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CLAMOROSA SVOLTA SUL CASO RUBY, BERLUSCONI INDAGATO PER CONCUSSIONE E PROSTITUZIONE MINORILE

Gennaio 14th, 2011 Riccardo Fucile

PERQUISIZIONI IN CORSO A MILANO NEGLI UFFICI DI NICOLE MINETTI E DI UN UOMO DI FIDUCIA DEL PREMIER… IMPEDITO L’ACCESSO A LOCALI “DI PERTINENZA DELLA SEGRETERIA POLITICA DEL PREMIER”…CONTESTATA L’ACCUSA, ALLO SCOPO DI OCCULTARE DI ESSERE STATO CLIENTE DELLA PROSTITUTA MINORENNE E DI EVITARE CHE VENISSERO A GALLA I RETROSCENA DEI FESTINI AD ARCORE, DI ESSERE INTERVENUTO PER FAVORIRE IL RILASCIO DI RUBY

La Procura di Milano ha indagato Silvio Berlusconi per le ipotesi di reato di «concussione» e di «prostituzione minorile».
Secondo la contestazione d’accusa, allo scopo di occultare di essere stato cliente di una prostituta minorenne in numerosi week-end ad Arcore, assicurarsi l’impunità  da questo reato e scongiurare che venissero a galla i retroscena delle feste nella sua residenza brianzola, il Presidente del Consiglio la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 avrebbe abusato della propria qualità  di primo ministro per indurre i funzionari della Questura di Milano ad affidare indebitamente l’allora 17enne marocchina Karima “Ruby” El Mahroug, scappata da una comunità  per minori, alla consigliere regionale lombarda pdl Nicole Minetti.
Il reato di «concussione» (articolo 317 del codice penale) punisce con la reclusione da 4 a 12 anni il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, abusando della sua qualità  o dei suoi poteri, costringa o induca taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro od altra utilità .
Al premier è contestato con l’aggravante il reato di «prostituzione minorile» (articolo 600 bis, contestato al premier nella forma del secondo comma) punisce con la reclusione da 6 mesi a 3 anni chiunque compia atti sessuali con un minore di età  compresa tra i 14 e 18 anni in cambio di denaro o di altra utilità  economica, ed è l’unico caso nel quale il cliente di una prostituta è sanzionato penalmente.
Gli sviluppi dell’inchiesta sul caso Ruby stanno emergendo dalle perquisizioni in corso a Milano, tra le quali quella al suo uomo di fiducia che storicamente amministra il “portafoglio” familiare del premier: Giuseppe Spinelli, anni fa indagato con il Cavaliere e uscito dai processi su Medusa film e sulla villa di Macherio, nonchè già  tra gli amministratori della holding Dolcedrago e dell’immobiliare Idra (che ha la villa di Arcore).
Gli inquirenti si sono presentati nell’ufficio di Spinelli, non indagato, per eseguire una perquisizione, ma ad essi è stato opposto il fatto che le sue stanze sarebbero «pertinenza della segreteria politica dell’onorevole Berlusconi».
Argomento che, secondo fonti vicine al manager, non sarebbe stato contestato dagli inquirenti, i quali hanno rinunciato alla perquisizione e lasciato gli uffici di Spinelli.
La polizia sta perquisendo anche gli uffici della consigliere regionale Nicole Minetti, indagata per favoreggiamento della prostituzione sia adulta sia minorile.
Stessa ipotesi di reato per Lele Mora ed Emilio Fede.
Karima, la 17enne (nel 2010) marocchina al centro del caso per il quale Berlusconi è indagato per le ipotesi di reato di concussione e prostituzione minorile, non avrebbe detto il vero quando aveva pubblicamente affermato di essere stata ad Arcore solo una o due volte.
A smentirla, e a pesare nell’inchiesta, sarebbe l’esito dello studio del traffico telefonico del suo cellulare, che l’avrebbe localizzata ad Arcore non una sola volta, ma in numerosi week-end concomitanti con la presenza di Berlusconi nella propria residenza.

(da “Il Corriere della Sera)

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DAVANTI AI GIUDICI, LA SEGRETARIA DI BOSSI SMENTISCE IL CAPO: “MAI VISTO CIMICI E MICROSPIE”

Gennaio 14th, 2011 Riccardo Fucile

SI PROFILA COME UNA BUFALA LA DENUNCIA DI BOSSI CHE AVREBBE VISTO CIMICI DAPPERTUTTO, FORSE AVEVA SOLO DIGERITO MALE E AVUTO GLI INCUBI… O FORSE LE CIMICI ERANO QUELLE VERE NEL MATERASSO… NESSUNO ORA RICORDA IL NOME DELLA DITTA CHIAMATA PER LA DISINFESTAZIONE PADANA CHE PERALTRO NON AVREBBE TROVATO NULLA….LA SOLITA FARSA DA PATACCARI

