Maggio 9th, 2011 Riccardo Fucile
UNA PICCOLA STORIA CHE IN GRAN BRETAGNA HA SUSCITATO SCANDALO CI FA RIFLETTERE SULLE ABITUDINI NOSTRANE….DA NOI LE AUTO BLU SFRECCIANO OVUNQUE, FREGANDOSENE DEI DIVIETI
Londra. Un pulmino della polizia parcheggia con i lampeggianti blu accesi nelle strisce
riservate alla fermata del bus.
Il fatto attrae l’attenzione dei passanti che pensano a un intervento di emergenza, una chiamata al 999 (il nostro 113).
Invece niente inseguimenti nè concitazione.
Uno solo dei due agenti scende con calma dalla vettura e si dirige a passo lento verso un Costa caffè, per poi ritornare senza fretta verso il pulmino portando due caffè in mano.
È successo in Temple Fortune Road, Barnet, sobborgo di Londra.
È il seguito a rendere stupefacente questa storia: quando capiscono che non si trattava di un intervento di emergenza ma di una pausa caffè i passanti da incuriositi diventano scandalizzati e indignati.
Così Mr Defanoir si rivolge alla polizia denunciando il grave abuso di potere.
Il fatto finisce sull’Evening Standard, quotidiano pomeridiano distribuito gratuitamente nelle metropolitane che finisce nelle mani di qualche milione di lettori londinesi.
Il giornale intervista il testimone che dichiara: “Il conducente se ne stava lì seduto e si guardava intorno in modo furtivo e io ho pensato che fosse un comportamento strano. Per questo ho deciso di aspettare, così ho visto l’altro che usciva da Costa portando due caffè. Ho pensato che fosse un abuso assoluto dei loro privilegi e l’ho detto a quei due. Se avessi parcheggiato io mi sarei beccato una multa. Loro hanno bloccato il traffico fermandosi in una corsia per i bus”.
Non finisce qui.
All’indignazione verbale seguono i fatti.
Perchè l’indignato Mr Defanoir si è rivolto alla stazione di polizia per lamentarsi.
E lì sì hanno dato una bella strigliata ai due agenti.
Il capo Neil Searbridge ha dichiarato, sempre all’Evening Standard: “Incoraggiamo i nostri agenti ad avere rapporti e a servirsi nei negozi locali, ma lo devono fare nella maniera giusta. Questo tipo di comportamento è inaccettabile”. Quindi i due sono stati ammoniti e posti sotto “stretta sorveglianza”.
Abituati a ben altri tipi di abusi — ad auto blu che sfrecciano fregandosene di qualsiasi divieto, si fermano sui marciapiedi, tagliano la strada, parcheggiano ovunque, a corsie preferenziali dove scorrazza impunito ogni tipo di mezzo non autorizzato — a storie del genere viene da sorridere, ma si rimane interdetti.
Perchè ci domandiamo se sono loro (gli inglesi) degli ottusi nevrotici ossessionati dall’ordine e dalle regole, incapaci di prendere la vita con un po’ più di leggerezza.
Oppure noi (gli italiani) ad aver abbassato ormai il livello della tolleranza al punto che niente è più in grado di farci indignare, figuriamoci una vicenda così futile.
E quindi pensiamo che sono loro gli ottusi nevrotici ossessionati dall’ordine e dalle regole eccetera…
blog Caterina Soffici
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Maggio 9th, 2011 Riccardo Fucile
AI 15.000 EURO CHE RICEVONO GIA’ PER LA CARICA DI DEPUTATO O SENATORE SI AGGIUNGERANNO 3.112 EURO MENSILI, UN CAPO DI GABINETTO DI FIDUCIA (STIPENDIO DA 10.000 EURO AL MESE), L’AUTO BLU CON DUE AUTISTI, UN UFFICIO STAMPA, ALMENO DUE FUNZIONARI DI LIVELLO… 350.000 EURO L’ANNO IL COSTO MEDIO DI CIASCUNO NUOVO COMPONENTE DEL GOVERNO BERLUSCONI-SCILIPOTI
I sette deputati e due senatori, arrivati giovedì a ricoprire ruoli di governo nell’ambito dei ministero dello Sviluppo Economico, all’Agricoltura, ai Beni Culturali, alle Infrastrutture, al Welfare e all’Ambiente non diventeranno forse ricchi per questo, ma non costeranno neanche poco al contribuente italiano.
Ai 14-15mila euro che già ricevono mensilmente per il loro lavoro in Parlamento, aggiungeranno infatti “solo” i 3112 euro lordi per 13 mensilità (40.456 euro l’anno) che vengono riconosciuti al sottosegretario che ricopre il ruolo unitamente a quello del deputato o del senatore.
È infatti questo il caso in cui ricadono tutti e nove i neo-sottosegretari.
