Maggio 12th, 2011 Riccardo Fucile
I GIUDICI CONTABILI VOGLIONO ACCERTARE QUANTO ABBIA PESATO SULLE CASSE STATALI….PER IL MINISTRO L’USO DELL’AEREO DI STATO ERA INDISPENSABILE PER LA SUA SICUREZZA
Quando la vicenda fu resa pubblica lui assicurò di aver avuto un «comportamento irreprensibile».
Adesso saranno i giudici contabili a stabilire se sia davvero così.
La Corte dei conti avvia un’inchiesta sulla decisione del ministro Ignazio La Russa di utilizzare un aereo di Stato per andare alla partita dell’Inter il 5 aprile scorso.
E delega gli accertamenti alla Guardia di Finanza che dovrà acquisire i piani di volo e l’intera documentazione relativa al viaggio, anche per verificare se con il titolare della Difesa fossero a bordo altre persone che non fanno parte dello staff.
L’obiettivo appare evidente: stabilire quanto abbia gravato la trasferta sulle casse statali, ma soprattutto se si tratta di esborso che si poteva evitare. Non solo.
I magistrati vogliono poi scoprire se anche in altre occasioni non istituzionali sia stato utilizzato questo tipo di velivolo.
Accade tutto un mese fa, quando La Russa è in tribuna a San Siro per seguire la sua Inter impegnata nella partita di Champions League contro lo Schalke 04. L’incontro finisce nel peggiore dei modi con la sconfitta dei nerazzurri per 5-2 e nella notte il ministro rientra nella capitale.
Come si sia mosso lo svela tre giorni dopo il quotidiano Il Fatto: aereo P180 dell’Arma dei carabinieri all’andata, aereo dell’Aeronautica militare con numero identificativo MM62210 per il ritorno con decollo alle 23.
Le informazioni sono precise, il ministro non può negare.
E infatti ammette che sono proprio questi i mezzi utilizzati, sostenendo però che il suo comportamento è stato perfettamente regolare.
«Motivi di sicurezza – spiega La Russa in una nota – mi impongono anche contro il mio volere di non usare voli di linea. E poi basta guardare qual era il giorno della partita: tornavo dall’Afghanistan con voli programmati da Roma a Milano da tempo».
Giustificazioni che evidentemente per i giudici della Corte dei conti non sono sufficienti a giustificare il decollo dei due velivoli militari.
Già in passato è stato infatti evidenziato come chi ricopre ruoli istituzionali non debba gravare sul bilancio pubblico per quanto riguarda i propri impegni privati. E questo principio è stato recepito nel 2008 in una direttiva emenata dal governo tuttora in carica, dopo che lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi era finito sotto inchiesta – poi archiviata – proprio per aver fatto salire a bordo degli aerei di Stato numerose ragazze, il cantante Mariano Apicella e altri ospiti delle sue feste a Villa Certosa in Sardegna.
Analoga decisione la procura della Repubblica di Roma l’aveva presa nei confronti di Clemente Mastella e Francesco Rutelli che con un volo ufficiale erano andati al Gran Premio di Monza quando erano al governo.
La magistratura contabile deve invece valutare l’eventuale danno all’Erario e per questo si terrà conto anche del rispetto delle regole varate da palazzo Chigi.
«Il trasporto aereo di Stato – sono queste le disposizioni – è concesso secondo criteri di economicità e di impiego razionale delle risorse, previa rigorosa valutazione dell’impossibilità , dell’inopportunità o della non convenienza di ricorrere ad altri mezzi di trasporto, ovvero previa verifica delle specifiche esigenze di alta rappresentanza in relazione alla natura dell’evento».
L’inchiesta avviata dalla Corte dei conti dovrà stabilire se tale regola sia stata rispettata in questo e in eventuali altri casi di utilizzo dei velivoli.
Anche perchè la stessa direttiva come questo tipo di trasporto «è consentito esclusivamente alle personalità destinatarie del volo e ai componenti della delegazione della missione istituzionale» mentre «l’imbarco di personale estraneo alla delegazione ma accreditato anche in relazione alla natura del viaggio e al rango rivestito dalle personalità trasportate, è consentito in via del tutto eccezionale e previa rigorosa valutazione».
Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera”)
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Maggio 12th, 2011 Riccardo Fucile
ABBIAMO I SALARI TRA I PIU’ BASSI D’EUROPA E IL CARICO FISCALE TRA I PIU’ALTI…PRESSIONE IN CRESCITA DELLO 0,4% NEL 2010…IL CUNEO FISCALE E’ 11 VOLTE SUPERIORE ALLA MEDIA ED E’ TORNATO AI LIVELLI DEL 2000
L’Italia resta in fondo alla classifica Ocse sui salari, ma sale dal 23° al 22° posto superando
la Grecia.
