Agosto 2nd, 2011 Riccardo Fucile
BERLUSCONI RISPONDERA’ IN PARLAMENTO SULLA CRISI DEI MERCATI….TREMONTI E BOSSI FURIBONDI: “UN SUICIDIO POLITICO”… SACCONI POSSIBILE SOSTITUTO PER L’ECONOMIA
Alla fine, obtorto collo, il Cavaliere si è convinto a tornare in Parlamento prima delle
ferie. “Perchè Tremonti è talmente debole – ha spiegato motivando il suo cambio di linea – che sono costretto a prendere io stesso la situazione in mano”.
Sono stati i “giovani turchi” del Pdl – Alfano, Romani, Fitto, Sacconi, Frattini – a prevalere, a convincerlo che non era nemmeno pensabile che il governo stesse zitto mentre l’Italia è vittima di una gigantesca ondata di sfiducia.
Un immobilismo che avrebbe dato ulteriori motivazioni a chi lavora per un governo tecnico che scalzi il centrodestra.
Alfano & Co. si sono imposti anche contro il parere di quanti, come Letta e Bonaiuti, temevano (temono) un terribile “effetto boomerang” contro il premier se, nonostante l’intervento di Berlusconi, la Borsa continuerà a scendere e lo spread con i Bund tedeschi frantumerà nuovi record dopo quello di ieri (354 punti, mai successo prima d’ora).
“A quel punto – ragiona sconsolato uno che ha lavorato fino all’ultimo perchè il premier restasse ad Arcore – sarà come se Berlusconi si fosse disegnato da solo un bersaglio sulla schiena”.
Ma il più contrario di tutti al dibattito parlamentare era proprio Giulio Tremonti. All’ora di colazione ieri a via Bellerio il ministro dell’Economia è in riunione con Umberto Bossi e Roberto Calderoli.
Quello stesso Calderoli che, un paio d’ore prima, ha dichiarato in tv che “Berlusconi alle Camere adesso sarebbe poco credibile”.
Quando le agenzie battono la notizia che il premier ha deciso di intervenire, i tre si guardano increduli.
Nessuno li ha avvisati, nessuno si è soprattutto premurato di avvertire Tremonti.
Berlusconi, come dice un suo collaboratore, sta scrivendo addirittura un “discorso sullo stato dell’Unione” e non ne informa prima il titolare dell’Economia.
Partono immediate le telefonate ad Arcore. Bossi è lapidario: “Silvio, stai facendo una cazzata”.
Tremonti è gelido: “Così diventa un suicidio politico, ti stai mettendo da solo la testa nel cappio. E se le cose vanno male sui mercati a chi daranno la colpa? Indovina un po’?”.
Niente da fare, la decisione è presa.
Compresa quella di sbloccare investimenti al Cipe per sette miliardi di euro.
Un’altra scelta che Tremonti non avrebbe condiviso.
Così nel governo, in questa tempesta finanziaria, si va affacciando un nuovo equilibrio. La debolezza di Tremonti ha ieri incoraggiato Berlusconi a seguire la strada del “ci metto la faccia io”, anche se non sono previsti annunci clamorosi o nuovi tagli.
Di fatto si tratta di un commissariamento “soft” del ministro dell’Economia, preparato e incoraggiato da tutti i ministri del Pdl, che mandano avanti il premier a sostenere l’impatto mediatico dell’operazione.
E già s’intravede il possibile sostituto, l’uomo che in queste ore sta emergendo come protagonista sia con le parti sociali che sui giornali: Maurizio Sacconi.
Forte dei suoi rapporti con il Vaticano e della rete costruita con Cisl, Uil e Confindustria, il ministro del Lavoro è il vero regista dell’operazione.
Non si tratta di cacciare Tremonti, ma di operare come se non ci fosse più. “Se poi vorrà andarsene – spiega uno dei “congiurati” – sarà stata una scelta sua, nessuno glielo chiederà . Ma si è visto che non è lui il garante della stabilità , visto che la sua presenza al governo non scongiura affatto l’attacco speculativo contro l’Italia”.
Il discorso del premier in Parlamento.
Ci stanno lavorando in molti, ma il premier ha già anticipato in via riservata che “non c’è da aspettarsi grandi annunci”.
Anche perchè il capo del governo continua a non dirsi “preoccupato”, nonostante quello che sta accadendo in Borsa.
Dirà quindi che “i fondamentali del paese – dall’export agli ordinativi industriali, dalla patrimonializzazione delle banche all’occupazione giovanile – sono tutti positivi.
E comunque migliori rispetto a molti altri paesi europei”.
Quanto al famoso taglio delle province, invocato da più parti, per Berlusconi si tratta di un falso problema: “I servizi li dovremmo comunque spostare alle regioni e i risparmi sarebbero insignificanti”.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, economia, emergenza, governo, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Agosto 2nd, 2011 Riccardo Fucile
IL PROPRIETARIO INCASTRA MILANESE: “COSI’ AVEVANO L’ALLOGGIO GRATIS”
Eccolo il verbale che inchioda Marco Milanese e che imbarazza Giulio Tremonti.
Porta la data del 7 luglio e contiene le dichiarazioni di un cinquantenne nato a Città di Castello che in molti conoscono nei palazzi romani.
Si chiama Alfredo Lorenzoni ed è il segretario generale del Pio Sodalizio dei Piceni, l’uomo incaricato di gestire le pratiche di affitto dei pregiati immobili romani di questa antica Confraternita di marchigiani.
Lorenzoni ha raccontato tre cose importanti al pm Vincenzo Piscitelli che indaga su Marco Milanese a Napoli.
Innanzitutto ha detto chiaramente che i lavori di ristrutturazione effettuati e mai pagati dal deputato Pdl nella casa di via Campo Marzio 24 a Roma valgono più di 200 mila euro e non 52 mila come sostengono all’unisono Milanese e il costruttore Angelo Proietti, indagati a Roma per corruzione dal pm Paolo Ielo proprio per la ristrutturazione a sbafo.
Inoltre Lorenzoni ha ricordato che il primo preventivo presentato dalla società di Proietti, la Edil Ars, ammontava addirittura al doppio: 400 mila euro. Questa somma mostruosa anche per il rifacimento di un appartamento d’epoca al centro di Roma, nella logica accusatoria, sarebbe stata utile a prolungare la permanenza gratuita nell’appartamento di Tremonti e Milanese. Se fosse stata accettata da Lorenzoni, Marco Milanese avrebbe potuto offrire gratis al ministro la sua magione romana senza tirare fuori un euro per tre anni e non per i 17 mesi ottenuti.
La terza cosa che ha detto Lorenzoni al pm Piscitelli è che per lui quella casa in cerca di autore era destinata non a Milanese ma a Tremonti.
Una dichiarazione che mette in serio imbarazzo il ministro e rende sempre urgente la sua convocazione come testimone davanti ai pm che indagano su Milanese.
Sono troppi i dubbi e le incongruenze tra le sue dichiarazioni e i verbali di testimoni e indagati.
A partire da quelli di Alfredo Lorenzoni. Il segretario generale dei Piceni viene convocato la prima volta a Napoli da Piscitelli il 28 giugno.
