Maggio 16th, 2011 Riccardo Fucile
DELLA VEDOVA: “SE I RISULTATI SONO QUESTI, E’ UNA RIVOLUZIONE POLITICA”…IL TERZO POLO DETERMINANTE A MILANO E NAPOLI NELLA SCONFITTA DEL PARTITO DEGLI ACCATTONI: BUON RISULTATO DEI CANDIDATI DEL TERZO POLO
“Se questi dati si confermeranno, segnano la fine del berlusconismo”. E’ questa la prima valutazione che il partito di Gianfranco Fini dà del voto amministrativo.
“Mi riferisco solo al caso di Milano – ha detto subito il numero due dei futuristi Italo Bocchino – Berlusconi ha costruito il boomerang di oggi. Il fatto che la Moratti vada al ballottaggio è in controtendenza, non era mai successo. C’è una crisi del berlusconismo, perchè chi se n’è andato, da Fini a Casini, pesa molto”.
“Se mai i dati dovessero essere confermati, sarebbe, tra virgolette, una rivoluzione politica del quadro italiano, anche perchè Berlusconi ci ha messo il carico da 90, si è candidato…”.
Così Benedetto Della Vedova, capogruppo Fli alla Camera, commenta il risultato elettorale di Milano.
Quanto all’indicazione del Terzo polo per i ballottaggi Della Vedova dice: “E’ una questione nuova che dobbiamo affrontare”.
Granata (Fli): “Berlusconi voleva referendum, ha perso. Il dato di Milano è il più importante. Se Berlusconi voleva trasformare queste elezioni amministrative in un referendum pro o contro se stesso, dai primi dati possiamo dire che l’ha perso alla grande”.
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Maggio 16th, 2011 Riccardo Fucile
TESTA A TESTA A MILANO, SORPASSO DI DE MAGISTRIS A NAPOLI, FASSINO ORMAI LANCIATO, FRENA MEROLA MA BERNARDINI E’ STACCATISSIMO
Secondo la prima proiezione IPR Marketing per Rai sulla base del 5% dei seggi, riguardante il
voto per il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia (Centrosinistra) è in testa con il 45% mentre Letizia Moratti (Centrodestra) è al 44%.
Staccati gli altri: il candidato del Terzo Polo, Manfredi Palmeri, è infatti dato al 5,5%, mentre il portacolori del Movimento 5 Stelle si attesta al 4%.
Per quanto riguarda le coalizione, il centrosinistra si attesta al 45%, come il centrodestra, che quindi guadagna un punto percentuale rispetto al candidato sindaco.
Secondo la stessa fonte a Bologna Virginio Merola (Centrosinistra) e al 47,0% mentre Manes Bernadini (Centrodestra) è al 32,0%.
Il candidato del movimento Cinque stelle di Beppe Grillo Massimo Bugani arriva al 9%, mentre quello del Terzo Polo Stefano Androvandi è al 5,5%.
La coalizione del centrosinistra si attesta al 50%, superiore dunque al risultato del candidato e quella del centrodestra è invece al 30%.
A Torino Fassino sarebbe avanti con il 54%.
Fermo al 30% Michele Coppola. Alberto Musy per il Terzo polo al 5%, stessa cifra per Vittorio Bertola (Movimento 5 stelle).
Quanto alle coalizioni, centrosinistra al 53%, centrodestra al 31%, Terzo polo al 5%, Movimento 5 stelle al 4,5%.
A Napoli Gianni Lettieri (Centrodestra) è al 42,0%, Luigi De Magistris (Idv e altri) al 23% e Mario Morcone (Centrosinistra) è al 21,5%.
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Maggio 16th, 2011 Riccardo Fucile
A BOLOGNA MEROLA AL 50% E BERNARDINI AL 31% … A NAPOLI LETTIERI AL 41% MORCONE AL 25%, DE MAGISTRIS AL 21%
Letizia Moratti (Centrodestra) al 47,5%, Giuliano Pisapia (centrosinistra) al 43%. 
Questo l’esito dell’intention poll Digis per Sky .
La rilevazione comporta una forchetta di oscillazione del 2%.
A Torino l’intention poll dà Piero Fassino (centrosinistra) al 52%, Michele Coppola al 33.
