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COSÌ HANNO FATTO SCAPPARE LAVITOLA, L’AMICO DI BERLUSCONI

Settembre 7th, 2011 Riccardo Fucile

LO SCOOP DI “PANORAMA” E LA FUGA DI NOTIZIE… APERTO UN FASCICOLO PER FAVOREGGIAMENTO

Non fu una “semplice” fuga di notizie.
Sullo “scoop” di Panorama, che annunciò l’indagine napoletana sul ricatto a Silvio Berlusconi, è stato aperto un fascicolo per “favoreggiamento”.
Il punto messo a segno dal settimanale, l’esclusiva pubblicata l’ultima settimana di agosto, è soltanto un lato della medaglia: il suo rovescio corrisponde al danno causato all’inchiesta dei pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli ed Henry John Woodcock, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco.
Oltre i lettori di Panorama, edito dalla Mondadori e quindi di proprietà  del premier, che secondo l’accusa era sotto estorsione, dell’inchiesta in corso hanno saputo anche i ricattatori Gianpi Tarantini e Valter Lavitola.
Lo scoop di Panorama, però, annunciava un fatto essenziale: sulla scrivania della gip Amelia Primavera c’era una richiesta avanzata dai pm.
La “talpa” che ha passato le notizie al periodico Mondadori, quindi, ha agevolato – questa è l’ipotesi sulla quale lavorano i pm – anche gli indagati.
Lavitola è infatti latitante, ha evitato un arresto in carcere, e non è possibile sapere se, dal giorno della pubblicazione in poi, gli indagati hanno fatto sparire materiale utile alle indagini.
Con lo “scoop” è svanito anche l’effetto sorpresa per Gianpi Tarantini, sua moglie Angela Devenuto, e la stessa vittima del ricatto: Silvio Berlusconi.
Tutti hanno avuto il tempo di elaborare una strategia difensiva, prima degli arresti, sia sotto il profilo giudiziario, sia sotto quello politico, visto che per Berlusconi, considerato dalla procura una vittima, si tratta dell’ennesima situazione imbarazzante dinanzi all’opinione pubblica.
Il premier, dopo la pubblicazione della notizia, divulgata dal “suo” settimanale, ha avuto modo di dichiarare, in tempo reale e prima degli arresti, che i soldi versati a Lavitola, e destinati a Tarantini, erano il frutto della sua generosità  per una famiglia in difficoltà .
Lo stesso Tarantini, prima di essere arrestato, ha avuto il tempo di scrivere un “memoriale”, di ragionare sul da farsi con i suoi difensori, di preparare quindi una tesi difensiva che – nella sostanza – conferma la tesi del premier.
E soprattutto: Lavitola ha avuto il tempo per rendersi irreperibile.
È proprio questo il punto più inquietante per l’inchiesta.
Se lo avessero arrestato, e se avesse deciso di parlare, cosa avrebbe potuto raccontare, sulla ricattabilità  del premier, l’ex direttore de l’Avanti!?
Il sospetto degli inquirenti, ora dopo ora, si rafforza: se ricatto a Berlusconi c’è stato – e in procura ne restano convinti – il principale protagonista dell’operazione è proprio lui: Valter Lavitola.
Individuare la “talpa” che ha passato le informazioni a Panorama, quindi indirettamente agli indagati, diventa essenziale per comprendere fino a che punto arrivano le (eventuali) coperture dell’uomo che lega, almeno sotto il profilo investigativo, la ricattabilità  del premier con le trame della P4.
Lavitola è infatti l’uomo che, viaggiando su voli di Stato, parte per il Sudamerica, atterra a Santa Lucia, e scova la presunta mail che, nell’ottobre 2010, avrebbe potuto mettere in ginocchio il più duro rivale del premier,   Gianfranco Fini, sostenendo che la casa monegasca ereditata da An era finita nelle mani di Giancarlo Tulliani, fratello della sua compagna.
Quali vantaggi ha ricevuto, se ne ha ricevuti, da questo “omaggio” servito a Berlusconi, considerato anche l’elevato costo dell’operazione, inimmaginabile per un quotidiano minuscolo come l’Avanti!?
E ancora quale ruolo ebbero, se lo ebbero, i servizi segreti?
La domanda diventa essenziale se si considera un altro dato: pochi mesi dopo quello “scoop”, Lavitola viene intercettato con un altro latitante, il carabiniere Enrico La Monica, accusato dai pm napoletani di essere una parte della P4: il suo ruolo era quello di carpire notizie riservate e passarle alla “loggia” per danneggiare le indagini, favorire gli indagati, e alimentare una spirale di ricatti.
È Lavitola, si scopre nelle indagini sulla P4, che alletta i carabiniere La Monica con l’offerta di un incarico nei servizi segreti.
Lo stesso Lavitola, parlando con la moglie di Gianpi, dice che il fatto non è dimostrabile, ma, vantandosene le dice che è possibile.
Basterebbe questa considerazione a spiegare come, e quanto, Lavitola avrebbe da spiegare ai magistrati, illuminando i passaggi oscuri che costellano l’inchiesta sul ricatto al premier, da un lato, e quella sulla P4, dall’altro.
Ma Lavitola è all’estero, è latitante – anche se qualcuno sotiene di averlo visto a Procida, a fine agosto, come ha rivelato Dagospia – ed è stato informato dallo “scoop” di Panorama, di una misura che lo riguardava, richiesta dai pm, che giaceva sulla scrivania della gip.
C’è un altro fatto certo, almeno a giudicare dalle intercettazioni, e cioè che Lavitola temeva fortemente le dichiarazioni di Luigi Bisignani, considerato il principale esponente della P4 e che, sempre parlando con Gianpi, sostiene di avere un “accesso diretto” a certe “cose” che, per la Digos, potrebbero essere “banche dati” o “archivi riservati”.