I costi maggiori sono infatti quelli relativi alla “struttura” che dovrà essere formata per mettere in condizione il sottosegretario di poter lavorare.
Seppure debba essere in armonia con il ministero in cui viene incardinata (e quindi, in linea del tutto teorica, obbedire a criteri di efficienza e minor costo), il sottosegretariato deve poter disporre di un “capo di gabinetto” e di un’auto blu.
Pare strano a enumerarli assieme, ma sono questi infatti i due “strumenti” necessari perchè il sottosegretario inizi a operare.
Per quanto riguarda il “capo di gabinetto”, anche qui, in linea del tutto teorica, si dovrebbe poter nominare alla carica un funzionario di fascia alta che lavori già nella pubblica amministrazione.
Ma, di norma, ogni sottosegretario porta con sè un uomo di propria fiducia, un esterno che andrà a costare alle casse dello Stato tra i 150 e i 170mila euro l’anno.
Per intenderci, solo per pagare gli stipendi agli estranei alla pubblica amministrazione che lavorano nelle segreterie dei “sottosegretari della Presidenza del Consiglio”, l’anno scorso sono stati spesi 1.036.479 euro. Queste stesse figure di “esterni”, assunte nei ministeri senza portafoglio e nei sottosegretariati con delega dei ministri ammontava a quasi sei milioni di euro (5.945.251).
Insomma, l’andazzo è questo e sarebbe una sorpresa che fosse smentito.
Il sottosegretario potrebbe aver bisogno anche di un paio di figure amministrative (che verrebbero trasferite da altri uffici del medesimo ministero, acquisendo, semmai, specifiche qualifiche) e di un ufficio stampa, ma non può rinunciare all’auto blu e ai due autisti che devono condurla. Quindi altri due stipendi per l’intera durata dell’esecutivo e il leasing per l’autovettura (si prediligono auto di alta gamma per non far sfigurare il sottosegretario rispetto al proprio ministro).
Tutto sommato, con le economie di scala possibili, un sottosegretariato arriva a costare circa 350mila euro l’anno.
Cifra che, sommata a indennità , diaria, cura del collegio e benefit vari di deputati e senatori, ne fa uomini e donne da mezzo milione di euro l’anno.
Non è poco se si pensa che, a volte una volta nominati sottosegretari non si ottiene nessuna delega, vale a dire nessun argomento da seguire all’interno del ministero.
Chi ha memoria ricorda come il sottosegretario Giuseppe Pizza, l’uomo che deteneva il simbolo della Dc e che quindi fu prezioso per l’elezione di Silvio Berlusconi, fu lasciato senza delega dal ministro Gelmini per mesi e mesi.
In un divertente pezzo sul Corriere della Sera, Gian Antonio Stella ce lo racconta come il personaggio di un’Italia bizzarra: “Pino fa parte dell’organico. Va a presenziare all’ambasciata di Parigi al premio «Giuseppe Colombo». Interviene al convegno «Eurospazio: strategie per il futuro».
Rappresenta il governo al simposio su «L’Italia al Polo Nord – Una nuova prospettiva di ricerca in Artico».
Invia messaggi di scuse per l’assenza alla «S. Messa in suffragio del compianto amico prof. Diomede Ivone, di cui serbiamo preziose testimonianze dei suoi studi sul cattolicesimo politico e sindacale».
Cose così… «E da noi non ci viene nessuno?».
«Se volete, Pizza»”.
Ora ci assicurano che entro quindici giorni, come da legge, i nove uomini d’oro chiamati a puntellare il governo di Silvio Berlusconi avranno ricevuto il proprio compito e potranno essere messi in grado di operare.
Piacendo ai ministri che li hanno in carica, ovviamente.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 9th, 2011 Riccardo Fucile
DURA NOTA DELL’AZIENDA COMUNALE DI RIMOZIONE DELLA SPAZZATURA: “UTILIZZO STRUMENTALE DEI SOLDATI A BENEFICIO DELLE TELECAMERE”….”SIAMO SOMMERSI DA 3.800 TONNELLATE DI RIFIUTI, I MEZZI DELL’ESERCITO POSSONO PRELEVARE POCHISSIMA IMMONDIZIA E IN DISCARICA HANNO LA PRECEDENZA SUI NOSTRI MEZZI CHE VENGONO COSI’ BLOCCATI”
Arriva il contingente (incolpevole) di 160 militari. 
Divisi in quattro turni potranno affrontare ogni giorno solo 60 tonnellate di rifiuti.
E tuttavia va in onda il marketing della rimozione.
Ed esplode la guerra sull’uso elettorale della crisi. La scintilla si accende dinanzi all’impianto di Giugliano.
