Gennaio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
ACCUSE DELLA BASE SUI METODI DI SELEZIONE DELLA CLASSE DIRIGENTE DEL PARTITO: “CI VADA LEI AI GAZEBO, MAGARI SI PORTI LE ZOCCOLE DI LELE MORA”…”TANTA GENTE SI SENTE TRADITA NEL VEDERE COME SI FA CARRIERA, ALTRO CHE MERITOCRAZIA”
Rivolta nel Pdl: Nicole Minetti si deve dimettere dal consiglio regionale. 
Lo chiede un folto gruppo di giovani militanti a Milano, la capitale del berlusconismo.
Con una raccolta di firme che in soli due giorni ha raggiunto le 1.500 adesioni.
Il malessere è diffusissimo, i “frondisti” inveiscono contro i metodi di selezione della classe dirigente del partito.
E annunciano lo sciopero della militanza, fino a quando il coordinamento regionale non avrà convinto l’intraprendente Nicole a fare un passo indietro: «Ci vada lei ai banchetti e ai gazebo, magari in compagnia delle zoccole procacciate da Lele Mora», ha tuonato una giovane consigliera di zona, lunedì scorso, a una riunione del Pdl convocata nella sede di viale Monza.
A capitanare la rivolta dei giovani pidiellini, la 25enne Sara Giudice, eletta in un parlamentino di circoscrizione.
La ragazza si era fatta sentire pure la primavera scorsa, quando si seppe che l’igienista dentale di Berlusconi sarebbe stata inserita nel listino bloccato di Formigoni, e quindi automaticamente eletta in consiglio regionale.
E adesso rincara: «Il popolo del centrodestra ha la dignità delle persone semplici, che si mette in politica perchè ha voglia di fare, nel Pdl c’è bisogno di ripensare totalmente al modo di selezione della classe dirigente; sono sempre di più quelli che come noi si sentono traditi, confusi e smarriti».
Forse il problema è proprio Berlusconi, e Sara non lo nega: «Sono stufa di sentir dire che lui aiuta la gente, come ha fatto anche la Gelmini da Vespa, io e tanti miei coetanei non vogliamo essere aiutati con la carità o con qualcosa di peggio, ma con università migliori, un nuovo welfare, opportunità vere per tutti».
Aggiunge Benjamin Khafi, 35 anni, dirigente di una multinazionale: «Con l’elezione della Minetti, un caso non certo isolato, è stato sovvertito un principio fondamentale per le persone come me: quello del merito. Nel Pdl i giovani che vanno avanti non sono certo quelli con percorsi limpidi, le tecniche di reclutamento sono dei casting; una cosa è certa: io ai gazebo non ci vado più».
Poi Antonio Salinari, 26 anni, impiegato: «Da questi dirigenti non ci sentiamo più rappresentati, mi domando quale politica del fare sia possibile nel nostro partito».
Un annuncio di addio a Berlusconi?
«Vediamo che cosa succede dopo questa nostra richiesta di far dimettere la Minetti, prima i fatti poi si decide».
Ha già deciso Fabrizio Hennig, anche lui consigliere di Zona: «Con questo squallore che emerge, ora si scopre il motivo vero per cui la Minetti è stata inserita nel listino. Nel Pdl non c’è futuro, il presidente è andato fuori di melone e io lascio il partito».
Rodolfo Sala
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
INTERVISTATO DA “LA STAMPA” AFFERMA: “ALTRO CHE NANI E BALLERINE DEI TEMPI DI CRAXI, AL CONFRONTO ALLORA I NANI ERANO GIGANTI, QUI SIAMO AL GROTTESCO, ALL’ORGIA DEL POTERE”…”IL PROBLEMA E’ DOVE METTERE BERLUSCONI, GARANTEDOGLI UN’USCITA DOLCE: POTREBBE ANDARE AD ANTIGUA”
”Una via d’uscita dalla crisi ci sarebbe. A me fa paura affrontare alla maniera di un tribunale stalinista, ma lo ha detto la famiglia: l’uomo è malato. Bene, dovrebbe farsi curare in una clinica svizzera”.
Lo afferma il socialista Rino Formica, più volte ministro nella Prima Repubblica, in un’intervista La Stampa.
Formica, che coniò l’espressione “corte di nani e ballerine” per indicare i tanti personaggi dello spettacolo e della cultura con cui era stata infarcita l’ultima Assemblea Nazionale del Psi nel 1991, all’apice della stagione craxiana, spiega che “i nani di allora erano giganti”, mentre “oggi siamo al grottesco”. “Quando la personalizzazione della politica arriva al suo stato terminale — afferma — la selezione è all’incontrario: premia i peggiori. Oggi siamo all’orgia del potere”.
Nel videomessaggio di Berlusconi, dice Formica, “ho avuto l’impressione di una crisi di panico. Teme le infedeltà attorno a lui. La Lega è come i tedeschi con Mussolini: gli hanno dato il cappotto, poi al momento opportuno, lo scaricano dal camion, e lui lo sa. La cosa curiosa è che i suoi amici sono sorpresi, non erano preparati”.
