Maggio 17th, 2011 Riccardo Fucile
DAL NEW YORK TIMES A LIBERATION, DA EL PAIS A THE INDIPENDENT, DA LE FIGARO A EL MUNDO FINO AL WALL STREET JOURNAL EMERGE LA STESSA ANALISI: “E’ STATO BASTONATO, LE URNE LO CASTIGANO NEL SUO FEUDO”
Primi commenti della stampa internazionale sulle elezioni amministrative in Italia. 
I quotidiani che riportano la notizia del voto puntano tutti sulla sconfitta di Silvio Berlusconi e di Letizia Moratti, la sua candidata sindaco a Milano.
«Elezioni municipali: grosso schiaffo per silvio Berlusconi a Milano», è il titolo del francese Liberation.
«Venuto in soccorso del sindaco uscente di Milano, Letizia Moratti, Silvio Berlusconi ha subito ieri un serio rovescio nella sua città natale, che è anche il suo collegio elettorale politico, al primo turno delle elezioni amministrative», spiega il quotidiano, che ricorda come il primo ministro italiano si sia «impegnato personalmente».
«Milano bastona Berlusconi alle municipali», è invece il titolo dello spagnolo El Pais. «Il centrosinistra conferma il suo feudo a Torino e Bologna, ma diventa la terza forza a Napoli», sottolinea il quotidiano alludendo al successo personale del candidato dell’Italia dei Valori, l’ex magistrato Luigi De Magistris.
Per il britannico The independent, «Berlusconi fallisce il test elettorale di Milano».
«Il primo ministro Silvio Berlusconi è andato incontro a un’umiliazione politica nella sua città di Milano, dopo avere visto il candidato del centrosinistra scavalcare il suo candidato del centrodestra», commenta il quotidiano.
«Italia: il candidato di Berlusconi insegue nella corsa a Milano», scrive invece il New York Times, ricordando il «fragoroso schiaffo» subito ieri da Letizia Moratti, sindaco uscente e candidata di Berlusconi alla guida della città .
«La coalizione di Berlusconi è indietro nelle elezioni di Milano», è il titolo del Financial Times, che evidenzia come i primi exit poll delle elezioni locali in Italia, che erano largamente viste come un referendum su Silvio Berlusconi, mostrino una possibile sconfitta per il premier nel suo quartier generale di Milano».
Il quotidiano osserva anche come «Berlusconi abbia suggerito un suo ritiro nelle elezioni del 2013.
L’esito del voto nel cuore del suo elettorato è visto come cruciale per la sua decisione».
In Francia Le Figaro titola «Berlusconi al ballottaggio a Milano» e ricorda che «per la prima volta in quindici anni, la destra di Berlusconi si ritrova al ballottaggio» nel capoluogo lombardo.
Notizia in primo piano anche su El Mundo, che, in un articolo di cronaca, titola «La destra non conquista Milano nel primo turno delle elezioni».
Oltreoceano, il Wall Street Journal in un articolo dal titolo «Il candidato di Berlusconi fermo allo spareggio nel voto chiave di Milano» scrive che il premier, secondo gli exit poll, «subisce un colpo politico nelle elezioni locali a Milano, trampolino di lancio della sua carriera politica e roccaforte del suo supporto».
E i risultati delle proiezioni elettorali arrivano anche in California, dove il San Francisco Chronicle titola «Berlusconi verso una battuta d’arresto nelle elezioni locali»
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Maggio 17th, 2011 Riccardo Fucile
IL GOVERNO AFFARISTICO RAZZISTA SI STA DISFACENDO, I BERLUSCONES SONO STATI SCONFITTI DAL VOTO POPOLARE, MA LA QUINTA COLONNA DEL PDL IN FLI INVITA IL PARTITO NEI BALLOTTAGGI A “CONVERGERE SUI CANDIDATI DEL CENTRODESTRA”
Pubblichiamo qui di seguito il comunicato di Adolfo Urso che, afflitto dalla sconfitta del Pdl alle elezioni amministrative, invece che gioirne, visto che la componente di Fli ne è stata cacciata ed espulsa, invece che complimentarsi con i candidati sindaci futuristi che hanno preso percentuali dignitose tra il 5 e il 10%, risultando determinanti ai ballottaggi, pensa solo a invitare tra 15 giorni il partito a far votare per i candidati Pdl.
Cosa che non faremo mai e che solo una persona in malefede potrebbe chiedere alla base futurista.
“La battaglia, certamente coraggiosa e difficile, di Manfredi Palmeri a Milano e degli altri candidati del Nuovo polo ha aperto una breccia per realizzare un nuovo centrodestra oggi piu’ che mai necessario – sostiene Urso – da questo si puo’ partire, se si e’ chiari, sulla collocazione ai ballottaggi”.
“Nelle democrazie dirette e bipolari — continua Urso — e’ normale che al secondo turno si converga sui candidati con i quali si hanno maggiori affinita’ culturali e politiche, quindi programmatiche”.