A Bologna Virginio Merola (centrosinistra) viene dato al 50%, Manes Bernardini (centrodestra) al 31%.
Per Napoli corsa a tre: Gianni Lettieri (centrodestra) al 41%, Mario Morcone (pd) al 25% e Luigi de Magistris (idv) al 21 per cento.
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Maggio 16th, 2011 Riccardo Fucile
L’ACCORDO CON IL GOVERNO TUNISINO PREVEDE NON PIU’ DI 60 RIMPATRI AL GIORNO, MA NON RIUSCIAMO SPESSO A FARE NEANCHE QUESTO… VOLI CHE SALTANO, POLIZIOTTI CHE MANCANO, PROBLEMI BUROCRATICI….IN COMPENSO ABBIAMO GIA’ REGALATO A TUNISI QUATTRO MOTOVEDETTE
Ne possono rimpatriare 60 al giorno, ma spesso non riescono a fare neanche quello. 
Nella generale distrazione della campagna elettorale, capita che l’accordo con la Tunisia, stipulato il 5 aprile dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, salti in maniera continuativa.
Parlano i numeri: dei 33.880 immigrati sbarcati sulle coste italiane dal primo gennaio, 23.938 sono tunisini.
È vero che i primi rimpatri sono scattati subito dopo la firma dell’accordo, ma in un mese e mezzo sono fermi a 861.
Qualcosa quindi non funziona.
Il 2 maggio, per esempio, si sarebbe dovuto provvedere a riportare a casa 60 tunisini ospiti della ex tendopoli (trasformata poi in un Cie temporaneo) di Palazzo San Gervasio, nel potentino.
“Il ministero dell’Interno — racconta Franco Maccari, segretario generale nazionale del sindacato autonomo di polizia Coisp — ha organizzato in due turni il trasferimento da Palazzo all’aeroporto di Napoli, distante 200 chilometri. Per i primi 30 si organizza la scorta nel cuore della notte. Sono impegnati 60 poliziotti, il rimpatrio procede senza problemi, ma al rientro dei colleghi da Napoli a Potenza l’auto di servizio viene coinvolta in un incidente stradale”. Due poliziotti rimangono feriti.
Ma è col secondo trasferimento che il meccanismo del rimpatrio si inceppa. Ancora Maccari: “Partenza programmata alle 4 del mattino, si parte soltanto alle 13, dopo i numerosi ordini e contrordini da parte del ministero. Gli altri 30 immigrati dovrebbero imbarcarsi all’aeroporto di Capodichino. Lì ai 60 poliziotti viene concesso un lauto pranzo: un panino e acqua minerale. Alle 18 ancora gli immigrati non vengono imbarcati. Poi si svela l’arcano: a Napoli non c’è alcun aereo per Tunisi! Così qualche papavero del ministero, pensando di spostare gli agenti per mezzo Sud Italia come se fossero carri armati del Risiko, dispone l’incredibile: spedire gli immigrati da Napoli al Cie di Bari, che dista soltanto 80 km da quello di partenza di Palazzo San Gervasio”.
Cosa è accaduto? “Il problema è che sono tanti e il ministero non sa come gestirli — commenta Maccari — Fate caso che non li portano nè a Napoli nè a Milano, per non scontentare le fazioni di governo. I centri di Civitavecchia e Cagliari vengono chiusi e riaperti a seconda delle necessità ”.
E non si tratterebbe dell’unica volta in cui il rimpatrio è saltato.
Lunedì scorso un volo con a bordo 29 immigrati e una settantina di poliziotti è decollato alle 10 del mattino da Roma-Fiumicino destinazione Tunisi (via Napoli-Palermo), ma l’autorizzazione all’atterraggio dall’altra parte del Mediterraneo non è mai arrivata.
Così l’aereo è rimasto fermo prima a Capodichino, poi nello scalo siciliano: qui si è aspettato il console per il riconoscimento, ma il nullaosta finale non è mai arrivato.
Così a tarda sera il velivolo è decollato nuovamente, alla volta però del Cie di Torino.
Sono rimasti tutti senza mangiare, compresi i poliziotti che dal capoluogo piemontese sono poi dovuti rientrare nella capitale.
