Novembre 19th, 2011 Riccardo Fucile
IL LEADER DI FLI A VERONA: “SE FALLISCE MONTI, FALLISCE L’ITALIA:
BASTA ALLEANZE PER BATTERE L’AVVERSARIO”… PDL SPACCATO SU MONTI E D’ALEMA ACCUSA LA LEGA: “SONO ATTACCATI ALLE POLTRONE”
«Questo è l’ultimo governo in grado di far uscire l’Italia dalla crisi: se dovesse fallire rischia di
fallire l’Italia intera».
Lo dice Gianfranco Fini che aggiunge: «Siamo in una fase eccezionale, vogliamo una risposta eccezionale».
«Non è la politica che costa sono gli apparati, gli enti e i parlamentari a incidere. In questi 18 mesi accanto alle riforme del Governo le Camere dovranno intervenire per dare l’esempio» ha proseguito Fini annunciando che tra «qualche settimana la Camera abolirà il vitalizio degli ex parlamentari».
«Se vogliamo uscire dalla travagliata storia che abbiamo alle spalle dobbiamo dire basta alle alleanze costruite solo per battere un avversario. I prossimi mesi saranno la cartina al tornasole di questo livello di responsabilità ».
Nel Pdl ora l’interesse è invece puntato sulla questione nomina dei sottosegretari: ll analizzeremo uno per uno e faremo loro gli esami del sangue, e basta bigliettini” afferma l’ex ministro del Pdl Renato Brunetta.
Un riferimento al bigliettino fatto arrivare ieri al neopremier dal vicesegretario del Pd Enrico Letta.
Questione su cui torna anche Maurizio Gasparri: “Invece di mandare patetici pizzini come fanno alcuni esponenti del Pd, come capogruppo Pdl al Senato voglio pubblicamente confermare al professor Monti che i sottosegretari devono essere tecnici, e non politici travestiti da tecnici”.
Il presidente del gruppo Pdl al Senato aggiunge: “Il governo non faccia errori che complicherebbero molto i rapporti con il Parlamento. Le forze politiche si astengano da balletti francamente ridicoli. Se deve essere fase tecnica e di tregua lo sia fino in fondo. Il confronto sarà sui contenuti, non sugli strapuntini”.
Infatti Gasparri è notoriamente ricco di contenuti fin dai tempi della sua militanza nel Msi (n.d.r.)
Diversa la linea del capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto. “Il voto anticipato sarebbe stata una follia, sosterremo senza subalternità il governo
Le due anime del Pdl, però, si riuniscono quando si trata di puntare il dito contro il responsabile della crisi del centro.
Ovvero Giulio Tremonti. “Le cose che non abbiamo fatto sono imputabili a un errore della politica economica del ministro dell’Economia, che purtroppo si è imposto a tutto il governo: dovevamo affiancare agli antibiotici le vitamine, lavorando per il capitale umano e migliori servizi”.
Cicchitto concorda: “I punti deboli sono stati due: i tagli lineari voluti da Tremonti che sono una negazione del riformismo, perchè se tagli tutto rischi di tagliare anche forze dell’ordine e altri settori che non devono essere colpiti, così come la mancata ricerca di una politica per la crescita”.
Dal Pd, intanto, si fa sentire Massimo D’Alema. Anche in questo caso si parla di nomine.
“Il governo dovrà affrontare una situazione molto difficile. So, però, che tutti lo aiuteranno ad affrontare questi problemi. Innanzitutto il partito del presidente uscente: loro hanno non poche responsabilità dei problemi che si sono accumulati e che il governo Monti dovrà affrontare” dice D’Alema che affronta la questione del suo eventuale passo indietro dalla poltrona di presidente del Copasir.
“‘Nulla e’ dovuto. Io sono stato regolarmente eletto, ma penso che si dovrebbe offrire ai presidenti delle Camere l’opportunità di fare una valutazione”.
Sul possibile arrivo di Roberto Maroni al suo posto, aggiunge: “La Lega dispone della presidenza della commissione Bilancio, di quella alle Attività produttive, Ambiente e queste le ha avute in quanto partito di governo. Adesso vuole le presidenze che spettano all’opposizione, ma vuole anche mantenere quelle che spettano alla maggioranza. Mi pare che il primo obiettivo della lotta della Lega sembra essere quello delle poltrone, non so quale sarà il secondo”.