Il problema, sostiene, “è dove mettere Berlusconi. Il Cln offrì il governo Badoglio, Togliatti fece l’amnistia. Ora il sistema dovrebbe chiudere la stagione con una fuoriuscita dolce: Mediaset non si tocca, i beni non si toccano e lui se ne va ad Antigua”.
Sulla Procura di Milano, “Bruti Liberati non è Borrelli: ha le sue idee ma indaga cercando prove anche a favore dell’indagato”.
Per Formica, “l’opinione pubblica non ha ancora capito se siamo ad una crisi di sistema, oppure siamo solo al gossip. Non siamo aiutati dall’opposizione…”.
Se si va alle urne, tuttavia, “stavolta gli italiani non voteranno per Berlusconi. Potrebbe vincere la sinistra. Anche lei personalizzata e autoritaria”.
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Gennaio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
LA SENTENZA DELLA SUPREMA CORTE SULL’ACCUSA ALL’EX SOTTOSEGRETARIO DI CONCORSO ESTERNO ALLA CAMORRA… PER LA CASSAZIONE PUO’ UGUALMENTE CONDIZIONARE CANDIDATURE E APPOGGIARE CANDIDATI A RISCHIO
Un uomo «socialmente pericoloso», nonostante le sue dimissioni dal governo e la
riduzione del suo «peso politico» a seguito del suo presunto coinvolgimento con il clan dei Casalesi.
E’ questa la definizione data dalla Corte di Cassazione di Nicola Cosentino, ex sottosegretario del governo Berlusconi e attuale coordinatore del Pdl in Campania, nella sentenza con la quale la Seconda sezione penale ha respinto il ricorso presentato dal parlamentare contro l’ordinanza di custodia in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Napoli e confermata dal Tribunale del riesame il 28 settembre 2010, con l’accusa di concorso esterno nell’associazione camorristica.
Secondo i magistrati della Suprema Corte, la partecipazione dell’ex sottosegretario (per il quale la Camera dei deputati ha negato l’autorizzazione all’arresto) ad alcune iniziative anticamorra successivamente al 2009 è stata un’«espressione di attività difensive dal momento che l’indagato era già al corrente delle indagini a suo carico».
Per quanto riguarda, inoltre, la riduzione del peso politico del parlamentare, la Cassazione osserva che tale elemento è ininfluente, riguardo alle valutazioni sulla pericolosità in quanto «le modifiche delle meccaniche elettorali che renderebbero superflui i pretesi appoggi elettorali, sono state disattese, dai giudici di merito, in quanto il sostegno dei Casalesi poteva servire a sostenere candidati indicati da Cosentino nelle competizioni minori, aumentandone il peso politico».
Anche il sopravvenuto arresto di tutti i camorristi con i quali Cosentino, secondo l’accusa, «avrebbe contratto un debito di riconoscenza» è ininfluente, come dimostra la circostanza che il «coinvolgimento di Cosentino nell’affare della società di rifiuti Eco4 era avvenuta mentre il boss Francesco Bidognetti era già in carcere».
Per quanto, infine, riguarda «la rinuncia alla candidatura alla presidenza della Regione Campania», anche questo è un elemento che deve essere «disatteso», come quello della «diminuzione del peso politico» per via del possibile appoggio che Cosentino potrebbe fornire a candidati sostenuti dal clan dei Casalesi nelle competizioni minori.
Eppure, nonostante le stesse prese di posizione polemiche interne della Carfagna, il Pdl continua a mantenere un personaggio del genere a coordinare il partito in Campania.
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Gennaio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
SIGILLI AL CANTIERE DI VILLA ADA, A RIDOSSO DEL PARCO RABIN…VI SAREBBERO LAVORI DI COSTRUZIONE DIVERSI DALLA CONCESSIONE EDILIZIA RILASCIATA, VARIAZIONI DEL PROGETTO E MANCATA AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA
Lavori di costruzione diversi da quelli indicati nella concessione edilizia rilasciata, variazioni del progetto non compatibili con la domanda di condono edilizio presentata e, soprattutto, nessuna autorizzazione paesaggistica della Regione Lazio, cui è sottoposto l’immobile, per costruire.
A Roma gli agenti della Polizia municipale dell’Ufficio antiabusivismo edilizio del Campidoglio, coordinati dal comandante Antonio Di Maggio, hanno sequestrato oggi il cantiere della villa dell’imprenditrice ed ex parlamentare europea di Forza Italia Luisa Todini, una costruzione nel parco Rabin di Via Panama, a pochi metri dalle mura di Villa Ada.
Nei mesi scorsi diverse associazioni ambientaliste avevano denunciato la situazione, chiedendo un intervento per bloccare il cantiere, da sempre nascosto da alti bandoni di lamiere e da inferriate coperte da teloni.