Costo dell’operazione, seimila euro all’ora per l’affitto del mezzo Mistral Air, oltre naturalmente allo stipendio dei poliziotti.
E sembra che il Viminale, anzichè riconoscere la missione internazionale, abbia declassato la giornata a “ordine pubblico”.
“Un’odissea dovuta alla situazione interna alla Tunisia — spiega Enzo Marco Letizia, segretario generale dell’Associazione nazionale funzionari di polizia — con i violenti scontri di sabato che hanno riportato il coprifuoco dalle 21 alle 5”.
Sarà , ma altri due episodi analoghi si sarebbero verificati anche a fine aprile e all’inizio di maggio.
Se da un lato Maroni non riesce dunque a rispettare gli impegni assunti con la base leghista, dall’altro è costretto a ottemperare agli obblighi proprio con la Tunisia: mercoledì scorso ha consegnato personalmente all’omologo tunisino Essid, 4 motovedette di ultima generazione, 15 metri, due motori con una potenza di 1000 cavalli, ecoscandaglio e navigatore satellitare.
Per chi ascolta la Tv sembra che tutti i tunisini siano ormai stati rimpatriati (profughi libici a parte), invece siamo fermi al 4% di quelli arrivati a suo tempo.
Basta che ne arrivino 300 in una settimana e annullano chi viene rimpatriato. Per smaltirne 23.000 di questo passo ci vorranno due anni.
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Maggio 16th, 2011 Riccardo Fucile
LE CINQUE GUERRE OCCIDENTALI SCOPPIATE DOPO LA FINE DEL CONFLITTO HANNO CAUSATO 400.000 VITTIME, QUELLE DEI TERRORISTI MENO DI 35.000 VITTIME… DALLA SCHIAVITU’ AI BOMBARDAMENTI SULLE INERMI POPOLAZIONI CIVILI
L’Occidente si considera una “cultura superiore” (nuovo conio del razzismo, essendo diventato quello classico impresentabile dopo Hitler), ritiene di avere i valori migliori, anzi assoluti, e quindi il dovere morale di imporli, abbattendo dittature, autocrazie, teocrazie e quei Paesi, come l’Afghanistan talebano, dove si pratica l’intollerabile sharia (ma la sharia non c’è anche in Arabia Saudita? E che c’entra? Quelli sono alleati).
E vediamola allora, a volo d’uccello, la storia della “cultura superiore”.
Dal 1500 al 1700 portoghesi, spagnoli e inglesi si specializzarono nella tratta degli schiavi (la schiavitù era scomparsa da mille anni, col crollo dell’impero romano).
Ma nel 1789 arrivò la Rivoluzione francese con i suoi sacri principi: libertè, egalitè, fraternitè.
Peccato che l’800 sia stato il secolo del colonialismo sistematico europeo.
I “sacri principi” non valevano per gli altri.
Gli Stati Uniti, gli attuali campioni della morale occidentale, hanno alle loro origini un genocidio infame e vile (winchester contro frecce) che non disdegnava l’uso delle “armi chimiche” dell’epoca (whisky).
Sono stati gli unici, in epoca moderna, a praticare, sul proprio territorio, la schiavitù, abolita solo nel 1865 e hanno avuto l’apartheid fino a 50 anni fa.
Nelle ultime fasi della seconda guerra mondiale questi corifei dei “diritti umani” bombardarono Berlino, Dresda, Lipsia mirando appositamente ai civili, fra cui fecero milioni di morti, “per fiaccare il morale del popolo tedesco” come dissero esplicitamente i loro comandi e sono l’unico Paese al mondo ad aver usato l’Atomica.
Sgretolatosi il contraltare sovietico hanno inanellato, in vent’anni, cinque guerre. Il primo conflitto del Golfo poteva avere qualche ragione perchè Saddam aveva invaso il Kuwait, peraltro uno Stato fasullo creato nel 1960 per gli interessi petroliferi Usa.
Ma le guerre bisogna anche vedere come le si fanno.
Per non affrontare fin da subito l’imbelle esercito iracheno bombardarono per tre mesi le principali città dell’Iraq.
Sotto le luminarie che ci fece vedere il prode Del Noce morirono 160 mila civili, di cui 32.195 bambini (dati del Pentagono). 32.195 bambini.