Urso annuncia che “ne discuteremo nelle prossime ore con gli altri amici per valutazioni comuni che, mi auguro, possano essere condivise dal Nuovo polo e certamente dall’intero Fli”.
Il nuovo centrodestra non potrà mai essere fondato con gli amichetti di Urso e con personaggi screditati e bocciati dall’elettorato di centrodestra.
Urso dimentica che la destra non ha alcuna affinità culturale nè coi razzisti nè coi puttanieri, tanto meno coi corrotti.
La verità è un’altra: che se è giusto che in ogni partito debba e possa esistere una dibattito interno, esso deve avvenire negli organismi preposti in cui le proposte vengono messe ai voti.
E la minoranza si adegua alle decisioni della maggioranza: così funzionano i partiti democratici europei.
Non si dissente a mezzo stampa, creando scientificamente sconcerto nella base elettorale, ma ci si confronta all’interno del partito.
Se la posizione personale fosse poi inconciliabile, uno deve avere la dignità di dimettersi e andarsene altrove.
Il caso qua è diverso e lo denunciamo da tempo: Berlusconi ha lasciato qualcuno all’interno di Fli perchè continui l’opera di disgregazione, garantendo loro appoggio e assicurandogli poltrone future.
Futuro e Libertà non ha bisogno di tre deputati in più o in meno, ma di una linea politica chiara e condivisa.
E’ ora che qualcuno ritorni dal suo ufficiale pagatore: passino alla cassa, riscuotano la paghetta dei mercenari e non rompano più i coglioni.
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Maggio 17th, 2011 Riccardo Fucile
MALUMORI E RABBIA PER LA LINEA “CATTIVA”: “ABBIAMO PARLATO TROPPO PER SLOGAN”…. LA MORATTI CERCHERA’ DI SMARCARSI DAI CATTIVI CONSIGLIERI, MA ORMAI FORSE E’ TROPPO TARDI
Alla fine Letizia Moratti ha tirato fuori le unghie. 
L’ha fatto a a mezzanotte meno dodici minuti, quando dopo una giornata passata chiusa in casa è andata alla sede del suo comitato elettorale, in via Romagnosi, per commentare il disastroso risultato.
E nel commentarlo, appunto, ha tirato fuori le unghie: ma non come le avevano consigliato il Giornale e la Santanchè.
Le unghie le ha tirate fuori non per graffiare Pisapia e il centrosinistra, ma per colpire Berlusconi e Bossi, cui ha attribuito la reponsabilità della sconfitta. Naturalmente lei smentirà e dirà che questa è una malevola interpretazione.
Ma per chi l’ha sentita non c’era molto da interpretare.
La Moratti ha parlato pochi minuti, meno di cinque, ma è riuscita a ripetere un’infinità di volte che il centrodestra deve aprire «una fase nuova» e che i moderati milanesi «non si sono sentiti tutti rappresentati»; che il voto di ieri è stato «un segnale politico che dobbiamo saper cogliere».
Non ha attaccato la stampa ostile, e i magistrati men che meno; non ha dato dell’estremista a Pisapia, anzi si è congratulata con la sinistra per l’ottimo risultato; non ha insomma cercato una causa «esterna» al mezzo (per ora è solo mezzo) tracollo elettorale.
È stata fin troppo chiara nel ripetere più volte che, se i milanesi hanno votato così, la colpa è del centrodestra.
Ed è stata fin troppo chiara anche nel far capire che questa colpa sta nell’estremizzazione, nella radicalizzazione dello scontro voluta e imposta dai falchi del Pdl; sta nelle divisioni della coalizione, cioè nelle liti più o meno conclamate tra Pdl e Lega; sta infine nella politicizzazione di queste amministrative.
«Abbiamo parlato troppo per slogan», ha detto la Moratti; e ancora: «Si è parlato troppo poco dei programmi per la città e di che cosa ha fatto la giunta in questi cinque anni».
E chi ha voluto questa politicizzazione?
Chi ha trasformato l’elezione del sindaco di Milano in un referendum pro o contro il capo del governo?
I falchi del partito ieri sera dicevano ancora che è stato il fronte anti-berlusconiano il primo ad alzare il livello dello scontro e a dare un valore politico al voto amministrativo; ma lei no, la Moratti ha detto che è il centrodestra che «deve fare una profonda riflessione» e che deve aprire «da domani una nuova fase politica», in grado «di riaggregare tutte le forze moderate».
Letizia Moratti alla mezzanotte di ieri è parsa come una donna che non ha più niente da perdere e che quindi non ha più alcun timore nel tornare a essere se stessa.
Fino a sabato ha dovuto recitare una parte non sua, tirando fuori dossier per screditare l’avversario, ricorrendo all’archeologia giudiziaria, cantando e ballando sul palco, infine parlando a un comizio leghista con i toni di un Borghezio.
Tutto questo ha fatto il sindaco di Milano nei giorni scorsi, interpretando un personaggio che non le appartiene.
