. Lucia quando si parla del caso Tulliani, ben introdotto a corte di quella Repubblica delle banane?
Come mai è stato ricevuto, a missione compiuta, due ore a Palazzo Grazioli dal premier due giorni fa? Su cosa doveva riferire?
Perchè non si fanno accertamenti bancari su questo soggetto che gira il Sudamerica con aerei di Stato?
Come mai fino a qualche tempo fa aveva le pezze al culo e ora non piu?
4) Chi ha richiesto quei documenti?
Il tribunale di Roma, che aveva già prosciolto Fini, no di certo: le avrebbe chieste il governo italiano.
A che titolo, a fronte di che reato, con che finalità , quando invece dovrebbe essere competenza dell’autorità giudiziaria, laddove ne emergesse una reale esigenza?
5) Frattini si permette di dare per buone delle carte da pacchi di un governo ridicolo che per prassi copre tutte le operazioni off-shore, garantendo l’anonimato ai suoi clienti.
In questo caso quale motivazione l’avrebbe indotto a violare il segreto che mantiene per tutti?
Che livello di corruzione esiste in quel Paese e chi garantisce a Frattini che il documento che lui spaccia per buono non sia un pacco?
Ch titolo ha lui per giudicarlo attendibile, se non quello di essere un servo del premier?
Ora sarà la Procura di Roma a decidere il valore del documento ai fini processuale, come è giusto che sia.
Se deciderà che non riguarda la figura del Presidente della Camera, ci auguriamo che la Procura e la Corte dei Conti indaghino su quanto è costato allo Stato italiano e a qualche privato questa patacca di Lavitola, chi ha pagato e quanto.
Se il governo italiano ha per caso finanziato qualche opera pubblica a St Lucia, se stanno attualmente operando a St. Lucia delle società italiane e a chi ne sono i titolari.
Se vi sono tracce di spostamenti di denaro da conti riconducibili a titolari italiani con destinatari ministri di St Lucia, come denunciato a suo tempo dai servizi segreti americani
Il tempo degli infamoni sta per scadere.
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, emergenza, Fini, Giustizia, governo, PdL, Politica | 1 Commento »
Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
CHIUSA L’INCHIESTA A PERUGIA, COINVOLTE 22 PERSONE: AD ANEMONE IN TRE ANNI LAVORI PER 75 MILIONI… ECCO COME LA CRICCA SI SPARTIVA GLI AFFARI
Sono affari milionari quelli che la «cricca» è riuscita a chiudere quando al vertice della Protezione Civile e alla gestione dei Grandi Eventi c’era Guido Bertolaso.
Perchè in appena tre anni alle imprese di Diego Anemone sono stati concessi appalti per oltre 75 milioni di euro.
Era favorito il giovane costruttore, ma sapeva evidentemente ricompensare chi lo agevolava.
E proprio a Bertolaso avrebbe dato «50.000 euro in contanti consegnati brevi manu il 23 settembre 2008, la disponibilità presso il Salaria Sport Village di una donna di nome Monica allo scopo di fornire massaggi operati presso le stesso centro da tale Francesca, la disponibilità di un appartamento in via Giulia a Roma dal gennaio 2003 all’aprile 2007».
Sesso e soldi anche per l’alto funzionario Fabio De Santis, ma grande riconoscenza l’avrebbe mostrata nei confronti del provveditore ai Lavori Pubblici Angelo Balducci, beneficiato con appartamenti, viaggi, domestici assunti e lavori di ristrutturazione delle numerose dimore delle quali poteva godere.
La Procura di Perugia chiude la prima parte dell’inchiesta sui lavori assegnati per il G8 de La Maddalena e le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia notificando l’avviso a 22 persone.
E nell’elenco dei lavori «truccati» inserisce anche la caserma Zignani a Roma, diventata una delle sedi degli 007 del Sisde.
A 15 di loro contesta il reato di associazione a delinquere e poi ci sono la corruzione, l’abuso d’ufficio, le rivelazioni del segreto d’ufficio e il favoreggiamento.
Accuse pesanti anche all’ex procuratore aggiunto della capitale Achille Toro, che avrebbe ottenuto favori per sè e per i suoi figli in cambio delle informazioni sulle indagini in corso a Roma.