Antonio Massari
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ESCORT, PM E IL RUOLO DI GHEDINI: “SAPEVA DEI PAGAMENTI ILLECITI”

Settembre 7th, 2011 Riccardo Fucile

MAGISTRATI A PALAZZO CHIGI PER SENTIRE IL PREMIER…NON ANCORA FISSATA LA DATA DELL’INTERROGATORIO DELL’UTILIZZATORE FINALE

C’è un primo punto fermo nella partita a scacchi sull’interrogatorio del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
I pm andranno a Palazzo Chigi per ascoltare la “verità ” del premier sugli 850mila euro versati in un anno all’uomo, Valter Lavitola, che lo voleva «tenere sulla corda».
Anzi: «spalle al muro».
La scelta della sede è stata comunicata dall’avvocato e consigliere giuridico del capo del governo, Niccolò Ghedini.
La data però non è stata ancora concordata e dovrà  essere individuata tenendo conto degli impegni del presidente del Consiglio, persona offesa dell’estorsione contestata ai coniugi Giampaolo e Angela (Nicla) Tarantini e a Lavitola.
In attesa che si chiuda questo braccio di ferro, restano altri capitoli “caldi” da sviluppare, nell’inchiesta sul ricatto al capo del governo condotta dalla Procura di Napoli.
Ad esempio, il ruolo effettivamente svolto da Ghedini nella gestione del “tesoretto” versato in un anno dal premier a Tarantini attraverso Lavitola.
I pm Francesco Curcio, Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco, interrogheranno presto, per la seconda volta, Tarantini, l’uomo che portò Patrizia D’Addario a Palazzo Grazioli, in carcere da giovedì con l’accusa di aver spillato a Berlusconi 850 mila euro in un anno in cambio del silenzio sul caso escort e soprattutto della scelta di chiudere con il patteggiamento il processo barese così da evitare un dibattimento pubblico e la diffusione di intercettazioni ritenute «catastrofiche» per il premier.
Nella sua ordinanza, il giudice Amelia Primavera, sottolinea che Ghedini (che non è indagato) viene «chiamato in causa» da Tarantini come uno «dei soggetti a conoscenza dei cospicui, ingiustificati ed illeciti trasferimenti di danaro dal Berlusconi» a Giampi.
Secondo gli inquirenti inoltre Tarantini avrebbe saputo che Berlusconi aveva consegnato a Lavitola 500 milioni (somma poi trattenuta per i 4/5 dal faccendiere attualmente latitante) «dal suo avvocato Perroni che l’avrebbe appresa, a sua volta, dall’avvocato Niccolò Ghedini».
A che titolo?
Il deputato appare agli occhi del gip come perfettamente al corrente dei passaggi di denaro da Berlusconi a Tarantini.
La Procura, che nei giorni scorsi ha sentito come testi gli avvocati Nicola Quaranta e Nicola Perroni, legali di Tarantini nella vicenda barese, vuole capire se sia stato proprio Ghedini a gestire in prima persona i pagamenti.
Teneva lui il libro paga?
Resta anche da capire da dove provenissero quei soldi: tema su cui ha risposto, ai pm, la segretaria di Berlusconi, Marinella Brambilla.
«Io non ho accesso ad alcun conto. Semplicemente mi limito a chiedere l’autorizzazione e il Dottore mi dice, “Allora vai in cassaforta e preleva…”».
Ma come finiscono quei contanti in cassaforte, tenuto conto soprattutto delle norme antiriciclaggio?
Intanto gli avvocati Ivan Filippelli e Alessandro Diddi, che assistono Gianpi e la moglie hanno eccepito l’incompetenza territoriale dell’ufficio giudiziario napoletano ad occuparsi del caso.
Era stata per prima la Procura, nella richiesta di custodia cautelare, a chiedere al gip di valutare questo profilo.
Nell’ordinanza il giudice ha ritenuto almeno in questa fase competente il tribunale napoletano.
Adesso i pm hanno dieci giorni di tempo per replicare all’eccezione della difesa.
Se dovessero rispondere negativamente la parola passerà  alla Procura generale della Corte di Cassazione.
La difesa non ha ancora deciso invece se proporre ricorso al Riesame per la scarcerazione di Tarantini.
La moglie è agli arresti domiciliari da domenica mattina. Dopo l’interrogatorio «permangono i gravi indizi», rileva il giudice, ma le esigenze cautelari «possono dirsi attenuate anche in considerazione del fatto che la Devenuto è madre di due bambine piccole».