Le hanno detto evidentemente di fare così, e di sicuro non gliel’hanno detto quelli del suo staff, ieri furibondi con la linea Giornale-Santanchè.
Gliel’hanno detto i falchi del Pdl e in buona sostanza quella era la linea dello stesso Berlusconi, il quale è sceso in campo in prima persona impostando la campagna elettorale sul «pericolo comunista», sui magistrati che sono un cancro, su quelli di sinistra che non si lavano.
Una strada che Letizia Moratti ha percorso obtorto collo perchè le hanno fatto credere che fosse l’unica percorribile per vincere.
Ma ora che s’è visto che, al contrario, certe sparate hanno stancato e spaventato tanti moderati – non è casuale il flop dell’ultrà Lassini, quello dei manifesti «Via le Br dalle Procure» – la Moratti ha deciso di svoltare.
E non l’ha fatto perchè s’illuda di convincere Berlusconi ad abbassare i toni e a «riaggregare» tutte le forze moderate, cioè Casini e Fini.
Letizia Moratti è una donna troppo intelligente per non capire che in due settimane è impossibile trovare una «nuova politica» in grado di far cambiare idea ai milanesi.
Ed è troppo intelligente anche per non capire che, dopo le sue parole di ieri sera, sarà ancor meno amata dai leghisti.
Michele Brambilla
(da “La Stampa“)
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Maggio 17th, 2011 Riccardo Fucile
A DESTRA PERDE IL PREMIER, A SINISTRA VINCONO LE PRIMARIE
Berlusconi aveva un racconto, per queste elezioni e il gruppo dirigente del centrosinistra no. 
Però gli elettori progressisti hanno trovato il modo di riscrivere il finale della storia, mentre il racconto di Berlusconi c’era sì, ma era totalmente sballato: un film in bianco e nero in un mondo a colori, un documentario seppiato nel tempo digitale.
Quella del Cavaliere è stata una campagna elettorale amministrativa anacronistica.
Tutta centrata sulle sue ossessioni più o meno recenti: le battute su “la mela che sa di fica” e quelle sui “magistrati brigatisti”, i proclami condonistici, i regali ai signori delle spiagge.
Ieri 12 milioni di italiani nelle urne hanno detto: “Voltiamo pagina”.
Cambia il vento.
Crollano le roccaforti della destra, Cagliari e Milano, vince il centrosinistra a Torino e Bologna.
A Napoli il duello rusticano fra le “due sinistre” proietta De Magistris verso una possibile vittoria.
Una lunga notte di numeri e passioni che passerà alla storia come la “Breccia di Pisapia” (CopyrightRiccardo Mannelli).
“Ci metto la faccia”, aveva gridato spavaldo Berlusconi candidandosi a Milano: ha preso meno voti delle elezioni precedenti.
E così ora Letizia Moratti (“È la mamma di Batman, fa finta di essere Mary Poppins, assomiglia a Crudelia“, ha riassunto icasticamente Nichi Vendola) diventa il capro espiatorio di una nuova Caporetto: “Ha sbagliato nel duello su Sky”, dicono i suoi, “È stata troppo fredda”.
Quadretto illuminante.
Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello si incrociano nello studio de La 7 mentre arrivano i primi dati della disfatta all’ombra del Duomo: “Hai visto Milano?”, dice il primo. “Adesso scoppierà un casino…”, risponde il secondo.
E’ tutto pronto.
Diranno che è stata Letizia a perdere: con i suoi milioni di euro sbattuti con arroganza sul tavolo, il suo colpo basso fuori tempo massimo nel duello elettorale.
Adesso le veline ufficiali dicono: “Berlusconi non era d’accordo”.
Ma la verità è che lo stesso vento soffia – per esempio – anche all’ombra del Castello, dove il giovane Massimo Zedda strappa il ballottaggio con un risultato miracoloso.
E cosa unisce i due candidati di opposizione?
Non tanto il fatto che fossero entrambi di Sinistra e libertà , quanto che fossero tutti e due figli delle primarie: con la società civile che riscrive le liste predisposte dagli apparati e li sospinge al ballottaggio da posizioni di forza.
Non riguarda solo Pisapia e Zedda: le primarie hanno rafforzato anche Piero Fassino (facendo emergere la coalizione al centro, con Gariglio, e a sinistra, con Michele Curto) e persino il candidato più debole (Virginio Merola, quello che non sa in che campionato giochi il Bologna!), hanno messo in moto la macchina della mobilitazione.
C’erano le piazze piene: 50 mila persone a Milano la sera di Vecchioni; folle imponenti per Vendola in ogni angolo d’Italia (il centrosinistra trionfa, fra l’altro, in Puglia); c’era un pezzo di società raccolto intorno a De Magistris a Napoli: la tv non aveva raccontato questi fenomeni, e le segreterie non se ne erano accorte. Ma hanno contato.
Sì, Berlusconi aveva un suo racconto.