Al pm che gli chiede conto della casa di via Campo Marzio risponde: “Il contratto è stato stipulato il primo febbraio 2009. Il canone di locazione è stato stabilito in 8.500 euro mensili (…) concordammo contrattualmente con il Milanese l’esecuzione a suo carico di lavori per una cifra complessiva di 200 mila euro (conteggiati secondo il nostro prezzario ) dal cui ammontare andava mensilmente scomputato il canone di locazione fino al raggiungi mento di quell’ importo. Mi consta che i lavori siano stati effettivamente eseguiti”.
Peccato che i lavori non siano mai stati pagati da Milanese.
Come scoprono i magistrati che convocano il costruttore Proietti per chiedergli perchè.
Anche perchè la società Edil Ars ha fatto lavori senza gara per 5 milioni di euro con la Sogei, una società informatica controllata dal Ministero dell’economia, solo nel 2010.
Proietti ha la risposta pronta: “i lavori sono stati fatti solo per 52 mila euro, come contabilizzato nel mio bilancio”.
E perchè non sono stati pagati?
“Milanese mi diceva che avrebbe pagato tutto alla fine dell’intervento complessivo di 200 mila euro. Quando il responsabile del Pio Sodalizio, Lorenzoni”, precisa Proietti al Fatto, “venne a vedere i lavori eseguiti, io gli feci notare che valevano solo 52 mila euro, ma lui disse che avremmo ultimato l’intervento dopo”.
Evidentemente le due versioni erano dissonanti.
E quella di Proietti puntella perfettamente la difesa di Milanese alla Camera: “i lavori di restauro effettivamente eseguiti ammontano a soli 50.000 euro; l’affitto che io avrei dovuto corrispondere avrebbe dovuto essere scalato dall’ammontare delle spese per il restauro, peraltro effettuato solo in minima parte; il Ministro ha corrisposto, quale partecipazione all’affitto dell’immobile, a partire dalla seconda metà del 2008, la somma mensile di circa 4 mila euro, corrispostemi settimanalmente”.
Insomma, l’importo dei lavori effettivamente realizzati è determinante.
Ecco perchè il 7 luglio Alfredo Lorenzoni viene riconvocato da Piscitelli.
”In relazione ai lavori di via Campo Marzio 24 confermo che la stima di quelli necessari, da effettuare secondo il nostro prezziario, ammontava a circa 250 /260 mila euro”, spiega ai pm Lorenzoni “in precedenza l’Edil Ars aveva presentato per quell’appartamento, su incarico del nuovo inquilino, un preventivo per circa 400 mila euro che noi non prendemmo neanche in considerazione perchè sproporzionato. Non erano previsti lavori di consolidamento statico ma di manutenzione ordinaria. Questo preventivo di fatto rifiutato fu restituito all’Edil Ars. (…) lo ho verificato che i lavori -per quel che ricordo durati circa quattro mesi -sono stati effettivamente realizzati anche a un livello medio alto (di fattura e di materiali impegnati). l
n sostanza la tipologia di lavori per noi ritenuti necessari e conteggiati secondo quel computo prima descritto è stata integralmente realizzata senza trascurarne o differirne nessuno degli stessi. lo ci sono stato più volte (sei o sette volte) e comunque l’appartamento è venuto molto bene”.
Altro che “romanella” come aveva definito in dialetto romanesco il lavoro fatto alla bell’e meglio Proietti.
Ma chi era il beneficiario di tutti questo giro di lavori, canoni scomputati e contratti?
Anche su questo Lorenzoni parla chiaro: “Confermo che fu Proietti a dirmi per la prima volta che l’appartamento era destinato ad essere abitato dal Ministro Tremonti. Fu lo stesso Milanese a confermarmi la circostanza e poi io stesso in diverse occasione dei miei accessi all’interno dello stabile, ne ho avuto conferma anche perchè la presenza del Ministro non passa inosservata per la presenza della scorta”.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: casa, Costume, denuncia, economia, Giustizia, governo, la casta, PdL, Politica, radici e valori, Roma | Commenta »
Agosto 2nd, 2011 Riccardo Fucile
LA NORMA CONCEPITA PER SALVARE IL PREMIER AVRA’ CONSEGUENZE SU UNA MOLTITUDINE DI ALTRI PROCESSI
Per un Berlusconi libero dai processi, che di dibattimenti in primo grado, perchè solo
a quelli si applica la nuova legge, ne vadano pure in malore a migliaia.
Nomi? I più famosi, in questo momento, nelle aule giudiziarie italiane. Eccoli.
A Milano la famosa scalata Unipol alla Bnl. Quella dei furbetti del quartierino.
Ma pure i meno noti, ma assai gravi crac Burani e Cit.
Clamoroso a Torino: potrebbero tornare i 9.841 testimoni chiesti dai difensori per i morti dei veleni della Eternit.
I giudici ne hanno concessi due a persona, ma adesso tutto potrebbe riaprirsi.
A Viareggio. Ancora di scena il dibattimento per la strage del treno deragliato in stazione. Stimano i pm che i 38 indagati delle Ferrovie potrebbero pretendere di sentire decine di testimoni a testa.
E a Roma? Potrebbe andare in crisi il processo Cucchi, il detenuto morto per le percosse ricevute, perchè gli avvocati sarebbero legittimati a presentare una lista testi in cui figurano tutti coloro che si trovavano nel penitenziario e in questura e in ospedale in quei drammatici momenti.
A Palermo sarebbe la fine dei processi di mafia.
Un esempio? Franco Mineo, deputato regionale del transfuga Pdl Miccichè, indagato per essere un prestanome dei boss dell’Acquasanta, potrebbe far chiedere dai suoi avvocati una sfilza di testi che comprende l’intero quartiere dove ha vissuto.
E a Bari rischierebbero l’impasse inchieste ormai in aula o prossime ad esserlo come quelle sul ministro Raffaele Fitto e sul re della sanità pugliese Giampaolo Tarantini. Idem a Bologna per la bancarotta fraudolenta della società Victoria 2000 che controllava la squadra di calcio o per le morti all’ospedale Sant’Orsola.
Potrebbero essere davvero “devastanti”, come da due giorni vanno dicendo disperati i vertici dell’Anm Luca Palamara e Giuseppe Cascini, gli effetti concreti della legge sul “processo lungo”.
Com’è sempre avvenuto nelle leggi cucite addosso a Berlusconi, ritagliate dai suoi casi giudiziari, praticamente scritte sopra con l’antica carta carbone, i guai cominciano quando si applica la norma a tutto il resto.
A tutti gli altri processi in corso in Italia.
È accaduto, appena qualche mese fa, con la prescrizione breve per gli incensurati.
Si calcolò che potevano finire al macero 15mila dibattimenti.
Adesso il drammatico calcolo ricomincia.
Ma stavolta, di primo acchito, con gli uffici che sono già o stanno per andare in ferie, l’impressione è che l’impatto, proprio per la natura della norma, potrebbe essere ben più invasivo e devastante.
In queste ore, si stanno facendo le prime valutazioni.
Ci ragionano l’Anm, ma anche il Csm. Pronti, a settembre, a dare battaglia con i dati alla mano.
L’opposizione già scopre la sua strategia.
“Impatto”, magica parola, da cui in questa legislatura si sono tenuti sempre lontano gli strateghi giudiziari del premier. E il governo con l’ex Guardasigilli Alfano.
Fanno le leggi, ma non danno i numeri. Perchè sanno che sono catastrofi.
Di Berlusconi e dei suoi processi s’è detto.
“Morte” certa per Mills, “morituro” Mediaset, in zona salvezza Mediatrade, senza rischi Rubuy.