Quando lo scrivo o lo dico mi immagino che i miei connazionali, “italiani brava gente”, siano percorsi da brividi di orrore.
Ma non è così. In questo momento, a detta della Tv di Stato, gli italiani e le italiane sono dilaniati dal lacerante dilemma: “Poichè la moda quest’anno non ha dato indicazioni, quale dovrà essere la lunghezza della gonna la prossima estate: al ginocchio, sopra, sotto, mini, maxi?”.
Poi c’è stata l’aggressione alla Serbia del tutto immotivata (“Gli stupri etnici! Gli stupri etnici!”. I debosciati occidentali, che vanno a comprare le bambine e i bambini a Phuket, proiettano la loro ombra: vedono stupri dappertutto).
I morti furono 5500.
In Afghanistan sono, per ora, 60 mila, la maggioranza provocata, secondo un rapporto Onu del 2009, dai bombardieri Nato, spesso droni, aerei senza equipaggio teleguidati da Nellis nel Nevada.
Gli occidentali, si sa, hanno uno stomaco delicato, gli fa orrore il corpo a corpo, il sudore, la vista del sangue.
Gli sembra più morale schiacciare un bottone, fare qualche decina di morti a 10 mila chilometri di distanza e poi andarsene a cenare a casa.
In Iraq i morti sono stati 170 mila.
Il calcolo è stato fatto, in modo molto semplice, da una rivista medica inglese confrontando i decessi degli anni di Saddam con quelli degli anni dell’occupazione.
Per la Libia i calcoli li faremo alla fine. Rimaniamo sul certo.
Le cinque guerre occidentali hanno causato circa 400 mila vittime civili, il terrorismo internazionale circa 3500.
Un rapporto di 110 a uno.
E allora chi è il terrorista?
Massimo Fini
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 16th, 2011 Riccardo Fucile
AL SUD SPESSO DISONESTI PER SOPRAVVIVENZA… LA REGIONE PIU’ VIRTUOSA E’ LA SARDEGNA CHE SOTTRAE ALL’ERARIO SOLO IL 13,7%… AL NORD GLI IMPORTI EVASI SONO MOLTO CONSISTENTI, AL SUD SPESSO SI TRATTA DI CIFRE MINORI
Un Paese unito nel nome dell’evasione fiscale: nascondere una parte o la totalità del reddito agli
occhi dello Stato è un’attività diffusa su tutto il territorio italiano.
Ma gli evasori non sono tutti uguali: c’è chi si accontenta di truffare il fisco solo in parte, e chi mette via ogni remora pur di accumulare entrate senza versare le tasse.
Al Nord come al Sud, anzi al Nord un po’ di più.
Contrariamente a quanto si pensa per via della maggiore diffusione dell’economia sommersa, il picco dell’evasione si raggiunge nel Settentrione. La regione che sottrae più ricchezza ai fini dell’Irpef è il Veneto, che nasconde in media il 22,4 per cento dei suoi redditi, la più virtuosa è la Sardegna dove l’evasione si contiene al 13,7%.
Fra i due estremi, c’è il ritratto di un Paese che si attrezza in mille modi per ingannare il fisco quando il contribuente non versa la ritenuta alla fonte: dalle prestazioni professionali in nero agli scontrini mai emessi.
A differenziare il fenomeno in base al territorio ci ha pensato lo Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, in uno studio che calcola le percentuali del reddito dichiarato rispetto a quello disponibile nel 2008 (al netto delle prestazioni sociali e delle quote esenti, più diffuse al Sud).
Il Paese in complesso ne esce male anche se, contrariamente ai luoghi comuni, la quota di reddito nascosto è più alta al Centro-Nord, con il 19,3 per cento, che al Sud (il 18).
Al Veneto, nella classifica dei meno virtuosi, seguono le Marche (22 per cento di ricchezza evasa).
Ma a parte un intermezzo fra il terzo e quarto posto – Basilicata (21%) e Calabria (20,6 per cento, pari merito con l’Emilia Romagna) – è l’Italia del Centro Nord a dominare la parte alta della graduatoria.
Lombardia e Sicilia, regioni con notevoli differenze nel livello di vita, evadono quote simili (17,6 per cento la prima, 17,2 la seconda).
