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LE DIECI MENZOGNE DI BERLUSCONI: DALLA QUESTURA AL SESSO CON RUBY

Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile

ECCO LE PROVE CHE SMENTISCONO L’AUTODIFESA DEL PREMIER SULLO SCANDALO CHE L’HA INVESTITO

Si contano dieci menzogne nell’intervento televisivo di Silvio Berlusconi.
Qui di seguito dimostriamo come le parole del premier siano variazioni falsarie.
Costruiscono per l’opinione pubblica una fiction che appare in gran parte fasulla anche alla luce di quel che è già  emerso dai documenti dell’inchiesta di Milano.
Le bugie nelle dichiarazioni del presidente del Consiglio devono negare come e perchè sia riuscito ad esfiltrare dalla questura, sottraendola alla tutela dello Stato, una minorenne accusata di furto.
Una minorenne con la quale il capo del governo ha intrattenuto, per lo meno per tre mesi, una relazione molto intensa, al punto che ci sono tra i due 67 contatti telefonici in 77 giorni.
Impossibilitato a raccontare la verità  su quella relazione, il premier è costretto a mentire ancora: parla di persecuzione giudiziaria; inventa una violazione della sua privacy; accusa la polizia di aver maltrattato le sue amiche: è un’autodifesa che non accetta di essere verificata. ”
Non mi devo vergognare”, dice Berlusconi.
Le sue dieci bugie lo dovrebbero convincere non solo a vergognarsi, ma anche ad assumersi la responsabilità  di fare chiarezza davanti ai giudici e dinanzi al Paese.
Ecco dunque le dieci bugie che, se necessario, integreremo nel corso del tempo.
1. “Non ho minacciato nessuno”
Dice il premier: “Vi leggo le risposte del funzionario al pubblico ministero dove descrive la mia telefonata:
“L’addetto alla sicurezza mi disse: dottore, le passo il presidente del Consiglio perchè c’è un problema. Subito dopo il presidente del Consiglio mi ha detto che vi era in questura una ragazza di origine nord africana che gli era stata segnalata come nipote di Mubarak e che un consigliere regionale, la signora Minetti, si sarebbe fatta carico di questa ragazza. La telefonata finì così”. Ma vi pare che questa possa essere considerata una telefonata di minaccia?”.
Berlusconi sa di mentire perchè non ci fu una sola telefonata con il capo di gabinetto.
Come si legge nell’invito a comparire il funzionario riceve ripetute e “ulteriori chiamate dalla presidenza del Consiglio” (la procura ha escluso tutti i contatti telefonici di Berlusconi e non è ancora pubblico il numero esatto).
Devono essere state così urgenti e incombenti da consigliare al capo di gabinetto di telefonare 24 volte al funzionario di servizio, al suo diretto superiore, al questore.
La prima telefonata è delle 00.02.21, l’ultima addirittura delle 6.47.14.
Non importa se il capo di gabinetto abbia o meno avvertito “una minaccia” nelle parole del presidente.
E’ indiscutibile che il funzionario si dà  molto da fare.
L’esito è l’affidamento di Ruby, di fatto, a una prostituta, Michele Coincecao, eventualità  che il pubblico ministero per i minori, Anna Maria Fiorillo, aveva escluso. Questo è il risultato della pressione di Berlusconi: la polizia non rispetta le disposizioni del magistrato.
2. “Non ho fatto sesso con Ruby”