Questa previsione la ammette pure Niccolò Ghedini, l’avvocato del Cavaliere, che parla del “processo lungo” come di “una norma di civiltà giuridica” e di “semplice traduzione dell’articolo 111 della Costituzione”.
Abbiamo visto che effetti produce in giro per l’Italia questa norma.
Un primo sondaggio attraverso gli uffici rivela una prossima e sicura catastrofe.
Un “colpo mortale per la giustizia italiana”, come dice il segretario di Md Piergiorgio Morosini.
Quello per cui un omicidio come quello del tifoso laziale Gabriele Sandri sull’autostrada giustificherebbe la convocazione di centinaia di automobilisti in veste di testimoni.
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
argomento: Costume, denuncia, Giustizia, governo, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Agosto 2nd, 2011 Riccardo Fucile
SPESE GONFIATE, FONDI SCOMPARSI E PRESUNTE MAZZETTE SULLE INIZIATIVE PER IL VENTENNALE DELLA TRAGEDIA CHE COSTO’ LA VITA A 53 PERSONE… INQUISITO ANCHE PONZONI DEL PDL…IL CASO IREALP, ENTE A GUIDA LEGHISTA CREATO COI FONDI PER LA CATASTROFE E FINITO IN UN BUCO MILIONARIO
Dopo il terremoto dell’Aquila, l’alluvione della Valtellina.
Il malaffare non si ferma neppure davanti alle catrastrofi naturali e alle loro tragiche conseguenze.
E riesce ad approfittare persino delle commemorazioni.
La tragedia valtellinese, che alla fine di luglio del 1987 provocò la morte di 53 persone e la cancellazione di interi paesi (qui le immagini dell’epoca), è protagonista di due inchieste che ora sembrano trovare un punto di contatto: quella della Procura della Repubblica di Monza contro l’ex assessore regionale del Pdl Massimo Ponzoni, svelata pochi giorni fa, e quella della Procura di Sondrio, che ha già portato alla richiesta di rinvio a giudizio di diversi amminstratori locali, anche loro di centrodestra.
Tutto parte dalle iniziative indette in provincia di Sondrio nel luglio 2007 per ricordare la strage: un grande convegno, delle mostre e una esercitazione in grande stile della Protezione civile, denominata “Valtellina 2007″, alla presenza dell’allora direttore Guido Bertolaso.
A Ponzoni, recordman di preferenze in Brianza, già inquisito per corruzione e bancarotta fraudolenta, citato a ripetizione nelle carte dell’inchiesta Crimine-Infinito sulla ‘ndrangheta in Lombardia, la Procura di Monza contesta diversi episodi, tra i quali la corruzione e il peculato in merito all’organizzazione dell’esercitazione e di altre attività collaterali.
Come parte offesa figura la Fondazione Irealp (Istituto di ricerca per l’ecologia e l’economia applicate alle aree alpine).
Fondi Irealp per 250 mila euro sarebbero stati stanziati, per iniziativa dell’allora assessore alla protezione civile, per la realizzazione del convegno.
Soldi ricevuti dalla Comunità montana di Morbegno, che a sua volta aveva incaricato degli aspetti organizzativi un’altra società pubblica, Eventi valtellinesi.
Qui appare il nesso con l’inchiesta della Procura di Sondrio, che ha chiesto il rinvio a giudizio del presidente della comunità montana, Silvano Passamonti (già coordinatore provinciale di Forza Italia), e del project manager di Eventi Valtellinesi Luca Spagnolatti.
Con loro, il 15 giugno 2010, finirono in carcere o agli arresti domiciliari per ordine del gip Pietro Della Pona, altri quattro amministratori locali e una professionista: uno shock per la politica della provincia lombarda, una sorta di Tangentopoli in versione alpina.
Secondo l’accusa, le spese erano state gonfiate.
A fronte di un costo reale intorno ai 100 mila euro, Eventi valtellinesi inserì ulteriori costi fittizi, come l’utilizzo di spazi che in realtà erano nella disponibilità della Comunità montana, e spese abnormi per l’acquisto di sedie (11 mila euro), pulizie (7 mila euro), impianto audio e video (19 mila euro).
L’inchiesta valtellinese si è limitata alle presunte malversazioni nell’utilizzo dei fondi. Ora quella della Procura di Monza, condotta dal pm Giordano Baggio, apre un nuovo fronte, relativo all’origine dello stanziamento.
Come racconta un investigatore non tutti i rivoli di quei 250 mila euro sono stati tracciati, e una parte della somma potrebbe anche essere “tornata” in modo occulto verso gli uffici regionali.
E non è finita.
La Procura di Monza contesta a Ponzoni e ad altre tre persone il “reato di corruzione commesso in relazione all’affidamento di lavori da parte di Irealp a beneficio della società Instudios srl”, a quanto si sa sempre in riferimento alla manifestazione valtellinese.
La Instudio fa capo a Sergio Pennati, il commercialista di Desio, in provincia di Monza, che curava le società immobiliari che Ponzoni possedeva insieme ad altri big del Pdl in Regione Lombardia: l’assessore Massimo Buscemi, il consigliere Giorgio Pozzi e Rosanna Gariboldi (moglie del deputato azzurrro Giancarlo Abelli), che nel 2010 ha patteggiato una condanna a due anni di reclusione per riciclaggio, in relazione alle vicende del “re delle bonifiche” Giuseppe Grossi. Società che poi sono fallite, dando origine all’accusa di bancarotta fraudolenta per Ponzoni.
Quanto agli enti pubblici coinvolti, anche loro hanno fatto una brutta fine.
La Fondazione Irealp era stata istituita proprio grazie ai i fondi straordinari stanziati per l’alluvione in Valtellina con la legge 102 del 1990, anche se aveva visto la luce soltanto alla fine del 2006.
Guidata dall’ex consigliere regionale leghista Fabrizio Ferrari (con 6.500 euro al mese di retribuzione da commissario straordinario), ha chiuso il suo ultimo bilancio con un buco da un milione e mezzo di euro e il primo marzo di quest’anno è stata accorpata a un altro ente, l’Ersaf (Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste). “Vogliamo sapere come mai sono esplose le spese per lavori affidati a terzi proprio nell’ultimo anno e la ragione stessa di certe consulenze assegnate a una sola persona”, chiede un’interrogazione su Irealp presentata dal Pd in Consiglio regionale nell’aprile scorso.
Quattro mesi dopo non è pervenuta alcuna risposta.
Quanto a Eventi valtellinesi, definita dalla Procura di Sondrio una “società bancomat” per le spese folli dei suoi amministratori, da un anno a questa parte è in fase di smantellamento.
argomento: Comune, Costume, Giustizia, la casta, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Agosto 2nd, 2011 Riccardo Fucile
FAI INCHIESTE SUI LEADER DEL PD? O SEI “DISONESTO”, O “IN MALA FEDE” OPPURE GAY
Chi tocca il centrosinistra muore. “La macchina del fango comincia a girare ”. 
Dopo aver ascoltato le parole di Pierluigi Bersani, gli accenti berlusconiano-vittimisti del segretario Pd, sento che per una volta posso contravvenire a una delle regole auree del cronista: mai parlare di se stessi.
E così racconterò dell’amara esperienza di diventare una specie di paria, un intoccabile nella mia città perchè ho osato scrivere inchieste sul centrosinistra.
Ma prima faccio una premessa.
