Novembre 15th, 2011 Riccardo Fucile
MONTI STUDIA UNA CURA D’URTO SUI CONTI… SI PENSA A TASSA SULLA CASA, ICI, TAGLIO ALLE PENSIONI DI ANZIANITA’ E STRETTA SULL’USO DEL CONTANTE… LA UE: ITALIA MONITORATA
Mario Monti stila il programma di governo con l’incubo dei mercati: oggi riaprono le
contrattazioni e c’è pure una delicata asta di Btp da piazzare.
Serve un segnale.
E dunque il Professore pensa a un decreto immediato per mettere in sicurezza i conti pubblici con provvedimenti forti in grado di rassicurare i mercati.
Poi passerà alle misure per la crescita.
Un intervento in due tempi, insomma, ma tutti rapidissimi.
Dall’incontro con il presidente della Bce, Mario Draghi, è emerso che non c’è un minuto da perdere, la speculazione è in agguato.
Come se non bastasse, il presidente Ue Van Rompuy e quello della Commissione Barroso, pur giudicando l’incarico a Monti “un segnale incoraggiante”, annunciano che Bruxelles continuerà il monitoraggio sui conti del paese e sulle riforme che è chiamato ad effettuare.
Così, mentre il presidente incaricato promette sforzi “per il risanamento e l’equità sociale”, fonti vicine ai dossier tecnici tratteggiano le linee su cui il nuovo governo intende muoversi. In pratica, l’agenda economica di Monti.
E dunque, per cominciare non escludono il ricorso ad una nuova manovra correttiva (almeno 25 miliardi) da effettuarsi entro l’anno.
Nei loro ragionamenti, tutto nascerebbe dal fatto che la Ue, per colpa della mancata crescita, prospetta per l’Italia un percorso deficit-Pil più alto di quello immaginato dall’ex governo, fino a prevedere un rapporto dell’1,2% nel 2013 al posto del pareggio (circa 18 miliardi).
Ma per rimettere il paese in carreggiata, bisognerebbe fare qualcosa subito perchè già dal prossimo anno le due valutazioni di deficit-Pil – quella della Ue e dell’ex governo – divergono, con uno scarto dello 0,7%: cioè circa 11 miliardi.
Al quadro generale va aggiunta la maggior spesa per interessi, dovuta agli sconquassi dei mercati: 10 miliardi sarebbero già acquisiti. Monti punta comunque ad una “due diligence” sui conti, da realizzare a tambur battente con l’aiuto degli esperti della Banca d’Italia e del Tesoro.
E ancora: si ipotizza una patrimoniale e/o la reintroduzione di una imposta sulla prima casa.
Ma si parla anche di una imposizione “modello francese” che oltre all’Ici prevede pure una “tassa sull’abitazione” comprensiva di canone tv e balzello per la spazzatura.
Calcoli del precedente governo, appena trasmessi alla Ue, stimano in 3,5 miliardi il gettito di un eventuale ritorno dell’Ici.
Per dare un messaggio al paese sul terreno dell’equità , sarebbe allo studio un pacchetto anti-evasione basato sulla tracciabilità dei pagamenti a partire da somme contenute, 200-300 euro.
Sulle questioni politicamente più sensibili, come il lavoro e la previdenza, Monti vorrebbe aprire un tavolo con le parti sociali.
Ma i suoi obiettivi, su questo terreno, sarebbero già definiti: alzare la soglia per la pensione di vecchiaia, adottare il metodo contributivo e, non ultima, una eventuale abolizione delle pensioni di anzianità .
E poi, liberalizzazioni, privatizzazioni e dismissioni. Tagli ai costi della politica e ai privilegi. Sburocratizzazione della pubblica amministrazione.
Monti è convinto che la crescita non si fa prendendo a prestito denaro, e quindi passando per aiuti esterni, ma si ottiene rimuovendo le cause che la ostacolano.
Così come i punti deboli del paese non vanno nascosti, ma evidenziati: dal Pil, che aumenta della metà rispetto alla media europea, alla competizione troppo frenata: l’approdo è sempre lo stesso, la necessità di riforme strutturali. Rigore, sviluppo e equità vanno coniugati.
