Gennaio 12th, 2011 Riccardo Fucile
L’INTERVISTA DI FINI A “REPUBBLICA”: “MI APPELLO A MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE, SE LA MAGGIORANZA RITERRA’ DI NON POTER GOVERNARE SI ASSUMERA’ LE RESPONSABILITA’ DELLE ELEZIONI, IO E CASINI STAREMO INSIEME”…. “SUL FEDERALISMO IL FISCO MUNICIPALE NON E’ IL CUORE DEL PROBLEMA, CONTERA’ LA SCELTA SULLE REGIONI”
Un patto di salvezza nazionale. Per tirare fuori dalle secche un Paese “fermo e sfiduciato”.
Gianfranco Fini esce dal silenzio in cui si era trincerato dopo la “sconfitta” del 14 dicembre. È appena tornato dalle vacanze nei mari delle Laccadive. Abbronzato, seduto nel suo studio a Montecitorio descrive le incapacità di Silvio Berlusconi nell’affrontare le emergenze: un governo “paralizzato”.
Ma il presidente della Camera vuole superare lo scontro dei mesi scorsi. “Per il bene dell’Italia”, dice. E rivolge la sua proposta a tutti: “maggioranza e opposizione”.
Al centro del suo ufficio c’è la foto di Napolitano, quella del Papa e le immagini delle tre figlie. Sulla scrivania un posacenere. E un pacchetto di sigarette. Segno che gli scossoni politici hanno forse fatto naufragare il tentativo di smettere di fumare.
L’Italia è sul punto dell'”asfissia” e ha bisogno di “convergenze tra maggioranza e opposizione”. Una proposta da sottoporre a “tutti, non solo al governo”: al Pdl, alla lega e al Pd.
Le elezioni ora sarebbero “una prospettiva rischiosissima”. “Perchè la situazione, rispetto al 14 dicembre, non è tanto cambiata”.
Quella giornata è ancora una ferita aperta per lei?
“Ho preso atto di una sconfitta politica”.
Anche di alcuni tradimenti?
“Il tradimento è una categoria che non dovrebbe appartenere alla politica. Comunque alcuni hanno fatto delle scelte che vanno rispettate anche se non ne colgo le ragioni politiche”.
Ora, però, sembra essere tornati al punto di partenza.
“Nel voto del 14 c’è sicuramente la conferma che Berlusconi gode della maggioranza al Senato e alla Camera. Ciò che oggi si può fare seriamente è avanzare proposte per il prossimo futuro. Io vorrei iniziare l’anno con un auspicio: spero che nei prossimi mesi si compia un salto di qualità complessivo nel dibattito e nell’azione politica. E questo deve riguardare le forze della maggioranza e quelle dell’opposizione”.
In che senso?
“Ci si può dividere nel dire che gli ultimi sei mesi del 2010 non hanno rappresentato un successo per nessuno? Non credo. Sarebbe invece molto pericoloso continuare a pensare che i prossimi sei mesi saranno come i precedenti. Il rischio è che si ampli la frattura con l’opinione pubblica. Si percepisce il senso di repulsione nei confronti della politica. Questo accade perchè il Paese è fermo e sfiduciato. C’è l’incubo dell’abisso”.
Pensa a una sorta di patto di salvezza nazionale?
“faccio notare che la ripresa economica è lontana. La metafora di Tremonti è stata felice: un videogame in cui se uccidi il mostro, ne compare subito un altro. Noi non riusciamo a innestare la marcia. E questo determina una sfiducia complessiva, non solo nel governo. Molti degli interventi del capo dello Stato – che io condivido e con il quale c’è sempre stata sintonia – hanno sottolineato proprio questo aspetto”.
Le proteste dei giovani contro la riforma Gelmini ne erano un’espressione?
“Certo. Ma la sfiducia nel domani va al di là della riforma. Nell’insicurezza scattano i meccanismi di autodifesa individuale. Ad aggravare la situazione ci sono alcune conflittualità storicamente irrisolte: quella tra nord e sud, tra le parite iva e i lavoratori dipendenti, tra precari e garantiti, tra giovani e anziani. O la politica, complessivamente, comprende che stiamo affrontando un tornante difficilissimo oppure i fossati si acuiranno”.
Ma lei e Fli siete usciti dal governo per questo. Ora cosa pensate di fare?
“Se si condivide questo approccio di sano realismo, allora ci possono essere convergenze per le forze di maggioranza e opposizione. Le opposizioni non si possono riparare dietro la logica del tanto peggio, tanto meglio. Sarebbe una logica sfascista. Così come per la maggioranza la logica dell'”andiamo avanti, non c’è alternativa””.
Ma lei pensa davvero che Berlusconi lo possa accettare? O pensa ad un altro governo?
“Questo non mi compete, lo decide il premier. La mia riflessione è rivolta a tutti e non solo al governo. Vivacchiare è negativo per tutti. Fermo restando i ruoli, della maggioranza e dell’opposizione, è un dovere proporre soluzioni per evitare l’asfissia”.
Ha pensato di dire queste cose direttamente al presidente del consiglio?
“Io faccio un’intervista a un importante giornale per parlare con tutti. Voglio uscire da quello che proprio Berlusconi chiama il teatrino della politica. E non userò nei confronti del premier una sola espressione polemica”.
I giornali del Cavaliere, però, non sono stati teneri. Le hanno attribuito anche una relazione con una escort.
“È solo fango. Non so da chi diffuso. Non ho mai conosciuto quella signora e chiunque affermi il contrario ne risponderà in tribunale”.
Le hanno chiesto anche le dimissioni.
“Mai prese in considerazione. Mi si possono contestare posizioni politiche ma non l’incapacità di rappresentare la Camera e l’imparziale gestione dei lavori d’Aula”.
L’asse con Casini è saldo?
“Certo. L’ho visto anche stamattina
Lei si rivolge anche al Pd?
“Io parlo a chi è in Parlamento. Opposizione e governo”.
Bersani e D’Alema, però, le hanno chiesto qualcosa di più. Immaginano un cartello per sconfiggere Berlusconi.
“Le alleanze non si fanno in ragione delle sommatorie di sigle. Ma sulla condivisione di alcuni progetti. E comunque le elezioni non sono vicine”.
Se non ci fosse la consapevolezza generale di cui parla, l’alternativa sarebbero le elezioni anticipate?