Dice il premier: “Mi si contestano rapporti sessuali con una ragazza minore di 18 anni, Ruby. Questa ragazza ha dichiarato agli avvocati e mille volte a tutti i giornali italiani e stranieri che mai e poi mai ha avuto rapporti sessuali con me”.
E’ utile ricordare come Ruby sia stata “avvicinata” dagli avvocati, da quali avvocati, in quale occasione.
E’ il 6 ottobre 2010, Ruby deve incontrare il suo avvocato non quello di oggi (Massimo Di Noja) che sarà  nominato soltanto il 29 ottobre, ma Luca Giuliante, difensore anche di Lele Mora.
Ruby raggiunge lo studio del legale accompagnata da un amico Luca Risso. Risso, via sms, fa a una sua amica il resoconto di quel che accade.
Sono utili cinque messaggi. 1. “Sono nel mezzo di un interrogatorio allucinante… Ti racconterò, ma è pazzesco!”. 2. “E’ sempre peggio quando ti racconterò (se potrò…). 3. L’amica scrive: “Perchè stanno interrogando Ruby?”. 4. Scrive Risso: “C’è Lele (Mora), l’avv., Ruby, un emissario di Lui. Una che verbalizza. Sono qui perchè pensano che io sappia tutto”. 5. “Sono ancora qua. Ora sono sceso a fare due passi. Lei è su, che si sono fermati un attimino perchè siamo alla scene hard con il pr… con la persona”.
Da queste informazioni si deducono un paio di scene. Ruby è stata protagonista di “scene hard” con il presidente.
Lele Mora, un inviato di Berlusconi e l’avvocato Giuliante la “interrogano” per conoscere che cosa ha raccontato ai pubblici ministeri.
E’ un vero e proprio debriefing che può consentire di conoscere le accuse, prevedere le mosse dei pubblici ministeri, ribaltare i ricordi della ragazza con la dichiarazione giurata che oggi Berlusconi sventola. Inutilmente perchè appare più il frutto o di una violenza morale o di una corruzione, se si prende per buono quel che Ruby dice al padre: “Sono con l’avvocato, Silvio gli ha detto: dille che la pagherò il prezzo che lei vuole. L’importante è che chiuda la bocca”. E’ il 26 ottobre 2010.
3. “Anche Ruby mi scagiona”
Dice il premier: “Vi leggo quello che ha detto la stessa Ruby in una dichiarazione firmata e autenticata dai suoi avvocati: “Non ho mai avuto alcun tipo di rapporto sessuale con l’onorevole Silvio Berlusconi. Nessuno, nè l’onorevole Berlusconi nè altre persone, mi ha mai prospettato la possibilità  di ottenere denari o altre utilità  in cambio di una disponibilità  ad avere rapporti di carattere sessuale con l’on. Silvio Berlusconi. Posso aggiungere che, invece, ho ricevuto da lui, come forma di aiuto, vista la mia particolare situazione di difficoltà , una somma di denaro. Quando ho conosciuto l’on. Berlusconi, gli ho illustrato la mia condizione personale e famigliare nei seguenti termini: gli ho detto di avere 24 anni, di essere di nazionalità  egiziana (non marocchina), di essere originaria di una famiglia di alto livello sociale, in particolare di essere figlia di una nota cantante egiziana. Gli ho detto anche di trovarmi in difficoltà  per essere stata ripudiata dalla mia famiglia di origine dopo che mi ero convertita al cattolicesimo”.
Ecco perchè vorrei fare il processo subito, con queste prove inconfutabili, ma con giudici super partes.
Più che inconfutabili, queste fonti di prova appaiono insincere.
Abbiamo visto in quale clima e dinanzi a quali attori nasca la lettera di Ruby che assolve Berlusconi.
La favola poteva essere congegnata meglio.
Anche a dimenticare quelle “scene hard”, ci sono almeno alcune rilevanti condizioni che la scompaginano e dicono quanto Berlusconi non racconti la verità .
Il premier sapeva della minore età  di Ruby e non ha mai creduto che fosse di “una famiglia di alto livello sociale” perchè è Emilio Fede che la scrutina in un concorso di bellezza in Sicilia nel 2009. Il giornalista sa che è una “sbandata”. C’è un video che lo mostra quando, in quell’occasione, dice: “C’è una ragazza di 13 anni, se non sbaglio egiziana, mi sono commosso, ho solidarizzato (perchè) la ragazza non ha più i suoi genitori… “.
Per “solidarietà “, Fede indirizza la teenager da Lele Mora che la “svezza” e in quello stesso anno la destina alle serate di Berlusconi.
Alcuni testimoni riferiscono che nel 2009 Ruby frequenta in due occasioni Villa San Martino.
Lei lo conferma: “Frequento Berlusconi da quando avevo sedici anni”. L’incontro con il Sovrano non sarà  occasionale. Il Drago ne incapriccia. Dal 14 febbraio al 2 maggio 2010 si contano 67 contatti telefonici tra Ruby e il presidente. Una telefonata al giorno, quasi.
4. “E’ la 28esima persecuzione”
Dice il premier: “Ho avuto finalmente modo di leggere le 389 pagine dell’ultima vera e propria persecuzione giudiziaria, la ventottesima in 17 anni”. Il numero dei processi di Berlusconi è un mistero misericordioso che cambia a seconda delle ragioni.
Dice il Cavaliere: “In assoluto [sono] il maggior perseguitato dalla magistratura in tutte le epoche, in tutta la storia degli uomini in tutto il mondo. [Sono stato] sottoposto a 106 processi, tutti finiti con assoluzioni e due prescrizioni” (10 ottobre 2009).
Nello stesso giorno, Marina Berlusconi ridimensiona l’iperbole paterna: “Mio padre tra processi e indagini è stato chiamato in causa 26 volte. Ma a suo carico non c’è una sola, dico una sola, condanna. E se, come si dice, bastano tre indizi per fare una prova, non le sembra che 26 accuse cadute nel nulla siano la prova provata di una persecuzione?” (Corriere, 10 ottobre 2009). Qualche giorno dopo, Paolo Bonaiuti, portavoce del premier, pompa il computo ancora più verso l’alto: “I processi contro Berlusconi sono 109” (Porta a porta, 15 ottobre 2009). Lo rintuzza addirittura Bruno Vespa che avalla i numeri di Marina: “Non esageriamo, i processi sono 26”.
Ventotto, ventisei, centosei o centonove, e quante assoluzioni?
In realtà , i processi affrontati dal Cavaliere come imputato sono sedici. Quattro sono ancora in corso: corruzione in atti giudiziari per l’affare Mills; frode fiscale per i diritti tv Mediaset (in dibattimento a Milano); appropriazione indebita nell’affare Mediatrade; e quest’ultimo per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile.
Nei processi già  conclusi, in soltanto tre casi le sentenze sono state di assoluzione.
In un’occasione con formula piena per l’affare “Sme-Ariosto/1” (la corruzione dei giudici di Roma).
Due volte con la formula dubitativa: i fondi neri “Medusa” e le tangenti alla Guardia di Finanza, dove il Cavaliere è stato condannato in primo grado per corruzione; dichiarato colpevole ma prescritto in appello grazie alle attenuanti generiche; assolto in Cassazione per “insufficienza probatoria”.
Riformato e depenalizzato il falso in bilancio dal governo Berlusconi, l’imputato Berlusconi viene assolto in due processi (All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2) perchè “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”.
Due amnistie estinguono il reato e cancellano la condanna inflittagli per falsa testimonianza (aveva truccato le date della sua iscrizione alla P2) e per falso in bilancio (i terreni di Macherio).
Per cinque volte è salvo con le “attenuanti generiche” che (attenzione) si assegnano a chi è ritenuto responsabile del reato.
Per di più le “attenuanti generiche” gli consentono di beneficiare, in tre casi, della prescrizione dimezzata che si era fabbricato come capo del governo: “All Iberian/1” (finanziamento illecito a Craxi); “caso Lentini”; “bilanci Fininvest 1988-’92”; “fondi neri nel consolidato Fininvest” (1500 miliardi); Mondadori (l’avvocato di Berlusconi, Cesare Previti, “compra” il giudice Metta, entrambi sono condannati).
Più che persecuzione giudiziaria, siamo dinanzi a un’avventura fortemente segnata dall’illegalità .
5. “Mi spiano dal gennaio 2010”
Dice il premier: “Pensate che la mia casa di Arcore è stata sottoposta a un continuo monitoraggio che dura dal gennaio del 2010 per controllare tutte le persone che entravano e uscivano e per quanto tempo vi rimanevano. Hanno utilizzato tecniche sofisticate come se dovessero fare una retata contro la mafia o contro la camorra”.
“Sappiate che la Procura di Milano mi ha iscritto come indagato soltanto il 21 dicembre scorso, guarda caso appena sette giorni dopo il voto di fiducia del Parlamento, e quindi tutte le indagini precedenti erano formalmente rivolte verso altri ma sostanzialmente tenevano sotto controllo proprio la mia abitazione e la mia persona”.