C’è la lettera della Bce, quella firmata da Trichet e Draghi ad agosto, ad indicare buona parte delle misure da adottare.
Restano dei margini di discrezionalità che un governo autorevole può esercitare. Un primo test è atteso appunto già oggi, con la riapertura dei mercati. Piazza Affari ha già premiato, con il balzo dei listini, lo scenario di un esecutivo affidato a un ‘tecnicò autorevole come l’ex Commissario Ue.
L’effetto-Monti s’è già sentito anche sugli spread, scesi di quasi 100 punti al solo apparire del Professore sulla scena.
Oggi il banco di prova sulla ritrovata credibilità dell’Italia sarà l’asta dei Btp quinquennali per un importo compreso fra 1,5 e 3 miliardi.
Elena Polidori
(da “La Repubblica”)
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Novembre 15th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREFETTO CANCELLIERI VERSO L’INTERNO, SETTIS VERSO LA CULTURA….NONOSTANTE LE PRESSIONI DI BERLUSCONI PER NORDIO, ALLA GIUSTIZIA DOVREBBE ANDARE UN EX DELLA CONSULTA
Due certezze. E molte incertezze.
Le prime due sono queste: saranno solo dodici i protagonisti del nuovo governo.
E a palazzo Chigi non ci sarà nè uno, nè più vice premier.
Le incertezze riguardano principalmente l’ingresso di uomini politici puri e che comunque hanno avuto a che fare con la politica.
Emblematico il caso di Amato. Raccontano che Monti non sarebbe di per sè contrario, anzi ne valuterebbe l’eventuale presenza come una fonte di maggiore garanzia nei voti in Parlamento.
Al punto che un’ipotesi potrebbe essere quella di affidare incarichi ministeriali a qualche vice presidente della Camera o del Senato.
In predicato, ovviamente, c’è il sempre super gettonato Maurizio Lupi.
Ma contro la presenza dei politici gioca il pericolo, assai temuto dal Quirinale, che l’affannosa ricerca di un equilibrio allunghi i tempi.
Mentre il governo Monti deve nascere il prima possibile. Anche se il Quirinale e lo stesso Monti, appena fresco di incarico, negano l’esistenza di una possibile lista dei prossimi ministri, ormai l’elenco dei nomi è già stampigliato in un foglio che passa di mano in mano.
Lì è scritto, innanzitutto, che non ci saranno vice premier. E che al delicato incarico di sottosegretario alla presidenza andrebbe un uomo di Monti, quell’Enzo Moavero che ha già avuto il ruolo di suo uomo ombra quando ha svolto l’incarico di capo di gabinetto a Bruxelles con Monti commissario per la Concorrenza.
Ad affiancarlo potrebbe essere Antonio Catricalà , attuale presidente dell’Antitrust, che con palazzo Chigi ha molta dimestichezza essendone stato il segretario generale nel 2001. Ma Catricalà corre anche al ministero dello Sviluppo economico, dove è in lizza anche l’ex rettore della Bocconi Carlo Secchi.
I nodi di più difficile soluzione per il professor Monti restano quelli dell’Economia, degli Esteri, dell’Interno, della Giustizia.
Per quest’ultima poltrona, ancora ieri, persa la battaglia a sostegno dell’uscente Nitto Palma, Berlusconi ha perorato la causa del magistrato di Carlo Nordio, che ha presieduto una commissione per la riscrittura del codice penale.
Ma le maggiori chance di riuscita ce l’ha, al momento, l’ex presidente della Consulta Cesare Mirabelli.
Con lui se la batte un altro ex della Corte, Piero Alberto Capotosti.
Il prossimo inquilino di via XX settembre potrebbe essere lo stesso Monti, se deciderà che la soluzione migliore per garantire il peso delle misure economiche sia proprio quello di metterci proprio la sua faccia.
In alternativa, in pole position resta il rettore della Bocconi Guido Tabellini. E anche Anna Maria Tarantola, vice direttore di Bankitalia.
Negli organigrammi finora trapelati la presenza femminile era del tutto assente. Da ieri, al nome della Tarantola, si aggiunge quello di Anna Maria Cancellieri, prefetto in pensione, ex commissario a Bologna dopo lo scandalo Del Bono.
