Gennaio 21st, 2012 Riccardo Fucile
IL GOVERNO HA AUTORIZZATO L’ACQUISTO DA PARTE DELLA REGIONE CAMPANIA DELL’IMPIANTO AL CENTRO DI UN PROCESSO A CARICO DI IMPREGILO… UTILIZZATI I SOLDI DEL FAS, QUELLO DEI FONDI DESTINATI ALLE AREE SOTTOSVILUPPATE CHE ANDREBBERO COSI’ NELLE CASSE DEI PRIVATI
La questione rifiuti campana entra nell’agenda del governo, lo schema di decreto legge su “misure urgenti in materia ambientale” contiene un comma che dovrebbe sancire la conclusione della querelle sulla proprietà dell’inceneritore di Acerra, oggetto di polemiche nel recente passato.
Per quell’impianto e per l’intero ciclo di gestione dei rifiuti in Campania c’è un processo in corso davanti al Tribunale di Napoli a carico dei manager di Impregilo e dei vertici del commissariato di governo, a partire dall’ex governatore Antonio Bassolino.
Ma, nonostante tutto, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, richiamando il decreto che sancì la fine dell’emergenza rifiuti, apre all’acquisto con fondi pubblici dell’inceneritore.
Sarà la Regione Campania a comprare il forno mentre la gestione è affidata, ormai dal 2008 e per 15 anni, alla multiutility bresciana A2 attraverso la controllata Partenope ambiente.
Le modalità che sanciranno il passaggio da una spa ad un ente di stato con soldi pubblici vengono chiarite al comma 3 dell’articolo 1 della bozza di decreto: “La Regione Campania è autorizzata ad utilizzare le risorse del Fondo per lo Sviluppo e coesione sociale 2007-2013 relative al programma attuativo regionale, per l’acquisto del termovalorizzatore di Acerra ai sensi dell’articolo 7 del decreto legge n.195 del 2009. Le risorse necessarie vengono trasferite alla stessa regione”.
In realtà il fondo per lo sviluppo altro non è che, sotto altro nome, il fondo per le aree sottoutilizzate che verrà utilizzato per compare l’impianto di incenerimento al costo di 355 milioni di euro, secondo una valutazione dell’Enea del 2007, oggetto anche di un ricorso pendente presso la Corte Costituzionale.
I dettagli della vicenda vengono chiariti da Gianfranco Polillo, sottosegretario all’economia, che, in commissione bilancio della Camera, ha spiegato: “Il decreto si limita a prorogare il termine per il trasferimento della proprietà dell’impianto” da fine dicembre 2011 a fine gennaio 2012. La cessione dovrebbe prevedere anche la risoluzione del contenzioso ancora pendente tra Impregilo e protezione civile.L’inceneritore napoletano usufruisce dei Cip 6, gli incentivi destinati, solo in Italia, a chi produce energia bruciando rifiuti, incentivi che il primo ministro Mario Monti da Commissario Europeo definì “droga illiberale nel mercato delle tecnologie ambientali”.
All’inizio del 2008, A2a rinunciò alla gestione dell’impianto perchè privo dei Cip6. Successivamente un decreto del morente governo Prodi introdusse i benefici pubblici, per un periodo di 8 anni, e A2a tornò interessata assumendone la gestione.
La multiutility spiega che il contratto, compresa la gestione dello Stir di Caivano, prevede che “La società venga remunerata con una quota pari al 49% dell’energia elettrica prodotta dal termovalorizzatore tramite la combustione dei rifiuti ad esso conferiti a seguito del trattamento negli Stir”.
Produzione incentivata dal Cip6 di cui la A2a beneficia per la quota di energia che le spetta come compenso.
I ricavi per A2a nel 2010 sono intorno ai 57 milioni di euro da cui vanno sottratti i costi di gestione degli impianti.
Un dato in crescita nel 2011 visto che l’inceneritore ha raggiunto il 100% della capacità produttiva bruciando 600mila tonnellate di rifiuti.
Un ottimo investimento per A2a nella gestione del forno di Acerra così come Impregilo nella vendita.
A perderci saranno le tasche dei cittadini che vedranno volatilizzarsi 355 milioni di euro di denaro pubblico destinato al fondo per le aree sottoutilizzate.
Nello Trocchia e Matteo Incerti
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 21st, 2012 Riccardo Fucile
TRA ASSICURAZIONE E DANNO AMBIENTALE…”COSTA PIU’ RECUPERARE LA NAVE CHE AFFONDARLA”
Recuperare o non recuperare la Concordia. Questo è il problema. 
“Per Costa, l’ipotesi meno onerosa sarebbe che la nave affondasse. Poi, in subordine, che venisse demolita. L’eventualità peggiore è che si possa recuperare: si incasserebbe meno e si avrebbe una nave ‘rattoppata’. Tanto più che l’immagine della Concordia non è una bella pubblicità ”, racconta un esperto di brokeraggio marittimo che preferisce non essere citato.
La sorte del colosso di 300 metri è un rebus.
Si intrecciano problemi tecnici, ambientali e assicurativi.
Il destino, fortunatamente, ha voluto che la Concordia si fermasse sulla spiaggia, altrimenti la tragedia avrebbe assunto proporzioni inimmaginabili.
Ma la nave ferma a riva deve essere rimossa, con sforzi e costi enormi.
Per farne che cosa? All’indomani del disastro, Massimo Gronda, del noto Studio Ansaldo di Genova (consulenti della Costa), aveva spiegato: “Ci vorranno mesi per rimuovere la nave. Ma sarà impossibile usare i rimorchiatori. Prima di tutto lo scafo dovrà di nuovo essere reso stagno, poi lo si farà galleggiare con enormi “palloni”.
Quindi la Concordia sarà spostata, per essere demolita o riparata”.
Ecco, passata l’emergenza, si dovranno affrontare le questioni assicurative.
E la battaglia è già cominciata perchè qui ci ballano 500 milioni.
“La nave, varata nel 2005, era costata oltre mezzo miliardo. Oggi è assicurata per 460 milioni (il premio pagato dalla compagnia era di 500mila euro l’anno, ndr)”, ricorda dal canto suo Carlo Allodi, vice-presidente della Cambiaso Risso, società nota nel settore delle assicurazioni navali.