Oltre ai funzionari Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola, l’elenco comprende la funzionaria del Dipartimento «Ferratella» Maria Pia Forleo; la segretaria di Anemone Alida Lucci che tra l’altro gestiva decine di conti correnti; il commissario per i Mondiali di Nuoto Claudio Rinaldi; l’architetto che gestiva l’acquisto di case per i potenti Angelo Zampolini.
Ma c’è anche l’ex senatore del Pd Francesco Alberto Covello «vicepresidente dell’Istituto per il Credito Sportivo che ha erogato mutui a totale carico dello Stato, che compiva atti del proprio ufficio adoperandosi affinchè Anemone accedesse a tale finanziamento, così facendo conseguire l’attribuzione di un credito pari a 18 milioni di euro per la ristrutturazione del centro sportivo, di fatto non fruito per il mancato verificarsi delle condizioni imposte e in cambio ha ottenuto la fornitura di mobili presso la propria abitazione».
I pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi parlano di un «sodalizio stabile che attraverso la messa a disposizione della funzione pubblica dei funzionari a favore degli imprenditori, in particolare Diego Anemone e le sue imprese, consentiva una gestione pilotata e contraria alle regole di imparzialità ed efficienza della pubblica amministrazione delle aggiudicazioni e della attuazione degli appalti inerenti i Grandi Eventi gestiti dal Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo della presidenza del Consiglio».
Avevano ruoli e compiti diversi i funzionari pubblici ma, dice l’accusa, «operavano al servizio del privato e compivano scelte economicamente svantaggiose per la pubblica amministrazione».
E così a Balducci viene contestato di essere «capo e promotore» dell’associazione a delinquere.
Scrivono i magistrati: «L’indagato era capace di esercitare tutta la sua influenza per promuovere la fortuna commerciale di Anemone a lui legato da una comunanza di interessi economici assimilabile a una vera e propria società di fatto».
E ancora: «Balducci operava illegittimamente affinchè le imprese facenti capo ad Anemone (da sole o con altre facenti parte del medesimo gruppo) risultassero aggiudicatarie degli appalti e consentiva, anche mediante l’approvazione di atti aggiuntivi successivi, che il costo dell’appalto a carico della Pubblica Amministrazione aumentasse considerevolmente rispetto a quello del bando, anche a fronte di spese incongrue o meramente eccessive, al solo scopo di favorire stabilmente il privato imprenditore».
Identiche contestazioni a Bertolaso e a De Santis.
Il capo della Protezione Civile ha sempre negato di aver goduto dei favori sessuali delle ragazze dello Sport Village e soprattutto di aver preso soldi, ma i magistrati ritengono di avere le prove sufficiente per sollecitarne il rinvio a giudizio.
E individuano il canale della «mazzetta» da 50 mila euro in don Evaldo Biasini, l’economo della Congregazione del preziosissimo sangue che custodiva nella cassaforte del suo ufficio i contanti per l’amico imprenditore. Riscontri vengono elencati anche per le donne che sarebbero state «concesse» a De Santis presso due alberghi di Venezia dove era in missione proprio per la struttura che gestiva i Grandi Eventi.
Al procuratore aggiunto che si è dimesso dalla magistratura dopo essere stato indagato, l’accusa contesta di aver «ricevuto da Angelo Balducci e dall’avvocato Edgardo Azzopardi utilità non dovute per i suoi figli Stefano e Camillo per compiere atti contrari ai suoi doveri d’ufficio al fine di favorire Anemone e lo stesso Balducci».
Nel capo d’imputazione di Toro si legge: «Asserviva le sue funzioni agli interessi di Balducci e violava il segreto d’ufficio e comunque il dovere di riservatezza fornendo le informazioni sul procedimento penale di Roma e di Firenze, notizie delle quali era a conoscenza sia per la funzione di coordinatore del gruppo di lavoro, sia per l’attività di coordinamento investigativo tra i due uffici. Interveniva sui suoi sostituti Assunta Cocomello e Sergio Colaiocco alterando l’iter di sviluppo delle indagini, inducendoli a compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare a non chiedere l’autorizzazione di intercettazioni telefoniche pur in presenza delle necessità investigative».