Lo rileva l’organizzazione parigina nel rapporto ‘Taxing wages’.
Il salario netto medio di un single senza figli a carico in Italia è stato di 25.155 dollari nel 2010.
La cifra è inferiore sia alla media Ocse (26.436 dollari), che a quella dell’Ue a 15 (30.089).
Il salario lordo è stato invece di 35.847 dollari, lievemente superiore alla media Ocse (35.576), ma inferiore a quella europea (42.755).
In questa classifica l’Italia è al 19° posto.
A salari bassi si aggiunge il carico fiscale, aumentato di 0,4 punti percentuali rispetto al 2009, quando si attestava al 46,5%.
Il cosiddetto cuneo fiscale, che calcola la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto effettivamente finisce in tasca al lavoratore, in Italia è “almeno di 11 punti più alto della media Ocse per ogni tipo di famiglia” ed è al 46,9% se si considera il lavoratore single senza figli.
Nella classifica dei Paesi membri dell’Ocse, aggiornata alla fine dello scorso anno, l’Italia sale così dal sesto al quinto posto per peso fiscale sugli stipendi, sorpassando l’Ungheria (46,4%) e restando dietro Belgio (55,4%), Francia (49,3%), Germania (49,1%) ed Austria (47,9%). Il Paese dove il fisco è più lieve è il Cile (7%).
Nel dettaglio, l’Italia sale poi dal quinto al terzo posto, con un cuneo fiscale del 37,2%, se si considera la tassazione sul salario nel caso di una famiglia monoreddito con due figli.
Secondo lo studio Ocse, rispetto al 2009 emerge un incremento di 0,03 punti percentuali per i single, derivanti dall’incremento delle tasse sui redditi (+0,1 per le famiglie).
La tassa sui redditi in Italia è pari al 15,4% del costo del lavoro, i contributi a carico del lavoratore (sempre single e senza figli) ammontano al 7,2% e quelli a carico del datore di lavoro al 24,3%, per un costo del lavoro totale di 47.347 Dollari (a parità di acquisto), al quattordicesimo posto tra i 33 paesi Ocse.
Se si guarda alla serie storica, salendo al 46,9% nel 2010 (dal 46,8% indicato per il 2009) il cuneo fiscale si riporta ai livelli del 2000 dopo avere toccato un minimo del 45,7% tra il 2003 e il 2005, mentre tra tutti gli altri tipi di famiglie rispetto al 2000 emerge un incremento massimo di 0,2 punti e tra i salari più bassi c’è stata una riduzione di 5,2 punti percentuali rispetto al 2000.
Il cuneo fiscale nel 2010 è stato peraltro pari al 43,6% (+0,1 dal 2009 per l’aumento delle tasse sui redditi)) per i salari più bassi nel caso del single e al 27,2% (+0,2 dal 2009) per il single con due figli.
Il rapporto Ocse mette in risalto che l’inasprimento del peso fiscale sulle retribuzioni l’anno scorso ha riguardato 22 paesi sui 34 dell’organizzazione e che l’Europa che si conferma l’area dove il cuneo fiscale drena gli stipendi di oltre il 40% per i single e oltre il 30% per le famiglie con figli.
Negli Stati Uniti il cuneo fiscale incide per il 29% sui single e per il 16,3% sulle famiglie con figli.
“Con la stessa pressione tributaria della Germania, gli italiani risparmierebbero 1.400 euro l’anno di tasse. In termini di gettito complessivo, sempre a parità di condizioni fiscali tra i due paesi, l’erario italiano riceverebbe 82 miliardi in meno”. A fare questa dichiarazione, dopo aver letto i risultati presentati oggi dall’Ocse, è stato il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi.
Infatti, a fronte di una pressione tributaria in italia pari al 29,1% del pil, il carico fiscale tedesco raggiunge il 23,7% del pil: praticamente 5,4 punti in meno.
“Se, come dimostrano i dati Ocse, i lavoratori dipendenti presentano un livello di tassazione non più sostenibile – conclude Bortolussi – le cose non vanno certo meglio per le imprese, anzi. Sempre secondo una nostra elaborazione su dati Ifc e World bank, l’Italia presenta il record europeo di importo totale delle tasse sugli utili di impresa (68,6%). Le imprese tedesche, sempre per fare un confronto con il nostro paese, registrano un carico fiscale del 48,2% sugli utili, vale a dire 20,4 punti in meno”.