È bastato che, a dispetto di una immobile colonna di 52 camion dell’Asìa, carichi di 1500 tonnellate e in attesa di scaricare da 19 ore, avessero la precedenza a entrare 8 automezzi dell’Esercito che portavano soltanto 19 tonnellate: ma scortati da polizia e telecamere Rai
Esplode così la rabbia dei dipendenti di Asìa, e a sera arriva una durissima nota del Consiglio di amministrazione.
Asìa usa toni durissimi: «A Napoli è disastro».
Condanna le «scelte offensive per i napoletani». Annuncia «azioni clamorose», come un prossimo Cda a Giugliano.
Ciò che «non è più digeribile», come spiegano i vertici addirittura al prefetto prima di inviare la nota alle agenzie, è che, «mentre i nostri dipendenti restano in attesa 19 ore per mancanza di sversatoi, il Tg1 manda alle 20 le immagini dei soldatieroi che salvano Napoli dai napoletani incapaci e fannulloni. E intanto Napoli è a quota 3700 tonnellate abbandonate in strada. Ora basta».
Era scontato che una Napoli devastata dai rifiuti, come nei tempi più bui, desse uno stanco saluto ai militari che tornano per l’ennesima volta, su disposizione del governo, ad occuparsi della crisi.
Nessuno prevedeva, invece, la triste scena della “precedenza” all’ingresso di un impianto già intasato da giorni.
Centosessanta militari provenienti dal Genio Guastatori di Caserta.
Dotati di piccoli mezzi adatti al movimento terra più che ai rifiuti, i soldati arrivati ieri possono raccogliere solo fino a 60 tonnellate al giorno: a dispetto delle 3.750 che sfigurano la città , delle mille che soffocano Quarto, delle altre 2 mila stipate nei camion e delle 2mila distribuite nel resto della provincia.
Motivati e zelanti, come sempre, sono soldati a cui tocca stavolta il danno e la beffa.
Non solo lavoreranno, per la prima volta da quando sono coinvolti nell’emergenza, senza poteri straordinari e senza alcuna struttura di raccordo nè con la vecchia Unità operativa, nè con la Protezione civile; ma con addosso il malumore per i mancati impegni economici assunti con loro, in questi anni, da parte del presidente del Consiglio.
Sono i 160 che dovranno compiere il nuovo miracolo?
Un dubbio che aleggia, pur sotto una coltre di riserbo ufficiale, nei loro stessi ambienti.
In più, ecco la durissima nota di Asìa che, fatto salvo l’impegno del contingente, condanna l’uso mediatico della scelta.
«Nel pomeriggio, 8 automezzi dell’esercito hanno avuto precedenza assoluta nello Stir di Giugliano trasportando circa 19 tonnellate da Quarto, accompagnati dalle truppe della Rai. Questo accadeva mentre decine di autisti da oltre 19 ore aspettavano il loro turno per scaricare e tornare a raccogliere i rifiuti a Napoli. L’indignazione dei nostri lavoratori sorpassati per esigenze televisive e magari accusati di non lavorare quando gioca la squadra del Napoli, è l’indignazione di tutta l’Azienda», puntano il dito i vertici dell’azienda, nella nota ufficiale.
Che prosegue: «Non è l’unica beffa della giornata poichè la società provinciale Sapna ci ha comunicato la possibilità di conferire 500 tonnellate allo Stir di Tufino, ormai riparato (…). In realtà di domenica lo Stir di Tufino resterà chiuso per riposo e le 500 tonnellate le esauriremo in poche ore. Il Cda di Asìa si riserva di assumere ogni iniziativa, anche la più clamorosa».
Anche l’assessore comunale all’Igiene urbana Paolo Giacomelli è sul piede di guerra.
Lancia un sos al prefetto. «Tutto questo non ha senso, non si accettano corsie preferenziali per i camion. Oltretutto il personale in attesa di sversare è tutto in servizio straordinario. Il prefetto intervenga».
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Maggio 9th, 2011 Riccardo Fucile
L’ASSESSORE DELLA LEGA DI CASTEL MELLA PASSA DIRETTAMENTE DAL CARCERE ALLA CAMPAGNA ELETTORALE…ERA FINITO IN MANETTE CON L’ACCUSA DI PECULATO, INSIEME AD ALTRI, PER TANGENTI…LA LEGA, A PAROLE, LO AVEVA SOSPESO, ORA FA FINTA DI DIMENTICARSI DI AVERLO IN LISTA
Indagato e candidato.
E non è uno scherzo perchè Mauro Galeazzi, una volta scarcerato, ha confermato la sua candidatura alle amministrative nel comune bresciano di Castel Mella.
L’assessore della Lega Nord (e portaborse dell’assessore provinciale Prandelli) accusato di peculato e atto contrario a dovere d’ufficio ha infatti ribadito la sua presenza nella lista elettorale.
