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TODOS CABALLEROS: IN SICILIA TRA I FORESTALI VI SONO 841 UFFICIALI E SOLO 14 AGENTI

Maggio 5th, 2011 Riccardo Fucile

IL BOOM DAL 2007 CON LE PROMOZIONI AUTOMATICHE PER ANZIANITA’, ORA DICONO CHE SERVIREBBERO 1.300 PERSONE….LA REGIONE PENSA A NUOVE ASSUNZIONI PER EVITARE LA PARALISI

È il corpo di polizia più pazzo d’Italia, dove tutti comandano ma non c’è nessuno che possa obbedire.
È quello della forestale della Regione Siciliana, composto da ben 841 tra commissari e ispettori, cioè ufficiali e sottufficiali, che sulla carta dovrebbero coordinare una truppa di 14 agenti.
Qui tutti hanno i gradi e le stellette, e nessuno è soldato semplice.
Il risultato? Non solo in Sicilia non è rimasto più nessuno da “comandare”, ma ci sono più commissari e ispettori che in tutto il corpo forestale dello Stato, dove gli ufficiali sono 428 a fronte di 7111 agenti.
Un paradosso tutto siciliano, che la Regione guidata da Raffaele Lombardo ha appena scoperto facendo una ricognizione della pianta organica.
E adesso, per metterci una pezza, si cerca disperatamente una truppa da far comandare ai tanti ufficiali, con l’amministrazione che vorrebbe riqualificare del personale interno, visto che la Regione ha appena assunto nei ruoli 5400 precari, chiaramente senza alcun concorso.
“Per fortuna una norma prevede in questi casi l’assegnazione di mansioni anche inferiori ai graduati, in caso contrario avrei dovuto già  chiudere il corpo, rischio che rimane tale perchè in tutto ho un organico di 848 persone e ne ho bisogno di almeno 1.300”, dice il neo direttore della Forestale, Pietro Tolomeo, che si è trovato sul tavolo i dati che hanno messo nero su bianco questa assurdità , iniziata durante gli anni dall’ex governo Cuffaro: precisamente il 20 aprile 2007, quando è stato consentito l’avvio di promozioni automatiche con la semplice anzianità  di servizio. Il paradosso però adesso è sotto gli occhi di tutti.
Nel dettaglio il direttore Tolomeo guida un comando nel quale ci sono 148 commissari che guadagnano circa 2.400 euro netti al mese (in organico dovrebbero essere solo 80), 693 ispettori con stipendio da 2.100 euro al mese (in organico dovrebbero essere 200) e solo 14 tra sovrintendenti e agenti con stipendio da 1.400 euro.
Secondo la pianta organica, che sempre sulla scia dei paradossi siciliani è stata fissata con lo stesso decreto che promuoveva tutti, gli agenti in ruolo dovrebbero essere 1.100.
Ed è proprio su quest’ultimo numero che l’amministrazione e perfino i sindacati si appigliano ora per incrementare l’organico.
Gli ufficiali e i sotto ufficiali, infatti, si lamentano perchè svolgono mansioni che non sono di loro competenza: “Io ho 50 anni è sono costretto da solo a fare il lavoro dell’agente e del sovrintendente – dice l’ispettore Gerlando Mazzà , del Cobas-Codir – Qui in passato sono stati fatti sprechi ed errori, ma le conseguenze le stiamo pagando noi, perchè con un organico ridotto e così squilibrato nessuno può avere ambizioni di carriera”.
Numeri alla mano, comunque, anche con un organico “ridotto” a 848 unità , la Sicilia non si può lamentare rispetto ad altre regioni d’Italia che hanno una densità  boschiva certamente superiore rispetto a quella dell’isola: a esempio, in Veneto i berretti verdi sono 425, tra graduati e agenti, in Toscana 630.
Per non parlare della Valle d’Aosta o del Friuli Venezia Giulia, che nonostante le Alpi hanno corpi di polizia forestale composti rispettivamente da 157 e 298 unità .

Antonio Fraschilla
(da “La Repubblica“)

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MISSION DEL GOVERNO: OBIETTIVO OSCURAMENTO DEI REFERENDUM

Maggio 5th, 2011 Riccardo Fucile

LA COMMISSIONE DI VIGILANZA SULLA RAI   RINVIA ANCORA IL REGOLAMENTO SULLA PAR CONDICIO CHE DEVE STABILIRE COME E QUANDO INFORMARE I CITTADINI SULLA TORNATA ELETTORALE DEL 12 E 13 GIUGNO