Dario Del Porto e Conchita Sannino
(da “La Repubblica“)

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MIRABELLO ULTIMA FRONTIERA: FLOP DI PRESENZE ALLA FESTA DEI FINIANI

Settembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

LO SCORSO ANNO, IN PIENA BAGARRE CON BERLUSCONI, VI FURONO MIGLIAIA DI PRESENZE… QUEST’ANNO LA FESTA NON HA RESO NE’ DAL PUNTO DI VISTA MEDIATICO NE’ IN QUELLO DELLE PRESENZE…PIU’ UNA SAGRA DI PAESE CHE UNA FESTA DI PARTITO…COLPEVOLE IL CLIMA POLITICO MA ANCHE LE CARENZE ORGANIZZATIVE

Festa nazionale di partito o sagra di paese?
In attesa del discorso di chiusura di Gianfranco Fini, che “riserverà  sorprese” come promettono i suoi fidi, la festa Tricolore di Mirabello per il momento si è fatta notare per… non essersi fatta notare.
Delle migliaia di persone che lo scorso anno accorsero per tributare al partito che doveva ancora nascere il coraggio del dissenso all’interno del Pdl non sono rimasti che i ricordi.
Nemmeno l’inaugurazione alla presenza del delfino finiano Italo Bocchino ha fatto bloccare le strade e fermare il paese.
Sarebbe esagerato dire che nessuno se n’è accorto, ma ben poco veritiero sarebbe parlare di trionfo.
Difficile scorgere sulla stampa nazionale titoli relativi alla kermesse di Fli.
Ancora più introvabili le dichiarazioni riprese dalla televisioni con lo scenario di Mirabello sullo sfondo.
Ecco perchè tra gli aspiranti terzo polisti non desta nemmeno troppo scalpore Fabio Granata che, in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, chiede mestamente di “ritrovare lo spirito di un anno fa, altrimenti è finita”.
Diciamo che già  le premesse non erano state delle migliori.
Perso il braccio di ferro amministrativo con il Pdl per la sede storica di piazza Primo Maggio, i finiani hanno dovuto emigrare nei terreni dall’azienda agricola di Vittorio Lodi, il fondatore della festa Tricolore ai tempi di Almirante.
Il coordinatore Raisi ha fatto buon viso a cattivo gioco e si è detto contento della nuova sistemazione, che in metri quadrati si presenta raddoppiata rispetto a prima.
Ma basta guardare lo sguardo dello stesso Vittorio Lodi che di giorno in giorno si corruga sempre più e spera in fretta che arrivi la domenica conclusiva.
Anche il parterre de rois dei dibattiti si rimane con un grosso punto interrogativo che lampeggia sopra la testa.
Tornati all’ovile i vari Urso e Ronchi, spuntate le unghie di Della Vedova, Granata e Briguglio, gli organizzatori si sono affidati più che altro a nomi che nulla hanno a che fare con Fini &Co.
E così per parlare di enti locali si è ricorsi ad Alemanno e Flavio Tosi, mentre a discutere di welfare si trovano Pisapia e Giovanardi.
A Rosi Bindi, Marco Travaglio, Arturo Parisi ed Enrico Letta, infine, è affidato lo share delle prossime giornate.
E in effetti dopo i primi giorni di dibattiti a suon di Carneadi, i primi botti sono stati domenica scorsa con Bonanni.
Qui però la tempistica non è stata delle più felici.
Il segretario Cisl è arrivato per partecipare al dibattito sugli scenari dell’economia in tarda serata, dopo aver reso dichiarazioni a destra e manca durante la giornata.
A Mirabello è andata in onda quindi una semplice replica utile solo ai quotidiani locali.
Emblematico quel giorno l’arrivo, in perfetta solitudine, di Rocco Buttiglione.
Il vicepresidente del Senato era stato invitato all’ultimo, forse per sostituire qualche defezione improvvisa.
Al suo arrivo, senza accompagnatori nè portaborse al seguito, è stata una tv locale a riconoscerlo e a chiedergli, con un’ingenuità  ricca di efficacia, il motivo della sua presenza alla festa.
“Mi hanno invitato… potevo rifiutare?” è stata l’imbarazzata risposta.
Ciliegina sulla torta al tavolo dei dibattiti, il suo nome sul cavaliere scritto a penna. Come alla sagra del cappellaccio.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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EVASORI, NIENTE PAURA: È TUTTO FINTO

Settembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

MANOVRA ANTI EVASORI? SOLO FUMO NEGLI OCCHI…CANCELLATE TUTTE LE MISURE EFFICACI CONTRO I FURBI, RESTANO I PALLIATIVI E CHI TRUFFA IL FISCO NON PAGHERA’