Aggiunge: “Adesso Costa e assicurazioni dovranno valutare se demolirla oppure ripararla. Se le riparazioni dovessero costare più del valore assicurato, è ovvio che si debba demolire”.
Una previsione? “Mi sembra impossibile che la nave torni a navigare. Ci sono lo squarcio nello scafo, il sistema elettrico distrutto e buona parte delle cabine allagate”.
Quindi? “Se la nave fosse affondata in mare aperto, non ci sarebbero questioni. Invece va rimossa”.
La Concordia allora dovrà essere trasferita in un porto. E saranno altri costi. Immensi, paragonabili alla costruzione di una nuova nave, se dovesse essere riparata.
Comunque pesanti in caso di demolizione, perchè fare a pezzi e smaltire un colosso da 114mila tonnellate è impresa da far tremare i polsi.
Ma chi paga in questo caso? “La demolizione è a carico dell’armatore”, spiega Allodi. Cioè Costa. Una bella sberla.
Ma l’assicurazione di una nave che vale quanto una piccola manovra finanziaria non è come una polizza Rc auto.
Ci sono contratti diversi.
Spiega Allodi: “Il primo, si diceva, è l’assicurazione ‘scafo e macchina’, una specie di kasco. Poi c’è la responsabilità civile che copre i danni ai passeggeri, alle famiglie delle vittime e all’ambiente. Si chiama “P&I” (Protection and Indemnity insurance) e attinge a un fondo creato da armatori e proprietari di navi, una specie di mutua (nel caso di Costa parliamo della norvegese Standard). La copertura è illimitata. Soltanto per l’inquinamento c’è il tetto di un miliardo. Oltre risponde l’armatore”.
Insomma, se uscisse il carburante dalla Concordia (i serbatoi ne contengono 2.400 tonnellate) e inquinasse l’arcipelago toscano, Costa rischierebbe il crac? “Credo che non ci sarà un disastro ambientale. Il carburante è già solidificato”, è convinto Allodi.
Ma le incognite per la compagnia genovese (controllata dal colosso americano Carnival) sono anche altre: la nave ospitava fino a 3.780 croceristi, parliamo di mancate entrate per milioni ogni settimana.
Alcune compagnie, poche, sono assicurate contro questi rischi.
Ma il numero uno della Costa, Pierluigi Foschi, ha parlato di 93 milioni di dollari di danni a carico della società .
Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 21st, 2012 Riccardo Fucile
IL RACCONTO DI UN TAXISTA: “VERSO SOLO UNA FINTA DICHIARAZIONE, LO STATO MI IMPEDISCE DI VIVERE”
I tassisti di notte imbarcano ragazzi disperati con la siringa sporca di sangue, puttane che si spogliano, teppisti che sfilano coltelli: “E noi tassinari romani, poveri disgraziati, siamo una casta? Venite in giro con noi, gente che non ci paga, gente che ci minaccia, pischelli che ci puntano le lame”.
Giulio, nome di fantasia perchè teme ritorsioni, ce l’ha con tutti perchè tutti ce l’hanno con lui: “Che volete, voi scrivete stronzate, il governo ci ammazza, e noi ci difendiamo prima di morire”.
La vita dei tassisti si chiama licenza: “Io sono un ragazzo romano che si sfonda la schiena, tassista di seconda generazione con un padre che con 40 anni di servizio scarrozza ancora, e sono fortunato perchè guadagno 1.600 euro. La licenza è la nostra liquidazione, il nostro tesoretto”.
Giulio lavora 26 giorni al mese, due settimane di ferie l’anno, malattie e incidenti non previsti: “Io esco di mattina, di pomeriggio, di sera per otto o nove ore, e torno a casa senza conoscere i miei incassi, ma sapendo bene le mie spese: l’assicurazione, la benzina, le tasse. Il giorno migliore mettiamo in saccoccia 120 euro, e quel giorno siamo davvero felici. Se mi becco un accidenti, e sto a casa una settimana, l’Inail mi passa 40 euro, e che ci faccio?”.
S’è inventato meccanico per riparare l’auto bianca e s’è scoperto evasore, molto convinto, per niente pentito, per pura necessità : “Io verso soltanto il pizzo che definisco “Studio di settore”, una finta dichiarazione di 12 o 14 mila euro l’anno, e basta. I miei colleghi non pagano le tasse, io non le pago. Me ne fotto di uno Stato che ci impedisce di vivere. Io frego lo Stato perchè se lo rispetto non riesco a mangiare”. Un tassinaro, non è per sempre: “C’è una parte di me che spera che il governo vada avanti, così mi libero di questa prigione e prendo il primo volo per l’Australia. Fra di noi ci sono ragazzi laureati, istruiti, persone perbene che si trovano a condividere un mestiere con dei criminali, rappresentati da sindacalisti ladri e conniventi”.
Il giochetto del tassametro è un’arte antica: “Io non mi faccio multare per 16 euro, però ci sono tassisti che viaggiano di giorno con la tariffa notturna, e nessuno li controlla. In via Giolitti, angolo stazione Termini, le truffe si ripetono: decine di euro per trasportare americani o giapponesi trecento metri più avanti. Io credo che l’uomo sia delinquente per natura, se ti offrono continuamente una mazzetta, prima o poi la prendi. E io che mi ritengo pulito, divento evasore perchè, in questo maledetto lavoro, non c’è spazio per gli onesti”.
Anche la massa ha travolto Giulio, che insulta i colleghi e insulta il governo come se il peggio fosse ovunque, e anche le proteste del Circo Massimo nascondono rassegnazione: “Farei corsi d’inglese, selezioni serie, controlli veri. Vorrei che il Comune di Roma avesse più corsie preferenziali per migliorare il servizio ai cittadini. Vorrei che il tassista sia messo in condizione di onorare i suoi impegni con lo Stato: sgravi fiscali, rimborsi carburante. Adesso non è possibile e con queste cavolo di liberalizzazioni, non lo sarà mai. Io non mi fido di voi, non mi fido dei sindacalisti. Penso soltanto che i tassisti romani siano dei mollaccioni rispetto ai napoletani e i siciliani che, se il decreto legge venisse approvato, saranno pronti per sfasciare l’Italia, per bloccare le città e le autostrade”.