La casa, composta dal fabbricato principale con piano terra e primo piano con fabbricato accessorio attiguo, era stata dismessa dal patrimonio del Comune di Roma nel 2006 ed era diventata proprietà di un noto costruttore romano, che poi l’aveva rivenduta a febbraio 2010 alla Todini.
Giovedì mattina gli agenti della Municipale hanno eseguito un sopralluogo trovando il cantiere deserto.
Ieri mattina hanno messo i sigilli, dopo aver controllato le documentazioni fornite dai legali della proprietaria che comprendono le richieste di condono, le dichiarazioni di inizio attività e i disegni catastali.
La concessione edilizia rilasciata è risultata difforme dalle opere che si stavano effettivamente realizzando, in particolare il fabbricato del box auto era stato unito all’abitazione, trasformando l’originaria tettoia di eternit in una vera e propria area abitativa.
Le variazioni effettuate per la chiusura della veranda e del cambio di destinazione d’uso dell’autorimessa a civile abitazione non erano compatibili con la domanda di condono edilizio presentata.
Ma la cosa più grave, riferisce la Municipale, era la mancanza dell’autorizzazione paesaggistica della Regione Lazio a cui è sottoposto l’immobile.
Tutta l’area verde di Villa Ada e Monte Antenne rientra infatti nei vincoli di tutela paesaggistica ed è proprio da una comunicazione della Regione Lazio che si sono avviate le indagini culminate questa mattina con il sequestro edilizio.
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Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile
CALDEROLI PROPONE SETTE GIORNI DI PROROGA, IL TERZO POLO NON CI STA: “NON BASTANO, SERVONO SEI MESI PER ATTUARE LE NECESSARIE MODIFICHE, OCCORRONO RISPOSTE CONCRETE, IL TESTO E’ STATO PEGGIORATO”…E IN COMMISSIONE IL GOVERNO NON HA LA MAGGIORANZA
Si fa sempre più tortuosa la strada del federalismo. 
Il consiglio dei ministri ha deciso il rinvio di una settimana per l’esame e il voto dei pareri sulla delega al federalismo fiscale da parte della ‘bicameralina’ per il federalismo.
Il rinvio di una settimana è stato proposto dal ministro della Semplificazione Roberto Calderoli che spiega: “Vogliamo proseguire il dialogo”.
Il governo, in questo modo, ha concesso una settimana in più alla commissione per discutere ed approvare il testo, il cui via libera in questo modo slitterà da mercoledì prossimo a quello successivo.
“E’ andata bene, c’è solo qualche giorno in più per leggere gli emendamenti”, sottolinea il ministro delle Riforme, Umberto Bossi.
Che però torna a minacciare le urne: “Se ci sono i voti bene, altrimenti si va a votare”.
Le opposizioni, intanto, non ci stanno.
Il Terzo Polo dice che una settimana di tempo non basta affatto, e anzi chiede una proporoga di sei mesi.
Analoga posizione dei democratici: “Rinvio di una settimana è una presa in giro”.
“Il governo ha la volontà di spaccare anche il capello se necessario ma chiederemo all’ufficio di presidenza della bicamerale che sia fissato un orario per la seduta del mercoledì successivo in modo che ci sia la certezza dei tempi”, spiega Calderoli.
Riguardo alla proroga di sei mesi per la legge delega che scade il 21 maggio, chiesta dall’opposizione, rimanda la decisione al Parlamento: “è una valutazione che spetta all’Aula, il governo non può esprimersi su questo”.
Ma la scelta del governo non convince del tutto i Comuni.
“A noi interessano risposte positive sui temi che abbiamo proposto, se una settimana in più serve per approfondire e dare risposte in quel senso, ben venga” dice il sindaco di Torino e presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino – Comunque anche di fronte alle posizioni che sono emerse in Commissione bicamerale, il rinvio mi sembra saggio, ma non so se sufficiente. Ma questo non sono in grado di valutarlo ora, valuteremo i testi che ci verranno proposti”.
“Resta fermo -conclude Chiamparino- che nostro giudizio dipenderà dalle risposte ai punti che abbiamo sollevato e che tutti conoscono, perchè li abbiamo consegnati ieri nero su bianco”.
In trincea il Pd e il Terzo Polo di Fini e Casini. “Una proroga di pochi giorni non è adeguata alla complessità dei problemi relativi al federalismo municipale” commenta Linda Lanzillotta.
“Presenteremo un emendamento al milleproroghe – ribadisce Mario Baldassarri di Fli – per chiedere una proroga di 5-6 mesi sulla delega”.
“Avevamo ragione noi. – osserva Davide Zoggia, responsabile enti locali del Pd – Prendiamo atto che c’è stata una decisione sulla proroga ma dobbiamo essere oggettivi e dire la verità : la proposta di rinvio di una settimana è solo una presa in giro. I testi devono essere riscritti prendendo il tempo che sarà necessario e tenendo conto degli importanti rilievi emersi in questi mesi”.
Fini e Casini hanno stretto all’angolo Bossi che non sa come uscirne: in commissione il governo non ha la maggioranza e se insiste va sotto.