Fumo negli occhi: questo sono le “misure anti-evasione”.
Peccato perchè nella prima stesura della manovra cose buone ce n’erano. Proprio quelle che sono state eliminate.
Cosa buonissima era l’obbligo di inserire in dichiarazione i rapporti bancari di cui si avesse comunque la titolarità ; attenzione, questo significava che il conto intestato alla nonna andava dichiarato, così come la cassetta di sicurezza e il libretto di risparmio al portatore; e, naturalmente, il conto estero, svizzero o caraibico che fosse.
Perfetto. Soprattutto perchè, se adeguatamente sanzionata, questa norma avrebbe permesso di evitare i complessi accertamenti sull’ammontare dell’imposta evasa; sarebbe bastato accertare che il conto alle isole Cayman non era stato dichiarato.
Tempi duri per gli evasori. E infatti non se ne parla più. Perchè?
Non si sa (ma si immagina).
Tanto più che il Fisco ha, per legge, la possibilità  di chiedere al contribuente i rapporti intrattenuti con le banche.
Solo che, con i conti indicati in dichiarazione, andava a colpo sicuro e chi aveva mentito correva rischi gravi.
Ora restiamo con il 10 % di accertamenti, 90% di possibilità  di farla franca e impunità  pressochè assicurata.
Decisiva era la pubblicità  dei redditi. Attenzione, del reddito imponibile, non della dichiarazione. Poteva essere la chiave per abbattere l’evasione.
Chi sarebbe uscito con la Ferrari quando il vicino poteva leggere online che dichiarava 30.000 euro di reddito annuo?
Chi avrebbe corso il rischio della denuncia (non della “delazione”, secondo il lessico dei difensori d’ufficio dell’evasione) da parte di incazzati contribuenti onesti, magari loro malgrado perchè lavoratori dipendenti?
Era una svolta.
Adesso, pensa un po’, si prevede di mettere online i redditi medi delle categorie.
Cioè quello che si legge da anni su decine di siti Internet.
Come se non si sapesse già  che gli avvocati hanno un reddito medio di 50.000 euro, i dentisti di 45.000 e gli albergatori e ristoratori di 12.000.
Dopodichè? Accertamenti mirati sulla base di queste risultanze.
Perchè, fino adesso Fisco e Comuni non lo sapevano che il popolo dell’Iva è pieno zeppo di evasori?
Chissà  se resisterà  l’incoraggiamento ad utilizzare sistemi di pagamento tracciabili.
Tutti sanno benissimo che la moneta elettronica è la mamma dell’anti-evasione (il papà  è la prigione); sicchè c’è da dubitarne.
E comunque: perchè riservarla solo a piccole aziende? Perchè non rendere obbligatori, per tutti, pagamenti con carta di credito, bonifici bancari, assegni ecc?
È ovvio: perchè il popolo della partita Iva si incazza.
Plauso incondizionato per il no alla sospensione condizionale della pena.
L’evasore fiscale è un delinquente seriale, per definizione non dà  alcuna garanzia di non commettere altri reati: tutta la sua economia è fondata sull’evasione; e, se beccato, ricomincia subito, in base al principio (fondatissimo con il sistema tributario e penale tributario italiano) secondo cui il fulmine non cade mai due volte nello stesso punto.
Ma riservare la severità  all’evasore per più di 3.000.000 di imposta è proprio fumo negli occhi. Che si fa, si mettono in prigione Valentino Rossi e Pavarotti.
E poi? Quello che serve è spaventare gli evasori sistematici piccoli e medi, quelli che fanno “nero”.
Lì sta l’evasione vera, quella che ci mette in ginocchio; il resto è operazione di facciata.
Certo, vanno presi e puniti severamente anche loro, anche Rossi e Pavarotti; ma non è con questi due che si salva l’Italia.
Quindi la norma doveva essere estesa a tutti i reati tributari: 6 mesi di prigione al collega della porta accanto sono un deterrente più efficace di 1000 spot anti-evasione.
Resterà  l’abbassamento della soglia di punibilità  per le dichiarazioni fraudolente “con altri artifici”: non più 77.468 euro ma 30.000?
Comunque, anche qui c’è il trucco. Questo reato non si applica quasi mai.
Il popolo dell’Iva, quello che fa il “nero”, quello che è il maggiore responsabile di un’evasione annua pari a 160 miliardi, ottenne, a suo tempo, di inserire nella legge penale tributaria il reato di “dichiarazione infedele” che si ha quando, per evadere, ci si limita a non annotare in contabilità  quello che si incassa.
Insomma, quando il dentista, l’idraulico, l’avvocato, il meccanico, il barista e così via non fanno parcella, scontrino, ricevuta, evadono ma senza “artifici”.
Il che significa pena fino a 3 anni (dunque in realtà  8 mesi con la condizionale), soglia di punibilità  di 103.291 euro (se evado 103.000 euro netti all’anno non commetto reato).
Norma “finta” anche questa.
Come cantavano i mitici Platters, Smoke gets in your eyes.