Dio solo sa che cosa c’entra il voto di fiducia.
Che cosa avrebbe detto se quel voto fosse stato per lui negativo?
Avrebbe detto che, caduto il governo, la magistratura avvia la sua vendetta. Berlusconi deve lasciarlo credere per politicizzare una malinconica storia di prostitute minorenni e abusi di potere che con la politica non c’entra nulla.
E’ falso sostenere che la sua casa di Arcore sia stata tenuta sotto controllo da un anno.
Dopo le dichiarazioni di Ruby (3 agosto 2010), le indagini si muovono con molta cautela.
Inizialmente contro Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti.
Soltanto in autunno emergono le possibili responsabilità  dirette del premier. Prima di iscrivere al registro degli indagati Berlusconi, i pubblici ministeri come sempre vagliano una prima e approssimata attendibilità  delle accuse. Chiedono i tabulati delle telefonate di Ruby dal gennaio 2010: davvero conosce il capo del governo?
Quindi gli accertamenti sono fatti a ritroso e non in tempo reale come maligna, mentendo, il capo del governo.
6. “Hanno violato la mia casa”
Dice il premier: “Nella mia casa da sempre svolgo funzioni di governo e di parlamentare, avendolo addirittura comunicato alla Camera dei deputati sin dal 2004, e la violazione che è stata compiuta è particolarmente grave perchè va contro i più elementari principi costituzionali”.
Da nessun atto dell’inchiesta si deduce che la dimora del presidente sia stata “violata”. Si indaga su un prosseneta. Lo si tiene d’occhio.
L’uomo si muove con prostitute al seguito. Lo si segue. Si scopre che il corteo di auto, spesso scortato da auto di Stato, varca il cancello di Villa San Martino. Il domicilio non viene oltraggiato.
Piuttosto ci si deve chiedere se non lo oltraggia Berlusconi.
C’è qualche buona ragione per sostenerlo. Pretende che la sua casa privata sia considerata residenza di Stato. Bene.
Per questa ragione e per un elementare principio costituzionale (art. 54 della Carta: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore) Berlusconi non dovrebbe affollarla di prostitute (in forza del necessario “onore” che dovrebbe accompagnare la sua responsabilità  pubblica).
Dovrebbe con “disciplina” proteggere se stesso e non trascurare la sua personale sicurezza, come gli accade aprendo la porta di casa a qualsiasi ragazza italiana e straniera disponibile a trascorrere la notte con lui.
La sua vita disordinata lo ha reso vulnerabile e ricattabile.
Berlusconi era continuamente taglieggiato dalle sue ospiti, come si apprende dalle indagini.
Viene da chiedere: questi sono piccoli ricatti, ma in quante e quali occasioni, magari internazionali, Berlusconi ha reso possibile anche grandi ricatti e chissà  possono essere ancora “vivi”?
7. “Milano è incompetente”
Dice il premier: “Come prescrivono la legge e la Costituzione, entro 15 giorni dall’inizio delle indagini la Procura avrebbe dovuto trasmettere tutti gli atti al Tribunale dei ministri, l’unico competente per tutte queste vicende. È gravissimo, ancora, che la Procura voglia continuare a indagare pur non essendo legittimata a farlo. Tra l’altro la Procura di Milano non era neppure competente per territorio. Infatti il reato di concussione mi viene contestato come se fosse stato commesso a Milano. Questo è palesemente infondato poichè il funzionario della questura che ha ricevuto la mia telefonata in quel momento era, come risulta dalle stesse indagini, a Sesto San Giovanni. Quindi la competenza territoriale era ed è del Tribunale di Monza”.
E’ bizzarro che Berlusconi si travesta da azzeccagarbugli e disputi sulla competenza della procura di Milano in un video televisivo e non in aula.
Qui avrebbe più difficoltà  ad avere ragione perchè la giurisprudenza è costante.
La concussione è un abuso. E’ di “potere” se chi lo pratica fa leva sulle “potestà  funzionali per uno scopo diverso da quello per il quale sia stato investito” (Cassazione).
Per capire, sarebbe stata una concussione di potere se a telefonare in questura a Milano “consigliando” la liberazione di Ruby fosse stato il ministro dell’Interno.
L’abuso può essere anche di “qualità “. In questo caso “postula una condotta che, indipendentemente dalla competenze del soggetto (il concussore), si manifesta come una strumentalizzazione della posizione di preminenza ricoperta”. E’ il caso di Berlusconi.
Abuso di potere o abuso di qualità  presuppongono due competenze diverse. L’abuso di potere di un ministro impone la competenza del tribunale dei ministri.
L’abuso di qualità  prescrive la competenza territoriale: dove è stato commesso il reato?
Il capo di governo lo sa che questa è la domanda che decide e prova a truccare le carte.
Dice: è competente Monza perchè qui abita il capo di gabinetto della questura che riceve la mia telefonata. Errore.
La concussione è un reato d'”evento” e non di “condotta” e dunque la competenza si radica dove si materializza “il vantaggio”. E’ fuor di dubbio che il vantaggio (Ruby affidata alla Minetti e sottratta alla tutela dello Stato) diventa concreto a Milano.
8. “150 poliziotti contro 10 ragazze, le mie amiche sono state maltrattate”
Dice il premier: “Gli stessi Pm. che hanno ordinato con uno spiegamento di forze di almeno 150 uomini una imponente operazione di perquisizione contro ragazze colpevoli soltanto di essere state mie ospiti in alcune cene (…) Queste perquisizioni nei confronti di persone che non erano neppure indagate ma soltanto testimoni sono state compiute con il più totale disprezzo della dignità  della loro persona e della loro intimità . Sono state maltrattate”.
E’ una bubbola.
All’inchiesta hanno collaborato i dieci uomini della polizia giudiziaria presso la Procura, disponibili non solo per quest’inchiesta, ma per il lavoro di tutti i 90 pubblici ministeri di Milano.
La squadra mobile di Milano, venerdì scorso, ha mandato 30 poliziotti (molte donne) a perquisire gli appartamentini delle dieci amiche del premier, abituali frequentatrici di Arcore.
Maltrattamenti? Berlusconi viene smentito anche da Giuseppe Spinelli, il ragioniere di Arcore, ufficiale pagatore delle amiche del presidente: “Alle 7,30 ci siamo trovati in casa cinque poliziotti della Criminalpol. Non sono stati mica sgarbati… “.
9. “Non ho pagato mai una donna”
Dice il premier. “E’ assurdo soltanto pensare che io abbia pagato per avere rapporti con una donna. E’ una cosa che non mi è mai successa neanche una sola volta nella vita. E’ una cosa che considererei degradante per la mia dignità “.
Già  Patrizia D’Addario fu pagata, anche se da Giampaolo Tarantini, per tener compagnia al capo del governo nel lettone di Putin a Palazzo Grazioli. L’inchiesta milanese invece ci racconta come nessuna delle ragazze invitate ad Arcore lasciasse la villa senza la busta con i biglietti da 500 euro preparata dal ragioniere di casa.
Anche chi, come M. T., di soldi non ne voleva, si vede offrire una busta con 500 euro. Un cip. Nulla a che fare con i “7mila euro” ricevuti da Ruby. E da Iris. E da Imma. E da Barbara…
Si fa prima a dire quale ragazza non è stata pagata che elencare i nomi di chi si è intrattenuto nella sala del bunga bunga o tra le braccia del Drago in cambio di un compenso.
Nessuna delle ragazze che dopo cena raggiunge il sotterraneo di villa San Martino va via a mani vuote. Inutile dire quanto appaia degradata la dignità  del premier.
10. “Non mi devo vergognare”
Dice il premier: “Non c’è stata nessuna concussione, non c’è stata nessuna induzione alla prostituzione, meno che meno di minorenni. Non c’è stato nulla di cui mi debba vergognare. C’è solo un attacco gravissimo di alcuni pubblici ministeri che hanno calpestato le leggi a fini politici con grande risonanza mediatica”.
Berlusconi non deve vergognarsi soltanto del disonore con cui ha travolto il Paese e del discredito che oggi insudicia la presidenza del Consiglio.
Il 28 maggio del 2009, a un mese dall’inizio dell’affaire Noemi, disse: “Giuro sulla testa dei miei figli di non aver mai avuto relazioni “piccanti” con minorenni. Se mentissi, mi dimetterei immediatamente”.
Berlusconi deve vergognarsi per le relazioni intrattenute dal 2009 al 2010 con due minorenni (Noemi e Ruby).
Deve vergognarsi per aver mentito al Paese.
Deve vergognarsi per non essersi ancora dimesso.