In tal caso dovrebbe mettere in atto la minaccia della crisi di governo, ma il premier non vuole.
Alla fine è la Lega che rischia grosso, pressata tra esigenze di governo e volontà del suo elettorato.
E il senatur stavolta non può pensare di cavarsela con la solita raffinata pernacchia: quello che rischia di finire spernacchaito è lui e la sua patacca spacciata per federalismo.
Non potrebbe neanche più venderla come la panacea di tutti i mali ai beoti padani.
Beoti si, ma fino a un certo punto.
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Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile
LA ESCORT STA PER ESSERE INTERROGATA DAI MAGISTRATI… IL 24 APRILE, QUANDO RUBY RISULTAVA IN EFFETTI DAI TABULATI AD ARCORE, C’ERA ANCHE LA MACRI’ CHE CONFERMA IL RAPPORTO SESSUALE A PAGAMENTO
Il 24 aprile 2010, una delle serate in cui Ruby – secondo i tabulati telefonici allegati alle carte dell’inchiesta di Milano – si trovava ad Arcore, il premier Silvio Berlusconi diede alla giovane marocchina una busta con 5mila euro.
È il racconto che Nadia Macrì, la escort che ha detto ai pm di Palermo di aver avuto due rapporti con il presidente del Consiglio e di aver ricevuto ogni volta 5mila euro, ha fatto in un’intervista ad Annozero.
La ragazza, secondo quanto riferito in trasmissione, sarà sentita venerdì dagli inquirenti milanesi che indagano sulle cene di Arcore e che hanno inviato l’invito a comparire al premier.
La sera del 24 aprile, racconta Nadia, «sono entrata nella villa di Arcore e c’era solo una ragazza che aspettava. Era scura di pelle, tipo indiana, molto bella, molto alta e magra. Siamo rimaste in compagnia nel salotto e poco dopo sono arrivati Lele Mora con cinque, sei brasiliane, anche loro molto belle».
Ad un certo punto «è arrivato il presidente. E c’era pure Emilio Fede».
Dopo la cena, prosegue la escort, «andiamo in un posto, una specie di privè dove c’è un palo piccolino, con le luci da discoteca. Eravamo lì tutte quante e abbiamo cominciato a ballare e a spogliarci. C’erano anche Fede e Mora, erano seduti sul divanetto a guardarci mentre noi ci divertivamo. E c’era il barista che ci offriva da bere».
«Ognuno faceva quello che voleva – dice ancora – vestite. E poi abbiamo cominciato a levarci la magliettina, i jeans, quelle cose là . Poi qualcuna col seno nudo, io ero a sedo nudo. E c’era questa ragazza qui, la marocchina che aveva un bel seno grosso ed era talmente ubriaca che girava per tutta Poi, è il racconto di Nadia, «abbiamo fatto il bagno in piscina, dove ci raggiunse il presidente. Nudo. Noi eravamo sei, sette ragazze. Siamo stati tutti quanti insieme a ridere, a scherzare, a toccarci. Poi lui dopo un pò si è avvicinato ad un’altra camera dove c’è un lettino in cui fai i massaggi e dopo un pò disse. ‘Avanti la prossima, avanti la prossima. E ogni cinque minuti noi aprivamo la porta e consumavamo il rapporto sessuale. Una alla volta».
Al termine della serata, conclude Nadia Macrì, «fui pagata cinquemila euro, dal presidente direttamente. Siamo andate io e questa ragazza marocchina, Ruby, nel suo ufficio».
E il presidente, chiede Sandro Ruotolo, consegna la busta anche a Ruby? «Sì, sì» risponde Nadia.
Poi Berlusconi «mi chiese cosa faccio nella vita e io gli dissi ‘la escort’.
Lui allora mi disse ‘no no Nadia per favore non dire queste cose, quando esci da qua non dire queste cose».
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Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile
L’EX BRACCIO DESTRO DI LELE MORA, SELEZIONATORE DI METEORINE E AGENTE ANCHE DI NOEMI, NON SI STUPISCE CHE FEDE SIA COINVOLTO NELL’INCHIESTA CON ACCUSE PESANTI…”NEL NOSTRO AMBIENTE SONO ANNI CHE GIRA LA VOCE DI FESTINI AD ARCORE E CHE SIA FEDE AD ACCOMPAGNARE LE RAGAZZE”…”LE RAGAZZE, SE VOLEVANO ANDARE IN ONDA, DOVEVANO FERMARSI A DORMIRE A CASA SUA”
“Sì, sono stato l’agente di Noemi Letizia”. A parlare è Francesco Chiesa Soprani, ex braccio
destro di Lele Mora.
Quarantadue anni, ha selezionato le meteorine del Tg4 e nella sua scuderia, oltre alla papigirl di Casoria, sono passate Barbara Guerra, Marysthell Garcia Polanco e Nadia Macrì.