Giulio ha un rancore dentro che sfoga lentamente, appena capisce che fuori da un abitacolo non ci sono soltanto nemici: “A volte mi sento umiliato, ecco. Io volevo studiare e realizzare i miei desideri e le mie passioni, e invece sono qui, fra gente che non conosco e non vorrei mai conoscere, a presidiare la città perchè non posso rinunciare al pane”.
Adesso Giulio parla senza domande: “Quando esco all’alba, per le cinque, mi metto in fila in una piazzola di sosta con una copertina sulle ginocchia per il freddo. Aspetto una, due, anche tre ore per fare una corsa. Di notte capita di caricare una prostituta che ti vuole pagare in natura oppure ti arriva il tossico che ti fa girare ore e ore in cerca della droga, e va via senza darti un euro. Poi c’è l’avvocato che apre distratto la portiera e ti fa un danno di mille euro, e scappa senza nemmeno chiederti scusa. La gente sale, parla al telefonino, e ti dà un buffetto sulle spalle per la ricevuta. Noi restiamo zitti, sempre, ma se ci tolgono la speranza di vivere con dignità , diventiamo matti e pericolosi”
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 21st, 2012 Riccardo Fucile
SARA’ VIETATO CONDURRE ESPERIMENTI SU CANI, GATTI E SCIMMIE… SANZIONI PER CHI NON RISPETTA LE PRESCRIZIONI… UNO DEGLI EFFETTI POTREBBE ESSERE LA CHIUSURA DELL’ALLEVAMENTO “GREEN HILL” DOVE SI TROVANO OLTRE DUEMILA BEAGLE
Passo importante per i diritti degli animali. 
Il provvedimento che prevede il divieto di allevare cani, gatti e primati destinati alla vivisezione, su tutto il territorio italiano, ha ottenuto il primo via libera della commissione Politiche comunitarie della Camera.
La prossima settimana è previsto l’approdo in aula.
E il via libero definitivo dovrebbe comportare anche la chiusura dell’allevamento “Green Hill” 1, la struttura di Montichiari – in provincia di Brescia – dove si trovano oltre duemila beagle destinati ad esperimenti in Europa e Stati Uniti.
Il provvedimento nasce per recepire una direttiva comunitaria del 2010 in cui si chiedeva la possibilità per gli Stati membri di adottare misure più restrittive nella sperimentazione, ma introduce modifiche considerate molto positive nel fronte animalista.
La Lega Anti Vivisezione (Lav) si dichiara molto soddisfatta: “La chiusura di Green Hill, il divieto di alcune forme di sperimentazione sugli animali, l’incentivazione dei metodi alternativi, possono essere una realtà grazie al testo proposto dalla Commissione Affari Sociali di Montecitorio” – dice il presidente, Gianluca Felicetti. “Si tratterebbe di concreti passi in avanti verso il nostro obiettivo di abolire la vivisezione. Un grosso passa avanti rispetto alla direttiva di Bruxelles che l’Italia deve recepire, volente o nolente, entro il novembre prossimo”.
“Chi contrasta questo emendamento è chi vuole, di fatto – conclude l’associazione animalista – continuare a fare di tutto, su tutti gli animali, e continuare a tenere aperti allevamenti come quello di Green Hill in Lombardia”.
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Gennaio 21st, 2012 Riccardo Fucile
CONFINDUSTRIA ACCUSA: INFILTRATI MAFIOSI…AUTOTRASPORTATORI E CONTADINI CHIEDONO INTERVENTI PER RIDURRE I PREZZI DEI CARBURANTI… IL MOVIMENTO: “LO BELLO FACCIA I NOMI”
La città , in un giovedì di lavoro, è silenziosa.
Le immagini delle code delle auto ai distributori rimasti senza benzina hanno lasciato spazio alla scena insolita di strade libere dal traffico.
Nei supermercati cominciano a scarseggiare i beni di prima necessità , come acqua, farina e latte.
Alla fine della quarta giornata di agitazione hanno lasciato il segno gli indignados siciliani, i coloriti protagonisti di un variegato e ambiguo cartello che si è attribuito un nome di sicuro impatto, «Forza d’urto», e sta mettendo in ginocchio l’Isola, bloccando Tir e furgoni nelle vie di accesso a capoluoghi e paesi.
Ma sul quale volteggiano pesanti ombre di mafiosità , sollevate da Ivan Lo Bello, il capo degli industriali schierati contro il racket.
L’ultimo incontro con il governatore Lombardo e i prefetti, andato in scena ieri mattina, non ha fermato la protesta ma ha avuto il solo effetto di spaccare il movimento.
Da un lato gli autotrasportatori aderenti all’Aias, che intende sospendere l’agitazione stasera, alla scadenza annunciata.
Dall’altro una base agguerrita, e soprattutto l’altra anima del fronte rappresentata dagli agricoltori riuniti sotto il simbolo del forcone, vuole andare avanti a oltranza.
Chi li ferma adesso questi “rivoluzionari” – così si autodefiniscono – che con i giubbotti blu e la bandiera della Trinacria chiedono la benzina a basso prezzo?
Come contenere l’onda di chi viene dall’entroterra e dei mari siculi richiamandosi ai Vespri e urlando la «disperazione» per i costi dei pedaggi autostradali e dei traghetti, per le tariffe dell’energia, per le tasse che mettono fuori mercato i prodotti isolani?
La protesta si estende dal porto di Palermo, invaso mercoledì dai manifestanti, alle aree industriali di Gela e Priolo, dove è stato bloccato l’ingresso dei lavoratori nelle raffinerie.
A Ragusa e ancora a Gela, provincia di Caltanissetta, i blocchi impediscono da lunedì la raccolta dei rifiuti.