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Maggio 12th, 2011 Riccardo Fucile
A SAN GENESIO SI PRENDONO A CAZZOTTI UN CONSIGLIERE REGIONALE DELLA LEGA E UN CANDIDATO SINDACO EX LEGHISTA…TUTTI AL PRONTO SOCCORSO A FARSI MEDICARE
L’incontro in Comune tra il consigliere regionale Angelo Ciocca (Lega) e il candidato sindaco Giampiero Zetti (leghista della prima ora poi passato alla Lega Padana Lombarda e quindi a una lista civica con molti esponenti del centrosinistra) è terminato in ospedale.
Opposte le versioni: “Ciocca mi ha aggredito”, avrebbe detto Zetti.
“Non è vero, è successo il contrario”, avrebbe raccontato il leghista ai carabinieri.
Una cosa è certa: ieri mattina alle 10.30 Giampiero Zetti, candidato sindaco alle comunali di San Genesio, è andato in comune per chiedere il permesso per organizzare la festa di partito per la chiusura della campagna elettorale.
Ma a rendere più “calda” la campagna elettorale nel cuore della notte ci aveva pensato un volantino diffuso per le vie del paese in cui si accusava Ciocca (citato, pur non essendo indagato, negli atti dell’inchiesta “Infinito” della procura di Milano, che ha portato a 300 arresti per ‘Ndrangheta in tutta la Lombardia), di essere il “sultano” di San Genesio.
Un volantino condito da mille accuse: si parlava di una laurea “comprata” in Nicaragua, di presunti affari poco puliti.
Ciocca non ha gradito: “Tutte calunnie”.
E appena ha incontrato il candidato avversario sono volate parole grosse, poi botte.
Racconta Zetti: “Appena uscito dall’ufficio mi è arrivato non so se uno schiaffo o un pugno sulla guancia sinistra. Ho sbattuto la testa, adesso ho un bernoccolo. Mi si sono rotti gli occhiali. Mi sono alzato e ho detto: “Angelo, ma che cosa fai?”. Lui mi ha detto: “Abbi il coraggio di firmare quello che scrivi”, parlando del famoso volantino”, racconta Zetti che promette denuncia.
Opposta la versione di Ciocca: “Ho preso un pugno nello stomaco”.
Di sicuro per “moderare” il dibattito politico sono dovuti intervenire i carabinieri.
E le ambulanze: sia il candidato sindaco che il consigliere regionale sono stati ricoverati al policlinico San Matteo di Pavia.
Zetti è stato sottoposto a una tac, mentre Ciocca è uscito in sedia a rotelle.
Ma chi è Angelo Ciocca?
Avversari e amici lo chiamano il Brad Pitt della politica. Un paragone che lo lusinga, un po’ per il Brad, che sa di attore, un po’ per il Pitt che sa di mastino. Ciocca, 35 anni e fazzoletto verde di ordinanza, è il consigliere regionale lombardo eletto con il maggior numero di preferenze.
Con quasi 19 mila voti, dentro la Lega, ha sbaragliato addirittura “il trota”, al secolo Renzo Bossi.
Ciocca insomma è nato leghista.
Un po’ perchè ce l’ha nell’animo, un po’ perchè dalle sue parti la Lega la fa da padrona.
Siamo a San Genesio ed Uniti, 3.900 abitanti sulla strada che collega Pavia a Milano: qui la Lega raccoglie oltre il 60 per cento dei consensi (e una volta erano perfino di più).
Siamo, tanto per capirci, nel paese finito all’onore delle cronache perchè l’allora sindaco (proprio Giampiero Zetti, passato dal centrodestra al centrosinistra), aveva deciso di far montare dei grossi cancelli di ferro all’imbocco del paese: a una certa ora, le porte della città si chiudevano.
Un po’ come nel Medioevo, l’idea era quella di combattere i furti tenendo fuori la “brutta gente”.
Ecco, questa è la culla di Ciocca.
Ma lui agli onori delle cronache ci è finito recentemente per altre ragioni meno pittoresche: le carte dell’inchiesta sulla ‘Ndrangheta in Lombardia raccontano “dei suoi rapporti con l’avvocato Pino Neri, finito in carcere nel maxi blitz del 13 luglio. I due, nella primavera del 2009, sono stati filmati dai carabinieri mentre si incontravano per discutere di pacchetti di voti da dirottare su un candidato gradito alle cosche”.