Ma è tuttora valida anche l’ipotesi di Carlo Mosca, l’ex prefetto di Roma entrato in rotta di collisione con il sindaco Gianni Alemanno, profondo conoscitore del Viminale, dove per anni è stato uno dei direttori generali, nonchè capo di gabinetto di Scajola e Pisanu. Per quel palazzo sembra del tutto tramontata la candidatura di Giuliano Amato, buon nome da spendere per la Farnesina, dove resta in piedi anche la soluzione del segretario generale Giampiero Massolo.
Stabile per la Difesa l’ex comandante della Gdf Rolando Mosca Moschini.
Ugualmente confermati per l’Istruzione Lorenzo Ornaghi, per i Beni culturali Salvatore Settis, per il Welfare Carlo Dell’Aringa.
Una novità invece per l’Ambiente dove l’attuale direttore generale Corrado Clini farebbe il salto al piano nobile del ministro.
Per la Pubblica amministrazione corre il nome di un’altra donna, Luisa Torchia, che viene dalla scuola di Cassese.
Luisa Milella
(da “La Repubblica“)
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Novembre 15th, 2011 Riccardo Fucile
VIAGGIO TRA GLI ABITANTI DI UNA VALLE CHE HA DATO IN PASSATO ANCHE L’80% DEI CONSENSI ALLA LEGA… “SONO STATI A ROMA PER ANNI: SI SONO RIEMPITI LE TASCHE E LA PANCIA, TANTE PROMESSE MA NON ABBIAMO VISTO NIENTE, ALTRO CHE ROMA LADRONA, E’ LA LEGA LADRONA”…”QUA BOSSI E MARONI NON SI FANNO PIU’ VEDERE, TIRA BRUTTA ARIA PER LORO”…E LA LEGA HA GIA PERSO TANTI COMUNI
Troppo tardi. “Non si può scendere dal treno quando è deragliato”. 
Con il buio in Val Seriana c’è un freddo che fa male.
Dai monti scende un vento scuro e la vita si rifugia nelle case con le finestre illuminate di chiaro e di violetto: la televisione.
Si guarda il telegiornale dopo cena — perchè qui ci si alza all’alba per lavorare — e si commenta in dialetto.
Soprattutto quando sul video passano loro, Umberto Bossi, Roberto Maroni.
Siamo nel cuore del Nord leghista, nella valle bergamasca dove il Carroccio sfiorò l’80 per cento: addio alla vecchia Dc, la svolta che prometteva di cambiare l’Italia partiva da queste valli dimenticate da Dio.
Qui nel 1990 il Senatùr e i suoi conquistarono il loro primo sindaco, Franco Bortolotti di Cene.
Eccolo, “il Roberto”, perchè Maroni anche se è ministro lo chiamano per nome, che dalla tivvù annuncia la linea: “Se il Parlamento deciderà di votare la fiducia a un nuovo governo passeremo all’opposizione”.
Lo conferma Umberto Bossi: “Faremo opposizione al governo Monti”.
Insomma, si torna alla Lega di lotta.
Ma la reazione è tiepida: “Troppo tardi. Sono stati a Roma per anni, si sono riempiti le tasche e la pancia. Delle promesse che ci hanno fatto non abbiamo visto neanche l’ombra. E adesso si credono di fare finta di niente…”, sibila Elvira Ferrari mentre con un orecchio ascolta la televisione e intanto prepara il cestino che domani il marito porterà in cantiere.
Aggiunge: “Da queste parti Bossi e soci non si fanno più vedere perchè tira una brutta aria. La Lega non ha il coraggio di mettere un chiosco”.
Elvira non è una politologa.
E, però, per capire che aria tiri da queste parti valgono più le sue parole che i discorsi di un pezzo grosso di partito.
Perchè in Val Seriana la politica è roba concreta, “mica tante balle”.
Si fa nelle case, nei bar affacciati sui vicoli. Frasi calate tra una carta e l’altra di una partita a briscola. Valeva ai tempi dei trionfi della Lega, quando in Val Seriana piombavano i reporter del New York Times.
E vale anche oggi: “Altro che Roma ladrona, bisogna dire Lega ladrona”, tuona Giovanni Ongaro, 53 anni.