Tra qualche settimana la Camera abolirà il vitalizio degli ex parlamentari”.
Infine Di Pietro. L’ex pm non entra nella diatriba sui cosiddetti poteri forti e preferisce, invece, parlare di “un governo forte” che dovrà pensare e occuparsi dei cittadini deboli.
Casini, invece, si schiera con Monti senza riserve: “Monti va bene e siamo con lui senza se e senza ma. Non può mettere su premier una spada di Damocle.
Nel frattempo il premier va avanti: “Anche oggi sarà una giornata intensa e impegnativa”.
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Novembre 19th, 2011 Riccardo Fucile
VOLTAGABBANA E INDAGATI, L’AULA DIVENTA UNA MACCHINA DEL TEMPO
Dice il presidente del Consiglio di aver accettato l’incarico con “profondo rispetto nei confronti del Parlamento”.
Il che, in un dialogo istituzionale corretto, è legittimo e anzi dovuto.
Problemino: li ha guardati un po’ in faccia, il professor Monti, i membri delle nostre malandatissime Camere, eletti con una legge elettorale soavemente definita porcata?
La fauna è alquanto variopinta, un circo in cui manca solo la donna che mangia il fuoco.
Ci sono le papi girl, quelle che il giorno del crollo si son vestite di nero (per molte, dopo questo giro di giostra, è presumibile quanto augurabile che l’esperienza politica finisca).
Ci sono i falchi e le colombe — l’Italia non si smentisce mai — e un’orda di voltagabbana, nelle Camere più scambiste della storia.
Simbolo indiscusso il pignorato Domenico Scilipoti, icona del mercatino del 14 dicembre 2010, il Natale ricco dei Responsabili che salvarono l’agonizzante B, atteso al voto di fiducia dopo la scissione dei finiani.
Con mister Predellino si schierarono Massimo Calearo (ex Pd), Bruno Cesario (ex un
sacco di cose: Margherita, Pd, Api), Antonio Razzi (pure lui eletto con Di Pietro, poi pentito), Silvano Moffa, ex Fli, Paolo Guzzanti e l’ex Mpa Elio Belcastro.
Come dimenticare poi Aurelio Misiti eletto con l’Italia dei Valori, poi sottosegretario, vice ministro ai trasporti per circa un quarto d’ora, dal 24 ottobre?
È davvero la legislatura delle mutazioni genetiche, tipo quelle di Santo Versace (ex Pdl, dal 29 settembre nel gruppo Misto) e miss Cepu Catia Polidori (prima Pdl, poi Fli, poi Responsabile, oggi Popolo e Territorio).
Sono i giorni del grande riposizionamento: la bandiera del trasloco di potere (questa volta in fuga dal Pdl) è la ex soubrette del Biscione Gabriella Carlucci, folgorata sulla via di Casini.
Del resto il presidente della Camera ha parlato chiaro, indicando senatori e deputati comprati e venduti in un’asta dominata “dal potere finanziario e mediatico del premier”: conversioni più o meno disinteressate.
Gli onorevoli di Fli Di Biagio e Muro hanno raccontato al Fatto esplicite profferte da parte del coordinatore del Pdl Denis Verdini.
Ma non ci sono solo i pentiti, ci sono anche (e sono tantissimi) quelli inguaiati con la giustizia, a partire dallo stesso Verdini: indagato per violazione della legge Anselmi, associazione per delinquere e corruzione, nell’ambito dell’inchiesta sulla P3.
Per i finanziamenti pubblici intascati da il Giornale di Toscana Verdini è invece accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato.
Per la gestione del Credito cooperativo fiorentino, poi, Verdini è indagato per associazione per delinquere finalizzata all’appropriazione indebita.
L’ex ministro Aldo Brancher (Pdl), condannato in primo grado e appello per falso in bilancio e finanziamento illecito al Psi, è stato condannato, nello scandalo Antonveneta, per ricettazione e appropriazione indebita.
Tra le vecchie glorie c’è Giuseppe Ciarrapico (senatore Pdl), collezionista di condanne (dalla ricettazione fallimentare alla bancarotta fraudolenta).