Giuseppe D’Avanzo
(da “La Repubblica“)

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FINITA LA PACCHIA: SFRATTATE LE RAGAZZE DEL CASO RUBY CHE ALLOGGIAVANO A SPESE DI BERLUSCONI

Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile

VIVEVANO IN COMODATO D’USO NELLO STABILE DI VIA OLGETTINA: L’AMMINISTRAZIONE CACCIA LE 14 PRESUNTE ESCORT PERCHE’ “ARRECANO DANNO AL DECORO DEL PALAZZO”….OTTO GIORNI   PER FARE LE VALIGIE A CAUSA DELL’IRA DEI CONDOMINI

Più veloce della magistratura fu l’ira dei condomini.
Arrecano un «danno al decoro del palazzo»: per questo, l’amministratore del condominio ha sfrattato dal residence di via Olgettina 65 le 14 ragazze al centro dell’inchiesta sul «caso Ruby» sospettate di essere delle prostitute.
Le giovani della scuderia di Lele Mora dovranno abbandonare i loro appartamenti entro otto giorni a partire da oggi.
Nel palazzo di Milano Due, stando a quanto raccontato da alcune testimoni sentite nell’inchiesta sulle feste ad Arcore, vivono numerose soubrette ed escort in comodato d’uso a spese del premier Silvio Berlusconi.
La dimora Olgettina è un complesso residenziale in via Olgettina 65 a Milano 2, a due passi dall’ospedale San Raffaele.
Un complesso di sei scale, decine di appartamenti dove vivono 14 showgirl che avrebbero partecipato alle feste del premier ad Arcore.
Quattro appartamenti sarebbero stati intestati a Nicole Minetti «per conto delle ragazze che di fatto occupano l’immobile» e che non avevano le «condizioni richieste per l’intestazione, quali un idoneo contratto di lavoro». Lo scrivono i pm di Milano negli atti dell’inchiesta sul caso Ruby trasmessi alla Camera.
Si tratterebbe delle showgirls Iris Berardi, Arisleida Espinosa, Annina Visan e Elisa Toti.
La consigliera regionale Minetti, si legge negli atti, «dalle conversazioni intercettate, sembra costituire per le ragazze indicate il tramite con Marcello Fabbri», agente immobiliare «della società  Friza srl che gestisce l’immobile di via Olgettina», per ciò che riguarda «gli aspetti contrattuali».
Mentre, secondo i pm, «per ciò che riguarda la copertura finanziaria degli oneri delle locazioni, sia in relazione ai canoni che alle spese correnti» la Minetti fa da tramite, per conto delle ragazze, con il manager di fiducia di Silvio Berlusconi, Giuseppe Spinelli.
Dei sette appartamenti, in totale, che gli inquirenti hanno individuato nel residence Olgettina, due sarebbero intestati a Marysthelle Polanco e uno a Barbara Guerra.
«In particolare Fabbri – si legge ancora – mantiene i contatti con la Minetti e con lei si accorda per la firma dei contratti, per i «cambi» di assegnazione delle case e per l’incasso dei pagamenti dei canoni di locazione, delle caparre e delle cauzioni»
Sette sono gli appartamenti affittati alle stesse giovani che ci abitano.
Tra i loro nomi Barbara Guerra e Marysthelle Garcia Polanco, valletta di Colorado Cafè.
Nella dimora Olgettina ha abitato anche il consigliere regionale Nicole Minetti che è coinvolta nell’inchiesta Ruby, accusata di induzione e favoreggiamento dela prostituzione.
Secondo quanto riferito da una delle giovani donne in questione, Marysthelle, nella lettera di sfratto dell’amministratore del condominio, è spiegato che la decisione è stata presa per le lamentele degli altri inquilini.
«Non è giusto, anche noi siamo delle vittime. Io avevo anche tolto il mio nome dal citofono perchè mi insultavano giorno e notte» ha detto Marysthelle. «Io ero a Firenze per lavoro, ma mi hanno telefonato le altre ragazze per dire che era arrivata questa lettera – ha raccontato Marysthelle -. È una lettera uguale per tutte, firmata dall’amministratore del condominio, che ci dice che dobbiamo lasciare l’appartamento entro otto giorni altrimenti farà  intervenire la forza pubblica».
«Io ho già  telefonato al mio avvocato e gli ho detto di occuparsene – ha detto ancora Marysthelle -. Non credo che sia giusto nè legale un’imposizione del genere. Lo so che gli altri condomini si sono lamentati per la presenza dei giornalisti e dei fotografi davanti allo stabile, ma anche noi siamo delle vittime. Mi è capitato negli ultimi giorni di essere chiamata al citofono anche in piena notte e di sentirmi dire delle volgarità ».

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RESPONSABILI FLOP, PER FORMARE IL GRUPPO DEI VENDUTI ARRIVANO IN SOCCORSO DUE PDL

Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile

FALLITA L’OPERAZIONE DI SOSTEGNO AL GOVERNO: NON ADERISCONO CALOGERO MANNINO E ANTONIO GAGLIONE, IL GRUPPO PER ARRIVARE A VENTI E’ STATO COSTRETTO A CHIEDERE AIUTO AL PDL CHE GLI HA PRESTATO PEPE E D’ANNA… DOVEVANO AGGREGARE ALTRI DEPUTATI, E’ FINITA CHE NE HANNO PERSI LORO

A Montecitorio arriva il gruppo dei ‘responsabili’, gli esponenti di varie mini formazioni politiche e i protagonisti di scelte individuali a favore del governo Berlusconi.
Il nuovo gruppo parlamentare “Iniziativa responsabile” sarà  composto da 21 deputati, tutti quelli di cui si è parlato nei giorni scorsi, ad eccezione dell’esponente di Noi Sud, Antonio Gaglione e di Calogero Mannino, e con l’aggiunta di due new entry provenienti dal Pdl: Mario Pepe e Vincenzo D’Anna.
In attesa della votazione per il nuovo capogruppo, il reggente è Luciano Sardelli.
Nella conferenza stampa di presentazione è stato sottolineato che si tratta di un “gruppo federativo”, che – ha rilevato Sardelli, “non appartiene a nessuno e in cui nessuno può rappresentare tutti, in attesa di definire una sintesi”. Silvano Moffa ha precisato “Non siamo una stampella del governo nè un’armata Brancaleone, ma un valore aggiunto per la maggioranza”. Francesco Pionati ha parlato di “terza area” della maggioranza che punta a nuove adesioni nelle prossime settimane.
Calogero Mannino non ha aderito al nuovo gruppo dei Responsabili perchè, dice, non vuole che il Pid da lui fondato finisca per confondersi con il Pdl.
In realtà  l’operazione del faccendiere Moffa è finita in farsa, naufragando miseramente a pochi metri da riva, invece che prendere il largo.
Per settimane Berlsconi e l’ex finiano Moffa hanno sparato palle, sostenendo che sarebbero stati almeno 10 i nuovi deputati che sarebbero andati a rafforzare i venti su cui già  potevano contare e che hanno salvato il governo sul voto di fiducia.
I venti di base erano costituiti innanzi tutto dagli 11 di “Noi Sud”, (ovvero i quattro ex Mpa Belcastro, Iannacone, Milo e Sardelli, gli ex Udc siciliani Romano, Mannino, Pisacane, Ruvolo e Gianni, i due ex Idv Porfidia e Razzi).
Poi i quattro ex finiani Moffa, Polidori, Siliquini e Catone, i tre “responsabili” Scilipoti, Calearo e Cesario e infine Pionati e l’ex leghista Grassano.
Si è tirato fuori Gaglione di “Noi Sud” e all’ultimo momento anche Calogero Mannino.
Lo steso Grassano ha precisato di “aver aderito con riserva”: a lui interessano le riforme del federalismo e quella della giustizia: forse perchè spera di evitare la condanna del tribunake du Alessandria per aver sottratto 700.000 alle casse comunali ( processo in dirittura finale).
Qualificati gli interventi degli esponenti del “Partito dei venduti”: Razzi ha difeso la sua scelta perchè “andare al voto porterebbe giù l’economia””. E racconta che “sono stato all’Onu e sentivo che tutti dicevano che l’Italia avrebbe fatto la fine della Grecia. E’ lì che ho deciso.”.
Peccato che avesse sempre detto che aveva deciso a casa sua, dopo aver ricevuto un amico deputato.
L’operazione ha solo uno scopo: avere un rappresentante nelle 14 commissioni, riportando il centrodestra in maggioranza nelle Commissioni.
Con il prestito di due Pdl ce la faranno, ma l’operazione politica di aggregazione è miseramente fallita: alla fine hanno perso due deputati invece che guadagnarne dieci.
Complimenti al faccendiere Moffa che aveva garantito l’entrata in massa dei finiani.