Bando alle ciance e pure alla sospensione ricevuta dalla sezione provinciale del partito di Bossi.
Il leghista Galeazzi sarà in lista a perorare la causa dei tanti “onorevoli politici” che, pur essendo indagati ritengono utile per il Paese la loro candidatura.
Ma torniamo alle vicende di Galeazzi legate alla tangentopoli scoppiata ad aprile nella più leghista delle province padane: Brescia.
In manette oltre a lui erano finiti il collega di partito Marco Rigosa (capoufficio tecnico di Galeazzi e a sua volta assessore in un altro Comune), un geometra e il futuro costruttore del centro che doveva sorgere in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale.
La tangente sarebbe dovuta servire per ammorbidire la Soprintendenza.
Tutti rimangono agli arresti domiciliari ad eccezione di Galeazzi che ricevuta la notizia del provvedimento che annulla la sua custodia cautelare ha ufficialmente aperto la sua campagna elettorale.
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Maggio 8th, 2011 Riccardo Fucile
LA VERA DESTRA DELLA LEGALITA’ RISPONDE AL PREMIER CHE HA DEFINITO LA MAGISTRATURA “UN CANCRO DA ESTIRPARE”…IN ALTRI PAESI EUROPEI SAREBBERO ANDATI A CERCARLO O I CARABINIERI O GLI INFERMIERI DEL TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO, IN ITALIA TUTTO GLI E’ PERMESSO
Ancora botta e risposta tra il presidente della Camera Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. 
Ieri il premier aveva definito un “cancro da estirpare” i magistrati di Milano. Oggi è arrivata la replica dell’ex alleato: “Non posso accettare che il presidente del Consiglio si scagli contro i magistrati delegittimando il corpo giudiziario”.
Fini era a Cagliari per sostenere il candidato sindaco Fli Ignazio Artizzu parlando in un albergo della città in occasione della presentazione del suo libro L’Italia che vorrei: ”Chi riveste cariche istituzionali si deve rendere conto dell’errore enorme che compie ogni volta che delegittima la magistratura”, ha ricordato, sottolineando che domani è prevista una cerimonia solenne al Quirinale, in occasione dell’anniversario della morte di Aldo Moro, per commemorare le vittime del terrorismo tra cui diversi magistrati.
Il presidente della Camera ha messo in evidenza che comunque “bisogna riformare la giustizia”, ma ha anche rimarcato come “il simbolo della giustizia è la bilancia e quindi bisogna avere grande tensione a garantire l’equilibrio”. “Ogni cittadino — ha aggiunto il presidente della Camera — è innocente fino al Terzo Grado di giudizio ma occorre fare attenzione garantendo l’imputato e dimenticando che c’è una parte lesa”.
Fini ha anche ricordato che “la parola legalità è scomparsa dal vocabolario politico del centrodestra. Legalità , ha aggiunto, è qualcosa di più impegnativo della sicurezza: è un abito mentale vuol dire rispetto per chi lavora, per la forza dell’esempio e per le istituzioni. Ogni volta che si reclama un diritto si deve anche essere pronti a un dovere”.
“Per Berlusconi il cancro è rappresentato da Ilda Boccassini: la ‘ndrangheta ringrazia”.
E’ questa la risposta di Fabio Granata, vicepresidente Fli della commissione Antimafia, alle parole definite “vergognose” di Silvio Berlusconi.
Ieri il premier aveva parlato dei magistrati di Milano come un “cancro da estirpare”.
Parole che “colpiscono magistrati che, come i colleghi di Reggio Calabria, stanno contrastando con grande successo ed enormi rischi lo strapotere dell’organizzazione criminale — ha aggiunto Granata — e la sua penetrazione nell’economia del nord”.
Stesso entusiasmo, secondo l’esponente di Fli, verrà manifestato da camorra e Cosa Nostra, “visti i ‘giudizi lusinghieri’ del premier sulla Procura di Palermo”.
E rierendosi alle imminenti elezioni amministrative, Granata conclude: ”Ci sono ancora dubbi sul partito che sarà sostenuto dalle mafie?”.
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Maggio 8th, 2011 Riccardo Fucile
FLAVIA PERINA (FLI) : “BERLUSCONI HA SDOGANATO LA BATTUTA DA CASERMA E IL NARCISISMO DONGIOVANNESCO DA BAR, ERIGENDOLI A DATO CULTURALE FONDANTE DEL PDL”…. “NELL’HAREM NON SONO PERMESSI ATTI DI AUTONOMIA”…. TRA CLASSIFICHE DI GAMBE E CULI, UOVA DI PASQUA CON SEXY-VIOLINISTA DENTRO E SLOGAN DEMENZIALI
Se avessi un milione di euro pagherei i più bravi creativi italiani per lanciare una campagna su scala nazionale sul tema: “Donne, ma siete matte a votare ancora il Pdl?”.