Nicola Cosentino (Pdl): indagato per concorso esterno in associazione camorristica — parliamo dei Casalesi — il Parlamento l’ha salvato dalla richiesta di arresto.
Marcello De Angelis (deputato del Pdl), condannato in via definitiva a 5 anni per banda armata e associazione sovversiva.
Antonio del Pennino (oggi Gruppo Misto a Palazzo Madama): ha patteggiato 2 anni per finanziamento illecito ai partiti durante tangentopoli, quando militava nel Pri.
L’onorevolissimo Pdl Renato Farina, nome in codice “Betulla”, nel 2007 patteggia 6 mesi per favoreggiamento nel rapimento dell’imam Abu Omar. Incassò dal Sismi 30 mila euro che, a suo dire, furono poi versati a un santuario.
Raffaele Fitto, ex ministro, è sotto processo a Bari per abuso d’ufficio, corruzione e finanziamento illecito ai partiti.
L’ex ministro a sua insaputa Claudio Scajola, indagato a Roma, con l’accusa di finanziamento illecito, per la ormai famosa casa con vista Colosseo.
Non può mancare dal memorandum Francesco Saverio Romano, ministro indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Stesso reato per il senatore Marcello Dell’Utri, amicone di B e del mafioso-stalliere Mangano, già condannato in secondo grado.
Sempre in tema di mafia, c’è anche Renato Schifani, presidente del Senato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Su Alfonso Papa (sotto processo, prima in carcere e poi ai domiciliari, per l’inchiesta sulla P4) si faceva conto negli ultimi giorni dentro il bunker per un possibile rientro a Montecitorio con conseguente voto in più.
Marco Milanese è indagato a Roma e a Napoli per reati che spaziano dalla corruzione al finanziamento illecito e alla falsa fatturazione.
D’altra parte Massimo D’Alema è indagato a Roma per finanziamento illecito ai partiti: 5 voli privati offerti gratuitamente dalla Rothkopf Aviation.
Alberto Tedesco (Pd): il Parlamento pochi mesi fa l’ha salvato dall’arresto, chiesto dalla procura di Bari, per vari reati di corruzione nella gestione della sanità pugliese.
Antonino Papania (Pd): nel 2002 patteggia 2 anni per abuso d’ufficio.
Lo spazio, come il tempo è tiranno. Gli esclusi sono molti.
Ce ne scusiamo con gli interessati, sapendo che loro non hanno nessuna intenzione di scusarsi con gli italiani.
Antonio Massari e Silvia Truzzi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Costume, denuncia, Giustizia, la casta, Parlamento, radici e valori | Commenta »
Novembre 19th, 2011 Riccardo Fucile
GIANNI ELOGIATO DA MONTI COME SALVATORE DELLA PATRIA BENEDICE LA CAMERA, IL NIPOTE ENRICO SI OFFRE AL PREMIER
Vedendoli tutti e due protagonisti, alla Camera, proprio ieri, uno morigeratamente
calvo, e l’altro soavemente cotonato.
Vedendoli entrambi in scena, uno in tribuna e l’altro in platea, era impossibile non osservare il cambio di epoca che stiamo vivendo: si passa dal governo del Bunga Bunga al governo del Letta-Letta.
Quello che sta accendendo i motori è un governo che gira con un hardware tecnocratico (il programma di tagli e riforme ancora parzialmente coperto) e con un software postdemocristiano (il sapere antico e raffinatissimo, che ha permesso lo sbullonamento della vecchia maggioranza grazie al risveglio dei guerrieri di terracotta dello scudocrociato in sonno nel Pdl).
Sta di fatto che il governo Monti fonda la sua solidità sull’inchiavardatura bipartisan fornita dai due padrini e garanti, a destra e a sinistra: da un lato il delegato all’amministrazione delle cose di governo di Bersani, Enrico, e dall’altro quello di Berlusconi , Gianni.
Oppure: il Letta-di-sopra (in questo caso Gianni) e il Letta-di-sotto (Enrico) così denominati per la geometria che hanno disegnato in Aula ieri: il primo sul loggione, l’altro sotto il livello degli scranni ministeriali, immortalato dalla salvifica perizia del fotografo che ci ha restituito il testo integrale del cruciale bigliettino inviato al premier.