“Io la “cimice” non l’ho mai vista”.
Nicoletta Maggi, la segretaria particolare di Umberto Bossi è stata interrogata in procura mercoledì scorso.
Era stata lei ad aver avuto il sospetto che il ministro fosse spiato nel suo ufficio al dicastero delle Riforme per il federalismo e nella sua casa romana.
Un fatto raccontato da Bossi ai giornalisti durante le vacanze invernali a Ponte di Legno, risalente però ad un paio di mesi fa.
Ma mai denunciato alla magistratura.
L’inchiesta aperta d’ufficio dalla procura di Roma corre verso l’archiviazione, dagli atti istruttori compiuti fino ad ora il corpo del reato non è emerso, l’impressione dei magistrati è che si tratti di una bufala.
Un po’ come il falso attentato a Maurizio Belpietro, il direttore di Libero.
“Le ha trovate Nicoletta”, aveva detto il senatur. “Nicoletta ha avuto quel dubbio perchè c’era gente che sapeva le sue cose”.
Un dubbio che la segretaria della Lega ha confermato di avere avuto ai magistrati che l’hanno interrogata come testimone.
La donna ha confermato di aver chiamato una ditta privata, della quale però non ricorda più il nome, per una bonifica nei locali di Porta Pia.
Bossi aveva detto: “Nel mio ufficio ne hanno trovata una vicino al tavolo nella presa della corrente, un’altra sul frigorifero. A casa mia ne hanno trovate un bel po’ dove ci sono i bocchettoni dell’aria calda”.
Ma la segretaria in procura non ha confermato. “Io non le ho viste”, ha dichiarato a verbale.
Durante la bonifica a casa Bossi, secondo Nicoletta, la ditta non avrebbe trovato nulla.
I tecnici avrebbero intercettato “come dei suoni” che hanno fatto pensare che le “cimici” esistessero.
Le microspie non le avevano scovate neppure gli uomini del Ministro dell’Interno, Maroni, che Umberto Bossi aveva informato.
Infatti quei due poliziotti non scrissero neppure un verbale.
Allora come adesso la microspia è solo un fantasma.
Così probabilmente si spiega la mancata denuncia del ministro, che lì per lì si giustificò dicendo: “Sarebbe stato inutile”.
Probabilmente le “cimici” non ci sono mai state.
È a questa conclusione che, in assenza del corpo di reato, sta arrivando la magistratura.
Il fascicolo aperto per “cognizione o impedimento illecito di conversazioni” e “installazione di apparecchiature atte a intercettare conversazioni telegrafiche o telefoniche” va verso l’archiviazione. Il racconto del ministro leghista sino ad ora non ha il supporto nè di conferme nè di riscontri.
I pm, Giancarlo Amato e Eugenio Albamonte, coordinati dall’aggiunto Nello Rossi stanno cercando di rintracciare la ditta che ha svolto le bonifiche al ministero e in casa Bossi sulla scia di alcuni elementi forniti dalla segretaria della Lega.
Se si troverà , i tecnici saranno interrogati.
Tuttavia allo stato dei fatti la decisione è presa.
Il procuratore capo Giovanni Ferrara punta a chiudere la vicenda in tempi brevi, al massimo in un paio di settimane.

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ONOREVOLE RICICLATORE

Gennaio 14th, 2011 Riccardo Fucile

IL CASO DI MASSIMO MARIA BERRUTI, EX AVVOCATO FININVEST, IMPUTATO DI RICICLAGGIO DI 30 MILIARDI DI LIRE, ORA DEPUTATO PDL… LA CASSAZIONE HA STABILITO CHE SBAGLIO’ LA CORTE D’APPELLO A DICHIARARLO COLPEVOLE, MA PRESCRITTO: ORA TORNA IMPUTATO…I SUOI STRETTI RAPPORTI CON IL PREMIER NELL’ANALISI DI MARCO TRAVAGLIO