Un comportamento che gli avrebbe consentito di ottenere numerosi vantaggi. E infatti «l’avvocato Camillo Toro otteneva l’incarico di esperto presso la struttura di missione dal 18 gennaio 2010 al 31 dicembre 2010, un contratto con il capo di gabinetto del ministero delle Infrastrutture e Trasporti per un corrispettivo netto di 25 mila euro».
L’avvocato Stefano Toro firmava invece «un contratto di collaborazione professionale del luglio 2009 per gli aspetti attinenti le attività legali-amministrative per il 150 anniversario dell’Unità d’Italia»; veniva designato rappresentante del Dipartimento per l’Istituzione della commissione per l’emergenza idrica dei comuni serviti dall’Acquedotto del Simbrivio e veniva liquidata in suo favore la somma di 30 mila e 600 euro».
Ora gli accertamenti vanno avanti per definire le altre posizioni, compresa quella degli ex ministri Pietro Lunardi e Claudio Scajola, del cardinale Crescenzio Sepe.
Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
ANCHE IRIS BERARDI ERA MINORENNE QUANDO ERA OSPITE A VILLA CERTOSA E AD ARCORE…UNA TESTE DICE DI UN’ALTRA: “LA COSTRINGEVA A RAPPORTI PLURIMI CHE LEI NON GRADIVA”… NELLE NUOVE CARTE SPUNTA ANCHE LA DROGA
Lo sciame investigativo che sempre segue la discovery di un’inchiesta demolisce
alla lettera il fondale di cartapesta che Silvio Berlusconi ha fabbricato, in fretta e molto confusamente, per salvarsi dall’accusa di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile.
La lettura delle 227 pagine di “integrazioni” istruttorie inviate dalla procura di Milano alla Camera per ottenere la perquisizione di Giuseppe Spinelli (il “ragioniere” retribuisce le falene che allietano le notti al Sultano) sono un’arma decisiva nelle mani dell’accusa.
Pagine definitive per comprendere le condotte del Cavaliere; funeste per le menzogne che ha cucinato per gli italiani.
L'”integrazione” conferma alcune questioni decisive.
Elenchiamole.
1) Salta fuori un’altra minorenne (la terza, dopo Noemi e Ruby) che frequenta abitualmente la corte del Drago. È una prostituta brasiliana.
2) Ci sono due nuove testimonianze che ricordano che cosa accade a Villa San Martino quando la cena è finita e le ospiti – tutte giovani e giovanissime donne – raggiungono nel sotterraneo la “sala del bunga bunga” (le parole sono del premier).
3) Tutte le falene che si esibiscono per lui o che gli tengono compagnia la notte sono retribuite.
4) Ruby annota con cura il prezzo del suo silenzio, il denaro che già ha intascato dal capo del governo e accantonato, quel che gli consegna – e sono quatt milioni – il “ragioniere” del Cavaliere.
5) Il giorno successivo allo scoppio dello scandalo (15 gennaio) Berlusconi convoca tutte le ragazze del “bunga bunga” ad Arcore per depurare, con la collaborazione dei suoi avvocati, dai loro ricordi e parole i fatti più scomodi e sensibili.
Questo nuovo capitolo di una storia che umilia il Paese, prima di esporre alla luce del sole l’inadeguatezza e l’irresponsabilità del presidente del Consiglio (altra cosa il giudizio penale), si può raccontare dal centro della scena.
Il teatro è il sotterraneo di Villa san Martino.
Che cosa accade? Lo ricordano nelle nuove carte due giovanissime donne, una poco più che ventenne. Non ne diciamo il nome. Chiamiamola N.
N. conosce e frequenta le ragazze della Dimora Olgettina di MilanoDue dove il Sultano ospita il suo harem.
N. ne raccoglie le confidenze e può raccontare ai pubblici ministeri: “… ha fatto sesso con il presidente. Ha avuto con lui una relazione molto stressante. Stressante, sì. Lo diceva lei perchè il presidente la costringeva a rapporti plurimi che … non gradiva”.
Il secondo racconto è di Maria Makdoum.
È una danzatrice del ventre, è araba.