Quanto a virtuosismo, alza la media settentrionale solo la Liguria (14,7 per cento di reddito evaso).
L’andamento non cambia di molto se si considerano le percentuali di reddito dichiarato rispetto al Pil: il Mezzogiorno dichiara il 51,2 per cento rispetto al 49,5 del Centro-Nord.
E non sembra che nel breve periodo le posizioni possano invertirsi visto che – secondo una indagine di Contribuenti. it – nei primi mesi del 2010 l’evasione era data in aumento soprattutto in Lombardia e in Veneto.
Commenta lo Svimez: “Non cadiamo nella tentazione di etichettare il Centro Nord come terra di evasori fiscali – si legge nello studio -. Ma questi dati mostrano comunque che non si può attribuire questa stessa etichetta al Mezzogiorno: la realtà è che l’Italia non ha raggiunto l’unità economica, ma è unificata dall’evasione”.
Secondo i ricercatori dell’associazione una precisazione però va fatta: “Le informazioni della Guardia di Finanza – che non riguardano tutti i contribuenti, ma solo quelli sottoposti a controllo fiscale – indicano che nel Mezzogiorno ci sono più evasori che nascondono importi modesti”.
Al Centro Nord si verifica il caso opposto: “Al limitato numero di evasori corrisponde una massa imponibile non dichiarata rilevante”.
In sostanza, conclude lo studio Svimez “si può figurare un’evasione per sopravvivenza al Sud ed una evasione per accumulazione di ricchezza al Nord”.
Luisa Grion
(da “La Repubblica”)
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Maggio 16th, 2011 Riccardo Fucile
L’ESPONENTE DI FLI AGLI EX AN, OGGI NOVELLI BERLUSCONES: “TRADITORI SIETE VOI”…”DESTRA E’ ONORE, ORGOGLIO, DIGNITA’ E UNITA’ NAZIONALE, LEGALITA’, RISPETTO DELLE ISTITUZIONI, REGOLE UGUALI PER TUTTI: SIETE VOI CHE AVETE VENDUTO I NOSTRI VALORI DI SEMPRE”
In queste ultime settimane, più e più volte, mi è capitato di leggere o sentire da lontano gli echi delle vostre voci: a dir vostro sarei un traditore, avrei lasciato la casa comune della destra, sarei andato a sinistra…
Sapete, meglio di me, che non è così.
Sono io a chiedere a voi come, intimamente, vi sentiate.
Abbiamo condiviso anni e anni della nostra vita affermando valori in cui credere e su cui costruire il futuro nostro e dei nostri figli.
Questa è l’Italia che avevamo sognato?
È questa la destra per cui abbiamo lottato fin da ragazzini?
Io mi rispondo di no.
Mi vergogno dell’Italia che sto consegnando a mia figlia.
Destra è onore, è orgoglio, dignità ed unità nazionale, è etica pubblica e privata, è merito, è rispetto delle istituzioni, è legalità e regole uguali per tutti. E, se collego ognuna di queste definizioni all’Italia di oggi, noto che stridono terribilmente con ciò che è nella realtà del tramonto berlusconiano.
Dov’è l’orgoglio nazionale? Dov’e la dignità nazionale?
Nel baciamano di Berlusconi a Gheddafi? Nell’imbarazzante balletto sulla Libia, per cui l’Italia è stata esclusa dal tavolo a quattro Obama, Sarkozy, Cameron, Merkel? Che posto ha l’Unità Nazionale nella scala dei valori se è consentito ai ministri della Lega di non votare la festa dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Dov’è l’onore, dov’è l’etica che dovrebbe far capo a chi rappresenta la Nazione nel mondo e ne guida il governo?
Nelle pressioni alle questure per la presunta nipote di Mubarak?
Nelle elargizioni milionarie alle ragazze dell’Olgettina?
E la meritocrazia, è per caso nell’elezione in lista bloccata di Nicole Minetti, amministratrice del residence delle stesse?
E il merito dei nuovi membri di governo, uno dei quali dice di non conoscere minimamente la materia di cui dovrà trattare, è forse quello di aver barattato la sopravvivenza di Berlusconi con la poltrona di ministro o sottosegretario? Dov’è il rispetto delle Istituzioni?