La Vigilanza Rai è il tappeto che il governo utilizza per nascondere il triplo referendum del 12 e 13 giugno.
Nessun telespettatore deve conoscere i quesiti sull’energia nucleare, l’acqua ai privati e il legittimo impedimento.
E così il governo, a pezzi in parlamento, sfrutta la maggioranza in commissione di Vigilanza per disertare i lavori.
La scusa è che manca il numero legale per iniziare l’assemblea, una tattica che da settimane rinvia l’approvazione del regolamento sulla par condicio.
Un testo parlamentare per decidere come e quando informare i cittadini-spettatori sul referendum.
E nel frattempo, a meno di 45 giorni dal voto e con la par condicio in vigore, la Rai impone a chiunque vada in onda di firmare una liberatoria — come accaduto per il concertone del Primo maggio — per evitare di affrontare il tema.
Non è semplice censura, ma raffinato silenzio: il referendum è sigillato in una campana di vetro, i giorni passano e il quorum si allontana.
All’ingresso di San Macuto, sede della Vigilanza, c’è un presidio permanente del Popolo viola e dei comitati per il referendum .
Di Pietro ha ottenuto il primo risultato con una lettera ai presidenti di Camera e Senato: “Quanto sta accadendo in Vigilanza è di una gravità  senza precedenti. Per colpa della maggioranza — scrive il leadere dell’Italia dei Valori — un intero mese di tribune referendarie, di spot informativi, d’informazione giornalistica sui quesiti oggetto dei referendum è stato quindi sottratto ai cittadini italiani”.
Gianfranco Fini e Renato Schifani hanno risposto chiedendo ai commissari di superare le divisioni e garantire ai cittadini il diritto di essere informati.
I due presidenti non potevano schierarsi con la maggioranza, capeggiata dal berlusconiano Alessio Butti, in sete di vendetta con l’opposizione perchè, grazie all’intervento di Zavoli, bloccò l’emendamento bavaglio per chiudere i programmi durante la campagna elettorale per le amministrative.
Ieri pomeriggio Giorgio Lainati (Pdl) ha ripetuto la strategia: “Votiamo il regolamento nella prossima seduta — ha detto a Zavoli — per il decreto Parmalat a Montecitorio e per la mancanza a occhio del numero legale”.
Ma il presidente ha svelato il giochino con parole chiare: “C’è un problema tecnico per il voto alla Camera — ha replicato Zavoli — ma c’è anche un problema politico, nel senso che sono indotto a ritenere che questa richiesta possa sottendere un risultato ostruzionistico. E’ la premessa per rendere difficoltoso, se non impossibile, ricominciare il nostro lavoro. Devo constatare che viene messo in dubbio quanto stabilito nel verbale dell’ufficio di presidenza del 20 aprile, quando tutti i presenti convennero sulla necessità  di esaminare il regolamento rispetto all’atto di indirizzo, perchè è un atto previsto per legge”. Forse oggi — aggiunge Zavoli — sarà  il giorno buono, dopo l’ennesimo nulla di fatto ieri sera.
Ma in Parlamento vanno di fretta per far passare, con un veloce esame in Commissione, il decreto Omnibus che aggira il referendum sul nucleare, il quesito che più preoccupa il governo che nel programma sbandierava il ritorno all’energia atomica.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IN ITALIA AUMENTA IL DIVARIO TRA RICCHI E POVERI

Maggio 5th, 2011 Riccardo Fucile

SECONDO L’OCSE SIAMO IL QUINTO PAESE AL MONDO PER DISEGUAGLIANZE: PEGGIO DI NOI FRANCIA E GERMANIA…IL REDDITO DEI PAESI PIU’ RICCHI AUMENTA IN MISURA MAGGIORE RISPETTO A QUELLO DEI PAESI PIU’ POVERI…TRA LE CAUSE LE DIFFICOLTA’ DEL LAVORO FEMMINILE