La mattina della vigilia, su tutti i quotidiani, il medesimo retroscena, Il Cavaliere sicuro: “A Milano vinciamo al primo turno, la gente è andata a votare per noi”. Curioso strafalcione, nel giorno in cui ha dovuto ammettere: “Sono amareggiato”. Di notte arriva la nuova velina di Palazzo Grazioli: “Ha vinto la sinistra estrema”. In realtà Berlusconi aveva sottoscritto e coperto i due episodi -simbolo della campagna elettorale, il vero trionfo dell’estremismo: ovvero i manifesti sulle procure brigatiste di Lassini (al punto che il candidato è rimasto in lista ed è salito persino sul pullman del Milan campione), e l’attacco sul processo per furto d’auto a Pisapia.
La verità è che lo stesso tentativo di trasformare le amministrative in un voto politico ed ideologico si è trasformato in un boomerang: successe anche a Massimo D’Alema, nel 2000, ma continuano a caderci tutti (diceva Montale: La storia non è magistra/ di niente che ci riguardi”).
Il tracollo di Pdl e Lega a Milano è solo la metafora perfetta di un cataclisma, il racconto del punto della storia in cui cambia il vento: la città in cui è nata Mani pulite, hanno trionfato prima la Lega (ricordate Formentini?) e poi il Berlusconismo (prima con la bella faccia del Borghese Albertini, poi con il ghigno cotonato della plutocrate Moratti) può diventare anche quella in cui risorge la sinistra.
Su tutto pesa l’incognita della Lega che annulla la conferenza stampa convocata per le sette di sera, per attendere i risultati dei comuni dove il Carroccio corre contro il Pdl, in comuni come Gallarate o Rho .
Resta il problema del centrosinistra e del Pd: dove prova a riprodurre le logiche degli apparati senza rispondere al bisogno di cambiamento (vedi il pasticciaccio di Morcone a Napoli) il principale partito di opposizione scompare.
Dove accetta i verdetti delle primarie, il Pd acquista un senso e la possibilità di vincere (come già in Puglia e a Firenze).
Ma ieri la corretta dichiarazione di Bersani (“Vinciamo noi, perdono loro”) era letta con un tono talmente entusiastico da ispirare una battutaccia a Gepi Cucciari (“Sembrava una partecipazione funeraria”).
“Questo voto è uno dei tre uppercut a Berlusconi”, gridava raggiante Antonio Di Pietro.
E sarebbe sicuramente vero, se non proseguisse il paradosso di una coalizione che vive praticamente in clandestinità , e che non ha mai visto (nemmeno una sola volta!) i suoi leader salire sullo stesso palco.
Questo voto è – a sinistra – la migliore risposta agli azzeccagarbugli e ai dalemoni che hanno l’ossessione del “terzo Polo”: questo strano centrosinistra, vitale tra i suoi elettori, e “clandestino” tra i suoi dirigenti, può vincere anche da solo quando lavora sulla realtà e sui problemi veri.
Luca Telese
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Maggio 17th, 2011 Riccardo Fucile
NON E’ SOLO MILANO IL PROBLEMA DI BOSSI E BERLUSCONI: DA BOLOGNA A SAVONA, DA VARESE A ROVIGO, I DUE PARTITI LASCIANO SUL TERRENO DECINE DI PUNTI IN PERCENTUALE…E QUANDO PERDONO (COME A TORINO) SI RIDUCONO A QUOTE DI SOPRAVVIVENZA
Un abbraccio se non mortale, quantomeno velenoso. 
La Lega di governo affonda insieme al Pdl in una delle peggiori giornate elettorali di Berlusconi e del centrodestra.
Un dato per tutti che riguarda la provincia di Treviso che, pure, il centrodestra conquista al primo turno col 57,6%.
Il presidente leghista Leonardo Muraro si conferma con la stessa percentuale del 2006, ma la Lega Nord perde quasi il 20 per cento in un anno passando dal 48,5% delle regionali 2010 al 29,6% di oggi.
Il Pdl cede molto meno (circa il 2%) ma passa dal 15,5% al 13,7%, percentuali decisamente basse rispetto al 27,3% delle politiche del 2008.
E non è un caso isolato.
Perchè, andando a spulciare (per quanto possibile dal momento che pochi risultati sono definitivi) tra i dati che arrivano dai comuni e dalle province del Nord, si assiste a un fenomeno che ha quasi sempre lo stesso segno: il Pdl arretra e la Lega frena vistosamente.
A cominciare da Bologna dove Merola (Pd) ce la fa di poco, ma il centrodestra si ferma ben lontano da un risultato accettabile col 30,36% del giovane Manes Bernardini.
Qualche mese fa, in momenti migliori, la Lega aveva accarezzato l’idea di abbattere a Bologna (per la seconda volta dopo Guazzaloca) il consolidato potere del centrosinistra.
L’occasione, dopo la rovinosa caduta di Delbono, era ghiotta, ma la Lega non è riuscita ad essere un fattore di peso in queste elezioni.