L’ossessione sessista del Partito dell’amore era già molto sgradevole quando Berlusconi ne era il principale e quasi unico interprete.
L’attenuante dell’età e lo stereotipo comunemente accettato della atipicità del Caro Leader aiutavano a minimizzare dicendo: “Sì, ha una visione un po’ antiquata delle donne, ma è l’innocuo machismo di una persona anziana”.
Ricordo il fotofinish del congresso di fondazione del Pdl, quando Silvio chiamò sul palco “le nostre dame” facendo rabbrividire tutti con la frase “dov’è la zoccola” captata dai microfoni, o la cena di chiusura della campagna elettorale per le regionali del Lazio dove si intestò lo jus primae noctis sulle eventuali elette facendo sobbalzare il pubblico.
Vabbè, si diceva, “lui” è fatto così. Scherza. In fondo è inoffensivo.
In due anni “lui” è diventato “loro” perchè lo sdoganamento della battuta da caserma, del narcisismo dongiovannesco, della prepotenza da bar sport, è diventato qualcosa di simile a un dato culturale fondante per il Pdl.
Fabrizio Cicchitto è riuscito a fermare in extremis la pubblicazione su “Panorama” della classifica del “lato B” delle parlamentari stilata da un altro parlamentare del centrodestra, Giancarlo Mazzucca .
Nel numero attualmente in edicola, peraltro, è presente la top ten delle gambe delle onorevoli, firmata dallo stesso Mazzucca.
Servirà per stabilire le future priorità nelle liste?
A Milano il coordinatore del Pdl Renato Mantovani ha aperto la cena delle groupie berlusconiane dicendo: “Se Pisapia si deve accontentare della Concia e della Bindi noi possiamo dire di essere messi meglio”.
Mantovani è quello installato di recente al posto di Guido Podestà , “reo” di non aver impedito la raccolta di firme di Sara Giudice per le dimissioni della favorita del premier, Nicole Minetti: possiamo solo immaginare i criteri con cui il neo-nominato ha gestito le candidature in città .
Sempre a Milano, Letizia Moratti è stata pubblicamente costretta a passare sotto le forche caudine della riconciliazione con Roberto Lassini, quello dei manifesti sui giudici brigatisti, abbracciandone la moglie davanti a un pubblico plaudente: nell’harem non sono permessi atti di autonomia.
Il rimpasto di governo ieri ha premiato le “compiacenti” Catia Polidori e Daniela Melchiorre, con l’annuncio che il prossimo giro di valzer darà i resti a Matteo Brigandì, leghista, cui viene comunemente attribuito il “merito” di aver dato una sbirciatina al dossier del Csm sulla donna più odiata dal premier, Ilda Boccassini, finita alla berlina per un “bacio rubato” a un fidanzato (trent’anni fa).
Un sottosegretariato per il “castigatore” della femmina irriducibile: roba da fare impallidire i talebani.
Che idee delle donne hanno, questi?
Ma c’è un altro Paese occidentale in cui si fa propaganda elettorale con il busto nudo di una sesta misura (Movimento Veneto Stato) usato per simboleggiare l’abbondanza del sistema federalista?
Oppure con lo slogan “Scopiamo” (Giangi Marra)?
Oppure con la frase “Per cambiare chi le ha?” associata alla foto di due palle?
E dov’è che una parlamentare (Gabriella Carlucci), per ingraziarsi il Caro Leader, deve dire cose come: per i miei figli adolescenti Berlusconi è un mito “anche perchè è super-potente da un punto di vista sessuale?”.
Gli slogan fallici di Umberto Bossi ormai sono il meno, perchè l’esaltazione degli attributi del Capo è addirittura tollerabile se confrontata al fenomeno emergente della sistematica denigrazione della donna, che deve sottomettersi al gioco della corte: il picco simbolico di questo cambio di passo resterà la prima cena elettorale di questa campagna, dove a B. venne offerto dalla intera classe dirigente lombarda un uovo di Pasqua da cui spuntò una modella in abito sexy che suonava il violino.
Mi raccontano che alcune dirigenti presenti conservano sui cellulari la foto di quel momento.
Con orgoglio.
Le italiane sono matte a votare persone così?
Flavia Perina
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 8th, 2011 Riccardo Fucile
IL MINISTRO INSULTA LE DONNE, IL SECONDO DELIRA IN TV, TIPICI ESPONENTI DEL GOVERNO DEI TAROCCATORI, DEI MISURATORI DI CULI E DEI SOTTOSEGRETARI ALL’ASTA…PARLARE PER UNA VOLTA DI DONNE INTELLIGENTI E LUMINOSE, BELLE O BRUTTE CHE SIANO, GLI E’ IMPOSSIBILE: IL LORO MODELLO DI STAGE E’ QUELLO DELLE MANTENUTE DELL’OLGETTINA
Venghino signori, venghino! 