Ve n’è forse traccia nelle sguaiate grida del premier, un giorno contro il presidente della Repubblica, l’altro contro il presidente della Camera, poi contro la corte Costituzionale “comunista”, poi ancora contro la magistratura definita “cancro” e le procure “brigatiste”?
Dov’è il rispetto delle regole e della legge “uguale per tutti”, se ogni norma che riguarda la giustizia viene ritagliata su misura delle esigenze processuali del residente del Consiglio?
Che ne pensate della prescrizione breve, alla faccia della sicurezza e dell’ordine?
Io so solo che, personalmente, non me la sentivo di fare finta di non vedere e di non capire…
Chiedo, retoricamente, a voi quale sia la strada del civile dissenso da un modo di essere e di far politica che non mi rappresenta.
Io mi sono risposto lasciando l’incarico di governo (non succede molto spesso e non c’è proprio tornaconto personale in una scelta del genere) e tornando a ricostruire con Fini – con il quale voi, come me, siete stati per una vita – un partito che sia testimone di una certa idea dell’Italia e di Trieste in quell’Italia. So che è difficile, ma so anche che ne vale la pena.
Mi piace, in proposito, citare Kipling che scrisse al figlio “sarai uomo quando in un colpo solo sai rischiare quanto hai avuto dalla vita e perderlo per poi ricominciare la tua partita”.
Non vi chiedo di condividere la stessa scelta, anche se ricordo come ognuno di voi, un tempo, proclamasse con fierezza di essere “diverso” rispetto ad altri modi di essere e di vedere la destra.
E questo vale anche e tanto più a Trieste, dove un certo mondo è la quintessenza dell’immobilismo e della mera gestione di potere.
A voi, che mi dite o mandate a dire “meglio la Lega che Fli”, chiedo cosa resta delle nostre battaglie sull’italianità .
Era tutto solo retorica? Io credo di no.
Continuo a credere, e noi di Fli continuiamo a credere, nel patriottismo, nel valore dei simboli, nella bandiera e nel legame tra le generazioni che costituisce, con la lingua e lo spirito, il collante vero dell’unità nazionale.
Ho l’orgoglio di avere legato il mio nome alla legge che ha istituito il giorno del Ricordo, dedicato a Trieste e all’Istria, a genti e memorie che hanno trasmesso italianità e sacrificio.
Io ho un’idea di Trieste, di modernità nella tradizione, fortemente legata alla sua identità italiana, interprete di un progetto nazionale nella nuova realtà europea.
Credo in un’italianità che include e che è nella storia e nella tradizione della destra di cui, consentitemi, abbiamo almeno lo stesso diritto di rivendicare continuità storica e culturale.
Roberto Menia
coordinatore nazionale Futuro e Libert�
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Maggio 15th, 2011 Riccardo Fucile
LA PAURA DEL PREMIER: “A MILANO E’ IN GIOCO LA LEGISLATURA, E’ UN REFERENDUM SU DI ME”…IL TIMORE CHE LA MORATTI SIA SOTTO DI 4 PUNTI RISPETTO ALLA SOMMA DEI PARTITI CHE LA APPOGGIANO… NON VINCERE NELLA “SUA” MILANO, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, CON UN SINDACO USCENTE E AD OPERA DI UN ESPONENTE DELLA SINISTRA DI VENDOLA, PER SILVIO SAREBBE UNA BOTTA TREMENDA
Una cosa, per certo, Berlusconi non se la rimprovera. 
E l’ha detto ieri alle persone con cui ha parlato. “Ho fatto tutto quello che potevo fare. Neanche stavolta, in questa campagna per le amministrative, mi sono risparmiato”.
“Tuttavia, devo ammettere – conclude così Berlusconi – che sono preoccupato lo stesso”.
È il voto di Milano quello che tiene in tensione il premier.
Il quale, anche a rischio di rasentare le strette regole elettorali, pure stamattina potrebbe parlare. Così come ha in animo domani, e lo ha confermato a più d’uno, di fare un nuovo show in tribunale per l’udienza Mills, dove fuori, a sostenerlo, ci sarà la Santanchè, mentre tra i testimoni sfilerà Flavio Briatore.
Due occasioni, che Berlusconi non intende affatto perdere.