Nel corso degli anni ho parlato di decine di politici di entrambi gli schieramenti: Alemanno, Formigoni, Moratti, Storace, Berlusconi, Matteoli, Galan, Romani, Romano, Scajola, Grillo (Luigi), Calderoli, Bossi, D’Alema, Bersani, Penati, Burlando.
Tanto per fare alcuni nomi.
Gli esponenti di centrodestra sono la maggioranza. Però dopo vent’anni di lavoro (prima di approdare al Fatto sono stato al Messaggero, La Repubblica, Il Secolo XIX e La Stampa) una cosa posso dirla: i fastidi che mi hanno procurato le inchieste sul centrosinistra non hanno uguali.
Certo, il centrodestra è più duro, diretto, usa nei confronti dei giornalisti una logica proprietaria.
Un certo centrosinistra no, non ti schiaccia direttamente, preferisce la calunnia, l’insulto, la telefonata a direttori ed editori.
Con un’aggravante: l’arroganza del centrodestra, seppur più violenta, non pretende di essere “giusta”, ha lo scopo manifesto di metterti a tacere.
Il centrosinistra è diverso: si sente investito di una missione, chi osa metterlo in discussione è “disonesto”, “in mala fede”, “vendicativo”, “scorretto”.
Tutte accuse che mi sono state rivolte, sempre in forma anonima e senza lo straccio di una prova.
Ma veniamo ai fatti.
Mi capita anni fa, mentre seguivo lo scandalo Antonveneta, di raccontare i rapporti di Gianpiero Fiorani con noti esponenti politici.
Per giorni descriviamo i legami della Lega con il re delle scalate bancarie. Non succede nulla.
Poi ecco che arriva la prima notizia su un esponente del centrosinistra: il contratto di leasing dello yacht di Massimo D’Alema è stato stipulato con una società legata alla Banca di Lodi.
Niente di illegale, ma una storia che è giusto approfondire e magari riferire ai lettori.
Risultato: mezzora dopo il mio colloquio con D’Alema arriva al giornale una telefonata che annuncia, in caso di pubblicazione, una denuncia per violazione del segreto bancario.
Il giorno dopo D’Alema diffonde un comunicato e racconta “spontaneamente” l’episodio.
Piccolezze, si dirà , come decine di altri episodi. Ma i guai seri vengono quando decido di scrivere degli intrecci tra politica (di centrosinistra, come di centrodestra) e affari che stanno dietro alla cementificazione della Liguria.
Non arriva una riga di smentita o querela, del resto sarebbe stato difficile, visto che ogni parola dell’inchiesta è documentata.
Ma quando compare il primo articolo subito mi chiamano dal mio giornale: “Ferruccio, una persona ai vertici del centrosinistra ha fatto una telefonata ai massimi livelli. Dice che hai scritto un articolo pieno di falsità . Noi non ne teniamo conto, ma tu sappilo”.
Era l’inizio.
Quando con il collega Marco Preve scrissi il libro, “Il partito del cemento”, dedicato alla passione bipartisan dei politici liguri per il mattone, mi dichiararono guerra aperta.
Si parlava, tra l’altro, con anni di anticipo rispetto all’inchiesta della Procura di Roma, dei legami dei vertici del partito nazionale e ligure con Vincenzo Morichini, Franco Pronzato e i loro soci.
Ancora nessuna replica. Un muro di silenzio.
Finchè mi venne offerto un posto di rilievo in un grande giornale.
Dopo mesi venni a sapere che proprio nel periodo della trattativa i vertici del Pd nazionale avevano fatto arrivare il messaggio che l’incarico non era gradito al partito. Insomma, la mia carriera ha rischiato.
E anche il clima che respiravo in città è cambiato.
Quando mi presentai nella sede del Pd genovese per scrivere un articolo sulle elezioni regionali del 2010 uno dei massimi dirigenti locali mi accolse così: “Ecco l’amico di Berlusconi.
Vergogna, vattene”, e via con accuse e insulti.
Ma agli insulti, soprattutto se deliranti, è facile rispondere.
Peggio sono le calunnie: non hai un interlocutore cui replicare.
Di più: se ribatti dai dignità alle accuse che ti sono rivolte, le ingigantisci, dai loro concretezza. Insomma, devi subire.
E lascio perdere gli episodi più pittoreschi, come quando mi avvertirono che qualcuno nel Pd faceva circolare l’immancabile voce che ero omosessuale, anzi, “buliccio” come si dice a Genova.
Ne parlai con mia moglie, sorridemmo sorpresi: per me ovviamente non era un insulto, ma mi stupiva che qualcuno in un partito che si dice progressista lo considerasse tale.
Lentamente la tenaglia, però, si stringeva.
Difficile vivere nella vostra città quando venite condannati all’ostracismo dal partito che governa da decenni, che guida gli enti locali da cui arrivano milioni di euro in pubblicità istituzionale a puntellare i bilanci di tutti gli organi di informazione (un’altra inchiesta poco gradita dal Pd).
Si finisce cancellati, pesantemente insultati a incontri pubblici (è toccato perfino alla mia famiglia, colpevole di avermi messo al mondo).
Insomma, intoccabili.
Finchè sono arrivato al Fatto, che per fortuna è impermeabile a certi interventi.
Mai nessuno, però, che abbia risposto alle nostre inchieste in modo documentato. Bersani, tengo a dirlo, non è mai stato coinvolto negli episodi che ho citato.
Ma forse sarebbe bene che li conoscesse, prima di invocare la macchina del fango e vestire i panni della vittima.
P.S. Non ho fatto volutamente i nomi dei protagonisti e dei testimoni di questi episodi. Posso scegliere di affrontare una battaglia, ma non posso trascinarci anche gli altri.
Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Costume, denuncia, Giustizia, PD, Politica, radici e valori | Commenta »
Agosto 1st, 2011 Riccardo Fucile
DA SETTIMANE I MAGISTRATI STANNO INTERROGANDO L’ARCHITETTO MICHELE UGLIOLA, COINVOLTO IN UN GIRO DI MAZZETTE A CASSANO D’ADDA…LE SUE DICHIARAZIONI VANNO OLTRE E TOCCANO ESPONENTI REGIONALI DI LEGA E PDL
Da settimane ormai un uomo viene interrogato dai magistrati di Milano.
Si chiama Michele Ugliola, pugliese di San Severo, classe 1958, professione architetto, ma soprattutto mediatore di tangenti e uomo cerniera tra l’impresa e la politica.
Questo sostengono i pm, i quali, il 25 maggio scorso, lo hanno messo agli arresti domiciliari.
Motivo: un giro di mazzette che ha azzerato i vertici del Comune di Cassano d’Adda, sindaco in testa
La storia, tutt’altro che chiusa, adesso promette di terremotare buona parte della politica lombarda.
Ugliola, infatti, ex socialista, poi vicino a Forza Italia, già finito in guai giudiziari assieme all’ex assessore comunale del Pdl Giovanni Terzi, è uomo dai tanti contatti che vanno ben oltre la piccola realtà di Cassano. Di questo sta parlando con i pm.
Di amicizie, denaro e politici.
Insomma, sul tavolo della procura non c’è solo l’affare Penati. Ci sono diversi verbali segretati e soprattutto il secondo tempo della corruzione che coinvolge importanti esponenti regionali di Pdl e Lega nord.