Questo è il governo dei lord inglesi, dei taroccatori e dei misuratori di culi, degli indagati, dei sottosegretari all’asta, questo è il centrodestra delle first ladies che si fanno pagare la campagna elettorale da Paperone.
E questo è anche — da stasera — il governo dei ministri con il culto della galanteria anglosassone: “Le donne elette con noi — dice infatti a una cena per Letizia Moratti il ministro Ignazio La Russa — non sono mai state brutte come quelle della sinistra”.
Venghino signori, venghino.
Tra festini, bunga bunga e alte prediche a favore della famiglia, invettive contro quegli sconsacrati pervertiti dell’Ikea.
Venghino: quell’onorevole che sta urlando come un energumeno in uno studio televisivo — per esempio — quel vanaglorioso che parla di sè in terza persona, quello che strepita e che urla, insomma, è l’onorevole Domenico Scilipoti.
Ovvero l’uomo che ha barattato l’agopuntura con la propria dignità , e che ha coniugato disinvoltamente i feroci proclami dipietristi di un tempo con le mollezze levantine del responsabilismo di oggi.
È l’uomo che non conosce la frontiera del ridicolo, e che usa Paracelso come un randello: “Camurri vergognati! Vergognati!”.
Cos’era successo?
L’onorevole Scilipoti del programma di Camurri (lo splendidamente risorto Mi manda Raitre) era solo ospite.
E non accettava il racconto che si stava facendo in studio, ovvero quello di una persona colpita dal tumore che era stato curato con la medicina alternativa senza nessun profitto.
L’onorevole responsabile che parla di sè in terza persona (forse ancora scottato per non essere stato infilato nell’infornata di sottosegretari al nulla foraggiati a spese nostre) ha letteralmente sbroccato, insultando il conduttore del programma: “Lei è uno speculatore, lei vive sulle disgrazie degli altri, lei si deve vergognare”.
Mentre La Russa diceva: “Dicono che Berlusconi fa eleggere solo le donne belle — sosteneva prendendo la parola dal palco dell’hotel Quark al termine della cena — non è vero, ci sono alcune elette non belle anche da noi, ma certo non raggiungono l’apice della sinistra, di donne di cui non faccio il nome”.
E così, la concatenazione apparentemente solo causale dei due eventi, di poco successiva alla classifica dei lati “B” delle parlamentari annunciata con tono ridanciano dal responsabile della comunicazione del Pdl Mazzuca, non a una suffragetta di sinistra, ma a una furibonda Alessandra Mussolini (“se solo ci provano a farla uscire stamperò sui muri le lunghezze umilianti dei loro microchip!”), così questa concatenazione diventa un segno dei tempi.
Così come l’insulto dell’onorevole La Russa, — come una voce dal sen fuggita — è il lapsus che rivela l’idea della donna che ormai albeggia all’ombra del Pdl, il partito che mette in quarta fila i suoi dirigenti per far posto alle gambe delle hostess (è successo al congresso), che candida le veline solo con la quarta e con la coppa larga, che difende i residence delle mantenute come se fossero una conquista della Democrazia e che esalta le buste da settemila euro alle ragazze che si fanno palpare nelle notti di Arcore come se fossero un prodotto della meritocrazia, uno stage conquistato a pieni voti.
A questi lampi di cattivo gusto, a questa estetica della canottiera siliconata (canottiera labiale, s’intende) rispose meravigliosamente Rosy Bindi quando disse a Silvio Berlusconi: “Non sono una donna a sua disposizione!”.
A questo governo in cui convivono gli antichi pregiudizi e la cialtroneria dei parvenues, non bisogna rispondere con il sorriso, con il colpo di gomito, e nemmeno con le veline di sinistra, che sono politicamente corrette, che fanno le deputate senza ruttare, e che si fanno raccomandare e inseminare con discrezione.
Al governo dell’agopuntura e del supercafonismo si può rispondere soltanto mandando nel prossimo Parlamento un plotone di donne: belle e brutte, precarie e cassintegrate, preparate e lontane dalle segreterie, intelligenti e luminose.
Venghino, signori, venghino: questo è il governo dei tombeur de femmes volgari, e degli sciamani agopunturisti che odiano le donne, con l’ego arroventato.
Questo governo di machi ipododati e grotteschi in crisi testosteronica, ancora non lo sa, ma ha scritto oggi il proprio epitaffio.