Bruno Tinti
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LE COMICHE FINALI: OGGI TORNANO DI ATTUALITA’ L’AUMENTO DELL’IVA E IL SUPERPRELIEVO

Settembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

DOPO IL NO DELLA LEGA AD INTERVENTI SULLE PENSIONI, IL GOVERNO VIRA DI NUOVO SU UN AUMENTO DELL’IVA E SUL CONTRIBUTO PER I REDDITI SOPRA I 200.000 EURO…E CI FACCIAMO BACCHETTARE PERSINO DALLA SPAGNA

La manovra potrebbe cambiare ancora.
Il governo sta infatti pensando a modifiche soprattutto per quanto riguarda l’Iva e il contributo straordinario a carico dei redditi più elevati.
L’invito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a varare «misure più efficaci» e nel contempo la difficile situazione venutasi a creare sui mercati finanziari che sta generando una pressione continua sui titoli di Stato, renderebbe infatti necessario ritoccare un provvedimento che rischia di uscire stravolto dal confronto parlamentare.
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è atteso a Roma per un vertice di maggioranza.
Sul piatto della manovra il capo del governo intende nuovamente mettere la possibilità  di un lieve aumento dell’Iva oltre alla riproposizione del cosiddetto contributo di solidarietà , ma in una misura diversa dal precedente.
A essere coinvolti in questo caso sarebbero infatti solo i redditi superiori ai 200mila euro in una misura ancora da decidere.
Del resto i margini di intervento si restringono, visto che dall’incontro di lunedì tra lo stato maggiore leghista e il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è venuta ancora una volta meno la disponibilità  della Lega a dare il via libera a un nuovo intervento sulle pensioni, bocciando soprattutto un’accelerazione dei tempi relativi all’aumento dell’età  pensionabile delle donne che lavorano nel settore privato (al momento i 65 anni per tutti andranno in vigore solo nel 2028).
Sul tavolo del vertice, tra l’altro, ci sarà  anche l’opportunità  di porre la questione di fiducia sul decreto, per evitare di veder stravolta la trama dell’intervento dal confronto parlamentare e di prolungare la discussione oltre i limiti: l’ipotesi, infatti, sarebbe di porre la fiducia già  martedì sera per arrivare al voto mercoledì.
Sullo sfondo resta il board di giovedì della Bce, dove la Banca centrale europea potrebbe imporre delle precondizioni all’Italia o stabilire un limite temporale al proprio sostegno ai corsi dei titoli di Stato italiani, che avviene attraverso una massiccia operazione di acquisto.
Insomma, si tratta anche di una corsa contro il tempo, per evitare che la tempesta sui mercati finanziari e la disponibilità  di partner europei e istituzioni continentali impongano condizioni non trattabili.
A peggiorare ulteriormente la situazione arriva dall’estero la reprimenda del governo spagnolo.
L’Italia e la Grecia non stanno rispettando gli obiettivi di risanamento dei conti, creando così sfiducia nei mercati.
L’accusa arriva dall’esecutivo di Madrid attraverso il portavoce Josè Blanco.
«Stiamo attraversando una turbolenza economica che è evidente ogni giorno», ha dichiarato Blanco intervistato da «Telecinco», proseguendo: «Siamo molto preoccupati perchè alcuni Paesi sono in una brutta situazione e non stanno rispettando i loro obiettivi: la Grecia e l’Italia, che si è rimangiata in pochi giorni il suo piano di aggiustamento».
«Ciò – secondo il portavoce – influisce sulla decisione dei mercati che devono acquistare il nostro debito e ci dirige verso una fase caratterizzata da una certa instabilità ».

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GRANATA A FINI: “SENZA CORAGGIO SIAMO FINITI”

Settembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

“MANCA LO SPIRITO FONDATIVO DI UN ANNO FA: FLI E’ AL 3,3%”…”MAI CON IL PDL, NONOSTANTE BOCCHINO”….”VA SEPARATO CIO’ CHE E’ DI CESARE DA CIO’ CHE E’ DI DIO”…. E GRANATA DIVENTA IL LEADER DELLA BASE