Sulla figura di Ugliola, infatti, si concentrano due tronconi d’indagine: il primo confluisce nell’inchiesta sulle bonifiche di Giuseppe Grossi e sulle speculazioni immobiliari di Luigi Zunino, compresa quella per l’ex area Falck a Sesto San Giovanni.
Il secondo, invece, parte da Cassano e si incardina sulle dichiarazioni di Ugliola e del cognato Gilberto Leuci.
Il sistema è lineare: Leuci batte cassa dagli imprenditori ritirando mazzette in contanti anche di 500 mila euro. Quindi passa il denaro all’architetto che lo distribuisce ai politici.
Il nome di Ugliola, titolare della Tema Consulting con sede in via Zuretti a Milano, emerge per la prima volta il 21 settembre 2009.
I pm Laura Pedia e Gaetano Ruta, titolari dell’inchiesta sul re delle bonifiche Giuseppe Grossi, lo accusano di avere emesso fatture false per circa 800 mila euro all’Immobiliare Cascina Rubina (Icr) controllata dalla Risanamento di Zunino e proprietaria dei terreni dell’area Falck.
Durante le perquisizioni spunta una scrittura privata in cui a Ugliola viene conferito un incarico proprio in relazione alle aree di Sesto San Giovanni.
In sostanza l’architetto deve interfacciarsi con l’amministrazione pubblica per conto dei privati.
Gli accertamenti successivi mostrano che le consulenze sono state affidate a Ugliola direttamente da Risanamento e non da Icr.
Secondo i finanzieri mancano elementi certi per dimostrare che l’attività sia stata svolta effettivamente.
E dunque, se così è, a cosa sono serviti gli 800 mila euro?
Nell’autunno del 2010, il sindaco di Sesto, Giorgio Oldrini (indagato dalla Procura di Monza), risponde a un’interrogazione dei Verdi sulla presenza di Ugliola in comune. “A volte gli incontri erano tra diverse persone e qualcuno di noi dice: magari era assieme agli altri”. La risposta non risolve.
Una cosa è certa: Ugliola ottenne l’incarico da Zunino di mediare con la politica sestese, per questo emise fatture fino a 800 mila euro, ma nessuno lo vide mai in comune.
Un dato che non sfugge agli investigatori consapevoli di trovarsi davanti a un protagonista assoluto della scena politico-affaristica lombarda
E del resto la caratura dell’architetto emerge già il 13 ottobre 1998 quando finisce in carcere per una tangente da 250 milioni di lire all’allora consigliere comunale di Milano Giovanni Terzi, già assessore all’Urbanistica a Bresso.
Anche qui il gioco è quello delle consulenze che Ugliola incassa senza fornire prestazioni.
Sarà lui stesso a raccontarlo ai pm: “Quello era un incarico professionale che di fatto costituiva uno schermo per la mia attività di raccordo tra i privati e l’amministrazione di Bresso”.
Dopo queste dichiarazioni l’architetto viene rimesso in libertà . E assolto definitivamente nel 2005.
In quello stesso anno la Finanza trasmette un’informativa ai pm che indagano su Antonveneta. La nota, che non avrà rilevanza penale, rivela che il commercialista Salvatore Randazzo, siciliano di Paternò, professionista di riferimento della famiglia La Russa, “è il depositario delle scritture contabili di Michele Ugliola”.
Sei anni dopo sul tavolo ci sono le modifiche del Pgt a Cassano d’Adda. Ugliola va a braccetto con il sindaco Pdl Edoardo Sala, che impone il suo architetto di fiducia all’imprenditore Fausto Crippa per la riqualificazione dell’ex Linificio Canapificio nazionale, uno dei più grandi d’Europa.
“Ugliola — racconta Crippa — mi disse che se volevo l’approvazione del progetto era necessario elargirgli del denaro”.
Di più: Crippa firma una scrittura privata in cui si impegna a versare a Ugliola un milione e mezzo di euro per consulenze.
“Le richieste di Ugliola — dice — erano motivate dalla necessità di dover pagare non meglio specificati politici”.
E di politici l’architetto ne conosce molti.
Tra questi c’è il leghista Marco Paoletti, anche lui indagato nell’indagine di Cassano.
I due sono molto amici. Ed è lo stesso rappresentante del Carroccio, ex assessore locale e consigliere provinciale a Milano, a svelare il vero mestiere dell’architetto. Siamo nell’agosto 2009, Paoletti parla con Crippa.
“Ugliola — dice — è più un mediatore, un intrallazzatore”. E ancora: “Quando bisogna mediare tra imprenditori, tecnici e politici ci vogliono anche questi personaggi”. Insomma il malaffare di oggi non è diverso da quella di ieri quando, racconta Leuci ai pm, Ugliola con il cognato e due dirigenti Esselunga mette in piedi un comitato d’affari.
Il progetto (che non avrà rilievo penale): individuare aree dove costruire, ottenere i permessi corrompendo un funzionario del Comune di Milano, quindi proporne l’acquisto a Zunino, il quale a sua volta avrebbe girato l’affare all’ignaro Bernardo Caprotti.
L’escamotage: la presenza di dirigenti Esselunga conniventi.
La storia, dunque, sembra ripetersi con declinazioni diversi e identici risultati.
Intanto la voce della collaborazione di Ugliola è già girata nei Palazzi della politica.
E molti, ora, temono il peggio.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Costume, Giustizia, la casta, LegaNord, PdL, Politica | Commenta »
Agosto 1st, 2011 Riccardo Fucile
LA TESTIMONIANZA DELLA COORDINATRICE PROVINCIALE DI GENERAZIONE FUTURO DI GENOVA SMENTISCE L’AVVENUTO ALLONTANAMENTO DI PERSONAGGI SOSPETTI DA PARTE DI NAN… LA RICHIESTA DI INCONTRO E LA PROPOSTA DI UN TESSERAMENTO TAROCCATO
Nella risposta che il coordinatore regionale Enrico Nan ha rilasciato al Secolo XIX di
oggi ho letto con interesse questo passaggio:
“All’interno della sede alcuni mi dissero che i Mamone erano soggetti chiacchierati: chiamai allora la segretaria e le dissi che qualora avessero richiesto un altro appuntamento non li avrei più voluti ricevere. Non si fecero mai più vedere , nè sentire, se li incontrassi per strada non saprei riconoscerli“.
Che strano!
Ricostruendo i fatti ci sono punti che non tornano…forse è meglio fare una veloce ripassatina del “dietro le quinte”.
Se questi personaggi fossero stati davvero ritenuti così sospetti mi chiedo perchè la segretaria di Nan, che già avrebbe dovuto essere stata avvisata di tenerli lontani, insistette così tanto per fissare un incontro tra i giovani di Generazione Futuro e quello che poi solo dopo si rivelò essere il referente under 30 del circolo di Malatesti.
Quel Malatesti, legato ai Mamone, che non era semplicemente un iscritto a Fli, ma il presidente del circolo “Generazione Genova” con diverse decine di iscritti misteriosi, quel Malatesti che fino a poco tempo fa “non c’era motivo di allontanare da Fli”, mentre ora spunta la presunta richiesta a Roma di annullamento della sua iscrizione.
Durante l’incontro che si tenne in via privata in un bar del centro città tra me e il giovane interessato in data 8 febbraio, rimasi tristemente colpita dai piani alquanto improbabili del ragazzo: fondare un’associazione di giovani imprenditori il cui tesseramento sarebbe stato automaticamente collegato all’iscrizione al partito, con acquisizione automatica e gratuita della tessera di Fli e possibilità di partecipare quindi al congresso del partito.