Ecco che cosa ricorda della sua vista ad Arcore: “Nel giugno del 2010 Lele Mora mi chiede se sono interessata a partecipare a una serata ad Arcore (…) e se voglio far parte del suo harem. Mi trasferisco a casa sua da giugno ad agosto. Vado ad Arcore in luglio. Prima di entrare nella villa, da una stradina laterale si affiancano alla nostra auto un’autovettura con il lampeggiante delle auto di Stato. Ognuna di noi si è seduta per la cena dove voleva. Finita la cena, il presidente disse: “E ora facciamo il bunga bunga” e spiegò che cosa era, cioè era una cosa sessuale”. Il gruppo si trasferisce “di sotto” e qui “le gemelle De Vivo si spogliano, sono in mutande e reggiseno. Il presidente le tocca e loro lo toccano nelle parti intime. Si avvicinano anche a Emilio Fede che le tocca il seno e altre parti intime. Poi una ragazza brasiliana con perizoma balla il samba in modo molto hard. Anche le altre ragazze a quel punto ballano scuotendo il seno, mostrando il fondo schiena. Tutte si avvicinano al presidente che le tocca nelle loro parti intime. Sono rimasta inorridita. Se avessi saputo prima quello che si faceva alla villa non sarei andata, lo confesso”.
Questi racconti sono l’incubo del presidente del Consiglio da mesi.
Da quando ha saputo che Ruby – quella “matta” che non tiene mai a freno la lingua, avida, una creatura che, minorenne, è stata sua ospite fin dal 2009 e poi dissennatamente il capriccio di una stagione (febbraio/maggio 2010) – è stata interrogata dal pubblici ministeri, Berlusconi non ha pace.
Sa che Ruby ha detto tutto, raccontato tutto a quei maledetti in toga che non lo lasciano in pace.
Ora è Ruby che lo tiene sotto pressione più dei magistrati, più dell’opposizione politica. Lo ricatta. Gli scuce milioni.
Come dice la Minetti sfogandosi con la sua assistente: “Berlusconi si caga sotto (per quel che può combinare la Ruby)”.
Il Sultano deve reagire. Sa che il quadro che i pubblici ministeri possono mettere insieme può comprometterlo per sempre.
Non c’è solo Ruby, prostituta minorenne, tra le falene di Villa San Martino.
Ce n’è un’altra di minorenne (come anticipato dal Secolo XIX). Il suo nome è nelle carte.
È Iris Berardi, origini brasiliane, residenza a Forlì. Iris inizia quindicenne a frequentare le passerelle.
A 17 anni si trasferisce a Milano in cerca di fortuna ed entra nel giro delle hostess per le Fiere.
Presto diventerà una prostituta.
Compie i diciotto anni il 28 dicembre 2009.
Lo screening dei suoi tabulati telefonici la segnala una trentina di volte ad Arcore nel 2010. In quell’anno è, da gennaio, già maggiorenne.
Due contatti segnalano, la prostituta brasiliana, nelle ville del presidente anche prima del suo compleanno.
Per dire, il 21 novembre del 2009 a Villa Certosa (Berlusconi è in Arabia Saudita, pare) e il 13 dicembre 2010 è ad Arcore.
Quella sera viene colpito al volto da quel matto di Massimo Tartaglia. Iris dorme in Villa, quella tragica notte.
Con questo peso sul groppo, Berlusconi deve fare qualcosa. Deve cancellare ogni traccia, testimonianza. Inventarsi un’altra realtà . Per farlo, deve comprare – per cominciare – il silenzio di Ruby.
Nelle carte, si dà conto di quel che è stato trovato nella perquisizione dell’appartamento genovese della prostituta marocchina. In un’agenda sono annotate alcun cifre: “50 mila per il libro; 12.000 campagna intimo; 200.000 da Luca Risso; 70 mila conservati da Dinoia (è il suo avvocato di Milano, ndr); 170 mila conservati da Spinelli (è l’ufficiale pagatore di Berlusconi, ndr)”.
Su un altro fogliettino si legge: “4 milioni che ricevo da Spinelli”.
Non mentiva dunque la ragazza quando rassicurava il padre che Silvio l’avrebbe “rivestita d’oro” o confidava alle sue amiche che la storia con il presidente l’avrebbe fatta milionaria perchè per tener chiusa la bocca, per lasciare il Cavaliere fuori dai guai – guai molto seri – , gli aveva chiesto “cinque milioni di euro”.