“Una prospettiva rischiosissima per l’Italia. In campagna elettorale non si fanno le riforme. Se poi la maggioranza riterrà di non poter governare, spiegherà il perchè agli italiani e se ne assumerà la responsabilità . Ma sia chiaro che Futuro e libertà e il Polo della nazione non temono le urne”.
Più che il voto a Palazzo Chigi stanno cercando di strappare qualche deputato per andare avanti e qualcuno chiede ai centristi di “entrare” in squadra.
“È tempo sprecato. Certo, c’è il tentativo di guadagnare dei singoli, ma non ci riusciranno. E se poi lo scarto anzichè di tre parlamentari diventasse di cinque, cosa cambierebbe? Continuerebbero a vivacchiare. Ma in questa situazione non si può vivacchiare e l’opposizione non si può limitare a dire valuteremo di volta in volta. Sarebbe un gioco di rimessa, e invece bisognerebbe disegnare un impianto di regole condivise”.
Regole condivise in due anni di legislatura?
“Siamo entrati nel 2011, il 150. mo anno dell’Unità d’Italia. Si può fare una riflessione su cosa significa essere italiani? Sui vizi del nostro sistema bipolare – di cui resto un convinto sostenitore e su questo Casini sarà d’accordo – che ha reso possibile l’alternanza ma non ha innovato sul piano della cultura politica?”.
Ma l’emergenza sembra soprattutto economica in questa fase.
“E infatti ridurre le spese e tenere sotto controllo i conti pubblici è necessario ma non sufficiente”.
Un limite di Tremonti?
“Di tutto il governo. Sarebbe ingeneroso dire che è colpa di Tremonti o pensare che si diverte a tenere sotto schiaffo i ministri. È il deficit di dibattito interno al Pdl che ho denunciato un anno fa. Anche l’Ue ha chiesto politiche riformatrici, che rilancino l’economia. Siamo in ritardo”.
Il ministro dell’Economia la accuserà di essere uno spendaccione.
“Non ci si può dividere tra chi vuole la spesa facile e i rigoristi. Sarebbe più lungimirante individuare progetti strategici. Cito sempre la Germania, non per la Grosse Koalition ma per la cultura politica condivisa che indica gli investimenti nella ricerca e nella tecnologica come strategici”.
Quindi i tagli lineari sono stati un errore?
“Sono l’esatto opposto. Sarebbe più utile una “Grande Assise” dell’economia e del lavoro con 100 teste pensanti in grado di trovare soluzioni. Nel nostro Paese c’è una miscela esplosiva: la giusta flessibilità nel mercato del lavoro si unisce però a un tasso di precarietà altissimo e a un livello retributivo tra i più bassi d’Europa. L’Italia è impoverita. Il ceto medio sta scomparendo. Il 45% della ricchezza delle famiglie è in mano al 10% degli italiani”.
Tutto questo con il governo in carica?
“Noi cerchiamo di farlo. Avanziamo soluzioni, proposte. Il mio auspicio è che non sia solo un’iniziativa di parte. Poi, certo, non si risolve tutto dalla sera alla mattina”.
Intanto vi aspettano delle scelte da cui dipende la sopravvivenza dell’esecutivo. Come il voto sul federalismo.
“Quel decreto è importante, ma il prossimo – quello sulle Regioni – è la vera sostanza. Il fisco municipale non è il cuore del problema. Le scelte sulle regioni saranno determinanti. Non dobbiamo perdere il complesso dei problemi”.
Ma voi cosa farete?
“Vedremo. In quel testo ci sono degli aspetti non so se voluti. I comuni, ad esempio, avranno meno entrate. L’Ici si paga solo nei luoghi dove non si risiede. Verificheremo alla fine se Calderoli troverà un’intesa con Tremonti sui saldi”.
E la mozione di sfiducia a Bondi?
“Non è una questione cruciale, ma deciderà il coordinamento del Polo della Nazione”.
L’alleanza con Casini è strategica?
“Se si votasse, staremmo insieme. Ci sarebbe una competizione con tre soggetti e non con due. Fli comunque farà un congresso a febbraio. Abbiamo un’idea del centrodestra diversa da Berlusconi e Bossi. Senso delle Istituzioni, dello Stato, dell’etica pubblica, della legalità . Fli si muoverà con la sua identità insieme all’Udc, all’Api, all’Mpa e ai Liberaldemocratici. E anche nel Pdl tanti condividono questi ragionamenti”.
Molti dicono che il leader di questo schieramento è Casini e non lei.
“Mi fanno ridere. Qualcuno – soprattutto nel Pdl – ha una scarsa considerazione di me e di Casini. Pensano di farci litigare”.
Sui temi etici una qualche differenza, però, c’è.
“Quando si presenterà il problema, lo risolveremo con un solo principio: la libertà di coscienza. Questa è la regola nei partiti democratici. Questa è una vera concezione liberale che altri ignorano”.
Lei si sente un uomo di destra o di centro?
“I valori restano quelli di destra. Servirebbe però un libro per spiegare cosa si intende nel 2011 per destra, centro o sinistra. Sono categorie del secolo scorso. Se poi per destra si intendesse il prevalere della finanza sull’economia reale, allora non sarei di destra… altri ci si riconoscerebbero più facilmente”.
C’è chi usa il caso Fiat come bussola.
“Marchionne è il segno di quanto l’Italia è in ritardo. Ho tirato un sospiro di sollievo quando ho sentito il segretario della Cisl Bonanni dire che senza le fabbriche non ci sono nemmeno i diritti dei lavoratori”.
Se fosse un operaio di Mirafiori lo voterebbe l’accordo?
“Senza dubbio. Il problema è che la politica è assente. ha delegato tutto alle parti sociali anche sulla rappresentanza. Bersani ha fatto bene a dire che si discute e poi l’esito del referendum si rispetta. Nessun paese occidentale si trova in questa condizione”.