Fare il premier o il ministro non costituisce legittimo impedimento a fare anche l’imputato.
Lo sapevamo tutti, fuorchè gli inquilini di Palazzo Grazioli e del Quirinale: adesso lo dice anche la Consulta.
Ora azzardiamo un’altra domanda: riciclare denaro costituisce legittimo impedimento a fare anche il parlamentare?
L’interrogativo sgorga dalle motivazioni della Cassazione su Massimo Maria Berruti, ex ufficiale della Finanza, ex avvocato Fininvest, pregiudicato per favoreggiamento e imputato per riciclaggio di una trentina di miliardi di lire.
La Corte ha appena stabilito che sbagliò il Tribunale di Milano ad assolverlo e sbagliò la Corte d’appello a dichiararlo responsabile ma prescritto.
Insomma, aveva ragione la Procura.
Nel momento in cui il suo capo torna imputato, pure Berruti dovrà  ripresentarsi ai giudici d’appello per essere riprocessato per riciclaggio, visto che la prescrizione è stata allungata a marzo 2011 (c’è tempo per condannarlo, visto che già  la       Cassazione lo dichiara colpevole).
Nelle motivazioni firmate dal giudice Antonio Manna e dal presidente della II sezione Antonio Esposito, si legge che l’on. Berruti, membro della commissione       Attività  produttive (l’uomo giusto al posto giusto), ha dato un “consapevole e       volontario contributo causale nel delitto di riciclaggio”, come risulta ”da coerenti       risultanze documentali e testimoniali”.
Negli anni ’90, quando lavorava per Berlusconi, il noto galantuomo fece sparire miliardi su miliardi dai bilanci Fininvest, Mediaset e Reteitalia dirottandoli su conti svizzeri con un tourbillon di false fatture, operazioni inventate e società  fittizie “prive di qualsivoglia concreta operatività  commerciale, utilizzate come mero schermo di simulate operazioni di compravendita di diritti di sfruttamento dell’immagine di sportivi che in realtà  servivano a spostare illecitamente all’esterno della Fininvest sue consistenti risorse finanziarie… Fondi che passavano da una società  a un’altra… causali fittizie dei trasferimenti… allo scopo precipuo di drenare risorse economiche da Fininvest Spa al suo esterno… importi di enorme rilievo: tra il 1991 e il 1995, oltre 29 miliardi di lire”.
Il tutto con la collaborazione straordinaria della Arner di Lugano, che nella filiale milanese ospita — conto corrente numero 1 — il tesoretto di Silvio Berlusconi. Parola non di una toga rossa di passaggio, ma della Cassazione.
Che fa pure notare come Berruti sia “incline a intervenire illecitamente”, visto il “precedente penale per favoreggiamento” per aver depistato le indagini sulle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza.
Naturalmente, nel difendersi, Berruti ha pure mentito ai giudici, e così un testimone a suo discarico. Il quale sosteneva la linea Scajola: cioè che “un amico fraterno del Berruti lo avrebbe coinvolto a sua insaputa in un delitto di riciclaggio”. Tutte balle.
Ora, se esistesse un’opposizione, distribuirebbe alla Camera la sentenza della Cassazione.
E chiederebbe di proibire a Berruti di mettere mai più piede a Montecitorio. Legittimo impedimento, of course.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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NON SPARATE SULLA CROCE ROSSA: LA CORTE DEI CONTI CONDANNA L’EX COMMISSARIO SCELLI A RISARCIRE 900.000 EURO

Gennaio 14th, 2011 Riccardo Fucile

MAURIZIO SCELLI, OGGI DEPUTATO DEL PDL, CONDANNATO PER “TOTALE DISPREZZO DI QUALSIASI CANONE DI SANA AMMINISTRAZIONE, IN TOTALE NONCURANZA DEGLI EQUILIBRI FINANZIARI DELLA CROCE ROSSA ITALIANA”…. AVEVA STIPULATO CONTRATTI PER SERVIZI INFORMATICI SENZA COPERTURA FINANZIARIA