Luca Telese
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Maggio 8th, 2011 Riccardo Fucile
GLI ORGANIZZATORI SI ASPETTAVANO 10.000 PERSONE, NE SONO ARRIVATE SOLO 4.000… DOPO MENO DI UN’ORA SE NE VANNO A CENTINAIA, STANCHI DI ASCOLTARE LA SOLITA LITANIA DA MAGLIARO DELLA POLITICA… BERLUSCONI ORA TEME CHE IL BALLOTTAGGIO POSSA ESSERE L’ANTICAMERA DELLA SCONFITTA
La grande paura, il timore di non farcela a Milano al primo turno come chiesto a gran voce dal presidente del Consiglio, si materializza tra le file dei maggiorenti del Pdl lombardo, quando gli orologi segnano un quarto alle 18. Silvio Berlusconi sul palco del Palasharp, spostato in avanti di almeno un trentina di metri per far apparire il palazzetto più affollato, si è fatto serio. Dopo il consueto one man show dell’inizio, condotto a colpi di battute (poche) e di domande retoriche (molte), il premier per mezz’ora ha ritirato fuori tutti i vecchi cavalli di battaglia: i comunisti, i giudici, tasse, Gianfranco Fini.
E, rispetto al solito, ha alzato di poco l’asticella arrivando a definire tutti “i pm di Milano un cancro da estirpare”, per poi prendersela con il presidente della Camera.
È in quel momento che tra il pubblico si registrano le prime defezioni.
Sarà stato per il fatto che Berlusconi stava parlando ormai da 45 minuti, o sarà stato perchè un contestatore lo ha interrotto ed è stato portato via dalla security, ma all’improvviso il popolo azzurro si distrae. Annoiato.
E così dagli spalti la gente comincia a sfollare.
Escono subito in trecento, poi a poco a poco in tanti.
Tra i sedili restano bandiere e foulard azzurri abbandonati alla rinfusa.
Un brutto segnale.
Se davvero si dovesse giudicare da qui la campagna del Pdl a Milano, ci sarebbe da scommettere che il ballottaggio tra il sindaco uscente Letizia Moratti e il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia, è sicuro.
Del resto anche riempire (a metà ) la tensostruttura di Lampugnano (un quartiere della periferia) era stata una faticaccia. Il 21 aprile, con una dichiarazione al Corriere, il coordinatore del Pdl lombardo, Mario Matovani, aveva annunciato l’arrivo di “diecimila persone sotto il tendone del Palasharp, lo stesso di Eco, Saviano e del Popolo Viola”.
Insomma aveva lanciato un guanto di sfida a quelli di Libertà e Giustizia che il 5 febbraio da lì avevano gridato: “Berlusconi dimettiti”.
Risultato: la sfida è stata persa per 10 mila a 4 mila .
E adesso anche la battaglia elettorale si fa davvero dura.
Il leader del Pdl pure ieri ha caricato di valore politico le amministrative. “Dobbiamo convincere gli indecisi”, ha detto, “è importante spiegare come il voto di Milano sia fondamentale per dare sostegno e forza al governo del paese. Milano con Letizia Moratti farà da spinta alla nostra maggioranza per poter governare ancora due anni. Non possiamo nemmeno immaginare che Milano cada nelle mani delle opposizioni”.
Ma all’ombra della Madonnina c’è chi ormai lo immagina.
Sulla base dei numeri.
Nel 2006 Letizia Moratti ha vinto al primo turno con il 51,9 per cento dei voti contro il 47 per cento dell’anonimo sfidante, l’ex prefetto Bruno Ferrante.
Tra i due c’erano 34 mila voti di differenza.
Solo che oggi, anche a non voler considerare lo scarso appeal della Moratti nei confronti dei suoi concittadini e le tante inimicizie che si è fatta nel partito, il centrodestra corre senza l’appoggio dell’Udc e di un pezzo di An, quella che se ne è andata con Fini.
Così Berlusconi ha un bel dire di voler superare la quota di 53 mila preferenze personali toccata cinque anni fa.
L’impresa è difficile dicono i sondaggi.
Forse ancor più che la vittoria della Moratti al primo turno.
Per farcela, il premier ha rinforzato la scorsa settimana lo staff del suo quartier generale in viale Monza.
Ha aperto i cordoni delle borsa aggiungendo 3 milioni di euro del partito ai circa 9 stanziati dal sindaco (Giuliano Pisapia complessivamente spende un milione e mezzo).
Ha appositamente reclutato i portavoce dei suoi ministri lombardi e, all’ultimo momento, ha deciso di tentare di oscurare con un open bar non stop, il comizio di Pisapia — e relativo concerto di Roberto Vecchioni — previsto per venerdì in piazza del Duomo.
“Quel giorno”, ha detto Ignazio La Russa, “occuperemo via Dante con tanti aperitivi e musica dal vivo dalle 18 alle 23”.
Insomma, più alcol per tutti.
Nella speranza che gli avventori si spostino con il bicchiere in mano nella vicinissima piazza Castello dove, alle 18:30 , la Moratti parteciperà a un comizio di Umberto Bossi.