Ora Berlusconi può anche pensare di aver salvato ancora una volta la ghirba, ma per esserne sicuro deve indottrinare anche tutte le altre, tutte, giovani, giovanissime, soubrette o senza arte nè parte.
Per dirla, con la Minetti, tutte “le zoccole, brasiliane delle favelas che non parlano italiano, mezze serie” che hanno frequentato Arcore, il “bunga bunga” e Mora e Fede e Carlo Rossella e nel giorno della perquisizione si sono fatte trovare in casa buste e buste di migliaia di euro con su scritto B. e chi non ce l’ha scritto, lo ha detto ai poliziotti da dove veniva quel denaro.
È il 15 gennaio del 2011.
Da quarantott’ore si sa che il capo del governo è nei guai.
Il Sultano convoca l’intero harem ad Arcore. Le carte disegnano la “geografia” della convocazione.
Intercettazione da Faggioli a Aris:
“Mi ha chiamato il presidente Berlusconi… scandisco le parole, visto che mi stanno ascoltando. Mi ha chiesto la cortesia di farti avvicinare ad Arcore alle 19. Ci sono gli avvocati”. Aris avverte Maristella: “Ha chiamato il presidente B. ha detto che alle 19 devi essere ad Arcore”.
Maristella (Polanco) chiama subito Barbara (Faggioli): “Sono stata chiamata”. Barbara: “Alle 19, amo’, da quanto ho capito dalle intercettazioni emergono cose molto brutte che noi ragazze diciamo su di lui”.
La Faggioli chiama anche la Minetti e in queste conversazioni emerge un nuovo grattacapo per Berlusconi.
Nicole è furibonda.
Si sente abbandonata. È preoccupata. Lei non ha ottanta anni come Fede o settantacinque come il Sultano.
Lei ha solo venticinque anni è la vita davanti. Non vuole finire in galera. Non vuole distruggersi la vita.
A Natale se ne andava con il padre per lo shopping e finiscono in libreria.
Il padre vede sullo scaffale “Mignottocrazia” di Paolo Guzzanti e scopre che un intero capitolo è dedicato alla figlia.
Nicole si vergogna e l’otto gennaio dice a Barbara: “Io do le dimissioni, cioè sta roba è una roba che ti rovina la vita, ti rovina i rapporti, ti logora. Devi avere un pelo sullo stomaco, ma a me non me ne frega niente. Io voglio sposarmi, fidanzarmi, avere dei bambini, una casa. (Non voglio) litigare tutti i giorni con tutti, metterla nel culo a quello che ha fiducia in te. La politica è un casino. Cioè cade lui… cadiamo noi. A lui fa comodo mettere te e me in Parlamento, perchè dice “Bene, me le sono levate dai coglioni” e lo stipendio lo paga lo Stato”.
Ora ancora Barbara Faggioli l’avverte: “Mi ha chiamato la segreteria del presidente e mi hanno passato il presidente e mi ha detto di convocare tutte le ragazze per parlare con l’avvocato alle 19. Che dici? Che è ok?”.
No, per Nicole Minetti, incredibilmente non è affatto ok.
Dice Nicole: “No perchè… devo parlare al mio avvocato. Io sono indagata, per me la cosa è diversa.. Lui sarà anche il mio capo, ma io sono indagata e lui altrettanto… È un pezzo di merda. Se vuole vedermi, mi chiama lui, ma se vado ci vado con gli avvocati”.
E più tardi, con maggiore violenza, spiega a Clotilde Strada, la sua assistente: “Non me ne fotte un cazzo. Se lui è il presidente del Consiglio o, cioè, è un vecchio e basta. A me non me ne frega niente, non mi faccio prendere per il culo. Si sta comportando da pezzo di merda pur di salvare il suo culo flaccido. Giusto che si faccia sentire lui se non lo farà mi comporterò di conseguenza… quel briciolo di dignità che mi rimane la voglio tenere… visto che lui non mi ha chiamato… gli faccio prendere paura. Quando si cagherà addosso per Ruby chiamerà e si ricorderà di noi.. adesso fa finta di non ricevere chiamate”.
È dunque in queste condizioni l’uomo che guida il Paese.