“La verità  è che siamo a metà  strada. Siamo a metà  di quel deserto che Fini ci ha chiesto di attraversare”, sospira Fabio Granata.
E forse, qualcuno dei finiani di ferro, comincia ad avere il fiatone.
Certo non lui, non il “falco” per antonomasia, acclamato dalla base di Fli per le sue posizioni: bianche o nere, mai grigie.
Meno apprezzato dai compagni di viaggio per gli stessi motivi.
Dal primo settembre è tornata la Festa Tricolore di Mirabello, dove l’anno scorso il presidente della Camera aveva definitivamnete sancito lo strappo da Silvio Berlusconi.
Entusiasmo, gioia, orgoglio, fiducia e speranza tra i suoi.
A loro aveva chiesto di essere granitici. Passato un anno, la roccia si è sgretolata.
E chi è rimasto continua a litigare, su tutto.
Onorevole, ora vi siete divisi anche sull’appoggio al referendum contro il Porcellum
C’è una questione aperta sul metodo. Alcuni di noi pensano che il quesito possa non risolvere il problema. Però a maggioranza abbiamo deciso l’appoggio al comitato.
Qualche divisione   c’è stata
Senta, la nostra gente chiede due cose: di scegliere la forma di governo e di eleggere il proprio deputato. Basta con le deleghe in bianco alle liste dei partiti, anche se non ci conviene.
Altra questione: il Molise.Tra voi cìè chi vuole appoggiare il presidente uscente Iorio del Pdl
Qui è vero, siamo divisi sul territorio: una metà  è pronta a sostenere la giunta uscente, mentre l’altra è orientata su Frattura, uomo del centrosinistra (con   passato in Forza Italia). Credo che Iorio abbia promesso qualche posto in lista.
La discussione non è solo a livello locale
Beh sì, è un fatto di immagine. Sta di fatto che gli ultimi sondaggi ci danno al 3,3% proprio perchè non siano stati ancora in grado di coltivare quello slancio iniziale, nato dalla rottura con Berlusconi.
Quindi?
Non possiamo appoggiare Iorio, sia perchè è candidato del Pdl, sia perchè inquisito.
Chi lo sostiene a livello nazionale?
C’è stata una spaccatura
Bocchino chi appoggia?
Iorio
Mentre chi è d’accordo con lei?
La Perina, Raisi, Croppi. Della Vedova e altri. La maggioranza.
In questo momento politico cosa teme?
Dobbiamo interpretare un ruolo vicino a una certa posizione culturale. Quindi legalitaria, repubblicana e costituzionale. più una capacità  di esprimere innovazione e coerenza, aggrappati al filo rosso di quella frattura politica.
Al contrario, sono più frequenti le oscillazioni
Lo so. E le dirò di più: il problema non è Berlusconi, ma il berlusconismo. Il problema sono La Russa e Bondi, Cosentino e Dell’Utri. Il problema è la questione morale.
Alfano è un interlocutore?
No. E come? E’ stato il   ministro portatore di tutti gli interessi, di tutte le leggi ad personam, principale esecutore degli ordini di un certo berlusconismo. Con lui non possiamo parlare. Eppoi ha anche ricandidato Berlusconi. Tolto lui, sopravviverà  quello che costruito e qualcuno al nostro interno deve rendersi conto di questo.
Lei sembra molto lontano da Bocchino in questi tempi
Ribadisco: oggi siamo a minimo storico, al 3,3%, mentre a novenbre dello scorso anno eravamo all’8,5%.   Questo è un fatto. come è un fatto che vinciamo dove ci presentiamo all’opposizione del Pdl. E’ accaduto in Sicilia e in Sardegna. Lì abbiamo intercettato anche un voto di sinistra e abbiamo sfiorato il 9%.
Lei parla a nuora-Bocchino perchè intenda suocera-Fini?
Il presidente deve fare un passo avanti: ben venga il suo tour per il Paese, previsto subito dopo Mirabello. Non solo…
Cosa?
Deve arrivare un messaggio più chiaro
Ce lo dica
Se la scelta del Terzo Polo è strategica, deve essere ovunque e al primo turno
Rispetto a un anno fa, cosa avete perso?
Siamo nel cuore della traversata del deserto
Siete stanchi?
No, ma non dobbiamo perdere il senso e la direzione di marcia.
E qual’è?
Costruire un’Italia diversa dal berlusconismo, altrimenti ci dissolviamo.
E poi?
Tornare alla forza, all’intuizione che ha avuto Fini nel creare un soggertto identitario attraverso argomenti-chiave. Senza questi, anche lui cade nel gradimento.
Quali argomenti?
Legalità , difesa dei diritti civili, cittadinanza per i figli di immigrati,   contro gli sprechi della politica. E anche il voto sull’Ici alla Chiesa mi   lascia perplesso. Noi dobbiamo separare ciò che è di Cesare da cò che è di Dio
Sarà  contenta l’Udc
In certe cose ci possiamo anche dividere
Ancora?
Senta, noi dobbiamo ritrovare lo spirito di un anno fa, altrimenti è finita

Alessandro Ferrucci
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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SCAMBIO DI INSULTI TRA FORMIGONI E SALLUSTI: “RICATTATORE”, BULLO DI PERIFERIA”

Settembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

IL GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA, CON ALEMANNO E LA POLVERINI, ATTACCA LA MANOVRA E “IL GIORNALE” LO CITA PER LESA MAESTA’… E PER TUTTO IL GIORNO NEL PARTITO DELL’AMORE SONO VOLATI GLI STRACCI