Per il Pdl, del resto, una delle incognite vere è la Lega.
Alle comunali del 2006 ha preso pochissimo (poco più del 3 per cento), ma alle provinciali di tre anni dopo è quadruplicata.
Il suo uomo di punta, Matteo Salvini, attacca ogni giorno i cugini azzurri. “Escludo che i milanesi possano votare una persona del genere”, ha addirittura detto venerdì riferendosi a Marco Clemente, un candidato Pdl che, parlando con un presunto boss della ‘ndrangheta, augurava a un imprenditore vittima di estorsione “di morire come un cane”.
E, sempre guardando alle ultime provinciali, l’altro timore degli azzurri è il risultato del centro-sinistra che nel 2009, con Filippo Penati riuscì a spuntarla di un soffio a Milano città .
Certo oggi c’è una differenza.
In molti scommettono che il Movimento 5 Stelle, con il giovanissimo aspirante sindaco Matteo Calise, farà il pieno di voti.
Beppe Grillo mercoledì ha riempito piazza Duomo.
Ma se Pisapia deve fare i conti con Calise, la Moratti teme Manfredi Palmeri, l’uomo del Terzo polo.
In caso di ballottaggio è possibile che parte dei voti di entrambe i candidati (i due elettorati sono fortemente anti-berlusconiani) finiscano a Pisapia.
E se i 5 Stelle rifiutano gli apparentamenti, con Palmeri il dialogo è già ampiamente avviato.
Per questo Berlusconi “deve” vincere al primo turno.
L’ordine di scuderia è convincere gli indecisi.
E l’attacco forsennato alla magistratura serve anche a questo.
Per non parlare delle questioni locali, o degli incerti risultati di governo, e per riporre invece le elezioni come un referendum personale: o io, o loro, le toghe rosse.
In viale Monza sostengono che il caso di Roberto Lassini (l’aspirante consigliere comunale sotto inchiesta per i manifesti in cui la magistratura era paragonata alle Brigate Rosse) abbia permesso di guadagnare 5 punti.
Tanto che ieri Lassini (non presente al Palasharp) è stato lasciato libero di distribuire per la città i propri santini elettorali.
Berlusconi punta insomma a ricompattare lo zoccolo duro dei suoi sostenitori. Solo che ieri, dopo 45 minuti discorso, identico agli interventi del passato, molti di loro hanno cominciato a dare evidenti segni stanchezza.
E a poco, a poco, hanno lasciato il Palasharp.
Peter Gomez e Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 8th, 2011 Riccardo Fucile
L’EX DEPUTATO IDV, PASSATO AI RESPONSABILI, UN MUTUO DA PAGARE COME GIUSTIFICAZIONE, OGNI GIOVEDI’ SI IMBARCA A FIUMICINO CON VOLO PER ZURIGO, DOVE RISIEDE…E LA SCORTA, ASSEGNATAGLI DA MARONI, GLI PORTA LE RACCHETTE
E’ arrivato a Fiumicino giovedì pomeriggio per imbarcarsi sul volo Swiss Air delle 14.50 diretto a
Zurigo, dove risiede.
Raggiunto il gate, si è fatto consegnare il trolley e le racchette da tennis dai due uomini della scorta che gli sono stati assegnati a marzo.
Sotto gli sguardi esterrefatti degli altri passeggeri e degli addetti della compagnia aerea che però sono abituati ad assistere alla scena che, pare, si ripeta ogni settimana.
Del resto l’onorevole Antonio Razzi, ex dipietrista passato nella maggioranza il 14 dicembre per sostenere il governo Berlusconi, a Zurigo ci vive.
Nato nella provincia di Chieti, Razzi è stato eletto alla Camera nella circoscrizione estero Europa ed è per “i miei elettori”, ha spiegato nei giorni scorsi, che ha proposto l’abolizione dell’Ici per gli italiani all’estero.
“Lasciare l’Ici sulla prima casa sfitta a carico degli italiani residenti all’estero è una spiacevole e incomprensibile discriminazione”, ha detto.
Omettendo però che lui è proprietario di un immobile in Abruzzo che è diventato il simbolo nei mesi scorsi della compravendita parlamentare: il Pdl, infatti, gli offrì di pagargli il mutuo acceso per pagare quella abitazione in cambio della sua fiducia al governo.
E lo raccontò lui stesso.
Da quando si è iscritto al gruppo dei venduti, accogliendo le richieste del partito degli accattoni, gode di una scorta, assegnatagli come status symbol, non certo per reali esigenze di sicurezza.
Anche perchè non se lo fila nessuno.
Al massimo, il rischio che corre può essere relativo a qualche pallina da tennis vagante.
Le sue preziose racchette ora sono al sicuro: sono le uniche al mondo che godono di un servizio scorta a carico del contribuente italiano.
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