Scrivono i magistrati: “Neri ha assoluta necessità di far eleggere alle consultazioni elettorali di Pavia un proprio uomo, Rocco Del Prete, e a tal fine si rivolge a Ciocca”.
Una storia che ha imbarazzato il Carroccio tanto da spingere la Padania a smentire parlando di “allucinazioni” e di “insinuazioni”.
Andrea Ballone e Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 12th, 2011 Riccardo Fucile
L’AUTORITA’ PER LE GARANZIE HA DATO ORDINE DI “IMMEDIATO RIEQUILIBRIO” TRA LE FORZE DI MAGGIORANZA E QUELLE DI OPPOSIZIONE… I TG CONTROLLATI DAL GOVERNO CONTINUANO A NON RISPETTARE LA PAR CONDICIO
L’autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha ordinato ai telegiornali di riequilibrare la
copertura degli eventi politici tra forze di maggioranza e di opposizione, e dedicare ai membri del governo un tempo «riferito solo alla loro funzione governativa, nella misura strettamente indispensabile per assicurare la completezza e l’imparzialità dell’informazione», in particolare per il presidente del Consiglio, che è anche capolista del Pdl al comune di Milano. Così l’Agcom ha risposto agli esposti presentati, sulla base ai dati del monitoraggio sul pluralismo politico relativi alla penultima settimana di campagna elettorale (1-7 maggio).
L’Autorità ha poi comminato una sanzione da 100.000 euro al Tg1, «per l’inadeguata osservanza dell’ordine e dei richiami rivoltigli in precedenza» in materia di par condicio, secondo quanto riferito in una nota.
«Inoltre l’Autorità , a seguito degli esposti presentati dall’Udc, ha invitato Sky a rispettare, nei confronti tra candidati sindaci e nella rappresentanza delle forze politiche, il principio di effettiva parità di trattamento e di pari opportunità di ascolto e visibilità »,conclude il comunicato.
Un richiamo al «rigoroso rispetto» del pluralismo è stato fatto anche dal Corecom della Lombardia alle emittenti locali e ai tg regionale della Rai.
La multa al Tg1 accerta che nel sistema dell’informazione televisiva c’è uno squilibrio strutturale che dipende dal conflitto d’interessi.
La multa stabilita a carico del Tg1 dovrebbe pagarla di tasca sua il direttore Minzolini che ha voluto imporre le sue regole, prendendosi gioco di quelle stabilite dall’Autorità .
Proprio ieri il Tg1 e il Tg5 hanno continuato a violare le disposizioni dell’Agcom mandando in onda un videomessaggio di Berlusconi, nonostante la circolare dell’11 aprile 2011, alla lettera «f», vieti esplicitamente la trasmissione di videomessaggi nel corso delle campagne elettorali all’interno dei telegiornali e dei programmi di informazione.
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Maggio 12th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO LA DIREZIONE “FUTURISTA” DI FLAVIA PERINA E’ ARRIVATO IL CAMBIO DI LINEA BERLUSCONIANO… IL NUOVO DIRETTORE E’ L’EX TERRORISTA MARCELLO DE ANGELIS… ORA VENDE 500 COPIE, COSI’ SONO TUTTI CONTENTI
Il Secolo definizzato impugna la spada.
Parola del nuovo direttore, il deputato del Pdl Marcello de Angelis, che ieri ha concluso così il suo editoriale di saluto ai lettori: “Torneremo a fare di questo giornale una bandiera e un simbolo, uno scudo e una spada, una piazza in cui incontrarsi e una casa comune”.
Perchè pure la spada?
Risponde de Angelis: “Perchè sin da bambino mi piacciono le storie di cavalieri come Parsifal”.
Solo che adesso i cavalieri non si chiamano più Parsifal ma Silvio Berlusconi e il nuovo direttore è stato investito del duro compito di normalizzare lo storico quotidiano della destra postfascista dopo la gestione futurista di Flavia Perina e Luciano Lanna.
Il cambio di marcia (su Roma, nella redazione di via della Scrofa) risale già al 20 aprile scorso quando è andato via Lanna (subentrato per qualche settimana alla Perina) e il giornale è stato affidato a Girolamo Fragalà , interno di lungo corso che rimarrà direttore responsabile con la nuova era di Angelis. Da allora giù titoli e interviste nel segno dell’ortodossia berlusconiana.
Breve carrellata.