Cresce in gran parte del Pianeta il divario tra ricchi e poveri e l’Italia si colloca al quinto posto tra i paesi dell’Ocse in tema di disuguaglianza complessiva, alle spalle di Stati Uniti e Gran Bretagna ma davanti a Francia e Germania.
Lo afferma la stessa Organizzazione per lo sviluppo in un rapporto pubblicato martedì .
Gli economisti di Parigi spiegano che nel corso degli ultimi 20 anni, fino all’inizio della Grande Crisi nel 2008, il reddito reale disponibile delle famiglie è aumentato in tutti i paesi membri (+1,7% all’anno in media).
Ma nella grande maggioranza dei casi le entrate finanziarie del 10% più ricco della popolazione è cresciuto più rapidamente del reddito del 10% più povero. Nella media, il reddito del 10% più ricco della popolazione è di circa nove volte quello del 10% più povero, anche se poi si vede come questo rapporto risulta molto più basso nei paesi nordici e in molti paesi dell’Europa continentale, mentre la forbice si allarga in Israele, Turchia e Stati Uniti, per toccare il massimo divario in Cile e Messico.
Nella media dei 29 paesi presi a riferimento per lo studio, il reddito del decimo percentuale più ricco è cresciunto del 2% contro l’1,4% del decimo più povero.
Il coefficiente Gini, che misura l’ineguaglianza dei redditi (va da 0, ovvero totale uguaglianza di reddito a 1, totale disparità ), per l’Italia era pari a 0,35 alla fine degli anni 2000, con un incremento del 13% rispetto allo 0,31 di metà  degli anni 80.
Mentre il reddito reale nell’Ocse in questo lasso di tempo è salito in media dell’1,7% l’anno, con un incremento dell’1,4% per il 10% più povero della popolazione e del 2% per il 10% al top, in Italia l’ incremento medio annuo si è fermato allo 0,8% (solo la Turchia ha fatto peggio, con lo 0,5%) e mentre per il 10% della popolazione con il reddito più basso l’aumento è stato solo dello 0,2%, per la fascia dei redditi più elevati è stato dell’1,1%.
Il Paese con le maggiori diseguaglianze è il Messico, con un coefficiente Gini dello 0,50, davanti alla Turchia (0,42), mentre la Danimarca (0,25) ha le minori disparità .
Nemmeno i Paesi nordici e la Germania, che tradizionalmente avevano una bassa disparità  tra i redditi, sono stati risparmiati dal trend di aumento del divario tra ricchi e poveri e anzi – come sottolinea l’Ocse – negli ultimi dieci anni hanno segnato il maggior incremento.
In media il coefficiente Gini nell’area Ocse è salito all’incirca del 10% dallo 0,28 di metà  degli anni 80 allo 0,31 della fine dello scorso decennio.
Le ore lavorate sono diminuite soprattutto tra gli occupati con il salario più basso mentre arranca il lavoro femminile.
Il trend verso famiglie più piccole e con un solo genitore contribuisce ad aumentare il divario tra i redditi.
Inoltre è cresciuta la tendenza dei matrimoni tra persone con livelli di reddito simili.
Oggi il 40% delle coppie in cui entrambi i partner lavorano appartengono allo stesso decile contro il 33% di 20 anni fa.
Lo strumento più diretto ed efficace per ridurre le disparità , scrivono ancora gli economisti, sono la riforma delle tasse e delle politiche di agevolazione per i redditi più bassi.
«La competizione internazionale ha fortemente indebolito il nostro sistema produttivo – affermano le Acli – ma le ragioni delle disuguaglianze nel nostro Paese vanno individuate innanzitutto nell’endemica debolezza dei redditi di lavoro dipendente e dalla quasi totale assenza di un sistema generalizzato di tutele nel mercato del lavoro».
Condizioni che ci hanno avvicinato in questi anni «ai contesti economici di natura anglosassone che non sono n‚ potranno essere nostri punti di riferimento per le politiche sociali».

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IL GOVERNO DEI MANIACI DEI GIARDINETTI: UNO NON STA IN PIEDI E DICE CHE CE L’HA DURO, L’ALTRO E’ CONVINTO CHE LE DONNE VADANO CON LUI PER LA SUA BELLEZZA

Maggio 4th, 2011 Riccardo Fucile

BRUTTA COSA INVECCHIARE MALE…IL   PATETICO INTERVENTO DEL PREMIER IERI SERA ALLA CENA DELLA MORATTI CON 1000 DONNE PRESENTI… OGGI LA SOLITA BECERA BATTUTA DEL SENATUR ALLA CAMERA

E’ triste constatare che all’estero siamo ormai considerati come un popolo di imbecilli che si ostina a farsi governare da vecchi maniaci.
Le battute sui costumi puttanieri della nostra classe dirigente ormai non conoscono confini e molti capi di stato si guardano bene persino dal farsi fotografare con certi esponenti del nostro governo.
A tal punto è arrivato il degrado della nostra classe politica, supportata da una corte di miracolati che comprende giornalisti in veste di escort, escort con funzioni politiche, “responsabili” a libro paga” e maitresse travestite da talent scout.
Un governo che potrebbe riunirsi ai giardinetti pubblici, con impermeabile da aprire al momento opportuno, come nella migliore (o peggiore) tradizione della commedia all’italiana.
Come se i peggiori difetti impersonificati da Sordi o da Buzzanca nel cinema del dopoguerra fossero oggi metodo di selezione della classe politica, tra patetico gallismo, maschilismo da harem arabo, mercificazione del sesso, prostituzione politica, scarsa considerazione della donna.
Ho ascoltato personalmente uno che la sa lunga, Luca Barbareschi ( ho la registrazione), sostenere pubblicamente che “non è possibile che uno nomini ministro tutte le sue amanti” (ovviamente riferito a Berlusconi).
Ma anche nelle affermazioni quotidiane, nelle battute, nelle barzellette, emerge il “vecchiume” di una certa concezione del successo, del machismo becero che sembra essere la fissa non solo del premier.
Ieri sera, collegato al telefono con mille donne impegnate a Milano in una cena elettorale per Letizia Moratti, il presidente del Consiglio ha detto: “che disastro perdere occasioni come queste, una cena con mille donne non si può perdere».
Poi si è cimentato in un paio di barzellette, una che ironizza sul fatto che se un terzo delle donne non disdegnerebbero una notte in intimità  con lui, i restanti due terzi lo hanno già  fatto.
Prendete nota: qui bisognerebbe ridere.
E un’altra nella quale una giovane donna chiede a Berlusconi di invitarla al bunga bunga perchè ” lei presidente è un mito senza età  ».
E qui non si sa se piangere o suicidarsi.
Anche perchè non siamo al Bagaglino, ma a una convention politica di livello con un candidato sindaco di una città  come Milano, centro economico del Paese.
Nel pomeriggio di oggi è invece andata in onda la recita di Bossi che non ha ottenuto una mazza con la sua mozione patacca smentita dalla Nato, ma ci ha tenuto a   ricordare ai giornalisti, mentre stava andando in Aula a votare, che “la Lega ha vinto e ce l’ha sempre duro”.
Altra patetico figurante che non sta neanche in piedi, ma che deve evidentemente contrastare Silvio anche nel campo del becero-maschilismo.
Per la cronaca, i due insieme, supportati dai “responsabili”, sono arrivati appena a 309 voti, ben lontani dai 316 che rappresentano la metà  più uno dei deputati e a mille miglia dai 330 annunciati almeno venti volti dal premier.
Come i vecchietti, dopo la partita a briscola alla bocciofila e il giro ai giardinetti adesso potranno ritornare a casa soddisfatti.
Il brodo di dado li aspetta.