“A settembre nel 2009 ricevo un sms da Emilio Fede con il telefono di Noemi — racconta Chiesa Soprani — Penso che si tratti di un errore perchè con il direttore non avevo rapporti da un anno, comunque tramite un amico scopro che lei è in cerca di un agente e decido di farmi sotto”.
La telefonata va a buon fine e pochi giorni dopo a Milano si presenta Noemi in compagnia di Elio Letizia, suo padre.
“Non erano venuti per soldi, ma per ripulire l’immagine della figlia”, continua l’agente.
“Lo stesso Elio mi ha lasciato intendere che a occuparsi economicamente di loro fosse il premier”, dice il manager.
Fatto sta che lui è lì per avviare la carriera della ragazza nel mondo dello spettacolo.
“Era gentilissima, dolce e molto educata, ma aveva poco talento. Quando un quotidiano pubblica un articolo sui miei guai giudiziari il padre di Noemi mi chiama dicendomi che ‘dall’alto’ gli è arrivato l’ordine di prendere le distanze dalla mia agenzia”.
L’episodio è Vallettopoli, l’inchiesta che lo vede accusato (e poi assolto), assieme a Fabrizio Corona, di associazione per delinquere e induzione alla prostituzione.
È un fiume in piena Soprani, anche se assicura che le sue rivelazioni non sono una vendetta personale.
Dice di essere di estrema destra e votare Pdl, ma aggiunge che le ultime vicende giudiziarie lo hanno disgustato.
“È troppo anche per me”.
Ha lavorato anche per Emilio Fede.
“Il direttore l’ho frequentato per circa tre anni, gestivo il casting delle previsioni meteo del Tg4”.
Della colpevolezza di Fede, Soprani non ha dubbi.
Ha letto le carte dell’inchiesta e secondo lui sono tutte notizie che trovano riscontro nella sua esperienza diretta.
“Le ragazze che gli mandavo mi hanno confessato che subivano delle pressioni psicologiche dal direttore per avere dei rapporti , diciamo, più amichevoli. Se volevano andare in onda dovevano andare a cena con lui e, ad alcune di esse, chiedeva anche di fermarsi a dormire a casa sua”. Secondo Soprani, quando Fede scopriva che alcune di esse si erano fidanzate, le cacciava dal giornale in malo modo.
Secondo i magistrati milanesi, le ragazze reclutate per le feste bollenti nella residenza di Berlusconi passavano per le mani di Fede che si avvaleva della collaborazione di Lele Mora e Nicole Minetti.
Chiesa Soprani non ha dubbi: “Sono anni che nel nostro ambiente gira la voce dei festini nelle residenze del premier ed è sempre stato Fede a portargli le ragazze. Diciamo che conosce bene i suoi gusti in fatto di donne”.
A sostegno della sua tesi, il manager ricorda come una volta il direttore in una conversazione telefonica si lamentava di due gemelle che conducevano il meteo.
Per il direttore avevano il seno troppo procace.
Soprani racconta che al telefono Fede gli aveva detto che si doveva tenere “queste due zoccole perchè sono le preferite di Berlusconi”.
Il nome di Fede e quello di Berlusconi riemergono anche nel racconto del suo rapporto di lavoro con Nadia Macrì, la escort che ha dichiarato di avere avuto rapporti sessuali a pagamento con il premier e che ha aggiunto anche il particolare della droga ai festini.
“L’avevo conosciuta nel 2007 in una discoteca e dopo una breve esperienza a Uomini e donne l’ho mandata da Fede a fare un provino. Anche se gli era piaciuta, Nadia non è mai andata in onda. Lui comunque l’ha presentata al premier e poi sappiamo come è andata”.
Lorenzo Galeazzi e Davide Vecchi
( da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile
RUBY SENTITA IL 6 OTTOBRE, MA NON DAI MAGISTRATI… GLI SMS E LE PAROLE INTERCETTATE DEL FIDANZATO… ERANO PRESENTI RUBY, LELE MORA, “L’AVVOCATO” E “UN EMISSARIO DI LUI”…. E IL GIORNO DOPO RUBY RICEVE UNA TELEFONATA DA “GESU” CHE ERA A CONOSCENZA DI QUANTO DA LEI DICHIARATO LA SERA PRIMA E LA RASSICURA
«Scene hard con il pr… con la persona»: chi sono i misteriosi «l’avvocato» e «l’emissario di lui» che la notte tra il 6 e 7 ottobre 2010, in compagnia di «Lele» (presumibilmente Mora), raccolgono le dichiarazioni «hard» dell’allora minorenne Karima«Ruby» El Mahroug in «un interrogatorio» che coinvolge «pezzi da novanta»?
È un «giallo» l’interrogatorio-fantasma della giovane marocchina.
Perchè quella notte a interrogare Ruby sicuramente non furono i magistrati milanesi.
E perchè l’interrogatorio fu precedente sia alle «indagini difensive» degli avvocati-parlamentari di Berlusconi su Ruby (datate 3 novembre), sia all’emergere pubblico del caso (26 ottobre su Il Fatto).