La farsa tragicomica dei nove sottosegretari Responsabili: “Rimpasto, il Colle rovina il brindisi: ‘Parlino le Camere’”.
Lo sciopero della Cgil di venerdì scorso: “La chiamavano Cgil. Ieri in piazza uno sciopero solo politico con dipietristi e centri sociali”.
La campagna per le elezioni amministrative: “Il Cav sfida l’opposizione nelle piazze”.
La Moratti litiga con la “nemica” Santanchè sulla questione Lassini, segue ampia intervista alla sottosegretaria: “Letizia vincerebbe facile se tutti i nemici fossero come me”.
Ma la vera rivelazione della svolta normalizzatrice è l’ingresso in prima pagina del larussiano Massimo Corsaro, l’esponente del Pdl che durante il dibattito sul processo breve si beccò del “fascista” persino da metà del suo gruppo parlamentare.
Motivo? Questa grottesca citazione: “Ci è voluto il rapimento e l’uccisione di Moro perchè si smettesse di dire che le Brigate rosse erano sedicenti, ma che erano parte integrante della cultura della sinistra”.
Ieri, nel numero d’esordio di de Angelis, il Corsaro corsivista ha menato forte contro l’ex direzione futurista: “Quel suo carezzare temi che manco Concita De Gregorio o Marco Travaglio azzardavano nei loro scritti, gli aveva garantito i peana dell’intellighenzia nostrana. Peccato che quanto a vendite si fosse rimasti a zero”.
Replica del finiano Raisi: “Con la gestione Perina il Secolo vendeva 2mila copie, oggi sono meno di 500”.
Condannato per il 270 bis, associazione sovversiva per banda armata, de Angelis era tra i neofascisti di Terza Posizione e suo fratello Nanni fu “suicidato” nel carcere di Rebibbia.
Lui, però, dopo trent’anni invoca il diritto all’oblio sulla condanna.
La sua nomina a direttore politico (lo stesso ruolo che aveva la Perina) ha pure causato un clamoroso autobuco al Secolo.
Decisa giovedì scorso dal cda del quotidiano, l’accordo era di dare la notizia all’inizio di questa settimana.
Ma è trapelata lo stesso e il giorno dopo tutti l’hanno pubblicata tranne il Secolo. Una scena tra Fantozzi e le Sturmtruppen degli ex An.
Cui adesso si aggiunge la spada di Parsifal.
In redazione de Angelis racconta di “aver trovato un clima teso perchè molti hanno sofferto questa situazione”.
Oggi vicino al ministro Matteoli, de Angelis è stato per lungo tempo seguace di Alemanno.
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Maggio 11th, 2011 Riccardo Fucile
QUANDO PERFINO UNA MORATTI SI ABBASSA A GETTARE FANGO SUGLI AVVERSARI, VUOL DIRE CHE ORMAI BERLUSCONI E’ IN CONFUSIONE TOTALE… QUESTA E’ L’ITALIA DOVE E’ LECITO DARE DEGLI EVERSORI AI MAGISTRATI E COSTRUIRE MACCHINE DEL FANGO PER DIFFAMARE CHI NON LA PENSA COME TE
Ben ha fatto Napolitano a ricordare oggi che “«lotta politica non sia guerra continua tra le
parti che competono per la maggioranza alle elezioni» e a invocare il “sogno di un’Italia rispettata per la sua immagine civile e morale”. “Bisogna che sia un’Italia più serena e meno lacerata, un’Italia che sia rispettata in tutta la comunità internazionale per il contributo che dà e per l’immagine che ha sul piano culturale, civile e morale”.
Peccato che proprio ieri sui quotidiani vicini al premier lsi prendesse in giro il Capo dello Stato per la commozione che non ha nascosto nella commemorazione degli anni di piombo, gli anni in cui magistrati e forze dell’ordine venivano uccisi dal terrorismo e in cui ragazzi di destra e di sinistra morivano per le strade lottando per un ideale contrapposto e favorendo di fatto i governi degli “opposti estremismi”.
Erano non a caso gli stessi anni in cui l’attuale fornitore di fango mediatico finanziava con 21 miliardi Craxi per assicurarsi i diritti televisivi.
I killer di Libero, travestiti da giornalisti, hanno definito quello di Napolitano un “pianto senile ed elettorale”, dimostrando a che livelli di volgarità sia giunto questo governo di accattoni della politica.
Accattoni per giunta molesti, perchè sono sopravissuti solo grazie ai voti comprati, alle poltrone distribuite, alla corruzione morale posta in essere, a chissà quanti ricatti che non conosciamo ancora.