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PROCESSO INEVITABILE PER BERLUSCONI, IMPOSSIBILE RICORRERE AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO

Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile

COME FUNZIONA IL GIUDIZIO IMMEDIATO, IL PROBLEMA DEL TRIBUNALE COMPETENTE, IL TRIBUNALE DEI MINISTRI, IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO… PER BERLUSCONI NON CI SONO SCAPPATOIE

1)   Il giudizio immediato (così come appare configurarsi nel caso Ruby) può essere richiesto dall’imputato e dal pm.
Tralasciando la prima ipotesi che non ci riguarda, parliamo, ovviamente, solo del giudizio immediato chiesto dal pm e, in particolare, della strada che il pm di Milano vorrebbe percorrere nel caso specifico.
La ratio della legge è quella di premiare l’esigenza di rapidità  connessa all’evidenza della prova (purchè l’imputato sia stato interrogato o messo in condizione di esserlo per difendersi).
Dunque il pm chiede il giudizio immediato in presenza delle seguenti condizioni: quando la prova appare evidente; se la persona sottoposta alle indagini è stata interrogata sui fatti dai quali emerge l’evidenza della prova ovvero, a seguito di invito a presentarsi, la stessa abbia omesso di comparire, sempre che non sia stato adottato un legittimo impedimento e che non si tratti di persona irreperibile.
La richiesta del pm deve essere formulata entro 90 giorni dall’iscrizione delle notizia di reato con invio al giudice di tutto il fascicolo del pm e relativa documentazione d’indagine.
Sul giudizio immediato la decisione del giudice deve avvenire entro cinque giorni, dopo i quali emette il decreto per disporre il giudizio immediato, ordinando la trasmissione degli atti al pubblico ministero.
Il decreto emesso dal giudice deve contenere anche l’avviso che l’imputato può chiedere il giudizio abbreviato ovvero l’applicazione della pena a norma dell’articolo 444 (cioè il patteggiamento).
Sembra da escludersi la possibilità  che Berlusconi possa chiedere il patteggiamento.
Infine, una volta che l’immediato è stato disposto dal giudice, il processo si svolgerà  dinanzi al tribunale secondo le regole ordinarie di ogni processo…

2) Certamente la competenza del tribunale dei ministri (ricollegabile solo all’ipotesi in cui i reati risultassero commessi “nell’esercizio delle loro funzioni dal presidente del Consiglio”) potrebbe essere invocata o eccepita anche adesso dall’indagato.
Il tribunale dei ministri competente all’indagine, comunque, sarebbe quello composto da tre giudici del Distretto di Milano, ma prima occorrerebbe ottenere l’autorizzazione della Camera.
È bene ricordare anche che, al di fuori dell’ipotesi del tribunale dei ministri, la competenza è sicuramente della procura di Milano.
Infatti, in fase di indagine preliminare per la prostituzione minorile la competenza è della procura distrettuale (e Monza è nel Distretto di Milano). Dunque sbaglia chi sostiene che, essendo avvenuti i fatti ad Arcore la competenza sarebbe della procura di Monza.
Quella distrettuale è la procura di Milano.
3) Berlusconi non ha molte speranze con eccezioni di incompetenza ed è anche difficile che possa accampare un legittimo impedimento valido, visto che, da un lato, la Corte costituzionale ha spazzato via l’impedimento auto certificato e, dall’altro, la procura gli ha dato e gli darebbe ancora un ventaglio di date molto ampio per comparire.
Infine, il conflitto di attribuzioni dinanzi alla Consulta: non sospende il processo in corso, anche immediato, che potrebbe andare avanti comunque. Nel caso Abu Omar, il processo, sospeso per ragioni di opportunità , riprese perchè i ritardi della Corte costituzionale rendevano inopportuno prolungare la sospensione.
Certo che il tribunale, se decidesse di andare avanti, si fermerebbe prima della decisione finale in attesa del pronunciamento della Corta costituzionale.

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VERDINI INDAGATO DALLA PROCURA DI FIRENZE: “HA EMESSO FALSE FATTURAZIONI”

Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile

IL COORDINATORE DEL PDL AL CENTRO DELLE INDAGINI DELLA PROCURA NEL FILONE D’INCHIESTA “GRANDI EVENTI”….AVREBBE EMESSO FATTURE FALSE PER 300.000 EURO PER ATTIVITA’ MAI SVOLTE, FACENDOLE PASSARE PER CONSULENZE

Denis Verdini è indagato a Firenze per fatture false.
Nuove “operazioni” del coordinatore del Pdl sono da un paio di giorni al centro delle indagini della Procura del capoluogo toscano per l’inchiesta sui suoi rapporti con l’imprenditore Riccardo Fusi, ex presidente di Btp, soprattutto per quel che riguarda il periodo – fino al luglio scorso – in cui Verdini era presidente del Credito cooperativo fiorentino, di Campi Bisenzio.
L’indagine è un filone di quella sui Grandi Eventi.
Due giorni fa sono stati perquisiti tre studi legali fra Firenze e Siena e ci sono cinque nuovi indagati.
Fra questi, il presidente di Antonveneta Andrea Pisaneschi, accusato di “emissione di fatture per operazioni inesistenti”.   Il suo coinvolgimento, comunque, riguarda l’attività  privata di avvocato.
L’accusa ritiene che Verdini possa aver emesso delle fatture, per circa 300 mila euro, per attività  mai svolte e che possa averle fatte passare per consulenze. Secondo quanto ipotizzato dagli investigatori, beneficiari delle “collaborazioni fittizie” di Verdini sarebbero stati alcuni studi legali che avevano ottenuto consulenze per un mutuo da 150 milioni concesso nel 2008 alla Btp da un pool di banche: Mps, Unipol, Cariprato, banca Mb e lo stesso Credito Cooperativo fiorentino.
Verdini è accusato da tempo di mendacio bancario.
Il reato gli è contestato in concorso con Fusi e con uno dei cinque indagati perquisiti due giorni fa, Marzio Agnoloni.
Gli altri quattro, accusati di “emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti” sono, oltre ad Andrea Pisaneschi (anche ex componente del cda di Mps e professore universitario), suo fratello Niccolò, Gian Paolo e Pier Ettore Olivetti Rason.
L’accusa ipotizza che il mutuo da 150 milioni, concesso per “l’acquisto del 100% delle quote dell’immobiliare Ferrucci e per l’acquisto del credito che la Btp vantava nei confronti della stessa immobiliare Ferrucci”, sia stato in parte destinato ad altro: fra i ‘beneficiari’ ci sarebbe stato anche il Credito cooperativo fiorentino, per 37 milioni di euro.
Oltre alle perquisizioni negli studi legali, i carabinieri del Ros hanno acquisito atti nella sede della banca Mps, che non è stato oggetto diretto dell’attività  di indagine svolta due giorni fa.