Le sedute parlamentari hanno questo di bello: prima o poi ti restituiscono sempre una immagine-verità .
Ieri, il cortocircuito simbolico che ha fotografato l’alchimia costitutiva del nuovo governo, era racchiuso da questa iconografia quasi euclidea (un triangolo isoscele Letta-Monti-Letta) e da due problemi politici: il primo è quello che quel bigliettino del Letta-di-sotto a Monti ha documentato demolendo le barriere architettoniche del “retroscena”.
Il secondo è quello che le parole mielose del presidente incaricato dedicate all’eminenza azzurrina hanno rivelato, rendendo intuibili le ragioni di un salamelecco così solenne.
Da un lato le apprensioni del Pd, dall’altro le necessità di rassicurazione del Pdl.
Così occorre partire dal testo, quasi poetico, del Letta-di sotto nel suo pizzino a Monti: “Mario
quando vuoi, dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice), sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono! Enrico”.
Enrico Letta è una persona civile, perbene, e anche simpatica.
Quindi l’entusiasmo di questo messaggio neofitico non è una finzione, ma un sentimento di autentico trasporto.
Mentre la rassicurazione richiesta a Monti è insieme la spia di un malessere e del limite strutturale del nuovo esecutivo: nel cielo iperuranio ci sono i ministri tecnici, con il loro modo di fare “marziano” e la loro autonomia (anche troppa vista la gaffe del neoministro Clini sul nucleare).
Nelle stive della nave, invece, c’è il corpaccione dei parlamentari commissariati, che devono assicurare il consenso pressochè unanime, ma che vanno coinvolti.
In mezzo non c’è ancora nulla.
Così il problema di queste ore, è questo: l’asse Letta-Letta deve garantire la solidità dei corpi celesti intermedi, sottosegretari e viceministri, i “Vice”, appunto.
Ovvero gli unici che possono impedire il distacco fra il cielo iperuranio del governo, e il girone infernale dei peones e dei politici di rango, declassati a portatori d’acqua.
Il secondo problema politico è il coinvolgimento del Pdl.
Ed era fin troppo evidente nelle parole dedicate da Monti al Letta-di-sopra: “Sia ieri che oggi una persona che so essere molto rispettata da tutti mi ha usato la cortesia di essere presente in tribuna. Mi riferisco al dottor Gianni Letta”.
L’aula applaude a lungo, più di quanto abbia fatto sul ringraziamento a Berlusconi.
Monti fa addirittura un cenno di saluto verso la tribuna: “Letta ha ricevuto in questi giorni apprezzamenti più elevati del mio, ma mi permetto di associarmi a queste espressioni”.
Se l’impalpabile atmosfera pre-inciucista aveva bisogno di un segno di distensione fra gli eserciti, quel gesto lo era.
Il secondo, poi, è stato clamoroso. Appena inizia il voto Berlusconi si alza. Si avvicina quasi di soppiatto ai banchi di governo. Stringe la mano al primo ministro della fila. Poi al secondo. Al terzo. Quindi a Passera, subito dopo a tutti quelli della seconda fila. E infine a Monti.
Era lo stesso Berlusconi che diceva: “Stacco la spina quando voglio?”.
Ieri Letta ha cambiato l’umore del leader, e Monti lo ha risarcito dell’ombra dell’inchiesta dei farmaci Menarini che forse lo ha fermato sulla soglia dell’esecutivo.
Un supporter del governissimo, Bruno Tabacci, ricorda la chicca di un precedente storico dimenticato: “Nel 1982 doveva iniziare il cammino del governo-mai-nato di Marcora. Il governo ‘modernizzatore’, un altro parto di origine varesina.
Lo sai chi erano i giovani sostegni di quel governo? Baldassarri. Poi il sottoscritto. E quindi un giovane di sicuro avvenire: Monti”.
Poco distante, in un altro capannello, uno dei più lucidi analisti del Transatlantico, il piddino (ma anche lui ex Dc) Gigi Meduri, cesella una ipotesi: “Pensateci: se il Gianni-di sopra — dice alzando gli occhi al cielo — fosse il prossimo senatore a vita nominato, il governo avrebbe vita più facile”.
Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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