Il fatto che le prostitute sculettassero a Palazzo è persino meno grave di quanti esercitano lo stesso mestiere in Parlamento.
Chi non si adegua al regime degli accattoni viene sommerso di fango: è toccato al direttore dell’Avvenire, a Fini, alla Mercegaglia, a Montezemolo, solo per citare i casi più eclatanti.
Assistiamo allo sconcio di un premier che dopo aver proclamato “non vedo l’ora di presentermi davanti ai giudici per dimostrare la mia innocenza” ha fatto di tutto, leggi comprese, per sottrarsi al giudizio invocato a parole.
Ci fa ancora più ribrezzo quella patetica fauna che si dichiara di destra e invoca il boia per i “giudici brigatisti”.
E mentre Berlusconi cerca di evitare le condanne e lancia un genere di accuse al potere giudiziario che in qualsiasi Paese occidentale avrebbero portato all’intervento della forza pubblica o degli operatori psichiatrici, ci tocca vedere persino una come la Moratti andare fuori di testa, sia che balli “viva la mamma” sul palco del teatrino berlusconiano, sia che lanci accuse personali a un avversario politico.
Priva di argomenti, con l’acqua alla gola, invece che parlare dei problemi di Milano, non ha di meglio che accusare Pisapia di aver usufruito di una amnistia per un reato di furtodi 30 anni fa.
Mal consigliata, visto che Pisapia fu assolto da quel reato con formula piena, dopo essersi fatto 4 mesi di galera.
Questi sono i metodi dei berluscones, inutile sperare che cambino.
Più si avvicina la loro fine, più schizzano fango verso tutto e tutti.
Noi non siamo concilianti: per questa gente nessuna pietà .
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Maggio 11th, 2011 Riccardo Fucile
DURANTE UN CONFRONTO SU SKY, IL PDL RISPOLVERA LA MACCHINA DEL FANGO CONTRO GLI AVVERSARI, MA STAVOLTA RISCHIA L’EFFETTO BOOMERANG: PISAPIA E’ STATO ASSOLTO PER NON AVER COMMESSO IL FATTO…NIENTE STRETTA DI MANO ALLA FINE TRA I DUE CANDIDATI
Il sindaco uscente di Milano, Letizia Moratti, che accusa Giuliano Pisapia di essere il responsabile del sequestro e del successivo pestaggio di un giovane.
E il candidato sindaco del centrosinistra che replica puntando il dito su “un falso e una calunnia”.
Si è concluso così, fra molte polemiche e con nessuna stretta di mano, la sfida televisiva tra i due principali protagonisti delle elezioni amministrative del 15 e 16 maggio.
E’ toccata alla Moratti prendere la parola per l’ultimo intervento del confronto televisivo che andrà in onda questo pomeriggio dagli schermi di Sky.
Con il sindaco uscente che ha rivendicato di essere una “moderata” per prendere le distanze dal candidato del centrosinistra: “Continueremo con una politica moderata, la mia è una formazione professionale moderata e la mia è una famiglia moderata”.
Poi l’attacco verso Pisapia, “giudicato dalla Corte d’assise – ha detto la Moratti – responsabile del furto di un veicolo usato per il sequestro e il pestaggio di un giovane. Poi è stato amnistiato”.
Le regole del programma hanno impedito a Pisapia di replicare.
L’avvocato ha però mostrato tutta la propria indignazione nei confronti del sindaco uscente: “Questa cosa è vergognosa, è un falso e una calunnia”.
E così non c’è stata alcuna stretta di mano tra i due avversari in corsa per Palazzo Marino.
“La Moratti ha detto il falso sapendo di dire il falso e di diffamarmi: cosi’ non si fa la campagna elettorale – ha commentato poi Pisapia fuori dagli studi di Sky – I milanesi capiranno che chi è bugiardo continuerà a esserlo come è stato in questi anni”.
E ancora: “Letizia Moratti ha fatto una cosa vergognosa strumentalizzando il fatto di essere l’ultima ad avere diritto di parola. Ha fatto dichiarazioni assolutamente false sul mio conto: sono stato vittima di un errore giudiziario, riconosciuto da una sentenza che mi ha assolto per non aver commesso il fatto, quando ancora c’era addirittura la formula dell’insufficienza di prove. Milano non merita un sindaco che usa questi metodi che non sono degni di una città come Milano”.
E sulle azioni giudiziarie “ci penseremo dopo che sarà terminata questa lunga, importante e bellissima campagna elettorale”.