Chiuso per il secondo giorno consecutivo il mercato ortofrutticolo di Vittoria, il più grande d’Italia. A Lentini a Rosolini, nel Siracusano, i nuovi indignados hanno fatto abbassare le saracinesche dei negozi, e non tutti hanno aderito in modo spontaneo: alcuni commercianti, in modo anonimo per timore di rappresaglie, denunciano violenze e minacce.
E intanto sui camion fermi, ostaggio della protesta, rimane ogni genere di merce: a Gioia Tauro ha subito lo stop persino un carico di migliaia di chili di paraffina, che dovrebbe servire per confezionare i ceri votivi per la prossima festa di Sant’Agata, a Catania.
Lombardo ha rimpallato la questione al governo nazionale, dicendosi non competente «per gran parte delle richieste avanzate» e sollecitando un incontro al premier Monti. Il presidente della Regione dice di condividere, se non i modi, le ragioni della protesta, ma su «Forza d’urto» – che si muove fuori dal circuito ufficiale di partiti e sindacati – il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello fa calare pesanti ombre: «Ci sono mafiosi fra i manifestanti». E stamattina presenterà «esposti dettagliati» agli uffici giudiziari interessati.
Un allarme condiviso da 12 associazioni di categoria e definito «fondato» dal procuratore antimafia Pietro Grasso e dal capo della procura di Palermo Francesco Messineo. «La situazione siciliana desta molta preoccupazione soprattutto in considerazione di queste denunce», ammette il sottosegretario ai Trasporti Guido Improta.
Ma loro, quelli di «Forza d’urto», non ci stanno: «Facciano i nomi, si assumano le responsabilità di quello che dicono», urla Martino Morsello, ex allevatore d’orate, uno dei leader di un movimento che, con il passare dei giorni, ha messo insieme pure pescatori e studenti medi, l’associazione dei sindaci e i giovani di alcuni centri sociali. Sulla natura di «Forza d’urto» ha finito per rompersi anche il fronte della legalità : Fabio Granata, vicepresidente della commissione Antimafia, ha invitato Lo Bello «a non criminalizzare la protesta».
E in realtà , questo movimento è diventato un cavallo di Troia per rivendicazioni meridionaliste (con Grande Sud di Miccichè in prima fila), per malesseri diffusi figli della crisi e per l’onda crescente dell’antipolitica.
«Lombardo e i governanti non hanno capito o non vogliono capire: la gente è affamata. Dobbiamo andare a protestare a Roma? Non abbiamo i soldi per comprare i biglietti. Ci vadano i deputati regionali con le loro indennità », dice Giuseppe Richichi, altro volto della protesta siciliana.
Forza Nuova e la Destra di Storace hanno espresso solidarietà agli indignados e la Digos ora indaga sul ruolo svolto in questi giorni da esponenti estremisti di forze extraparlamentari.
A metterci il cappello è arrivato anche Maurizio Zamparini, il presidente del Palermo calcio che chiama nel suo «Movimento per la gente» gli autotrasportatori siciliani e i “forconi”: «Mafiosi non sono i manifestanti, ma questo Stato che sta uccidendo l’Italia che produce».
Emanuele Lauria
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 21st, 2012 Riccardo Fucile
SOLO TRE MESI FA TRA I DUE PARTITI ERA GUERRA DI INSULTI, ORA IL DIALOGO E’ APERTO… TUTTI INSIEME, MA SENZA DARE NELL’OCCHIO
Ai tempi della solidarietà nazionale, nel cupo triennio della crisi economica e del terrorismo, il
compromesso storico tra Dc e Pci venne teorizzato, esibito, quasi ostentato. Certo, c’erano Aldo Moro ed Enrico Berlinguer e la Balena Bianca e la Chiesa Rossa rappresentavano oltre il settanta per cento dei voti.
Quasi tre decenni dopo ci sono il Pdl di Angelino Alfano (e Silvio Berlusconi), il Pd di Pier Luigi Bersani (e D’Alema, Veltroni, Letta, eccetera) e la Grande Coalizione di fatto che sostiene il governo Monti viene invece sussurrata, nascosta, persino negata smentendo l’evidenza.
L’inciucio come il frutto di un peccato da tenere segreto.
Un inciucio a tre, peraltro.
Tripartisan, come si dice: Pd, Pdl e il Terzo Polo di Casini (e Fini e Rutelli).
Ogni giorno i leader che appoggiano l’esecutivo tecnico si beccano sulla natura politica della maggioranza.
Ed è per questo che ci sono voluti due mesi esatti perchè Alfano, Bersani e Casini si vedessero ufficialmente insieme con Monti. È successo lunedì scorso e il giorno dopo la coalizione tripartita ha votato una risoluzione unitaria sulla giustizia.
Oggi Pdl e Pd soprattutto “gestiscono” di comune accordo i lavori dell’aula e la prossima tappa sarà una mozione condivisa sull’Europa.
Uno spettacolo che in teoria dovrebbe continuare fino al termine della legislatura nel 2013. Incredibile, se si pensa al bipolarismo muscolare nell’era berlusconiana.
I protagonisti della Grande Coalizione obbligata o politica sono una decina.
I tre principali, in ordine alfabetico e di forza elettorale, sono Alfano, Bersani e Casini.
I loro vertici segreti, poco prima della nascita del governo Monti, sono cominciati sulla scia dell’imbarazzo, nel tunnel che porta da Palazzo Madama a Palazzo Giustiniani, in quel momento “base” del neosenatore a vita Mario Monti.
Casini, ricordando quei giorni, spesso confida ai suoi interlocutori di turno che la segretezza fu una condizione richiesta da “Angelino” e “Pier Luigi” perchè volevano evitare di farsi sorprendere da fotografi e giornalisti.
Il numero di questi incontri è ancora oggetto di dibattito. Sicuramente tre, forse quattro.
Dal tunnel del Senato al “cavalcavia” di Montecitorio, cioè al lungo passaggio che porta al palazzo dei gruppi parlamentari.
Lì c’è stato il primo fatale incontro tra Fabrizio Cicchitto, capogruppo anti-pm del Pdl, e il suo omologo democrat Dario Franceschini, considerato un “giustizialista” dai garantisti del suo partito.