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L’ASSESSORE RAZZISTA DI GERENZANO ISTIGA I CITTADINI CONTRO GLI IMMIGRATI

Maggio 4th, 2011 Riccardo Fucile

IL TRIBUNALE ORDINA LA CANCELLAZIONE DAL SITO WEB DEL COMUNE VARESOTTO DELL’ARTICOLO IN CUI SI INVITAVA I RESIDENTI A NON AFFITTARE CASE AGLI EXTRACOMUNITARI… PERCHE’ MARONI NON E’ INTERVENUTO?

L’assessore leghista di Gerenzano, Cristiano Borghi, istiga i cittadini italiani a discriminare gli extracomunitari.
Lo afferma l’ordinanza con cui il giudice Loretta Dorigo ha accolto il ricorso promosso da due associazioni contro lo stesso assessore alla Pubblica istruzione (con delega alla Sicurezza) e contro il Comune della provincia di Varese, guidato da un monocolore della Lega Nord.
Nel ricorso di chiedeva di accertare e dichiarare il carattere discriminatorio di un articolo in cui Borghi scriveva “Chi ama Gerenzano non vende e non affitta agli extracomunitari… Altrimenti avremo il paese invaso da stranieri e avremo sempre più paura a uscire di casa”.
L’articolo era stato pubblicato sul bollettino “Filodiretto coi cittadini” del Comune nel luglio 2009 ed è tuttora online sul sito di Gerenzano.
Nell’ordinanza il giudice scrive che “l’invito a non affittare agli stranieri opera quale istigazione, rivolta ai soggetti di nazionalità  italiana, finalizzata a introdurre un fattore distorsivo con funzione discriminatoria nei rapporti giuridici instaurandi con cittadini extracomunitari”.
Di qui l’ordine all’assessore e al Comune di rimuovere l’articolo dal sito web entro dieci giorni dalla notifica del provvedimento.
Sarebbe da chiedersi come mai il ministro degli Interni, così attento a porsi in prima fila a favore di telecamere quando polizia e magistratura catturano un latitante, non sia intervenuto con altrettanto tempismo nei confronti di un atto palesemente razzista, commissariando un comune della sua zona di origine.
O forse nella padagna del magna magna non valgono le regole del vivere civile?

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GLI ITALIANI ? DEI CRETINI AL CELLULARE: IN LIBRERIA ESCE UNA RACCOLTA DI RIFLESSIONI DI GIORGIO GABER

Maggio 4th, 2011 Riccardo Fucile

ESCE DOMANI “QUANDO PARLA GABER, PENSIERI E PROVOCAZIONI PER L’ITALIA DI OGGI” (EDIZIONI CHIARELETTERE), A CURA DI GUIDO HARARI… UNA SELEZIONE DELLE PROVOCAZIONI DI GABER