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ESPLODE LA RABBIA DEI POLIZIOTTI CONTRO IL PREMIER: “DA LUI E DAL PDL ACCUSE INACCETTABILI, C’E’ PIU DEMOCRAZIA IN TUNISIA”

Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile

I SINDACATI DEGLI AGENTI INSORGONO DOPO CHE ALCUNI ESPONENTI DEL PDL SI SONO LAMENTATI PERCHE’ IL PREMIER NON ERA STATO AVVISATO DELLE INTERCETTAZIONI… SAREBBE STATO UN GRAVE REATO: IL PDL VUOLE VIOLARE LA LEGGE?

Chiedono un incontro al capo della polizia, Antonio Manganelli, per esprimergli tutto il malessere della categoria, e per confermare che lo stato di agitazione, proclamato nei mesi scorsi, proseguirà .
Per i sindacati dei poliziotti italiani, il governo e il ministro Maroni “hanno disatteso gli impegni presi”, in tema previdenziale e salariale.
Ma c’è una nuova miccia che ha fatto venire a galla, ancora una volta, tutta la rabbia e lo scoraggiamento dei rappresentanti degli agenti italiani     –   dopo il particolare dei festini ad Arcore con ragazze vestite da “sexy-poliziotte” .   Stavolta, i poliziotti non hanno digerito il malumore degli avvocati-deputati del Pdl per il comportamento tenuto dai poliziotti impegnati nelle indagini della Procura di Milano.
Alcuni uomini di Berlusconi hanno attaccato le forze dell’ordine (incluso il capo della Polizia, Antonio Manganelli), colpevoli, a parer loro, di non aver avvisato per tempo il premier delle indagini in corso.
Una richiesta (del tutto illegittima), che fa dire al segretario del Coisp, Franco Maccari (area centro-destra): “Di fronte all’ennesima offesa della dignità  di un Paese civile, possiamo solo commentare che se l’Italia è ridotta ad uno Stato in cui un gruppo di deputati si comporta come una setta delirante che considera il Capo della Polizia un servo, al punto da aspettarsi che calpesti la legge per sottostare al volere del Presidente del Consiglio, allora è consigliabile espatriare subito e scappare nella Tunisia di queste ultime ore, che è certamente più democratica”.
“Come può un Paese civile accettare ancora di essere governato da un uomo che aggredisce, offende e tradisce i poteri riconosciuti dalla Costituzione come quello giudiziario e mortifica gli uomini di Stato come quelli che indossano la divisa. Divise macchiate troppo spesso di un sangue versato per difendere l’Italia e che per il premier diventa un vestito di Carnevale”, attacca ancora il Coisp.

I sindacati fanno quadrato attorno ai loro uomini.
Perchè sono convinti, senza alcuna ombra di dubbio, che abbiano seguito la legge in tutte le fasi delle indagini. Il segretario del Silp-Cgil, Claudio Giardullo, si rivolge direttamente al premier, chiedendogli di “rispettare le forze di polizia”. “Nel suo ultimo videomessaggio   – spiega Giardullo – il presidente del Consiglio, in riferimento all’inchiesta di Milano, sostiene che le perquisizioni siano state compiute con il più totale disprezzo della dignità  e dell’intimità  delle persone interessate. E, più in generale, parla di una procedura irrituale e violenta indegna di uno stato di diritto, che non può rimanere senza punizione. È evidente che queste gravi affermazioni non possono non riguardare anche il lavoro svolto dagli operatori di polizia. Per questo riteniamo necessario manifestare la nostra piena solidarietà  agli operatori della polizia di Milano, che hanno svolto le operazioni di indagine, non abbiamo alcun dubbio, nel pieno rispetto della legge”.
E l’attacco rivolto da Berlusconi agli agenti che hanno condotto le indagini del caso Ruby, suscita anche la reazione sdegnata degli stessi poliziotti della Questura di Milano che hanno operato le perquisizioni.
Oltre ad esprimere amarezza, gli investigatori della Squadra mobile smentiscono il premier: “Non è vero niente. A parte il fatto che noi trattiamo tutti i cittadini in modo civile e rispettoso, quelli li abbiamo trattati anche meglio”.
Alcuni poliziotti rivelano: “Basti pensare che in più di un caso, visto che per alcuni si faceva tardi, abbiamo ordinato il pranzo. E che credete poi, che quando sono andati via abbiamo chiesto loro il conto del bar?”.
La consigliera Minetti, in particolare, sarebbe stata riaccompagnata a casa di persona in auto. “La gente normale – sottolinea un agente – esce dalla Questura e in via Fatebenefratelli prende i mezzi o si chiama un taxi”.
Per Giuseppe Tiani, segretario Siap, “Berlusconi dovrebbe essere orgoglioso” del fatto che “i poliziotti preposti alle intercettazioni non abbiano fatto trapelare niente, non facendo altro che applicare la legge ed essere fedeli ai doveri che derivano dal giuramento alla Repubblica sulla riservatezza delle indagini”.
Con mazzi di rose rosa consegnate, il 21 gennaio, alle poliziotte   in servizio presso la Questura di Roma, il Viminale e la Presidenza del Consiglio, la Consap vuole “simboleggiare la grande stima che la componente femminile ha in seno alla Polizia di Stato” e, al tempo stesso, offrire “un risarcimento a chi, in queste ore, proprio dai vertici delle istituzioni, viene oltraggiato nella dignità  personale e nella capacità  professionale”.
“Se Berlusconi è a Roma, regali anche lui una rosa alle poliziotte”, chiedono dal sindacato.
Anche l’Associazione nazionale funzionari di polizia, parlando di un “quadro desolante”, ha voluto far arrivare al premier il malumore dei suoi iscritti, inviandogli una missiva.
E tramite il segretario, Enzo Marco Letizia, dice: “Nessuno, in nessun caso, può ritenersi al di sopra della legge. Abbiamo totale fiducia nelle istituzioni e nella magistratura. Meno, in quei politici che si sentono al di là  del bene e del male”.
E questo sarebbe un governo di destra, un governo della legalità ?

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BUNGA-BUNGA, RIVOLTA NEL PDL: “A RACCOGLIERE LE FIRME A SOSTEGNO DI BERLUSCONI MANDATECI LA MINETTI”

Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile

CONTESTATI LA RUSSA E GELMINI IN UN’ASSEMBLEA MILANESE DEL PDL: VOLEVANO CHE I DIRIGENTI LOCALI SI MOBILITASSERO A SOSTEGNO DEL PREMIER…”AI BANCHETTI MANDATECI LELE MORA: SMETTETELA DI USARE NOI MILITANTI PER COPRIRE I VOSTRI CASINI”