Il primo a parlare è stato “Dario”: “Ma c’hai pensato, io e te nella stessa maggioranza, chi l’avrebbe mai detto”. “Fabrizio”, ridendo: “Beh vacci piano, non ti allargare troppo”.
I due in queste settimane si consultano quotidianamente.
Se uno dichiara alle agenzie, l’altro va a ruota. Spesso, anzi quasi sempre dicono le stesse cose.
Così come i loro segretari d’aula, addetti alle votazioni: Roberto Giachetti per il Pd e Simone Baldelli per il Pdl.
Se Bersani fa la parte del “Sofferente ” (ammette un deputato di sinistra: “Addà passà ‘a nuttata”), Franceschini quella del “Trattativista”, Enrico Letta fa il “Disponibile”. Vicesegretario del Pd nonchè nipote d’arte (sì, di Gianni), il centrista Letta nel giorno della fiducia a Monti ha vergato il suo pensiero politico in un bigliettino al premier con il loden verde: “Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno. Sia ufficialmente sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!”.
Letta e il suo fedelissimo Francesco Boccia hanno due obiettivi: scavalcare Casini nella classifica dell’entusiasmo per il “miracolo” e trasportare la Grande Coalizione nella Terza Repubblica. Convergere al centro.
Come dimostra, in sostanza, un apocrifo “laltroletta” che fa il verso a “Enrico” su twitter: “Che cosa sono destra e sinistra oggi? Poppa e prua per la nostra nave? Almeno c’è un nocchiero in gran tempesto”.
Da prua a poppa, e viceversa, passando per il centro e facendo ammuina. Metafora marittima molto attuale. Letta è un ambasciatore a tre livelli: parla con Giorgio Napolitano, parla con “Mario”, parla con Maurizio Lupi, ciellino dialogante del Pdl (i due hanno un’antica frequentazione nell’intergruppo per la sussidiarietà ).
Non tutti, però, hanno lo stesso trasporto emotivo e grancoalizionista.
È il caso dell’ex An Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato. Gasparri è tra i falchi che avrebbero voluto le elezioni anticipate e delega con sollievo le incombenze inciuciste al suo vice Gaetano Quagliariello.
È lui che tratta con Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd a Palazzo Madama, ed è sempre lui al centro di altri colloqui riservati sulla riforma della legge elettorale.
Il suo interlocutore prediletto è Luciano Violante, vero stratega democratico nel kamasutra post-porcellum.
Lo stato dell’arte è il seguente: buttare il sistema ungherese voluto da Bersani e trattare sul tedesco o sullo spagnolo. Un inciucio continuo.
Anche in tv, quando Bruno Vespa a Porta a Porta fa accomodare gli esponenti di Pd e Pdl uno accanto all’altro.
Del resto, inciuciare in napoletano significa letteralmente parlare sottovoce.
Una maggioranza sussurrata, appunto.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 20th, 2012 Riccardo Fucile
BOSSI RIVOLSE PAROLE OFFENSIVE DURANTE UNA KERMESSE IN PROVINCIA DI BERGAMO… IN ASSENZA DELLO STATO, FINALMENTE QUALCUNO LO HA CHIAMATO A RISPORDERNE
Il gesto delle corna per Giorgio Napolitano, apostrofato con la garbata definizione di terùn.
Poi, sull’onda del coro dei militanti padani (“Monti vai a fare in c…”), una dedica raffinata anche al presidente del consiglio Mario Monti (“e magari gli piace, c…””).
Era la sera del 29 dicembre e nel gelo della kermesse leghista Berghem frecc di Albino (Bergamo), per scaldare il popolo verde Umberto Bossi, di fronte alle telecamere, si era esibito in un comizio parecchio disinvolto.
Quelle offese rivolte al capo dello Stato e al premier, però, potrebbero costargli care. Decine di cittadini italiani lo hanno denunciato per vilipendio al capo dello Stato e offese alle cariche istituzionali.
La querela contro il segretario federale del Carroccio sarà depositata in dieci città : Verona (capofila), Vicenza, Bassano, Bergamo, Brescia, Trento, Milano, Roma, Napoli, Bari.
Una specie di class action politica – con una raccolta di firme geograficamente trasversale – in nome del rispetto e dell’onorabilità delle istituzioni.
Il Senatore della Repubblbica ed ex ministro delle Riforme, Bossi – si legge nella denuncia – “ha proferito frasi e rivolto gesti di una gravità inaudita allIndirizzo delle più alte cariche dello Stato nonchè dell’intera comunità nazionale” (per via della insulto “terùn”).
“Usciamo dall”Italia andiamocene via” aveva esordito il Senatùr al raduno di Albino. Fino a quel “mandiamo un saluto al Presidente della Repubblica “(facendo con la mano destra il gesto delle corna) . “D’altra parte nomen Oman… – aveva continuato – Si chiama napoletano… Oh no! Non sapevo che l’era un terùn”.
Secondo gli autori della denuncia non si è trattato di goliardia ma di un “attacco sovversivo contro l’Unità d’Italia e i suoi organi costituzionali”.
I reati che si potrebbero prefigurare sono sovversione, vilipendio della Repubblica, delle istituzioni, nonchè il reato di offesa all’Onore e al prestigio del presidente della Repubblica e vilipendio della nazione.
L’iniziativa civile è partita da Verona, dove sono state raccolte le prime firme e presentate in Procura dagli avvocati. Il passaparola si è poi sparso nelle altre città .
La Procura competente – quella insomma che dovrà gestire il fascicolo sulle esternazioni di Bossi – è Bergamo: visto che gli eventuali reati, qualora dovessero essere accertati, si sono consumati a Albino, in Val Seriana, nella Bergamasca.
Roccaforte leghista (la Provincia è guidata dal lumbard Ettore Pirovano), a Bergamo c’è stato però anche chi, e sono decine, non ha per niente gradito l’esuberanza anti italiana del leader della Lega, e il disprezzo dimostrato verso le istituzioni.
Anche a Bergamo, come nelle altre città , le firme in calce sulla denuncia sono di cittadini comuni, estrazione sociale e appartenenza politica assortita, anche diversi immigrati.