Quando espressi la mia perplessità , il giovane mi assicurò che i “suoi adulti” avevano già preso accordi con Enrico Nan e che il piano sarebbe risultato senz’altro ghiotto per il partito poichè avrebbe coinvolto, oltre ai potenziali nuovi iscritti, anche noti imprenditori del Piemonte.
Proprio per rendere chiari i passaggi del “programma”, il giovane, d’accordo con la segreteria della sede di Genova, mi disse che gli era già stato fissato un appuntamento tete a tete con il Coordinatore Nazionale di Generazione Futuro Gianmario Mariniello a Milano in data 11 febbraio (primo giorno del congresso nazionale).
Durante il meeting milanese io e Fabio Cardano, avvisato da me dei fatti, ci preoccupammo di chiedere a Gianmario se l’ incontro con la persona in questione fosse avvenuto, lui negò di averlo incontrato (e ho avuto poi successive conferme di questa dichiarazione).
In ogni caso poichè eravamo alquanto allarmati facemmo il nome e cognome della persona, chiedendo al nostro Coordinatore Nazionale di non avvicinarlo al partito.
Un simile provvedimento fu ulteriormente precisato, la settimana successiva, durante una riunione dei circoli liguri di Generazione Futuro di Genova che, prendendo atto della gravità della situazione, all’unanimità decisero di fissare una regola di comportamento interno per evitare l’inserimento di personaggi sospetti all’interno dei circoli giovanili.
Di fronte a questa presa di posizione netta di noi giovani, nessuno insistette più per fissare un nuovo incontro e l’operazione venne bloccata.
Forse sono troppo maliziosa nel pensare che il tentativo di inserimento dei personaggi in questione fu ritentata attraverso il coinvolgimento dei giovani?
Paola Del Giudice
(ex coordinatrice provinciale Generazione Futuro Genova dimissionaria per motivi etici)
argomento: Costume, denuncia, Fini, Futuro e Libertà, Politica, radici e valori | 1 Commento »
Agosto 1st, 2011 Riccardo Fucile
DAL SECOLO XIX: “FUTURO E LIBERTA”, LA SEDE REGALATA E I RAPPORTI CON NUCERA”
In relazione all’articolo apparso il 30 luglio sul Secolo XIX dal titolo “Quella sede regalata a Fli, nel partito scoppia la bufera su Nan” preciso quanto segue:
1) I fratelli Mamone non sono mai stati iscritti a Futuro e Libertà . Ho ricevuto gli stessi una volta in sede a seguito di una loro richiesta.
L’incontro, durato pochi minuti, è avvenuto perchè la segretaria aveva fissato una serie di appuntamenti. I Mamone sollevarono una questione che non aveva rilievo politico, ma giuridico, pertanto gli dissi di rivolgersi ad un avvocato.
All’interno della sede alcuni mi dissero che erano soggetti chicchierati: chiamai allora la segretaria e le dissi che qualora avessero richiesto un altro appuntamento non li avrei più voluti ricevere.
Non si fecero mai più vedere , nè sentire, se li incontrassi per strada non saprei riconoscerli.
2) Ho successivamente appreso che un loro conoscente, Pietro Malatesti, si era iscritto al Fli. Ho quindi provveduto a segnalare la questione alla dirigenza nazionale del mio partito, chiedendo che venisse annullata la sua iscrizione.
3) La segreteria regionale di Fli è data con regolare comodato d’uso registrato da una società del gruppo Nucera, in relazione al quale non si vede quale contestazione non solo giuridica ma anche morale possa essere sollevata considerato che l’imprenditore Nucera ha alcune pendenze giudiziarie che non hanno a che fare con corruzione o collegamenti mafiosi.
4) Non c’è stata alcuna “bufera” sulla questione della sede o dimissioni per questo problema. Un numero irrisorio di iscritti il mese scorso ha lasciato Fli a seguito del commissariamento da me richiesto in quanto vi era uno scontro interno che non giudicavo positivo
Enrico Nan
La replica del Secolo XIX
Le precisazioni di Enrico Nan rettificano cose che nessuno ha scritto, oppure le riconfermano:
1) Il Secolo XIX non ha mai scritto che Gino Mamone ha la tessera di Futuro e Libertà , abbiamo scritto che il pluri-indagato Gino Mamone ha incontrato il segretario regionale Enrico Nan nella sede della Fiumara proponendo il suo ingresso nel partito (circostanza confermata dallo stesso Nan in una precedente intervista)
2) A proposito di Pietro Malatesti, Il Secolo XIX si è limitato a raccontare che è presidente di una sezione di Fli (lo conferma pure Nan) e che è stato intercettato per mesi perchè protagonista di oscuri affari petroliferi in Libia con Gino Mamone (lo confermano le carte giudiziarie in nostro possesso)
3) Nan conferma che la sede di Fli alla Fiumara è concessa in comodato d’uso da Nucera al partito, come ha scritto il Secolo XIX
4) Il Secolo non ha mai scritto che Andrea Nucera è indagato per corruzione o coinvolto in inchieste antimafia, ma che è indagato per abuso edilizio e lottizzazione abusiva e che la procura di Savona ha chiesto il fallimento di due sue società .
5) Le dimissioni in massa di numerosi dirigenti per motivi “etici” figurano nella stessa nota con la quale essi comunicano le proprie dimissioni
6) Il Secolo ha posto una semplice domanda al segretario regionale di Futuro e Libertà : e’ opportuno che un partito come Fli, che ha fatto della legalità e dell’etica una delle sue bandiere, ospiti la sede regionale in un immobile concesso gratuitamente da un imprenditore pluri-indagato?
A questo il segretario regionale di Fli, e avvocato di Andrea Nucera, Enrico Nan, non risponde.
Matteo Indice
(da “Il Secolo XIX”)
argomento: Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, Politica, radici e valori | Commenta »
Agosto 1st, 2011 Riccardo Fucile
NESSUN TICKET SULLA SANITA’, NESSUN AUMENTO DELLE TASSE: SONO SOLO ALCUNE DELLE AFFERMAZIONI PUBBLICATE NEL LIBRETTO DEL PREMIER SU TRE ANNI DI GOVERNO…UNA SERIE INCREDIBILE DI PROMESSE NON MANTENUTE
Come ogni anno, prima delle vacanze, Silvio rende partecipe il Paese delle imprese del governo
del fare.
E così ecco arrivare l’atteso libretto “Tre anni dopo. Le realizzazioni del Governo Berlusconi”. L’anno scorso si intitolava “Due anni di governo Berlusconi”.
Sono stati, ci spiega il nuovo libretto, tre anni di grandi riforme, dall’università alle pensioni, dalla giustizia civile al federalismo fiscale, senza dimenticare il contrasto all’evasione fiscale, la salvaguardia dei conti pubblici e poi le grandi opere, la criminalità organizzata, i rifiuti, il piano casa, i costi della politica, le missioni internazionali.
Per comprendere i risultati encomiabili raggiunti, abbiamo provato a confrontare il testo 2011 con il libro dell’anno scorso.
Ecco il risultato.
Manovra? Quale manovra
Il volumetto dell’estate 2010 apriva con lo stato dell’economia: «A causa di non una, ma ben due crisi tutti i governi sono stati costretti a una manovra, ma poichè il nostro governo in questi due anni è riuscito a mantenere in buona salute i conti dello Stato, la manovra necessaria per rispettare gli accordi europei vale solo 24, 9 miliardi di euro in due anni. La stessa manovra ne costerà 100 in Francia, 60 in Germania, 50 in Spagna», si diceva.
