Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile
SIAMO IL PUNTO PRIMO DELLA PAGINA NUOVA
Politicanti, landruncoli di pollame, truffatori incravattati, puttanieri incalliti verremo a cercarvi.
Avete il tempo contato, non sentite il ticchettio delle nostre falci?
Abbiamo sprecato troppe parole ed è ora di passare la selce sul filo della lama del futuro.
Guardate le nostre braccia gonfie di vene viola, siamo nervi pronti allo scatto, siamo cuori pronti al volo, siamo occhi aperti contro la paura.
Signori del ricatto, mangiatori a scrocco, concorsiste depilate di bruttezza, scippatori d’orgoglio verremo a cercarvi.
Infilate pure nelle vostre tasche tutta l’argenteria che trovate in casa nostra, prendete l’oro e tutte le banconote che trovate.
Ma per prenderci i sogni dovrete rubarci l’anima, uccidere il nostro coraggio, dare fuoco alle nostre speranze.
Verremo a cercarvi in ogni angolo di buio in cui vi annidate, in ogni tana in cui marcite, in ogni meschina legge approvata.
Siamo la luce che odiate.
Siamo cielo senza nuvole.
Siamo una promessa da mantenere.
Risparmiate il respiro per la corsa, per la fuga, per la veloce ritirata.
Vi inseguiremo come lupi affamati di nuove parole d’amore.
Mercanti di fango, saltimbanco senza onore, addestratori di lucertole, viscidi leccaculo verremo a cercarvi.
Libereremo la nostra casa dal vostro tanfo nauseabondo, dai vostri culi appiccicosi, dalla vostra saliva di acida ignoranza.
E’ la nostra terra, i nostri campi, sappiamo coltivare il grano del nostro passato, siamo il pane della nostra storia.
Verremo a cercarvi e non vi daremo scampo.
Siamo il punto prima della pagina nuova.
La nostra.
Alessandro Carbone
(da “Fronte della Tv” – “Il Futurista“)
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Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile
IL FACCENDIERE CHIAMO’ IL PREMIER DALLA BULGARIA DOPO LA FUGA DI NOTIZIE E CHIESE: “MI PRESENTO AI GIUDICI?”, “NO, RESTA ALL’ESTERO”… ECCO L’ULTIMA TELEFONATA TRA I DUE PRIMA DELLA LATITANZA
Il faccendiere Valter Lavitola suda freddo, non tanto per il caldo di Sofia in cui si trova il 24
agosto, ma per le notizie che apprende dai siti Web che rilanciano lo scoop di “Panorama”, il settimanale della Mondadori.
Ha appena scoperto che contro di lui c’è un’inchiesta pesantissima della procura di Napoli: lo accusano di estorsione nei confronti del presidente del Consiglio.
E quell’articolo è pieno di dettagli giudiziari: ci sono particolari sulle intercettazioni dei dialoghi tra lui e Giampaolo Tarantini, il Giampi che nel 2008 portava prostitute e amiche a casa del Cavaliere.
Nell’indagine è coinvolta anche la moglie di Giampi, Angela Devenuto, che gli amici più intimi chiamano “Ninni” o “Nicla”.
La donna ha una relazione con Lavitola nata tra i fornelli di casa del faccendiere, mentre lui le cucinava il coniglio.
Oggi Lavitola è diventato lepre in fuga per il mondo, mentre i coniugi Tarantini sono stati arrestati.
E la sua latitanza è cominciata, forse per coincidenza, dopo aver parlato al telefono proprio il 24 agosto scorso con Silvio Berlusconi, che già in quel momento sembra essere a conoscenza – come lo erano i giornalisti del settimanale mondadoriano – del lavoro riservato dei pm napoletani e della richiesta di arresto che avevano presentato al gip Amelia Primavera.
Il faccendiere è a Sofia per concludere affari per conto di Finmeccanica ma si rende subito conto del pericolo.
Per questo si attacca al telefono e comincia a comporre ripetutamente il numero di Marinella Brambilla, la storica assistente personale del premier. Dall’inchiesta emerge come la Brambilla conosca perfettamente lo stretto rapporto che lega Lavitola al Cavaliere.
La donna spiega che “lui” è impegnatissimo tra crisi economica e turbolenze politiche: non può rispondere.
Lavitola dalla Bulgaria però insiste e, preso dall’ansia per le notizie che rimbalzano su tutti i media, continua a chiamare.
E dopo vari tentativi, gli passano al telefono Silvio Berlusconi.
Il premier si mostra calmo, la voce è serena: rassicura Lavitola, spiega che tutto sarà chiarito e gli dice di “stare tranquillo”.
A quel punto – come se fosse un’anticipazione della sua autodifesa – gli espone quella che sarà la linea: la stessa in parte pubblicata alcuni giorni dopo sullo stesso settimanale autore dello scoop sull’inchiesta.
Berlusconi ricorda a Lavitola che attraverso lui ha “aiutato una persona e una famiglia con bambini che si trovava e si trova in gravissime difficoltà economiche”.
E sottolinea: “Non ho nulla di cui pentirmi, non ho fatto nulla di illecito”.
Da Sofia Lavitola sembra comprendere: capisce quale è la linea difensiva e concorda su questi punti.
Appare però sconfortato e in qualche modo anche dispiaciuto per le intercettazioni.
E’ rammaricato per essere stato registrato mentre parlava con il premier. Lavitola, a quanto sembra, aveva assicurato a Berlusconi che le utenze panamensi usate per i loro dialoghi telefonici erano a prova di intercettazione e quindi sicure.
Ma così con è stato.
La Digos di Napoli è riuscita a captarle tutte su delega dei pm Piscitelli, Woodcock e Curcio.
Il premier anche in questo caso mantiene un tono di voce calmo e risponde a Lavitola in modo sarcastico: “Te lo avevo detto che ci avrebbero intercettati”.
A quel punto il faccendiere è “giudiziariamente” con le spalle al muro, e chiede consiglio al premier: “Che devo fare? Torno e chiarisco tutto?”. Berlusconi risponde: “Resta dove sei”.
Il messaggio è chiaro, non richiede commenti.
Già pochi mesi fa Lavitola si era rifugiato a Panama dopo avere saputo dell’arresto di Luigi Bisignani per l’inchiesta sulla P4: lui stesso ammette, parlando con la moglie di Tarantini, di avere responsabilità penali in questa storia collegata a Finmeccanica.
E anche dopo la telefonata con Berlusconi i piani di viaggio dell’ex direttore dell'”Avanti” cambiano improvvisamente.
Organizza la fuga, cercando la meta più ostica per la giustizia italiana: il Brasile.
Lui aveva già in tasca un biglietto per Roma, destinato a non essere usato perchè compra di corsa un volo per il Paese sudamericano scelto per trascorrere la latitanza.
La procura napoletana sostiene che lo scoop del settimanale di casa Berlusconi ha favorito gli indagati.
E forse anche Berlusconi che in questa vicenda compare formalmente come parte offesa.
Per il procuratore aggiunto Francesco Greco che coordina l’inchiesta, le indagini sono state “fortemente compromesse” proprio “dalla criminosa sottrazione di numerosi e rilevanti contenuti della richiesta di misura cautelare ad opera di ignoti a cui ha fatto seguito la pubblicazione degli stessi su alcuni giornali nazionali”.
Secondo il procuratore capo, Giovandomenico Lepore pubblicare notizie del genere “è come avvisare l’indagato del suo arresto. Vogliamo andare fino in fondo perchè è un fatto gravissimo e non è la prima volta che accade”.
I pm hanno aperto un fascicolo di indagine sulla fuga di notizie, in cui viene ipotizzato il favoreggiamento: la pubblicazione di ampi stralci della richiesta di custodia cautelare può aver agevolato gli indagati.
Lavitola ha evitato l’arresto ed è latitante ma resta il sospetto che dopo la diffusione della notizia molte persone abbiano potuto far sparire prove compromettenti.
Tarantini e sua moglie hanno avuto il tempo di concordare una linea difensiva, tanto da stilare una memoria poi consegnata in carcere al giudice.
Insomma, tutti i protagonisti al momento della retata sapevano cosa dire; compreso Berlusconi, indicato come vittima di un’estorsione che lo ha portato a sborsare in un anno 850 mila euro.
Soldi diretti ai coniugi Tarantini ma deviati in buona parte nelle casse di Lavitola, che ne ha intascati ben 400 mila.
Per il faccendiere – ritenuto dagli inquirenti la mente del ricatto – la coppia rappresentava la gallina dalle uova d’oro che avrebbe permesso di mettere “con le spalle al muro” Berlusconi.
E costringerlo a pagare per far tacere Tarantini su quelle serate nelle residenze romane e milanesi del premier allietate da prostitute ed amiche pronte a tutto. Insomma, un silenzio che vale oro.
Ora dalla latitanza Lavitola parla attraverso i giornali e annuncia che vuol tornare in Italia per farsi arrestare, ma prima lancia un messaggio: “Ho una famiglia da mantenere. Quando entrerò in cella come vivranno mia moglie e mio figlio?”
Non è difficile ipotizzare che la domanda sia rivolta a qualcuno che ha già “aiutato una persona e una famiglia con bambini che si trovava e si trova in gravissime difficoltà economiche”.
Lirio Abbate
(da “L’Espresso“)
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Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile
LA TELEFONATA IN ESCLUSIVA SULL’ESPRESSO: IL 24 AGOSTO LAVITOLA CHIAMA IL PREMIER DALLA BULGARIA E GLI CHIEDE: “CHE DEVO FARE?”…E BERLUSCONI GLI CONSIGLIA: “RESTA DOVE SEI”….BRIGUGLIO DI FLI: “SE LA TELEFONATA E’ VERA E PROVATA NAPOLITANO INTIMI A BERLUSCONI DI DIMETTERSI”
Berlusconi che dice a Lavitola: non tornare.
E’ questo il consiglio che il premier dà al faccendiere – attualmente latitante – in una telefonata resa pubblica sul nuovo numero dell’Espresso, in edicola da domani.
“Che devo fare, torno e chiarisco tutto?”, chiede agitato Lavitola da Sofia, in Bulgaria, dove si trova per motivi di lavoro.
E Berlusconi risponde: “Resta dove sei”.
La telefonata avviene il 24 agosto.
In quel momento Valter Lavitola, direttore ed editore dell’Avanti, non è ancora stato raggiunto da una misura di custodia cautelare – da parte dei pm napoletani – per estorsione nei confronti del premier, ma ha comunque motivi per preoccuparsi.
Il settimanale Panorama, di proprietà della famiglia Berlusconi, ha infatti anticipato che c’è un’indagine in corso, proprio a Napoli, nei confronti di Lavitola, dell’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini e di sua moglie, Angela Devenuto. Un’indagine in cui si ipotizza l’estorsione ai danni di Silvio Berlusconi.
Una fuga di notizia che farà molto arrabbiare i pm napoletani, che la ritengono un danno per l’inchiesta.
Di sicuro c’è che Valter Lavitola non ha più fatto ritorno in Italia.
Come è certo che il primo settembre, Tarantini e la moglie finiscono in carcere, mentre Lavitola – raggiunto anche lui da un ordine di custodia cautelare – non si trova. E fa sapere di essere da lungo tempo all’estero “per lavoro”.
Il caso provoca già le prime reazioni politiche.
“Berlusconi ha detto a Lavitola di restare all’estero? La questione verrà affrontata martedì nelle dichiarazioni che il capo del Governo è chiamato a rendere all’autorità giudiziaria, ma la portata di questa notizia è tale da esigere un’immediata e personale smentita”.
A dirlo è la capogruppo del Pd in commissione giustizia, Donatella Ferranti, che aggiunge: “La situazione economica è drammatica, la reputazione del capo del governo influisce sull’umore dei mercati e i silenzi di Berlusconi non sono ammissibili”.
“Se è vera l’intercettazione – dice Carmelo Briguglio, vicepresidente vicario di Futuro e libertà alla Camera – il presidente della Repubblica imponga a un presidente del Consiglio complice di un latitante, già utilizzato come killer per dimissionare il presidente della Camera, di lasciare palazzo Chigi”.
“Adesso – aggiunge – si è capito da chi, perchè e con quali delinquenti è stato organizzato l’affaire della casa di Montecarlo contro Gianfranco Fini”.
Un riferimento al ruolo attivissimo di Lavitola nel procurare documenti proprio sulla vicenda dell’appartamento di Montecarlo.
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Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile
LA BEGAN: “CONSERVO TUTTI I MESSAGGI RICEVUTI AL CELLULARE, MI CONTINUA A CERCARE OGNI GIORNO”… BOCCHINO: “ABITUATA ALLA DIFFAMAZIONE”… LEI REPLICA: “MI MINACCIA”
Minaccia lei: «Il signor Bocchino continua a cercarmi ogni giorno con sms e telefonate. Se va
avanti così lo denuncio per stalking».
Insinua lui: «La signora Beganovic, il suo vero cognome è questo, mi ha raccontato delle cose incredibili su Berlusconi. No, non le posso ripetere e nemmeno ci credo. Ma è la prova della sua abitudine alla diffamazione».
Sarà anche vero che quando finisce un amore non capisci più niente, come da lamento in musica di Riccardo Cocciante.
Ma stavolta le cose erano apparse difficile da comprendere fin dall’inizio.
Lei è Sabina Began, detta ape regina per la vicinanza a Berlusconi e alle sue feste, anche se ci tiene a ripetere che il suo vero soprannome è bunga bunga.
Lui è Italo Bocchino, scissionista di rito finiano che a Berlusconi ha dato tra le altre cose dell’«eversore» invitandolo a dimettersi come Ben Alì.
La loro storia comincia a giugno ad un tavolo del ristorante Assunta Madre di Roma.
Un incontro casuale, dicono tutti e due.
Ma tre mesi dopo, forse un record, è già arrivato il momento della carta bollata.
Bocchino ha denunciato la Began per diffamazione dopo che lei ha rivelato su Vanity fair i loro sms privati.
Lei medita una querela per stalking e alla bisogna conserva sul cellulare tutti i messaggini del suo ex. «Vuole sapere l’ultimo?», dice dopo un’abbuffata di carote e finocchi che chiude il suo ennesimo «digiuno spirituale» di tre giorni. Certo.
«Glielo leggo: “adesso vado dal giudice e gli racconto come hai fatto ad avere il passaporto”. Capito che tipo? Peccato che io il passaporto non ce l’ho. È solo una minaccia per farmi stare male».
Bocchino smentisce, come farebbe ogni ex preso in castagna: «Non ho più nemmeno il suo numero di cellulare».
Ma quello che conta davvero non sono i cocci di un amore finito male.
Bocchino sospetta che non sia stata una storia di mezza estate ma un trappolone organizzato da Berlusconi per far perdere la faccia ad uno dei suoi nemici.
Sospetto rafforzato da un indizio: le foto che li hanno pizzicati insieme in costiera amalfitana sono finite su Chi , settimanale della famiglia Berlusconi.
E qui più che alla carta bollata siamo agli stracci: «Italo… – dice Began – cioè il signor Bocchino mi chiedeva di aiutarlo a fare pace con Berlusconi che era arrabbiato con lui soprattutto per la storia della Carfagna. E io c’ero quasi riuscita».
In che senso? «Ne ho parlato con il presidente. Lui mi ha detto che Bocchino lo insultava tutti i giorni ma che se stava con me doveva essere una brava persona. Ci avrebbe pensato, mi disse».
Poi sono arrivate le foto su Chi , e Bocchino non l’ha presa affatto bene.
Nella denuncia che presenterà oggi sostiene che è stata la stessa Began ad «annunciarmi una vendetta al telefono».
E questo dopo che lui l’aveva presa in giro dicendo che «affidare una mediazione a lei sarebbe come nominare Rambo ambasciatore».
Come molti uomini, finita l’estate Bocchino chiude la parentesi: «Ci sono troppe cose importanti da fare per occuparsi della Beganovic. Non lo so, forse all’inizio era sincera ma poi è stata manovrata».
Come molte donne, lei non cede di una virgola: «Se amo ancora Italo? Non sono mai stata innamorata di nessuno. Solo di Berlusconi ma platonicamente, ci mancherebbe».
Lorenzo Salvia
(da “Il Corriere della Sera“)
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Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile
GHEDINI RIVELA: IN 5 MESI BERLUSCONI E I SUOI COLLABORATORI SONO RIMASTI ATTACCATI ALLA CORNETTA CON LE RAGAZZE DEL BUNGA BUNGA… E ADESSO VOGLIONO CERCARE DI DISTRUGGERLE I COLLOQUI REGISTRATI
Uno squillo a Marincea Florina, detta “Flo”. Un altro a Marysthelle Garcia Polanco. Una telefonata a Miriam Loddo, quattro chiacchiere con la “gemellina” Concetta De Vivo. Poi tocca a Roberta Bonasia, intermezzo con Emilio Fede prima di digitare il numero di Manuela Ferrera.
E ancora sul display appare “Ruby”, è Karima El Mahroug. Cornetta alzata per Aris Espinosa, tasto verde su Nicole Minetti, orecchio teso per Raissa Skorkina.
Una chiamata a Iris Berardi, una ricevuta da Barbara Guerra.
E prima di andare a dormire, il saluto della buonanotte a Ioana Visan, Alessandra Sorcinelli e Barbara Faggioli.
Il filo diretto con il presidente del Consiglio non si interrompe mai.
Al massimo si può trovare occupato.
Per dieci volte al giorno, Silvio Berlusconi e i suoi assistenti sono impegnati a conversare con le amiche dell’Olgettina.
La frequenza e gli interlocutori sono certificati direttamente dai suoi avvocati, Niccolò Ghedini e Pietro Longo: impegnatissimi a dimostrare “l’inutilizzabilità ” delle intercettazioni disposte dalla Procura di Milano, hanno affidato una perizia per dimostrare che “la direzione delle indagini” è dall’inizio rivolta a incastrare Berlusconi.
Senza accorgersi che i risultati raccolti dall’ingegner Claudio Alati non fanno altro che confermare l’ossessione del premier per le amiche del bunga bunga: “Analizzando il traffico sulle utenze di alcuni coindagati e delle signore che hanno partecipato alle cene/serate presso le dimore del presidente Berlusconi — scrivono Ghedini e Longo — ha avuto modo di verificare, che nel ristretto periodo in cui tali intercettazioni sono avvenute (31 luglio 2010-15 gennaio 2011) in ben 1.732 casi sono state intercettate indirettamente utenze riferibili al presidente Berlusconi”.
Non è un “vizio” cominciato l’estate scorsa.
Nei mesi caldi del 2008, il filo diretto era con Gianpaolo Tarantini.
Una “hot line” riservata alle pagelle e le tariffe.
“Dimmi Gianpi”, diceva il premier, pronto a dileguarsi da qualsiasi impegno istituzionale pur di fare nuovi incontri.
Come seguire i risultati delle elezioni americane: mentre Obama fa il suo ingresso alla Casa Bianca, lui è a Palazzo Grazioli con Patrizia D’Addario e di bianco ha solo l’accappatoio d’ordinanza.
O come i funerali di Alessandro Romani, paracadutista della Folgore morto in Afghanistan.
Quel 19 settembre di un anno fa, Berlusconi non scende a Roma per omaggiarlo, resta ad Arcore: “Ho sentito adesso the boss of the boss”, dice Nicole Minetti a un’amica “da briffare”: stasera bunga bunga.
Ed è proprio sulle telefonate tra le amiche di “the boss of the boss” che ora il Parlamento è chiamato a discutere.
In una lettera alla Giunta per le autorizzazioni a procedere, “il capo dei capi”, ha chiesto ai colleghi deputati di “valutare l’utilizzabilità ” delle intercettazioni telefoniche “disposte, a parere dello scrivente, in violazione dell’articolo 68 della Costituzione”, quello che regolamenta l’immunità parlamentare.
Gli avvocati Ghedini e Longo hanno scritto più di 270 pagine per sostenere che i pm di Milano non potevano disporre nè dei tabulati telefonici, nè delle intercettazioni, nè del “materiale bancario riguardante i conti correnti dell’on. Berlusconi” senza prima chiedere l’autorizzazione alla Camera d’appartenenza.
E se non valgono i materiali su cui è stata elaborata l’accusa, insistono, non vale nemmeno la richiesta di giudizio immediato.
Così, il premier e i suoi legali chiedono alla Giunta di intervenire subito, visto che la prossima udienza “è fissata per il giorno 3 ottobre” e in quella data si dovranno “formulare le eventuali richieste di acquisizione” di quel “materiale di indagine”. Dalla Giunta per ora sono arrivati solo inviti a darsi una calmata.
“La richiesta di Berlusconi è del tutto infondata e temeraria”, dice l’Idv Federico Palomba, anche perchè “le intercettazioni per le quali si richiede pretestuosamente lo stralcio e l’inutilizzabilità sono quelle delle telefonate tra le varie signorine che frequentavano i festini di Arcore” e “l’articolo 68 non può mai coprire conversazioni cui il parlamentare non prenda parte direttamente”.
La risposta a Berlusconi, comunque, non arriverà prima del 16 settembre.
Entro quella data la Giunta è chiamata a esprimere un parere sull’esistenza del fumus persecutionis nell’ipotesi di arresto di Marco Milanese.
E poi dovrà autorizzare o meno l’acquisizione dei tabulati telefonici di Alfonso Papa, che è arrivata ad agosto, quando il deputato era già in carcere.
Ieri, la Giunta ha deciso di dire no alla richiesta di Milanese di mettere a disposizione dei suoi legali gli atti inviati dalla Procura di Benevento: riguardano l’imprenditore Paolo Viscione, il suo principale accusatore nell’inchiesta P4.
Ma quel processo beneventano per riciclaggio si è concluso con un’archiviazione ed è la prima volta, dice il presidente Pierluigi Castagnetti, che la Giunta si trova a valutare “atti di un procedimento archiviato”: al “collega Milanese” Castagnetti “rammenta” che tra i suoi diritti c’è quello di “tentare di persuadere i colleghi che egli è oggetto di un’attività persecutoria dell’autorità giudiziaria.
Ma tali facoltà — aggiunge — non possono tramutarsi nella strumentalizzazione delle procedure parlamentari ai fini di privata difesa”.
Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile
AMMORBIDITE LE NORME SULLA INCOMPATIBILITA’: LA CASTA VENDE FUMO E SI TIENE L’ARROSTO
Sorpresa: l’emendamento del governo che rafforza l’entità della manovra, con l’aumento
dell’Iva, e la sua equità , con il contributo sui super-ricchi e l’anticipo della pensione a 65 anni delle donne, fa anche un bello sconto a ministri, deputati e senatori.
In attesa del promesso disegno di legge costituzionale per il dimezzamento del numero dei parlamentari, che forse non arriverà neanche oggi sul tavolo di Palazzo Chigi, l’articolo 13 della manovra sui costi della politica è stato abbondantemente rivisitato.
Con una bella riduzione del taglio delle indennità dei membri di Camera e Senato, almeno sei volte di meno rispetto a quanto previsto nel testo originario, e l’ammorbidimento dell’incompatibilità del loro mandato con gli altri incarichi pubblici.
Tanto per cominciare, il taglio delle retribuzioni o delle indennità di carica dei componenti degli organi costituzionali (il 10% per la parte eccedente i 90 mila euro, il 20% su quella che supera i 150 mila), non si applicherà più da domani e per sempre, ma solo per quest’anno, il prossimo, e il 2013.
E dalla sforbiciata, grazie alla modifica approvata ieri con il voto di Palazzo Madama, vengono fatti salvi «la presidenza della Repubblica e la Corte costituzionale».
Cosa che ha fatto infuriare il viceministro delle Infrastrutture, Roberto Castelli, contro i «boiardi» della Consulta e del Quirinale, che ha risposto per le rime.
Spiegando che il Colle è estraneo alla formulazione della norma, che è il governo che semmai deve dare chiarimenti, e che, in ogni caso, ai dipendenti della presidenza della Repubblica «già si applica il contributo di solidarietà a suo tempo introdotto per la pubblica amministrazione».
Che, per onor di cronaca, è pari alla metà : il 5% oltre i 90 mila euro, il 10% oltre i 150 mila.
Nessuna parola, nè da Castelli, nè dagli altri quasi mille rappresentanti della Camera e del Senato, sull’alleggerimento dei tagli all’indennità parlamentare, che pure l’emendamento prevede.
Se un deputato o un senatore fa anche un altro mestiere e incassa più di 9.847 euro netti, l’indennità di carica di 5.486 euro mensili netti (cui poi si sommano tra diaria e rimborsi spese altri 7.193 euro, che non vengono toccati), non sarà più tagliata del 50% come prevedeva il testo originario.
La sforbiciata si farà sul totale annuo percepito a titolo di indennità , e sarà pari al 20%, ma solo per la quota eccedente i 90 mila euro, e al 40% per quella che supera i 150 mila euro.
Non bastasse, anche il regime dell’incompatibilità dei parlamentari, prima ferreo con l’impossibilità di ricoprire «qualsiasi altra carica elettiva pubblica», viene notevolmente annacquato.
Nella nuova versione del testo, infatti, l’incompatibilità è circoscritta alle altre cariche elettive «di natura monocratica» e relative a «organi di governo di enti pubblici territoriali aventi popolazione superiore ai 5 mila abitanti».
Traduzione: i parlamentari potranno continuare a fare i sindaci nei Comuni piccoli e medi.
Ma potranno anche avere l’incarico di assessore in tutti i municipi, compresi quelli delle grandi città .
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Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile
“I MAGISTRATI VOGLIONO UCCIDERMI”…. LE RILEVAZIONI LO DANNO PERDENTE ANCHE SE SI ALLEASSE AL TERZO POLO
Nel giorno della fiducia, con i sondaggi a picco, Berlusconi sa che la tempesta non è finita.
Anzi, la tempesta perfetta potrebbe arrivare nei prossimi 15 giorni.
Il Cavaliere rimane chiuso a Palazzo Grazioli, assente dalla scena pubblica. Pensa solo ai guai giudiziari, al fango che gli sta piovendo addosso, le intercettazioni esplicite sulle sue prestazioni sessuali, le confidenze piccanti con Tarantini.
Proprio quel Tarantini che insieme a Lavitola lo avrebbe ricattato, spillandogli soldi.
Martedì prossimo i magistrati di Napoli andranno a sentire il premier a Palazzo Chigi come parte offesa.
Ma per lui è chiaro che la musica dei pm non è suonata in sua difesa. «Vogliono uccidermi per le mie scopate. Vogliono delegittimare il governo, la mia persona in un momento così delicato per il Paese. È una vergogna pubblicare sui giornali conversazioni private. E nella maggioranza chi vuole fare altro ci metta la faccia, se ha il coraggio…».
Berlusconi non è andato al Senato per la fiducia e non andrà nemmeno alla Camera nei prossimi giorni.
Deve prepararsi a rispondere, senza la presenza dei suoi avvocati, alle domande degli insidiosi magistrati napoletani (ieri pomeriggio ha ricevuto anche il senatore argentino, Esteban Caselli, il cui nome era saltato fuori in una telefonata tra lo stesso Berlusconi e Lavitola).
Martedì prossimo tutto ciò potrebbe avvenire mentre i giornali spiattellano conversazioni telefoniche in cui il premier italiano esprime apprezzamenti poco lusinghieri su alcuni suoi colleghi europei.
Sono questi i timori che serpeggiano nella maggioranza, il panico che prende alla gola ministri e capigruppo. Ed è solo una parte del problema.
La via crucis infatti proseguirà mercoledì 13 settembre quando arriverà il voto in Giunta su Marco Milanese, ex braccio destro del ministro Tremonti.
Un voto palese al quale farà seguito la settimana successiva quello a scrutinio segreto nell’aula della Camera.
Dicono che la sorte di Milanese (il carcere) sia segnata e che le truppe fedeli a Maroni abbiano già pronto il pollice verso. «Quanto potrà resiste Tremonti al suo posto?», dicono i tanti nemici del ministro dell’Economia.
In questo lasso di tempo la manovra troverà sui mercati il suo banco di prova.
Il punto di rottura sarebbe proprio questo: che tutto quello che è stato fatto non serva a fermare la speculazione, a evitare il crollo di Piazza Affari, a scongiurare il declassamento da parte delle agenzie di rating, ad accorciare lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi.
Ecco, la tempesta perfetta che teme Berlusconi.
A quel punto la Lega non potrebbe più reggere la botta e le tensioni al suo interno, con Maroni in movimento per il dopo Berlusconi, esploderebbero.
E’ la tenuta del Carroccio che teme il segretario del Pdl Alfano, più che i movimenti dentro la maggioranza.
Si vocifera però di riunioni segrete, ipotesi di documenti di gruppi della maggioranza. Il deputato calabrese Pittelli dal Pdl è passato al gruppo misto. I sudisti di Miccichè sempre più lontani, argini che nella galassia meridionale si rompono con il passaggio all’opposizione dell’Mpa.
C’è la paura del baratro se Berlusconi non farà un passo indietro per un esecutivo di larghe intese, come gli suggerisce Pisanu. Mentre Cazzola consiglia di «saper lasciare al momento giusto».
In molti si preparano all’apocalisse. C’è chi spera, e chi ne è sicuro, che di fronte alla tempesta perfetta sarà Napolitano a dire al Cavaliere, «nonostante tutto quello che è stato fatto, l’Italia sta affondando: evidentemente il problema è la credibilità del governo, il problema è lei…».
Il Cavaliere si illude di poter resistere.
Ma è proprio dentro la sua maggioranza che cresce la consapevolezza di una fase politica nazionale finita, gravata da una eccezionale crisi internazionale.
Il premier potrebbe dire, «allora elezioni anticipate», facendo paura ai parlamentari che non vogliono andare a casa.
Ma lo stesso Berlusconi sa che perderebbe rovinosamente.
Gli ultimi sondaggi sono disastrosi, 12 punti in meno sul 2008.
Col tandem Pdl-Lega testa a testa con la sinistra pure se si alleasse con Casini e il terzo Polo.
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)
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Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile
DALL’INIZIO DELL’ANNO SI SONO SVOLTE APPENA 16 SEDUTE DEL CONSIGLIO REGIONALE, ORA SI TORNA IN AULA IL 20 SETTEMBRE… RINVIATE LE COMMISSIONI, LA LEGGE CHE RIDURREBBE DEL 10% LO STIPENDIO RESTA NEI CASSETTI
Avevano promesso che avrebbero ridotto i costi della politica in Regione. 
Nell’attesa, gli ottanta consiglieri regionali lombardi, in barba alla crisi, si sono concessi oltre cinquanta giorni di vacanza.
Tanti sono i giorni che passeranno tra l’ultima seduta che si è tenuta prima della pausa estiva e la prossima, che salvo sorprese dovrebbe essere fissata il 20 settembre.
Una vacanza di oltre 50 giorni, dal 29 luglio al 20 settembre, nonostante le sole 16 sedute effettive fatte dall’inizio dell’anno.
E nonostante lo stipendio che oscilla tra gli otto e i diecimila euro mensili.
Anche le riunioni delle commissioni, che dovevano iniziare già questa settimana, sono state rinviate alla prossima.
Un record che arriva dopo la pausa forzata di ben settanta giorni tra il 19 aprile e il 28 giugno, in concomitanza con una campagna elettorale, quella per Palazzo Marino, che con il Pirellone non aveva nulla a che fare.
Nel 2010 era andata allo stesso modo, ma almeno, allora, c’era stata la giustificazione della corsa per il Pirellone.
Nel frattempo dal mese di luglio giacciono in attesa di essere discussi ben tre progetti di legge che prevedono, tra l’altro, la riduzione del 10 per cento degli stipendi del consiglieri, l’abolizione dell’assegno vitalizio per gli ex consiglieri, il taglio del dieci per cento delle spese per la comunicazione dell’ufficio di presidenza, degli assessorati e dei singoli gruppi rappresentati nell’aula.
Piovuti dal cielo dopo l’approvazione all’unanimità di una mozione presentata da Italia dei valori che chiedeva, tassativamente, di tagliare i costi della politica regionale entro quest’anno.
Mentre il governatore Roberto Formigoni, nel frattempo, aveva promesso addirittura di ridurre le spese della sua giunta, ridurre il numero delle Regioni, accorpare i Comuni più piccoli e perfino le Asl della Lombardia.
La nuova legge regionale sui costi della politica deve essere approvata entro ottobre.
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Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile
COMMERCIANTI IN RIVOLTA: COSI’ SI DEPRIMONO I CONSUMI… PREOCCUPATI ANCHE I CONSUMATORI PER POSSIBILI SPECULAZIONI
Il salto dell’Iva dal 20 al 21% costerà agli italiani fino a 120 euro in più l’anno.
Se per alimentari, abitazione, combustibili ed energia, sanità e istruzione le famiglie (almeno per ora) non saranno toccate da aumenti, visto che l’imposta in questi comparti è al 4 e al 10%, per tutte le altre voci di spesa si profilano incrementi che vanno dai 45 euro annui dei single, ai 97 dei nuclei familiari con 3 componenti, fino al tetto di 105 euro delle famiglie con 4 persone. Mentre un operaio in media dovrà far fronte a spese più alte per 82 euro, quadri e impiegati pagheranno 100 euro l’anno in più di Iva e professionisti e imprenditori affronteranno spese da imposta sul valore aggiunto che saliranno di 120 euro annui.
Da questa radiografia delle spese (un approfondimento dell’ufficio studi della Cgia di Mestre basato sull’ultimo report dell’Istat “Consumi delle famiglie”) emergono aumenti pesanti sul fronte dei carburanti, abbigliamento e spese per la casa.
I single, in particolare, pagheranno circa 45 euro di Iva in più ogni anno.
Su questo incremento pesano le voci del capitolo trasporti, che dagli attuali 2.074 euro annui crescerà di 14 euro.
Altri 9 euro usciranno per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici, 8 euro in più per abbigliamento e calzature, 7 euro da beni e servizi e 3 rispettivamente da comunicazioni, tempo libero, cultura, giochi.
Sulle famiglie con 3 componenti le voci che s’impenneranno sono quelle dell’Iva su trasporti (+35 euro), mobili, elettromestici, casa (+18) e abbigliamento (+18 euro).
Caro-trasporti pure per le famiglie di 4 persone (+41 euro) con un picco di 22 euro in più su abbigliamento e calzature.
Ma saranno i professionisti e gli imprenditori i più colpiti dal piccolo terremoto che si abbatterà sui prodotti con l’imposta al 21%: l’aumento dell’uno per cento farà lievitare i trasporti di 44 euro l’anno, il vestiario costerà 27 euro di più, casa e mobili 18 euro, il tempo libero 9 euro, le comunicazioni 6
Complessivamente la manovra punta a portare in cassa circa 4,8 miliardi di euro su un totale di entrate da tasse indirette che nel 2010 ha superato i 115 miliardi, un terzo del totale delle entrate tributarie dello Stato.
Un risultato che appare a portata di mano, ma a patto che i consumi restino stabili ai livelli del 2010 e non subiscano contrazioni.
Nel caso di una ulteriore modifica degli altri due regimi di tassazione, dal 4 al 5% e dal 10 all’11%, una eventualità affidata alla delega fiscale, il gettito potrebbe oltrepassare i 6 miliardi a consumi invariati e inflazione al palo.
I commenti di commercianti e associazioni sono molto critici con questa parte della manovra.
Se i consumatori del Codacons parlano di «scelta irresponsabile», per la Confesercenti «un punto di Iva in più allontanerà la crescita, deprimendo ancora di più i consumi».
Per Confcommercio, infine, «l’incremento delle aliquote Iva resta una scelta errata».
Lucio Cillis
(da “La Repubblica“)
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