Claudio Tito
(da “la Repubblica“)
argomento: Berlusconi, economia, elezioni, Fini, Futuro e Libertà, governo, Interviste, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori, Stampa | Commenta »
Gennaio 12th, 2011 Riccardo Fucile
MOLTE SONO INDISPENSABILI, COME PER I GIUDICI IN TERRA DI MAFIA, MA CHE SENSO HA PAGARE QUELLE DI SGARBI, DILIBERTO, SCAJOLA E DELL’UTRI?…. SIAMO IL PAESE CHE VANTA IL RECORD MONDIALE DI ACQUISTI DI AUTO BLINDATE, PIU’ DEGLI USA E DELLA RUSSIA… SONO 90 I PARLAMENTARI E I MINISTRI SOTTO SCORTA, 21 I SINDACI E I GOVERNATORI DI REGIONE, 8 TRA I SINDACALISTI E I GIORNALISTI, 263 I MAGISTRATI… AUTO DA 300.000 EURO E UN COSTO SEL SERVIZIO DI 250 MILIONI L’ANNO… IL PREMIER E’ PROTETTO DA 30 UOMINI E 13 AUDI CORAZZATE
Le cronache di quest’ultima stagione tornano a riempirsi di allarmi, in un contesto che
tra crisi economica, aspri confronti sindacali e scontri studenteschi è di sicuro teso, offrendo lo scenario perfetto per azioni clamorose e simulazioni più o meno credibili.
In questo clima da fine impero c’è una figura che torna protagonista: quella del pretoriano, che spesso invece di difendere l’imperatore diventa strumento di interessi diversi.
Oggi si chiama scorta e, nell’italica declinazione viene sempre più spesso percepita come lo status symbol supremo.
Per alcune persone realmente in pericolo si tratta di una logorante necessità , che annulla la libertà di movimento e la privacy, una condanna alla vita blindata. Per altri invece è solo l’ostentazione di un rango: il massimo del privilegio, molto più dell’auto blu.
Tra minacce concrete e sfarzi di casta, l’Italia è diventata l’Eldorado delle auto corazzate: il nostro governo vanta il record mondiale degli acquisti, più degli Usa o della Russia, della Colombia o del Libano.
Negli ultimi anni lo Stato ha speso circa 120 milioni per comprare 600 Bmw delle serie 3 e 5; un centinaio di Audi 6, ciascuna del costo di 140 mila euro; un’ottantina di “carri armati” Audi A8 e Bmw 7 che per 300 mila euro promettono di incassare anche le raffiche di kalashnikov.
Ma nei garage pubblici c’è molto altro.
Centinaia di Lancia Thesis e Lybra, decine di Alfa 164, le nuove Subaru Legacy e le ormai vetuste Fiat Croma, residuati della flotta commissionata all’indomani della strage di Capaci.
Non esiste un censimento dell’autoparco blindato: dovrebbero essere circa 1.500 macchine, che consumano il doppio e si logorano molto più rapidamente.
Solo per le missioni assegnate dal Viminale ogni mattina ne partono 650: messe in fila formerebbero un corteo lungo più di tre chilometri.
Servono per garantire la sicurezza di 263 magistrati, la metà dei quali in Sicilia e Calabria; 90 parlamentari e uomini di governo; 21 sindaci e governatori regionali; altrettanti ambasciatori e otto tra sindacalisti e giornalisti.
A sedici di loro viene assegnato il dispositivo massimo: due-tre blindate con oltre otto agenti.
Altri 82 hanno una doppia macchina con sei uomini armati mentre 312 si devono accontentare di una sola auto corazzata con una coppia di bodyguard.
Ad ulteriori 174 personalità invece è stata concessa una vettura normale con uno o due militari di tutela.
In totale il ministero dell’Interno ha disposto 585 “servizi di protezione ravvicinata” che richiedono 650 vetture antiproiettile, 300 auto non blindate, circa 2 mila tra agenti, finanzieri, carabinieri e guardie carcerarie più altri 400 uomini per vigilare su case e uffici.
E questo apparato in molti casi si alterna su due turni, raddoppiando così personale e macchine.
L’elenco ufficiale del ministero – che “L’espresso” rivela per la prima volta – è comunque parziale, perchè esistono molte altre scorte che non dipendono dal Viminale.
Anzitutto, c’è lo scudo di Palazzo Chigi, con una struttura da 007 che schiera 30 commandos ed ex guardiaspalle privati della Fininvest, tutti alle dipendenze dei servizi segreti, con 13 Audi corazzate e altri 70 uomini per sorvegliare le residenze del premier.
E bisognerebbe conteggiare anche i dispositivi che vegliano sul capo dello Stato e quello che contribuisce alla sicurezza del papa.
C’è poi una serie di provvedimenti d’urgenza disposti dai singoli prefetti: nell’ultimo periodo hanno riguardato 23 magistrati e un numero top secret di politici nazionali o locali.
Nella lista vanno aggiunti i “servizi di vigilanza”, ossia il livello minimo di protezione: un’auto di ronda che passa periodicamente sotto l’abitazione o il luogo di lavoro della personalità da protegger.
La vigilanza riguarda 678 magistrati e una moltitudine di esponenti di partito, sindacalisti, imprenditori, alti prelati e un gruppetto di giornalisti.
Infine, l’ultima novità : i vigili urbani usati come guardia personale dai sindaci, con la benedizione o meno dei prefetti, come avviene da Palermo a Pavia.
E persino, è accaduto a Milano, la discesa in campo della polizia provinciale che normalmente si occupa di caccia e pesca mentre invece ha esibito un pool di bodyguard con equipaggiamento da Secret service.
Una stima ufficiosa ritiene che per le scorte ogni giorno siano mobilitati più di 4000 uomini con duemila vetture: una moltitudine di pretoriani che tra stipendi, auto e carburante grava sull’erario per oltre 250 milioni di euro l’anno.
Un costo altissimo in termini economici e professionali, perchè si acquistano blindate da sogno mentre le volanti perdono i pezzi e si destinano a questi incarichi agenti di prima scelta, uomini e donne giovani ed esperti, con ottima forma fisica e grandi capacità .
“Personale che sa “leggere” quello che succede per strada, interpretare gli atteggiamenti della gente e gestire la reazione: l’ideale per quei servizi di controllo del territorio che vengono sempre invocati”, come sottolinea un sindacalista delle forze dell’ordine.
Eliminare le scorte inutili è uno slogan che ritorna periodicamente.
Eppure da otto anni non ci sono attacchi di gruppi organizzati di natura politica, criminale o religiosa: le Brigate rosse sembrano debellate, le mafie hanno subìto duri colpi – come magnifica la propaganda di governo – e scelto una linea di basso profilo.
La sparatoria nel condominio del direttore di “Libero”, stando alle indagini, sembra una discutibile iniziativa del suo agente di scorta.
Mentre le azioni di squilibrati, come il lancio della statuina contro il premier, non sono state impedite dalla sicurezza ravvicinata più potente d’Italia.