Secondo me gli italiani e l’Italia hanno sempre avuto un rapporto conflittuale, ma la colpa non è certo dell’Italia, ma degli italiani, che sono sempre stati un popolo indisciplinato, individualista, se vogliamo un po’ anarchico e ribelle, e troppo spesso cialtrone.
Secondo me gli italiani non si sentono per niente italiani, ma quando vanno all’estero, li riconoscono subito.
Secondo me gli italiani sono cattolici e laici, ma anche ai più laici piace la benedizione del papa. Non si sa mai.
Secondo me gli italiani sono poco aggiornati e un po’ confusi, perchè non leggono i giornali. Figuriamoci se li leggessero.
Secondo me non è vero che gli italiani sono antifemministi. Per loro la donna è troppo importante, specialmente la mamma.
Secondo me gli italiani hanno sempre avuto come modello i russi e gli americani. Ecco come va a finire quando si frequentano le cattive compagnie.
(Brano dello spettacolo “Un’idiozia conquistata a fatica”, l’ultimo del Teatro Canzone, portato in scena da Gaber tra il 1998 e il 2000).
Secondo me gli italiani sentono che lo Stato gli vuol bene, anche perchè non li lascia mai soli.
Secondo me gli italiani sono più intelligenti degli svizzeri, ma se si guarda il reddito medio pro capite della Svizzera, viene il sospetto che sarebbe meglio essere un po’ più scemi.
Secondo me gli italiani sono tutti dei grandi amatori, peccato che nessuna moglie italiana se ne sia accorta.
Secondo me gli italiani al bar sono tutti dei grandi statisti, ma quando vanno in parlamento sono tutti statisti da bar.
Secondo me un italiano, quando incontra uno che la pensa come lui, fa un partito. In due è già  maggioranza.
Secondo me gli italiani sono i maggiori acquirenti di telefonini, e non è vero che tutti quelli che hanno il telefonino sono imbecilli. È che tutti gli imbecilli hanno il telefonino.
Secondo me gli italiani non sono affatto orgogliosi di essere italiani, e questo è grave. Gli altri sono invece orgogliosi di essere inglesi, tedeschi, francesi e anche americani, e questo è gravissimo.
Secondo me gli italiani sono i più bravi a parlare con i gesti, e quando devono pagare le tasse fanno (gesto dell’ombrello).
Secondo me gli italiani e l’Italia hanno sempre avuto un rapporto conflittuale. Ma la colpa non è certo degli italiani, ma dell’Italia che ha sempre avuto dei governi con uomini incapaci, deboli, arroganti, opportunisti, troppo spesso ladri, e in passato, a volte, addirittura assassini. Eppure gli italiani, non si sa con quale miracolo, sono riusciti a rendere questo paese accettabile, vivibile, addirittura allegro. Complimenti.

Come recuperare la fiducia nel senso collettivo?
La disfunzione dello Stato è la disfunzione dei partiti. La Rai è piena di funzionari di Stato, e chi li muove più da lì?
Il discorso allora si fa burocratico, il che è gravissimo.
Gli ospedali fanno schifo, è roba dello Stato.
L’Inps è una vergogna, è roba dello Stato.
Scusate, ma io non ne sento parlare, nè da Berlusconi, nè da nessun altro. Perchè? (1995) (pagina 14)
Oggi non c’è nessuno che dica che in un terzo dell’Italia non c’è lo Stato: da Frosinone in giù lo Stato non esiste.
Mi hanno raccontato che, per portare via i rifiuti dal Napoletano con destinazione Germania, un treno è stato fatto partire di notte, per non farsi vedere dalla camorra.
Lo Stato è dunque clandestino, mentre la camorra è ufficialità .
Poi si parla dei grandi progetti per il Mezzogiorno, dei grandi risultati ottenuti grazie ai pentiti, della mafia che è stata sconfitta.
Intanto lo Stato non c’è, o è allo sfascio e si fa finta che basti un attimo a rimettere tutto a posto.
In realtà  non è così, grazie a un’inamovibile burocrazia. In tutto questo io mi sento un perdente comunque.
Ma chi ha vinto, mi chiedo?
(2001) (p. 15)
Avere un presidente del Consiglio che ha sei televisioni mi sembra una cazzata.
Possiede anche dei giornali? Una cazzata.
Ogni apporto alla mia conoscenza è in realtà  viziato da un gioco di parte, il che mi fa dire che la mia speranza, questo mio sogno collettivo, non è nel gioco dei partiti, nel gioco del potere, ma è nel gioco di un movimento in cui le idee circolino liberamente, sottraendosi a questo ricatto costante dello schieramento.
(1995) (pagina 15)
Credo che ognuno di noi sarebbe interessato a pensare a cose anche più sue, e invece siamo costretti a pensare ad altro, distratti non certo da grandi pensieri, ma da come si amministrano le cose, da come funziona lo Stato. Credo di essere, anche mio malgrado, costretto a intervenire su questioni che mi interessano molto relativamente.
(1993) (p.27)
Non ho mai dato un colpo al cerchio e uno alla botte.
Il pubblico dei miei spettacoli, lo dico con orgoglio, è certamente vario: operai, studenti, impiegati, professionisti, intellettuali e intellettualoidi che tuttavia, se questi ultimi in particolare hanno orecchie buone per sentire, sono sicuramente dei masochisti a rimanere in sala fino alla fine.
(1975) (pagina 47)
M’indigno molto meno di un tempo. Mi sono assuefatto allo sfascio e al ridicolo. Quando si sorride per le cose che non vanno, non c’è più spazio per la rabbia, che invece sarebbe ancora tanto utile. Io tifo più per l’autoironia, il guardare se stessi da un’altra angolazione, cercando di capire qualcosa in più di ciò che siamo.
L’ironia ci deve coinvolgere, altrimenti si trasforma in sarcasmo, che è un modo ingeneroso di avvicinarsi agli altri.
(1992) (pagina 50)