La sua crescita è evidente: dal 3,1 delle comunali del 2009 al 10,73 di oggi. Ma, in mezzo, c’era già stato l’8,57% delle regionali dell’anno scorso.
I due punti in più non sono quello che Bossi e i suoi si aspettavano da Bologna.
Nè, probabilmente, il Pdl si aspettava di perdere quasi 9 punti passando dal 25,23 delle regionali al 16,51% di queste comunali.
Ma, oggi, quello che deve far pensare gli uomini del Carroccio bolognese è il fatto di essere stati quasi raggiunti dai grillini a 5 stelle, veri vincitori di queste elezioni che toccano il 9,44 per cento.
Un fenomeno, che, con qualche differenza, si può leggere quasi dappertutto nel Nord e che pone un serio problema di lettura politica del risultato a Bossi e al suo stato maggiore.
Castelli ha cercato di ridurre tutto al problema di Milano e Calderoli ha ricordato che la Lega aumenta i suoi sindaci (rispetto al 2006 non ci voleva molto), ma i numeri, per quanto ancora incompleti, sono piuttosto impietosi.
Partiamo proprio da Milano dove è ormai chiaro che Pisapia andrà al ballottaggio con circa il 48% dei suffragi e un netto vantaggio (circa sette punti) sulla Moratti.
Ebbene, mentre il Pd risale al 28,6% (aveva ottenuto il 26,3% alle regionali dell’anno scorso), il Pdl lascia sul terreno oltre sette punti passando dal 36,01% al 28,8% di oggi.
E anche qui, lo scivolone del partito di Berlusconi (forse prevedibile) non viene compensato dalla Lega “di lotta e di governo” che, pure, ha appena conquistato l’agognato federalismo.
Sembra, insomma, che gli elettori colgano più l’appiattirsi di Bossi sui temi berlusconiani (giustizia, lotta alla magistratura e intervento in Libia) che il suo tentativo di distinguersi che si è concretizzato, nelle ultime settimane, in alcune significative prese di distanza.
La Lega, in proporzione, fa persino peggio dei suoi partner berlusconiani e, rispetto alle regionali del 2010 perde quasi cinque punti passando dal 14,49% al 9,67%.
Bossi, dunque, lascia in piazza del Duomo un terzo del suo elettorato e, questa sera, ha chiaro che l’impresa di (ri)conquistare Milano in due settimane è quasi disperata.
Anche perchè intorno alla Moratti si respira aria di sconfitta, un’aria che, in politica, non ha mai attirato nessuno.
Ma il fenomeno non ha eccezioni.
Basta uscire di pochi chilometri da Milano per arrivare a Varese dove il sindaco leghista Attilio Fontana (che nel 2006 era passato tranquillamente al primo turno col 57,8% dei voti), è costretto, questa volta al ballottaggio.
Con 3 sezioni da scrutinare su 85, è fermo al 49,15% ed è praticamente certo che, fra due settimane a Varese si voterà di nuovo.
Lega e Pdl sono alla pari: 24,39% (Pdl), e 24,01% (Lega) ma, insieme, perdono circa l’11%: 8 punti il Pdl e almeno 3 la Lega.
Cambiando regione, c’è il caso di Savona dove un candidato del Pd è stato arrestato nei giorni scorsi a causa di una serie di malversazioni e di un giro di tangenti legato a una squadra locale di calcio.
Molti hanno pensato che il sindaco uscente Federico Berruti l’avrebbe pagata cara e che il centrodestra aveva davanti una grossa occasione per tornare al governo del comune del Ponente ligure.
Niente da fare, a fine scrutinio, Berruti è oltre il 57% (l’altra volta venne eletto con il 59,5%) e lo scandalo non sembra averne scalfito la forza.
Il Pdl è al 16% (aveva il 24,2%) e la Lega si deve accontentare del 5,3% (partiva dall’8,7%).
Situazione analoga a Pavia dove il centrodestra è costretto al ballottaggio (43,9% contro il 34,1% del centrosinistra) e il Pdl passa dal 30,4% delle regionali al 22,7.
La Lega ha lo stesso andamento negativo e scende dal 28,2% al 21,5%. Stesso discorso alla Provincia di Gorizia che il centrosinistra conquista al primo turno: il Pdl scende dal 31,3% al 17,5%, qui, però, la Lega recupera qualcosa passando dall’8,2 al 13,5.
Anche a Mantova (ballottaggio con i due contendenti alla pari poco sopra il 41%) entrambi i partiti del centrodestra perdono: il Pdl lascia sul terreno quasi dieci punti (dal 29,2% al 19,7%) e la Lega solo due (dal 22 al 20,4).
Dove, poi, la sconfitta è inequivocabile, come a Torino , si assiste al pesante ridimensionamento del centrodestra che si riduce di una decina di punti passando dal 32% complessivo delle regionali al 24% circa di oggi.
Il Pdl è al 17,9% e la Lega al 6,7%.