Paolo Berizzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 20th, 2012 Riccardo Fucile
CON LE LIBERALIZZAZIONI, SECONDO LE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI, SI AVRANNO RISPARMI FINO A 1.800 EURO A FAMIGLIA… LA CAUTELA DEGLI ECONOMISTI E DI CHI RICORDA ESPERIENZE NEGATIVE IN PASSATO
In Via delle Liberalizzazioni ci potrebbero essere grandi vantaggi per le famiglie, dicono le
associazioni dei consumatori.
Entrando in una strada virtuale già ridisegnata secondo le regole allo studio del governo – dal distributore di benzina al supermercato, facendo un salto pure in farmacia–si potrebbe risparmiare parecchio.
Fino a 1.800 euro l’anno secondo Adiconsum che taglia la sua ipotesi sulla bozza di ieri sera, che potrebbe ancora cambiare, e considerando una famiglia di quattro persone che vive in una grande città e ha un reddito lordo di 80 mila euro l’anno.
Possibile?
Sull’altro piatto della bilancia non ci sono soltanto le critiche delle categorie che con il «disarmo multilaterale» messo in cantiere dal governo perderebbero qualche rendita di posizione.
Ma anche le perplessità di numerosi esperti che alle liberalizzazioni sono pure favorevoli ma invitano a non leggerle così.
A non considerarle, insomma, una bacchetta magica che dopo un tocco in consiglio dei ministri può cambiare la vita agra del consumatore ai tempi della crisi.
E suggeriscono, piuttosto, di cambiare punto di osservazione, di guardare alla deregulation come stimolo alla crescita.
Vista da qui la lenzuolata di Monti potrebbe portare ad un aumento del Prodotto interno lordo pari all’1% secondo la Banca d’Italia, dell’ 1,4% per il Cermes Bocconi.
Ma cosa potrebbe cambiare davvero nella vita di tutti i giorni?
Entriamo in Via delle Liberalizzazioni e proviamo a capire.
Farmacie
Tra medicine e prodotti da banco la famiglia tipo disegnata dall’Adiconsum risparmierebbe 70 euro l’anno.
Un risultato raggiunto grazie alla cancellazione dei paletti previsti oggi per gli orari e i turni. Ma soprattutto perchè adesso il medico deve indicare nella ricetta il farmaco generico, meno caro. Secondo Farmindustria, però, il consumatore non risparmia nulla e l’unico effetto è quello di «spostare milioni di confezioni prodotte in Italia verso il mercato estero».
Chi ha ragione? Qualche vantaggio ci potrebbe essere ma bisogna tener conto anche di quanto è grande l’intera torta.
Calcola l’ufficio studi della Cgia di Mestre che per i farmaci di fascia C, quelli interamente a carico del paziente, una famiglia italiana spende in media 126 euro l’anno.
Benzina
La famiglia tipo che abita in Via delle Liberalizzazioni ha due macchine.
E alla fine dell’anno, sempre secondo i consumatori, il salasso al distributore potrebbe essere meno caro di 250 euro.
Questo se la nostra strada virtuale è fuori città , dove non ci sono più limiti per i self service.
E se il gestore è proprietario dell’impianto, perchè in questo caso può comprare la benzina non solo da un produttore come avviene oggi ma da più fornitori, provando a spuntare un prezzo migliore.
Funziona? Disegnato così, secondo alcuni sindacati del settore, il decreto riguarda solo 500 impianti su 25 mila.
E secondo uno studio dell’Istituto Bruno Leoni, qualche vantaggio potrebbe arrivare piuttosto dai grandi distributori dei centri commerciali.
Dove ci sono, hanno trascinato verso il basso di 4 centesimi al litro anche il prezzo delle stazioni di servizio tradizionali che si trovano nella stessa zona.
Avvocati
Lo studio legale non può più applicare le tariffe minime e nemmeno quelle massime.
Il prezzo viene fissato liberamente tra avvocato e cliente e così se i professionisti di chiara fama possono guadagnare ancora di più, quelli all’inizio della carriera hanno la possibilità di attirare clienti offrendo parcelle low cost.
È diventato obbligatorio anche il preventivo che, con i tempi lunghi della giustizia italiana, può mettere il cliente al riparo da quelle «revisioni al rialzo» che sono spesso la regola.
Dicono i consumatori che la famiglia tipo, considerando non solo gli avvocati ma tutti i professionisti, potrebbe risparmiare fino a 400 euro l’anno.
L’organismo unitario dell’avvocatura protesta e dice che così si vuole ridimensionare la funzione del legale.
Negozi
Le regole sono già cambiate più volte e sempre nella stessa direzione.
Ma adesso per i negozi arriva una libertà praticamente totale negli orari di apertura e anche nei turni di chiusura.
Diventa possibile comprare il latte sotto casa anche tornando tardi a casa dal lavoro. E, sempre secondo i consumatori, questo potrebbe innescare un meccanismo di concorrenza che farebbe risparmiare alla nostra famiglia tipo 350 euro l’anno.
I commercianti dicono che non è vero. Secondo loro una competizione così spietata costringerà i piccoli negozi a chiudere sotto i colpi della grande distribuzione.
E alla fine per comprare il latte dovremo lasciare Via delle Liberalizzazioni, prendere la macchina e andare al centro commerciale.
Banche
La nostra famiglia tipo ha deciso di comprare casa e deve fare un mutuo.
La banca non può più aggiungere un’assicurazione sulla vita, solo quella prendere o lasciare. Ma deve far scegliere il cliente tra le polizze offerte da almeno due compagnie diverse.
Un meccanismo di concorrenza che allo sportello di Via delle Liberalizzazioni potrebbe far scendere il costo di 150 euro, sempre secondo i consumatori.
Ai quali aggiungere altri 50 euro l’anno che, entro tre mesi, potrebbero arrivare dalla possibilità di avere il conto corrente base che deve garantire una serie di servizi minimi gratuiti.
E anche con le nuove regole sulle commissioni che mettono ordine nella selva delle tariffe applicate e spesso modificate unilateralmente dagli istituti.
Rc auto
In questo caso lo sconto è previsto per legge. E si applica a chi decide di mettere sulla propria macchina la scatola nera che, un po’ come sugli aerei, registra i movimenti del veicolo anche in caso di incidente.