È stato uno dei leghisti della prima ora, dal 1987 con Bossi, poi in Parlamento. Ma adesso è un nemico giurato del Carroccio: “Bossi, Maroni e company sono diventati più romani dei romani. E i risultati si vedono, stanno perdendo tutta la valle”.
E giù a enumerare i comuni che la Lega ha perso in una manciata di anni: “Gandino, Castione della Presolana, Leffe, Ardesio… perfino Albino, la nostra ‘città ‘ che ha quasi ventimila abitanti”.
Chi l’avrebbe detto? Ha vinto il centrosinistra, mentre il Pdl ha cacciato il sindaco del Carroccio e ha imposto un suo candidato.
Pier Giacomo Rizzi, l’ex sindaco ha corso da solo: “L’ho fatto per far perdere la Lega, e ci sono riuscito. Al ballottaggio ho appoggiato il centrosinistra, perchè hanno ideali diversi, ma sono gente di cui mi fido. Questo governo ha fatto solo danni: più tasse locali, tagli selvaggi e un federalismo che è una patacca. Ad Albino nel 2011 arriveranno 60 mila euro in meno e il prossimo anno ci toglieranno addirittura 600 mila euro. Eccola la Lega al governo!”, non ha dubbi Rizzi.
Spiega: “Il segreto della Lega era la buona amministrazione che partiva dal territorio. Ma poi hanno cominciato a fare affari. Io avevo bloccato le nuove costruzioni perchè qui rischiamo di mangiarci la nostra terra con il cemento… e così sono stato cacciato via perchè non ho seguito la politica palazzinara. Ma la gente non è stupida e ha abbandonato la Lega”.
Alla fine ha vinto Luca Carrara (centrosinistra): “Abbiamo fatto una proposta seria e gli elettori ci hanno premiato. Nella Lega c’era un malumore fortissimo, il partito si era fatto imporre perfino un candidato del Pdl”.
L’imputato numero uno è lui, Bossi.
E pensare che fino a pochi anni fa quando pronunciavi il suo nome quasi si toglievano il cappello. A Pontida, che sta a due passi, correvano tutti ad applaudirlo.
Invece adesso il Senatùr meglio che non si faccia vedere: “Lui e il suo familismo: prima il clan della famiglia Marrone, la moglie. Poi addirittura il figlio, il Trota. Vergogna…”, sbotta Ongaro. Certo, ormai è un avversario politico, con la sua Unione Padana.
Ma tanti la pensano così: “Noi siamo gente che lavora. Bossi ha sempre campato senza lavorare”. I vecchi slogan si ritorcono contro il leader.
La lega non è morta. Se qualcosa, però, sopravvive non è merito dei leader, ma dei sindaci, dei consiglieri comunali.
Cesare Maffeis, il sindaco leghista di Cene, all’inizio mostra sicurezza: “Io ho preso il 67 per cento dei voti. Qui in 20 anni la Lega ha dato un buon esempio di governo. Noi abbiamo un legame personale con la nostra gente”.
Ma poi i problemi vengono fuori: “La Val Seriana aveva il Pil pro capite più alto d’Europa e adesso ogni giorno c’è un’azienda che chiude. Io sto lottando per tenere l’ambulanza medicalizzata qui… non esiste che in trenta chilometri di valle non ci sia un’ambulanza. Non esiste”.
Ecco, la Lega di lotta, ma è dura quando al governo ci sono i tuoi.
Alla fine anche Maffeis ammette: “La base leghista avrebbe desiderato una rottura anticipata, molto anticipata. Ci sono dei problemi, c’è tensione”.
Si sale per la valle, tra le case color pastello, discrete come il carattere degli abitanti.
Tra i capannoni delle fabbriche tessili, delle grandi officine meccaniche.
Sono passati venticinque anni da quando “l’Umberto” saliva su per di qua con la sua Citroà«n Pallas scassata.
Altri tempi: “Adesso ha l’auto blu e pensa alla sua famiglia. Ma noi vogliamo solo che le nostre fabbriche non chiudano e che le nostre tasse non finiscano tutte al Sud”.
Ferruccio Sansa e Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Bossi, Costume, denuncia, elezioni, governo, la casta, LegaNord, Politica, radici e valori | Commenta »