Quote quasi marginali nella seconda città del Nord.
A Rovigo, infine (altro ballottaggio imprevisto per il centrodestra), Pdl e Lega perdono insieme ben 18 punti: i berlusconiani calano dal 33 al 23 e il Carroccio passa dal 19,4% all’11,2%.
I numeri, dunque, non lasciano dubbi.
L’alleanza del Nord, questa volta, non ha funzionato: Lega e Pdl, pagano cara la sensazione data agli elettori di essersi occupati molto dei problemi di Berlusconi ma poco di quelli del Paese.
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Maggio 17th, 2011 Riccardo Fucile
BOSSI COME IL BERLUSCA, VA A GALLARATE TROPPO SPESSO: CHI LI CONOSCE TROPPO BENE, LI EVITA… DOVEVA ESSERE L’ESPERIMENTO DELLA SVOLTA PER CORRERE DA SOLI IN FUTURO, MA LA CORSA SOLITARIA E’ FINITA CON UNA SONORA SCONFITTA
A Gallarate è ballottaggio fra i candidati di Pdl e Udc da una parte e del centrosinistra dall’altra.
Non ce l’ha fatta la Lega Nord, che nella terza città della provincia di Varese, 51mila abitanti, si è smarcata dal Pdl inaugurando una corsa in solitaria.
Il candidato sindaco del Carroccio, Giovanna Bianchi Clerici, ha ottenuto il 30% dei voti, con una crescita consistente della Lega rispetto alla scorsa tornata elettorale, quando alleata con il Pdl aveva ottenuto il 9.76%.
Ha ottenuto la maggioranza delle preferenze il vicesindaco uscente Massimo Bossi (33%) candidato di Pdl, Udc e altre liste, che andrà al ballottaggio con Edoardo Guenzani (30.5%), candidato di una coalizione di centrosinistra composta da Pd, Idv e Sel.
«Gallarate rimane una città di centrodestra – ha commentato Massimo Bossi – e dal mio punto di vista la Lega può vincere solo con una coesione politica con il Pdl, al Governo come nei Comuni. La divisione sicuramente ha favorito il Pd, ma questo era già previsto».
Una tornata elettorale preceduta da una campagna segnata da polemiche e tensioni fra i due partiti alleati nel Governo e avversari in città , che si è proposta come un vero e proprio “laboratorio politico”.
Il Carroccio, uscito dalla giunta quattro anni fa e passato all’opposizione a causa di contrasti con il Pdl, ha schierato l’ex consigliere di amministrazione Rai Giovanna Bianchi Clerici inaugurando un’inedita alleanza con la lista civica vicina a Fli Libertà per Gallarate (suscitando lo sdegno della base locale di Fli).
Per sostenere Giovanna Bianchi Clerici il leader della Lega Nord Umberto Bossi è sceso in campo in prima persona, assieme ai big del Carroccio, partecipando in un mese a quattro comizi, oltre a diversi passaggi in città per incontrare i militanti del partito.
In corsa anche Andrea Buffoni per Unione Italiana (2%), Ennio Melandri per la Federazione della sinistra (1.95%) e Gianluca Gnocchi, per i Pensionati (0.82%).
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Maggio 16th, 2011 Riccardo Fucile
SOMMANDO IL 27,1% CONQUISTATO DALL’EX MAGISTRATO AL 20,1% DEL CANDIDATO PD MORCONE SI ARRIVA OLTRE AL 47%…LETTIERI E’ FERMO AL 38,2% E IL 9,5% DEL CANDIDATO DEL TERZO POLO PASQUINO NON ARRIVERA’ MAI A LETTIERI
Alla fine la risposta è arrivata: chiara, netta, dirompente. 
A Napoli c’è già un vincitore, comunque finirà al secondo turno: Luigi De Magistris è la vera sorpresa di queste elezioni.
Doveva essere l’alternativa a sinistra di un Partito democratico sempre meno partito e sempre più aggregazione di clan politico-clientelari, e così è stato. Alle 10 di sera, le proiezioni attestano l’ex Pm intorno al 27 per cento: sarà lui, tra 15 giorni, ad andare al ballottaggio con il candidato del centrodestra, Gianni Lettieri, a contendersi la poltrona di Sindaco di Napoli.
All’ex presidente degli industriali partenopei non è bastata la campagna elettorale milionaria, il sostegno incondizionato di Gianni Letta e l’arrivo di Silvio Berlusconi per chiudere la partita al primo turno.
Nemmeno l’endorsement di Aurelio De Laurentiis, che nella decisiva gara di domenica per l’accesso in Champions League del Napoli se l’era seduto accanto in Tribuna, ha dato i frutti sperati.
Per lui, un risultato al di sotto delle aspettative con i partiti della sua affollata e variegata coalizione che, addirittura, lo sovrastano di tre punti percentuali.
È andata peggio, molto peggio, a Mario Morcone, il Prefetto al quale si era affidato il Pd per cancellare lo scempio delle primarie dei brogli e risalire la china.