Maurizio Scelli, ex commissario straordinario della Croce rossa italiana, è stato condannato in primo grado dalla Corte dei conti a versare 900mila euro proprio all’ente che ha gestito per anni.
Fra le motivazioni della sentenza si legge: «Totale disprezzo di qualsiasi canone di sana amministrazione, in totale noncuranza degli equilibri finanziari della Croce Rossa Italiana».
La condanna riguarda non solo l’ex commissario ma anche altri due funzionari di Croce rossa, Aldo Smolizza e Virgilio Pandolfi: i tre, in tutto, secondo la sentenza di primo grado, dovrebbero versare 3 milioni di euro a beneficio di Cri per compensare i danni causati dalla loro gestione.
Nel 2004, Scelli, Smolizza e Pandolfi stipularono — attraverso lo strumento dell’ordinanza commissariale — alcuni contratti per servizi informatici, nonostante il Collegio dei revisori dei conti ne avesse rilevato la mancata copertura finanziaria.
La corte ha definito qui contratti che Corte «del tutto incongrui rispetto alle possibilità  finanziarie dell’Amministrazione di appartenenza».
Il tutto, con piena consapevolezza della cosa da parte dei tre.
Scelli ha contestato la sentenza: “In appello mi auguro che i magistrati facciano piena chiarezza sulla vicenda. Non vorrei cominciare a pensare a una sorta di accanimento semplicemente perchè sto con Silvio Berlusconi.»
Che Scelli stia con Berlusconi è fuori di dubbio.
Ma la sua carriera comincia ben prima. Da anni gravita nell’orbita del centrodestra e vicino ad ambienti cattolici.
Già  segretario dell’Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto a Lourdes e Santuari Internazionali), ha partecipato al Giubileo del 2000 (come un altro pluricommissario straordinario, Guido Bertolaso) occupandosi del Giubileo degli Ammalati.
Nel 2001 tenta una prima volta la carriera politica, candidandosi proprio per Forza Italia in Abruzzo. Non viene eletto, nonostante una campagna elettorale martellante.
Mentre si avvicina la crisi irachena, Scelli sostituisce l’allora commissario di Croce rossa, Steffan De Mistura, uomo dell’ONU vicino a Kofi Annan.
I maligni dicono che l’avvicendamento avvenga per volere di Gianni Letta, che già  aveva provveduto alla scalata alla Protezione civile di Guido Bertolaso.
Da lì, Scelli si impegna in una serie di missioni all’estero e, a suo dire, nel riordino dell’ente Croce rossa. Anche se, evidentemente, la Corte dei conti non è dello stesso avviso.
Qualcuno, durante il suo periodo da Commissario, sostiene che voglia ritagliarsi un ruolo politico.
Scelli afferma: «Certe illazioni mi fanno ridere». Però, di ambizioni politiche Scelli ne ha eccome: fonda una specie movimento che si chiama “Italia di nuovo”, slogan, “Nè con Prodi nè con Berlusconi”.
In realtà  vorrebbe gestire “Onda azzurra”, movimento giovanile di Forza Italia.
Al battesimo di “Italia di nuovo”, cui dovrebbe presenziare anche Silvio Berlusconi, Scelli invita anche gli ex Nar Mambro e Fioravanti, con grande imbarazzi di Palazzo Chigi.
La parabola di Scelli sembra a quel punto al termine: nel 2005 in Croce rossa arrivano elezioni per un Presidente e non per un commissario.
È di quel periodo l’ultima bufera: Scelli dichiara di avere avuto un ruolo decisivo nella rilascio di Simona Pari e Simona Torretta, rapite in Iraq e che la Croce rossa italiana aveva curato quattro terroristi per favorire il buon esito, tenendo all’oscuro l’intelligence americana, con il benestare di Gianni Letta. Si rischia il caso diplomatico.
Letta, riferisce La Stampa, commenta: «Scelli è impazzito». Mica tanto, visto che poco dopo (2008) viene candidato come numero 3 in Abruzzo per il PdL, e conseguentemente eletto deputato.
Oggi è anche membro della Commissione giustizia.
Non è la prima volta che Scelli è sotto accusa per le questioni che riguardano Cri.
La prima sentenza della Corte dei Conti in merito, fu di assoluzione.
Scelli era accusato di aver distratto per esigenze economiche interne alla Croce Rossa” fondi di 17 milioni di euro destinati alla missione “Antica Babilonia” a Nassiriya.
Interessante, però, leggere la motivazione dell’assoluzione (sentenza n° 1924 del 13 luglio 2009) in cui effettivamente si ammette che 17.595.64515 euro furono sì utilizzati “a fini interni” ma ciò “non costituisce danno sotto il profilo contestato, perchè il contributo permette alla Cri di svolgere i suoi compiti istituzionali”.
Non solo: “Il Ministero della Difesa ha sempre approvato le spese rendicontate della C.R.I.” e sussiste la “mancanza di un’espressa disposizione di legge che sia stata violata”.
Oggi, mentre Scelli siede in Parlamento, la Croce rossa è nuovamente commissariata (il commissario è l’avvocato Francesco Rocca, altro uomo benvoluto da Gianni Letta).
E nell’occhio del ciclone per i conti in rosso. E per almeno 54 eccezioni mosse da un’ispezione del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Insomma, la storia delle ambiguità  di Croce rossa sembra destinata a non avere fine.

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TERZO POLO: SULLA MOZIONE DI SFIDUCIA A BONDI DECIDERA’ ANCHE IL FINIANO GRANATA

Gennaio 14th, 2011 Riccardo Fucile

SI COMPLICA LA POSIZIONE DEL MINISTRO: CON RUTELLI E BUTTIGLIONE DECIDERA’ ANCHE L’ESPONENTE DI FUTURO E LIBERTA’, DA SEMPRE TRA I PIU’ DURI CONTRO IL MINISTRO DELLA CULTURA… A BONDI SALTANO I NERVI E PARLA DI INTIMIDAZIONE