E come se non bastasse da noi «non ci sono aumenti di tasse, stipendi e pensioni restano immutati, nessuna riduzione degli investimenti per sanità , scuola e assistenza».
Quest’anno il premier non fa accenno ad alcuna manovra, che invece è stata di 47,9 miliardi (quasi il doppio di quella dell’anno scorso, che doveva valere per due anni…) e che prevede diversi aumenti di tasse, dal ritorno dell’Irpef sulla casa alla reintroduzione dei ticket sanitari, per non parlare del taglio del welfare agli enti locali. Cose superflue, evidentemente, perchè quest’anno ci si limita a vantarsi di «aver salvaguardato il sistema economico e produttivo del Paese».
E’ questo «il maggior risultato di questo Governo, il vanto di cui andiamo fieri», scrive e sottoscrive Silvio Berlusconi in persona.
Mai stato nuclearista
L’anno scorso la ‘nuclear renaissance’ era la svolta per il fabbisogno energetico del Paese. Ben due pagine di reattori e di spiegazioni sulla necessità del ritorno all’atomo. Nella versione 2011 cambia tutto.
Al posto del ritorno all’atomo, c’è la sezione dedicata all’«amore e rispetto per l’ambiente», che vede trionfare pannelli fotovoltaici e pale eoliche.
Quanto al nucleare, «il governo ha approvato una moratoria per valutare le scelte migliori».
Uno svoltone a 180 gradi rispetto all’esaltazione di 12 mesi fa, opportunamente dimenticata.
A leggere il libretto di quest’anno sembra proprio che non sia mai stato nuclearista, Berlusconi, per carità .
I ticket a sua insaputa
Berlusconi rassicura: «Il governo non ha tagliato le prestazioni sanitarie e ha investito 4 miliardi di euro in più nella sanità , ha digitalizzato la sanità con medici in rete e certificati on line».
Ma non solo, punto cardine per la salute è l’ «abolizione dei ticket sanitari per il triennio 2009- 2011».
Stampato a caratteri ben leggibili in entrambe le edizioni.
Eppure qualcuno, di certo a sua insaputa, ha stabilito che occorrerà pagare 10 euro sulle ricette mediche e 25 sugli interventi del pronto soccorso in codice bianco.
Lo strano caso dei rifiuti in Campania
Sotto il capitolo “Emergenze risolte” sottotitolo “Lo Stato è tornato a fare lo Stato” il volume edizione 2010 a pagina 38 non lasciava ombra di dubbio: «Rifiuti in Campania. Problema risolto. In soli 58 giorni il governo ha ripulito le strade di Napoli dall’immondizia».
Nella versione 2011 i rifiuti ritornano con un nuovo capitoletto “La nuova emergenza rifiuti” sottotitolo “Causa inadempienza del Comune di Napoli, che non ha potenziato la raccolta differenziata, aperto nuove discariche e costruito il termovalorizzatore, c’è di nuovo l’emergenza rifiuti”.
In altre parole, nel 2010 il governo aveva deciso che la monnezza non c’era più, e se ne prendeva tutti i meriti.
Nel 2011 si è arreso all’evidenza che la spazzatura c’è ancora, ma addossa le colpe ad altri.
Si sorvola sul fatto che il responsabile del ciclo rifiuti nella provincia di Napoli è sempre lo stesso, nel 2010 come nel 2011: Luigi Cesaro, Pdl, uomo di Berlusconi e di Cosentino
Mamma mia è sparito Gheddafi
In meno di un anno una vera metamorfosi. Abolite le foto con gli abbracci tra Berlusconi e Gheddafi, scomparso l’«accordo Italia-Libia per bloccare i clandestini», eliminata la sessione «fermare la clandestinità , sbarchi diminuiti del 90 per cento grazie ai pattugliamenti e ai rientri in Libia», cassata la pagina di mea culpa “l’Italia è il primo Paese che nel rapporto con una ex-colonia riconosce le proprie responsabilità ».
Tutto sparito, cancellato, sbianchettato.
Nella versione 2011 Gheddafi non si vede più, sparito, sbianchettato. Quest’anno, la questione viene risolta con una foto di Berlusconi che stringe la mano a Obama, e il governo fa sapere di aver avuto «una posizione equilibrata in merito alla crisi libica» tanto da essersi «attivato sin dall’inizio con i partner internazionali per una soluzione».
Sulle tasse meglio il copia incolla
Ma non sarebbe giusto dire che il libretto è tutto un cambiamento rispetto all’anno scorso.
Sulle famiglie, ad esempio, il testo di quest’anno è quasi identico a quello dell’anno scorso: «Il governo Berlusconi ha affrontato la crisi scegliendo di proteggere il risparmio e il potere d’acquisto delle famiglie. A differenza di quanto avvenuto in altri Paesi, in Italia le tasse non sono aumentate e gli stipendi e le pensioni non hanno avuto nessuna decurtazione».
Quello che è cambiato, in compenso, sono le misure in merito decise dal premier, di cui nel libretto non c’è traccia: ad esempio, i rincari del fisco locale per 10 milioni di italiani come risultato dell’effetto combinato dell’aumento dell’addizionale comunale Irpef e dell’aliquota provinciale sulle Rc auto.
Merito dei decreti su fisco comunale, provinciale e regionale.
In media i cittadini subiranno effetti che arrivano anche a 300,7 euro pro capite di aggravio (dati Cgia di Mestre).
Niente: il libretto trova più comodo e veloce copia-incollare la versione dell’anno scorso.
Nessun accenno nel volume nemmeno al balzello di 30 euro in più per ogni ricorso al giudice di pace, l’eliminazione della detrazione del 19 per cento per gli acquisti di abbonamenti ai trasporti pubblici locali e per le spese di aggiornamento degli insegnati, l’aumento dei pedaggi autostradali, dei biglietti di treni e aerei, il raddoppio dell’Iva sugli abbonamenti alle pay tv e l’aumento del canone Rai.
Silenzio assoluto infine al taglio lineare del 5 per cento per il 2013 e del 20 per cento a partire dal 2014 che toccherà tutte le 483 agevolazioni fiscali, comprese quelle per le famiglie, incluse quelle in bella mostra sul libro del fare.
Maledetta rotativa
A volte la fretta fa brutti scherzi. E pur di mandare in tipografia il suo libretto prima che la gente andasse in vacanza, quest’anno il libretto riporta stampata una frase che appare tragicomica: «Il governo ha impegnato risorse in modo mirato, sostenendo i settori più esposti alla crisi e senza esporre l’Italia agli attacchi della speculazione internazionale».
Purtroppo, mentre le rotative del Cavaliere giravano, Milano si attestava come la peggior piazza borsistica d’Europa, gli operatori internazionali cancellavano ogni apertura di credito al governo italiano e lo spread tra titoli di stato italiani e tedeschi abbia superato di gran lunga i 300 punti.
Imprese, fallite pure serenamente
Le nostre imprese «possono essere serene», godendo di un fisco amico, di microcredito e fondi di sviluppo, del fondo salva-imprese di Mister PMI.
E’ quanto assicura la nuova versione del libretto berlusconiano.
Peccato che nel 2010 in Italia siano state aperte 11 mila procedure fallimentari, il peggior risultato dal 2006.