Una scelta che si è rivelata infelice: lo ha condannato un palese voto disgiunto, con migliaia di elettori che hanno appoggiato il partito di Bersani ma puntato su De Magistris come sindaco.
Una sconfitta pesante per i vertici del Partito, che segna prima di tutto il de profundis per Antonio Bassolino e i suoi fedelissimi, che nelle ultime due settimane avevano apertamente appoggiato — almeno in pubblico — il candidato calato da Roma.
Ma è una lezione ancor più cocente per i vertici romani, che negli ultimi giorni avevano accarezzato l’idea di fare di Napoli un “nuovo laboratorio del centrosinistra” a guida PD.
Dopo aver annullato, senza una motivazione ufficiale, le primarie di gennaio, da Roma era stato imposto un candidato ai più sconosciuto.
Certi che al secondo turno l’Italia dei Valori avesse dovuto appoggiare Morcone per non regalare la città a Berlusconi: un atto di presunzione duramente punito dagli elettori.
Ora l’ordine di scuderia è serrare i ranghi e pensare al ballottaggio, dove il centrodestra è più vulnerabile di quanto non dica il suo vantaggio attuale.
Lo sa bene lo stesso Lettieri, nonostante ostenti sicurezza nelle sue prime dichiarazioni: “A Napoli il cambiamento sono io, non De Magistris”. L’avversario è il peggiore che gli potesse capitare: il sostegno già dichiarato dal Pd e il grande entusiasmo che già si respirava dalle prime ore del pomeriggio sotto il quartier generale scelto dall’europarlamentare per attendere l’esito del voto possono travolgere la corazzata messa in piedi dal PDL.
Non solo: a Napoli l’appoggio del candidato del Terzo Polo, Raimondo Pasquino, è molto meno scontato del previsto.
“A Napoli il secondo turno è inutile — ha detto Bocchino intervenendo nel salotto di Porta a Porta — già ora il 10% degli elettori del Pdl ha votato per de Magistris, figuriamoci cosa succede al secondo turno. La realtà è che senza Fini e Casini, Berlusconi non vince più”.
Senza contare che a sostegno di Pasquino si era, più o meno apertamente, schierata la folta pattuglia di industriali che non vedono di buon occhio l’elezione a Sindaco di Lettieri: impensabile che al secondo turno possano cambiare idea.
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Maggio 16th, 2011 Riccardo Fucile
CASO LIBIA E IMMIGRAZIONE GLI ARGOMENTI CARDINE DELLA CONTESTAZIONE LEGHISTA…MA ANCHE L’INADEGUATEZZA DELLA MORATTI, GLI ATTACCHI AI GIUDICI E I RICATTI DI BOSSI
«Lega, è ora di dire basta a certe alleanze, una volta dicevamo che qualcuno era mafioso. Se quel qualcuno deve pagare per i suoi problemi dobbiamo farci tirare nella cacca anche noi? Cambiare subito!».
Se la Lega resta in silenzio, si sfogano i suoi militanti su Facebook.
Sulla bacheca della pagina dei fan di Radio Padania Libera, compaiono infatti commenti al vetriolo sul risultato elettorale.
Bersagli, il Pdl e Berlusconi. E
soprattutto la scelta di candidare Letizia Moratti a Milano.
«Io da leghista l’avrei votata non con il naso tappato, ma con la tuta che si usa per le epidemie di ebola nei villaggi dell’Africa», scrive Marco, con chiaro riferimento all’ex sindaco.
Alessandro è durissimo: «A parte il candidato improponibile a Milano (perchè per votare una antipatica e inutile come la Moratti ci vuole del gran coraggio), come prevedevo sia Lega che Pdl son stati puniti per la mancanza di palle in fatto di immigrazione e per l’eccesso di immobilismo che ci ha portato a parlare nell ultimo anno solo di intercettazioni e riforme della giustizia». «Come era facile prevedere siamo stati puniti! – si legge ancora – Speriamo Tremonti mandi presto Berlusconi a casa perchè c’è da rifondare parecchio!». Non usano mezzi termini i militanti leghisti: «Se a Milano non passiamo al primo turno – avverte Lorena – che il Berlusca si prepari!».
Colpa della Moratti, della Lega o di qualche errore di Silvio Berlusconi? Mentre ancora i dati continuano ad affluire, anche sullo Spazio azzurro, il forum online del Popolo della libertà , i militanti del partito iniziano a fare un’impietosa analisi del voto.
Al centro delle critiche, soprattutto il risultato di Milano.
«La Moratti non era il candidato giusto», scrive Antomas.
«Bossi ha tirato la corda. Troppo», sostiene Mara.
«Bossi e la Lega se si perdono le elezioni sono i primi responsabili!», concorda un anonimo.