Così diventa possibile complicare la vita a chi simula un tamponamento per ottenere il rimborso. E le compagnie hanno sempre detto che le truffe sono uno dei motivi per cui le polizze italiane sono le più care d’Europa.
Adesso non hanno più alibi anche perchè i periti che certificano il falso rischiano fino a cinque anni di carcere.
Il nostro assicuratore in Via delle Liberalizzazioni, poi, al momento della firma del contratto deve parlarci anche delle condizioni proposte da altre tre compagnie. Stimano i consumatori che in tutto si risparmieranno 350 euro l’anno.
Taxi
Pur senza arrivare al modello New York, del resto possibile solo senza traffico privato, anche in Via delle Liberalizzazioni l’aumento del numero delle licenze si è fatto sentire.
Gli orari e le tariffe sono più flessibili, c’è concorrenza e abbassare il costo della corsa può essere lo strumento per avere più clienti.
Dicono i consumatori che la nostra famiglia tipo risparmierà 100 euro l’anno.
Possibile? Non ci sono solo le proteste dei tassisti che hanno fatto un mutuo per comprare una licenza che oggi non vale niente. In Italia il taxi è un servizio per pochi, di fatto disponibile solo nella grandi città .
L’ufficio studi della Cgia di Mestre calcola che oggi la spesa media delle famiglie italiane è 48 euro. Davvero difficile risparmiarne 100 se ne spendiamo la metà .
Bollette
Che succede alle bollette che arrivano a casa della nostra famiglia tipo?
Dicono i consumatori che adesso sono meno salate, 150 euro in meno l’anno.
Questo per effetto del nuovo metodo di calcolo deciso ogni tre mesi dall’Autorità dell’energia, agganciato non più ai vecchi contratti di lungo termine ma a quelli spot, più vantaggiosi.
Anche la separazione fra Snam ed Eni potrebbe avere degli effetti positivi, anche se ci vorrà più tempo.
Ma le cose stanno proprio così? Dice Tito Boeri, coordinatore del sito Lavoce.info: «Nel medio periodo le liberalizzazioni avranno sicuramente un effetto positivo sui prezzi per famiglie ed imprese». Si chiedono però i più scettici: non è possibile che una parte del prezzo più basso venga recuperato su un’altra voce e che, ad esempio, il pieno costi di meno ma il benzinaio ricarichi tutto il resto? «Il rischio c’è ma anche qui il meccanismo della concorrenza dovrebbe regolare i prezzi rimodulati arbitrariamente, cioè premiare chi è meno caro. Tuttavia è riduttivo guardare alle liberalizzazioni solo in termini di risparmio per le famiglie. Il vero obiettivo è sbloccare il Paese, a questo servono davvero».
E su questo punto è d’accordo Linda Lanzillotta, presidente di Glocus, che pure alle liberalizzazioni non è certo contraria: «Qualche effetto ci sarà ma viste in questo modo rischiano di creare delle aspettative inappropriate e difficili da mantenere».
Giuseppe Roma, direttore del Censis, fa l’esempio delle telecomunicazioni: «Con i telefoni la liberalizzazione c’è stata, ma se il prezzo del servizio singolo è sceso la spesa finale delle famiglie è aumentata. Intendiamoci, quest’operazione deve servire a creare lavoro e quindi a far crescere il reddito. Non a far spendere meno le famiglie che non hanno più un euro perchè adesso pagano più tasse».
Troppo ottimisti i consumatori, allora? Così pensa l’ufficio studi della Cgia di Mestre che guarda alle liberalizzazioni del passato, su 11 beni e servizi di largo consumo. Il costo delle assicurazioni è cresciuto quattro volte più dell’inflazione, quello delle autostrade il doppio.
Lorenzo Salvia
(da “Il Corriere della Sera”)
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Gennaio 20th, 2012 Riccardo Fucile
OGGI IL CONSIGLIO DEI MINISTRI VARA LE MISURE SULLA CONCORRENZA… I CREDITI DELLE IMPRESE CON LO STATO: 70 MILIARDI PAGATI IN TITOLI PUBBLICI
Pronto al via il decreto sulle liberalizzazioni che sarà varato quest’oggi dal Consiglio dei ministri.
Il provvedimento che inaugura la “fase due” del governo per il rilancio dell’economia e la crescita ha ricevuto pieno sostegno anche dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ieri ha incontrato al Quirinale il premier Monti.
Mentre a Palazzo Chigi sono stati ricevuti i rappresentanti di Pdl e Terzo Polo, per un primo confronto politico con la maggioranza di governo (ma non quelli del Pd che, polemicamente, chiedono conto della mancata convocazione).
Tra le novità dell’ultima ora si segnala anche la possibilità che il corposo debito della Pubblica amministrazione con le imprese – circa 70 miliardi di euro – sia erogato in titoli di Stato, per dare fiato alle imprese strozzate dal credit crunch, la stretta creditizia.
Un’ipotesi ventilata già da alcune settimane, caldeggiata dal ministro Passera e che non dispiace a Confindustria, artigiani e commercianti. Il dossier riscuote per ora le perplessità di Ragioneria e Tesoro.
Il decreto sulle liberalizzazioni, che sarà forse accompagnato da altri due decreti (uno sulle semplificazioni e un altro per bloccare l’asta gratuita delle frequenze tv), prosegue il suo cammino con le ultime limature tra veti di lobby, pressioni più o meno rumorose innescate da categorie e settori infastiditi dalla “rivoluzione a 360 gradi” del governo Monti per contrastare “privilegi e rendite di posizione”.
Si registrano passi avanti sul fronte dei professionisti e sulla separazione tra Snam Rete gas ed Eni. Ma anche dietrofront nel campo di assicurazioni, commercio, carburanti, ferrovie, farmacie.
Altri se ne potrebbero aggiungere oggi su taxi, Poste e concessioni balneari.
Commerci
Frenata sullo sconto libero, i saldi diventano “elastici”
Nella prima bozza di decreto campeggiava già all’articolo 2: “Libertà di praticare sconti”.