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Maggio 11th, 2011 Riccardo Fucile
GALAN: “LA LEGA HA IL 10%, NOI IL 30%”… COME AVEVA DENUNCIATO FINI A SUO TEMPO, LA DERIVA LEGHISTA DEL PDL STA PORTANDO ALLA SUA DISTRUZIONE…IN CAMBIO DELLO SCUDO AI SUOI PROCESSI E PER SALVARSI DALLA GALERA, IL PREMIER SI E’ VENDUTO IL PARTITO A BOSSI … ORA QUALCUNO COMINCIA AD ACCORGERSENE
«Le parole di Bossi sono insostenibili, insopportabili. Adesso dobbiamo ingoiare il rospo ma
dopo le elezioni Berlusconi dovrà mettere i puntini sulle “i”».
La pancia del Pdl ha i crampi.
Per adesso silenzio, non una parola contro Bossi che ha rivendicato la golden share nella maggioranza.
«Diciamo la verità – ha detto l’altra sera il Senatùr – la Lega ha quasi in mano il Paese. Berlusconi può fare, ma deve avere l’accordo della Lega».
I dirigenti del partito di ogni ordine e grado ora non posso reagire a viso aperto.
A pochi giorni da un voto molto importante, determinante per le stesse sorti del governo come va ripetendo lo stesso Berlusconi, non possono polemizzare. Solo frasi di circostanza.
Chi invece non ha peli sulla lingua è il ministro per i Beni Culturali, Giancarlo Galan, che con il Carroccio ha il dente avvelenato da un pezzo (da quando ha dovuto cedere la presidenza veneta al leghista Zaia). «Bossi ha il 10-11%, il Pdl ha il 30%, quindi la Lega ha un quarto del potere».
Ieri sera Bossi ha solidarizzato con i guai giudiziari del premier: «Io non sono così d’accordo con i magistrati, certo hanno esagerato: per un poveraccio che deve fare il premier diventa difficile portare avanti le riforme se deve andare in tribunale per tutte le stupidaggini».
E ancora: «Berlusconi ha molte difficoltà a fare il premier, perchè è imprigionato con tutte quelle vecchie leggi che ci sono, imprigionato nel suo compito di fare le leggi».
Ma il quadro non cambia.
Avrà pure un quarto del potere, ma con la sua falange parlamentare Bossi decide vita e morte di Berlusconi (ieri ha annunciato richieste di nuovi posti per i suoi).
E attraverso il legame a doppio filo con il ministro dell’Economia Tremonti ha di fatto in mano il Paese e le sue casse.
Basta chiedere lumi a senatori e deputati del Pdl, a cominciare da quelli del Sud: senza il fazzoletto verde nel taschino della giacca ottengono poco o niente.
E allora Berlusconi pensa a se stesso, a risolvere i suoi problemi giudiziari, mentre il Pdl può pure essere dissanguato dal Carroccio.
Un partito merce di scambio pur di arrivare a fine legislatura con il vento in poppa e farsi riconfermare candidato alla premiership oppure aprirsi la strada verso il Quirinale.
«E’ un conto senza il classico oste», spiega un ministro Pdl che al suo futuro ci tiene e non lascerà facilmente campo libero ai leghisti.
Intanto, spiega questo ministro, Bossi ha rivelato che esiste un patto segreto con il responsabile dell’Economia quando avverte Berlusconi che «bisogna vedere se gli presta Tremonti per la successione».
Ma ha pure scatenato il panico dentro la sua stessa Lega: per motivi e aspettative diverse, Maroni e il cerchio ristretto della famiglia Bossi non favoriranno certo l’ascesa dell’inquilino di via XX settembre a Palazzo Chigi. Conclusione: adesso si ingoia il rospo, ma dopo le elezioni sarà il Pdl a chiedere a Berlusconi di frenare Bossi e le sue «manie di grandezza».
Una cosa del genere, che per la verità finora il premier non ha mai fatto e sono molti i dubbi che lo farà in futuro, presuppone un’affermazione elettorale.
Soprattutto al Sud. «Parliamoci chiaro – dice Osvaldo Napoli – per vincere veramente a Berlusconi non basta riconfermare Milano. Deve vincere a Napoli. Senza i voti del Sud non vince nessuno».
Il ragionamento preoccupatissimo che molti dei berlusconiani fanno è che senza una risposta orgogliosa il rischio è la demotivazione dei quadri dirigenti locali, i quali potrebbero avere la tentazione di passare con il terzo Polo in vista delle politiche.