Giorgio Gaber

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I BERLUSCONIANI ORA SI RIBELLANO “COMMISSARIATI DA TREMONTI E BOSSI”

Maggio 4th, 2011 Riccardo Fucile

I MINISTRI EX FORZA ITALIA ED EX AN UNITI CONTRO I LEGHISTI E IL MINISTRO DELL’ECONOMIA: RESA DEI CONTI RINVIATA A DOPO LE AMMINISTRATIVE.. SUL DECRETO ANTISCALATE IERI BEN 18 DEPUTATI PDL NON HANNO VOTATO PER PROTESTA… E A FINE GIUGNO FINISCONO I SOLDI PER LA MISSIONE IN LIBIA

«Berlusconi voterà  la nostra mozione sulla Libia».
La propaganda di Bossi produce un immediato effetto urticante nel Pdl, che prima subisce infastidito, poi sbanda, infine si ribella a quella che molti, sottovoce, ritengono una «genuflessione» ai diktat del Carroccio e un «commissariamento» di Tremonti sull`intero governo.
E’ Montecitorio l`epicentro della rivolta.
E basta vedere la faccia scura del sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, dopo la riunione del mattino a palazzo Chigi, per capire l`aria che tira.
La ribellione non si limita alle parole.
La rappresaglia è immediata sul decreto antiscalate messo a punto daTremonti per impedire (invano) lo sbarco dei francesi a Collecchio.
Guidano la rivolta contro il ministro dell`Economia, considerato un tutt`uno con i leghisti, Claudio Scajola e Antonio Martino.
E alla votazione finale il decreto passa solo grazie all`astensione delle opposizioni, visto che una consistente pattuglia di 18 deputati Pdl decide di non votarlo.
Altre scintille sul decreto che stabilisce aumenti per le forze dipolizia, i militari e i vigili del fuoco, uno dei cavalli di battaglia del centrodestra.
Il ministro dell`economia riesce infatti a stoppare alcune modifiche al provvedimento, caldeggiato dal Pdl, che elargiva una «una tantum» al comparto sicurezza, evitando che le maglie si aprissero ancora di più.
Ma la conseguenza è che la rabbia contro Tremonti e la Lega non fanno che aumentare.
«Gli attacchi al ministro – profetizza uno dei suoi fedelissimi – ricominceranno subito dopo le amministrative».
Forse inizieranno anche prima, visto che il decreto Sviluppo, il prossimo campo di battaglia, fa gola a molti nel governo, che vorrebbero inserirvi misure più ampie di quelle previste a via Settembre.
Tutti nel Pdl guardano ora all`arrendevolezza del premier nei confronti del Carroccio con un misto di preoccupazione e di irritazione.
Anche perchè molti parlano di una serie di cambiali che il Cavaliere si appresterebbe a pagare all`alleato, in cambio del sostegno «fino alla fine della legà­slatura».
In questo canestro rientrerebbe la direzione di Rai2 per Gianluigi Paragone, il trasferimento della Consob a Milano, il vicesindaco di Milano, oltre a uno o due sottosegretari nel rimpasto, rimandato a dopo le amministrative.
Per il momento, tuttavia, a palazzo Chigi si tira il fiato per aver scongiurato sul filo la rottura della maggioranza.
Ieri Berlusconi e Bossi si sono parlati al telefono, dopo che il summit tra Pdl e Lega aveva sancito l`accordo sulla mozione libica.
Un breve scambio di battute con l`intesa di «vedersi presto», anche se il Senatùr non sembra così impaziente di farsi ricevere dal Cavaliere.
«I problemi sono superati – dichiara ottimista Paolo Bonaiuti- e in meno di un`ora di incontro si è riusciti a trovare la quadra».
Ma nel corso del vertice il ministro La Russa, spalleggiato dai capigruppo del Pdl, ha dovuto alzare la voce per impedire che i costi della missione venissero caricati tutti «sugli stanziamenti ordinari della Difesa», come recitava il testo tirato fuori dalle cartelline dei leghisti.
«Col cavolo – si è inalberato La Russa – noi stiamo già  consumando le riserve di carburante che dovevano durare per tutto il 2011. Siamo già  all`osso e poi anche il Viminale deve farsi carico dei costi legati all`arrivo dei profughi e al pattugliamento davanti alla Libia».
Alla fine di un duro braccio di ferro tra Pdl e leghisti si decide di rinviare lo scontro e la mozione preciserà  che andranno evitati «ulteriori aumenti della pressione fiscale».
Una formula che salva il bilancio della Difesa, ma che non garantisce sul futuro della missione.
Nel governo spiegano infatti che i 150 milioni già  stanziati basteranno fino a fine giugno, ma il quesito angosciante riguarda cosa succederà  dopo.
L`incubo è la Lega non voti il rifinanziamento della missione, costringendo palazzo Chigi a una precipitosa retromarcia.
Anche perchè i tagli alle altre missioni internazionali non produrranno rapidamente effetti.
«In Libano -spiegano alla Difesa- dobbiamo restare fino a fine anno».
Così l`unica speranza è che la Nato faccia fuori Gheddafi prima dell`estate.
«Speriamo che a giugno sia tutto finito», scherza Crosetto con un sorriso amaro.