Inoltre bisogna ricordare che gli attentati più gravi della storia recente, quelli contro Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, hanno ucciso magistrati con protezione massima.
Certo, ci sono personaggi che per il ruolo rivestito o per specifiche iniziative, hanno ricevuto minacce o corrono pericoli concreti.
Ma siamo sicuri che in Italia ci siano 700 persone che non possono fare a meno di una protezione armata 24 ore su 24?
Queste cifre testimoniano la sconfitta dello Stato nel garantire l’ordine pubblico o sono solo l’ennesimo corto circuito tra istituzioni che invece di controllarsi si scambiano favori?
Tutti i sindacati di polizia sono compatti nel denunciare lo scandalo quotidiano che avviene in questo settore.
E sono numerosi gli episodi che hanno diffuso questa percezione di abuso.
I militari che continuano a proteggere l’ex governatore laziale Piero Marrazzo, assiduo frequentatore di transessuali nonostante fosse sotto scorta.
La difesa anti-ultra accordata per mesi ad Adriano Galliani.
O i filmati della Mercedes di Lele Mora carica di pin up che entra nella villa di Arcore senza nessun controllo dei carabinieri all’ingresso.
O il traffico di chiamate di escort, starlette e minorenni sedicenti nipotine di Mubarak smistato dal telefonino del caposcorta di Berlusconi che – alla luce dello stipendio d’oro di dirigente dell’intelligence – dovrebbe occuparsi di vicende più serie per la sicurezza nazionale.
Ma le proteste anonime degli agenti segnalano lo stesso malcostume: ore passate a vigilare su party e festini delle autorità .
E se un poliziotto o un carabiniere reclama, quasi sempre finisce per beccarsi una punizione.
Pochi mesi fa un importante ministro è stato messo in guardia dai problemi di sicurezza connessi alle frequentazioni discutibili di un suo stretto familiare: e lui invece di ringraziare ha preteso che tutti gli uomini della sua vigilanza venissero rimossi.
Altro vizio diffuso poi sono le tutele eterne, che proseguono per anni senza che se ne capisca l’esigenza: benefit a vita.
Il sindacato di polizia Coisp ha fatto un elenco di lungodegenti della blindata: Oliviero Diliberto dieci anni fa fu il secondo Guardasigilli comunista dopo Palmiro Togliatti e da allora continua a girare con autista e agente; il combattivo avvocato ed ex deputato Carlo Taormina ha ben quattro uomini; Mario Baccini non è più sottosegretario dal 2005 ma ha ancora cinque guardaspalle.
I presidenti di Camera e Senato continuano per lustri a girare con tutela calibro nove: Irene Pivetti l’ha avuta per oltre dieci anni e oggi sorveglia i convegni di Marcello Pera e Pier Ferdinando Casini mentre Fausto Bertinotti passeggia per villa Borghese con la signora Lella sottobraccio e agente al seguito.
L’ex governatore calabrese Agazio Loiero ha tre finanzieri, quattro il leghista Federico Bricolo e due l’ex sindaco di Segrate e deputato Giampiero Cantoni. Marcello Dell’Utri viene protetto da nove anni, nonostante la condanna confermata in appello per mafia.
Vittorio Sgarbi è un altro habituè della scorta. La ebbe per la prima volta nel 1993 e la perse due anni dopo anche per le interrogazioni del postdemocristiano onorevole Sergio Tanzarella che lo accusava di “seminare il panico nelle strade di Roma, soprattutto di notte, scarrozzando allegre e schiamazzanti brigate gaudenti da ristoranti e balere”.
Ma il critico l’ha riottenuta la scorsa estate come sindaco di Salemi, pronto a scagliarsi contro lo scempio dei parchi eolici siciliani: una misura potenziata per effetto di due lettere anonime recapitate alla Sovrintendenza di Venezia.
La sua attività tra Roma, Veneto e trapanese richiede lunghi spostamenti: a settembre uno dei “suoi” finanzieri ha rischiato la vita dopo un incidente sull’Autosole.
La legge prevede che tutte le misure di protezione vengano riesaminate periodicamente, per capire se sono ancora indispensabili.
In realtà queste revisioni sono rare: per quieto vivere o per mantenere buone relazioni, difficilmente si interviene. Eppure basterebbe poco per risparmiare. Due mesi fa a Palermo il prefetto Caruso ha limato molti dei servizi, togliendo le blindate a giudici che non avevano più incarichi a rischio o a politici come l’ex governatore e imputato Totò Cuffaro: così ha recuperato 50 agenti.
Oggi l’italiano più protetto dopo Berlusconi è Renato Schifani: il presidente del Senato è la seconda carica istituzionale, ma in questa stagione turbolenta la sua posizione non appare in prima linea.
Invece la sua sicurezza è affidata a venti uomini dei reparti speciali con quattro vetture corazzate, mentre il figlio che vive a Palermo ha una blindata con tutela. Spicca anche l’esercito personale di Raffaele Lombardo, con 18 agenti e quattro Audi che si alternano intorno al governatore siciliano.
Le scorte spesso sono anche uno strumento per cementare relazioni e costruire carriere.
Nel 2001 l’allora direttore del Sismi Nicolò Pollari grazie all’emergenza dell’11 settembre aveva istituito un inedito servizio vigilanza degli 007 per dotare di auto blu e pretoriani una cinquantina di politici, ex membri di governo, top manager pubblici e privati.
Una cortesia che andava a rimpiazzare gli agenti richiamati dal ministro degli Interni Claudio Scajola, che con una drastica riforma aveva tagliato quasi 800 uomini dalle scorte per destinarli alla lotta contro il terrorismo islamico.
Nonostante non sia più agli Interni da otto anni e abbia dovuto rinunciare anche alla poltrona delle Attività industriali per la casa con vista Colosseo pagata dagli assegni della Cricca, Scajola oggi conserva otto poliziotti e due blindate.
Un bel paradosso per chi definì Marco Biagi, lasciato senza protezione ignorando le sue richieste angosciate, “un rompicoglioni”.
Gianluca Di Feo
(da “L’Espresso“)
argomento: Berlusconi, Bossi, Brunetta, Costume, denuncia, governo, la casta, Parlamento, Politica, polizia, Sicurezza | Commenta »
Gennaio 12th, 2011 Riccardo Fucile
IN ITALIA I SENZATETTO SONO ORMAI 100.000: COME STA CAMBIANDO LA MAPPA DELL’EMARGINAZIONE…E’ UN ESERCITO DI INVISIBILI CHE CAMMINA NELLE NOSTRE CITTA’ NELLA INDIFFERENZA DELLO STATO E CHE SOPRAVVIVE SOLO GRAZIE AL VOLONTARIATO
È un esercito fantasma. Ogni anno più grande.