Colpo di scena nella vicenda della mozione di sfiducia al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi.
Rocco Buttiglione (UDC) e Francesco Rutelli (API), che in quanto ex ministri dei Beni Culturali hanno ricevuto dal Polo della Nazione l’incarico di valutare la decisione da prendere in merito alla mozione di sfiducia nei confronti del ministro Sandro Bondi, hanno chiesto al finiano Fabio Granata in quanto esponente di FLI di partecipare alla discussione in oggetto.
Granata, com’è noto, chiede da tempo a gran voce le dimissioni del ministro, come il leader dell’Api Rutelli.
Con questa mossa la bilancia del Terzo polo sembrebbe pendere, a questo punto, per un voto favorevole alla sfiducia di Bondi.
Proprio ieri c’era stata un’altra coda di accesa polemica tra lo stesso Granata e Sandro Bondi.
Il primo aveva ribadito “la necessità  di votare la sfiducia, e per questo ne chiedo le dimissioni per evitare un altro duro contrasto parlamentare”.
E il secondo aveva replicato parlando di “intimidazioni”: “A chi devo rivolgermi per essere tutelato da queste vere e proprie intimidazioni come parlamentare e come membro del governo? Oltre alla discussione parlamentare che cosa devo temere presentandomi in Parlamento, come ha chiesto l’opposizione?”.
Il sistema nervoso di Bondi pare, da queste affermazioni, instabile ormai come alcune rovine di Pompei.
Un po’ di riposo gli farebbe bene, magari per godersi qualche opera al teatro di Novi Ligure, da lui abbondantemente finanziato.

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ROTTAMATO ANCHE LUI: MATTEO RENZI VOLEVA PENSIONARE I NOTABILI DEL PD, ORA CORRE TRA ARCORE, VESPA E MARCHIONNE

Gennaio 14th, 2011 Riccardo Fucile

COSE SINISTRE: IL BAMBINO PRODIGIO ORMAI SI DIVIDE TRA CENE AD ARCORE, PRESENTAZIONE DEI LIBRI DI VESPA E DICHIARAZIONI A FAVORE DI MARCHIONNE…SI DIFENDE DICENDO “IO STO CON OBAMA”: SPERIAMO CHE IL PRESIDENTE USA NON LO VENGA MAI A SAPERE

Matteo Renzi, sindaco di Firenze, viaggia come un treno ad alta velocità  sul binario della politica nazionale e in poco tempo passa dalla “rivoluzione” dei Rottamatori del Pd, a quella anti-operaia di Sergio Marchionne, per rompere proprio sul confronto Fiat—Fiom il fronte dei “giovani contro la nomenclatura”. Infatti, Renzi al nuovo incontro dei Rottamatori a Roma neppure ci è andato.
Aveva di meglio da fare, cioè presentare il nuovo tomo di Bruno Vespa a Palazzo Vecchio, sede istituzionale della città  di Firenze.
Dopo il viaggio ad Arcore a dicembre (era andato a chiedere 17 milioni di euro per Firenze, ma nel milleproroghe neppure un centesimo) la presentazione del libro di Vespa appare come un cursus disonorum di tutto rispetto…
Ieri Renzi era, nella sua funzione di sindaco, a Palazzo Chigi, al fianco di Gianni Letta e del ministro Bondi, per presentare una card per i musei fiorentini, oltre ad annunciare novità  sugli introiti per il completamento dei lavori ai Grandi Uffizi.
Ma per non farsi mancare niente, nelle vesti di esponente del Pd, partecipa alla direzione del partito, dopo essersi allineato di fatto sulle posizioni dei vertici Fiat proprio come i “vecchi” Veltroni e Fassino.
È il 10 gennaio: il Sole 24 Ore, quotidiano di Confindustria, pubblica un sondaggio di Ipr Marketing: Matteo Renzi è il sindaco più amato dagli italiani. Due giorni dopo, intervistato dal TgLa7 di Enrico Mentana lo stesso Renzi si schiera al fianco dei vertici Fiat: “Io sono dalla parte di Sergio Marchionne. Dalla parte di chi sta investendo nelle aziende quando le aziende chiudono. Dalla parte di chi prova a mettere quattrini per agganciare anche Mirafiori alla Locomotiva America”.
Concetti che in realtà  il sindaco di Firenze aveva già  espresso il 31 dicembre proprio al quotidiano di Confindustria: “Io sto dalla parte di chi scommette sul lavoro, della Fiat, di Marchionne”.
E ha ribadito: “Sto con Obama, che scommette su Marchionne. Barack è reazionario…?”.
Spiazzati, però, i ragazzi che si sono riconosciuti in “Prossima fermata: Italia”, stretti attorno a Pippo Civati, per una seconda puntata di politica tra dj e video cult, dopo l’evento di novembre alla Stazione Leopolda di Firenze.
Civati prova a usare la carota con l’amico Matteo, però sulla Fiat ha solo il bastone: “Ha fatto pasticci con le dichiarazioni di questi giorni, dire che sta con Marchionne senza se e senza ma…”.
Francesco Nicodemo, consigliere comunale a Napoli, racconta: “Avevamo due autobus, ma dopo questa spaccatura abbiamo litigato e da Napoli siamo venuti con tre macchine”…
Da Fienze, intanto, dal palco condiviso con Vespa, Renzi prova a ricucire lo strappo: “Non mi sono riavvicinato a Bersani, credo non gradirebbe nemmeno più di tanto, nè mi sono allontanato dagli altri”, ma “la sinistra deve cercare di non appiattire le proprie politiche economiche su quello che dice il sindacato di turno, in questo caso la Fiom. Perchè se il mondo del lavoro è sotto ricatto, il ricatto non è di Marchionne ma della globalizzazione”.
Vespa, invece, ha indicato in Renzi il futuro del Pd: “Lui e Vendola hanno lanciato un Opa (offerta pubblica di acquisto, ndr) sul Pd, ma il sindaco di Firenze è in vantaggio”.
E Renzi ha apprezzato: “Penso che ci sia bisogno di uscire dal gruppo dirigente attuale: io non rientro nei ranghi e non creo una minicorrente, mi candido a dare una mano, ma facendo il     sindaco”, tanto da arrivare ad indicare nell’ex nemico Nicola Zingaretti una possibile futura guida del partito: “Uno a cui non faranno mai fare il leader sono io, Zingaretti ha caratteristiche di mediazione più forti delle mie, tanto che mette d’accordo D’Alema e Travaglio”.
Ritorniamo a Roma e Civati rassicura Renzi: “Non siamo una corrente, normale avere posizioni diverse”, mentre Nicodemo sbotta: “Non doveva definirci una corrente e stasera doveva essere qui”.
Pensare che solo a novembre, dalla Leopolda di Firenze, Renzi diceva: “Ho fatto ogni sforzo per far venire Bersani qui”.
La politica si capovolge in fretta.
Renzi scatena, inoltre, per la seconda volta, dopo la polemica sulla neve che bloccò Firenze, il suo mondo prediletto, quello di Internet.
Ieri non si contavano le critiche su Facebook (“Dopo Arcore hai pranzato anche con Marchionne…?”).
E, sempre sul web, è scoppiata una polemica con Gad Lerner.
Sul blog del giornalista, tra i commenti dei lettori è comparsa la frase “Renzi come Lando Conti”, il sindaco di Firenze ucciso dalle Br nel 1985.
Renzi si è detto “disgustato”.
Lerner aveva scritto: “Mi pare destinato al più classico salto della quaglia”, verso il centrodestra; dopo il commento Lerner ha espresso “solidarietà , non ne sapevo nulla, lo invito alla prossima puntata dell’Infedele”.
I Rottamatori, intanto, un po’ orfani di Renzi, chiedono le primarie alla direzione del partito con lo slogan: “Sono stanco di essere preso per il culo dai giovani di Vendola”…