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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CLAMOROSA GAFFE DI LA RUSSA A “BALLARO'”: “MA CHI E’ QUESTO LUKASHENKO?”

Maggio 4th, 2011 Riccardo Fucile

POCO PRIMA CASINI AVEVA ATTACCATO BERLUSCONI RICORDANDO CHE STRANAMENTE E’ AMICO DI TUTTI I DITTATORI DEL PIANETA, DA GHEDDAFI A BEN ALI, DA PUTIN AL PRESIDENTE DELLA BIELORUSSIA LUKASHENKO… IL MINISTRO VIENE RIPRESO MENTRE CHIEDE A UN COLLABORATORE: “MA CHI E’ QUESTO?”

Quando militava nel Msi milanese stava sulle balle a molti militanti in quanto ritenuto un parolaio raccomandato.
La sua origine benestante lo rendeva inviso alla base che vedeva già  allora una certa spocchia negli atteggiamenti del “figlio del senatore La Russa”.
Dopo un periodo da “desasparecido”, in seguito agli incidenti milanesi, ‘Gnazio riemerge grazie ai buoni uffici di donna Assunta Almirante che si era rivolta a lui per trovare occupazione a un congiunto.
Ed ecco Nosferatu scalare le posizioni all’interno del Msi, in simbiosi con l’altro paracarro finiano di allora, Maurizio Gasparri.
Uno a Milano, l’altro a Roma, creano la corrente finiana per eccellenza, quello dei “giovani vecchi” rampanti e ambiziosi che poi troveranno la consacrazione in An.
Ripuliti da vecchie nostalgie, in nome delle quali amavano vincere i congressi contro chi avrebbe voluto un moderno partito “sociale”, portabandiera del conservatorismo più becero, a contatto del Berlusca si sentono improvvisamente dei miracolati.
Chi si scopre statista, chi esperto in telecomunicazioni, chi ministro, chi capogruppo.
Il peggio non è però tanto essere arrivati a questi incarichi, è quello di credere di esserne all’altezza.
Presi da ambizione smodata e a forza di frequentare i salotti di Palazzo Grazioli, saranno loro, dopo aver fatto da servi a Fini per decenni, a tradirlo nel momento del bisogno.
Dimenticando che se hanno un posto politico al sole e non in un consiglio di circoscrizione, lo devono al Gianfri.
La quota 70-30 all’interno del Pdl permette loro di “promuovere” una corte di ex An devoti al “due di coppe” e di poter contare su una truppa di adepti da mettere sul tavolo della trattativa con Silvio.
Fino alla nomina di ‘Gnazio a triumviro e ministro della Difesa.
Ma l’ex portatore di pastore tedesco con dama bionda al seguito ai comizi missini èin fondo un tipico italiano.
Di quelli che se gli dai una divisa rischi di vederlo trasformato in generale anche nell’atteggiamento.
Se poi uno è già  presuntuoso di suo, addio equilibrio.
Vedere ‘Gnazio da Santoro o da Floris è uno spasso: sguardo ieratico da invasato, atteggiamenti isterici, modo di porsi spesso arrogante, oscilla tra spocchia e vittimismo, strilli e accuse per tutti, passato e presente, difese penose e arringhe senza costrutto.
Persino controproducente per chi lo manda.
Ricordiamo la sua mitica frase prima delle Regionali, quando nel Pdl si temeva il sorpasso di Zaia in Veneto, dopo aver negato la ricandidatura a Galan: “Non ci sarà  nessun sorpasso della Lega, andrò personalmente a fare campagna elettorale in Veneto”.
C’ è andato, il Pdl è crollato e la Lega è volata avanti.
In altri tempi, dopo una figura del genere,   un politico si sarebbe dimesso, in altri ancora sarebbe stato cacciato.
Con Silvio no, vieni inviato a rappresentarlo a Ballarò, come ieri sera.
Ma che ti combina ‘Gnazio, profondo conoscitore della politica europea?
Di fronte ad uno scontato attacco di Casini a Berlusconi, in cui il segretario Udc si chiede come sia possibile che Silvio sia amico di tutti i dittatori, da Gheddafi a Ben Ali, da Putin a Lukashenko ( il presidente che indice elezioni farsa e che Silvio ha omaggiato durante l’unica visita ufficiale di un leader europeo in Bielorussia), il ministro prima sorride nervoso.
Poi, al rientro in studio, mentre il conduttore Giovanni Floris gli da’ la parola, ‘Gnazio viene ripreso mentre, con un collaboratore alle sue spalle, si informa sul dittatore bielorusso, evocato poco prima dal leader Udc: “Lukashenko, chi e’ questo?”, chiede il ministro.
Chissà  che avrà  pensato Lukashenko, stamane, leggendo le agenzie.
Forse: “La Russa? ma chi è costui?”.
Beh, si può anche informare, ma in ogni caso non ha perso niente.