Alta tensione nel Pdl e cortocircuiti mediatici.
Con i berluscones che si sono scagliati contro il Giornale diretto da Alessandro Sallusti definendo “ricattatorio” un suo articolo.
Immediata la risposta del direttore
Avete scritto “un concentrato di ignoranza e stupidità ”: Roberto Formigoni si scaglia senza mezzi termini contro Il Giornale colpevole di aver suggerito ai governatori di far fronte ai tagli della manovra vendendo “i loro gioielli”, cominciando dal grattacielo Pirelli.
A corredo dell’articolo, il quotidiano di casa Berlusconi ha pubblicato i ritratti di Formigoni, di Renata Polverini e di Gianni Alemanno.
I tre esponenti del Pdl hanno reagito con l’aplomb che vige in via dell’Umiltà  e, in una nota congiunta, hanno definito “messaggi dal sapore ricattatorio” quanto scritto dal Giornale.
Il direttore Alessandro Sallusti non si è fatto pregare. E ha ribattuto: “Toni da bulli di periferia”.
Un duro scontro verbale che è proseguito per tutto il giorno e che conferma, per l’ennesima volta, il nervosismo e le tensioni che ci sono nel partito di maggioranza ormai in stato confusionale.
Il più irritato è apparso Formigoni. Oltre al comitato congiunto, il governatore lombardo si è scagliato contro il quotidiano di via Negri durante un’intervista a Radio24.
Gli articoli sono “un concentrato di ignoranza e stupidità  che hanno anche delle firme, del direttore dell’illustre giornale e che si chiama Alessandro Sallusti, non nuovo a cadute di questo tipo”, ha detto.
Lo stesso Sallusti, ricorda Formigoni durante l’intervista “consigliò ai milanesi di votare Lassini due giorni prima che Berlusconi lo mettesse fuori dalla lista”.
Mentre nel comunicato Formigoni, Polverini e Alemanno hanno scritto: “Sbaglia di grosso chi, tra giornalisti, direttori e loro eventuali suggeritori si illude di fermare con messaggi dal sapore ricattatorio la nostra giusta azione a difesa dei cittadini”.
Immediata la risposta di Sallusti: “Ecco chi ha suggerito l’articolo”, ha scritto sul sito internet.
“A parte il tono minaccioso da bulli di periferia del comunicato, siamo disposti a svelare chi ci ha suggerito l’articolo contestato. Il primo è stato Roberto Formigoni, che l’altra sera ospite su La7 ha concionato contro il governo con toni che neppure la Camusso ha mai usato. La seconda è Renata Polverini, che è andata oltre, concedendo a L’Unità  una intervista delirante che la sinistra ha incorniciato a futura memoria. Il terzo è Gianni Alemanno, che tutti i giorni presta la sua faccia ai colleghi di sinistra che vogliono solo fare cadere Berlusconi. Il quarto sono i nostri lettori, che ci hanno sommerso di lettere di sconcerto per le performance dei tre suddetti amministratori. I quali farebbero bene a concentrarsi per far dimagrire la loro casta, quella degli enti locali, che non è meno costosa, sfarzosa e spesso inefficace di quella dei parlamentari”.

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SONDAGGIO DEMOS: CROLLANO BERLUSCONI E BOSSI, CENTROSINISTRA IN VANTAGGIO DI NOVE PUNTI

Settembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

PDL 25,5%, LEGA NORD 9,8%, FLI 3,3%, UDC 7,4%, PD 29,5%, IDV 9,2%, SEL 5,2%, CINQUESTELLE 3,5%… CENTRODESTRA IN CADUTA LIBERA, MALE IL GOVERNO….TREMONTI PERDE 17 PUNTI IN DUE MESI…BERLUSCONI AL 22%, BERSANI RISENTE DEL CASO PENATI

La burrascosa estate politica del 2011 consegna al centro-sinistra un margine ancora più ampio, nelle intenzioni di voto, rispetto a quello su cui poteva contare a giugno.
E’ salito da sei a quasi nove punti il vantaggio di Pd, IdV e Sel su Lega e PdL.
Ma i dati dell’Atlante Politico di Demos mostrano come la miscela di insoddisfazione politica e incertezza economica, in questa fase, renda più problematiche le previsioni per il futuro.
La presentazione della manovra finanziaria (con la successiva girandola di correzioni ed emendamenti) ha contribuito, assieme a nuovi e vecchi scandali politico-giudiziari, a movimentare il clima politico anche nel mese di agosto.
Gran parte dell’opinione pubblica (69%) esprime un giudizio negativo sulla manovra proposta e ha ormai maturato la convinzione che a pagare saranno, alla fine, soprattutto i lavoratori dipendenti (pubblici e privati) e i pensionati.
L’indagine registra, perciò, una ulteriore caduta di consenso per il governo (dal 27 al 22%) e per i leader della coalizione di centro-destra: una tendenza che arriva ora a coinvolgere anche il ministro dell’economia Tremonti (che perde quasi diciassette punti, fermandosi al 38%).
Ma diminuisce anche la fiducia dell’opinione pubblica per l’opposizione (dal 25 al 20%) e i suoi esponenti: per tutti salvo Di Pietro, che cresce rispetto ai primi mesi di quest’anno (39%) e nella graduatoria dei leader precede di misura Vendola e Tremonti (entrambi in netto calo).
In questo quadro, le attese per il futuro appaiono meno chiare di quelle prospettate dal precedente sondaggio.
Le previsioni degli elettori sull’esito delle prossime consultazioni politiche vedono ancora in testa il centro-sinistra (47%), che prevale nettamente sul centro-destra (27%).
Ma è cresciuta di oltre dieci punti l’area di intervistati (25%) che si dicono incerti o prevedono la vittoria di un’altra coalizione.
Le intenzioni di voto rispecchiano queste tendenze, anche se con un’evoluzione più lenta. Si riducono, in modo significativo, le preferenze per le due forze di governo: Pdl (25.3%) e Lega Nord (9.8%) perdono circa un punto ciascuno, mentre si contrae il gradimento dei rispettivi leader, Berlusconi e Bossi, curiosamente appaiati al livello più basso (22-23%). L’indebolimento della coalizione di centro-destra è dovuto soprattutto alla disaffezione di alcuni settori del suo elettorato che appaiono, per ora, molto incerti o orientati all’astensione.
Le difficoltà  della coalizione di governo sono state solo in parte capitalizzate dalle forze di opposizione, che a giugno erano cresciute in virtù dei recenti successi alle amministrative e al referendum.
Il Pd, con una sostanziale stabilità  nelle intenzioni di voto (29.5%), mantiene il primato fra i partiti, mentre si conferma un relativo ridimensionamento dello spazio elettorale di Sel (5.3%).
Crescono invece nettamente i consensi per l’IdV (9.2%), che ha saputo probabilmente interpretare con maggiore efficacia la protesta contro la manovra economica.
Restano sostanzialmente stabili, infine, le intenzioni di voto per il Terzo polo: la flessione di Fli (3.3%) è compensata dalla crescita dei consensi per l’Udc (7.4%): Fli perde lo 0,4%, l’Udc guadagna lo 0,7%.