Il perchè lo rivela lui stesso: “Questo non è un voto ordinario per sindaci e presidenti di provincia. Questo è un voto su di me e sul mio governo. È un voto in cui si gioca il futuro mio e della coalizione”.
Questo pensa Berlusconi.
E le preoccupazioni per quello che considera, a tutti gli effetti, un vero e proprio referendum, si concentrano soprattutto su Milano, su quanti consensi prenderà lui stesso in quanto candidato.
Ebbe 53mila voti nel 2006, e adesso scendere al di sotto sarebbe uno smacco.
Ma è la sorte della Moratti che lo angoscia. Una donna che, Berlusconi lo sa bene, non ha feeling con la gente comune ed è sopportata, e votata per forza, dalla borghesia.
Una Moratti che rischia di andare in controtendenza rispetto ai risultati che potrebbero ottenere, insieme, Pdl e Lega.
Almeno quattro punti al di sotto di quello che otterrebbero i partiti al governo. Loro, ovviamente, sopra la fatidica soglia del 50%, lei al di sotto.
Con lo spauracchio del voto disgiunto: i milanesi potrebbero anche decidere di votare per il Pdl o per la Lega, ma poi indicare come candidato sindaco Pisapia anzichè la Moratti.
È la sconfitta, ormai messa all’ordine del giorno, che fa aggrottare la fronte al Cavaliere.
Il quale trae subito le conseguenze e ragiona così: “Se vinciamo è ovvio che io mi rafforzo, vado avanti, e governo fino al 2013 facendo tutte le riforme che ho promesso, a partire da quella della giustizia. Se invece si va al ballottaggio si creeranno subito dei problemi che però saranno risolti qualora si vinca a fine maggio. Ma se a Milano dovesse alla fine prevalere Pisapia sulla Moratti, nessuno potrà più garantire che la Lega continui a dare il suo appoggio a questo governo”.
E la crisi, a quel punto, sarà inevitabile.
È stato, e continua a essere Bossi, il tormentone per Berlusconi.
Ne parla di continuo, preoccupato.
“Mai come in questa campagna elettorale ho avvertito che il rapporto con lui non è più quello di un tempo. E nonostante continui a rifletterci, non riesco neppure a spiegarmi il perchè di questo cambiamento”.
L’episodio più recente che lo ha turbato, e che non gli fa prevedere niente di buono per il futuro, soprattutto in caso di sconfitta, è il filo diretto e la sintonia che si sono create con Napolitano.
Bossi sempre pronto a schierarsi col Quirinale e a prendere, implicitamente, le distanze dal Cavaliere.
Una situazione che gli fa tornare in mente il fantasma della famosa crisi del ’94, il voltafaccia della Lega, il governo tecnico imposto dall’allora presidente Scalfaro.
Ferite mai sanate, cicatrici dolenti che fanno male soprattutto mentre il Carroccio segna la distanza dal Pdl.
Preoccupazioni che si rafforzano nonostante il plateale bacio di Bossi alla Moratti sul palco.
Inutilmente i suoi cercano di rincuorare Berlusconi qualora domani pomeriggio, sin dagli exit poll, si scopra che la prima cittadina di Milano resta al palo.
Non cambia nulla, gli dicono, anche se dovessimo vincere al secondo turno. Ma per il Cavaliere, nella “sua” Milano, per giunta con un sindaco uscente e contro “uno di Rifondazione” come dice lui, per di più dopo tre anni di governo a Roma, questa sarebbe a tutti gli effetti una inaccettabile debacle.
E sta già cercando i colpevoli.
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
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Maggio 15th, 2011 Riccardo Fucile
VENTIMILA CANDIDATI DA SCEGLIERE PER IL RINNOVO DI 11 AMMINISTRAZIONI PROVINCIALI E 1.200 COMUNALI…. UN PROLIFERAZIONE DI LISTE E UN AFFOLLAMENTO DI SIMBOLI… LE CITTA’ DOVE SI VOTA
Quasi tredici milioni di italiani chiamati a scegliere tra uno stuolo di ventimila candidati per il rinnovo di undici amministrazioni provinciali e di circa 1.200 amministrazioni comunali.
E poi 15.708 sezioni, con una proliferazione delle liste in competizione e un affollamento di simboli.