Paradossalmente, è un «giallo» nascosto nell’ormai pubblico invito a comparire al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per le ipotesi di concussione e prostituzione minorile: nel senso che affiora nelle pieghe degli atti già scritti in questi giorni, ma di colpo sorprendenti se collegati ad altri elementi ricavabili dalle date dell’indagine.
Negli sms l’incontro misterioso, venti giorni prima dello scandalo.
Luca Risso è il fidanzato che Ruby, l’altra sera nella trasmissione tv Kalispèra di Alfonso Signorini su Canale 5, ha presentato come suo prossimo marito a breve.
La notte del 6 ottobre 2010 Risso è con lei, presente a un «interrogatorio» complicato che accenna in diretta, tramite sms e colloqui telefonici intercettati, a una ragazza che l’annotazione di polizia redatta poi il 15 dicembre 2010 qualifica come una sua amica.
Risso deve essere in ballo già da parecchie ore quando in un sms delle 22.45 all’amica scrive: «Sono nel mezzo di un interrogatorio allucinante…Ti racconterò ma è pazzesco!».
L’amica gli risponde: «Stai attento… ricordati grano», frase che già nei giorni scorsi lasciava trasparire sottostanti interessi economici.
Solo che ora, a incrociare meglio le circostanze sparse negli atti, si scopre che a fare l’«interrogatorio» di Ruby o di Risso non possono essere stati i pm milanesi: mai hanno interrogato l’uomo nel corso dell’inchiesta, mentre l’elenco delle fonti di prova contro Berlusconi indica solo 4 verbali della minorenne, l’ultimo il 3 agosto 2010.
E anche il suo difensore esclude che poi sia stata reinterrogata.
«Sono qui, è sempre peggio. In mezzo ci sono pezzi da 90»
Eppure alle 23.42 Risso con un altro sms informa la sua amica che «io sono ancora qui… È sempre peggio, quando ti racconterò (se potrò…) ti renderai conto… Siamo solo a gennaio 2010 e in mezzo ci sono pezzi da novanta.
La sua amica gli domanda: «Perchè stanno interrogando Ruby? E perchè tu ascolti tutto? C’è Lele o solo l’avvocato?».
E Risso alle 23.54 le sintetizza chi c’è all’interrogatorio: «C’è Lele, l’avvocato, Ruby, un emissario di Lui, una che verbalizza. Sono qui perchè pensano che io sappia tutto».
Chi c’è dietro questo verbo al plurale? Non si capisce.
Ma da una intercettazione successiva, si capisce cosa Ruby sta raccontando ai misteriosi interlocutori.
Passati 39 minuti dopo la mezzanotte, infatti, Risso telefona all’amica con la quale si era scambiato gli sms: «Eccomi, sono ancora qua. Ora sono sceso un attimino sotto, a far due passi… Lei è su, che si son fermati un attimino perchè siamo alle scene hard con il pr… con la persona». «Il pr…», riferimento subito smozzicato in un più anonimo «la persona», è evocazione che lascia l’amica incredula: «Ma figurati».
Risso invece le conferma «sì, sì». Lei non ci crede ancora: «Con lei?». Lui si irrigidisce: «Mmm, guarda, ti racconterò tutto…».
L’amica capisce: «Va bè, non dirmelo per telefono».
E lui: «No, no, infatti, brava, brava, perfetto».
Chi dunque ricevette da Ruby il racconto di quelle «scene hard»?
Forse i difensori di Berlusconi che hanno sempre rivendicato di aver svolto «indagini difensive» (usando l’apposita legge) a favore del loro assistito, e che a questo scopo raccolsero a discarico del premier le dichiarazioni di 50 testimoni delle feste di Arcore, compresa Ruby?
Luca Giuliante, l’avvocato che tutelava Ruby al Tribunale dei minorenni e difendeva in un procedimento per bancarotta Mora (qui invece indagato per favoreggiamento della prostituzione), soltanto a fine ottobre riceve dai legali del premier, Ghedini e Longo, la richiesta di acquisire presso Ruby circostanze utili ai fini delle loro indagini difensive; ma siccome si profila una potenziale incompatibilità tra l’assistenza legale di Ruby e la propria difesa di Mora, risponde loro che si accingeva a consigliare a Ruby di cambiare avvocato, suggerito nella persona del collega Massimo Dinoia.
Dinoia ha il primo contatto con la ragazza il 29 ottobre.
E solo il 3 novembre raccoglie per iscritto, e inoltra a Ghedini e Longo, le risposte che Ruby aveva dato alle domande scritte poste tramite lui dai difensori del Cavaliere, il quale nel videomessaggio l’altro ieri sera ha letto proprio un passo di questa «dichiarazione giurata» nella quale Ruby lo scagiona negando qualunque rapporto di tipo sessuale.
E allora chi è che la notte del 6 ottobre aveva interrogato Ruby?
Chi erano «l’avvocato» e «l’emissario di lui» presenti mentre Ruby rivelava loro le «scene hard con il pr… con la persona»?