Difficile contare gli invisibili: tra gli 80 e i 100mila.
Sono i clochard d’Italia: per lo più maschi, spesso stranieri, in strada da almeno tre anni. E non mancano i bambini.
«I senzatetto sono in aumento – sostiene Paolo Pezzana, presidente della “Federazione italiana organismi per persone senza dimora” – la crisi sta infatti colpendo i soggetti più deboli: anziani, ma anche famiglie con figli e padri separati».
Tra i nuovi poveri, i minori.
Secondo le rilevazioni Eurostat, in Italia un bambino su quattro è a rischio povertà e ben 649mila minorenni non riescono ad avere accesso ai beni essenziali.
E ancora: l’Istat denuncia che il 20,6% delle famiglie vive in abitazioni con strutture fortemente danneggiate e l’11,3% è in arretrato nel pagamento dell’affitto o del mutuo.
«Quello degli homeless è storicamente un fenomeno urbano, ma negli ultimi anni sta dilagando anche in provincia, dove il 70% dei senzatetto è immigrato». Stime nazionali?
A giugno si concluderà l’indagine condotta dal ministero del Welfare.
«Per ora – spiega Pezzana – valutiamo tra i 50 e i 70mila i clochard, limitandoci ai senzatetto veri e propri e agli ospiti dei centri d’accoglienza. Ma la stima arriva a 100mila persone, comprendendo coloro che vivono in baracche e bidonville».
A fotografare gli invisibili ci prova anche il Viminale.
Il 17 luglio 2010 è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto del ministero dell’Interno sul registro nazionale delle persone senza fissa dimora.
Titolare del registro nazionale è la Direzione centrale per i servizi demografici del Dipartimento per gli affari interni e territoriali.
Come funziona? Ai singoli Comuni spetta comunicare via Internet al Viminale i dati dei senzatetto residenti sul proprio territorio.
Alcuni si sono già mossi: Milano, per esempio, ha censito 1.100 homeless, distribuiti tra ventiquattro sedi della città .
Ma è solo la punta dell’iceberg. «Oggi se una persona non ha casa, può chiedere di eleggere il proprio domicilio presso un’associazione o presso la casa comunale – spiega Pezzana – e così viene iscritto all’anagrafe con un domicilio fittizio e può usufruire dei servizi comunali».
Qualche esempio? A Roma i senzatetto vengono registrati in via Modesta Valenti, a Torino in via della Casa comunale (tutte via che esistono solo sulla carta), a Milano presso varie associazioni, come la Caritas.
«Molti però non chiedono l’iscrizione oppure non possono chiederla, perchè immigrati irregolari. Gli elenchi che i Comuni consegneranno al Viminale saranno incompleti – avverte Pezzana – ma speriamo utili ad avviare un’adeguata politica degli alloggi».
Il problema viene visto però dal governo come solo inerente alla “sicurezza” e non prevedendo stanziamenti per assicurare assistenza e una sistemazione dignitosa ai senza dimora.
A questo provvedono le associazioni di volontariato che fanno l’impossibile per dare una mano a chi vive in condizioni di disagio, ma i mezzi sono limitati.
E ormai sono centinaia anche i bambini che dormono in strada, nell’indifferenza della politica e della casta.
Il vero legittimo impedimento che si dovrebbe votare all’unanimità dovrebbe essere solo quello che vieti a un bimbo di morire di freddo in una notte d’inverno nel nostro Paese.
Per povertà , non per sottrarsi a un processo.
argomento: Caritas, carovita, casa, Comune, Costume, denuncia, emergenza, governo, Lavoro, Politica, povertà, radici e valori | Commenta »
Gennaio 12th, 2011 Riccardo Fucile
IL NUOVO PARTITO BERLUSCONIANO SI CHIAMERA’ IN MODO ORIGINALE: ITALIA… IL LOGO E’ GIA’ STATO REGISTRATO, SUBITO DOPO IL VOTO DI FIDUCIA IL 14 DICEMBRE
Berlusconi si sarebbe deciso: sarà semplicemente “Italia” il nome della nuova creatura
politica che prenderà il posto dell’ormai disintegrato Pdl.
A rivelare la scelta è l’agenzia Dire che sul suo sito pubblica anche il logo che dovrebbe sostituire quello attuale.
Un cerchio azzurro con fascia tricolore al centro non molto diverso dal vecchio ma con la grande scritta “Italia” in stampatello nel lato superiore e “Berlusconi presidente” in quello inferiore.
Come sottolinea la rivelazione della Dire, gli strateghi del premier con la scelta del nuovo nome contano di sfruttare anche l’effetto promozionale indiretto legato al fatto che quello appena aperto è l’anno delle celebrazioni dell’Unità d’Italia ( di cui peraltro non si può certo dire che il Pdl si sia sentito molto coinvolto)
Niente ‘Popolari’, quindi, come si era ventilato in un primo momento prima delle levata di scudi degli ex democristiani, ma, sottolinea ancora la Dire, “un nome ancora più asciutto e lontano dalla sigle partitiche di cui il Cavaliere si dice stanco da tempo”.
Tra i nomi scartati pare ci sia anche “Viva l’Italia”, per via dell’acronimo poco attraente di Vli.
Stando a quanto riferisce l’agenzia, anche i sondaggisti promuovono l’idea di Berlusconi di trasformare il Pdl in “Italia”.
Il nuovo nome, che secondo fonti di partito sarebbe stato registrato dal Cavaliere lo scorso 15 dicembre (all’indomani della fiducia conquistata in Parlamento), dice ad esempio Renato Mannheimer “evoca molti sentimenti in una buona parte dei cittadini”.
Bisogna vedere se l’accostamento con il nome “Berlusconi presidente” non susciti un sentimento negativo.
Come mischiare il sacro con il profano.
argomento: Berlusconi, elezioni, governo, PdL, Politica | Commenta »
Gennaio 11th, 2011 Riccardo Fucile
IL MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE CONDANNATO DAL TRIBUNALE CIVILE PER AVER TAGLIATO ANCHE DEL 50% LE ORE DI SOSTEGNO AI RAGAZZI DISABILI…DIVERSE FAMIGLIE AVEVANO PRESENTATO RICORSO IN PROCURA CONTRO IL MINISTERO E L’UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE…LE BUGIE DELLA GELMINI
A inizio anno, il ministro Gelmini aveva promesso l’aumento degli insegnanti da affiancare agli studenti con disabilità .