argomento: AN, Berlusconi, Casini, Costume, Europa, governo, la casta, PdL, Politica, radici e valori, RAI | Commenta »

UN FUORI ONDA INCASTRA IL LEGHISTA SALVINI: SUI MANIFESTI LA LEGA SCRIVE “FOEURA DI BALL”, MA PARLANDO CON UN SIMPATIZZANTE ESCE FUORI LA VERITA’

Maggio 4th, 2011 Riccardo Fucile

“IN VIA IDRO SO CHE RIMANGONO, NON VADO A FARE CAMPAGNA ELETTORALE LI'”… “SONO PREVISTI ALTRI TRE CAMPI NOMADI IN ALTRI QUARTIERI”… DA UN LATO SALVINI FA LO SPOT ANTI-NOMADI , DI NASCOSTO SI COMPORTA NEL MODO OPPOSTO

Chiuso Triboniano, la polemica sui rom monta.
L’indice è puntato contro la Lega Nord che attua la linea dura contro i campi nomadi, e ne fa uno spot in vista delle prossime elezioni.
Una campagna elettorale all’insegna del «foeura di ball».
Ma, quando si tratta di rispondere a un proprio iscritto, in via confidenziale, convinti di non essere nè visti nè sentiti, allora le cose cambiano e diventano l’opposto.
Insomma si predica in un modo e si razzola in un altro.
L’europarlamentare e consigliere comunale Matteo Salvini, infatti, rispondendo ad una simpatizzante del partito, sui campi rom dice altre cose.
E un filmato pubblicato dal “Corriere della Sera” lo incastra.
Soprattutto in merito alla questione del campo di transito di via Idro che si vuole attuare e finanziare con 5 milioni di euro.
A precisa domanda del perchè non si è voluta prendere una posizione netta, neppure sui giornali, Salvini risponde: «Ma perchè è chiaro, vado a fare la campagna sul campo di via Idro…»
E ancora: «Se in via Idro so che in ogni caso i rom rimangono, non vado a fare lì la campagna».
La simpatizzante, che abita proprio dalle parti del futuro insediamento, gli fa notare che via Idro è molto vicina a via Padova, già  una polveriera, quindi perchè proprio lì e non in altri posti, magari in centro.
E la risposta è l’opposto di quanto simpatizzanti e iscritti leghisti vorrebbero sentirsi dire. «Ci saranno altri due o tre campi in altri quartieri, non sarà  solo via Padova».
Dunque «via i rom» è uno slogan che va bene per la campagna elettorale, ma poi sono in programma altri tre campi in città .
«Sulla questione rom – spiega Raffaella Piccinni, presidente del comitato Riprendiamoci Milano, che ha già  raccolto 10 mila firme per opporsi alla costruzione dei campi nomadi di transito – la Lega evidentemente ha due programmi, la linea dura che sbandiera in campagna elettorale, come il moderato Sakozy che lo scorso luglio ha mandato i rom “fora di ball”, e un programma occulto che prevede la costruzione di campi nomadi che definiscono “di transito”, eppure i rom di via Idro e quelli degli attuali campi sono stanziali da vent’anni. La verità  è che il concetto di campo è creare di fatto un ghetto. Bisogna invece distinguere il cittadino onesto da chi delinque e quindi deve essere punito».
Che non tutto fili per il verso giusto, lo ha sottolineato anche la consigliera comunale Carmela Rozza, che ha denunciato «un grave atto intimidatorio in via Bellini 11, al Giambellino, da parte di funzionari del Comune che hanno fotografato i cartelli esposti dagli inquilini, minacciandoli di essere accusati del reato di discriminazione».
Lo scorso sabato, infatti, gli abitanti di via Bellini 11, avevano affisso alcuni manifesti con la scritta: «Hanno fatto entrare nelle case popolari a loro assegnate i rom di Triboniano. Lo hanno fatto stanotte, di nascosto, trattandoli come ladri. Per lamentele chiamare Salvini, Moratti, Maoioli e Maroni. Lo hanno deciso loro».

(da “Il Corriere della Sera“)

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