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SI INDAGA SUI FONDI DELL’EDITORIA CONCESSI ALL’AVANTI: 2,5 MILIONI DI EURO PER UN GIORNALE FANTASMA

Settembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

LAVITOLA CANCELLATO DALL’ORDINE DEI GIORNALISTI… SECONDO UN EX SOCIO SOLO UN TERZO DEL CONTRIBUTO PUBBLICO VENIVA UTILIZZATO PER IL GIORNALE, GLI ALTRI DUE TERZI FINIVANO SU CONTI DI LAVITOLA ALL’ESTERO

Il direttore dell’Avanti, Valter Lavitola, è stato cancellato dall’elenco professionisti dell’Ordine dei giornalisti del Lazio
Lavitola, spiega l’Ordine del Lazio, è stato raggiunto da un mandato di arresto da parte della magistratura e per questa ragione il Consiglio ha preso la decisione di sospenderlo, conseguente a quanto emerge dalle indagini sul caso Tarantini.
La scelta dell’ordine dei giornalisti del Lazio è stata presa in base all’articolo 39 della legge n.69 del 1963: al secondo capoverso, recita testualmente: “ove sia emesso ordine o mandato di cattura gli effetti dell’iscrizione sono sospesi di diritto fino alla revoca del mandato o dell’ordine”.
Ma i guai non sono finiti. I magistrati indagano anche sull’uso dei fondi per l’editoria concessi all’Avanti (2,5 milioni di euro l’anno)
Pare che, in parte, siano finiti a un’impresa di pesca gestita da Lavitola in Brasile.
Sia i soldi usati per ricattare il premier, sia quelli incassati grazie ai contributi per il giornale, sarebbero infatti usati per finanziare le sue attività  private.
“Il Fatto” avvalora la tesi (tutta da verificare: precisa comunque   il quotidiano) intervistando uno dei soci della cooperativa che editava l’Avanti, Raffele Panico.
“Lavitola – denuncia l’uomo – dirottava in Brasile, dove gestiva un’impresa di pesca, una parte dei soldi destinati all’attività  dell’Avanti”.
Panico decise di lasciare anche per questo il giornale: “Perchè non condividevo quello che avevo visto e che ero stato costretto a fare per assecondare Lavitola”.
Ma c’è di più.
Quei soldi arrivati dai contributi all’editoria, in realtà , non sarebbero giustificati
Sempre il Fatto ricorda che a luglio rivelò di un controllo in vista per l’Avanti volto a verificare se le copie dichiarate per ottenere i contributi erano reali
“Grazie alla legge attuale – scrive Il Fatto – il Dipartimento editoria della presidenza del Consiglio deve finanziare non solo i giornali comprati realmente in edicola, ma anche quelli che dichiarano tirature enormi grazie al meccanismo delle vendite in blocco e dello strillonaggio”
Queste norme, peraltro, riguardano solo i quotidiani e non i periodici.
Quando a giugno il Dipartimento avvia quindi un’indagine per verificare questi fenomeni, l’Avanti risulta il primo della lista.
Dopo la denuncia del Fatto, che rivela l’avvio dei controlli, Lavitola si agita.
“Alla presidenza non mi rispondono”: dice preoccupato il 17 luglio a un collaboratore.
E dice al suo uomo di “mettere a posto le carte” in vista di una visita della Guardia di Finanza.

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