In realtà , le famiglie hanno assistito al drastico taglio delle ore di sostegno. Da qui la decisione del ricorso.
Supportata dalla convinzione che la scarsità delle risorse non potesse giustificare la lesione di un diritto fondamentale come quello all’istruzione.
E così ieri i giudici milanesi hanno dichiarata “accertata la natura discriminatoria della decisione delle amministrazioni scolastiche di ridurre le ore di sostegno scolastico per l’anno in corso rispetto a quelle fornite nell’anno scolastico precedente (2009-2010)”.
“E’ una sentenza importante”, spiega l’avvocato Livio Neri di Avvocati per Niente onlus, legale dei 17 genitori.
“Per la prima volta un giudice parla di discriminazione in materia di sostegno scolastico”.
Altra novità è la scelta di tante famiglie di agire collettivamente.
“Questa decisione — precisa Neri — impedirà agli uffici scolastici di tirare la coperta, togliendo le ore a chi non protesta”.
Ma il direttore scolastico per la Lombardia Giuseppe Colosio frena: “Potremo fare ben poco — afferma — non ci sono soldi”.
Ma Neri riosponde: “Il modo andrà trovato”.
Dopodichè annuncia un esposto in procura nel caso in cui le amministrazioni non dovessero provvedere entro i trenta giorni stabiliti dal giudice.
“La vittoria più grande”, chiarisce Maria Spallino, uno dei genitori che hanno presentato il ricorso, “è l’aver dimostrato che fare rete tra le famiglie può davvero cambiare le cose”.
E rilancia: “Questo è un primo passo all’interno di un percorso che ci vede impegnati perchè i nostri figli camminino a testa alta, a scuola come in ogni momento della loro vita nella società ”.
I genitori degli studenti sono stati assistiti nella causa dall’associazione Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità ).
“Da oggi le famiglie possono contare su uno strumento legale più rapido ed efficace per far valere i diritti dei loro figli”, spiega Marco Rasconi, presidente di Ledha Milano.
“Grazie a questa sentenza — continua Rasconi — ci auguriamo che altre famiglie escano dall’ombra per difendere il diritto dei propri figli alla formazione scolastica e non solo”.
Una sentenza che diventa un monito a certa politica degradata che pensa si possa tagliare tutto indiscriminatamente, spesso a danno dei più poveri e dei meno tutelati, operando delle odiose discriminazioni contro chi dalla vita ha già avuto sofferenza e pena.
Quella stessa politica che non dimezza le auto blu, i privilegi della casta, gli enti inutili, per poi tagliare i servizi sociali ai bisognosi.
No, la nostra destra tutelerebbe prima loro e manderebbe i politici sui mezzi pubblici, a contatto con i problemi quotidiani di quei cittadini che dovrebbero rappresentare e tutelare.
Una politica al servizio del popolo, non dei potenti.
argomento: denuncia, economia, emergenza, Gelmini, Giustizia, governo, Lavoro, PdL, Politica, scuola | Commenta »
Gennaio 11th, 2011 Riccardo Fucile
LA PROCURA HA CONTESTATO IL REATO DI FRODE NELLE PUBBLICHE FORNITURE: ILLEGALI I SISTEMI ANTISISMICI DELLE NUOVE C.A.S.E. DI BERLUSCONI… APPALTO “ORIENTATO” PER FAVORIRE TECNOLOGIE NON OMOLOGATE…NEI GUAI IL PADRE DEL PROGETTO C.A.S.E. E IL CAPO DELL’UFFICIO SISMICO
I settemila isolatori sismici installati nelle 185 palazzine post-terremoto realizzate dal
Governo Berlusconi sono illegali.
E la Protezione Civile – che ha gestito a L’Aquila il più grande cantiere d’Europa degli ultimi anni – è sotto inchiesta.
Due esponenti al vertice del Dipartimento sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura aquilana con l’accusa di «frode nelle pubbliche forniture».
Si tratta di Gian Michele Calvi, il “padre” del Progetto C.a.s.e. – che attraverso un consorzio creato ad hoc dalla Protezione Civile ha gestito direttamente tutti gli appalti – e di Mauro Dolce, capo dell’ufficio rischio sismico del dipartimento.
Ad accusarli, un dossier del Gico (Gruppo di Investigazioni sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza) de L’Aquila, con all’interno decine di documenti sequestrati sia presso il dipartimento delle Opere Pubbliche del ministero delle Infrastrutture, sia presso la sede della Protezione Civile, sia in alcune aziende coinvolte nella vicenda.
Ma al centro dell’indagine c’è soprattutto una lettera.
Una lettera d’accusa (datata luglio 2009) inviata alla presidenza del Consiglio dei Ministri da una società che ha partecipato alla gara d’appalto per gli isolatori sismici (la Tis spa).
«Il prezzo di gara è stato orientato in modo da condizionare la fornitura solo sulla scelta del friction pendulum (fornito in Italia solo da due società Alga e Fip aggiudicatarie poi dell’appalto per 13 milioni di euro) – è scritto nella lettera – e ci riesce veramente difficile credere che ciò sia stato fatto senza cognizione di causa. Ciò sta a palesare una precisa volontà a forzare una tecnologia “nuova” per imporla sul mercato come unica soluzione possibile. Ci sembra dunque davvero avventato affidare l’intera iniziativa per L’Aquila ad una tecnologia che ha evidenti limiti».
La lettera continua con un elenco dettagliato di questi limiti.
«È stata data pari dignità formale a tecnologie con esperienze sul campo enormemente diversa. L’isolamento in gomma è stato collocato in perfetta similitudine prestazionale con il cosiddetto friction pendulum. Ma se l’isolamento in gomma ha una validità consolidata e testata negli anni, l’isolamento con il friction pendulum è invece di recentissima acquisizione, ha una pressochè nulla sperimentazione».
È stata così utilizzata «tecnologia non sperimentata» eludendo «l’interesse della collettività ».
E conclude così: «Prendiamo atto della consueta logica che muove le cose in questo Paese».
Una tecnologia omologata in Italia solo dopo la realizzazione delle case del Governo post-sisma.