“Mandateci Nicole Minetti, a fare i banchetti…!”. “Raccogliere firme per Silvio…? Chiedetelo a Lele Mora…!”.
Rivolta in casa Pdl, dopo la bufera del Bunga-bunga.
Lunedì sera c’è stata una riunione nella sede del partito in viale Monza.
Presenti due ministri, Ignazio La Russa e Mariastella Gelmini che, davanti a una platea composta dai dirigenti cittadini, hanno chiamato alla mobilitazione e chiesto di organizzare una giornata in sostegno di Berlusconi.
Inaspettate le reazioni: il malumore che da qualche giorno circola nelle file del centrodestra, secondo quanto racconta chi c’era a quella riunione, è esploso. Prima erano solo battute al veleno.
Del tipo: visti i soldi che girano per le ragazze, i banchetti pagateceli.
Oppure fateli fare alle ragazze di Lele Mora.
A raccogliere le firme mandateci la Minetti.
E smettetela di usare noi militanti per coprire i vostri casini…
Poi sono arrivati anche gli interventi apertamente critici.
Incredibile, nel partito a Milano, cuore del berlusconismo. Per la prima volta, si sono sentite voci dissonanti dalla linea della difesa a oltranza del Capo.
La Russa e Gelmini allibiti.
I dirigenti cittadini stanchi, frastornati, arrabbiati.
“Ora per la mobilitazione”, spiega un dirigente Pdl, “dovranno contare soprattutto sui consiglieri comunali uscenti, ricattati dalla eventualità  di non essere più ricandidati la primavera prossima”.
La pietra dello scandalo è lei, Nicole Minetti, soubrette di “Colorado cafè” diventata consigliera regionale Pdl, che dalle intercettazioni del caso Ruby esce come “l’istruttrice”, colei che “briffava”, preparava e smistava le ragazze prima delle feste a luci rosse di Arcore…
Ora è tutto più chiaro.
Anche il pasticcio dell’esclusione del listino di Roberto Formigoni alle ultime elezioni regionali e le polemiche sulle firme, che secondo i Radicali di Marco Cappato (e non solo loro) erano false.
È la notte del 27 febbraio 2010 quando, dopo trattative defatiganti, viene finalmente compilata la lista definitiva dei candidati nel listino “Per la Lombardia” di Formigoni.
Sedici persone, i primi otto sicuri di essere eletti.
La Lega voleva sei posti sicuri, ma gli uomini del Carroccio sono quasi tutti inseriti nella seconda parte (e infatti non saranno eletti).
In compenso, nella parte sicura, spuntano candidati inaspettati: Minetti appunto, e Giorgio Puricelli, ex fisioterapista del Milan.
Entrambi, scopriamo ora, avevano un ruolo nel Bunga-bunga.
Reclutatori, organizzatori, istruttori.
Imporli all’ultimo momento vuol dire dover rifare la raccolta delle firme necessarie per la presentazione delle liste: tutto in una notte…?
Impossibile, sostiene Cappato.
Per questo molte firme sarebbero state falsificate.
Per questo i giudici escludono subito il listino Formigoni dalla competizione elettorale, recuperandolo e riammettendolo solo in un secondo tempo.
“Il listino si è trasformato in un casino”.
Così si ripeteva in Consiglio regionale.
Ma il ciellino Formigoni non ha niente da dire.
La morale e lo stile di vita corretto li si pretende dai semplici cristiani, non da Berlusconi e dalle sue amiche.
Le competenze e capacità  politiche dei candidati, poi, sono optional.
Così il Bunga-bunga è entrato al Pirellone…

Gianni Barbacetto
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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AI COMUNI IL TESTO DEL DECRETO SUL FEDERALISMO NON PIACE, LEGA ALL’ANGOLO E PER BONDI ARRIVA LA MOZIONE DI SFIDUCIA DEL TERZO POLO

Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile

ANCI: “IL DECRETO NON VA BENE, OCCORRE PROLUNGARE IL CONFRONTO”… IL FEDERALISMO PATACCA ORA RISCHIA IL NAUFRAGIO… IL TERZO POLO CHIEDE LA SFIDUCIA PER IL MINISTRO

Dopo il vertice della notte scorsa a Palazzo Grazioli fra Silvio Berlusconi e la Lega Nord, al termine del quale il leader del Carroccio ha assicurato il sostegno al premier, travolto dallo scandalo Ruby, a patto che venga dato il via libera ai decreti attuativi del federalismo, arriva il no dei Comuni al testo del decreto sulla fiscalità  municipale.
Il testo del decreto sul fisco municipale contiene al suo interno «molte incertezze su numerosi punti fondamentali per la vita dei Comuni italiani. Così non va assolutamente e preghiamo il governo di apportare gli opportuni chiarimenti quanto prima»: è il parere espresso oggi dal presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino, secondo il quale «il provvedimento licenziato dal ministro Calderoli e ora all’attenzione della commissione Bicamerale per il federalismo è dominato da confusione e incertezza, che probabilmente sono il prodotto dell’attuale fase politica che governo e Parlamento stanno vivendo».
Il leader dell’Anci si è detto disponibile all’apertura di una fase di interlocuzione in conferenza unificata; se però – ha avvertito – il governo dovesse dire ‘nò a questa ipotesi, preferendo il solo iter parlamentare, «allora l’Anci non si schiererebbe per evitare inaccettabili torsioni politiche».
Oggi nel primo pomeriggio Chiamparino incontrerà  Calderoli e il presidente della Bicamerale per il Federalismo fiscale, Enrico La Loggia, per esporgli il punto di vista dell’Anci.
L’Anci ha votato all’unanimità  un documento in cui elenca le proprie richieste: sbloccare subito le addizionali Irpef; prevedere che l’incremento dei tributi resti ai Comuni; estendere la possibilità  di introdurre un contributo di soggiorno a tutti i Comuni («così non ha senso perchè chi ha più bisogno dell’imposta di soggiorno sono i Comuni piccoli che hanno molti turisti», ha spiegato Chiamparino); decidere con i Comuni le aliquote di compartecipazione a tributi immobiliari, Irpef e cedolare secca; definire un quadro dettagliato del Fondo perequativo; definire rapidamente la disciplina di Tarsu/Tia; sostenere le unioni e fusioni di Comuni.
Sulla nuova Imu, che Chiamparino ha definito «un restyling dell’Ici» e che rappresenterà  i due terzi della base imponibile dei Comuni, Chiamparino ha sottolineato che «la definizione dell’aliquota demandata di anno in anno alla Finanziaria introduce un elemento di subalternità  inaccettabile: in questo modo ci si obbliga a vivere alla giornata, anzi all’annata».
In realtà  stanno venendo a galla le contraddizioni di un federalismo patacca che determinerà  solo un danno economico al centro-sud e un aumento indiscriminato delle tasse locali ovunque, come andiamo da tempo denunciando.
Alla Lega del federalismo non frega nulla, gli serve solo come specchietto per le allodole e i tordi del nord, in modo da fottersi localmente i proventi fiscali e trattenere “a casa loro” maggiori entrate, penalizzando il resto d’Italia,
Anche perchè un federalismo serio inizierebbe prima da quello istituzionale, non certo da quello fiscale.
Così avviene nei Paesi civili.
Il federalismo è solo un mezzo tecnico, sotto l’aspetto meramente economico, nulla di più, tutto il resto sono solo palle.
Ci sono stati centralisti che funzionano bene e altri federalisti che funzionano male, e viceversa.
Dipende dalla classe politica, non dai meccanismi scelti.
E questo la Lega lo sa bene, ma in tal modo può giustificare che il governo (dove sono parte dominante) non ha concluso nulla: non a causa anche loro, ma perchè non c’è ancora il federalismo.
Quando e se ci sarà , esso rappresenterà  la messa da requiem per i sopravvisuti leghisti che si dovranno gettare nel Po per fuggire alla folla inferocita.
Da segnalare infine che stamane i gruppi coordinati di Udc, Fli, Api ed Mpa hanno presentato alla Camera dei deputati il testo con la mozione di sfiducia al ministro della Cultura Sandro Bondi.
L’esame è stato calendarizzato entro la fine del mese di gennaio.
Un altro momento difficile per il governo, se mai ci arriverà  a quella data.