Sono queste le cifre dell’appuntamento elettorale del 15 e 16 maggio.
Si vota dalle 8 alle 22 di domenica e dalle 7 alle 15 di lunedì 16 maggio.
E l’eventuale turno di ballottaggio è già fissato per il 29 e 30 maggio.
Milano, Torino, Bologna e Napoli le città chiave in cui si giocherà la sfida elettorale, una battaglia all’ultimo voto che in molti, a cominciare dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, considerano come un test politico di portata nazionale.
Nel capoluogo lombardo, roccaforte del centrodestra, i riflettori sono puntati sulla sfida tra la candidata Pdl e sindaco uscente Letizia Moratti e l’uomo del centrosinistra ex di Rifondazione comunista, Giuliano Pisapia, un avvocato “liberal”che si contenderà i voti degli anti-Moratti anche con il candidato terzopolista Manfredi Palmeri.
A Napoli il Pd ha schierato Mario Morcone, mentre i dipietristi hanno candidato l’ex magistrato Luigi De Magistris.
Amministrata da oltre 15 anni dal centrosinistra, va al voto nel corso di una nuova emergenza rifiuti, che nel 2008 era stata al centro di un intervento straordinario del nuovo governo Berlusconi annunciata come risolutiva.
Il centrodestra, che ha puntato sull’imprenditore Gianni Lettieri punta a ripetere la vittoria delle elezioni regionali del 2010, conquistando la Campania del dopo-Bassolino.
Nella Torino di Chiamparino, il candidato del centrosinistra è l’ex ministro ed ex segretario dei Ds Piero Fassino, il centrodestra presenta l’assessore regionale Michele Coppola mentre a sparigliare le carte c’è Alberto Musy, candidato sindaco del Terzo Polo.
La Lega, che spera in queste elezioni di aumentare i voti intercettando magari i delusi del Pdl, ha un proprio candidato a Bologna, città che torna al voto dopo il commissariamento prefettizio seguito alle dimissioni del sindaco di centrosinistra Pippo Delbono, coinvolto in un’inchiesta giudiziaria per facilitazioni concesse alla ex compagna.
Il Carroccio sta cercando di “sfondare” nella zona sud della pianura padana, e candida nel capoluogo emiliano, con il sostegno del Pdl, Manes Bernardini contro il vincitore delle primarie di centrosinistra Virginio Merola, mentre il Terzo Polo è rappresentato da Stefano Aldrovandi.
Si vota anche per il rinnovo di 11 amministrazioni provinciali – Gorizia, Trieste, Vercelli, Mantova, Pavia, Treviso, Ravenna, Lucca, Macerata, Campobasso, Reggio Calabria – e per diversi capoluoghi e grandi centri.
Tra gli appuntamenti elettorali seguiti con più attenzione dagli analisti, quello per il Comune di Trieste, dove il centrodestra si presenta diviso, con Pdl e Lega Nord che presentano ognuno il proprio candidato.
Diviso anche il terzo Polo, tra finiani e Udc, mentre il centrosinistra va unito al voto.
In Sicilia, si vota per le comunali a Ragusa. In Sardegna, a Cagliari e Olbia. In Calabria a Reggio, Catanzaro, Cosenza e Crotone, in Puglia a Barletta.
In Campania vanno al voto Salerno, Caserta, Benevento.
Nel Lazio si vota a Latina (dove lo scrittore Antonio Pennacchi sarà il “padrino” di una lista a suo nome con i finiani).
Nelle Marche a Fermo, in Umbria ad Assisi.
In Toscana, invece, a Siena, Arezzo e Grosseto.
In Emilia- Romagna a Rimini e Ravenna. In Liguria a Savona.
E infine in Veneto a Rovigo, in Lombardia a Varese, in Piemonte a Novara, in Friuli Venezia Giulia, oltre che a Trieste, anche a Pordenone.
Nonostante a partire da quest’anno, come ha previsto la Finanziaria 2010, sia stata stabilita la riduzione del numero dei consiglieri comunali e provinciali, è un vero e proprio stuolo di candidati quello che è sceso in campo per le amministrative: si arriva infatti a oltre 20 mila candidature.
Dei comuni, 1.055 sono inferiori ai 15 mila abitanti, 122 superiori.
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