Giampiero Calapà    David Perluigi
(da “il Fatto Quotidiano“)

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LEGITTIMO IMPEDIMENTO BOCCIATO IN PARTE: A DECIDERE DOVRANNO ESSERE I GIUDICI

Gennaio 13th, 2011 Riccardo Fucile

SENTENZA SFAVOREVOLE A BERLUSCONI DA PARTE DELLA CONSULTA: NON SARA’ PIU’ AL RIPARO DAI PROCESSI CHE LO VEDONO IMPUTATO…CADONO LA CERTIFICAZIONE AUTOMATICA DI PALAZZO CHIGI E IL RINVIO DI SEI MESI DELL’UDIENZA: DOVRANNO VALUTARE SOLO I GIUDICI

Parziale, ma sostanziale bocciatura.
E’ questo il verdetto della Consulta al termine della lunga camera di consiglio per valutare la costituzionalità  della legge sul legittimi impedimento.
Stando a quanto riferisce l’Ansa, la decisione dell’Alta Corte ha preso una decisione che in parte boccia e in parte interpreta alcune norme sul ‘legittimo impedimento’, la Corte Costituzionale avrebbe posto diversi e pesanti paletti alla legge nata per mettere temporaneamente al riparo il premier Berlusconi dalla ripresa dei suoi tre processi (Mills, Mediaset e Mediatrade).
In particolare, la Consulta avrebbe bocciato la certificazione di Palazzo Chigi sull’impedimento e l’obbligo per il giudice di rinviare l’udienza fino a sei mesi, dichiarando illegittimo il comma 4 dell’art.1 della legge 51 del 2010.
E avrebbe bocciato in parte il comma 3, affidando al giudice la valutazione del ‘legittimo impedimento’.
La Consulta – apprende sempre l’Ansa – avrebbe inoltre fornito una interpretazione del comma 1, ritenendolo legittimo solo se, nell’ambito dell’elenco di attività  indicate come impedimento per premier e ministri, il giudice possa valutare l’indifferibilità  della concomitanza dell’impegno con l’udienza, nell’ottica di un ragionevole bilanciamento tra esigenze della giurisdizione, esercizio del diritto di difesa e tutela della funzione di governo, oltre che secondo un principio di leale collaborazione tra poteri.
Bocciato invece per “irragionevole sproporzione tra diritto di difesa ed esigenze della giurisdizione” (art. 3 della Costituzione) il comma 4 dell’art. 1 che prevede nello specifico quanto segue: “Ove la Presidenza del Consiglio dei ministri attesti che l’impedimento è continuativo e correlato allo svolgimento delle funzioni di cui alla presente legge, il giudice rinvia il processo a udienza successiva al periodo indicato, che non può essere superiore a sei mesi”.
Il comma 3, rispetto al quale la Corte sarebbe intervenuta con una pronuncia ‘additiva’ , prevede che “il giudice, su richiesta di parte, quando ricorrono le ipotesi di cui ai commi precedenti, rinvia il processo ad altra udienza”.
Il comma 1, di cui la Consulta ha invece dato una interpretazione conforme alla Costituzione, prevede che per premier e ministri, chiamati a comparire in udienza in veste di imputati, costituisce legittimo impedimento “il concomitante esercizio di una o più delle attribuzioni previste dalle leggi o dai regolamenti”.
A seguire, sempre il primo comma, elenca i riferimenti normativi riguardanti specifiche attività  tra le quali, ad esempio, il consiglio dei ministri, la conferenza Stato-Regioni, impegni internazionali etc.
Dopo questo elenco minuzioso, il comma 1 prevede che sono oggetto di legittimo impedimento le “relative attività  preparatorie e consequenziali, nonchè ogni attività  comunque coessenziale alla funzioni di governo”.