E dopo l’interrogatorio-fantasma Ruby è richiamata da «Lui-Gesù»
Il giallo assume una doppia rilevanza perchè l’indomani, cioè il 7 ottobre alle ore 19.21, Ruby racconta proprio a Risso di aver ricevuto una importante telefonata da un «Lui» definito anche «Gesù».
«Mi sono sentita con lui», esordisce con Risso, che le chiede conferma: «Chi è lui?». Ruby: «Lui! Lui!».
Risso pensa a uno preciso: «Lui lui? Lui il grande?».
E Ruby conferma con l’ormai noto paragone: «Luiiii, Gesù. Comunque… Mi sono sentita con lui che m’ha chiamato…». «Lui lui», «lui Gesù» può essere Berlusconi? Possibile.
Benchè tra i due non esistano telefonate intercettate, nel corso del tempo i tabulati hanno mostrato una sessantina di contatti fra il premier e la ragazza. Di certo, questo «lui» che chiama Ruby è perfettamente al corrente del contenuto del misterioso interrogatorio della notte precedente, perchè sa che era presente Mora, sa che la ragazza ha lì raccontato e scritto molte cose, sa anche che nella serata ha spiegato di non aver potuto negare ai magistrati (quando l’avevano interrogata in estate) fatti che essi avevano già scoperto. Dice infatti Ruby al telefono a Risso: «M’ha chiamato proprio tre minuti fa… Mi ha detto che s’è sentito con Lele, che io ho fatto, ho scritto tutte le cose, con l’avvocato e m’ha detto che ha saputo che ho detto tante cose. Guarda, io ho detto tante cose, ma ne ho nascoste tantissime. Tutte quelle che ho detto le ho dette per un semplice motivo, che ero messa davanti all’evidenza non potevo negare».
Poi Ruby, nella telefonata con Risso, comincia a riferirgli il colloquio con il Lui-Gesù, già pubblicato perchè evocativo di richieste economiche: «Mi fa “ma noi non siamo in pericolo, noi siamo in difficoltà “, mi fa “però sono cose da superare”.
Ho detto sì, però io ti volevo fare un’altra domanda, che m’interessa di più.
Mi fa “dimmi”, ho detto, cioè, io voglio che almeno da tutta questa situazione io ne esca con qualche cosa, perchè di tutta la situazione cioè, sinceramente, non me ne frega niente.
Lui fa “è normale”, lui mi fa un detto strano, mi ha detto “quando il mare è in tempesta non è che le persone si lasciano soccombere”, boh, una cosa del genere mi fa…».
Uscita la notizia dell’indagine il 26 ottobre, alle 20.51 viene ascoltata la telefonata in cui Ruby dice al padre di essere «con l’avvocato, stiamo parlando di queste cose e dobbiamo trovare una soluzione, mi ha detto… come si dice… Silvio gli ha detto “dille che la pagherò il prezzo che lei vuole l’importante è che lei chiuda la bocca, che neghi il tutto, e che dica che lei… che dica pure di essere pazza ma l’importante è che lei mi tiri fuori da tutte queste questioni, che io non ho mai visto una ragazza che ha 17 anni, o che non è mai venuta a casa mia”».
Luigi Ferrarella Giuseppe Guastella
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile
BERLUSCONI, CON LE SUE PAROLE E I SUOI COMPORTAMENTI, HA INFERTO UNA FERITA A TUTTE LE DONNE ITALIANE, A QUELLE CHE STUDIANO E LAVORANO SENZA CERCARE SCORCIATOIE, A CHI A CERTE FESTE NON CI VA, A CHI PERCORRE CON DIGNITA’ LA STRADA DELL’IMPEGNO E DEL SACRIFICIO, CONCILIANDO LAVORO E MATERNITA’…NELL’ELENCO DELLE PRIORITA’ DI QUESTO GOVERNO MAI UNA BATTAGLIA A FAVORE DELLE DONNE
Quando è in corso un’indagine che riguarda un personaggio pubblico, l’immancabile
amplificazione mediatica che ne consegue è insidiosissima.
Di solito, gli elementi divulgati sono soltanto quelli raccolti dai pubblici ministeri. Si finisce così per attribuire il crisma di verità a tesi parziali.
E l’idea che se ne fa l’opinione pubblica può risultarne alterata.
Da avvocato, sento quindi l’obbligo di sottolineare che l’indagine sul premier Silvio Berlusconi non deve fare eccezione: prima di formulare giudizi in merito alla fondatezza delle accuse mossegli dalla Procura, bisogna senza dubbio attendere gli sviluppi processuali.
Fatta questa doverosa premessa, voglio però subito precisare che non sono affatto d’accordo con quanti usano questo ragionamento come arma per stroncare ogni tipo di riflessione critica: in questi giorni ho infatti sentito invocare la presunzione di innocenza per mettere a tacere chi contestava non la consumazione di reati ma fatti storici oggettivamente emersi, fatti che nessun processo potrà mai cancellare.