Non c’erano al momento della installazione nel progetto C.a.s.e. nemmeno le prove e i test di laboratorio che ne certificassero il funzionamento e le reazioni davanti a una simulazione di terremoto.
L’Aquila, quindi, sarebbe stata usata come “cavia”, accusa la Procura.
argomento: Berlusconi, denuncia, economia, emergenza, Giustizia, governo, Politica, terremoto | Commenta »
Gennaio 11th, 2011 Riccardo Fucile
LUCA TALICE, ASTRO NASCENTE LEGHISTA DELLA BRIANZA, E’ ACCUSATO DA DUE MILITANTI DEL SUO PARTITO… DOPO LO STUPRO DI GUIDONIA AVEVA DETTO: “FOSSI STATO PARLAMENTARE, SAREI ANDATO A TROVARLI IN CARCERE PER PIANTARGLI UN CALCIO IN FACCIA”
Il Bunga Bunga in salsa padana si canta e si balla tra leghisti a Seregno, provincia di Monza e Brianza.
A fare il ritmo attorno alla vicenda dai contorni boccacceschi, questa volta non è Elio e Le StorieTese, ma un integerrimo magistrato che ha aperto un fascicolo per violenza sessuale ai danni di due consiglieri comunali del Carroccio (un ragazzo e una ragazza).
In una denuncia presentata ai carabinieri di Lecco i due giovanissimi militanti del partito di Bossi accusano senza mezzi termini un big nostrano, Luca Talice, astro nascente della Lega brianzola, ma soprattutto assessore alla Sicurezza, Polizia locale e Protezione civile, capogruppo in Consiglio comunale a Seregno ed esponente di spicco dei giovani padani brianzoli.
Per intenderci lo stesso che dopo lo stupro di Guidonia e l’arresto di alcuni romeni aveva rilasciato dichiarazioni tipo: “La polizia ha fatto bene se gli ha dato un po’ di botte”, “fossi stato parlamentare io, sarei andato a trovarli per piantargli un calcio in faccia”.
O ancora auspicava lo sputo in faccia pubblico ai violentatori.
Denuncia, fascicolo aperto, gran polverone attorno alla vicenda nella Brianza velenosa cantata da Lucio Battisti.
Talmente velenosa che pure la politica ha dovuto ieri mattina occuparsene. Una giunta straordinaria indetta dal presidente della Provincia, l’ex aennino Dario Allevi, si è riunita in via Tommaso Grossi per oltre tre ore.
Uno scontro quasi al limite del contatto fisico tra la parte del Pdl che ricordava ai leghisti come un altro loro assessore si sia dimesso, neanche indagato, per un coinvolgimento nell’inchiesta “Infinito” contro la ‘ndrangheta.
Dall’altra, la Lega che ha fatto quadrato attorno all’assessore, sostenendo che la vicenda riportata da un settimanale locale (L’esagono) era del tutto inventata.
Il procuratore capo di Monza ha confermato l’esistenza di un’indagine e l’apertura di un fascicolo a carico di Talice.
L’accusato, tramite il suo legale, sostiene l’esistenza di “poteri forti” a Seregno che lo vogliono far fuori per le sue prese di posizioni sulla legalità , ma di nomi non ne fa.
Alla fine vince il Carroccio e l’assessore rimane al suo posto.
Daniele Nicolò Giannobi, 27 anni, cassiere in un grande magazzino e Federica Forcolin, 25enne operaia in una ditta di Meda, hanno presentato, a metà dello scorso dicembre, una denuncia molto dettagliata ai carabinieri di Lecco.
Una scelta fatta lontano dalla“pettegola” Seregno.
Non si tratta di generiche dichiarazioni, ma si raccontano pressioni psicologiche ed episodi specifici di sesso culminate con una vera e propria violenza carnale.
I carabinieri scrivono pagine su pagine e trasmettono tutto al magistrato monzese per competenza territoriale.
E Alessandro Pepè, esperto in casi delicati di abusi sessuali, apre un fascicolo d’indagine.
Per prima cosa vuole accertare l’attendibilità dei due denuncianti.
Chiama, come persone informate dei fatti, Giacinto Mariani, borgomastro della città , e l’assessore Marco Formenti, pure lui leghista come il sindaco. Con loro altri due esponenti politici de Pdl: Attilio Gavazzi e Maria Teresa Vigano.
Quest’ultima, ex assessore ai Servizi sociali, è la persona a cui Federica Forcolin si era rivolta per cercare conforto dopo le violenze subìte.
Ma che cosa c’è nella denuncia?
Ci sono i racconti, quasi boccacceschi se non ci fosse di mezzo la violenza. Si parla di fotografie scattate nella macchinetta della foto tessera in comune con la ragazza costretta a posare nuda, si parla di sesso orale.
La stessa vittima costretta – a suo dire – a pratiche sessuali particolari e a girare con un vibratore nella borsetta sempre a disposizione dei voleri dell’assessore.
Il ragazzo invece parla di rapporti sessuali avuti con Talice sin da quando era minorenne. Rapporti di cui era consenziente, ma che nell’ultimo periodo avevano preso una brutta piega.
Sempre più frequenti e sempre più particolari.
Il magistrato nei prossimi giorni sentirà Talice.
argomento: Comune, Costume, denuncia, LegaNord, Politica, radici e valori, violenza sulle donne | Commenta »
Gennaio 11th, 2011 Riccardo Fucile
LA CONSULTA SI RIUNISCE OGGI, DECISIONE IN BILICO: 8 A 7 A FAVORE DELLA BOCCIATURA…. SCONTATO IL SI’ AL REFERENDUM, SI CERCHERA’ DI TROVARE UNA SOLUZIONE MEDIANA
Sarà un collegio nel suo plenum di quindici giudici, quello che si riunirà stamattina per
l’udienza pubblica sul legittimo impedimento.
Quattordici uomini. E una sola donna: Maria Rita Saulle, convalescente, per cui è stata preparata, se dovesse essere necessario, una sedia a rotelle.
La decisione però verrà presa solo nella giornata di giovedì, in un’apposita camera di consiglio dedicata a questa sola questione, visto che quella di domani è impegnata con la decisione sull’ammissibilità di sei referendum (tra cui anche quelli per abolire la legge Ronchi sull’acqua).
Una delle prove referendarie proposta dall’Idv riguarda proprio la richiesta di abrogazione popolare del legittimo impedimento.