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FIAT, DA STASERA SI VOTA, A CONFRONTO LE RAGIONI DEL “SI” E QUELLE DEL “NO”: SCIOPERO, ORARI E PAUSE

Gennaio 13th, 2011 Riccardo Fucile

VENTI MILIARDI DI INVESTIMENTI PROMESSI, RIDUZIONE DEI DIRITTI, AUMENTO DEI RITMI DI LAVORO: GLI OPERAI CHIAMATI A SCEGLIERE IL PROPRIO FUTURO IN UN CLIMA DI TENSIONE E DI RICATTO… CON L’ANOMALIA DI UN PREMIER CHE INVITA LA FIAT AD ANDARE ALL’ESTERO IN CASO DI SCONFITTA

Gli operai delle carrozzerie di Mirafiori, 5500, cominceranno a votare questa sera durante il turno che inizia alle 22.
Le votazioni si chiuderanno domani.
Molto probabile la vittoria dei “Sì” all’accordo, ma è molto rilevante quale sarà  la percentuale dei “No”.
Queste le ragioni per scegliere l’approvazione o la bocciatura dell’accordo che prevede investimenti in cambio di flessibilità  e minori tutele…

Limiti al diritto di sciopero
SàŒ:   Sanzionare chi sciopera contro l’accordo (fino al licenziamento) è l’unico modo che ha l’azienda per assicurarsi che sia rispettato, visto che neppure gli iscritti dei sindacati firmatari sono vincolati a farlo
NO: Il diritto di sciopero è garantito dalla Costituzione (articolo 40) ed è un diritto individuale, i sindacati non possono porvi limiti, non è nella loro disponibilità …

Aumentano Turni e straordinari
SàŒ: La flessibilità  è indispensabile per competere nel mercato dopo la crisi e approfittare dei picchi di domanda. Le retribuzioni mensili aumenteranno grazie al maggior ricorso al lavoro notturno e agli straordinari…
NO: La totale discrezionalità  dell’azienda nel decidere quando e come chiedere straordinari e turni aggiuntivi impedisce di organizzarsi la vita. E passare da 40 a 200 ore (120 su richiesta dell’azienda) di straordinario significa un aumento sensibile del carico di lavoro…

Pause più brevi e taglio di 10 minuti

SàŒ: La variazione è poco rilevante, i 10 minuti che si perdono vengono anche retribuiti (32 euro al mese).
NO: I lavori ripetitivi richiedono pause abbastanza lunghe da far riposare il corpo, altrimentisono inutili. Tre pause da dieci minuti non equivalgono a una di trenta…

Sanzioni per l’assenteismo
SàŒ:   Scattano solo in situazione di evidente anomalia, quando ci sono picchi, vicino ad altri riposi o ferie, che fanno sospettare un comportamento scorretto. I furbi penalizzano chi si comporta correttamente, quindi ben venga la linea dura.
NO:   Il problema di Mirafiori non è l’assenteismo, come non lo era a Pomigliano, ma che le fabbriche sono ferme perchè non c’è domanda di auto Fiat. Misure come queste servono solo a marcare il controllo aziendale sui dipendenti, impedendo di valutare caso per caso…