Stessa musica sull’occupazione.
Il libretto 2011 assicura che «sono stati evitati centinaia di migliaia di licenziamenti e l’Italia ha retto meglio di tutti in Europa l’impatto della crisi sull’occupazione». Secondo l’Istat invece la disoccupazione giovanile in Italia è arrivata al 30 per cento, dieci punti in più rispetto a Eurolandia, con punte di inattività per le donne del Mezzogiorno quasi al 50 per cento .
E la Casta non c’è più
Estate 2010: «Meno sprechi, meno burocrazia, più sviluppo. Il nostro Stato costa troppo».
Estate 2011: «Da dicembre 2008 sono stati cancellati ben 411.298 leggi e provvedimenti inutili e superati. Ridotti del 20 per cento il numero dei consiglieri provinciali, comunali e degli assessori. Tagliati i compensi dei consiglieri di circoscrizione e ridotti del 10 per cento quelli dei consiglieri comunali e provinciali”. E’ arrivato il tempo della responsabilità ».
Grazie a Silvio «eliminati gli enti inutili, ridotti gli stipendi dei politici, dei magistrati e degli alti dirigenti pubblici, tagliati i costi dei ministeri e il finanziamento ai partiti del 10 per cento, mille euro netti mese in meno a deputati e senatori e riduzione del 10 per cento delle 86 mila auto blu».
Tagli sostanziali, degni di un Paese in crisi. Una vera risposta solidale da parte di chi ci amministra.
Però in un solo anno, dal 2009 al 2010, il budget per pagare lo staff di palazzo Chigi è aumentato del 26 per cento superando i 27 milioni, gli aerei di Stato sono saliti da 494 a 507 ore mese, le spese per gli affitti degli uffici della presidenza del Consiglio sono aumentati da 10 a oltre 13 milioni.
La Camera dei deputati ci costa tra indennità , diarie, rimborsi, affitti e ristoranti quasi un miliardo di euro e secondo uno studio della Uil, i costi della politica, diretti e indiretti, sono arrivati a 24,7 miliardi di euro.
In tutto il Paese sta montando la rivolta contro gli sprechi della Casta, ma secondo Berlusconi, grazie al suo governo, la Casta non c’è più. In compenso la sua maggioranza ha bocciato i (pochi e futuri) tagli ai costi della politica che aveva previsto Tremonti, con un colpo di mano notturno che ha cancellato gli articoli in questione nella finanziaria..
Ma chissà perchè, di questo voto del Pdl nel libretto non si parla.
La Salerno-Reggio?
Quasi pronta, come sempre
«Per recuperare il trentennale ritardo infrastrutturale» sia il libretto dell’anno scorso sia quello di quest’anno assicurano che in Italia è tutto un lavorio di cantieri, e ovviamente è in corso (proprio come l’anno scorso) il completamento della Salerno-Reggio Calabria.
Intanto si procede a larghe falcate verso il Ponte sullo Stretto, assicura Berlusconi: nessun accenno al fatto che 29 giugno la Commissione Europea ha infatti frantumato il grande sogno del Cavaliere. Il Ponte di Messina non si farà . Per Bruxelles la nuova rete di priorità prevede che l’ex Corridoio Berlino – Palermo non scenda più in Calabria, ma si fermi a Napoli e Bari.
Come va piano il Piano casa
Silvio, giovane palazzinaro, non rinuncia al suo primo amore. Il Piano Casa.
Del resto si sa: «riparte l’edilizia, riparte l’economia».
Già annunciato nel 2010, viene rilanciato quest’anno come «Piano città 2011: per rilanciare le aree degradate i proprietari di immobili residenziali potranno aumentare la volumetria del 20 per cento o del 10 per cento nel caso di immobili destinati ad altri usi».
Tutto un annuncio, ma per ora si è stretto solo un accordo con le Regioni: di fatto ogni governatore decide autonomamente e nella migliore delle ipotesi si son viste misure per piccole ristrutturazioni.
A proposito di case: e l’Abruzzo?
Nel 2010 B. scriveva: «Attraverso il grande lavoro svolto dalla Protezione civile e la costante presenza e vigilanza del Presidente, il governo ha sollecitamente affrontato l’emergenza. Il 29 gennaio 2010 l’emergenza è finita».
Si faceva quindi immortalare mentre consegnava le chiavi a una signora abruzzese. In Abruzzo a distanza di più di due anni ci sono oltre 37 mila persone assistite, di cui 13 mila beneficiarie del contributo di autonoma sistemazione e oltre 1.300 ancora ospitate in strutture ricettive e caserme.
La metà dei terremotati denuncia l’assenza di servizi essenziali, l’ospedale de l’Aquila è in stato d’abbandono e il centro storico è rimasto zona rossa, una specie di Pompei abbandonata da tutti.
Rilanciare il sud
Una questione nazionale. Non c’è volume celebrativo senza Piano per il Sud. In versione 2010 prevedeva di «sconfiggere la criminalità organizzata, affrontare l’emergenza rifiuti, istituire la Banca del Sud e dare il via alle grandi opere».
L’unica banda è quella musicale
In versione 2011 ritornano tutti gli annunci dell’anno scorso, a cui viene aggiunto un nuovo totem: la «banda larga» di Internet «in tutto il Meridione».
E qui siamo veramente all’incredibile, visto che l’Italia è l’unico Paese del G8 privo di un’agenda digitale, al ventunesimo posto nell’Unione europea per penetrazione della Rete, superata (in percentuale sulla popolazione) perfino da Polonia, Repubblica Ceca, Cipro e Ungheria, oltre che da Germania, Francia, Spagna, Irlanda e Regno Unito (dati Internet World Stats).
E ancora: la velocità della nostra banda larga è paragonabile a quella dell’Ucraina (rapporto delle università Oxford-Oviedo ) mentre nella graduatoria annuale del Broadband Quality Index siamo al trentottesimo posto sui 66 paesi analizzati con una qualità di connessione che è pari a 28,1 punti su una scala da zero a 100: lontano da quei 50 punti considerati indispensabili per utilizzare in modo soddisfacente le applicazioni che si affermeranno nei prossimi 3-5 anni.
E in questo quadro, i soldi per le infrastrutture digitali lasciati in eredità dalla precedente legislatura sono stati destinati ad altri usi e il piano frequenze ha privilegiato le televisioni a danno di Internet.
In compenso l’AgCom, su mandato del governo, sta introducendo norme che disincentivano fortemente l’uso della Rete, con l’alibi della protezione del diritto d’autore.
E adesso passo alla storia
In conclusione Silvio chiosa fiducioso: «Quando si guarderà a questi anni di governo con animo meno acceso e mente più serena, non si potrà non riconoscere che siamo riusciti in una condizione quasi proibitiva a fare quello che altri Paesi non hanno avuto la capacità o la fortuna di riuscire a fare».
Un passaggio che l’anno scorso mancava e quasi un inconscio affidarsi alla benevolenza dei posteri, visto che i contemporanei sono tanto ingrati.
Del resto in dodici mesi il libretto si è ridotto da 80 a 60 pagine e quest’anno si trova soltanto sul sito del Pdl: non ne è prevista una spedizione postale agli italiani nè una distribuzione ai gazebo del Pdl come l’anno scorso.
Todo cambia, meglio consegnarsi alla storia.
Silvia Cerami
(da “L’Espresso“)
argomento: Politica | Commenta »