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LE CARTE SMENTISCONO RUDY SU SESSO COL PREMIER E MINORE ETA’

Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile

LA VERSIONE ACCOMODATA E PILOTATA DATA DURANTE L’INTERVISTA A SIGNORINI FA ACQUA DA TUTTE LE PARTE ED E’ SMENTITA DA FATTI E TESTIMONIANZE….VEDIAMO PUNTO PER PUNTO LE PALESI CONTRADDIZIONI

Le “Papi-girl” ieri si sono affannate a ripulire l’immagine devastata di Silvio Berlusconi in una specie di talent-show.
Ma, come accadeva in una famosa pubblicità , “hanno commesso un errore”: non hanno manco letto le 389 pagine dell’invito a comparire.
Limitiamoci, per carità  di patria, alle questioni basilari, a come vengono “narrate”, a come sono nella realtà .
Sesso con il premier
Ruby a Kalispera: “Sono io la prima a dire che lui non mi ha mai toccata con un dito… Lo stimo come persona e per avermi aiutato senza alcun tornaconto”.
1) “dal verbale di assunzione informazioni rese da Pasquino Caterina. Domanda: Durante la sua conoscenza con la Ruby, la stessa le ha raccontato di alcune sue amicizie di gente famosa?
Risposta: Ricordo che diceva di essere molto amica del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, con il quale, a suo dire, è stata spesso a casa del Premier dove ha cenato, ballato e fatto sesso con lui, il quale le dava molto denaro”.
2). Nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 2010 i giornalisti nulla sanno di Ruby-Karima, ma l’inchiesta avanza in gran segreto. Con l’ancora minorenne Ruby c’è, come ieri a Canale 5, Luca Risso. Il quale ha una fidanzata, che gli manda un classico sms alle 23.47:
Fidanzata: “Ma dove sei? Perchè stanno interrogando Ruby? E tu ascolti tutto? C’è Lele o solo l’avvocato?
Sms di Luca: “C’è Lele, l’avv., Ruby, un emissario di Lui, una che verbalizza… Cmq tranquilla, è tutto molto tranquillo. Sono qui perchè pensano che io sappia tutto”.
Poco dopo i fidanzati si sentono al telefono.
Luca: “Amore? Sono ancora qua, sono venuto a far due passi, Ruby è su, che si sono fermati un attimino perchè siamo alle scene hard con il pr.. con la persona”.
Fidanzata: “Ma figurati?”.
Luca: “Sì, sì”.
F: “Con lei?”.
Luca: “Mmm, guarda, ti racconterò tutto…”.
3) Nelle carte c’è anche la traiettoria che porta il quarantenne proprietario di locali notturni in contatto con Ruby.
La ragazza il 28 ottobre parla con l’amica Davidia, spiega che Berlusconi le ha fatto una richiesta precisa: “Spara cazzate, ma non devi raccontare la verità , mi ha detto: ti do tutti i soldi che vuoi, li copro in oro, però non dire niente. E poi, tutti i giornali stanno pubblicando, sanno tutti tutto. Luca mi sta semplicemente proteggendo perchè Lele gli ha chiesto di proteggermi, in cambio avrà  un sacco di soldi. Ma lui (Luca) dice: non mi interessa dei soldi, io ti voglio bene e ti copro”.
Ruby era minorenne
Sempre nel corso della registrazione tv a Canale, Ruby ha ricostruito che la sera del 14 febbraio 2010 andò a cena ad Arcore e si presentò così: “Piacere Ruby, ho 24 anni”.
1). Dal verbale di un carabiniere che aveva fatto amicizia con Ruby.
Cc: “Mi confidò che all’inizio della sua conoscenza con il Presidente del Consiglio, neanche lui sapeva che era minorenne, dopodichè Rubi lo aveva informato che era minorenne (…) Sono certo di poter collocare il fatto che io ho saputo da Rubi che lei era minorenne a gennaio/febbraio 2010, ed è in questo frangente, lo ripeto, che mi confidò anche del fatto che il Presidente del Consiglio aveva saputo da lei che era minorenne”.
2). Ruby parla con amica Poliana, il 26 ottobre: “È venuto il mio avvocato, ha detto: “Ruby, dobbiamo trovare una soluzione, è un caso che supera quello della D’Addario e della Letizia, perchè tu eri proprio minorenne, adesso siamo tutti preoccupatissimi…”.
Ruby, con la cornetta alzata, parla e dice a qualcuno che è in casa: “Io frequento casa sua da quando avevo sedici anni”.
3) Vale la pena di ricordare il paragone che lei stessa fa con Noemi (la ragazza di Casoria, altra minorenne procacciata da Emilio Fede per le “notti del Drago”): per Berlusconi “Quella è la pupilla, io sono il culo”.
4) Da notare che il 26 Ruby ha parlato al telefono con il papà  rimasto a Letojanni: “Sono con l’avvocato, Silvio gli ha detto “dille che la pagherò il prezzo che lei vuole l’importante è che lei chiuda la bocca (…)”.
5) Come si sa, il patto tra i due prevedeva un pagamento. Il 28 ottobre 2010 Ruby dice al telefono: “… gli abbiamo chiesto 5 milioni di euro in cambio. Lui ha accettato”.
Mai fatto la prostituta
Ruby in tv racconta una scena strappalacrime: “Ho provato a farlo ma, come diceva mia madre, puttane si nasce, non si diventa”. E aggiunge una storia da Pretty Woman.
1) Telefonata tra Ruby e D., che si prostituisce: “Vieni – la invita – perchè c’è tanto lavoro qua” (in Liguria) e a un cliente: “Gli ho detto “Sì, ma quanto mi dai a me e alla mia amica?”. Mi fa: “Quanto volete?”. Gli ho detto: “Va bene, non ti chiedo tanto, mille”. E lui fa: “No mille sono tanti”. Io – prosegue Ruby – ho detto: “Mille, ma sono 500 euro a testa, caro””.
Dall’interrogatorio a un uomo che ha scambiato sms con Ruby: “Sì, ho avuto la netta percezione che Rubi intrattenesse rapporti con tutti i clienti girando tra i tavoli… che cercasse gente facoltosa a cui spillare dei denari”. Questo per i reati che riguardano il sesso.
Bunga Bunga
Secondo Sabina Began sinora è stato scritto il falso anche su un “fenomeno” non penale. “Sono io il bunga-bunga, una specie di soprannome…”.
Interrogatorio dell’amica di M. T.: “La serata sostanzialmente si era suddivisa in tre momenti: il momento cena, il momento “bunga bunga” e quello in cui qualcuna delle ragazze rimaneva a dormire”.
Durante il bunga bunga, le “ragazze si sono ulteriormente spogliate, e avvicinandosi al Presidente, che stava seduto sul divanetto, si strusciavano e si facevano toccare, assumendo un atteggiamento anche provocante e volgare. Erano presenti degli scomparti dove erano allocati degli abiti per dei travestimenti, ovvero divise da poliziotta o infermiera. Mi ha anche detto che la Minetti fece uno spogliarello”.
Se spera che qualche videomessaggio possa stravolgere la tante, serie, precise testimonianze, Silvio Berlusconi dev’essere davvero all’ultima spiaggia.

Pietro Colaprico
(da “La Repubblica“)

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