Fiom senza rappresentanza
SàŒ: Lo statuto dei lavoratori, nuova norma di riferimento visto che la nuova Mirafiori non sarà  in Confindustria e quindi non si applica l’accordo del 1993, prevede rappresentanze soltanto per chi firma l’accordo. La Fiom lo sapeva e ha scelto di non aderire. Visto che la Fiom non ne condivide i contenuti, è logico che siano gli altri sindacati a vigilare sulla sua applicazione.
NO: Il problema non è solo la Fiom. Non ci saranno più elezioni dei rappresentanti: ne vengono assegnati 15 a ogni sindacato firmatario a prescindere da quanto sia rappresentativo. I sindacati firmatari, come Cisl, Uil e Fismic, hanno poi diritto di veto sull’eventuale adesione della Fiom, che non potrà  più neppure usufruire dei normali strumenti sindacali, come le trattenute in busta paga e i permessi per i delegati…

Investimenti per 20 miliardi di euro
SàŒ:   In questo momento non si può contraddire Marchionne perchè altrimenti si rimette in discussione il piano industriale che prevede 20 miliardi di investimenti in Italia. È l’ultima chance di rendere il Paese rilevante nel settore, perchè solo sfruttando al massimo gli impianti (una volta adeguati) si può essere competitivi…
L’alternativa agli investimenti è lo spostamento della produzione all’estero e, in prospettiva, forse la chiusura.
NO: La Fiat non ha 20 miliardi cash da investire, forse spera di recuperarli dalla quotazione di Chrysler. Per ora ci sono soltanto 700 milioni a Pomigliano. In ogni caso non c’è alcuna garanzia che ci sia la domanda di auto Fiat per raddoppiare la produzione di qui al 2014, come prevede il piano industriale…

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FINI A TREMONTI: “PRIVATIZZAZIONI, TAGLIO DELLE PROVINCE E DEGLI ENTI INUTILI, LIBERALIZZAZIONI: A QUANDO I FATTI?”

Gennaio 13th, 2011 Riccardo Fucile

DOPO LA LETTERA DI TREMONTI AL “CORRIERE DELLA SERA”, FINI RICORDA CHE “PRIVATIZZAZIONI E TAGLI DEGLI ENTI INUTILI SI POSSONO FARE SUBITO E A COSTO ZERO”…”IL GOVERNO PREDICA RIFORME LIBERALI, MA NON LE FA: OCCORRONO FATTI NON PAROLE”

«La discussione aperta prima da Piero Ostellino e poi da Giulio Tremonti sul Corriere della Sera, ha di certo il merito di puntare al cuore dei problemi e delle prospettive dell’Italia: a partire dalla capacità  competitiva, da difendere ma soprattutto da rilanciare, della nostra economia».
Gianfranco Fini risponde, con un editoriale sul Secolo, alla lettera del ministro dell’Economia pubblicata martedì sul nostro giornale.
«La mancata risposta su questi temi – osserva Fini – al netto del clamore della polemica, è una delle ragioni della presa di distanza di Futuro e libertà  dal governo e anche uno dei nodi da cui dipende il destino della legislatura in corso».
Il presidente della Camera pensa però «come Tremonti, che non sia tempo di cercare le colpe della situazione presente. È tempo di cambiarla».
Una riforma dell’art. 41 della Costituzione «è oggi assolutamente opportuna», concorda Fini con Tremonti, ma aggiungendo che «al di là  della “riforma liberale” che il Pdl ha predicato senza praticarla in questi lustri, il dibattito politico ha bisogno di un salto di qualità ».
«Sarei insincero – prosegue il leader di Fli – se non aggiungessi però che il miglior viatico per questa riforma apparentemente minima ma profonda, sarebbe quello di comportamenti corretti in primis da parte del governo e del legislatore. Si può fare molto anche a Costituzione invariata».
E allora Fini si chiede: «perchè non riprendere il processo interrotto delle privatizzazioni per ridurre il debito, punto dimenticato del programma elettorale del centrodestra? La riduzione del debito pubblico – ragiona la terza carica dello Stato – è la vera politica per i giovani: se non interveniamo drasticamente, i debiti di oggi saranno le tasse di domani».
«Perchè – chiede ancora Fini – non ridurre drasticamente il peso e il costo dello Stato e della politica, abolendo le province inutili, accorpando comuni ed enti strumentali e dismettendo le partecipazioni pubbliche nelle vecchie municipalizzate?».
Per il leader di Fli andrebbe anche valutata l’ipotesi di una privatizzazione della Rai, «non per svenderla» ma per evitarle un declino sul modello della «vecchia» Alitalia.
E sul piano delle proposte, l’inquilino di Montecitorio suggerisce ancora: «Il governo potrebbe finalmente presentare – già  con discreto ritardo, rispetto ai termini previsti – la legge annuale sulla concorrenza. Al fine di abbattere le barriere di accesso ai mercati e alle professioni».
«Sul piano locale, si dovrebbe dare concreta attuazione al decreto Ronchi sulla liberalizzazione della gestione dei servizi pubblici locali. Sono tutte riforme a costo zero. Che ne pensa il ministro Tremonti?».

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