Sulla sentenza di eventuale illegittimità peserà inevitabilmente anche il via libera a questo referendum, dato per scontato perchè ne ricorrono tutti i presupposti.
Sulla questione di costituzionalità , la Corte è spaccata in due: tra la maggioranza dei giudici favorevoli alla bocciatura completa della legge (otto) e i fautori del rigetto dei tre ricorsi sollevati dalla magistratura di Milano (sette).
Si starebbe tentando però la strada di una mediazione, così da rendere il legittimo impedimento conforme a Costituzione dichiarandone la parziale bocciatura.
In questo caso sarà l’Ufficio centrale della Cassazione a decidere se la consultazione referendaria si terrà o meno. L’unico a sbilanciarsi ieri è stato Marcello Dell’Utri: «La previsione dovrebbe essere buona, è una questione di buon senso».
La Corte è presieduta da Ugo De Siervo, consigliere eletto dal Parlamento su indicazione del centrosinistra.
È stato scelto come presidente giusto un mese fa con un solo voto di maggioranza (otto a sette) rispetto all’altro candidato, il giudice Quaranta. De Siervo vota per ultimo e in caso di parità prevale il suo voto, cioè il suo voto sposta la bilancia dell’esito della sentenza.
Il suo vice Paolo Maddalena, giudice contabile, è stato negli anni della Prima Repubblica capo di gabinetto dell’Istruzione e capo ufficio legislativo all’Ecologia.
Seguono gli altri tredici giudici, in ordine di anzianità .
Di cui ben tre ex ministri.
Come Franco Gallo, alle Finanze nel governo Ciampi, nominato alla Corte dallo stesso ex presidente quando andò al Quirinale.
È stato relatore ed estensore della sentenza che ha bocciato il lodo Alfano nell’autunno 2009.
È un ex ministro (della Funzione pubblica nel Berlusconi II) anche Luigi Mazzella, eletto dal Parlamento su indicazione del centrodestra.
Relatore delle tre questioni relative al legittimo impedimento è Sabino Cassese, anche lui ex ministro della Funzione pubblica (governo Ciampi) e nominato alla Corte dall’allora capo dello Stato nello stesso giorno della Saulle e di Giuseppe Tesauro.
Quest’ultimo, a fine ’97, era stato scelto dai presidenti di Camera e Senato del centrosinistra, Violante e Mancino, come presidente dell’Antitrust.
Invece Gaetano Silvestri è stato eletto dal Parlamento, sempre su indicazione del centrosinistra.
Infine i giudici di più fresca nomina: Paolo Maria Napolitano, ex capo dell’ufficio legislativo del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Gianfranco Fini nel governo Berlusconi II.
Anche Giuseppe Frigo, avvocato, «storico» presidente dell’Unione delle Camere Penali di Brescia, è stato designato dal centrodestra.
C’è poi il suo alter ego sul fronte dei magistrati, Alessandro Criscuolo, che è stato presidente dell’Anm.
Penultimo: Paolo Grossi, nominato dal presidente Napolitano meno di un anno fa.
E infine il giudice «matricola» Giorgio Lattanzi.
I due giri di «tavolo» della discussione in camera di consiglio giovedì partiranno da lui. Lattanzi sarà anche il primo ad esprimere il proprio voto.
Antonietta Calabrò
(da “Il Corriere della Sera“)
argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, emergenza, Giustizia, governo, Parlamento, Politica, radici e valori | Commenta »
Gennaio 11th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO “AGGIUNGI UN POSTO ALL’ATAC” E IL SONDAGGIO CHE LO DA’ PERDENTE (42% A 58%) CONTRO ZINGARETTI, IL SINDACO ALEMANNO SEMBRA FUSO… SCESO AL 73° POSTO NELLA CLASSIFICA DEI SINDACI PIU’ AMATI, ALL’EX SOCIALE NON RESTANO CHE LE QUATTRO ALTERNATIVE CHE GLI INDICA LUCA TELESE
Ieri, sentendo il Tg-Pravda di Minzolini, spiegare che il rimpasto di Alemanno era una “grande opportunità ” di leadership, ci siamo seriamente preoccupati (per lui).
In fondo, per spiegare il suo fallimento basta un’immagine del giornalista Emiliano Fittipaldi: in una città in cui (per far cassa) il Comune ha autorizzato una foresta di orologi con pannello pubblicitario, su via Nazionale si contano 26 quadranti luminosi che segnano 24 fusi orari differenti.
Complimenti: si vede che il sobrio assessore porta i rolex sui calzini, e non si cura dei dettagli.
In compenso anche il sindaco, di cui un tempo era indiscutibile la scaltrezza, sembra fuori fuso orario.
A farlo andare in tilt dev’essere stato il sondaggio che terrorizza il Pdl: se oggi sfidasse Nicola Zingaretti, Alemanno perderebbe 58 a 42 (se governa un altro anno non va al ballottaggio).
Mica male per uno che doveva far partire da Roma la nuova destra di governo, succedere sia a Berlusconi che a Fini, risanare le periferie, far vincere la meritocrazia, e si è ritrovato 950 assunti senza concorso (“Aggiungi un posto all’Atac”) tra ex camerati e cubiste (con tutto il rispetto per i Camerati veri, che almeno sono onesti).
Il problema di Alemanno, e della giunta “ribollita”, che nasce il 13 gennaio (con trattative da suk capitolino) è che tutte le ipotesi, anche le più benevole, sono devastanti per lui:
1) Bertolaso diventa prosindaco e dà una “ripassata” alla Capitale (più centri massaggi per tutti, la terapista Francesca assessore alla mobilità ).
2) Alemanno diventa sia sindaco che ministro della Cultura, al posto di Bondi e piazza una ballerina di lap dance alla guida della Biennale di Venezia (chiù pilu per tutti).
3) Alemanno, nuovo capo campagna elettorale di Berlusconi, crea un parco a tema sul Pdl: i bimbi nominano le loro fidanzatine nei propri ministeri e acquistano case a loro insaputa (il cambio gomme della Formula Uno si fa ai Fori Imperiali).
4) Alemanno si sveglia dal sogno e medita: non c’è un altro sindaco passato in soli 30 mesi al 73esimo posto della classifica di sgradimento del Sole 24 Ore e si dimette.
Fuga anche quella. Ma più onorevole.
Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Alemanno, Berlusconi, Costume, denuncia, destra, emergenza, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »