Destra di Popolo.net

GHEDINI PROVA A FERMARE L’USO DELLE INTERCETTAZIONI DEL PREMIER

Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile

CON UNA LETTERA ALLA GIUNTA DELLA CAMERA, IL LEGALE HA CHIESTO LA “INUTILIZZABILITA'” DELLE TELEFONATE CON RUBY

Tutto crolla, ma l’ossessione è sempre la stessa: lo sputtanamento da intercettazioni, che lo insegue ormai da quattro estati (da quando, cioè, nel 2008 voleva varare un decreto legge per bloccare le misteriose conversazioni hard su tre ministre del suo governo).
Commissariato dall’Europa, da Giorgio Napolitano e Gianni Letta, da Mario Draghi, ricattato dalla sua corte di nani e veline che persino Giuliano Ferrara ha condannato, Silvio Berlusconi ha una sola vera paura: una nuova ondata di intercettazioni sulle sue serate “eleganti”, da Arcore a Palazzo Grazioli.
Il terrore corre sul filo, al punto che l’avvocato-maggiordomo Niccolò Ghedini ha scritto un’incredibile lettera alla Giunta per le autorizzazioni della Camera dei deputati.
In piena bufera finanziaria ha deciso di giocare nuovamente la carta del conflitto di attribuzione nella mai perduta speranza di evitare il processo Ruby a Milano.
Pochi giorni fa il deputato del Pdl Ghedini ha depositato una lettera alla Giunta sul tema delle intercettazioni che riguardano Ruby, Nicole Minetti, la Polanco e altre Olgettine.
L’obiettivo è quello di giungere a una richiesta di “inutilizzabilità ” in sede processuale delle conversazioni telefoniche e ambientali che riguardano il premier, nonostante la pm Ilda Boccassini abbia sempre negato l’esistenza di intercettazioni che lo coinvolgano direttamente.
La richiesta è contenuta nella lettera trasmessa alla Giunta per le autorizzazioni, presieduta da Pierluigi Castagnetti, che oggi stesso la renderà  nota ai componenti dell’organo parlamentare.
Si preannuncia un dibattito molto acceso, in ambienti dell’opposizione si sostiene infatti che sia una “richiesta impropria” sulla quale la Giunta non avrebbe alcuna competenza a decidere dal momento che le medesime intercettazioni non coinvolgerebbero in maniera diretta o indiretta alcun parlamentare.
Il presidente Castagnetti sembra orientato a far eventualmente assorbire tale richiesta nel precedente conflitto di competenza, lasciando alla Corte Costituzionale il compito di decidere. Come quando, per la vicenda della “nipote di Mubarak”, la Camera decise con 314 voti a favore di inviare gli atti alla Corte Costituzionale, credendo fermamente che B. fosse intervenuto nella sua qualità  di presidente del Consiglio per salvare l’Italia da un incidente diplomatico.
In ogni caso, l’imperativo a Palazzo Grazioli è uno solo: fare presto.
Il processo è alle porte, la prima udienza è prevista per il prossimo 3 ottobre e benchè sia “ a rischio sospensione” dopo la pronuncia della Corte Costituzionale sulla ammissibilità  del conflitto di competenza, sollevato alla Camera nei confronti della Procura di Milano, c’è sempre il rischio che il Tribunale decida di procedere in attesa della decisione prevista tra qualche mese. E se a Napoli B. compare come parte lesa di ricatti ed estorsioni, a Milano è imputato di concussione e prostituzione minorile.
Il premier, raccontano nella sua cerchia, appare sempre più come “un uomo provato” e rinchiuso nel suo bunker, dove un altro ritornello con cui martella la pazienza dei suoi ascoltatori riguarda l’assegno da 560 milioni di euro firmato per il risarcimento Sme a Carlo De Benedetti. Una vicenda, peraltro, che ha segnato l’inizio di questa ennesima estate orribile per il Cavaliere. Poi esplosa con la grottesca sceneggiata sulla manovra economica, che ha messo a nudo l’inadeguatezza del premier e della sua maggioranza.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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DA PANAMA IL PATACCARO LAVITOLA COMUNICA: “ATTENTI, SE PARLO SONO GUAI”

Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile

“FINORA SONO STATO IN SILENZIO”… IL FACCENDIERE PREPARA DA PANAMA UN MEMORIALE PER L’AUTORITA’ GIUDIZIARIA ITALIANA, MA DI CONSEGNARSI ALLA GIUSTIZIA NON CI PENSA PROPRIO

“Finora sono stato in silenzio, ma sono stanco di passare per l’Uomo Nero”.
Così, Valter Lavitola ha preso carta e penna e scritto le sue memorie panamensi.
Un “memoriale” in senso proprio, per la verità , promette di consegnarlo all’autorità  giudiziaria tra qualche giorno, così come “una intervista alla stampa nella certezza di chiarire tutto, carte alla mano”.
E appena avrà  le idee chiare, annuncia, valuterà  “la opportunità  del rientro per sottopormi a un ampio interrogatorio”.
Più che un impegno, pare una minaccia. Rilasciata con il contagocce.
Eccone alcune arrivate dal buen retiro. “Riguardo a quanto dichiarato dalla Signora Marinella Brambilla circa una sorta di eccessiva concitazione con cui cercavo di mettermi in contatto con il Presidente (…) da anni sono legato da profonda amicizia con il Premier e ho sempre tenuto ad informarlo tempestivamente delle vicende politiche che potessero riguardarlo (…) È bene che si sappia che il Presidente mi onora della sua amicizia e mi riceve — come emerge dalle intercettazioni e come risulterà  di certo ai suoi collaboratori — da vari anni”.
Grazie a “Nicla e Gianpaolo” però si è creato un legame speciale. “Per loro era un balsamo psicologico. E un po’ li capisco”.
Talmente tanto, pare, che Lavitola si è messo a fare l’inquirente, per chiarire la questione dei 500 mila euro su cui avrebbe fatto “la cresta”.
Che in realtà  era “concordata” con il premier: “Mi ha confermato di aver fatto bene a non mettere a disposizione la somma prima dell’avvio concreto del piano industriale, perchè anch’egli credeva che la somma sarebbe potuta essere dal Tarantini consumata e non investita (va specificato che ho notato da parte di Berlusconi un atteggiamento realmente paterno nei confronti di quella famiglia). Non riesco a capire però il perchè questa intercettazione — che di certo è stata eseguita — non sia stata riportata” .
“Fortunatamente ho acquisito i tabulati argentini riportanti tutte le telefonate (…) Siccome tenevo al concetto di serietà  e di correttezza che Nicla e Gianpaolo si erano formati su di me, ho chiesto e ottenuto l’incontro del 9 agosto del 2011, nella certezza che tutto sarebbe stato chiarito in presenza dei soggetti interessati. (…) Il tutto emerge dalle intercettazioni e non potrà  che trovare ulteriori riscontri dai pedinamenti, se sono stati fatti”.
Pedinato sì, millantatore mai: “In merito alle telefonate nelle quali vengo accusato di millantare rapporti con la CIA, la Procura e non so cos’altro, oppure quando dico di “dover fare un casting per indossatrici per la Fininvest” , quando si potranno ascoltare le voci e non basandosi sulla mera trascrizione del contenuto — apparirà  evidente, dal tenore delle conversazioni intercettate, che le “millanterie” attribuitemi, alle quali non sono uso, o erano frutto di sarcasmo o dettate dalla mia intenzione di spegnere l’interesse di Nicla nei miei confronti, a tutela della mia e della sua famiglia. O ancora erano frasi dette per sedare le ansie costanti di Gianpaolo e della moglie”.
Per ora Lavitola si limita a queste anticipazioni., in attesa che ricomponga il puzzle.
Poi si vedrà , può sempre chiedere asilo politico al suo amichetto ministro di St. Lucia.

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PISANU: “IL CAVALIERE FACCIA UN PASSO INDIETRO, ORA SERVE UN GOVERNO DI LARGHE INTESE”

Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile

“OCCORRE UN PATTO DI FINE LEGISLATURA, IL VOTO SAREBBE UNA SCIAGURA E CI ESPORREBBE ALLA SPECULAZIONE”… “CON QUESTA LEGGE ELETTORALE E LA QUESTIONE MORALE, CI TROVEREMMO IN UN PARLAMENTO INGOVERNABILE”

Un governo di larghe intese, “un patto di fine legislatura” tra “tutti gli uomini di buona volontà “.
Con l’appoggio del Pdl e del Pd.
E con un premier dotato di “credito internazionale”.
Beppe Pisanu, uno dei fondatori di Forza Italia e presidente della Commissione Antimafia, esce allo scoperto.
E chiede esplicitamente un passo indietro al Cavaliere.
“La politica – avverte – non può subire la crisi in questo modo, deve invece dominarla con intelligenza e condurla verso il bene comune. Perchè tutti devono capire che la casa brucia. Anzi, è già  bruciata e va quanto meno restaurata”.
L’Unione europea e la Bce ci hanno avvertito da tempo che le fiamme stavano avvolgendo l’Italia ma si è fatto ben poco per spegnerle.
L’Italia e l’Europa sembrano ancora oggi poco attente alla poderosa domanda di cambiamento che viene dalla drammatica evoluzione della crisi generale, dai giovani, dalle donne e dalle altre forze vitali. Questa domanda si è fatta sentire a Londra, a Madrid, nei comuni italiani e ai referendum. Soffia un vento innovatore e se non riuscirà  a far avanzare cose nuove, si abbatterà  furiosamente sulle vecchie.
Anche Bruxelles quindi è arrivata in ritardo?
L’Unione si sta spegnendo tra l’impotenza delle sue istituzioni e i rattoppi della banca Centrale. Si rialzano le barriere dei nazionalismi. Possono cadere nel vuoto gli angosciati richiami di Napolitano o quello lanciati proprio su Repubblica da Delors?.
A cosa si riferisce?
Ci vuole poco a capire che la caduta dell’Euro trascinerebbe anche il dollaro, spezzando le gambe in un solo colpo tanto alle economie quanto alle democrazie dell’Occidente. E in quel caso che se ne farebbe la Signora Merkel di un nuovo marco enormemente sopravvalutato sul dollaro e perciò incapace di sorreggere le esportazioni tedesche?.
Il problema però è l’Italia non la Germania. Proprio la Merkel ha iniziato a paragonarci alla Grecia.
E infatti dobbiamo renderci conto che siamo nell’occhio del ciclone e che in giro cominciano a guardarci male, come non era mai avvenuto. Siamo diventati, direbbe Montale, “l’anello che più non tiene”, quello che, cedendo, può spezzare la catena dell’Euro e dell’Ue. Su questo avverto silenzi e sottovalutazioni preoccupanti.
Visto il balletto delle modifiche alla manovra la sottovalutazione è del governo.
Lo stesso videogioco citato da Tremonti ci dice che i mostri sono tutti in agguato. Non basta però riconoscere la verità , bisogna dichiararla apertamente ai cittadini prima di chiedere loro sacrifici e collaborazione. Ma la diffusa convinzione che le elezioni anticipate sono alle porte ha fatto cedere il passo al calcolo elettorale. A parte i tentativi di Casini e pochi altri, c’è stata la sostanziale riluttanza dei gruppi maggiori a cercare intese impegnative sui grandi problemi.
E lei convinto che non ci saranno le elezioni anticipate?
Sarebbe una sciagura. Ci esporrebbe alla speculazione internazionale. Con questa elegge elettorale, poi, e la questione morale tristemente estesa da un polo all’altro, ci ritroveremmo con un Parlamento più screditato, più diviso e più ingovernabile.
In che modo allora si può rimettere in piedi la casa bruciata?
Non con le urne. Prima viene la crisi, poi la competizione elettorale. La durezza dei mercati ci impone oggi di rafforzare chiaramente la manovra finanziaria e di approvarla velocemente. Ma subito dopo bisognerà  fare appello a tutte le energie disponibili e a tutte le persone di buona volontà  per dare maggiore autorevolezza e credibilità  politica al nostro Paese. Bisogna ritrovare l’etica della responsabilità . Non c’è tempo da perdere. È questione di settimane, forse di giorni.
Vuol dire che questo governo non può affrontare l’emergenza?
Da sola questa maggioranza non è più in grado di evitare il tracollo e riaprire la via dello sviluppo: i fatti sono molto più grandi dei suoi numeri in Parlamento. Però è tutta la politica che deve cambiare passo, respiro, visione, insieme ai gruppi dirigenti delle organizzazioni economiche e sociali. Bisogna cambiare.
Quindi Berlusconi dovrebbe dimettersi per consentire la nascita di un nuovo esecutivo? Una coalizione di larghe intese?
Se Berlusconi è una parte del gigantesco problema che il Paese ha davanti, sarà  anche parte della soluzione che dobbiamo trovare. E una soluzione va trovata. Un patto di fine legislatura tra tutti i parlamentari di buona volontà  per salvare il Paese e rimetterlo in cammino.
Napolitano ha avvertito che fino a quando questo governo ha la maggioranza, lui non può intervenire. E difficilmente Berlusconi rassegnerà  volontariamente le dimissioni. Lei che percorso immagina?
Conosco bene le difficoltà . Penso a un’iniziativa vasta che non prenda di mira nessuno e non escluda nessuno. Che nasca all’insegna dell’emergenza. Le Camere e il Paese trovino il modo di avanzare una proposta unitaria. A fine legislatura poi ciascuno si presenterà  agli elettori con i propri impegni e meriti o demeriti.
E in questo progetto potrebbero entrare tutti? Sia il Pdl sia il Pd?
Certo, tutti.
Molti indicano in Mario Monti la persona più adatta per guidare un governo di questo tipo. Lei d’accordo?
Io penso che serva una figura dotata di credito internazionale e in grado di interloquire positivamente con il Parlamento.
Si tratterebbe dunque di un gabinetto tecnico?
In una democrazia parlamentare tutti i governi sono politici. Chiunque lo presieda deve comunque contare sull’autorevole presenza di tutti gli schieramenti. Ma dobbiamo essere veloci.
Perchè è così preoccupato dai tempi?
Non vorrei che in questo autunno pieno di insidie l’idea del patto unitario si imponesse brutalmente sotto la sferza dei mercati, delle istituzioni internazionali o, peggio, delle piazze in rivolta.

Claudio Tito
(da “La Repubblica“)

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BOSSI CEDE SULLA PREVIDENZA, LA LEGA SI DIVIDE

Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile

SALE LA TENSIONE TRA LEGA E PDL: LA LEGA CEDE SULLE PENSIONI E NEL CARROCCIO C’E’ APERTO DISSENSO VERSO BOSSI

Berlusconi insiste sulle pensioni: «Umberto, dobbiamo toccare l`anzianità  con lo scalone e dobbiamo equiparare subito il ritiro dal lavoro delle donne a quello degliuomini». La risposta del Capo leghista è di quelle ruvide: «Silvio, vai a quel paese…».
Poi, poche ore dopo, l`appello del presidente Napolitano a rinforzare il decreto.
Passa la notte e i due soci del governo tornano a parlarsi.
È mezzogiorno quando il premier convoca il vertice di Palazzo Grazioli.
Poco dopo arriva la delegazione padana guidata da Roberto Calderoli. Con lui Rosy Mauro e Federico Bricolo.
Chi ha partecipato al vertice sponda lùmbard – racconta di una Lega che si impunta, che boccia i ritocchi sull`anzianità , sposta l`intervento sulle donne al 2014 e chiede che i soldi dell`Iva siano usati per consolidare i conti pubblici, non per fare spesa. Nella vulgata leghista Berlusconi accetta anche di reintrodurre la supertassa sopra i 300mila euro.
A quel punto Calderoli sente Bossi e Maroni dà  l`ok.
Un accordo che però nel Carroccio lascia più di una ferita aperta.
Basta leggere il titolo di ieri della Padania, house organ leghista che per tutto agosto ha martellato i lettori con le vittorie delle camicie verdi, in particolare sulle pensioni. Ebbene, il giornale di Bossi apre con un freddo “Via libera alla manovra” senza alcun riferimento alle novità  sulla previdenza.
Notizia nascosta. Commenta un deputato leghista di fede maroniana: «Abbiamo passato l`estate a dire che non avremmo permesso che si toccassero le pensioni del Nord e ora ci ritroviamo così…».
Un malumore che, è il timore di Via Bellerio, nella base potrebbe essere ancora più esplosivo.
Sarà  un caso, ma fino a ieri sulla Padania per sabato prossimo era previsto un comizio di Bossi a Treviso.
Poi, improvvisamente, l`evento viene cancellato.
Gli stessi pretoriani del “Capo” dicono che preferisce «non esporsi» in una fase così delicata.
1 più maliziosi parlano apertamente di paura di contestazioni per la manovra.
Tanto che c`è chi mette in giro la voce che Bossi potrebbe disertare anche il raduno di Venezia del 18 settembre, il mitico rito dell`ampolla che nella liturgia leghista eguaglia Pontida.
Vero o no che sia, le anime del partito sono in fibrillazione.
Il partitone degli amministratori del Nord soffre. Nonostante i tagli a comuni e regioni siano stati alleggeriti, molti di loro la manovra la vivono come un cazzotto nello stomaco.
Uno di loro, e di peso, dice che «qui facciamo solo figuracce, dobbiamo uscire subito dal governo».
In molti si lamentano per un Bossi percepito come ormai evanescente e contraddittorio.
I veleni sono però incrociati.
Se molti parlamentari fanno notare (compiaciuti) l`assenza del capogruppo Reguzzoni sulla manovra, il suo entourage risponde che lui non ha condiviso la gestione dei negoziati e che si è volutamente defilato.
Per molti maroniani il ministro dell`Interno è scontento del testo finale, anche se chi ha negoziato con il premier giura il contrario.
Calderoli si spinge ad affermare che «la Lega ha riscoperto il gioco di squadra».
C`è infine chi sostiene che a essere scontento sia Giorgetti: non sarebbe stato informato in anticipo sulle decisioni.
Sia come sia, le tensioni nel Carroccio restano e il banco di prova sulla sua tenuta sarà  il voto sull`arresto di Marco Milanese.

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