E invece la possibilità per le attività commerciali di decidere in autonomia quando, come e per quanto tempo proporre “sconti, saldi o vendite straordinarie”, senza “obblighi preventivi di comunicazione alla amministrazione”, non si legge nell’ultima bozza del decreto.
Il governo sembra optare per una formulazione più prudente.
Viene favorita, per questo, la “semplificazione e liberalizzazione di alcune modalità di promozione”. In pratica, saranno possibili alcune promozioni anche al di fuori della stagione canonica dei saldi.
Farmacie
Regioni “commissariate” se negano nuove aperture
Cinquemila farmacie in più e Regioni “commissariate” se non provvederanno all’assegnazione di almeno l’80 per cento delle nuove licenze a concorso.
Ma rispetto al testo originario verrebbe frenata la vendita di farmaci di fascia C alle parafarmacie.
Il testo del decreto liberalizzazioni, secondo quanto emerso fino ad oggi, scontenterebbe tutti: Federfarma, minaccia serrate mentre le parafarmacie temono la progressiva scomparsa dei loro quattromila punti vendita.
Secondo il testo in circolazione il settore si troverebbe a competere con ulteriori nuove farmacie senza poter dispensare liberamente i farmaci di fascia C, ovvero quelli a carico del cittadino e con obbligo di ricetta.
Carburanti
Via libera ai self service soltanto fuori dalle citt�
Doppia corposa retromarcia che fa piacere ai petrolieri (“Si torna al buon senso”, è il commento prevalente).
Nella nuova bozza scompare l’obbligo di vendere la metà degli impianti in mano alle compagnie (ora subentra la “facoltà ” dei gestori di accordarsi per riscattare gli impianti “ad equo indennizzo”).
E viene ammorbidito il divieto di esclusiva nel rifornimento. I gestori proprietari potranno acquistare carburante senza vincoli di marca per il 50% dell’erogato.
Quelli non proprietari non più (prima era il 20%).
La libertà di aprire impianti completamente automatizzati, ovvero i self service, verrebbe infine mantenuta, ma solo fuori dai centri abitati. Confermata anche la possibilità per le pompe di vendere prodotti non oil (giornali, tabacchi, cibo).
Rc auto
L’agente monomandatario non rappresenta più compagnie
Indietro tutta sugli agenti assicurativi che non saranno più tenuti a offrire polizze di più compagnie al cliente.
Obbligo sostituito da una più rassicurante raccomandazione alla trasparenza: “Sono tenuti, prima della sottoscrizione, a informare il cliente in modo corretto, trasparente ed esaustivo sulla tariffa e sulle condizioni contrattuali di almeno tre diverse compagnie assicurative non appartenenti a medesimi gruppi”.
Un confronto non obbligatorio e che non rompe i rapporti di esclusiva. Confermato, invece, lo sconto sull’Rc auto per chi accetterà di installare la scatola nera sul proprio veicolo e su chi lo farà ispezionare prima della stipula e la stretta sulle frodi per i risarcimenti.
Professionisti
Il termine “tariffe” sparisce anche dal nostro codice civile
Le tariffe, sia minime, sia massime dei professionisti, sono abrogate.
Nel mirino di questo articolo del decreto ci sono le categorie che fino ad oggi hanno goduto di una larga autonomia circa gli oneri da scaricare in capo al loro cliente.
La norma prevedere l’abolizione delle tariffe dei notai (il capo V, titolo III, della legge 16 febbraio 1913, n. 89). Cancellato pure il termine “tariffe” nel primo comma dell’articolo 2233 del codice civile. Il giudice, nel caso in cui il compenso non possa essere determinato “secondo gli usi”, decide secondo equità e non più previa acquisizione del parere dell’ordine professionale a cui appartiene il professionista.
Taxi
Gara per i nuovi permessi ma salta la doppia licenza
Novità in arrivo anche per i tassisti.
Sia la “territorialità “, ovvero le aree nelle quali è possibile “caricare” clienti, sia la possibilità di mettere in gara nuove licenze, saranno demandate alla Autorità della Rete in accordo con i Comuni e i rappresentanti di categoria.
Salta, invece, la concessione della doppia licenza per ogni taxi (“un tassista una licenza”, gridano da giorni gli autisti delle auto bianche) e della possibilità di cumulo dei permessi.
In compenso la categoria propone aperture sui tempi di lavoro. I taxi driver sono anche pronti ad allungare o gestire diversamente i turni e a rilanciare il servizio con nuove tecnologie e offerte “innovative”.
Autostrade
Si cambia, tetto al pedaggio limitato ai nuovi contratti
Sui gestori autostradali non si abbatterà la temuta norma che introduceva un price cap sulle tariffe per tutti a partire dal prossimo anno.
L’articolo che sarà vagliato oggi dal plenum dei ministri del governo Monti, prevede invece che il sistema del “tetto al prezzo” degli incrementi tariffari (oggi decisi da Anas e ministero delle Infrastrutture e Trasporti alla fine di ogni anno), verrà fissato dall’Autorità della Rete ma solo per i nuovi contratti di gestione.
E quindi sono salvi gli attuali concessionari, a cominciare da Autostrade. Altra novità – se confermata dal testo oggi in Cdm- la possibilità di aprire nuove aree di ristoro o di servizio lungo strade e autostrade.
Ferrovie
Le Fs conservano la rete: addio alla separazione
Salta la separazione proprietaria della rete ferroviaria Rfi dalla holding Fs. La questione non sembrerebbe archiviata del tutto, ma rimandata a quando la nuova Autorità per le reti – che si occuperà anche di trasporti (taxi compresi), oltre che di energia (assorbirà le Authority dei due settori)- presenterà al governo una relazione in materia.
Relazione che fotografi il grado di concorrenza potenziale (anche alla luce dell’ingresso di concorrenti come Ntv)
Altro snodo, venuto meno nell’ultima versione di decreto, è l’obbligo di gara per l’affidamento del trasporto regionale da parte delle Regioni. In questo settore quindi si allontana la prospettiva di un forte ingresso dei privati
Lucio Cillis e Valentina Conte
(da “La Repubblica“)
argomento: economia, Monti | Commenta »