Lo avevamo intuito, ora non si possono più chiudere gli occhi dinanzi a quel vediamo: una dissennata vita privata ha consegnato Silvio Berlusconi a gravissime responsabilità penali, di cui risponderà a breve in un problematico giudizio immediato, ma soprattutto al ricatto plurimo di decine di giovani donne.
Berlusconi è in una via senza uscita.
Giuseppe D’Avanzo
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
SOLO DOPO 13 MINUTI DI TG, IL SERVO DI ARCORE COMUNICA AGLI ITALIANI LA NOTIZIA CHE VIENE EVIDENZIATA IN TUTTO IL MONDO…MANDA IN ONDA UN SERVIZIO VOMITEVOLE DOVE LA TESTIMONE DIVENTA “PRESUNTA”, NON VENGONO CITATE LE FRASI DELLA MINETTI E VENGONO NASCOSTE LA NUOVE PROVE…E ALLA FINE INTERVISTA DUE DEPUTATI DEL PDL CHE PARLANO DI “ROBA VECCHIA”
Il Tg di Augusto Minzolini mette il servizio in sesta posizione dopo tredici minuti di giornale.
E quando va in onda non c’è una parola sulle nuove scioccanti intercettazioni di Minetti e delle altre ragazze coinvolte nei festini di Arcore
Nel giorno in cui i magistrati di Milano inviano alla Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio un altro faldone di 227 pagine su escort e festini a luci rosse a casa di Silvio Berlusconi ad Arcore, il Tg1 che fa?
Nasconde la notizia in sesta posizione.
Ma ecco la scaletta del giornale diretto da Augusto Minzolini: dopo l’apertura dedicata all’omicidio di Via Poma, il secondo pezzo parla del no alla sfiducia al ministro Bondi, seguito da un servizio sul federalismo per poi andare a testa bassa sull’affaire della casa di Montecarlo, notizia tanto cara Berlusconi e ai suoi sodali.
Secondo i colleghi del Tg della rete ammiraglia, i contenuti esplosivi delle carte della procura di Milano non meritano neanche la quinta posizione ed ecco che va in onda un pezzo sulla trattativa fra lo Stato e la mafia del 1993 e sul nuovo interrogatorio all’allora capo dell’amministrazione penitenziaria Nicolò Amato.
E poi finalmente, dopo circa tredici minuti di tiggì, ecco finalmente il caso Ruby e le carte di Milano.
Non una parola sulle intercettazioni delle conversazioni dell’ex soubrette e oggi consigliere regionale Nicole Minetti: Berlusconi “si sta comportando da pezzo di merda pur di salvare il suo culo flaccido” o degli sms in cui la Minetti scrive a Barbara Faggioli che Berlusconi “adesso fa finta di non ricevere chiamate, ma quando si cagherà addosso per Ruby chiamerà e si ricorderà di noi”, e nemmeno sul sequestro ad agosto di 12 chili di cocaina al fidanzato di Marysthell Polanco, per non parlare del fatto che un ingente quantitativo di droga sia stato trovato in un garage di via Olgettina.
Il servizio di Elena Fusai si limita a parlare di “nuovi elementi raccolti durante le perquisizioni effettuate nel residence a Milano 2 di alcune ragazze coinvolte nell’inchiesta” e del fatto che “in mano agli inquirenti ci sarebbe il racconto di una presunta supertestimone”.
Lei è Maria Makdoum e nelle sue conversazioni trascritte sulle carte parla delle gemelle De Vivo che “ballavano in mutande e toccavano il presidente nelle parti intime”.
Ma al Tg1 neanche una parola.
Ma la parte migliore sono le reazioni politiche contenute che la giornalista affida a due esponenti del Pdl: la parlamentare azzurra Jole Santelli che incredibilmente parla di “roba vecchia” e il relatore di maggioranza della Giunta per le autorizzazioni Antonio Leone che dice: “Un colpo di scena a metà ”.
Come nel caso delle notizie contenute nelle nuove carte, il Tg1 non dedica neanche una riga ai commenti delle opposizioni.
Il servo di Arcore pagato dai contribuenti italiani ha fatto il suo dovere anche ieri, nascondendo e censurando notizie.
Può passare a Palazzo Grazioli a ritirare il buono pasto di corte che non si nega mai ai lecchini.
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