«Se il Cavaliere non mette un freno a Bossi e non si occupa del partito ci troveremo con le iniziative di Scajola moltiplicate per dieci. Alla fine non si salverà nemmeno lui perchè non si è mai visto un presidente del Consiglio del Nord e un presidente della Repubblica pure del Nord».
Negli ultimi tre anni il Pdl ha perso quasi tre milioni di voti finiti nel buco nero dell’astensionismo o alla Lega.
Come recuperarli?
Sabato basterà la parata del Milan?
Chissà se su quel pullman dei campioni d’Italia ci salirà pure Berlusconi.
Alla vigilia del voto, sicuramente da qualche parte il vero presidente del Milan sbucherà .
Con tutti quei soldi che ci ha messo…
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)
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Maggio 11th, 2011 Riccardo Fucile
IL PARLAMENTO EUROPEO CONCEDE L’IMMUNITA’ ALL’EX PM IN UNA CAUSA DI DIFFAMAZIONE INTENTATA CONTRO DI LUI DA MASTELLA… LA STRANA COERENZA DI CHI PREDICA BENE E POI RAZZOLA MALE
Via libera all’immunità parlamentare per Luigi de Magistris.
La sessione plenaria del Parlamento europeo ha approvato la richiesta dell’eurodeputato dell’Idv, per usufruire dell’immunità parlamentare nella causa per diffamazione che gli è stata intentata da Clemente Mastella, anche lui eurodeputato (Udeur/Ppe) e come de Magistris in corsa per la poltrona di sindaco di Napoli.
L’approvazione è stata a larga maggioranza per alzata di mano.
De Magistris non era presente a Strasburgo.
L’11 aprile scorso la commissione giuridica aveva dato parere positivo a favore di de Magistris.
Nel dicembre 2009 Mastella aveva incaricato i suoi legali di agire contro de Magistris per il risarcimento dei «gravissimi danni subiti in ragione dell’operato dell’ex pm di Catanzaro» nella gestione «dell’inchiesta giudiziaria Why Not». All’epoca Mastella aveva chiesto un risarcimento di un milione di euro.
Ironico il commento di Clemente Mastella: «L’ex pm, invece di esercitarsi nell’insulto gratuito, invece di attaccare il Cavaliere, dovrebbe ringraziarlo pubblicamente. Quando Berlusconi verrà a Napoli, de Magistris dovrà farsi trovare in prima fila ad applaudirlo, per dirgli: grazie di cuore . Oggi, infatti, con i voti determinanti dei parlamentari del Partito popolare europeo, l’Asssemblea di Stasburgo ha votato ed approvato la sua richiesta di immunità parlamentare, richiesta avanzata dall’ex Pm per sfuggire ad una mia querela, dopo che l’inchiesta Why Not si e’ rivelata una bufala, uno stratagemma per fare carriera politica».
«L’ex pm continua a scappare ed a farsi scudo dell’immunità di parlamentare europeo – continua Mastella – la stessa immunità che lui ed i suoi amici di partito continuano a condannare come un intollerabile privilegio. Complimenti, complimenti davvero per una così bella faccia tosta. Un chiaro esempio di doppia morale, che gli elettori sapranno sicuramente apprezzare».
Luigi de Magistris, candidato sindaco a Napoli, commenta così l’ok dell’europarlamento all’immunità : «Ad aprile la commissione giuridica ha dato parere positivo, oggi lo stesso parere è stato dato dal Parlamento europeo. Niente è cambiato e non ho intenzione di farmi trascinare in qualsiasi triviale gazzarra pre elettorale. Del resto, ho già detto che non ho mai usufruito di scudi e immunità nei procedimenti penali, e nelle cause civili, con le quali mi viene richiesto un risarcimento economico per le opinioni da me espresse, ho semplicemente fatto ricorso ad un diritto stabilito dalla Costituzione e dalla normativa europea. Le opinioni dei parlamentari sono insindacabili, come è giusto che sia e come ha confermato il Parlamento Ue».
Resta il fatto che lui e l’Idv in Italia sono contro la Casta e contro l’immunità , mentre a Strasburgo l’ex pm chiede e ottiene, per giunta con i voti del Pdl, lo scudo europeo in una causa di diffamazione.
Avrebbe fatto meglio per coerenza a farsi processare: la dignità per noi non ha prezzo.
Forse per lui sì.
argomento: Costume, denuncia, Di Pietro, Europa, Giustizia, la casta, Parlamento, Politica, radici e valori | Commenta »