In definitiva, se prima di condannare è necessario aspettare che si faccia chiarezza sulla sussistenza di certi reati, non si può ignorare che non tutto quanto è emerso in questi giorni è “in attesa di giudizio”: il contesto oggettivo in cui sarebbero maturate le vicende processuali non ha improvvisamente squarciato un velo e mostrato un profilo imprevisto e del tutto inedito del premier.
Nelle aule di Milano si discuterà se Silvio Berlusconi abbia o meno consumato i reati di prostituzione minorile e di concussione, ma non erano necessarie le vicende sottostanti a queste contestazioni – nè una sentenza – per conoscere la sua opinione sulle donne.
Un’opinione che, se non ha rilevanza penale, ha tuttavia un’enorme rilevanza politica.
Un’opinione da lui stesso espressa in modo inequivocabile con battute, barzellette, colloqui pubblici e privati.
Un’opinione già delineatasi attraverso le dichiarazioni di Veronica Lario, quelle più recenti di Barbara Berlusconi (due testimoni molto attendibili), le vicende di Noemi Letizia e Patrizia D’Addario, nonchè attraverso la singolare questione di alcune donne prima forse inserite nelle liste delle candidature alle Europee del 2009 e poi da quelle liste sicuramente scomparse.
Quello che Silvio Berlusconi sembra maggiormente apprezzare nel genere femminile è l’avvenenza, al punto da far passare in secondo piano requisiti di ben altro spessore (credo sia rimasta impressa nella memoria di tutti la rozzezza della battuta all’onorevole Rosy Bindi); ancora meglio, poi, se a un aspetto fisico di un certo tipo si accompagnano giovane età , accondiscendenza e disponibilità ad abdicare al proprio spirito critico.
Di fronte a tutto ciò, ho sentito obiettare che si tratterebbe di questioni attinenti alla vita privata del premier e che dunque – appunto per questo – dovrebbero riguardare soltanto lui e la sua coscienza.
No, non è così.
Non c’è spazio per sostenerlo: lo stile e la filosofia di vita di un uomo che riveste la carica di presidente del Consiglio non possono non ripercuotersi sulla vita pubblica.
Lo dimostra il fatto che Berlusconi, con le sue parole e i suoi comportamenti, ha inferto una ferita a tutte le donne italiane: alle donne che studiano e lavorano (spesso percependo stipendi inadeguati o, come nel caso delle casalinghe, senza percepirli affatto), a tutte noi che facciamo fatica un giorno dopo l’altro; alle donne che per raggiungere ruoli di rilievo non soltanto a certe feste non ci sono andate, ma hanno semmai dovuto rinunciare a vedere gli amici; a quante, invece di cercare scorciatoie, hanno percorso con dignità la strada dell’impegno e del sacrificio.
E a coloro alle quali è stato chiesto, più o meno esplicitamente, di scegliere tra vita privata e vita pubblica, perchè conciliare un figlio con il successo sarebbe stato troppo difficile: con il risultato che hanno rinunciato alla maternità o che ci sono arrivate ben oltre il momento in cui avrebbero voluto.
A ciascuna di loro – nel momento in cui le donne vengono scelte e “premiate” in base non al merito ma a qualcos’altro che con la professionalità , l’impegno, l’intelligenza ha poco o nulla a che fare – è stata riversata addosso l’inutilità del suo sacrificio.
Brucia, questa ferita. Brucia anche perchè non sfugge che sono davvero in tanti a sottolineare, forse persino con un pizzico d’invidia, la fortuna e il fascino di un uomo più che maturo circondato da giovanissime più o meno avvenenti che si contendono i suoi favori, pronte a tutto pur di compiacerlo.
Anche se, in un paese maschilista come il nostro, la complicità tra uomini turba ma non sorprende.
Ma non si tratta esclusivamente di una ferita inferta alla dignità della donna, c’è di più; mai le battaglie del presidente del Consiglio hanno coinciso con le battaglie delle donne.
Basterebbe a tal proposito ricordare che negli elenchi delle priorità di questo governo, che via via vengono snocciolate, figura di tutto – in primis, battaglie contro magistrati “comunisti” – , ma mai, mai, battaglie a favore delle donne. Come se le donne non avessero problemi concreti e indifferibili.
Come si può ipotizzare che le leggi per combattere pm “politicizzati” siano più urgenti di quelle che dovrebbero venire incontro alle necessità di tutte noi?
E allora non copriamo con l’alibi del segreto istruttorio, o con il fragile scudo della privacy, ciò che segreto non è, e nemmeno riservato.
Ma sono le donne che per prime devono farsi forti della loro dignità e della consapevolezza del loro valore – senza distinzione di età , credo politico, provenienza geografica – per esprimere a voce alta lo sdegno che questa mentalità suscita, ne sono sicura, nella stragrande maggioranza di noi.
Se credono, gli uomini continuino pure ad ammirare e a sostenere Silvio Berlusconi; le donne, per favore, no.
Giulia Bongiorno
Futuro e Libert��
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