Vittorio se la prende un po’ con tutti: «Ma vi rendete conto? Con Pisapia! Siete fuori di testa. Incapaci. Perdere Milano! Mendicare i voti. Che pena». Ma c’è anche chi critica apertamente lo stesso Berlusconi: «Presidente, lasciata la politica ai Frattini e campo libero a Napolitano che fa il capo del governo, ti aspettavi una vittoria elettorale?», scrive un lettore che si firma Msi.
E un altro: «Caro Berlusconi lo sconsiderato attacco alla Libia ti ha fatto perdere consenso. Rifletti su questo errore».
«Avete tradito gli elettori sulla immigrazione, avete fatto solo annunci, ve lo avevo detto», incalza Rino.
E un altro: «Ve lo siete cercato e le urne ve lo servono sul piatto d’argento. Avanti Tremonti!!».
«Siete stati immobili e ora la gente ha ragione a farvi andare ai ballottaggi a Milano e Napoli. Riforme zero. Liberalizzazioni zero. Calo tasse zero».
Ma c’è anche chi invita al sangue freddo, all’attesa dei dati definitivi e a non «darsi la colpa l’uno l’altro e arrivare a far cadere il governo».
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, governo, LegaNord, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Maggio 16th, 2011 Riccardo Fucile
IL PDL PAGA UNA CAMPAGNA ELETTORALE FONDATA SULL’ARROGANZA: PISAPIA 48,6%, MORATTI 40,7%, PALMERI 5,7%, CALISE 3,4%… LA LEGA A MILANO CROLLA SOTTO IL 10%
Il centrosinistra canta vittoria. 
Piero Fassino è diventato sindaco di Torino già al primo turno.
A Bologna Virginio Merola potrebbe riuscire a fare altrettanto superando in prima battuta la soglia del 50% che gli consentirebbe di evitare il ballottaggio. Ma il risultato più clamoroso di tutti, il più incoraggiante per il Pd e i suoi alleati, è quello di Milano con Giuliano Pisapia che non solo strappa il ballottaggio a Letizia Moratti, ma si ritrova addirittura avanti di circa otto punti, un esito su cui fino alla vigilia erano davvero in pochi a scommettere.
Tutto è rimandato di due settimane, ma per un centrosinistra che non andava al ballottaggio dal 1993 è già una vittoria.
A Milano, dunque, si va al ballottaggio.
Il dato è ormai certo: al momento, il candidato del centrosinistra si ritrova al 48,6% contro il 40,,7% della Moratti.
Lo stesso Pisapia, intervenendo nel tardo pomeriggio, si è detto fiducioso: «Sarà la Milano del futuro, un esempio per tutta l’Italia».
Resta ora da vedere come si muoveranno in vista del secondo turno il Terzo Polo, che ha il 5,7%; e il Movimento 5 Stelle che si è fermato attorno al 3,4%.
Le proiezioni sono state diffuse anche per gli altri tre principali comuni al voto.
A Bologna Virginio Merola del centrosinistra risulta al 51,6% – e quindi si ritroverebbe sindaco già in prima battuta – e il candidato del centrodestra Manes Bernardini al 29,4%; il candidato grillino Massimo Bugani realizzerebbe un vero e proprio exploit raggiungendo il 9,6% e Stefano Aldovrandi del Terzo Polo arriverebbe al 4,9%.
A Torino i dati reali dicono che Piero Fassino vince al primo turno con il 57% contro il 26,9% di Michele Coppola, candidato del centrodestra, il 5% del grillino Bertola e il 4,8% del terzopolista Musy.
A Napoli, infine, il candidato del Pdl, Gianni Lettieri, si trova al 37,8% e, a sorpresa, ha come diretto inseguitore si ritrova il candidato dell’Idv Luigi De Magistris con il 26,1% e non Mario Morcone, candidato «ufficiale» del centrosinistra, fermo al 21,3% mentre il terzopolista Raimondo Pasquino arriva al 9,7%.
Anche questo dato, se confermato, sarebbe particolarmente significativo perchè emergerebbe l’esclusione del rappresentante del Pd, partito di riferimento del sindaco uscente Rosa Russo Jervolino, a vantaggio di un candidato dalle posizioni più radicali.
Qualora i risultati emersi dalle proiezioni fossero confermati, diventerebbe centrale il ruolo del Terzo Polo, soprattutto a Milano dove il blocco che fa capo a Fini, Casini e Rutelli ha presentato un proprio candidato, Manfredi Palmieri, che con il suo 5,5% risulterà decisivo.
I tre leader hanno avuto oggi un pranzo di lavoro a Roma per fare il punto in vista dei risultati delle amministrative.
Dalle scelte che potrebbero prendere in vista dei ballottaggi, se sostenere i candidati del centrodestra o quelli del centrosinistra, potrebbe delinearsi anche il ruolo che il gruppo avrà sullo scenario politico nazionale.
La tendenza che emerge è comunque quella di diventare reale alternativa al bipolarismo e quindi di non appoggiare nessuno.
Da segnalare il crollo della Lega a Milano che perde oltre 3 punti rispetto alle regionali di pochi mesi fa.
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